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1. ORAZIONI – 28 SETTEMBRE 2025 – 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

 

Antifona

Signore, quanto hai fatto ricadere su di noi,
l’hai fatto con retto giudizio, poiché noi abbiamo peccato,
non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti.
Ma ora, salvaci con i tuoi prodigi; da’ gloria al tuo nome, Signore,
fa’ con noi secondo la tua clemenza,
secondo la tua grande misericordia. (Dn 3,31.29.43.42)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che riveli la tua onnipotenza
soprattutto con la misericordia e il perdono,
continua a effondere su di noi la tua grazia,
perché, affrettandoci verso i beni da te promessi,
diventiamo partecipi della felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che conosci le necessità del povero
e non abbandoni il debole nella solitudine,
libera dalla schiavitù dell’egoismo
coloro che sono sordi alla voce di chi invoca aiuto,
e dona a tutti noi una fede salda nel Cristo risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Sulle offerte

Accogli, Padre misericordioso, i nostri doni,
e da questa offerta
fa’ scaturire per noi la sorgente di ogni benedizione.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Ricordati, o Signore, della parola detta al tuo servo,
con la quale mi hai dato speranza.
Questa mi consola nella mia miseria. (Cf. Sal 118,49-50)

Oppure:

In questo abbiamo conosciuto l’amore:
egli ha dato la sua vita per noi;
anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. (1Gv 3,16)

*C
Il povero fu portato dagli angeli accanto ad Abramo,
e il ricco negli inferi, tra i tormenti. (Cf. Lc 16,22-23)

Dopo la comunione

Questo sacramento di vita eterna
ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo,
perché, annunciando la morte del tuo Figlio,
partecipiamo alla sua passione
per diventare eredi con lui nella gloria.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 28 SETTEMBRE – 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

COMMENTO

La Parola di Dio di questa domenica è quanto mai attuale. Per la terza volta Luca ci parla dei comportamenti di un anonimo “uomo ricco”. È una delle parabole più note dei Vangeli. Per l’ennesima volta Gesù mette in guardia contro il cattivo uso della ricchezza, che è un bene, ma che si trasforma in un ostacolo insormontabile per essere ammessi nel Regno dei Cieli se viene usata solo a fini egoistici o goderecci.
La prima lettura ci presenta alcuni versetti del profeta Amos, vissuto nell’VIII secolo a.C.. Era nato a Tekoa, paesino vicino a Betlemme, ed era un contadino dotato di un profondo senso di osservazione e di una penna pungente. Al suo tempo Israele era diviso in due regni: quello di Israele e quello di Giuda. I loro rapporti erano tutt’altro che amichevoli, ma entrambi godevano di un periodo di ricchezza e benessere per pochi e di miseria per molti. La sua denuncia contro le orgie dei dissoluti sono forti e taglienti. Sarebbero quanto mai attuali anche oggi.
Quando la ricchezza intossica il cervello ed inaridisce il cuore, diventa la negazione di Dio. L’egoismo blindato su se stessi rende incapaci di vivere quello che Dio vuole da noi come ci ricorda Paolo nella seconda lettura: credere vuol dire essere persone animate da sentimenti di giustizia, pietà, fede, carità, pazienza, mitezza. Tutte virtù che non appartengono ai canoni vitali di chi si preoccupa solo di accumulare e di godere la vita in modo bulimico ed autorefetenziale.
È questa la condizione dell’attore principale del racconto evangelico di oggi. Si tratta di un viveur tutto preso dai bagordi quotidiani. Per lui mangiare e bere sono le colonne portanti della sua vita quotidiana. Ha tutta l’aria di essere una persona che ci sa fare con i soldi,  che non gli mancano e gli permettono di gozzovigliare quotidianamente. Non e’ cattivo d’animo: non tratta male Lazzaro non lo caccia. Semplicemente non si accorge di lui. Il suo stomaco ha fagocitato anche il suo cuore. Così  mentre i cani colgono la silenziosa sofferenza di Lazzaro e vanno a leccare le sue ferite, lui, indifferente,  continua a tritare cibo con le sue fauci voraci ed  ad ingurgitare bevande. Questo suo disinteresse cieco ed egoista gli sbarra le porte dell’aldilà . Come lui aveva posto una distanza distratta ed apatica con Lazzaro durante la vita, dopo morte, lo stesso abisso si ripropone in modo esattamente opposto.
Questa cieca ossessione del proprio io si ripresenta anche negli inferi. Infatti chiede usando l’imperativo, rivolgendosi ad Abramo: “manda” Lazzaro in mio soccorso. Di fronte al diniego si incaponisce nel chiedere un intervento salvifico solo per i suoi fratelli e non per tutti.
Sono molte le riflessioni proposteci dal comportamento di questo “uomo ricco” senza nome. Non si tratta di un caso isolato. Il suo modello di vita è quanto mai attuale e seguito da troppi sedicenti credenti che hanno come idoli solo il proprio ventre ed il proprio benessere. Li troviamo dappertutto anche nelle chiese e nelle nostre comunità.
Siamo sicuri che non affondino qualche radice anche nei nostri cuori e nei nostri comportamenti?

 

MEDITAZIONE

Luca non «descrive» il paradiso o l’inferno. Attinge materiale dalla cultura del suo tempo e la rielabora secondo il suo messaggio.
Nelle tre scene della parabola sono contenuti tre messaggi: la condanna dell’insipienza della vita; le conseguenze; il monito alla conversione.

Lazzaro e il ricco epulone

Protagonisti della parabola sono un ricco e il povero Lazzaro. Il primo non ha nome. In compenso è descritto con precisione (cf Lc 16,19). Di lui non si sa altro che questo, perché di lui non c’è altro da sapere. Un’esistenza ridotta al suo possedere e godere. Un uomo senza spessore perché appiattito su ciò che veste e mangia. Esistenza vacua di una personalità fatua. Il ricco non ha neppure spessore negativo. Non è un empio, nel senso di uno che agisca contro Dio, con perversa ma almeno deliberata intenzionalità malvagia. Non ci sono neppure motivi per dire, con certezza, che è illecitamente ricco.
Il vangelo di Luca insiste con grande frequenza sul tema della povertà, sul pericolo delle ricchezze, sul rapporto sapiente che si deve avere con i beni materiali. Secondo Luca possedere dei beni non è in sé un male. Il male può essere nel rapporto che con essi s’instaura. Certo che, se si parla di povertà, non è opportuno ridurla a un atteggiamento poetico di distacco dai beni: è necessario vivere concretamente e volutamente tale distacco. Si badi, però, che la povertà evangelica non è la mendicità, che è sempre male. Tanto che l’invito all’elemosina, se non ridotto a un puro appello moralistico, mostra che la permanente insufficienza dei beni di sostentamento è qualcosa cui porre rimedio. D’altro canto non è sufficiente essere indigenti per essere distaccati dai beni. La povertà evangelica va scelta, ricercata, esercitata come forma di libertà spirituale.
Il peccato del ricco sta nella sua cecità, per la quale, a causa della sua ricchezza che lo ottunde, non vede neppure il povero Lazzaro. L’incapacità di comprendere, la sua insensibilità viene dal fatto che il ricco, immerso nella sua crapula, semplicemente “rimuove” il povero.
L’effetto è però assai grave. Così invischiato nella sua condizione esaurisce la sua vita nel presente, in una logica esistenziale chiusa nell’egoismo e incapace di aprirsi all’amore. È la solitudine più radicale, che inizia nel presente ed è sancita dopo la morte. Significativo il fatto che, con il linguaggio biblico, Lazzaro dopo la morte viene immesso in un rapporto di comunione; il ricco, semplicemente e tristemente, «morì e fu sepolto» (Lc 16,22). Questo è il tema della parabola: l’importanza delle scelte, la centralità dell’amore, la necessità di un’esistenza prospettica che non si stordisca nel presente egoisticamente vissuto.

La proposta di una vita «vigorosa»

La vita consumata nel presente è oggetto di critica anche nelle parole del profeta Amos. La spensieratezza ignara della serietà della vita è descritta con poche e potenti immagini (cf Am 6,4-6). Non è condannata la gioia, ma la sua esagerazione lisergica. È stigmatizzata la vita oziosa che si rammollisce in uno sperpero di risorse, in un lusso sfrenato, in un gozzovigliare scomposto.
Ben altro vigore di vita raccomanda Paolo a Timoteo. «Tu, uomo di Dio, evita queste cose» (1 Tm 6,11). La forza della proposta di Paolo sta tutta nell’espressione «uomo di Dio». Timoteo è uomo di Dio per la sua missione pastorale, per la sua appartenenza al Signore e per la pratica delle virtù che seguono nel discorso: giustizia, pietà, fede, carità, pazienza, mitezza (cf 1 Tm 6,11).
Così si spende la vita per qualcosa che non la appiattisca nel presente e che sappia reggere la prova di verità della morte. Ma, e qui il vigore della proposta, per fare ciò è necessario avere il coraggio e la resistenza delle scelte, e la statura umana richiesta dal Vangelo (cf Tm 6,12). Il modello è, ovviamente, Gesù «che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato» (1 Tm 6,13).
Come richiama l’ultima parte del vangelo, gli strumenti per la scelta di una simile statura ci sono già tutti. Non è il caso di cercare eventi straordinari, rivelazioni personali, visioni, e, peggio, santoni più o meno profumati d’incenso. Abbiamo già la Scrittura, l’appello della vita, l’intelligenza corretta della realtà, il giudizio riflessivo su di essa.

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2. introduzioni – 21 SETTEMBRE 2022 – 25ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

La liturgia di oggi si pone in continuità con quella che l’ha preceduta. Il profeta Amos, l’apostolo Paolo e l’evangelista Luca affrontano il tema dell’idolatria della ricchezza e ne conducono una critica spietata.
Se la scorsa domenica il pericolo era di perdere, a causa dell’amore per il denaro, la capacità di essere giusti di fronte a Dio, oggi la minaccia sarà altrettanto grave. Verremo messi in guardia contro il rischio di trascorrere l’intera vita in maniera superficiale, non cogliendone la bellezza autentica e, di conseguenza, sprecandola.

PRIMA LETTURA

Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
Con l’esercito assiro-babilonese alle porte, il profeta Amos dà un significato all’imminente invasione. Egli accusa coloro che gozzovigliano spensierati nei loro palazzi, dimenticandosi del Signore e del suo popolo. Per costoro la vera condanna sarà quella di essere completamente abbandonati da Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 145 (146)

I numerosi motivi per lodare Dio si accompagnano alla certezza che egli regna sulla terra lungo i secoli.

SECONDA LETTURA

Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
Paolo descrive a Timoteo il tipo d’uomo da contrapporre all’immagine dissoluta del ricco che conosceremo nel Vangelo di oggi. Quest’uomo è innanzitutto «uomo di Dio»; la sua perseveranza nel servire l’altissimo gli permette poi di far rifulgere in sé delle qualità morali.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
I due personaggi di cui ci narra il vangelo di oggi invertono le loro parti una volta morti: il ricco, che aveva vissuto superficialmente, è lasciato solo in un abisso di sofferenza, il povero, che ha sperimentato la profondità dell’esistenza, è amato e consolato. Il racconto si chiude con un’esortazione a confidare nella Parola e non in spettacolari avvenimenti miracolosi.

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4. Letture – 28 SETTEMBRE 2025 – 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

Ora cesserà l’orgia dei dissoluti.
Con l’esercito assiro-babilonese alle porte, il profeta Amos dà un significato all’imminente invasione. Egli accusa coloro che gozzovigliano spensierati nei loro palazzi, dimenticandosi del Signore e del suo popolo. Per costoro la vera condanna sarà quella di essere completamente abbandonati da Dio.

Dal libro del profeta Amos       Am 6,1a.4-7

Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 145 (146)

I numerosi motivi per lodare Dio si accompagnano alla certezza che egli regna sulla terra lungo i secoli.

R. Loda il Signore, anima mia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

SECONDA LETTURA

Conserva il comandamento fino alla manifestazione del Signore.
Paolo descrive a Timoteo il tipo d’uomo da contrapporre all’immagine dissoluta del ricco che conosceremo nel Vangelo di oggi. Quest’uomo è innanzitutto «uomo di Dio»; la sua perseveranza nel servire l’altissimo gli permette poi di far rifulgere in sé delle qualità morali.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo            1Tm 6,11-16

Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

2 Cor 8,9

Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
I due personaggi di cui ci narra il vangelo di oggi invertono le loro parti una volta morti: il ricco, che aveva vissuto superficialmente, è lasciato solo in un abisso di sofferenza, il povero, che ha sperimentato la profondità dell’esistenza, è amato e consolato. Il racconto si chiude con un’esortazione a confidare nella Parola e non in spettacolari avvenimenti miracolosi.

Dal Vangelo secondo Luca        Lc 16, 19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 28 SETTEMBRE 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, siamo egoisti e facciamo del nostro egoismo
    una virtù.
    . Kyrie eleison.
  • Cristo, la ricerca ossessiva del lusso e dello sfarzo
    non ci fanno più notare e apprezzare le cose piccole
    .
     
    Christe eleison.
  • Signore, tentiamo, accumulando cose, di sfuggire alla
    morte, perché non abbiamo fede in te che l’hai vinta
    .
     
    Kyrie eleison.

PRGHIERA UNIVERSALE

Dio ci ha chiesto
di non sprecare la vita che ci ha donato. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, aiutaci
a vivere in profondità di spirito.

• Perché la
nostra coscienza politica sia viva e attenta alle esigenze del vivere comune.
Preghiamo.

• Perché
l’incertezza circa le nostre vere esigenze ceda il passo alla chiarezza nella
preghiera. Preghiamo.

• Perché la
nostra gioia non risieda nello sfuggire alla morte ma nell’avere fede in colui
che vince la morte. Preghiamo.

• Perché non
confidiamo in segni miracolosi per conoscere la tua volontà, ma ascoltiamo la
tua Parola e la meditiamo. Preghiamo.

O
Padre, ci hai chiesto di essere semplici ed aperti verso il mondo. Aiutaci a
non ricercare sicurezza e conforto nei beni che possediamo, ma nel tuo infinito
amore.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 28 SETTEMBRE 2025 – 26ª DOMENICA T.O.

28 SETTEMBRE

26ª
DOMENICA T.O.

UNA VITA DA UOMO DI DIO

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 21 SETTEMBRE 2025 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

 

Antifona

“Io sono la salvezza del popolo”, dice il Signore.
“In qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò,
e sarò loro Signore per sempre”.

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo
hai posto il fondamento di tutta la legge,
fa’ che osservando i tuoi comandamenti
possiamo giungere alla vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

(oppure)

O Padre, difensore dei poveri e dei deboli,
che ci chiami ad amarti e servirti con lealtà,
abbi pietà della nostra condizione umana,
salvaci dalla cupidigia delle ricchezze
e aiutaci a ricercare l’inestimabile tesoro della tua amicizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,
che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Accogli con bontà, o Signore, l’offerta del tuo popolo
e donaci in questo sacramento di salvezza i doni eterni,
nei quali crediamo e speriamo con amore di figli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Tu hai dato, Signore, i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie nel custodire i tuoi decreti. (Cf. Sal 118, 4-5)

(Oppure)

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore
e le mie pecore conoscono me. (Gv 10, 14)

(Oppure)

“Non potete servire Dio e la ricchezza”, *
dice il Signore. (Lc 16, 13)

Dopo la comunione

Guida e sostieni, o Signore, con il tuo continuo aiuto
il popolo che hai nutrito con i tuoi sacramenti,
perché la redenzione operata da questi misteri
trasformi tutta la nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 21 SETTEMBRE – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

COMMENTO

La parabola proposta alla nostra riflessione, un po’ sorprendente e fantasiosa, la troviamo solo nel Vangelo di Luca. Dobbiamo ammettere che ci sorprende e spiazza. In essa Gesù sembra sbarellare.
Che senso ha lodare il comportamento di un amministratore disonesto? Il Signore è una persona concreta con i piedi per terra. Sa benissimo che “chi amministra, minestra”. I polpastrelli umani sono appiccicosi e, a volte, a contatto con i soldi diventano colla.
È quello che succede all’amministratore principale attore del brano evangelico. La sua avidità è  tale che anche l’anonimo uomo ricco se ne accorge, lo convoca e lo licenzia. Nel Vangelo di Luca l’espressione “uomo ricco” ricorre solo tre volte ed ha sempre un significato negativo. La prima volta la troviamo nella parabola del ricco che tronfio per l’abbondanza dei suoi raccolti se la vuole egoisticamente spassare per il resto dei suoi giorni dimenticandosi che la morte non si dimentica di lui. La seconda volta laincontriamo nella parabola del ricco che non si accorge della fame del povero Lazzaro. La terza volta viene  proposta nel brano odierno.
Per il Maestro la ricchezza finalizzata all’egoismo e al benessere individuale è sempre un male. Si trasforma in bene quando viene usata per il benessere proprio senza dimenticarsi degli altri. Questo lo sanno sia il ricco che il suo amministratore. È per questo che il padrone ammira la furbizia del suo dipendente infedele che si ravvede  e non gli importa che questo avvenga contro i suoi propri interessi.
Dio non si arrabbia quando rubiamo del suo per fare del bene al prossimo. Neppure gli importa l’ammontare di quanto viene sottratto. Cento barili d’olio corrispondono alla spremitura delle olive di 146 alberi d’olivo; cento misure di frumento valevano 2500 denari (un denaro era la paga giornaliera di un operaio di allora).
Il ricco disonesto loda la disonestà dell’amministratore anche a costo di rimetterci del suo. È la regola degli affari anche oggi: se non sei onesto almeno sii furbo.
Tutto è lecito pur di salvarsi la faccia.
A questo punto cala come una mannaia il serio insegnamento del Messia; chi vuole essere cristiano non può servite due padroni. Deve scegliere fra Dio e Mammona.
Dio significa solidarietà, Mammona vuol dire ricchezza, accumulo egoistico, sfruttamento.
Nel versetto evangelico successivo, non riportato nel brano odierno, Luca scrive : “I farisei, che sono amanti del denaro, ascoltavano tutto questo  e si facevano beffe di Lui”(Lc 16,14).
Per loro cantare i salmi nel Tempio e poi infierire sui poveri fuori andava benissimo. Il denaro non puzza, quindi tutto è lecito e non turba la coscienza.

Noi quale padrone seguiamo? Chiediamocelo nel silenzio della nostra coscienza, luogo sacro dove non possiamo barare.

 

MEDITAZIONE

Nella lettera a Timoteo san Paolo afferma che «[Dio] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4) e che la realizzazione della sua volontà avviene per mezzo del Figlio, «il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti» (1 Tm 2,5). Al realizzarsi della salvezza, però, non è indifferente la libera scelta dell’uomo. Perché, anche se Dio desidera che ogni uomo si salvi, egli non vuole violare la sua libertà.
Nessuno è costretto alla salvezza. Per questo è necessaria la libera scelta di aderire e corrispondere alla volontà di Dio. Nel momento in cui si sceglie di aprirsi alla salvezza diventa necessità interiore approntare gli strumenti: identificare le priorità della propria vita e disporle in ordine d’importanza in relazione al fine che si desidera. È necessario, inoltre, individuare i mezzi più opportuni per vivere quelle priorità, siano esse valori o tappe del percorso spirituale.

L’esemplarità dell’amministratore disonesto

Questo procedimento richiede degli atteggiamenti che consentono di perseguire più sicuramente il fine. Ed è quanto Gesù loda nell’amministratore disonesto, che rimane disonesto, e l’aggettivo stesso lo giudica, ma, in ordine all’obiettivo che persegue, mostra una serie di caratteristiche che, queste sì, possono essere esemplari per chi cerca la salvezza.
Egli, infatti, comprendendo che la situazione per lui si è fatta critica, agisce con rapidità; con prudenza, secondo la definizione classica di adeguamento dei mezzi al conseguimento di un fine; con decisione e scaltrezza. C’è una certa grandezza umana in quest’uomo, ovviamente tralasciando il fine. Chi si dedica a fini migliori, qual è la salvezza della propria e dell’altrui anima, è capace di altrettanta grandezza?
Anche dall’aspetto negativo di quest’uomo si può imparare. Egli è un amministratore, cioè uno che gestisce beni che appartengono a un altro, il vero proprietario. Egli deve rendere conto della sua amministrazione, perché teoricamente, cioè non nel suo caso, il suo lavoro consiste nel ben amministrare i beni del vero proprietario e infine consegnarglieli.
L’amministratore è il prototipo di ogni uomo. Il mondo, in tutta la sua interezza, è affidato all’uomo perché ne abbia cura. Delle cose del mondo gli uomini non sono padroni, bensì amministratori. L’uso di quanto è stato loro affidato può essere d’aiuto o di ostacolo alla loro salvezza.
Le realtà del mondo, infatti, di per sé neutre, possono rivelarsi vischiose se vissute senza la necessaria sapienza. Se vissute in modo insipiente possono diventare addirittura occasione di perdizione e di condanna.

La denuncia del profeta Amos

Così accadeva ai tempi del profeta Amos. Il Regno del nord si stava stabilizzando e si prospettava una certa abbondanza economica. Nulla di malvagio in sé. Il positivo, però, era accompagnato dalla deriva inaccettabile della sopraffazione del povero e dello sgretolamento morale e religioso degli israeliti. In questo contesto si colloca la predicazione del profeta. Egli accusa i suoi connazionali (cf Am 8,4); smaschera la loro insofferenza per i precetti religiosi, vissuti come impedimento a perpetrare le loro lucrose e disoneste attività; infine annuncia il severo monito di Dio (cf Am 8,7).
Sottotraccia, nel discorso di Amos, c’è la preoccupazione tipica dei profeti per la rottura del rapporto di reciprocità fra religione e relazioni umane, personali e sociali. Una reciprocità che non significa sovrapposizione o sostituzione, bensì continuità, dove l’agire concreto è motivato ed è manifestazione della fedeltà a Dio. Infrangere questa reciprocità porta a una religiosità vissuta come pura forma, accompagnata dalla malvagità nelle relazioni personali e sociali.

La fedeltà premiata

Il richiamo all’onestà, alla difesa del povero, al lecito guadagno è per il credente l’esito richiesto e necessario perché la fede non sia pura apparenza. Per poco o per molto tutti siamo amministratori. È una buona pedagogia alla responsabilità, dunque, quella del Vangelo: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti» (Lc 16,10).

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2. introduzioni – 21 SETTEMBRE 2022 – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Può sembrare strano, specialmente in tempi come questi, sentir lodare da Gesù un amministratore disonesto. Ciò che viene lodato, tuttavia, non è la disonestà del personaggio e nemmeno la sua «scaltrezza» – termine tristemente abusato – che, anzi, è apertamente riconosciuta come una caratteristica in cui i veri discepoli di Cristo non eccellono (cf Lc 16,8).
A essere esemplare è invece la sua prudenza, cioè la capacità di scegliere i giusti mezzi per raggiungere i propri fini. Chi si propone come fine il Regno, infatti, non può continuare ad affidarsi a mezze misure: deve operare una drastica selezione di ciò che gli serve e di ciò che non gli serve.

Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 112 (113)

L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

SECONDA LETTURA

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

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4. Letture – 21 SETTEMBRE 2025 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

Contro coloro che comprano con denaro gli indigenti.
Il profeta Amos lancia un duro monito agli affaristi del Regno del nord. Essi prosperano schiacciando i poveri e gli umili e sono insofferenti alle prescrizioni della legge. Con la loro condotta si mostrano indifferenti a Dio, ma Dio non si dimostrerà altrettanto indifferente al grido degli oppressi.

Dal libro del profeta Amos.           Am 8, 4-7
Il Signore mi disse:
“Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano””.
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
“Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 112 (113)

L’immensa grandezza e potenza di Dio non si manifesta nel predominio del forte ma nel riscatto del debole.

R   Benedetto il Signore che rialza il povero.

Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre.  R

Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?  R

Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.  R.

SECONDA LETTURA

Si facciano preghiere per tutti gli uomini a Dio il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati.
Paolo si raccomanda col suo amico e discepolo Timoteo affinché nella comunità si preghi per un mondo di pace e dignità. Egli invita ad avere un particolare riguardo per i governanti: la conversione di uno di essi può infatti essere fonte di beneficio per molti fratelli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.        1 Tm 2, 1-8
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

2 Cor 8,9

Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi,
perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Non potete servire Dio e la ricchezza.
In questo brano di vangelo Gesù elogia un amministratore disonesto, non per il fine per il quale egli compie le sue truffe ma per la determinazione e l’ingegno coi quali si assicura un futuro. Allo stesso modo i «figli della luce» sono invitati a usare la loro volontà e la loro intelligenza per raggiungere la vera ricchezza, cioè la salvezza in Gesù Cristo.

Dal Vangelo secondo Luca        Lc 16, 1-13
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

“Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Parola del Signore.