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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 21 SETTEMBRE 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE I BENI DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, viviamo l’Eucaristia domenicale come un fastidio necessario e speriamo che sia breve e indolore. Kyrie eleison.
  • Cristo, confondiamo la semplicità dei figli di Dio con un’ostentata e controproducente ignoranza. Christe eleison.
  • Signore, non siamo capaci di dedicarci completamente a te e, quando ci proponiamo di compiere la tua volontà, controlliamo sempre di avere una via di fuga alle nostre spalle.  Kyrie eleison.

PRGHIERA UNIVERSALE

Col divieto di idolatrare il denaro al cristiano non è tolta la possibilità di essere
pienamente felice. Dio, infatti, ci conosce e sa che la nostra gioia non può
risiedere nei soli beni materiali. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore aiutaci a
valutare con saggezza.

• Perché il potere politico ed economico sia concepito come servizio. Preghiamo.

• Perché all’affanno di dover accumulare oggetti si contrapponga la consapevolezza che l’essenziale
sei tu. Preghiamo.

• Perché la nostra lotta contro le ingiustizie sia mossa dall’amore per i deboli e non
dall’invidia verso i potenti. Preghiamo.

• Perché sappiamo mettere ambizione e scaltrezza al servizio di misericordia e semplicità di
cuore. Preghiamo.

O Padre, ci hai chiesto di essere fedeli nell’amministrazione del poco per poterci affidare il
molto. Aiutaci a gestire bene la nostra libertà. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 21 SETTEMBRE 2025 – 25ª DOMENICA T.O.

21 SETTEMBRE

25ª
DOMENICA T.O.

AMMINISTRARE
I BENI DI DIO

 

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1. ORAZIONI – 7 SETTEMBRE 2025 23ª DOMENICA T.O.

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

 

Antifona

Non ci sia per noi altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo.
Egli è nostra salvezza, vita e risurrezione;
per mezzo di lui siamo stati salvati e liberati. (Cf. Gal 6,14)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Padre, che hai voluto salvare gli uomini
con la croce del tuo Figlio unigenito,
concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero,
di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Sulle offerte

Ci purifichi da tutti i nostri peccati, o Signore,
questo sacrificio che, offerto sull’altare della croce,
espiò il peccato del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me», dice il Signore. (Gv 12,32)

Dopo la comunione

Signore Gesù Cristo, che ci hai nutriti al tuo santo convito,
guida alla gloria della risurrezione
coloro che hai redento con il legno della vivificante croce.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 14 SETTEMBRE ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

COMMENTO

La croce, fra tutte le torture inventate dalla ferocia umana, è tra le più terribili. Era riservata a punire con la morte i peggiori delinquenti. Morire appesi ad una croce significava essersi macchiati delle peggiori nefandezze. Sorge spontaneo l’interrogativo: che significato ha istituire liturgicamente la festa della celebrazione dell’esaltazione di un così esecrabile strumento di morte?
Porre questo simbolo come caratteristica distintiva della fede cristiana ha senso? È fede o gusto per il macabro?
La risposta la troviamo in un brano tratto dalla lettera di San Paolo ai Galati: «Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signor nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato per me crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio» (Gal 6,14-16).
Anche Gesù, nel Vangelo della scorsa domenica, è categorico: «Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo» (Lc 14,27.
Questi due brani della Sacra Scrittura ci offrono la chiave di lettura per coglierne il vero significato.
Essere cristiani significa diventare creature nuove. La fede in Gesù richiede un rinascere a vita nuova. Comporta capacità di perdonare, umiltà di confessare le proprie colpe, desiderio di convertirsi, apertura alla misericordia, accettazione del bene e rinuncia al male, impegno per la pace e la giustizia, apertura ed accoglienza verso tutti privilegiando i piccoli ed i poveri.
Tutto questo è meraviglioso e seducente a livello di buone intenzioni. Ma diventa una croce pesante e costante a livello di condotta quotidiana.
Limitare i propri desideri, frenare lingua ed impulsi, mantenere mente aperta e cuore buono, resistere al desiderio di possedere avidamente, fidarsi realmente della Provvidenza, tacitare rancore e desiderio di vendetta, condividere i propri beni, fare della solidarietà’ la caratteristica del vivere comune  sono il frutto di un perenne crocifiggere il nostro connaturale radicamento nell’umano carnale per lasciare spazio alla nascita dentro di noi di una nuova esistenza modulata e radicata su quanto Gesù ci ha insegnato e testimoniato.
In quest’ottica le “nostre croci” diventano non strumenti di orribili torture, ma segni e testimonianza di un nuovo modo di essere persone frutto non di una semplice catena biologica, ma di un progetto d’amore che ci fa riconoscere tutti, senza alcuna distinzione, fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre in un mondo pacifico e solidale. Un mondo siffatto non è altro che la conferma che l’ “uomo nuovo” cristiano di cui parla Paolo nella lettera ai Galati non è un fantasma utopico ma una persona radicata nella pace e nella misericordia.
Le guerre e gli odi che innervano la nostra esistenza attuale forse sono il segno di un cristianesimo più predicato che testimoniato e purificato dalle croci affrontate come strumento di purificazione e libertà?

 

MEDITAZIONE

 ..

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4. Letture – 14 SETTEMBRE 2025 ESATAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

PRIMA LETTURA

Chiunque sarà stato morso e guarderà il serpente, resterà in vita.

Dal libro dei Numeri             Nm 21,4b-9

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 77 (78)

R. Non dimenticate le opere del Signore!

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R.

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza. R.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore. R.

SECONDA LETTURA

Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési     Fil 2,6-11

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,
perché con la tua croce hai redento il mondo.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Dal Vangelo secondo Giovanni       Gv 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 14 SETTEMBRE 2025 – ESALAZIONE DELLA SANTA CROCE

14 SETTEMBRE

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

 

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1. ORAZIONI – 7 SETTEMBRE 2025 23ª DOMENICA T.O.

7 SETTEMBRE

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

 

Antifona

Tu sei giusto, o Signore, e retto nei tuoi giudizi: * agisci con il tuo servo secondo il tuo amore. (Sal 118, 137.124)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Padre, che ci hai liberati dal peccato e ci hai donato la dignità di figli adottivi, + guarda con benevolenza la tua famiglia, * perché a tutti i credenti in Cristo * sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Oppure

O Dio, che ti fai conoscere da coloro che ti cercano con cuore sincero, donaci la sapienza del tuo Spirito, perché possiamo diventare veri discepoli di Cristo tuo Figlio, vivendo ogni giorno il Vangelo della Croce. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

O Dio, sorgente della vera pietà e della pace,
salga a te nella celebrazione di questi santi misteri
la giusta adorazione per la tua grandezza
e si rafforzino la fedeltà e la concordia dei tuoi figli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, * così l’anima mia anela a te, o Dio. * L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente. (Sal 41, 2-3)
Oppure:
Io sono la luce del mondo; * chi segue me, non camminerà nelle tenebre, * ma avrà la luce della vita. (Gv 8, 12)

Oppure

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, * non può essere mio discepolo. (Lc 14, 27)

Dopo la comunione

O Padre, che nutri e rinnovi i tuoi fedeli alla mensa della parola e del pane di vita,
per questi grandi doni del tuo amato Figlio
aiutaci a progredire costantemente nella fede,
per divenire partecipi della sua vita immortale.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 7 SETTEMBRE 2025 23ª DOMENICA T.O.

7 SETTEMBRE

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

COMMENTO

Spiazzati dalla violenza e dalla crudeltà delle guerre in atto, sgorga spontanea dai nostri cuori la preghiera del salmista : “Ritorna, Signore, ed abbi pietà di noi”. Dacci il coraggio di riconoscerci tuoi figli e rendici capaci di esserlo non solo a parole , ma con la testimonianza tangibile della nostra fede vissuta nella coerenza.
La cosa più difficile del vivere moderno è di salvaguardare la nostra capacità di testimoniare la libertà cristiana senza essere fagocitati ed omologati dall’oppressione e dai condizionamenti tipici della società globalizzata e caratterizzata dallo strapotere dei mezzi di comunicazione sociali.
Ci troviamo nella condizione dei molti che seguivano Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme, di cui parla il Vangelo di questa domenica. La moltitudine dei seguaci non è animata dal desiderio di convertirsi, ma dalla speranza che  Lui non sia il Figlio di Dio ma li discendente di Davide che con la forza avrebbe portato libertà, potenza, ricchezza ed onori da cui anch’essi avrebbero tratto giovamento.

Il Maestro li stoppa nelle aspettative e gela nelle loro brame. Con una franchezza cruda ed essenziale il Nazzareno pone sul tavolo le tre condizioni essenziali per essere cristiani. Sono principi e regole di vita difficili da accettare e, senza l’aiuto dello Spirito Santo, al limite dell’impossibile da vivere.
Innanzitutto il Messia richiede di essere amato senza il condizionamento degli affetti familiari.
Inoltre la sua sequela comporta la capacità e la responsabilità di portare sulle proprie spalle, senza lamentarsi, le croci e le prove che la vita riserva a chi vuole vivere in pienezza e non sopravvivere nella mediocrità. I piagnoni sono fuori posto nel novero dei credenti in Lui.
Infine richiede, ed è di gran lunga la cosa più difficile da osservare, di liberarsi da ogni desiderio di possedere egoisticamente affetti, cose ed onori. In sintesi essere cristiani comporta di avere il cuore sgombro per potere essere in grado  di vivere liberamente nel bene.

È la stessa libertà che Paolo richiede a Filemone nei riguardi dello schiavo fuggitivo Onesimo. Secondo la legge, il primo avrebbe dovuto ammazzare il secondo. Paolo non entra nella discussione sulla liceità della schiavitù e nemmeno loda la fuga dello schiavo. Semplicemente ricorda che essendo tutti figli di Dio siamo tutti fratelli bisognosi di perdono ed accoglienza vicendevole. Il cuore di Cristo alberga tutti; la fede del vero cristiano è abitata da persone,  e non da cose, cementate dalla carità, dall’incondizionata accoglienza e dal perdono.
Tutti comportamenti che mancano nella società moderna e, a volte, anche nel cristianesimo vissuto da comunità nella insipida tiepidezza di riti senza calore e senza cuore.

 

MEDITAZIONE

Porre il Regno al centro del sistema dei propri criteri esistenziali, come il vangelo di queste ultime settimane invita a fare, non è senza conseguenze concrete, e anche impegnative e faticose. Significa testimoniare una diversità, un’alterità rispetto ai principi e ai modi di condurre la propria esistenza secondo criteri non evangelici. Richiede capacità riflessiva e attenzione, perché vuole dedizione e ripensamento delle abitudini consuete. Su questo le comunità cristiane sono chiamate a confrontarsi con se stesse: il cristianesimo ha ancora capacità di testimoniare un’alterità possibile? Dove si fonda l’alterità del cristianesimo?

La rivoluzione di Paolo

La lettera a Filemone è un breve scritto di Paolo, occasionale e pratico, dove parla il pastore più che lo speculativo. Tuttavia, proprio per questo è interessante. Lo speculativo passa la parola al pratico e il pratico trae le conseguenze concrete di quanto sostiene lo speculativo.
Paolo rimanda a casa lo schiavo Onesimo, dopo che egli, fuggito dal padrone Filemone, ha trovato rifugio presso di lui. L’apostolo rivendica di essergli padre nella fede (cf Fm 9). Secondo la legge vigente, in quanto schiavo fuggitivo, rischia pene severe, fino alla morte. Paolo non intenta a sua difesa una battaglia legale. E forse è troppo distante da Paolo pensare a un sistema sociale e produttivo senza schiavi. Tuttavia lo rimanda a Filemone non più come schiavo, bensì come fratello nel Signore. In una società come quella romana è il sovvertimento dell’ordine costituito, operato dal cristianesimo: il riconoscimento della dignità dell’uomo e l’uguaglianza fra servo e padrone.
Se qui, come detto, siamo al piano operativo è interessante cercare le motivazioni a livello teologico. Perché Onesimo è fratello di Filemone? Perché è battezzato. In quanto battezzato è libero in Cristo (cf Gal 5,13); è rivestito di una nuova identità (cf Gal 3,26); di una nuova dignità (cf Gal 3,28; ma anche: Col 3,9-11).
Risaliamo così alla fonte: Cristo, la cui croce ci ha redenti, la cui salvezza ci ha resi liberi, la cui grazia ci è donata nel battesimo, inaugura una nuova realtà del credente e nel credente. Nuova realtà che significa, anche, nuove relazioni. Per esempio, Onesimo non è più schiavo ma fratello. Paolo non ha ghigliottinato nessuno, ma in quanto a liberté, égalité e fraternité qualcosa da dire l’aveva anche lui. E ce l’aveva perché il punto d’avvio di tutta la sua riflessione è Gesù Cristo, colui nel quale e per il quale si danno libertà dell’uomo, uguaglianza e fraternità fra gli uomini.
Qui sta la potenzialità sovversiva, la proposta di alterità del cristianesimo: in Cristo salvatore. La sua persona è un elemento di totale innovazione e d’integrale rilettura della realtà che, se portata fino alle conseguenze operative, diventa capace di rovesciare l’ordine costituito.

La centralità di Cristo

Nel vangelo Gesù rivendica un’esigente centralità (cf Lc 14,25- 27). Né l’ordine degli affetti, né quello economico possono avere il sopravvento su di lui. Non è disprezzo delle realtà mondane e dei beni materiali, né ideologico rifiuto. Non è, ovviamente, distruzione dei legami familiari. È, però, rimettere ordine, per cui tutto sta in relazione a Cristo, e in questa relazione acquista il suo significato.
Avverte, infatti, il libro della Sapienza che nessuna sapienza umana è capace di cogliere il vero senso delle cose, tanto meno di comprendere Dio. Perciò è necessaria la sapienza divina mandata dall’alto. Sapienza, però, che bisogna cercare e desiderare, e che ha un’esplicita funzione concreta (cf Sap 9,18). E qui siamo, dunque, di nuovo alla carica sovversiva del cristianesimo, alla sua origine, causa e modello: Gesù Cristo, sapienza incarnata.
Come modello, però, Gesù è scomodo: è un modello crocifisso (cf Lc 14,27). Il cristianesimo ha in sé, e deve avere, una carica sovversiva. Ce l’ha in Cristo e nel Vangelo letto, meditato, vissuto. Ma questo significa per i discepoli l’assunzione della croce. Il problema è che quella di Cristo può ancora essere digerita, ma la propria personale è sempre indigesta. Anche solo a parlarne. Forse è questo il motivo per cui il cristianesimo ha perso potenza eversiva, non riesce più a dire un’alterità affascinante, si è omologato al mondo.
Un cristianesimo, però, che non si spogli della tentazione del compromesso col mondo non è più evangelico e non attira più nessuno.

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2. introduzioni – 7 SETTEMBRE 2022 – 23ª DOMENICA T.O.

7 SETTEMBRE

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

Essere annotati in un registro parrocchiale o essere nati in uno stato a maggioranza cattolica non è abbastanza per essere cristiani. Il cristiano è tale soltanto se rimodella la sua vita a immagine di Cristo e, dunque, se si converte.
Questa conversione, che è il vero punto, ha poi inevitabilmente degli effetti destabilizzanti per le proprie abitudini e per gli usi e costumi della società in cui ci si trova a vivere. Ciò accade perché il mondo, così come non si è dimostrato in grado di accogliere il loro maestro, non è un posto fatto per sopportare volentieri veri discepoli di Cristo (cf Gv 15,18-21).

PRIMA LETTURA

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Non tutti i misteri si aggrediscono con la punta dell’intelligenza. Percepire la sproporzione tra i propri mezzi conoscitivi e l’infinita profondità dei pensieri di Dio è condizione necessaria per consacrare la propria vita a obiettivi più alti di quelli che possono esserci suggeriti dalla mente o dalla pancia.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 89 

Contare i propri giorni è il principio della saggezza. Non per la disperazione della caducità, ma per la consapevolezza di una fragilità amata da Dio.

SECONDA LETTURA

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Paolo è in catene, prigioniero a causa di Cristo, per questo può più fortemente sostenere la causa della libertà. Per il cristiano quest’ultima non può essere limitata da rapporti di forza umani, in quanto radicata nella liberazione operata da Cristo.

VANGELO

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Per seguire Gesù bisogna rendersi disponibili a ricevere il messaggio evangelico. Non si tratta di farsi portatori di un programma di rinnovamento sociale o economico (troppo poco!) ma di ricambiare Dio, che ama illimitatamente l’uomo, con un amore simile.

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4. Letture – 31 AGOSTO 2025 22ª DOMENICA T.O.

7 SETTEMBRE

23ª DOMENICA T.O.

CRISTIANI SOVVERSIVI

PRIMA LETTURA

Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
Non tutti i misteri si aggrediscono con la punta dell’intelligenza. Percepire la sproporzione tra i propri mezzi conoscitivi e l’infinita profondità dei pensieri di Dio è condizione necessaria per consacrare la propria vita a obiettivi più alti di quelli che possono esserci suggeriti dalla mente o dalla pancia.

Dal libro della Sapienza.                 Sap 9, 13-18

Quale, uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza”.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 89 

Contare i propri giorni è il principio della saggezza. Non per la disperazione della caducità, ma per la consapevolezza di una fragilità amata da Dio.

RIT: Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: “Ritornate, figli dell’uomo”.
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.   RIT

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.  RIT

Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!  RIT

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.   RIT

SECONDA LETTURA

Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Paolo è in catene, prigioniero a causa di Cristo, per questo può più fortemente sostenere la causa della libertà. Per il cristiano quest’ultima non può essere limitata da rapporti di forza umani, in quanto radicata nella liberazione operata da Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filemone.        Fm 1, 9-10. 12-17
Carissimo, ti esorto, io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario.
Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Per seguire Gesù bisogna rendersi disponibili a ricevere il messaggio evangelico. Non si tratta di farsi portatori di un programma di rinnovamento sociale o economico (troppo poco!) ma di ricambiare Dio, che ama illimitatamente l’uomo, con un amore simile.

Dal vangelo secondo Luca        Lc 14,25-33

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:
“Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.

Parola del Signore.