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1. ORAZIONI – 9 NOVEMBRE DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

9 NOVEMBRE

DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

Antifona

Vidi la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio,
pronta come una sposa adorna per il suo sposo. (Ap 21,2)
Oppure:

Ecco la tenda di Dio con gli uomini.
Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli;
egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. (Ap 21,3)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, che con pietre vive e scelte
prepari una dimora eterna per la tua gloria,
continua a effondere sulla Chiesa
la grazia che le hai donato,
perché il popolo dei credenti
progredisca sempre nell’edificazione
della Gerusalemme del cielo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, tu hai voluto chiamare tua sposa la Chiesa:
fa’ che il popolo consacrato al servizio del tuo nome
ti adori, ti ami, ti segua
e, sotto la tua guida, giunga ai beni promessi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore,
i doni che ti presentiamo,
e concedi al popolo che qui ti supplica
la grazia redentrice dei tuoi sacramenti
e la gioia di vedere esaudita la sua preghiera.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Voi, pietre vive,
siete costruiti come edificio spirituale
per un sacerdozio santo. (1Pt 2,5)

oppure
Zaccheo, scendi subito,
perché oggi devo fermarmi a casa tua. (Lc 19, 5)

Dopo la comunione

O Dio, che hai fatto della tua Chiesa
il segno visibile della Gerusalemme celeste,
per la partecipazione a questo sacramento
trasformaci in tempio vivo della tua grazia,
perché possiamo entrare nella dimora della tua gloria.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 9 NOVEMBRE DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

9 NOVEMBRE

DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

COMMENTO

Oggi la liturgia ci invita a riflettere sul vero significato del nostro appartenere alla Chiesa.
La basilica del Laterano  è la  sede della cattedra del Papa. La figura del Papa è fondamentale per costruire attorno al fulcro Cristo Risorto l’unità e l’identità del nostro essere cristiani. Il luogo che ci accoglie  fisicamente è la nostra chiesa, che diventa la culla di preghiera della comunità e la  casa del Signore in mezzo a noi.
Ma cosa significa essere abitazione di Dio fra noi, e cosa comporta? Il brano evangelico ci spinge a riflettere al riguardo. Giovanni colloca l’episodio della cacciata dei mercati dal Tempio subito dopo Cana dove si “manifesto’ la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui” (Gv 2, 11).
Chi perde le staffe nel Tempio non è più solo il Maestro, ma il Figlio di Dio. Il Messia sale a Gerusalemme per il pellegrinaggio pasquale non come semplice Ebreo devoto ma come Figlio che entra nella casa di suo Padre.
Il Tempio era una costruzione splendida, non ancora ultimata, iniziata da Erode il Grande nel 20 a.C. Era una meraviglia all’esterno dove marmi pregiati si sprecavano.
All’interno era un’autentica miniera d’oro ed un supermercato dove si vendeva e scambiava di tutto. Soprattutto il grande cortile di ingresso, aperto a tutti, era stato trasformato in un autentico bazar che caratterizza anche oggi molte città medio orientali. Famoso è quello di Istanbul.
Il Tempio avrebbe dovuto essere un centro di  preghiera, il cuore della  nazione e dell’identità ebraica, il segno dell’Alleanza fra Dio e il suo popolo. Invece…
Al centro non c’era Jahweh ma Mammona. Intollerabile!
Come vergognosi sono i mercati del sacro che caratterizzano tanti santuari anche oggi.
Il Figlio non sopporta simile oltraggio. Allora furente con le sue mani fa una frusta di corde e comincia a spolverare la schiena dei venditori e manda a gambe all’aria i loro banchi, disperde pecore e tori.
Significativamente se la prende con i venditori di colombe. Perché?  La colomba era il sacrificio del povero . Corrisponde alla corona del Rosario di oggi. È l’offerta della povera vecchia che lascia cadere la monetina nel bacile delle offerte.

Coloro che si erano impossessati del Tempio si innervosiscono e chiedono spiegazioni. Al solito Il Signore  li stoppa con un contrasto ruvido e scandaloso per loro. Il vero Tempio non è fatto di ori, di pietre, di mercanteggiamenti ma è’ fatto di amore, di coerenza, di misericordia , di carità’, di morte e, soprattutto di Risurrezione.

Il tempio che portiamo nel nostro cuore da chi è abitato: da Dio a da Mammona. E’ Tempio o Spelonca?

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4. Letture – 9 NOVEMBRE DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

9 NOVEMBRE

DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

PRIMA LETTURA

Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle   Ez 47,1-2.8-9.12

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all’esterno, fino alla porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro.
Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell’Aràba ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 45 (46)

R. Un fiume rallegra la città di Dio.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. R.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. R.

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra. R.

SECONDA LETTURA

Voi siete il tempio di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi    1Cor 3,9c-11.16-17

Fratelli, voi siete edificio di Dio.
Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo.
Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(2Cr 7,16)

Alleluia, alleluia.

Io mi sono scelto e ho consacrato questa casa
perché il mio nome vi resti sempre.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni     Gv 2,13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».
Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 9 NOVEMBRE DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

9 NOVEMBRE

DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, cediamo alla tentazione di riconoscere la signoria della morte sulla storia dell’uomo..  Kyrie eleison.
  • Cristo, non riusciamo a rendere testimonianza credibile di quanto sia bello credere in te. Christe eleison.
  • Signore, il nostro scetticismo sulla concretezza della risurrezione misura la nostra mancanza di fede. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha invitato a non scandalizzarci quando sentiamo parlare di risurrezione dai morti, ma a coltivare la nostra speranza. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, conservaci nel tuo amore.

  • Perché rifiutare i simboli della corruzione non ci spaventi. Preghiamo.
  • Perché la confusione che regna nel mondo non ci impedisca di credere nella solidità della giustizia. Preghiamo.
  • Perché rimaniamo fedeli alle promesse fatte ai fratelli, così come tu sei rimasto fedele alle tue. Preghiamo.
  • Perché sappiamo riconoscere, nella travagliata storia dell’uomo, i segni del tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

O Padre, la sensazione di sprecare la vita ci fa temere la morte. Aiutaci ad avere una speranza solida nel futuro per poter vivere nel migliore dei modi il nostro presente.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 9 NOVEMBRE 2025 – DEDICAZIONE BASILICA LATERANENSE

9 NOVEMBRE

DOMENICA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

Antifona

Come Gesù è morto e risorto,
così anche Dio, per mezzo di Gesù,
radunerà con lui coloro che sono morti.
E come in Adamo tutti muoiono,
così in Cristo tutti riceveranno la vita. (Cf. 1 Ts 4, 14; 1 Cor 15, 22)

Si dice il Gloria.

Colletta

Nella tua bontà, o Padre, ascolta le preghiere che ti rivolgiamo,
perché cresca la nostra fede nel Figlio tuo risorto dai morti
e si rafforzi la speranza che i tuoi fedeli risorgeranno a vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

—(oppure)—
O Dio, amante della vita, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, donaci di accoglierti con gioia nella nostra casa e aiutaci a condividere con i fratelli i beni della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Guarda con benevolenza, o Padre, i nostri doni,
perché i tuoi fedeli defunti siano associati alla gloria del tuo Figlio,
che tutti ci unisce nel grande sacramento del suo amore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione

«Io sono la risurrezione e la vita», dice il Signore.
«Chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me,
non morirà in eterno». (Gv 11, 25-26)

oppure
Zaccheo, scendi subito,
perché oggi devo fermarmi a casa tua. (Lc 19, 5)

Dopo la comunione

Fa’, o Signore, che i tuoi fedeli defunti,
per i quali abbiamo celebrato il sacramento pasquale,
entrino nella tua dimora di luce e di pace.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

COMMENTO

IL Vangelo di questa domenica fa parte del lungo discorso di Gesù riportato nel capitolo 6 di Giovanni.
Viene tenuto a Cafarnao ai suoi discepoli ancora pieni di stupore per la moltiplicazione delle cinque pagnotte d’orzo e dei due pesci arrostiti che un generoso ragazzo aveva messo a disposizione degli apostoli per sfamare una moltitudine di persone (Gv 6, 9).
In un’epoca dove il cibo scarseggia e la fame  dilaga, questo crea stupore e meraviglia. La folla si esalta e vuole, a furor di popolo, proclamare re Gesu’ che, invece, di gran fretta fa perdere le sue tracce e si rifugia a pregare nella solitudine della notte. Gli apostoli visto che si trovano  a Tiberiade, mentre le loro abitazioni sono situate a Cafarnao, sul lato opposto del lago, salgono sulla loro barca, si mettono di buona lena a remare, nonostante che le acque siano mosse, senza preoccuparsi del fatto che il Maestro non sia con loro.
Sono quasi arrivati a destinazione quando il Signore li raggiunge camminando sulle acque,  facendo loro prendere un bel coccolone. Anche coloro che avevano mangiato la sera grazie al prodigio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non trovando al loro risveglio gli apostoli, saltano su cinque barche trovate in riva al lago e si fiondano verso Cafarnao riuscendo così a aggregarsi di nuovo alla comitiva apostolica.
E qui il Maestro tenta di chiarire a tutti il vero significato di quanto avvenuto nel tardo  pomeriggio del giorno precedente. Chiaramente dice che il suo compito non consiste nell’essere il banco alimentare di tutti. Il suo pane non ha il sapore e la fragranza di quello che accompagna i nostri alimenti, ma profuma di eternità’. Il suo pane consiste nel non perdere nessuno che il Padre gli ha  affidato per sempre e per l’eternità. Il giorno della sua morte, questo significa “ultimo giorno”, tutti risorgeremo con Lui  in eterno.
Paolo, in una sua lettera, sintetizza il tutto in una frase densa di significato per ogni credente:”se Cristo non e’ morto e risuscitato, vana è la nostra speranza” ( cfr 1 Cor 15, 14).
È per questo che la commemorazione che oggi facciamo dei nostri cari che ci hanno preceduto nel segno della fede ed ora dormono nella pace  non ha nulla da dividere con il macabro carnevale di halloween.
Noi ricordiamo dei vivi nella preghiera,  senza scandalizzarci dei fanatici dei sabba infarciti di scaramanzia agli antipodi del nostro credere nella Risurrezione.

MEDITAZIONE

In questi giorni ancora in molti si recano al cimitero per compiere il pietoso gesto della memoria di amici o parenti defunti. È un gesto d’affetto e come tale è da guardare con rispetto. Può dare origine a vergognose speculazioni sulla sofferenza del lutto, ma anche, e a questo è opportuno porre attenzione, al ripristino di relazioni familiari interrotte, alla condivisione e alla trasmissione di memorie collettive, alla meditazione, a genuini atti di devozione. In questi giorni su tutti, anche su chi si accosta ai sepolcri illuminato dalla fede grava un’ombra: non si affronta la morte altrui senza pensare alla propria.

Reciprocità della visione della morte e della visione della vita

Un tempo l’argomento tabù era il sesso, e di morte si parlava forse troppo e male. Oggi di sesso si parla anche troppo e male, e la morte è diventato il nuovo tabù. Questi, invece, sono giorni in cui la liturgia e la tradizione portano a considerare il tema. Anche se il nostro tempo ha cercato di rimuovere e obliare la morte, non è riuscito a risolverne il problema. Per certi versi siamo stati espropriati della nostra stessa morte. Ormai è raro che si muoia in casa accompagnati dalle cure dei parenti: normalmente si muore in luoghi attrezzati per questo momento (ospedali o case di cura), assistiti da personale specializzato. Lo stesso vale per la sepoltura. Vi sono aspetti positivi: la maggior competenza. Altri meno: la professionalizzazione della morte rischia di spersonalizzarla. In ogni caso, pur tentando di anestetizzarci di fronte al problema della morte, continuiamo a sentirla problematica. La percepiamo come un’ingiustizia, come una rottura con le sicurezze che ci creiamo vivendo, come un distacco dagli affetti più importanti e che riempiono il nostro quotidiano.
Per quanto riguarda questa dimensione anche il cristianesimo non risolve il problema della morte. Emotivamente è impossibile non sentire il dolore del distacco, e non è neppure giusto chiedere di non piangere per il lutto di un affetto venuto meno, anche se il fatto è vissuto alla luce della fede. Altrettanto vale per il timore del dopo. La fede è veramente una scommessa: abbiamo motivi ragionevoli per credere, ma possiamo solo gettare i dadi. Sarebbe errato ridurre il cristianesimo a una scelta sul dopo morte, come se il motivo fondamentale della scelta di fede fosse una specie di polizza assicurativa sulla vita eterna. Ciò non significa, però, che l’alternativa tra fede e non fede sia priva di conseguenze nel modo di affrontare e vivere la morte, la propria e l’altrui. Il che implica, però, un certo e conseguente modo di affrontare la vita.

La risurrezione di Cristo: la visione cristiana della morte…

È la risurrezione di Cristo la lente attraverso la quale ogni cristiano legge la vita e la morte. E non è una lettura cristiana se non parte dalla risurrezione. Nelle parole del vangelo, Gesù si rivela partecipe della volontà salvifica del Padre per gli uomini (cf Gv 6,38). In lui, Gesù, si compie la salvezza dell’umanità, per mezzo della sua morte e della sua risurrezione. I misteri pasquali sono la sentenza di condanna della morte.
«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39).

…e della vita.

Tuttavia è necessaria la fede in Cristo per ricevere la vita eterna e la risurrezione: «Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,40). Da queste stesse parole di Gesù si comprende anche che la fede non è solo attesa della risurrezione, ma è già oggi partecipazione alla vita eterna.
Le feste di questi giorni portano dunque a guardare la vita in una prospettiva più ampia. L’importanza del presente è sostanziata dalla risurrezione. L’oggi che si vive non perde la sua consistenza. Anzi: sfugge all’appiattimento nel contemporaneo, nell’istante senza spessore, e si apre a un’interezza in cui il vivere di oggi tende, nel desiderio e nella speranza, a un «di più» che lo arricchisce di significato. La morte continua a rimanere problematica. Ma da tragedia si trasforma in momento che invera la vita e la pone nella prospettiva dell’eternità.

 

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2. introduzioni – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

La morte è da sempre per l’uomo un mistero. Molti filosofi, scienziati e pensatori hanno tentato di penetrare questo mistero con la forza dell’intelletto, ma quella che costoro hanno percorso non è l’unica via che abbiamo a disposizione.
Un’altra scelta possibile di fronte alla morte è quella della contemplazione, che non mira a risolvere il mistero, ma a farlo vivere. Là dove il mistero vive, si apre poi lo spazio per la fede, che è relazione con Dio e con coloro che ci hanno preceduto nel contemplare lo stesso mistero, che in esso si sono immersi e che ci attendono già presso il Padre.

PRIMA LETTURA

Io lo so che il mio redentore è vivo.
Giobbe, sebbene si trovi in mezzo alle sofferenze e pur avendo sperimentato la perdita dei suoi cari, non rinuncia a rimanere in comunione con Dio e a sperare di vedere realizzata la sua giustizia.

SALMO RESPONSORIALE                

Rimanere presso il Signore è l’unico desiderio del salmista. Ottenuta questa grazia, nessun timore potrà farlo vacillare.

SECONDA LETTURA

Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dio ha redento il mondo anche quando non c’era nessuno che lodasse il suo nome. Per questo chi invoca la sua misericordia, rivolgendosi a lui come a un Padre, non può temere di rimanere deluso.

VANGELO

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Nell’amore di Gesù per l’umanità, manifestatosi nella sua pienezza sulla croce, possiamo intravedere la volontà salvifica di Dio nei confronti dell’uomo. Nessuno è destinato alla dannazione e fino all’ultimo il Padre celeste spera di poter salvare i suoi figli.

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4. Letture – 2 NOVEMBRE – COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

PRIMA LETTURA

Io lo so che il mio redentore è vivo.
Giobbe, sebbene si trovi in mezzo alle sofferenze e pur avendo sperimentato la perdita dei suoi cari, non rinuncia a rimanere in comunione con Dio e a sperare di vedere realizzata la sua giustizia.

Dal libro di Giobbe.                  Gb 19, 1.23-27
Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio

IN ALTERNATIVA:

Dal libro del profeta Isaìa              Is 25, 6.7-9
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».

oppure

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                Rm 8, 14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

oppure

Dal libro della Sapienza                 Sap 3, 1-9 (III messa)
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

oppure

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo              Ap 21, 1-5. 6-7
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni;
io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio».

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore punisce i malfattori e ascolta i poveri. Anche noi, riconoscendoci come quei poveri che egli soccorre, possiamo dunque rendergli grazie.

Dal Salmo 26

RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?       R.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.  R.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

SECONDA LETTURA

Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dio ha redento il mondo anche quando non c’era nessuno che lodasse il suo nome. Per questo chi invoca la sua misericordia, rivolgendosi a lui come a un Padre, non può temere di rimanere deluso.

Dalla lettera di san Paolo ai Romani.               Rm 5, 5-11
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

 Gv 6,40

Alleluia, alleluia.

Questa è la volontà del Padre mio:
che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna;
e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Nell’amore di Gesù per l’umanità, manifestatosi nella sua pienezza sulla croce, possiamo intravedere la volontà salvifica di Dio nei confronti dell’uomo. Nessuno è destinato alla dannazione e fino all’ultimo il Padre celeste spera di poter salvare i suoi figli.

Dal Vangelo secondo Giovanni             Gv 6, 37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Parola del Signore.

IN ALTERNATIVA:

Dal Vangelo secondo Matteo              Mt 25, 31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

oppure

Dal Vangelo secondo Matteo.          Mt 5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, la morte ci sembra ancora la fine di tutto.  Kyrie eleison.
  • Cristo, non orientiamo la vita al tuo servizio e ci condanniamo, già su questa terra, a un’esistenza di solitudine. Christe eleison.
  • Signore, viviamo nella paura del giudizio di condanna, ma non capiamo che la chiave per comprendere la tua Parola è la misericordia. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio ci ha mandato una speranza potente, contro la quale nemmeno la morte può avere il sopravvento. Preghiamo insieme e diciamo: Mostraci, Signore, il tuo volto misericordioso.

  • Perché ci ricordiamo che sei un Dio amico dell’uomo, più interessato a perdonare che a vendicarti. Preghiamo.
  • Perché la morte, inevitabile conclusione del nostro cammino su questa terra, ci aiuti a riflettere su quanto sia importante sfruttare bene il tempo che ci viene concesso, mettendoci a servizio della tua volontà. Preghiamo.
  • Perché proclamiamo beati non i superbi e i potenti, ma coloro che rimangono nel tuo amore e lo contraccambiano. Preghiamo.
  • Perché dove più intensa si fa la nostalgia per le persone care che ci hanno lasciato, più forte ancora sia la fede nel tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

O Padre, nella croce di Cristo hai redento l’uomo e non l’hai abbandonato alla schiavitù del peccato. Fa’ che, col tuo aiuto, manteniamo intatta la nostra fede e possiamo un giorno risorgere con te.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.