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3. Commento alle Letture – XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 OTTOBRE
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

COMMENTO

La parabola di questa domenica fa parte della polemica tra Gesù e i capi dei sacerdoti e Matteo se ne serve, con qualche aggiunta rispetto a Luca, anche per istruire la sua comunità.
Gesù, utilizzando le metafore della festa di nozze e del banchetto, che nel Primo e nel Nuovo Testamento simboleggiano l’alleanza e la salvezza, dice ai capi che è arrivato il momento della nuova alleanza, annunciata dai profeti, e che il banchetto della salvezza è già pronto. Si tratta di accogliere l’invito di Dio a parteciparvi. Gli invitati non solo rifiutano, ma si comportano come i loro padri, che hanno maltrattato e ucciso i profeti, anzi peggio, perché i capi del popolo eletto del tempo di Matteo hanno rifiutato e ucciso il Figlio di Dio e i suoi missionari.
La reazione violenta del re ci sconcerta (Dio è così?), ma molto probabilmente Matteo sta dando una lettura teologica della distruzione di Gerusalemme e del tempio: il rifiuto del Messia ha preparato il terreno alla dissoluzione del vecchio Israele: gli Ebrei si sono combattuti e uccisi tra di loro e i Romani hanno completato l’opera.
L’invito rivolto a tutti, cattivi e buoni, dal terzo gruppo di servi, è quello che viene proclamato dagli apostoli e dai predicatori del Vangelo. Matteo a questo punto, prolungando il racconto di Luca, si rivolge ai cristiani della sua comunità per metterli in guardia: non basta essere entrati nella sala del banchetto, bisogna avere l’abito nuziale (cioè, essere nella Chiesa non è garanzia di salvezza).
E qui possiamo rimanere perplessi: non è normale che qualcuno, preso dalla strada, possa non possedere un abito nuziale? In realtà la veste nuziale era offerta agli invitati, perciò i contemporanei di Gesù e Matteo capivano benissimo che se uno non aveva questo abito, era perché l’aveva rifiutato. Però per comprendere il valore che Matteo dà a questo particolare, dobbiamo tener conto di un altro elemento: il tempo di attesa dell’ingresso del re. È il tempo della vita cristiana e quando entra il re siamo già al momento del giudizio. E allora, in cosa consiste l’abito nuziale? Inizialmente è la gratitudine per l’invito e la scoperta di essere anche noi figli di Dio (il Battesimo); alla fine è l’abito della fede e dell’amore fraterno vissuti concretamente, realizzando così la volontà di Dio. L’essere gettato fuori nelle tenebre è l’inevitabile conseguenza del rifiuto del dono della salvezza che Dio fa realmente a tutti.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Dio è Padre e suo unico desiderio è fare festa per sempre con tutti i suoi figli. Non si stanca mai di invitarli e non chiude la porta a nessuno che voglia entrare. Questo invito ci apre la porta alla realtà più grande e più bella della vita. Solo chi si lascia accecare dagli «affari» di questo mondo mette da parte Dio, diventa legge a se stesso e si autogiustifica per ogni egoismo e violenza.
    2. Il Padre non ha né desiderio né bisogno di punire chi non accetta il suo invito. Noi, invece, abbiamo studiato e inventato molti modi per punirci a vicenda e per estrometterci da soli dalla vita piena, in questo mondo, e dalla vita eterna, nell’altro.
    3. Nel regno e nella Chiesa entrano cattivi e buoni, e ci rimangono tutti, perché il Padre dà a tutti il tempo di conoscerlo, comprenderlo, accettarlo e convertirsi. Il giudizio finale spetta a lui e a nessun altro.
    4. Nel tempo della Chiesa i cristiani sono sarti di se stessi: si confezionano l’abito nuziale, dai colori e dalle fogge più diverse, ma tutti devono somigliare all’abito del Figlio, che è fatto di tre stoffe, che si intrecciano a meraviglia: l’obbedienza a Dio, la fede in Gesù e l’amore per i fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Portare a qualcuno l’invito del Signore.

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2. introduzioni – XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 OTTOBRE
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

PRIMA LETTURA

Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.
Per Israele, che a più riprese ha sofferto la fame, questa profezia di Isaia ha il sapore del meraviglioso e dell’incredibile insieme. Ma si farà, perché è un’opera di Dio, il quale con il cibo donerà al suo popolo ogni bene e la vittoria sulla morte. Il popolo risponde con la gioia e la riconoscenza.

SECONDA LETTURA

Tutto posso in colui che mi dà forza.
Siamo alla conclusione della lettera e Paolo continua ad aprire il cuore ai suoi amici di Filippi. È felice per l’affetto e l’aiuto concreto che i Filippesi gli hanno mostrato. È vero che lui ripone tutta la sua fiducia nel Signore, che gli dà la forza per affrontare qualunque situazione, anche il carcere, ma è un uomo e pure lui ha piacere di essere stimato e amato, e non lo nasconde.

VANGELO

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
La storia della salvezza è fatta di inviti di Dio, ai quali gli uomini a volte rispondono a volte no. Ma il Signore non rinuncia al suo progetto di salvezza. Il rifiuto dei primi invitati, che rappresentano i capi di Israele, darà a Dio la spinta per invitare al banchetto della salvezza tutti i popoli.

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4. Letture – XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 OTTOBRE
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

PRIMA LETTURA

Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.
Per Israele, che a più riprese ha sofferto la fame, questa profezia di Isaia ha il sapore del meraviglioso e dell’incredibile insieme. Ma si farà, perché è un’opera di Dio, il quale con il cibo donerà al suo popolo ogni bene e la vittoria sulla morte. Il popolo risponde con la gioia e la riconoscenza.

Dal libro del profeta Isaia             Is 25,6-10a

Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore
si poserà su questo monte».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 22 (23)

Il salmista esprime la sua totale e assoluta fiducia nel Signore. Nulla potrà mancargli e niente potrà minacciarlo. Lasciarsi guidare da Dio è garanzia di ogni aiuto e di ogni cura.

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.

Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male,
perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA

Tutto posso in colui che mi dà forza.
Siamo alla conclusione della lettera e Paolo continua ad aprire il cuore ai suoi amici di Filippi. È felice per l’affetto e l’aiuto concreto che i Filippesi gli hanno mostrato. È vero che lui ripone tutta la sua fiducia nel Signore, che gli dà la forza per affrontare qualunque situazione, anche il carcere, ma è un uomo e pure lui ha piacere di essere stimato e amato, e non lo nasconde.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi      Fil 4,12-14.19-20

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO     

Cf Ef 1,17-18

Alleluia, alleluia.

Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere
a quale speranza ci ha chiamati.

Alleluia.

VANGELO

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
La storia della salvezza è fatta di inviti di Dio, ai quali gli uomini a volte rispondono a volte no. Ma il Signore non rinuncia al suo progetto di salvezza. Il rifiuto dei primi invitati, che rappresentano i capi di Israele, darà a Dio la spinta per invitare al banchetto della salvezza tutti i popoli.

Dal vangelo secondo Matteo      Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

15 OTTOBRE
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

PERDONO

  • Signore, tu ci hai invitati al banchetto eucaristico e noi a volte abbiamo rifiutato. Kyrie eleison
  • Cristo, tu ci doni la gioia piena e noi spesso cerchiamo godimenti futili. Christe eleison.
  • Signore, qualche volta ci siamo presentati davanti a te con la veste sporca di peccato. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Signore continua a invitarci al banchetto della salvezza.
Accogliamo il suo invito e preghiamo insieme, dicendo: Salvaci, o Signore.

  • Perché tutti i popoli accolgano l’invito a entrare nel regno dei cieli. Preghiamo.
  • Perché, quando ci assale la tentazione, ascoltiamo la voce dei tuoi profeti. Preghiamo.
  • Perché nella debolezza della carne e dello spirito invochiamo umilmente il tuo aiuto. Preghiamo.
  • Perché nel tempo che tu ci doni, prepariamo l’incontro definitivo con te. Preghiamo.

O Padre, tu ci chiami ogni giorno a cooperare perché l’umanità possa partecipare alla tua salvezza. Donaci il tuo Spirito che ci aiuti a realizzare la missione che ci affidi. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – XXVIII domenica tempo ordinario

8 OTTOBRE

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Commento alle Letture – XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 OTTOBRE
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SIAMO LA VIGNA DEL SIGNORE

COMMENTO

È una parabola complessa. Il Maestro è alla conclusione del suo insegnamento e deve dire cose drammaticamente spiacevoli, ma non si tira indietro.
La metafora della vigna era già stata utilizzata da Isaia, il quale aveva denunciato tutto il popolo di Israele, perché non aveva portato i frutti che il Signore si aspettava e meritava.
In questa parabola non è la vigna a essere considerata colpevole, ma i capi, a cui la vigna è stata affidata.
La vicenda è evidentemente inverosimile: è incomprensibile sul piano umano l’insistenza del padrone che manda a più riprese servi che vengono maltrattati e uccisi e poi manda addirittura il figlio a farsi ammazzare da contadini chiaramente impazziti nella loro malvagità e destinati a una punizione inevitabile e meritata.
Però qui non si parla di fatti umani, ma del modo di agire di Dio stesso, della sua pazienza e del suo amore misericordioso senza limiti.
Il progetto del Signore è uno solo: salvare tutti i suoi figli. Con Israele ha preparato il terreno. Ha stipulato un’alleanza, ha dato una Legge, ha costituito dei capi, ha avuto cura del popolo, perché producesse frutti di amore e di giustizia.
Siccome i frutti non sono arrivati, il Signore ha mandato a più riprese i profeti, perché il popolo si convertisse e i capi lo guidassero alla salvezza. Non è bastato.
Ha mandato il Figlio, con la certezza che avrebbe realizzato il suo progetto di salvezza. E sarà così. È vero che anche lui passerà attraverso il rifiuto e la morte, ma risorgendo darà vita al nuovo popolo di Dio.
Gesù fa ai capi una domanda facile: cosa è giusto che faccia il padrone? La loro risposta è umanamente esatta: meritano la punizione massima, perderanno vigna e vita.
La conclusione di Gesù è però diversa. L’infedeltà dei capi di Israele non fermerà il progetto di salvezza, anzi, nascerà il nuovo popolo di Dio che avrà come pietra angolare il Cristo, sarà aperto a tutti i popoli e porterà frutti buoni di salvezza.
I capi si aspettano punizione vendicativa, Dio allarga i confini del suo amore a tutti i popoli. Così questa parabola non parla di punizione ma è bella notizia per tutti per due motivi: rivela il volto paziente e misericordioso di Dio che vuole i frutti della fede e dell’amore e non quelli dell’osservanza legalistica; la salvezza è aperta a tutti i popoli che obbediscono a Dio e portano frutti con retta coscienza.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Noi siamo la vigna del Signore, ma siamo anche lavoratori. I frutti dipendono da ciascuno di noi. Faremo bene a pensare che il raccolto non è solo alla fine della vita, ma ogni giorno il Signore ci chiede: mi hai portato frutti di fede e di amore?
  2. È possibile che, senza accorgercene, dimentichiamo di lavorare e portare frutti. Il Signore ci manda persone che in diversi modi ci ricordano l’amore del Signore e la bellezza della nostra vocazione cristiana. Come trattiamo queste persone che ci parlano a nome di Dio?
  3. Cristo è la pietra angolare di ogni costruzione che voglia preparare la Gerusalemme celeste. Tutto ciò che costruiamo senza di lui porta al fallimento, anche se in questo mondo ci procuriamo ricchezza, successo e potere.
  4. La Chiesa ha ereditato il regno iniziato con Israele. Ma la fedeltà dei battezzati e dei capi non è garantita. Anche noi e i nostri vescovi dobbiamo lavorare molto per portare frutti di vita eterna per noi e per i fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ogni sera offriamo al Signore un cesto di frutti di giornata.

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2. introduzioni – XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 OTTOBRE
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SIAMO LA VIGNA DEL SIGNORE

La Chiesa è la vigna del Signore. A lei egli ha affidato la missione di portare la bella notizia della salvezza a tutti i popoli. Nell’Eucaristia domenicale il Signore ci nutre della sua parola e del suo corpo e sangue e si prende cura di noi. Poi ci invia nel mondo per far gustare a tutti i frutti della salvezza.

PRIMA LETTURA

La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Questo carme poetico è un capolavoro. Il contrasto tra la cura amorevole e i frutti cattivi della vigna racconta il rapporto tra Dio e Israele. Dio ha scelto Israele come suo popolo prediletto, lo ha amato e lo ha riempito dei suoi doni, ma lui non ha ricambiato l’amore con la giustizia, ha prodotto malvagità. La punizione di Israele è l’estremo tentativo del Signore per ottenere la sua conversione.

SALMO RESPONSORIALE  

Dal Salmo 79 (80)

Il salmista innalza un’accorata preghiera, dando voce a tutto Israele, il quale, dopo aver sperimentato la cura amorevole del Signore, a causa dei propri peccati sta soffrendo le violenze dei nemici. Con l’offerta della propria conversione il popolo spera di ricevere l’aiuto di Dio.

SECONDA LETTURA

Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Dopo aver indicato ai suoi amici di Filippi il modo di pensare e i comportamenti che essi devono avere come seguaci di Gesù, Paolo si offre loro come modello da imitare. Non è superbia, in altro luogo aveva già detto: «Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1 Cor 11,1).

VANGELO

Darà in affitto la vigna ad altri contadini.
Questa parabola continua e approfondisce lo scontro tra Gesù e i capi Ebrei. Isaia aveva accusato tutto Israele di non portare i frutti attesi da Dio. Matteo invece mette sotto accusa solo i capi ai quali il Signore aveva affidato il suo popolo. Il nuovo popolo di Dio sarà affidato ad altri, che porteranno frutti buoni e abbondanti di salvezza per tutti i popoli.

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4. Letture – XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 OTTOBRE
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SIAMO LA VIGNA DEL SIGNORE

PRIMA LETTURA

La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Questo carme poetico è un capolavoro. Il contrasto tra la cura amorevole e i frutti cattivi della vigna racconta il rapporto tra Dio e Israele. Dio ha scelto Israele come suo popolo prediletto, lo ha amato e lo ha riempito dei suoi doni, ma lui non ha ricambiato l’amore con la giustizia, ha prodotto malvagità. La punizione di Israele è l’estremo tentativo del Signore per ottenere la sua conversione.

Dal libro del profeta Isaia             Is 5,1-7

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò
di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE  

Dal Salmo 79 (80)

Il salmista innalza un’accorata preghiera, dando voce a tutto Israele, il quale, dopo aver sperimentato la cura amorevole del Signore, a causa dei propri peccati sta soffrendo le violenze dei nemici. Con l’offerta della propria conversione il popolo spera di ricevere l’aiuto di Dio.

La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.

Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

SECONDA LETTURA

Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Dopo aver indicato ai suoi amici di Filippi il modo di pensare e i comportamenti che essi devono avere come seguaci di Gesù, Paolo si offre loro come modello da imitare. Non è superbia, in altro luogo aveva già detto: «Diventate miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1 Cor 11,1).

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi                       Fil 4,6-9

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO     

Gv 15,16

Alleluia, alleluia.

Io ho scelto voi, dice il Signore,
perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga.

Alleluia.

VANGELO

Darà in affitto la vigna ad altri contadini.
Questa parabola continua e approfondisce lo scontro tra Gesù e i capi Ebrei. Isaia aveva accusato tutto Israele di non portare i frutti attesi da Dio. Matteo invece mette sotto accusa solo i capi ai quali il Signore aveva affidato il suo popolo. Il nuovo popolo di Dio sarà affidato ad altri, che porteranno frutti buoni e abbondanti di salvezza per tutti i popoli.

Dal vangelo secondo Matteo      Mt 21,33-43

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – XXVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO

8 OTTOBRE
XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

SIAMO LA VIGNA DEL SIGNORE

PERDONO

  • • Signore, non abbiamo saputo riconoscere i tuoi profeti e abbiamo chiuso i nostri orecchi. Kyrie eleison
  • Cristo, ci siamo staccati da te e siamo diventati incapaci di fare del bene. Christe eleison.
  • Signore, ci hai affidato il tuo regno, ma abbiamo lavorato poco per la sua diffusione. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Padre ci ha coinvolti nel suo progetto di salvezza dell’umanità.
Accogliamo il suo invito e preghiamo insieme, dicendo: Signore, accetta i nostri doni.

  • Perché con le nostre scelte quotidiane testimoniamo la bellezza del Vangelo. Preghiamo.
  • Perché affrontiamo con pazienza e speranza tutte le difficoltà e le sofferenze della vita. Preghiamo.
  • Perché viviamo con gioia la preghiera quotidiana e l’Eucaristia domenicale. Preghiamo.
  • Perché insieme ai fratelli costruiamo ogni giorno una casa accogliente per i poveri e i bisognosi. Preghiamo.

O Padre, tu ci affidi ogni giorno il compito di lavorare per il Regno dei cieli. Aiutaci a non scoraggiarci di fronte ai fallimenti e a mettere a frutto la fiducia che tu continui a riporre in noi. Per Cristo nostro Signore.