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3. Annunciare la Parola – 15 marzo 2020


15 Marzo 2020
III DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della Samaritana)

«Dammi da bere»

Scarica il file in formato Word 03 annunciare la parola

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’episodio narrato dal Vangelo di Giovanni è uno degli più popolari e gettonati da sempre. I dipinti e le statue di Gesù che si incontra con la samaritana al pozzo di Giacobbe sono presenti in tanti santuari e musei.

Gesù e la samaritana
Gesù e gli apostoli hanno scelto la via dei Samaritani per passare dalla Giudea alla Galilea. Non era necessario: potevano scegliere la valle del Giordano, per evitare incontri indesiderati. Gesù non lo fa. Questo incontro lo ha voluto.
Il posto è ben individuato, è il pozzo di Giacobbe: è l’unico pozzo profondo di tutta la regione. Si sa che è stato sfruttato dall’anno mille a.C. al 500 d.C.
Gesù prende l’iniziativa, chiede da bere, e il dialogo e la rivelazione cominciano. Gesù è disinvolto e simpatico, molto umano, supera la barriera legale, le convenzioni sociali e religiose del suo tempo. «Nessuno parli con una donna sulla strada, neppure con la propria moglie», dice una tradizione rabbinica. Un’altra afferma anche più nettamente: «Le figlie dei samaritani sono impure dalla culla». Ciò può far capire fino a che punto l’iniziativa di Gesù sia stato un gesto di novità e di rottura. Gli stessi apostoli sono meravigliati e sorpresi.
La samaritana scopre progressivamente Gesù: è un giudeo, un viandante, un profeta, il messia… qualcosa di più… parla davvero a nome di Dio.
È un Gesù che non ha paura di fare discorsi seri, profondi, personali a una donna che non sembra disposta e probabilmente non è in grado di capire. Mentre noi rinunciamo facilmente a fare questo genere di discorsi per voler essere rispettosi, prudenti, non inopportuni e invadenti! E invece sono proprio questi i discorsi che l’uomo e la donna di ogni tempo desiderano sentire.

Oltre le apparenze
Gesù, passando sopra i muri di divisione più consolidati, le parla e le chiede dell’acqua. Poi a sorpresa: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui», le dice, raggiungendola all’interno della sua vera sofferenza. È una donna sempre alla ricerca del grande amore, incapace di costruire un rapporto importante e definitivo. Gesù la costringe a riflettere, a fermare quella catena che non la porta alla felicità.
È a questo punto che la donna incomincia a fare domande religiose, prima di maniera, contestando il luogo del culto dei giudei, poi facendogli capire che anche lei in qualche modo era in attesa del messia. Infine riceve la rivelazione: pianta lì la sua brocca e corre a testimoniare questo incontro singolare con il messia.
Come dicevamo, in questo episodio si può individuare una vera e propria linea di azione pastorale. Anzitutto non fermarsi alle apparenze. Gesù non ha pensato che con quella donna avrebbe perso tempo. E non usa con lei parole alte di teologia, ma entra nel suo cuore e nella sua vita.
La samaritana è rimasta coinvolta e trasmette il suo entusiasmo ai compaesani. Non conosciamo il seguito della storia, ma non è difficile immaginare che quella samaritana avrà ripensato e approfondito il significato di quell’incontro. Ed è ciò che avviene sempre quando si tocca il fondo, e si riceve l’occasione di uscirne.

Un cammino catecumenale
La struttura delle domeniche quaresimali di quest’anno è tutta battesimale. La prima, quella delle tentazioni di Gesù, è la premessa, la lotta che deve fare chi vuole diventare catecumeno. Domenica scorsa, la trasfigurazione indica la mèta finale del cammino catecumenale; oggi alla samaritana viene data l’acqua della vita. Domenica prossima ci verrà proposto il Vangelo del cieco nato e il dono dell’illuminazione; infine la risurrezione di Lazzaro: il passaggio dalla morte alla vita, la rinascita alla vita nuova.
Si tratta di un cammino catecumenale che viene proposto a tutta la comunità cristiana e che dobbiamo fare nostro, sia perché la vita ci ripropone a ogni stagione la lotta quotidiana e la necessità del suo superamento, sia perché la Quaresima è un forte invito alla conversione.
Come si diventa cristiani oggi? Il discorso si farebbe davvero lungo. Bisognerebbe tracciare almeno a grandi linee i più importanti modelli pastorali attualmente presenti nella Chiesa. C’è chi propone soprattutto una calda esperienza evangelica («Vieni e vedi!»), e chi sceglie esperienze totalizzanti e si contrappone alla società. Ma c’è chi adotta un metodo che parte dalla situazione in cui una persona si trova, e le chiede di prendere in mano la propria vita, affiancandola nella ricerca. Un modello, questo, molto simile al modo di evangelizzare di Gesù con la samaritana.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA
«Il Verbo è la fonte ed è insieme la luce: è fonte per chi è assetato; è luce per chi è cieco. Apri gli occhi per vedere la luce, spalanca le labbra del cuore per bere alla sorgente: bevi ciò che vedi e ciò che ascolti. Dio diventa il tuo tutto, perché egli è tutto ciò che ami. Dio è tutto per te: se hai fame, è il tuo pane; se hai sete è la tua acqua; se sei nell’oscurità, è la tua luce che non ha tramonto» (Sant’Agostino)

 


 

 

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4. Parola da Vivere – 15 marzo 2020

15 marzo 2020
3ª DOMENICA DI QUARESIMA

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI
Dal libro dell’Esodo Es 17,3-7
Salmo 94 (95)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani Rm 5,1-2.5-8
Dal vangelo secondo Giovanni Gv 4,5-42

COMMENTO
Commentando solo parzialmente questo brano ricchissimo, ci fermiamo su alcuni aspetti. Iniziamo con due premesse.
La prima. Nel vangelo di Giovanni i «fatti» raccontati nascondono una rivelazione «profonda». Il brano della samaritana racconta l’incontro tra Gesù e una donna di Samaria, ma dice anche chi è Dio e cosa desidera, chi è Gesù, quale dono è venuto a portare, cosa sono chiamati a fare gli apostoli, a chi è destinato il messaggio evangelico e il dono di Gesù, quale cammino bisogna fare per arrivare alla fede…
La seconda. Questo racconto va compreso in tre tempi: l’incontro di Gesù con la samaritana; la predicazione del vangelo fatta ai samaritani e ai pagani e la loro risposta di fede al tempo degli apostoli; il messaggio evangelico che arriva a noi oggi. Nel primo momento dell’incontro, Gesù rivela la sua missione ma la donna non capisce affatto il messaggio del Signore sul dono che è venuto a portare a tutti: l’acqua viva (per la samaritana è la rivelazione su Dio; per i primi cristiani e per i credenti di oggi è lo Spirito Santo che agisce in noi) che estingue la sete di Dio e di vita piena in questo mondo. Lei si preoccupa solo di chiedere la soluzione del suo problema materiale: non essere più costretta a venire al pozzo. La fede è ancora lontana.
Poi Gesù segue un’altra strada: la provoca sulla sua situazione irregolare, come quella dell’umanità che ha voluto come mariti tanti idoli, rimanendo delusa. La donna allora approfitta per chiedere la soluzione di un problema secolare tra Giudei e Samaritani: dove abita Dio, a Gerusalemme o sul Garizim (il monte del loro santuario)? Gesù quindi le rivela Dio e l’uomo: Dio è Padre, è spirito e abita dovunque, perciò gli uomini possono incontrarlo sempre e in ogni luogo a patto che vogliano somigliargli e realizzare il suo progetto di salvezza, adorando «in spirito e verità». La donna rimane perplessa e rimanda la sua risposta di fede alla venuta del Messia. E a questo punto Gesù rivela se stesso: sono io il Messia. L’umanità non deve aspettare nessun altro, il Messia è venuto ed è lo stesso Figlio di Dio. Possiamo facilmente intuire come questa risposta di Gesù risuonasse nel cuore dei primi cristiani, specialmente quelli provenienti dall’ebraismo. Noi, cristiani di oggi, possiamo meditare su quanti mariti-idoli ha oggi l’umanità e anche su quanti possono averne le comunità cristiane locali e anche ciascuno di noi. La donna lascia la sua anfora. Questo particolare ha sempre colpito i commentatori. È il simbolo dell’abbandono della vita vecchia per iniziarne una nuova. Dice perciò che la fede ha fatto breccia nel cuore della samaritana e lei inizia a muovere i primi passi concreti di una credente.
Così andare a chiamare i compaesani è la sua prima risposta di fede. Ella annuncia la propria esperienza e pone una domanda essenziale, in questo modo accende la curiosità dei Samaritani che subito vengono a incontrare direttamente Gesù. Dopo due giorni, non di miracoli ma di ascolto della sua parola, essi arrivano a una professione di fede che supera i loro confini: Gesù è il salvatore del mondo intero. È fede vera. L’evangelista così ha fatto dei Samaritani i rappresentanti di tutti i credenti autentici, quelli che credono non per i miracoli, ma per l’ascolto della Parola.
Gli apostoli, da parte loro, proseguono il faticoso cammino di crescita nella conoscenza di Gesù e nella risposta di fede. Ancora legati agli aspetti materiali della vita, non capiscono qual è il cibo che sostiene il Signore nella sua missione e non riescono a vedere i frutti dell’azione di Gesù verso i Samaritani. Anzi, non possono neanche pensare che essi, considerati eretici dai giudei, possano rappresentare i veri credenti. Gesù invita loro, e tutti i pastori futuri, ad alzare lo sguardo, per vedere i frutti dell’azione di Dio nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo e rendersi conto che ogni pastore ha un duplice compito: raccogliere i frutti delle fatiche di chi li ha preceduti e seminare gratuitamente per il raccolto di chi erediterà la loro missione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
1. Gesù si presenta nella debolezza della sua umanità: stanco e assetato. Chiede qualcosa, ma offre molto di più. Ogni vita spirituale autentica deve fare i conti con l’umanità di Gesù. Chi lo considera lontano, sopra le nuvole, irraggiungibile nella concretezza della propria vita, non lo incontra e non può capire e accogliere i suoi doni.
2. Gesù vuole incontrare la samaritana e l’aspetta non al tempio, ma al pozzo, un luogo della sua vita quotidiana. Con questo, l’evangelista vuole forse suggerire qualcosa ai pastori del XXI secolo?
3. Gesù ha un comportamento strano con la samaritana. Le offre un dono, che lei non desidera perché non lo conosce, non si scoraggia per l’incomprensione, non emette nessuna condanna morale, elogia la sincerità, affida la rivelazione di se stesso a una peccatrice eretica che non ha manifestato volontà di conversione, ma solo l’attesa di un Messia «lontano»… Possiamo chiederci come ci muoviamo noi verso i peccatori e i credenti di altre religioni.
4. La samaritana somiglia ai primi apostoli: appena incontra Gesù e ha capito qualcosa di lui, immediatamente va ad annunciarlo ai paesani, che forse la emarginavano per la sua condotta di vita. A quante persone parliamo del nostro incontro con Gesù?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
In famiglia o sul lavoro, proviamo a creare o a cogliere un’occasione per parlare di Gesù.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Preghiere dei Fedeli – 15 marzo 2020

15 Marzo 2020
III DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della Samaritana)

Scarica il file in formato Word 05 Preghiere di perdono e dei fedeli

«Dammi da bere»

RICHIESTA DI PERDONO

• Signore Gesù, tu sei l’acqua viva che spegne la sete, abbi pietà di noi.

• Cristo, messia inviato dal Padre, tu rendi forte la nostra fede e scaldi il nostro cuore con la tua Parola, abbi pietà di noi.

• Signore Gesù, che ci chiami ogni giorno a un dialogo assiduo e appassionato con te, abbi pietà di noi.


PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Gesù è sorgente di acqua viva per chi si affida al suo Vangelo. Con questa certezza ci rivolgiamo al Padre per essere esauditi, preghiamo.

Signore, donaci l’acqua che disseta per sempre.

  • Per la Chiesa, comunità di credenti, perché si lasci dissetare da Cristo e diventi sorgenti d’acqua viva per tutti, preghiamo.

  • Per chi è lontano dalla fede, perché trovi sulla sua strada chi gli parla con gioia della bellezza dell’incontro con Cristo, preghiamo.

  • Per la nostra comunità: sia misericordiosa nei confronti di chi vive lontano dalla vita cristiana e dalla fede, preghiamo.

  • Per tutti noi: il Signore ci renda generosi nell’offrire ai nostri fratelli in ricerca o nella povertà ciò di cui hanno bisogno per vivere ed essere felici, preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu non fai distinzioni e ami senza misura ciascuno di noi, aiutaci a costruire una nuova umanità più aperta alla imitazione del Figlio tuo Gesù, che vive e regna nei secoli dei secoli.

 

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 15 marzo 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


3ª domenica di Quaresima «A» – 15 marzo 2020 – colore viola
Come acqua che disseta

Lo sapete tutti: senz’acqua la vita non esisterebbe.
Ma gli esseri umani hanno sete di molte cose: considerazione, affetto, risposte, saggezza, spiritualità…

Gesù è l’acqua viva che può dissetare il mondo.

 

 

 

PER CAPIRE

 

• Dammi da bere. La richiesta di Gesù non è così ovvia. I buoni ebrei non rivolgevano la parola ai samaritani, visto che essi adoravano Dio su alcuni monti della regione e non in Gerusalemme. Gesù restituisce dignità a questa donna, dimostrando di conoscerla meglio di quanto lei possa immaginare, e a tutto il suo popolo: la salvezza che sta annunciando è per tutti!
• Il Messia. È lui l’inviato di Dio che ha il compito di parlare a suo nome e di ripristinare la giustizia. Dio è ovunque, spirito e verità; nessuno si può arrogare il diritto di lasciare fuori coloro che compiono il bene, in nome di un privilegio passato o di una presunta superiorità.
• La parola della donna. La donna non può tacere la gioia dell’incontro con Gesù. Diventa l’esempio di tutti i discepoli, che con la vita testimoniano di aver ricevuto un dono unico e liberante: Gesù è qui perché abbiamo la vita, piena ed eterna, come acqua che soddisfa ogni sete del mondo.

L’IMPEGNO
Siamo noi l’acqua che può togliere la sete di una persona a noi cara!

Guardiamoci attorno e individuiamo una buona azione che le può dare sollievo.

Ne sarà felice, e certamente ci contagerà con un bel sorriso di riconoscenza.

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture e orazioni – 8 marzo 2020

8 Marzo 2020
II DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della Trasfigurazione)

Il suo volto brillò come il sole

Scarica il file in formato Word DOMENICA 08 marzo 2020 – letture e orazioni

ANTIFONA D’INIZIO
Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto».
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto. Sal 26,8-9
Oppure:
Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà,
le tue misericordie che sono da sempre.
Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo, Signore,
da tutte le sue angosce. Sal 24,6.3.22

RICHIESTA DI PERDONO
• Signore, tu ci mostri Abramo come modello di credente, ma la nostra fede è debole e fragile. Abbi pietà di noi.
• Cristo, troppo spesso abbiamo udito la tua parola, senza metterla in pratica. Abbi pietà di noi.
• Signore, ogni giorno ci mostri il tuo amore, ma noi facilmente ci lasciamo distrarre dai nostri problemi.
Abbi pietà di noi.

COLLETTA
O Padre,
che ci chiami ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere
della visione della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Oppure:
O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri
e hai dato a noi la grazia
di camminare alla luce del Vangelo,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché accettando nella nostra vita
il mistero della croce,
possiamo entrare nella gloria del tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

Con pochi tratti l’autore narra un evento epocale nella storia della salvezza: Abramo riceve una chiamata misteriosa e poco definita, si fida del Signore e parte, dando inizio alla storia della fede. Perché crede fino in fondo, diventa causa di benedizione per sé e i suoi discendenti. Ebrei, cristiani e islamici lo considerano padre nella fede.

Dal libro della Genesi Gn 12,1-4a
In quei giorni, il Signore disse ad Abram: «Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 32 (33)
Il salmista esprime la propria piena fiducia nell’amore del Signore. Il credente in difficoltà può fidarsi pienamente della fedeltà del Signore, che corre in aiuto di chi spera in lui.

R. Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

SECONDA LETTURA
Dio ci chiama e ci illumina.

Timoteo guida una comunità che sperimenta difficoltà e persecuzione. Paolo lo incoraggia e lo invita ad accettare le sofferenze derivanti dalla missione di annunciare il vangelo. Il riferimento e il sostegno è Cristo, che gratuitamente ci ha salvati e ci ha chiamati a condividere la gloria della sua risurrezione.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo – 2 Tm 1,8b-10

Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO Cf Mc 9,7
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO
Il suo volto brillò come il sole.
La trasfigurazione è raccontata dai tre sinottici. È il momento culminante della rivelazione dell’identità di Gesù. Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, sono convocati per inchinarsi di fronte al Figlio di Dio. I tre apostoli rappresentano tutti i discepoli che ancora non hanno capito fino in fondo chi è Gesù. A sciogliere dubbi e perplessità interviene il Padre stesso che lo proclama suo Figlio e ordina a tutti di obbedirgli.

Dal vangelo secondo Matteo Mt 17,1-9

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore.

ORAZIONE SULLE OFFERTE
Questa offerta, Signore misericordioso,
ci ottenga il perdono dei nostri peccati
e ci santifichi nel corpo e nello spirito,
perché possiamo celebrare degnamente le feste pasquali.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
La trasfigurazione annunzio della beata passione

Il Signore sia con voi.
E con il tuo spirito.
In alto i nostri cuori.
Sono rivolti al Signore.
Rendiamo grazie al Signore, nostro Dio.
È cosa buona e giusta.

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli, dopo aver dato ai discepoli
l’annunzio della sua morte,
sul santo monte manifestò la sua gloria
e chiamando a testimoni la legge e i profeti
indicò agli apostoli che solo attraverso la passione
possiamo giungere al trionfo della risurrezione.

E noi, uniti agli angeli del cielo,
acclamiamo senza fine la tua santità,
cantando l’inno di lode:
Santo, Santo, Santo…

ANTIFONA ALLA COMUNIONE03
Questo è il mio Figlio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo. Mt 17,5

DOPO LA COMUNIONE
Per la partecipazione ai tuoi gloriosi misteri
ti rendiamo fervide grazie, Signore,
perché a noi ancora pellegrini sulla terra
fai pregustare i beni del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 8 marzo 2020

8 Marzo 2020

II DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della Trasfigurazione)

 

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Il suo volto brillò come sole

Quaresima: tempo di conversione, di rinnovamento per rifarci gli occhi e il cuore. Dopo il rito delle Ceneri e aver rivissuto i quaranta giorni di Gesù nel deserto e la sua vittoria sulle tentazioni, oggi viviamo con Pietro, Giacomo e Giovanni l’esperienza della trasfigurazione che anticipa la Pasqua.

 

PRIMA LETTURA                                   Gn 2, 7-9; 3,1-7

Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.

È la chiamata di Abramo, a cui Dio propone un cambiamento di vita radicale: lasciare la propria terra per diventare padre di un nuovo popolo: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra», gli dice. Ebrei, cristiani e musulmani riconoscono in Abramo la radice della loro fede. Abramo si fida, si fa nomade e parte «come gli aveva ordinato il Signore».

 

SALMO RESP0NSORIALE                     Dal Salmo 50 (51)

Il Signore volge il suo sguardo benevolo verso chi gli è fedele e lo salva. Anche noi insieme al salmista invochiamo la sua benevolenza.

Rit. . Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

SECONDA LETTURA                             Rm 5, 12-19

Dio ci chiama e ci illumina.

Timoteo è un giovanissimo vescovo a Efeso. Discepolo di Paolo, è affidabile e stimato, ma l’apostolo sente il dovere di incoraggiarlo per le difficoltà che incontra. Lo invita a sopportare il peso dell’annuncio del Vangelo, sapendo che la forza di Dio non gli verrà a mancare. Perché tutto è dono di Dio, sia la chiamata alla missione, sia la perseveranza nel suo nome.

VANGELO                                               Mt 4, 1-11

Il suo volto brillò come il sole.

L’incontro con il trascendente e l’esperienza esaltante della trasfigurazione sconvolge chi vi partecipa: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne…», dice Pietro. Ma poi non capiranno le parole di Gesù, quando dirà che «il Figlio dell’uomo deve soffrire molto ed essere disprezzato» (Mc 9,9), né quelle di Mosè ed Elia, che parlano con Gesù «del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme», come racconta Luca (9,31).

 


 

 

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3. Annunciare la Parola – 8 marzo 2020


8 Marzo 2020
II DOMENICA DI QUARESIMA (Domenica della Trasfigurazione)

Il suo volto brillò come sole

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PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’episodio della trasfigurazione ritorna tutti gli anni nella seconda domenica di Quaresima quasi per anticipare la Pasqua, obiettivo finale del nostro cammino quaresimale. È un episodio curioso e specialissimo, perché Gesù evita sempre qualsiasi manifestazione della sua gloria. Qui invece si mostra luminoso in tutto il suo splendore a tre degli apostoli della prima ora.

Il volto luminoso del Figlio di Dio
I tre apostoli sono colti di sorpresa e incontrano un Gesù diverso, finora sconosciuto, che si rivela nella sua identità messianica. È un’esperienza forte che i tre apostoli vivono come un privilegio da cui sembrano esclusi gli altri.
Non è però solo un episodio specialissimo, è anche uno dei più documentati. Lo si trova nei tre vangeli sinottici, ma lo ricorda anche Pietro, che nella sua seconda lettera scrive: «Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: “Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale ho posto il mio compiacimento”. Questa voce noi l’abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte». (1,17-18).
Marco, che solitamente è così breve e stringato nei suoi racconti, qui dà molti particolari: vesti splendenti e bianchissime («Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche»), e riferisce le parole di Pietro: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Precisando: «Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati» (Mc 9,3-6).
Appaiono Mosè ed Elia, i grandi dell’antico testamento (la legge e i profeti) e la scena è solenne, piena di significato, consolatoria: è il passaggio di consegne dall’antico popolo dell’alleanza al nuovo popolo che è la Chiesa.
«Ascoltatelo», dice il Padre, rivelando l’identità del Figlio, l’amato, colui su cui «ha posto il suo compiacimento».
Gesù parla della sua «risurrezione dai morti» e, stando al racconto di Luca, insieme a Mosè ed Elia, fa riferimento alla sua Pasqua, al suo «esodo», a ciò che vivrà a Gerusalemme. Gli apostoli non capiscono e si rattristano. Pietro e gli altri capiranno il senso pieno di queste parole solo dopo la sua risurrezione.

La nostra trasfigurazione
Guardando a Gesù e agli apostoli coinvolti in questa esperienza di bellezza ci domandiamo se anche noi almeno una volta nella vita abbiamo fatto l’esperienza della trasfigurazione e abbiamo visto il volto splendente di Gesù che ci ha toccato il cuore e l’esistenza nel profondo. Se siamo qui a celebrare l’Eucaristia, e il nostro ritrovarci non è solo un rito, un’abitudine, è probabile che in qualche modo siamo stati conquistati anche noi da questa bellezza.
«Non so come sia accaduto», racconta un ragazzo coinvolto in una forte esperienza di fede: «Non l’ho voluto io e non ho fatto nulla perché accadesse… Mi è accaduto qualcosa che mi ha reso diverso, l’unica cosa davvero grande da quando sono vivo. Non avevo mai preso sul serio la sua presenza. Mi sento così bene davanti a lui…».
In ogni caso, è questa l’esperienza che tutti in Quaresima dovremmo fare.
Il giornalista Carlo Cremona parlando alla radio presentò Gesù come un uomo bellissimo. I pittori di ogni tempo si sono sbizzarriti e lo hanno dipinto per lo più come una persona particolarmente attraente. In realtà non conosciamo com’era fisicamente Gesù. La Sindone trasmette l’idea di un uomo imponente, così come fanno pensare a una personalità affascinante la folla che lo segue e gli apostoli che si abbandonano a lui. A Gesù vengono attribuiti i versetti del Salmo 45: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia…». Di fatto in questa vita non ci è dato di conoscere Gesù se non per fede. Ma per fede milioni di persone hanno dato la vita per lui. Affermano di averlo incontrato, e dicono che quell’incontro ha cambiato la loro vita. A tutto questo fa pensare la trasfigurazione di Gesù. Alla nostalgia di Dio.

La fede di Abramo
La prima lettura ci mette a confronto con la vocazione di Abramo, chiamato a lasciare la casa del padre, ad abbandonare la propria terra per una destinazione ignota. Abramo non può capire, ma si fida, obbedisce e stringe un’alleanza con Jahvè che lo renderà padre e capostipite di un popolo numeroso «come le stelle del cielo».
Può incuriosire l’accostamento che la liturgia fa tra il viaggio verso l’ignoto di Abramo e l’esperienza di Pietro. Coinvolto nella trasfigurazione, Pietro esclama estasiato di volersi fermare lì, sul colle, di voler preparare per Mosè, per Elia e Gesù tre capanne e prolungare quell’esperienza: «È bello per noi essere qui!».
Due atteggiamenti, quello di Abramo e di Pietro, che in ogni tempo sono stati presenti nella storia della Chiesa. La spinta a uscire, ad abbandonare, a pestare nuovi terreni per vie insicure alla ricerca del nuovo, fidando nello Spirito e nella parola di Dio che incalza e invia. Ma anche l’atteggiamento opposto, quello che parte da una sicurezza raggiunta, da un’esperienza talmente positiva e affascinante che ti prende in profondità e ti spinge a fermarti, a dedicarti solo a quello. Ma com’è capitato agli apostoli, Gesù non apre lì sul Tabor una casa di spiritualità, e li rimanda invece alla loro quotidianità. «Alzatevi», dice ai tre, presentandosi nel suo aspetto di sempre. Non più vesti bianche, né volti luminosi come il sole e voci dall’alto che invitano e rassicurano. Com’è stato per Abramo, bisogna partire, testimoniare, annunciare. Non è lecito fermarsi anche se è stato bello.

UN FATTO, UNA TESTIMONIANZA
«Pietro ci apre la strada con la sua esclamazione straordinaria: maestro che bello qui! E vorrei, balbettando come il primo dei discepoli, dire che anch’io ho sfiorato, qualche volta almeno, la bellezza del credere. Che anche per me credere è stato acquisire bellezza del vivere. La fede viva discende da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” che trema negli occhi e nella voce. La forza del cuore di Pietro è la scoperta della bellezza di Gesù…» (Ermes Ronchi).

 


 

 

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4. Parola da Vivere – 8 marzo 2020

8 marzo 2020
2ª DOMENICA DI QUARESIMA

Si salva chi ascolta Gesù

COMMENTO
La trasfigurazione, evento strano, che per i sinottici ha un’importanza straordinaria. Qualche studioso dubita che sia avvenuto davvero e lo legge come racconto
simbolico. Altri no. In ogni caso per noi è vangelo e tanto basta per cercare di comprendere la bella notizia che ci viene donata.

Gesù aveva annunciato la sua passione, morte e risurrezione.
Gli apostoli si erano spaventati, Pietro aveva reagito a modo suo e le aveva buscate di brutto. Gesù pensa bene di dare, solo ai tre più vicini (ma rappresentanti di tutti), un segno su cui riflettere e da cui trarre coraggio (sono gli stessi che terrà vicini, ma non abbastanza svegli, nel Getsemani). Gli altri forse non avrebbero capito o avrebbero potuto equivocare e aspettarsi l’uso di poteri divini per acquistare il regno terreno che sognavano. E questo è anche il motivo per cui i tre non ne potranno parlare agli altri prima della risurrezione.
Le parole che vengono usate per descrivere la «trasfigurazione » sono insufficienti, si capisce solo che Gesù diventa luminoso dal di dentro, facendo sfolgorare anche le vesti. Poi compaiono Mosè ed Elia: rappresentano tutto il Primo Testamento, la Legge e i Profeti, che si inchinano al Messia di cui avevano preannunciato la venuta. La nube luminosa e la voce di Dio ricordano e superano l’esperienza dell’Esodo per annunciare che Gesù non è «solo» il Messia, ma lo stesso Figlio del Padre eterno e bisogna ascoltarlo: difatti Gesù, dando la nuova Legge, completa e sostituisce Mosè e realizza, superandole di molto, le già straordinarie attese dei Profeti.
Secondo i calcoli degli esegeti, questa esperienza sul Tabor avviene durante la festa delle capanne, che gli israeliti celebrano per una settimana all’inizio dell’autunno, per festeggiare i raccolti dell’anno, per ricordare il tempo in cui, camminando verso la Terra Promessa, abitavano in capanne e per anticipare i tempi messianici in cui aspettavano di abitare in capanne preparate da Dio
stesso. Per questo Pietro se ne esce con la proposta di preparare tre capanne. Sembra quasi dire: sono felice che il Messia stia proprio qui. Ma forse pensa anche di voler prolungare un evento troppo bello, e la voce dalla nube stronca questo desiderio fin troppo umano, per «ordinare » non di godersi la presenza di Gesù ma di ascoltare la sua parola.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

1. Abramo non aveva tutto chiaro, si è fidato ed è partito. La fede è così. La pretesa di capire tutto prima di muoversi sulle strade del vangelo, nasconde la mancanza di fiducia nel Signore. Invece, chi si fida e parte sperimenterà la presenza e la benedizione del Signore, ogni giorno e in tutte le situazioni.
2. La chiamata del Signore è santa perché viene da lui e ci rende santi. Se rispondiamo con fede e amore, annunciando e testimoniando il vangelo, incontreremo difficoltà e forse persecuzione, ma in noi risplenderà la vita stessa di Dio e le persone di buona volontà se ne accorgeranno.
3. L’identità profonda di Gesù è invisibile agli occhi. È così anche per noi. Solo l’occhio della fede è capace di vedere in tutti dei figli di Dio, anche in coloro che non lo sanno o che non lo manifestano nelle parole e nelle opere.
4. «Ascoltatelo». Non ci viene «naturale» ascoltare Gesù, cioè obbedirgli, perché, con ciò che ci insegna o ci ordina, ci scomoda. Abbiamo bisogno di onestà interiore e di umiltà per riconoscere che, ascoltando altri maestri, siamo andati fuori strada. Solo Gesù ci porta sulla strada della verità e dell’amore, che non vengono mai meno, anche in mezzo alle difficoltà.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ripensiamo a un insegnamento di Gesù che ultimamente abbiamo trascurato e ci impegniamo a viverlo.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017