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4. Parola da Vivere – 16 febbraio 2020

IO TI DICO

Il «ma io vi dico» di Cristo Gesù ci sollecita a fare alcune cose. Non disperare mai dell’altro. Si deve dare il primato alla riconciliazione che si realizza solo se qualcosa muore in noi. Prima di essere nell’altro il male è in noi, per questo è importante vedere sempre gli elementi di positività che segnano comunque e sempre la vita di una persona: anche il poco che c’è, se scoperto e valorizzato diventa fonte di cose grandi e importanti. La parola, infine, ha un grande potere: essa può essere positiva, ma in non pochi casi può trasformarsi in qualcosa di profondamente negativo. La vigilanza sul parlare diventa un richiamo all’ubbidienza a Cristo e al dare valore all’essere. Il nostro compito è riconoscere e confessare la sua presenza, e rifiutare tutto quello che nega tale presenza.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 16 febbraio 2020

Discorso della montagna

Celebrante. Nel Discorso della montagna Gesù ci sollecita a vivere con coerenza la legge dell’amore. Ma i suoi insegnamenti risultano sovente troppo alti per la nostra fragilità. Con la Preghiera dei fedeli ora gli chiediamo che rafforzi le nostre volontà.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Padre, convertici al tuo amore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. I veri cristiani nel mondo accettano le esigenze radicali del Vangelo, e sanno infrangere le barriere dell’egoismo.
Perché anche noi dimostriamo la verità del nostro amore al Padre che è nei cieli attraverso il rispetto reciproco e il servizio dei fratelli, preghiamo.

2. Per il mondo: sia più concorde e pacifico. Il Signore ci chiede di portare il comandamento «Non uccidere» fino alle estreme conseguenze.
Perché non prevalga il più forte, ma ci comportiamo in ogni circostanza con il massimo rispetto per la vita e l’incolumità degli altri, preghiamo.

3. Per la santità della famiglia. In una società che a volte vorrebbe fare della trasgressione una virtù, il Signore chiede al cristiano grande delicatezza nel proprio comportamento intimo.
Perché sappiamo portare rispetto al corpo nostro e altrui, con una sensibilità morale che coinvolge anche la sfera del pensiero, delle intenzioni e dei desideri, preghiamo.

4. Per la lealtà nel nostro modo quotidiano di rapportarci con gli altri. Gesù si aspetta che siamo coerenti con la parola che abbiamo dato.
Perché – come ci ha chiesto – il nostro parlare sia «sì, sì, o no, no», nella franchezza e verità del nostro comunicare, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Essa è viva nella misura in cui fa propria la legge dell’amore, nella comprensione reciproca.
Perché la partecipazione all’unico pane eucaristico aumenti la nostra capacità di condivisione con i fratelli e sorelle che ci vivono accanto, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, il Discorso della montagna sembra troppo impegnativo per noi: sovente viviamo ben al di sotto del suo programma. Rendici forti, perché sappiamo realizzare con cuore libero le esigenze del Vangelo, in amicizia e solidarietà. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 16 febbraio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

PER I BAMBINI, ANCHE QUELLI CHE SONO ORMAI CRESCIUTI
I piccoli stanno attenti all’omelia come sanno, ma cercano anche loro di capire Gesù.
Per loro può servire una favola orientale.
È la storia di un santone musulmano che un giorno trovò lungo il ciglio della strada un mendicante, mezzo morto di fame.
Intenerito, subito lo soccorse, gli diede tutto ciò che aveva con sé.
E intanto pensava: «Ma Signore, perché non fai qualcosa per questo poveraccio?».
Poi tornò tranquillo a casa sua.
Di notte ebbe un sogno.
Sognò che il Signore veniva a trovarlo, e gli portava la risposta alla sua domanda.
Gli disse: «Sai? Io ho fatto qualcosa per quel mendicante. Io ho fatto te».


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 16 febbraio 2020

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

PADRE CHE HAI FATTO OGNI COSA – L. Migliavacca
(Nella Casa del Padre, n. 698 – Elledici)

R. Padre, che hai fatto ogni cosa dal nulla:
Santo, santo, santo è il tuo Nome!
Figlio, che regni glorioso in eterno:
Santo, santo, santo è il tuo Nome!
Spirito Santo di grazia e d’amore:
Santo, santo, santo è il tuo Nome!

1. Hai posto il tuo trono nel sole,
tu chiami le stelle per nome,
il cielo, cantando a te gloria, proclama:
Santo, santo, santo è il tuo Nome!

2. Il candido coro degli angeli,
la schiera gloriosa dei martiri,
la Chiesa, per tutta la terra, proclama:
Santo, santo, santo è il tuo Nome! (2v)

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9. Narrazione – 16 febbraio 2020

TRE FIGLI

Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua.
Presso la fontana, su una panca di pietra, sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi figli.
«Mio figlio», diceva la prima, «è così svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari».
«Mio figlio», sosteneva la seconda, «canta come un usignolo. Non c’è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella come la sua».
«E tu, che cosa dici di tuo figlio?», chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
«Non so che cosa dire di mio figlio», rispose la donna. «È un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale…».
Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa. Il vecchio le seguì per un pezzo di strada. Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo l’altro.
Le donne lo guardavano estasiate: «Che giovane abile!».
Il secondo giovane intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell’aria come un usignolo.
Le donne lo ascoltavano con le lacrime agli occhi: «È un angelo!».
Il terzo giovane si diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla, camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero al vecchio: «Allora che cosa dici dei nostri figli?».
«Figli?», esclamò meravigliato il vecchio. «Io ho visto un figlio solo!».

«Li riconoscerete dai loro frutti» (Matteo 7,16).


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 218 – Elledici 2016)

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1. Letture – 9 febbraio 2020

DOMENICA 9 Febbraio 2020

PRIMA LETTURA
La tua luce sorgerà come l’aurora.

Dal libro del profeta Isaia Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio] nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 111 (112)

Rit. Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.


SECONDA LETTURA
Vi ho annunziato il mistero di Cristo crocifisso.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Cf Gv 8,12

Alleluia, alleluia.
Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita.
Alleluia.


VANGELO
Voi siete la luce del mondo.

Dal vangelo secondo Matteo Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 9 febbraio 2020

SALE E LUCE

Isaia 58,7-10 – La tua luce sorgerà come l’aurora
1 Corinzi 2,1-5 – Mi presentai a voi nella debolezza
Matteo 5,13-16 – Risplenda la vostra luce

Regaliamo quello che abbiamo ricevuto
La linea che emerge dalle Scritture di questa domenica è innanzi tutto l’affermazione che ognuno comunica non solo e non tanto una conoscenza quanto un’esperienza. Ce lo suggerisce Isaia: la nostra luce brillerà e ogni ferita sarà rimarginata se avremo un cuore e uno sguardo attenti alla vita dell’altro, e questa attenzione è globale. Non si tratta solo di spezzare il pane con l’affamato, di vestire chi non ha nulla e neanche solo di accogliere nella nostra casa chi è senza tetto… perché possiamo comunicare e partecipare solo ciò che abbiamo a nostra volta ricevuto. Ci troviamo davanti a una concezione della vita che intreccia profondamente povertà, dono e comunione. In sé la vita di ciascuno è povera e, se abbandonato dagli altri, ciascuno può a malapena bastare a se stesso.

Doniamo nella comunione
Sappiamo, però, che a questa nostra vita povera viene «comunicata» una molteplicità di doni che la arricchiscono. Tutto ciò apre alla possibilità e, grazie a Dio, al desiderio di comunicare a nostra volta. Ma quale è il cammino per valorizzare la vita? Insieme alle cose ricordate bisogna fare un passo ulteriore, bisogna togliere l’oppressione, trasformare il dito puntato in mano aperta per accarezzare, stringere, bisogna benedire e non dire male. Tale comunicazione attraverso i doni diventa comunicazione di sé. Dice il profeta: «Spezza il tuo pane con l’affamato», cioè il «nostro» pane: tanto nostro da essere di fatto una parte di «noi stessi» che noi abbiamo il privilegio di spezzare con il fratello. Ognuno rimane povero, ma può ricevere e comunicare un dono. Questa comunicazione del dono genera una ricchezza incommensurabile: le espressioni «sale dalla terra» e «luce del mondo» attribuite a «poveri Cristi» ne sono l’evidente conferma.

Lasciamo che Dio operi
Il sale indica l’alleanza col Signore, dà sapore a ogni offerta, è capace di sanare. Restare «insipidi» è un rischio reale e non è privo di conseguenze, perché ci pone nella condizione di chi, trovata la perla, la sotterra. Se non appartiene all’uomo la capacità di diventare sale della terra, è in suo potere smettere di esserlo. Occorre considerare che è una qualità che si può perdere, e se la si perde l’avvenire è quello di essere calpestati e gettati via. Per non perdere la forza del sale, l’imperativo non è «fate opere buone», ma «risplenda la vostra luce». Non ci è chiesto di conformarci a un codice moralistico, perché le opere buone non sono «opera nostra» ma di Dio in noi: si è invitati a rinunciare ad essere protagonisti per lasciare che Dio operi in noi. Il vero imperativo è quello che illustra l’atteggiamento di Paolo nella seconda
lettura: «Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore» (1 Cor 2,3).

Veniamo illuminati dalla luce
Voi siete la luce del mondo: è un’affermazione molto ricca, che mostra la dignità che il Signore ha dato alla nostra carne, assumendola. Dicendo ciò Gesù rivela ai suoi discepoli la loro nuova situazione. I beati delle beatitudini sono sale della terra e luce del mondo. Non lo sono diventati in virtù di una loro capacità, ma sono stati fatti tali dalla chiamata, vera immersione nella morte e nella risurrezione di Cristo. È lui stesso la luce: Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo (Gv 9,5) che era stata preannunciata da Isaia: Il popolo che camminava nelle tenebre vide una gran luce (Is 9,1); e vista da Simeone: I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo, Israele (Lc 2,32). Ma anche noi ne partecipiamo, nella misura in cui seguiamo Gesù: Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8,12). Il dono della luce va custodito e condiviso con chi abita la casa, e investe ogni luogo e ogni persona. Riguarda tutti, non conosce confini: Io ti ho posto come luce alle genti perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra. Dio, che ha scelto la povertà per ricolmarla della sua ricchezza, invita i «poveri prediletti» a prendersi cura dell’indigenza di ogni uomo perché tutti siano partecipi del suo dono. Siamo invitati a condividere il dono del Signore con chi ancora non l’ha ricevuto e ad allargare la cura alla realtà familiare più vicina e alla famiglia umana più vasta, rendendola parte di noi, nostra carne. Nella celebrazione della carità siamo noi ad essere guariti dalle nostre infermità e proprio queste potranno diventare luoghi fecondi in cui germina la vita.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– C’è un fatto che vuoi presentare perché ha fatto luce nella tua vita?
– Quando e in che modo ti senti sale e luce?


IN FAMIGLIA
Prendiamo un pizzico di sale, lo mettiamo in bocca e ognuno descrive il sapore che sente.
Si accende un cero:
– lo si pone in mezzo alla tavola;
– lo si colloca in alto;
– lo si nasconde sotto un drappo.
Descriviamo la luce che emana nelle diverse posizioni, e proviamo a dire quale di queste luci «siamo noi».


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 9 febbraio 2020

• Is 58,7-10 – La tua luce sorgerà come l’aurora.
• Dal Salmo 111 – Rit.: Il giusto risplende come luce.
• 1 Cor 2,1-5 – Vi ho annunciato la testimonianza di Gesù Cristo crocifisso.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita. Alleluia.
• Mt 5,13-16 – Voi siete la luce del mondo.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

La luce risplende nelle tenebre. In Isaia le opere del popolo manifestano la luce di Dio, mentre nel Vangelo i discepoli stessi sono la luce di Dio: essi la possiedono e la loro vocazione è quella di irradiarla. La 2a lettura può essere considerata come un’illustrazione concreta del Vangelo: Paolo, discepolo di Cristo, è luce per le nazioni.

PRIMA LETTURA
Si situa nell’insieme del cap. 58 di Isaia, che descrive il digiuno gradito a Dio. Durante l’esilio, il popolo celebrava con giorni di digiuno le catastrofi che avevano segnato gli inizi della sua rovina. Le generazioni posteriori all’esilio, a poco a poco, ne smarriscono il ricordo. La tradizione tuttavia rimane: i giorni di digiuno sono scritti nel calendario e sono puntualmente osservati, ma soltanto come pratica formalistica, persino contestabile: «Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?» (Is 58,3). Il «digiuno gradito al Signore» non è il compimento di alcuni gesti meccanici, «piegare come giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto» (58,5). È una lotta contro ogni ingiustizia e un’occasione per ristabilire la giustizia di Dio. Una lotta per far scomparire dal paese «l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio». Un popolo, anch’esso oppresso e liberato, deve sentire l’obbligo di lottare contro tutte le forme d’ingiustizia. Il digiuno ha pure un aspetto costruttivo: è l’occasione per ristabilire la giustizia voluta da Dio, aprendosi alla condivisione con tutti coloro che sono sprovvisti di pane, di vestito e di alloggio. Questa lettura (Is 58,7-10) sottolinea le dimensioni del digiuno; si situa nella prospettiva universalistica del terzo Isaia: riguarda concittadini e stranieri; l’invito al digiuno si rivolge all’insieme del popolo e a ciascuno individualmente. Quest’ultimo aspetto è sottolineato dalla traduzione letterale del v. 7: «Non ritirarti da chi è carne tua», che ricorda Lv 19,18: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» e prepara Mt 25,40: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Il digiuno conduce a Dio. «Allora la tua luce sorgerà… Allora… il Signore ti dirà: eccomi». Le opere dell’uomo giusto rivelano il volto di Dio. Non si può digiunare per se stessi; condividendo con gli altri, l’uomo che digiuna si pone sullo stesso piano di coloro che sono privi del necessario e così scopre Dio e la sua luce.
Il digiuno è una costante della vita religiosa, e non solo del tempo di Quaresima. È necessario riscoprire il vero «digiuno eucaristico».

SALMO
Salmo tipicamente sapienziale; è nella linea della 1a lettura. La felicità dell’uomo giusto consiste nell’essere a immagine di Dio e disponibile ai suoi simili. Sulle labbra di Cristo, questo salmo assume tutta la sua pienezza.

SECONDA LETTURA
Durante il suo secondo viaggio missionario, Paolo è rimasto un anno e mezzo a Corinto. Ora la comunità è divisa. Paolo le ricorda ciò che desiderava per essa, quale fu il suo progetto missionario, il suo stile di evangelizzazione e la sua testimonianza.
– Il progetto missionario: «Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso».
– Lo stile di evangelizzazione: ad Atene, Paolo era partito dai problemi dei suoi uditori per portarli a Cristo. A Corinto agisce in modo completamente diverso; non fa appello alle qualità e alla pietà dei Greci… Il Vangelo è prima di tutto potenza dello Spirito.
– La sua testimonianza: Paolo si presenta così com’è: con molto timore e trepidazione. Non si serve delle astuzie del mestiere per essere più convincente; è umile servo del mistero di Dio.

VANGELO
L’ultima beatitudine, a differenza delle altre, interpella direttamente i discepoli: «Beati voi…» (vv. 11 e 12). Anche il Vangelo di questa domenica è scritto in questo stile diretto: «Voi siete…».
Le dimensioni del regno, quelle della missione dei discepoli, sono sottolineate da alcune espressioni complementari: «Il mondo, la terra, davanti agli uomini, a tutti quelli che sono nella casa».
Questo Vangelo presenta due metafore, il sale e la luce (la terza, quella della città, sembra secondaria). Sale e luce sono elementi costitutivi della vita umana: senza di essi non ha gusto né splendore.
Il simbolismo del sale è molteplice. Nel mondo semitico significa soprattutto la purificazione e la conservazione. Il sale conferisce valore e qualità a una cosa, purificandola e facendola durare. I sacrifici offerti a Dio vengono salati perché siano segno dell’alleanza duratura, puri e integri. I discepoli, sale della terra, hanno la missione di purificare e di rendere duratura l’alleanza di Dio con gli uomini.
Un altro significato del sale: insieme al pane è espressione di accoglienza, di ospitalità e di amicizia. «Sale e non zucchero» (Doncoeur).
Il tema della luce è molto frequente nelle Scritture: Dio crea la luce, Dio è luce. I discepoli sono i figli della luce… L’aspetto importante in questo Vangelo è l’irradiazione della luce. Fino allora Gerusalemme era la città della luce e tutti i popoli convergevano verso di essa. Ora la luce non è più collegata a un luogo di convergenza: si irradia e si diffonde; non è più un tesoro da mettere «sotto il moggio».


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La luce è indispensabile alla vita
Il sole è fonte e sostegno indispensabile della vita sulla terra; largisce al nostro pianeta un calore inesauribile, è una sorgente enorme di energia che l’uomo non è ancora riuscito a captare pienamente. Dio e la sua luce segnano tutta la storia dell’umanità, dal primo giorno della creazione (Gn 1,3) fino all’ultimo, quando Dio diffonderà la sua luce su tutte le nazioni riunite (Ap 21,24 e 22,5). L’opera di Dio ha una dimensione cosmica come quella del sole. Dio è «luce del mondo», «sol iustitiae», «verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge» (Lc 1,78).
L’uomo non può vivere senza luce. Essa assume in lui aspetti interiori di conoscenza, comprensione, abilità… L’uomo vuole vederci chiaro. Nel battesimo viene donata la luce (= illuminazione). L’uomo è nato per questo (è venuto alla luce), e noi preghiamo che dopo la sua morte abbia «la luce eterna». La luce non è una realtà a parte, è nella vita e l’illumina dall’interno. «Io sono la luce del mondo… Voi siete la luce del mondo». La Chiesa prega lo Spirito Santo: «O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli» (Pentecoste). Questa luce non si può nascondere, non si può mettere sotto il moggio. «Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini». La luce, se non può irradiarsi, si spegne.
Come irradiarla? Attraverso l’amore fraterno (1a lettura), attraverso la croce (2a lettura)… Non ci sono tecniche spirituali di irradiazione e di illuminazione. La luce è donata, ma deve essere incessantemente riscoperta. Il mezzo migliore per scoprirla in sé è quello di donarla incessantemente agli altri: un cieco non può guidare un altro cieco (Mt 15,14).
La luce di Dio non è un privilegio dei battezzati. «Voi siete la luce del mondo»: la luce è dovuta a ogni uomo, a tutte le nazioni. «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini». Noi siamo i portatori della luce di Dio. Essa normalmente è percepita a molta distanza, come una città collocata sopra un monte.

Il messaggio dell’apostolo è «salato»
Attualmente, il messaggio parlato ha grande importanza (radio, televisione, stampa). Nella nostra liturgia, l’omelia attira l’attenzione; lo stile e l’espressione sono curati… Ciò è importante, Paolo però sottolinea che nella trasmissione del messaggio cristiano il contenuto supera l’espressione. «Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza» (2a lettura); la fede si fonda sulla potenza di Dio e non sulle tecniche d’espressione. Un modello di predicazione è il discorso di Pentecoste (At 2). Nella liturgia, una brevissima preghiera può ricordare il posto primario di Dio nella proclamazione della Parola: «Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra».
La Parola di Dio ha l’efficacia del sale e i cristiani l’hanno ricevuta: «Voi siete il sale della terra». Il loro messaggio può essere salato oppure insipido. Questo sale è insostituibile: «Con che cosa lo si potrà render salato?». Questo sale non è fatto per essere conservato, si cristallizzerebbe, ma per essere utilizzato, unito agli alimenti e dar loro gusto, sapore e pieno valore. Paolo rivela il sale attraverso la sua parola, Isaia afferma che Dio si rivelerà soltanto attraverso le nostre opere… Paolo, infatti, annuncia l’opera essenziale e unica, l’opera di Dio, Messia crocifisso. In lui si trova la potenza di Dio, il sale della terra (predicare la croce, al giorno d’oggi, non è facile né comune; il problema è tuttavia attuale, i motivi non mancano).
Essere sale della terra è la vocazione e la missione degli apostoli e dei cristiani, non un complimento né un privilegio. Nella loro prima espressione queste parole furono rivolte ai Giudei che avevano la tendenza a rendere insipide le grazie di Dio, facendone dei privilegi personali che difendevano gelosamente.
La parabola del sale ricorda una certa urgenza di essere veri e autentici, altrimenti la gente calpesterà ciò che è insipido. I cristiani possono giungere al punto di togliere ogni gusto e utilità al messaggio di Cristo. Allora «grideranno le pietre» (Lc 19,40).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 9 febbraio 2020

SALE E LUCE

Il Signore ci dice « voi siete sale, siete luce»… non per tenere in noi il sapore, la luminosità, ma perché la vita di tanti sia resa piena di sapore, perché tutti quelli che sono nella casa ricevano la luce. E allora non ci sarà neanche bisogno di invocare il Signore, perché lui verrà a noi e ci dirà: «Eccomi». Lui, il Dio della vita, il Signore della storia al nostro invocare ci dirà: «Sono già qui». Per i doni ricevuti, l’esistenza può uscire dalla prigione della sua ansiosa solitudine per stringere relazioni con altri. La giustizia che ci precederà e la gloria che ci seguiranno saranno frutto dell’azione potente del Signore che opera in noi e per noi.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)