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3. Annunciare la Parola – 17 maggio 2020


17 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Il Padre vi darà un altro Consolatore

 


PER RIFLETTERE E MEDITARE

«Non vi lascerò orfani», promette Gesù, «tornerò da voi». Gesù pronuncia queste parole alla vigilia della sua passione e morte. Proprio nel momento più tragico della sua esistenza appare più preoccupato per loro che per sé, li invita a non avere paura, a non essere turbati, a non sentirsi soli nel momento in cui saranno chiamati alla prova più dura della loro vita e dovranno accorgersi della loro debolezza.

Tenerezza di Gesù

Sono le ultime raccomandazioni di Gesù prima della sua Pasqua. Gesù sa che «la sua ora» sta per compiersi, un’ora difficile e tragica. «Se mi amate», dice Gesù agli apostoli. E imbastisce un discorso pieno di tenerezza, quasi per far capire la fatica che fa a doversi separare da loro.

Gesù conosce lucidamente la fede ancora debole dei suoi apostoli e la prova che stanno per subire: lo dice a Pietro, lo dice a Giuda. Sa che lo tradiranno e lo abbandoneranno, che fingeranno di non conoscerlo, che perderanno fiducia nelle sue parole e si disperderanno. Ma Gesù non li libera da quella prova.

Li invita ad accogliere lo Spirito. Assicura che rimarrà ancora tra loro e per sempre. Lo Spirito abiterà in loro, dice: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore». Parole che gli apostoli comprenderanno solo dopo la sua risurrezione.

Pietro e Giovanni donano lo Spirito

Siamo ormai in attesa dello Spirito Santo, tra 15 giorni sarà Pentecoste. La prima lettura riferisce fatti avvenuti già dopo la prima discesa dello Spirito Santo. Il diacono Filippo in una città della Samaria rinnova l’esperienza di Cristo, predica e fa miracoli. E le folle lo seguono, c’è grande gioia in quella città. Filippo li battezza, e quando lo vengono a sapere gli apostoli, mandano Pietro e Giovanni, che pregano, invocano lo Spirito e si rinnova il prodigio della Pentecoste su quella folla di nuovi credenti. Da allora sarà sempre così. Sarà compito degli apostoli e dei loro successori invocare lo Spirito Santo sui nuovi battezzati.

Lo Spirito Santo sarà in ogni tempo novità di vita, fantasia divina. Indicherà le strade giuste per fare della nostra umanità una grande famiglia che si ama. Diceva mons. Antonio Riboldi: «Tutti sentiamo un grande, immenso bisogno che qualcuno ci ami, e il nostro egoismo preferisce quella sufficienza che è la dannata solitudine, l’inferno del cuore». È lo Spirito Santo, l’ultimo estremo dono di Gesù agli apostoli, che ci apre agli altri e ci rende comunità vive, consapevoli del filo rosso che lega mirabilmente gli avvenimenti del nostro tempo alla vita di Gesù.

Rendere ragione della nostra speranza

Il mondo non conosce lo Spirito, dice Gesù, ma si renderà presente ogni volta che saremo pronti a rispondere a chi domanderà ragione della speranza che ci anima. È ciò che dice Pietro alla sua prima comunità: tocca ai cristiani rendere ragione della loro speranza a un mondo che fa fatica ad averla. Cristiani che siano i primi a impegnarsi, gli ultimi a non arrendersi di fronte a un problema della società, nel mondo della professione e del lavoro, nel proprio ambiente di vita. Perché ovunque c’è lo Spirito di Dio, lì c’è amore, c’è spirito di iniziativa.

«Se mi amate», dice Gesù, verrà su di voi lo Spirito. È questa la sostanza del nostro cristianesimo, che non è prima di tutto una dottrina o un insieme di verità. Né si risolve soltanto in pratiche di pietà e di devozioni. Ma è un incontro di amore con la persona viva di Gesù di Nazaret. E attraverso di lui, è un incontro con il Padre e lo Spirito Santo che, come dice Gesù, addirittura abitano nell’animo di ogni credente.

Non viviamo quindi in un mondo orfano di Dio, ma da figli ne condividiamo fino in fondo i «sogni», che Cristo ci ha rivelati. Allora viene lo Spirito «consolatore», che ti fa capire che stai camminando per la strada giusta e che continua a illuminarti il cammino.

Gesù sale al cielo e abbandona visibilmente i suoi discepoli, ma dice che si renderà presente in ogni persona che un cristiano serve e ama. È in questo modo che si vive l’amore verso Gesù e si osservano i comandamenti, che si riassumono nell’«amare Dio e nell’amare i fratelli».

Prepariamoci dunque a celebrare la Pentecoste, che la Chiesa ci ha permesso di goderne un anticipo in questa domenica in cui lo Spirito viene promesso e atteso.

Attesa di novità, riassunta bene in questa espressione di un testimone speciale, il vietnamita card. F. X. Nguyen van Thuan, che dice: «Sogno una Chiesa che porta nel suo cuore il fuoco dello Spirito Santo, e dov’è lo Spirito c’è la libertà, c’è il dialogo sincero con il mondo e specialmente con i giovani, con i poveri e con gli emarginati, c’è il discernimento dei segni dei nostri tempi».

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Lo Spirito Santo ci trasforma veramente e vuole trasformare, anche attraverso di noi, il mondo in cui viviamo. Apriamogli la porta, facciamoci guidare da Lui, lasciamo che l’azione continua di Dio ci renda uomini e donne nuovi animati dall’amore di Dio, che lo Spirito Santo ci dona! Rimanete saldi nel cammino della fede con la ferma speranza nel Signore. Qui sta il segreto del nostro cammino! Lui ci dà il coraggio di andare controcorrente. Scommettete sui grandi ideali. Noi cristiani non siamo scelti per le cose piccole, ma per le cose grandi. Giocate la vita per i grandi ideali!» (Papa Francesco ai ragazzi della Cresima).

 

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4. Parola da Vivere – 17 maggio 2020

17 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Chi ama Cristo è amato dal Padre

COMMENTO

L’affermazione di partenza è che Gesù è una sola cosa con suo Padre. Aveva già detto che il Padre abita in lui e lui nel Padre e questo avviene perché egli ama totalmente Gesù e lui lo ricambia allo stesso modo. Gesù qui aggiunge che abita nei discepoli e loro in lui. Il modello del rapporto tra il Padre e Gesù si trasferisce nel rapporto tra Gesù e i discepoli. Una cosa inaudita, che neanche la fantasia più sfrenata poteva immaginare, diventa dono reale a disposizione di tutti coloro che amano non a parole, ma nella verità e cioè vivendo i comandamenti di Gesù, che nel vangelo di Giovanni sono due: credere in lui e amare i fratelli come lui li ha amati, fino a dare la vita… È proprio vero? Gesù dà due segni a dimostrazione.

Il primo: insieme al Padre manderà lo Spirito che continuerà la sua opera di Paràclito, cioè di difensore e consolatore, quella che Gesù ha esercitato in forma visibile dalla nascita alla morte; i discepoli faranno questa esperienza spirituale e «fisica» nello stesso tempo.

Il secondo: Gesù non abbandonerà i suoi amici, sarà sempre con loro, visibile realmente solo agli occhi della fede di chi, ricevuto l’amore del Padre e di Gesù, lo ricambia e diventa capace di vedere e comprendere il mondo di Dio attraverso Gesù (questo significa che Gesù gli si manifesterà).

Tutto questo è nascosto agli occhi di chi non vuol credere (il mondo, in questo brano), ma rimane poco comprensibile anche a chi dice di credere, pure abbastanza sinceramente, ma non ama come ha insegnato Gesù.

 

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Promesse incredibili ma dimostratesi vere negli apostoli. Sono anche per noi e si realizzano nella misura in cui camminiamo con Gesù e come lui. I santi l’hanno fatto, lo fanno e diventano segno della presenza di Gesù e dello Spirito.
  2. Il «mondo» non vede, non conosce e non può ricevere lo Spirito della vita. E noi vediamo che corre verso la morte. Il Signore è morto per salvare tutti. Ha voluto avere bisogno di collaboratori, cioè di noi.
  3. Basta amare, come lui. Siamo tutti in cammino su questa strada. Non è una meta raggiunta una volta per tutte, è una vita da spendere giorno per giorno, fino alla fine. Non siamo soli e non abbiamo soltanto le nostre forze.
  4. Essere la casa della Trinità. Solo l’amore di Dio poteva inventarlo e solo il nostro amore per lui e per i fratelli può realizzarlo. Abbiamo avuto tempo e ne abbiamo ancora; non sprechiamolo in cose inutili.

 

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Curare il dialogo personale e intimo con Gesù e offrirgli gesti di amore verso un fratello «difficile».


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 17 maggio 2020

17 maggio

6ª DOMENICA DI PASQUA

Il Padre vi darà un altro Consolatore


RICHIESTA DI PERDONO

    • Signore Gesù, rendici più significativi nella nostra testimonianza, abbi pietà di noi.
    • Cristo, che ci ami e ci doni il tuo Spirito, abbi pietà di noi.
    • Signore Gesù, dacci il coraggio di manifestare la nostra fede, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, risorgendo dai morti il Signore non ci ha abbandonati, ma ha promesso alla comunità cristiana il suo Santo Spirito. Preghiamo insieme e diciamo:

Manda su di noi il tuo Spirito, Signore.

  • Manda lo Spirito sulla tua Chiesa, Signore, perché porti ai più lontani la parola di salvezza, preghiamo.
  • Manda il tuo Spirito, Signore, in ogni angolo del mondo, soprattutto dove non c’è pace, amore, giustizia, preghiamo.
  • Manda il tuo Spirito, Signore, sulle nostre famiglie, perché siano segno di amore reciproco, preghiamo.
  • Manda su tutti noi il tuo Spirito, Signore, per renderci testimoni del tuo amore e della tua tenerezza di Padre, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, manda alla tua Chiesa il dono dello Spirito, perché diventi per noi sorgente di gioia e di vita nuova. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood –17 maggio 2020

6ª domenica di Pasqua «A» – 17 maggio 2020 – colore bianco

 

Io sono in voi

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 17 maggio 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


6ª domenica di Pasqua «A» – 17 maggio 2020 – colore bianco

 

Io sono in voi

 

 

È un ruolo che ha ricoperto Gesù: un maestro che ha seguito passo passo i suoi discepoli; un portavoce della verità che salva la vita. Ora che sta per lasciare fisicamente i suoi amici, si premura di consolarli con la promessa di un nuovo e immortale assistente: lo Spirito Santo.

 

 

PER CAPIRE

    • Paràclito. È una parola presa dal linguaggio giuridico: colui che in una causa è «chiamato vicino» all’imputato per assisterlo. Quindi il consulente esperto, il sostegno, il difensore; oggi forse diremmo il tutor. È invisibile (spirito) ma efficace, e guida alla verità.
    • Voi in me e io in voi. Gesù non sta parlando dell’esteriorità ma dell’interiorità, non dei corpi ma delle anime. Le idee e i sentimenti di Gesù, che sono specchio di quelli di Dio Padre, possono diventare quelli dei suoi discepoli. Nell’anima sono la stessa realtà.
    • Miei comandamenti. Il dono dello Spirito Santo rispetta la nostra libertà: siamo noi a dover scegliere se ascoltare i suoi suggerimenti e comportarsi bene! La sua voce sarà sulla stessa linea delle parole di Gesù: ama Dio con tutto te stesso e il tuo prossimo come se tu fossi lui. In questo comandamento si riassumono e si perfezionano tutti gli altri..

L’IMPEGNO

Lo Spirito Santo spesso ci parla attraverso la voce della nostra coscienza: quel misto di pensiero e sentimento che ci avvisa quando facciamo qualcosa di pericoloso o di malvagio! Prendiamo il proposito di ascoltarla e darle retta, sempre. Ci può salvare la vita.

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture e orazioni – 10 maggio 2020

V DOMENICA DI PASQUA

IO SONO LA VIA

 

ANTIFONA D’INIZIO

Cantate  al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi;
a tutti i popoli ha rivelato la salvezza. Alleluia.

Sal 97,1-2

COLLETTA

O Padre,
che ci hai donato  il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione,
perché a tutti i credenti in Cristo
sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:

O Padre,
che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che, aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini,
ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi
in sacerdozio  regale, popolo santo, tempio della tua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

PRIMA LETTURA

Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.

Dagli Atti degli Apostoli At 6,1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, veni- vano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».

Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelse- ro Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Fi- lippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia.  Li presentarono agli apo- stoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme  si moltiplicava  grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE              Dal Salmo 32 (33)

Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo  dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

 

SECONDA LETTURA

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio  regale.

 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo              1 Pt 2,4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini  ma scelta e preziosa  davanti a Dio,  quali pietre vive siete costruiti  anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio  santo e per offri- re sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cri- sto. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».

Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbedisco- no alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione  santa, po- polo  che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre al- la sua luce meravigliosa.

Parola di Dio.

 

CANTO AL VANGELO       Gv 14,6

Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Alleluia.

 

VANGELO

Io sono la via, la verità e la vita.

Dal vangelo secondo Giovanni                     Gv 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi so- no molte dimore.  Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù:

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conosce- te e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.

Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore.

 

ORAZIONE SULLE OFFERTE

O Dio, che in questo scambio di doni
ci fai partecipare alla comunione con te, unico e sommo bene,
concedi che la luce della tua verità sia testimoniata dalla nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

 

ANTIFONA ALLA COMUNIONE

«Io sono la via, la verità e la vita»,
dice il Signore. Alleluia. Gv 14,6

 

DOPO LA COMUNIONE

Assisti, Signore, il tuo popolo, che hai colmato della grazia
di questi santi misteri,
e fa’ che passiamo  dalla decadenza del peccato alla pienezza  della vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 10 maggio 2020

10 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la via, la verità e la vita

La domenica ci offre tre bellissime letture, ciascuna ricca di significato, anche se i temi proposti non sono in modo evidente collegati tra di loro. Il contesto è ancora quello pasquale, Gesù invita gli apostoli a non temere, ad avere fiducia in lui e si rivela in modo esplicito nella sua identità di Figlio di Padre. La prima lettura presenta la Chiesa nascente che di fronte a un problema nuovo trova una soluzione geniale e innovativa, e introduce i diaconi.

PRIMA LETTURA

Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.                                                 

La Chiesa, guidata dallo Spirito, impara a organizzarsi. La scelta dei sette diaconi non è che un esempio, ma molto significativo, dei problemi nuovi che la comunità deve affrontare. Mentre cresce la coscienza di essere chiamata a continuare in forma responsabile la missione salvifica di Gesù.

 

Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                                     At 6,1-7

 

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 32 (33)

Il salmista si mette nelle mani d Dio, lo glorifica, ed esalta la sua bontà e fedeltà.

Rit. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

 

SECONDA LETTURA

Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.      

Il primo papa esorta a riconoscere l’identità di ogni cristiano, salvato da Cristo, pietra angolare scelta e preziosa davanti a Dio. È grazie al mistero pasquale infatti che i cristiani e la Chiesa sono diventati stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo a cui Dio ha affidato il compito di proclamare le meraviglie da lui compiute.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo.                                                                  1Pt 2,4-9

 

VANGELO

Io sono la vita, la verità e la vita.    

Il brano fa parte dei «discorsi di addio» di Gesù ai discepoli, che l’evangelista colloca tra la sera del Giovedì santo e il momento dell’arresto. Gesù parla della sua andata al Padre. Ci va per «preparare loro un posto», dove potrà prenderli sempre con sé. È Gesù la «via» che rende questo viaggio possibile.

 

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                Gv 14,1-12


 

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3. Annunciare la Parola – 10 maggio 2020


10 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la via, la verità e la vita


PER RIFLETTERE E MEDITARE

Il contesto del brano evangelico di quest’oggi è quello del giorno degli addii, la sera del giovedì di Pasqua, vigilia delle ore drammatiche in cui Gesù sarà tradito e imprigionato. Gesù lava i piedi ai suoi apostoli. Giuda è appena uscito per consegnare il Maestro alle autorità ebraiche. Pietro rifiuta di vedere Gesù umiliato e non vuole lasciarsi lavare i piedi, ma presto lo rinnegherà: Gesù lo sa e glielo fa capire.

Gesù si rivela

Gesù parla del rapporto strettissimo che lo lega al Padre e agli apostoli. E, nello stesso tempo, rivela la sua più profonda identità: «Chi ha visto me ha visto il Padre… Io sono nel Padre e il Padre è in me». Dice di essere la strada, la via, la verità, la vita. E, proprio perché conosce bene gli apostoli, pare dire a loro, proprio nel momento che li sta abbandonando fisicamente, che potranno sempre contare su di lui e sulla sua presenza: «Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò», dice. E pensando ai problemi, alle difficoltà future e alle loro debolezze, li rassicura dicendo: «Chi crede in me compirà le opere che compio io e ne farà di più grandi». Aggiunge poi in modo esplicito che se saranno fedeli, condivideranno un posto insieme a lui presso il Padre: «Nella casa del Padre mio vi sono molti posti!».

Queste parole voglio infondere serenità e sicurezza e possiamo considerarle anche rivolte a noi. Perché anche noi siamo chiamati a condividere la missione di Gesù e a raggiungere la salvezza. E di questa salvezza conosciamo la strada, che è lui, Gesù.

Ci siamo messi anche noi al suo seguito e non dobbiamo turbarci, né arrenderci di fronte alle inevitabili difficoltà della vita.

Gesù affida agli apostoli la sua stessa missione

Gli apostoli sembrano assediarlo con le loro domande. Vogliono sapere, ma appaiono come li abbiamo sempre conosciuti: duri nel comprendere, poco lucidi soprattutto nell’accettazione piena di ciò che si compie attorno a Gesù. Tommaso, ma anche Filippo, più di altri, si rivelano stranamente stonati.

Del resto il Vangelo non risparmia agli apostoli l’immagine di persone incapaci di comprendere e tardi di cuore e nel complesso non sembrano fare bella figura. Eppure sono episodi raccontati da loro nel momento della predicazione e della nascita della Chiesa. E questo naturalmente depone a favore dell’autenticità storica di questi fatti.

Gesù invita gli apostoli, in vista della missione che affida a loro, a non turbarsi. Questo verbo indica molto più che la semplice paura. Chi si turba vacilla, dubita nel profondo, non ha più una visione lineare delle cose. E li incoraggia ad avere più fiducia nel Padre, ad avere più fede anche in lui. Ad essi che si disperderanno durante la passione e lo potrebbero essere anche nel momento in cui Gesù li abbandonerà in modo visibile e definitivo con l’ascensione, affida il compito di costruire la Chiesa e di assumere la sua missione.

L’istituzione dei diaconi

Il brano tratto dagli Atti degli apostoli ci parla dei diaconi, una figura che è stata rivalutata dal Concilio Vaticano II, e che poco alla volta sta trovando una buona valorizzazione nelle comunità.

La Chiesa degli apostoli si organizza e di fronte a un nuovo problema lo affronta con fantasia e senza paura di intraprendere qualcosa di inedito. Una Chiesa che ci piace, una comunità che è un organismo vivo.

Nascono da questa Chiesa i diaconi e la loro elezione appare solenne: di loro si elencano i nomi, così come per la scelta dei dodici apostoli: «Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia» (At 6,5).

Nella storia tra i diaconi ricordiamo figure straordinarie come san Lorenzo e Francesco d’Assisi.

Nella Chiesa di oggi per poter essere ordi­nato diacono permanente il candidato deve aver dato prova di essere impegnato in qualche servizio apostolico, essersi distinto tra i fedeli per lo spirito di fede, per l’amore alla Chiesa, e per una particolare disponibilità al servizio, al dialogo, alla collaborazione. Deve avere maturità e senso di responsabilità, predisposizione a comunicare con i poveri.

Inoltre deve avere almeno 25 anni se è celibe, e 35 se è sposato. Chi è celibe in seguito non potrà più sposarsi; chi invece è sposato deve avere il con­senso della moglie. Invece non hanno importanza né la classe so­ciale, né il titolo di studio del nuovo diacono, anche se in ogni diocesi si tengono corsi per qualificarli nel loro futuro ministero.

Il diaconato permanente è stata davvero una magnifica intuizione della Chiesa primitiva, e oggi viene rivalutato. Dobbiamo aspettarci in futuro altre novità? Certamente. Per esempio, riconoscere nella comunità cristiana maggior rilievo alla donna ai fini di una nuova evangelizzazione.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Il diacono Gino fa il camionista da tutta la vita in giro per il nord d’Italia. Il suo incarico è di preparare gli adulti al battesimo e alla cresima. «È un impegno che mi dà l’occasione di andare nelle case, di avvicinare famiglie di ogni tipo», dice. Mario invece fa il commercialista a Napoli, ed è amico di molti professionisti. Da giovane è stato ufficiale di marina. Albert è professore di pedagogia religiosa all’Università di Tübingen in Germania. Ha tre figli e fa il diacono nella parrocchia St. Laurentius, dove ha introdotto la catechesi familiare. André è un poliziotto parigino che ha avuto sin da ragazzo un posto fisso in parrocchia. Giuseppe fa il tranviere in una grande città del nord d’Italia Vive in un quartiere particolarmente bisognoso e cominciò a occuparsi dei ragazzi abbandonati, coinvol­gendo anche la moglie e gli amici. Diventare diacono per lui è stata una cosa naturale. I suoi compagni di lavoro gli dicono: «Ecco, accetterem­mo volentieri uno come te come nostro prete!».

 

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4. Parola da Vivere – 10 maggio 2020

10 maggio

5ª DOMENICA DI PASQUA

Io sono la via, la verità e la vita

COMMENTO

L’inizio del brano riporta delle espressioni tra le più affettuose di Gesù: da una parte vuole tranquillizzarli riguardo alla sua partenza verso il Padre, dall’altra, soprattutto, esprime il desiderio che i suoi amici stiano sempre con lui e si presenta quasi come colui che nella casa del Padre prepara per loro delle stanze accoglienti. Il movimento di Gesù si sviluppa  in quattro tempi:  vado,  torno  (non dice quando), vi prendo con me, abitate con me nel Padre. Tutto si sviluppa nel presente, perché Gesù abita già nel Padre, ma c’è anche un momento futuro, il ritorno definitivo  di Gesù, perché i suoi condividano la sua gloria.

Ma subito  si manifesta l’incomprensione dei discepoli.

Tommaso dice che non sa dove Gesù stia andando e si meraviglia  che Gesù pensi che loro conoscano già la via per arrivarci. Con pazienza Gesù ripete quello  che Tommaso, gli altri (e noi con loro) avrebbero dovuto  capire: sta andando dal Padre e la via per arrivarci è lui stesso. La metafora della via, si lega strettamente a quella della porta  del capitolo  10. Percorrere Gesù-via e attraversare la porta  non  richiedono adesione intellettuale, ma cambio di vita attorno ai due comandamenti giovannei: credere in Gesù e amare i fratelli.

Per Filippo, invece, c’è un rimprovero: «Come mai ancora non mi conosci? Perché non ti rendi conto di chiedere una cosa che ti ho già dato?». In tutto  il vangelo di Giovanni, Gesù si è sforzato  di far capire che il Padre è diventato visibile nell’incarnazione del Figlio. Tutto quello che lui ha detto viene dal Padre e tutto quello che lui fa è opera del Padre, perché egli non  fa altro che obbedire a lui. Filippo non ha ancora capito che Gesù è tutto ciò che si può vedere del Padre, perché sono una cosa sola. Non sono bastati tutti i segni che ha fatto.

Certo manca ancora il più grande segno, la sua morte e risurrezione. Per questo gli apostoli dovranno avere so- lo un po’ di pazienza. Ma non appena Gesù arriverà presso il Padre, dal momento che avrà realizzato  la sua missione  di salvezza, potrà  mandare il suo Spirito e potrà mettere a loro disposizione tutta la ricchezza e la potenza della sua risurrezione.

Possiamo rimanere perplessi di fronte alla promessa che i credenti  potranno fare opere  anche  più grandi  di quelle che Gesù ha fatto prima della Pasqua. Non si tratta di miracoli strepitosi, ma del completamento dell’opera che Gesù ha iniziato  con la sua morte  e risurrezione: Gesù ha portato il Vangelo a un territorio e a un numero limitato di persone, chi crede, grazie a lui e al dono  dello Spirito, porterà  il Vangelo e la salvezza fino ai confini della terra e fino alla fine di questo mondo.

 

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù esprime il desiderio che i suoi amici stiano per sempre  con lui e il Padre certamente lo esaudisce. Anche noi facciamo l’esperienza di questo desiderio  nei riguardi delle persone che amiamo. Se il desiderio è vero, come Gesù, siamo  disposti  a dare la vita per loro e preghiamo il Padre, che certamente ci ascolta, perché anche lui ha lo stesso desiderio.
  2. Gesù è la via. È la sua umanità la via che ci conduce al Padre; per questo lui si fa nostro modello di uomo-figlio di Dio e anche compagno di viaggio per guidarci, sostenerci,  rialzarci, nutrirci  con la sua parola  e il suo corpo e sangue.
  3. Gesù è la verità. La verità delle cose e delle azioni non è molto popolare in questo mondo. Il Signore ci comunica se stesso perché noi possiamo essere veri figli di Dio, vivere nella verità, dire la verità, testimoniarla, realizzarla.
  4. Gesù è la vita. La morte ha conquistato molta parte del cuore di tanti uomini, donne, giovani. La vita, che il Signore è e dona, è umano-divina, rinnova ogni uomo, vince la morte e ci proietta  nell’eternità.

 

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Leggere una pagina  del vangelo, per conoscere  e incontrare Gesù.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017