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2. Esegesi – Pasqua C, 21 apr ’19

(sulle letture della messa del giorno)

DIO LO HA RISUSCITATO

Atti 10,34a.37-43 – Gesù passò beneficando
Colossesi 3,1-4 – Cercate le cose di lassù
Giovanni 20,1-9 – La pietra era stata rotolata dal sepolcro

Il riferimento a un mondo trascendente
«Dio lo ha risuscitato» (At 10,40), l’apostolo Pietro così sintetizza l’evento centrale della storia. La risurrezione di Cristo è il fondamento della nostra fede ed è il regalo più grande che Dio abbia elargito all’umanità. Il primo e più semplice dono della Pasqua è quello di dare un senso e definire mete alla nostra vita che indichiamo così. Questo spostamento non è senza significato nella riflessione complessiva delle nostre realtà. Nella concezione secolarizzata della storia non c’è posto per una risurrezione dei morti. Ne consegue che un giusto riequilibrio è possibile soltanto se questo mondo in cui viviamo non è l’ultimo, ma rinvia ad un altro, nel quale tutti i torti saranno riparati. Diversamente questo mondo rimarrebbe la misura ultima, e in questo modo può essere che il guardiano del campo di concentramento risulti vincitore sulla sua vittima, il terrorista sulle persone cadute nei suoi attentati, il dittatore sul suo popolo, il pedofilo su quanti ha abusato.

Nessuno è padrone della storia
La vita cristiana è una continua attesa. Per il cristiano è Dio il Signore della storia e questa fede preserva l’uomo dalla pretesa eccessiva di essere responsabile del fine e della fine della storia. Con la risurrezione del Cristo la fine della storia è già iniziata. Con la redenzione è già iniziato il Regno di Dio, anche se non è ancora pienamente realizzato e si compirà solo alla fine dei giorni, al ritorno del Signore. Il fatto che il Regno di Dio sia già iniziato costituisce il conforto del cristiano. Il fatto che il suo compimento ancora manchi costituisce la sua speranza: «Noi siamo in costante attesa della venuta del Signore come spostamento della frontiera del mondo verso Dio e come continua calata di Dio nella storia del mondo» (D. M. Turoldo).

Il riferimento allo spirituale
Se il corpo nella concezione biblica è l’espressione piena della persona, è chiaro che la corporeità di Cristo non è solo carnalità storica, ma ha un’ulteriore dimensione. In tal senso Paolo dice: «Si semina un corpo animale e risorge un corpo spirituale» (1Cor 15,44). È la caratteristica del corpo risorto del Cristo che è per eccellenza spirituale, non perché eterno o evanescente, ma perché pervaso e animato dal divino, dall’eterno e dall’infinito. È in questa luce che si riesce a comprendere un dato ripetuto nelle narrazioni delle apparizioni del Cristo risorto. Infatti com’è possibile che Maria di Magdala giunta al sepolcro «dove era deposto il corpo di Gesù» scambi il Risorto col custode del giardino, lei che era stata trasformata da Lui e che l’aveva a lungo seguito (Gv 20,11-18)? La stessa esperienza scioccante di non riconoscimento si ripete per i discepoli di Emmaus: «I loro occhi erano impediti a riconoscerlo» (Lc 24,16). E perfino nella solenne manifestazione finale che chiude il Vangelo di Matteo ci riferisce che: «Quando lo videro, si prostravano, essi però dubitavano» (28,17). Per riconoscere il Cristo risorto non basta più la percezione sensoriale e razionale, è necessaria quella della fede, che ha un suo modo espressivo e i suoi segni: la chiamata diretta del Signore per Maddalena, l’incontro diretto col corpo di Cristo risorto per Tommaso incredulo, l’Eucaristia per i discepoli di Emmaus, la missione apostolica per gli Undici sul monte della Galilea.

La presenza della Chiesa
Con la risurrezione il Cristo glorificato va oltre la prigione del tempo e dello spazio. Apre una nuova presenza, quella del corpo eucaristico. È sulla scia di questo corpo dotato di un profilo inedito che si configura il corpo ecclesiale di Cristo. Per questa via si procede verso la grande affermazione che coinvolge direttamente il cristiano e la Chiesa: «Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?» (1Cor 6,15). Una definizione che sarà ulteriormente precisata dall’Apostolo, in base a un nuovo profilo secondo il quale Cristo «è il capo del corpo che è la chiesa» (Col 1,18). In Cristo si è fatto presente un corpo glorioso che è in se trascendente, ma si manifesta nella concretezza della comunità unita nell’amore: «Noi siamo un solo corpo in Cristo» (Rm 12,5). In tal senso il corpo di Cristo ci ricorda che se c’è qualcosa di sacro, il corpo umano è sacro, ed è chiamato a costruire la comunità dei credenti.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– La risurrezione cosa significa per la tua vita?
– Che cosa ti affascina maggiormente della Pasqua?

IN FAMIGLIA
A partire dalla riflessione proposta prova a dare una tua lettura dei passaggi che sono indicati:
– Riferimento a un mondo trascendente.
– Indipendenza dalla fine della storia.
– Riferimento allo spirituale.
– Valore della Chiesa.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – Pasqua C, 21 apr ’19

• At 10,34a.37-43 – Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
• Dal Salmo 117 – Rit.: Questo è il giorno di Cristo Signore: alleluia, alleluia.
• Col 3,1-4 – Cercate le cose di lassù, dove è Cristo; oppure: 1 Cor 5,6b-8 – Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Cristo, nostra Pasqua, è immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia.
• Gv 20,1-9 – Egli doveva risuscitare dai morti.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Il testo è un “kérygma”, una sintesi esatta del Vangelo, perfettamente conforme al piano dei sinottici.
È il primo annuncio ai pagani. Pronunciato a Cesarea, nella casa del centurione Cornelio, è inserito tra la visione di Giaffa (At 10,9-23) e la discesa dello Spirito sui pagani (At 10,44-47).
Pietro aveva cominciato il discorso manifestando la sua sorpresa: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto” (v. 34). Di fatto, in tutto l’episodio Dio ha l’iniziativa.
Pietro riassume gli avvenimenti ai quali i Dodici hanno partecipato (cf At 1,21-22); sottolinea la missione di testimonianza affidata loro. Tale missione, però, secondo lui doveva interessare soltanto “il popolo” (v. 42), cioè il popolo ebraico. A Cesarea, invece, comincia a rendersi conto che la missione è molto più vasta.
La testimonianza è essenzialmente testimonianza della Risurrezione, fondata su un’esperienza molto concreta: “Abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (v. 41).
E Pietro amplia la sua testimonianza: “Egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio” (v. 42). Quest’affermazione non è più fondata sull’esperienza, ma è propriamente un atto di fede in senso forte: la risurrezione ha fatto nascere negli apostoli la fede nella divinità di Gesù: in una prospettiva biblica, giudicare i vivi e i morti appartiene solo a Dio.
Un’ultima affermazione conclude il discorso: il messaggio dei profeti converge su Gesù Cristo, che chiama alla fede per la remissione dei peccati (cf At 2,38).

SALMO
Usato per la festa dei Tabernacoli. Per i cristiani è il salmo pasquale per eccellenza.
– La festa dei Tabernacoli, festa del raccolto, celebrata all’origine sotto capanne di frasche, è diventata una grande festa popolare che evoca i ricordi religiosi di Israele.
Questo spiega le esclamazioni di vittoria e di ringraziamento del testo: evocazione dei benefici di Dio verso il suo popolo.
– Per noi, la vera vittoria è quella della Pasqua di Cristo, vittoria sulla morte, la sua e la nostra. Le immagini di guerra (“Mi avevano spinto con forza per farmi cadere”, v. 13; “La pietra scartata dai costruttori…”, v. 22) richiamano per noi la Passione che termina con la vittoria di Pasqua. Pasqua è per eccellenza “il giorno fatto dal Signore”.

SECONDA LETTURA (A SCELTA)

Lettera ai Colossesi
Questo brano si trova fra un richiamo contro alcuni errori (cap. 2) e l’esortazione morale (cap. 3). Per comprenderlo, è bene considerarlo come la conclusione del richiamo, più che come l’inizio dell’esortazione.
“(Dio Padre) ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (1,13); “Perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza” (1,18). Paolo fa queste affermazioni pensando a coloro che vorrebbero condurre i Colossesi a osservanze di cibo, di bevande, di noviluni (2,16). Il che vorrebbe dire condurli al livello di questo mondo. I Colossesi devono invece cercare le loro ricchezze solamente in Cristo, nelle “cose di lassù, non in quelle della terra” (v. 2). Con queste parole, Paolo vuol colpire tutto ciò che non è ispirato dalla fede in Cristo (cf 3,5ss).
Il credente è perciò alla ricerca delle “cose di lassù” (v. 1): “Risorto con Cristo” (v. 1), che vive nella gloria di Dio, egli già da ora partecipa a questa vita prima di condividerla pienamente un giorno.
Pasqua è la festa nella quale ogni cristiano mette la propria vita nella vita del Cristo Risorto.

Prima lettera ai Corinzi
– Nella comunità di Corinto, un uomo dà scandalo (2 Cor 5,1s). Paolo invita a emarginarlo in modo che non si corrompa “tutta la pasta” (v. 6).
– Per l’occasione, Paolo allude a un’usanza degli Ebrei: per celebrare la Pasqua con pane senza lievito, cominciavano col far sparire dalla casa tutti gli avanzi di pane lievitato.
– La traduzione parla di “lievito”, mentre si dovrebbe parlare di “fermento”. Il “lievito nella pasta”, di cui parla il Vangelo (cf Mt 13,33), ha infatti un senso positivo, mentre il fermento può essere utile o nocivo. Qui Paolo sottolinea appunto l’azione nociva del far fermentare. Il Cristo risorto è la causa della nostra purificazione: per mezzo di lui diventiamo uomini nuovi (cf Ef 4,24; Col 3,10).

VANGELO
Tutti gli evangelisti attribuiscono alle donne il primo annuncio della Risurrezione (Mt 28,5-6; Mc 16,6; Lc 24,5). Giovanni parla soltanto di Maria Maddalena. Dei discepoli fa intervenire unicamente Pietro e “quello che Gesù amava” (v. 2). La scena sembra raccontata come un ricordo personale molto preciso.
La tomba viene trovata vuota. Tre reazioni diverse di fronte a questa constatazione. Maria Maddalena “vide che la pietra era stata ribaltata” (v. 1). Si affretta a informare i discepoli. Sarà necessario che Gesù le appaia e la chiami per nome, perché lo riconosca vivo (Gv 20,11-18). Pietro constata che nella tomba vuota tutto è in ordine, ma non manifesta alcuna reazione immediata di fede. “L’altro discepolo… vide e credette” (v. 8). In lui la fede è presente già prima di avere incontrato il Cristo risorto (cf Gv 20,29).
Per ognuno di questi tre primi testimoni della Risurrezione, la fede autentica è quella nel Cristo risorto.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Credo in Gesù Cristo
Pasqua, festa dei credenti, festa della fede.
Quando parliamo di fede, pensiamo a coloro che credono in Dio e a coloro che non ci credono. Spesso la nostra riflessione non va oltre, perché la nostra fede rimane deista: noi crediamo al “Dio dei filosofi e dei pagani”, colui che spiega l’esistenza del mondo e che conosceremo… quando l’anima sarà separata dal corpo.
Nella luce della Pasqua, invece, dobbiamo approfondire e rettificare questa nostra fede. È un dovere tanto più vivo in quanto dobbiamo testimoniare la fede in Cristo di fronte a coloro che hanno soltanto una fede deista, molto statica.
Noi crediamo in Gesù Cristo. Una fede che non è solo ammirazione per la sua persona e il suo messaggio. La fede autentica va ben oltre.
Giovanni ha visto la tomba vuota e ha creduto. Immediatamente la fede ha acquisito una nuova dimensione: il Dio della Bibbia non era più qualcosa del passato, era il Signore-Dio della vita, sempre presente. Tutto, la storia, le profezie, acquistava il suo vero senso. Infine, Gesù diventava per lui il Cristo; persino Gesù crocifisso – la sua passione e la sua morte – non erano più assurdità. Dopo la notte, sorgeva l’alba. Anche noi dobbiamo ora seguire i suoi passi. In Pietro, Maria Maddalena e tutti gli altri il progresso nella fede sarà più lento, ma arriveranno allo stesso riconoscimento. Paolo lo dice chiaramente quando ricorda ai Colossesi lo scopo della loro vita: “Risuscitare con Cristo” (2ª lettura, Col).
Credere in Gesù Cristo significa anche credere nel mistero della nostra vita personale. La nostra vocazione personale è oggetto di fede.
Siamo stati invitati a riconoscerlo rinnovando le nostre promesse battesimali. “La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio” (2ª lettura), ma fin d’ora partecipiamo alla sua risurrezione e la sua gloria si manifesterà in noi.

Testimoni del Cristo vivo
Testimone: una parola usata spesso, troppo spesso, col rischio di logorarla…
Gli apostoli sono dei testimoni unici. Hanno “udito, visto, contemplato” Gesù (1 Gv 1,1). L’hanno accompagnato dal battesimo alla risurrezione (At 1,22).
Ma la fede va sempre ben oltre l’esperienza, la constatazione. Si può benissimo non aver visto e unirsi ai testimoni nella fede. A sua volta, la fede apporta un’esperienza e una conoscenza nuove. Tutti noi conosciamo così, nella fede, Gesù risorto: egli era morto e ora vive per sempre, è il Vivente.
Noi ci sforziamo di regolare la nostra vita su di lui: anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della beatitudine, della speranza, della libertà, della gioia… Una vita totalmente orientata dalla risurrezione di Gesù (cf 2ª lettura, Col) è di per se stessa un messaggio.
L’amore della vita, il rispetto dell’uomo sono segni della fede. Dal momento che Dio non concede la vittoria alla morte, dobbiamo essere attenti alla vita che è in noi, negli altri, specialmente nei più minacciati. Bisogna rispettare la vita (1 Cor) e favorirla secondo lo spirito di Cristo (Col).

Vittoria!
– Si è giustamente rimproverato alla Chiesa di esser stata per molto tempo trionfalista. Ma possiamo dimenticare che porta in sé la vittoria di Gesù Cristo?
Il salmo 117 e la sequenza “Alla vittima pasquale…” conferiscono alla festa di Pasqua il tono che più le conviene. Pur nella loro sobrietà, le Scritture ci recano un’immensa liberazione. L’esistenza comporta un’angoscia proporzionata all’esperienza vissuta: sofferenze, fallimenti, assurdità, la morte che separa e che distrugge… L’uomo non può accettare tutto questo, non può ritenersi soddisfatto di fronte all’incertezza su tali problemi. La posta in gioco è la nostra vita e quella degli altri.
– Ma esiste una forza di vita alla quale possiamo unirci. “Morte e vita si sono affrontate… Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa” (Sequenza “Alla vittima pa¬squale”). È la luce che illumina tutte le nostre lotte di uomini, persino i conflitti più oscuri. In tal modo possiamo essere sempre “risorti con Cristo” (Col). Sicuri di vincere sempre fino alla vittoria definitiva, “quando anche noi saremo manifestati con lui nella gloria” (Col).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Pasqua C, 21 apr ’19

DIO LO HA RISUSCITATO
Quel Gesù che, vinta la morte, entra nell’intimità e nella gloria di Dio, ci dice quale sia anche la nostra strada e verso dove anche noi siamo incamminati. Sulle nostre povere e moribonde esistenze si è accesa una luce di speranza che non si spegnerà più. Così illuminati e consolati, possiamo tutti riprendere con serenità e fiducia il nostro pellegrinaggio verso il Regno dei cieli. Come ci è stato detto: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3,1).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Pasqua

«Egli doveva risuscitare dai morti» • Gv 20,1-9

Celebrante. Pasqua è la massima festa di noi cristiani: Gesù risorto vive per sempre, un mondo nuovo è cominciato con lui. Nella Preghiera dei fedeli chiediamo al Padre che la forza liberatrice di questo evento ci trasformi.

Lettore. Preghiamo insieme: Signore, vita e risurrezione nostra, ascoltaci.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. La tomba di Cristo, trovata vuota, è diventata la culla della Chiesa e di una nuova umanità.
Perché i credenti sappiano annunciare al mondo con gioia e gratitudine la risurrezione del Signore, e il loro messaggio sia persuasivo e bene accolto dagli uomini, preghiamo.

2. Per il Papa, i vescovi, i sacerdoti e i cristiani che prolungano l’opera del Cristo, e propongono al mondo la novità del Regno di Dio.
Perché siano i testimoni coraggiosi che indicano un futuro di speranza, e orientino gli incerti alla strada che porta a Cristo Signore, preghiamo.

3. Per le nostre famiglie. È bello pensare che l’evento pasquale viene celebrato in ogni casa, per la gioia di piccoli e grandi, nella sincerità e nella verità.
Perché sappiamo condividere il dono del Signore con una festosa ospitalità estesa anche ai poveri, ai dimenticati e ai sofferenti, preghiamo.

4. Per i cristiani presi nella morsa del dubbio, per gli increduli che vorrebbero credere, per tutti quelli che cercano con passione la verità.
Perché illuminati dalla grazia di Cristo, primizia dei risorti, tutti gli incerti possano giungere a scoprire la Pasqua come primavera della storia e del mondo, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale), che al mattino della Pasqua riconosce con gioia, nel pane spezzato e condiviso, il Cristo risorto per noi.
Perché sappiamo liberarci dalle incrostazioni del tempo e dalla tiepidezza, e ritrovando lo slancio dei primi cristiani, giungiamo a contagiare coloro che ci vivono accanto, preghiamo.

Celebrante. O Padre, nella Pasqua, centro e cuore della fede, conferma la nostra speranza in una vita al di là della morte. Fa’ che non ci lasciamo più vincere dal timore, ma collaboriamo a costruire un mondo migliore di fratelli rinnovati in Cristo. Lui che vive e regna nei secoli dei secoli.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Pasqua

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

SEGUIREMO ANCHE NOI IL PERCORSO DI CRISTO
– Dio, come ha risuscitato il Signore Gesù, farà risorgere anche noi con la sua potenza. Paolo apostolo (1 Cor 6,14)
– I cristiani non devono temere il futuro, perché Dio ci aspetta nel futuro. Alexandre Dumas
– Dio apre la porta del paradiso a tutti, entra chi vuole. Caterina da Genova
– Andrete in cielo non perché sarete contenti di voi, ma perché sarete contenti di Dio. Louis Evely
– Certi cattolici attendono la seconda venuta di Cristo più o meno con la stessa indifferenza con cui attendono l’arrivo dell’autobus alla pensilina. Ignazio Silone
– L’attesa delle ultime cose implica l’impegno per le penultime. D. Bonhoeffer
– Non è tempo di dormire, perché il paradiso non è fatto per i poltroni. San Filippo Neri
– Quando entreremo in paradiso, avremo tre sorprese. La prima: come mai non ci sono certe persone che io credevo sante? La seconda: misericordia! ma come mai sono entrati certi tipi sospetti? La terza: toh! ci sono anch’io. Anonimo
– Non c’è un «regno dei viventi» e un «regno dei morti»: c’è il «regno di Dio», e noi – vivi o morti – ci siamo tutti dentro. Georges Bernanos
– Se dall’aldilà nessuno è mai tornato indietro, vuol dire che non si sta poi così male. Roberto Gervaso
– Esiste una cosa che dà splendore a tutto: l’idea che ci sia qualcosa dietro l’angolo. Gilbert K. Chesterton
– Questo mondo è un preludio. Henri-Dominique Lacordaire
– Il meglio che questo mondo ha da offrire, è la nostalgia di un altro mondo. Martin Kessel
– A ciò che è accaduto, il mio «grazie». A ciò che accadrà, il mio «sì». Dag Hammarskjoeld


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Pasqua

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

LUCE SPLENDA NELLA NOTTE – Turoldo-Guglielmi
(Nella Casa del Padre, n. 11 – Elledici)

1. Luce splenda nella notte,
splenda Cristo nella vita,
tutti acclamino al Signore!

2. Questo è giorno senza fine,
giorno atteso dalle cose:
pur chi piange abbia fede.

3. Dalla grazia rinnovati,
qui il Risorto ci confermi
tutti liberi e fratelli.

4. Alla cena, come allora,
entri e dica: «Pace a voi!
Il mio Spirito vi dono!

5. Come il Padre mi ha mandato,
così mando voi nel mondo:
dite a tutti quanto li amo».

6. Cristo luce, o Salvatore,
tu, l’immagine dell’uomo,
fa di noi la tua dimora.

7. Gloria al Padre onnipotente,
gloria al Figlio redentore
e allo Spirito Amore. Amen.

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9. Narrazione – Pasqua

LA PIETRA AZZURRA

Il gioielliere era seduto alla scrivania e guardava distrattamente la strada attraverso la vetrina del suo elegante negozio.
Una bambina si avvicinò al negozio e schiacciò il naso contro la vetrina.
I suoi occhi color del cielo si illuminarono quando videro uno degli oggetti esposti.
Entrò decisa e puntò il dito verso uno splendido collier di turchesi azzurri.
«È per mia sorella. Può farmi un bel pacchetto regalo?».
Il padrone del negozio fissò incredulo la piccola cliente e le chiese: «Quanti soldi hai?».
Senza esitare, la bambina, alzandosi in punta di piedi, mise sul banco una scatola di latta, la aprì e la svuotò.
Ne vennero fuori qualche biglietto di piccolo taglio, una manciata di monete, alcune conchiglie, qualche figurina.
«Bastano?» disse con orgoglio. «Voglio fare un regalo a mia sorella più grande. Da quando non c’è più la nostra mamma, è lei che ci fa da mamma e non ha mai un secondo di tempo per se stessa. Oggi è il suo compleanno e sono certa che con questo regalo la farò molto felice. Questa pietra ha lo stesso colore dei suoi occhi».
L’uomo entra nel retro e ne riemerge con una stupenda carta regalo rossa e oro con cui avvolge accuratamente l’astuccio.
«Prendilo» disse alla bambina. «Portalo con attenzione».
La bambina partì orgogliosa tenendo il pacchetto in mano come un trofeo.
Un’ora dopo entrò nella gioielleria una bella ragazza con la chioma color miele e due meravigliosi occhi azzurri.
Posò con decisione sul banco il pacchetto che con tanta cura il gioielliere aveva confezionato e dichiarò: «Questa collana è stata comprata qui?».
«Sì, signorina».
«E quanto è costata?».
«I prezzi praticati nel mio negozio sono confidenziali: riguardano solo il mio cliente e me».
«Ma mia sorella aveva solo pochi spiccioli. Non avrebbe mai potuto pagare un collier come questo!».
Il gioielliere prese l’astuccio, lo chiuse con il suo prezioso contenuto, rifece con cura il pacchetto regalo e lo consegnò alla ragazza.
«Sua sorella ha pagato. Ha pagato il prezzo più alto che chiunque possa pagare: ha dato tutto quello che aveva».

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna» (Giovanni 3,16).


tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 353 – Bruno Ferrero, Elledici)

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1. Letture – Le Palme

Alla commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme

VANGELO
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca 19,28-40

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel
villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del
monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
«Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
Parola del Signore.

 


Alla Messa

PRIMA LETTURA
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi,
sapendo di non restare confuso.
(Terzo canto del Servo del Signore)

Dal libro del profeta Isaìa 50,4-7

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE Sl. 21(22)

R. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

SECONDA LETTURA
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési 2,6-11

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio

CANTO AL VANGELO Fil 2,8-9

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

PASSIONE SECONDO LUCA ANNO C (dialogata)

Alla lettura della Passione non si usano né i ceri né l’incenso. Il Cronista inizia subito la narrazione senza il saluto: «Il Signore sia con voi».

VANGELO
La passione del Signore.

C. Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca (22,14 – 23,56)

C. Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro:
+ «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».
C. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse:
+ «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
C. Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
+ «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me».
C. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo:
+ «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!».
C. Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo. E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse:
+ «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».
C. E Pietro gli disse:
S. «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte».
C. Gli rispose:
+ «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».
C. Poi disse loro:
+ «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?».
C. Risposero:
S. «Nulla».
C. Ed egli soggiunse:
+ «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento».
C. Ed essi dissero:
S. «Signore, ecco qui due spade».
C. Ma egli disse:
+ «Basta!».
C. Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro:
+ «Pregate, per non entrare in tentazione».
C. Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo:
+ «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».
C. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro:
+ «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».
C. Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
+ «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?».
C. Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero:
S. «Signore, dobbiamo colpire con la spada?».
C. E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo:
+ «Lasciate! Basta così!».
C. E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani:
+ «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».
C. Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse:
S. «Anche questi era con lui».
C. Ma egli negò dicendo:
S. «O donna, non lo conosco!».
C. Poco dopo un altro lo vide e disse:
S. «Anche tu sei uno di loro!».
C. Ma Pietro rispose:
S. «O uomo, non lo sono!».
C. Passata circa un’ora, un altro insisteva:
S. «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo».
C. Ma Pietro disse:
S. «O uomo, non so quello che dici».
C. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente. E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano:
S. «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?».
C. E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero:
S. «Se tu sei il Cristo, dillo a noi».
C. Rispose loro:
+ «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio».
C. Allora tutti dissero:
S. «Tu dunque sei il Figlio di Dio?».
C. Ed egli rispose loro:
+ «Voi stessi dite che io lo sono».
C. E quelli dissero:
S. «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
C. Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo:
S. «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re».
C. Pilato allora lo interrogò:
S. «Sei tu il re dei Giudei?».
C. Ed egli rispose:
+ «Tu lo dici».
C. Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla:
S. «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna».
C. Ma essi insistevano dicendo:
S. «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui».
C. Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.
C. Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro:
S. «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà».
C. Ma essi si misero a gridare tutti insieme:
S. «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!».
C. Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano:
S. «Crocifiggilo! Crocifiggilo!».
C. Ed egli, per la terza volta, disse loro:
S. «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà».
C. Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse:
+ «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
C. Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva:
+ «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
C. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo:
S. «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
C. Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano:
S. «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».
C. Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava:
S. «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!».
C. L’altro invece lo rimproverava dicendo:
S. «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
C. E disse:
S. «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
C. Gli rispose:
+ «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
C. Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse:
+ «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».
C. Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

C. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo:
S. «Veramente quest’uomo era giusto».
C. Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

C. Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)