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2. Esegesi – Le Palme C

FUORI DALLA CITTÀ

Isaia 50,4-7 – Il Signore Dio mi assiste
Filippesi 2,6-11 – Umiliò se stesso
Luca 22,14-23,56 – Oggi con me sarai nel Paradiso

L’assistenza nel momento più duro
La liturgia della Domenica delle Palme anticipa la narrazione dell’intera passione del Signore, fino alla sepoltura. Colui che viene nel nome del Signore, pur tra la folla acclamante, conosce bene ciò che l’attende: viene a morire, come il grano di frumento si annienta nel solco per risorgere poi come spiga offerta alla fame di tutti. I due aspetti del mistero pasquale, la gloria e l’immolazione, sono indissolubili. L’inviato di Dio, il Figlio di Davide, che assapora un’ora di acclamazioni e di lodi, in realtà è già una vittima designata e consapevole. Egli sa che il suo procedere tra la gente festante lo avvia all’immolazione e lo avvicina a quell’altare del suo sacrificio che sarà l’altura del Golgota. D’altra parte, nella sua crocifissione sta la sua vera e sostanziale vittoria, come aveva lui stesso predetto: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32).

Il cammino pieno di contraddizioni
L’obbedienza di Gesù al Padre lo porta a rinunciare a tutto, a spogliarsi di ogni cosa fino a diventare servo e servo oltraggiato, perché tutta la storia dell’umanità diventi storia di salvezza. Il cammino verso la croce di Gesù, per portare al mondo la vita, è un cammino umano con tutte le contraddizioni e le ambiguità dell’esistenza di ognuno di noi. Tutta la passione di Gesù è racchiusa tra le esaltazioni della Domenica delle Palme e il grido «Crocifiggilo» del Venerdì Santo. Sono avvenimenti pieni di contraddizioni, come lo è la stessa nostra vita di persone umane, è un cammino di paura e di speranza, di angoscia e di abbandono, di coraggio e di agonia. Il racconto della passione è il racconto di ogni passione e di ogni morte. Che nella passione e morte del Signore diventano cammini di salvezza e di redenzione. È dinanzi all’apparente nullità del Cristo che ogni ginocchio si piegherà nei cieli e sulla terra, è attraverso questa nullità che si può proclamare la gloria del Signore. Con la passione di Gesù, la gloria di Dio si ferma sull’alto di un patibolo e ogni volta che si ripete sulla terra l’agonia di un solo figlio, lì si rende vera la passione di Cristo Gesù.

Lo scandalo per il rinnovamento
L’autorità religiosa posta nel mondo come aiuto ai poveri nel loro cammino verso Dio, diviene luogo di privilegi e d’invidia, e l’autorità civile, posta al potere per servire, diviene fonte di violenza e di morte. Ma la croce di Cristo Gesù diverrà il simbolo della disfatta del potere umano, perché Dio vince nel momento del massimo scandalo. Gesù si lascia vincere, perché solo così l’amore arriva anche a coloro che lo hanno condannato. Egli è morto per tutti e soprattutto per i nemici. La Chiesa, e noi in essa, è chiamata a ripercorrere nella sua quotidiana vicenda l’avventura salvifica del suo Sposo, che è la sola causa efficace di rinnovamento autentico dell’umanità e dell’intero universo. Accolta o rifiutata, ammirata o incompresa, amata o perseguitata, la Chiesa non cessa di camminare nella fedeltà dietro il suo Salvatore. Come Lui, accetta con semplicità gli osanna, le rare volte che le vengono tributati. E con la stessa semplicità si dispone a essere processata e condannata unitamente al suo Maestro e Signore. Tutto e sempre ai fini di partecipare alla grande impresa della salvezza di tutti.

L’eredità isolata sul Golgota
Sulla cima del Golgota, relitto solitario dell’immane tragedia, rimane la croce. Appare quasi la nostra unica eredità; l’eredità che in quella tremenda e benedetta sera viene consegnata alla stirpe di Adamo e si colloca per sempre al centro della dolorante storia degli uomini. La croce si inserisce nella nostra quotidiana vicenda come il solo messaggio di speranza che ci sia mai arrivato, come il segno di ogni possibile salvezza, come la raffigurazione sorprendente e inattesa dell’inaudita misericordia del Dio creatore e Padre verso di noi.

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Ci sono contraddizioni nella vostra vita?
– Che cosa ti spaventa maggiormente della croce?

IN FAMIGLIA
Insieme guardiamo per una volta non solo alle fatiche di casa, ma proviamo a mettere in bella vista le croci che affliggono il mondo, la comunità a cui apparteniamo e le persone che conosciamo.
Sono tante e non tutte possono essere accolte.
Mettiamo a fuoco una fatica che crocifigge una persona e proviamo a individuare in che modo possiamo alleviare questa difficoltà.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – Le Palme C

PER COMPRENDERE LA PAROLA

A. L’ENTRATA MESSIANICA

Le Palme (Lc 19,28-40)
La domenica delle Palme ci introduce nella settimana della Passione. La prospettiva liturgica però non corrisponde esattamente alla prospettiva del Vangelo. Per Luca l’entrata a Gerusalemme non è l’inizio (profetico e glorioso) del racconto della Passione. Dopo questa entrata, vi è tutto il ministero di Gesù a Gerusalemme: 19,41-48; 20; 21. Il rapporto con la Passione esiste, naturalmente, ma dentro un contesto più vasto.

a) La salita a Gerusalemme
Una parte importante di Luca presenta la salita di Gesù a Gerusalemme (da Lc 9,22 [o 9,51] a 19,48).
1. Itinerario simbolico da una parte e, dall’altra, rivelazione di Cristo sul proprio destino, sulla natura del Regno che instaura e sul destino dei discepoli a lui legati: Gesù è il Messia aspettato. Egli viene a regnare dove regna Dio. Tuttavia il suo stile messianico è inatteso, sconcertante, scandaloso (1 Cor 1,23).
L’entrata a Gerusalemme è la conclusione della sua lunga marcia.
Due versetti importanti si corrispondono, sottolineandone la decisione: il mettersi in cammino: “Si diresse decisamente” (alla lettera: “Fece il viso duro per”) (9,51); all’inizio dell’ultima tappa: “Proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme” (19,28).
2. Questa entrata
– è messianica, in senso regale, con l’approvazione di Gesù (lui stesso ne prende l’iniziativa):
– la folla organizza un piccolo trionfo;
– le acclamazioni sono rivolte al Re, a colui che viene nel nome del Signore. Nel v. 38b è ripresa l’acclamazione degli angeli che annunciavano il Salvatore. L’asino è una cavalcatura usata anche per le personalità. Ma qui si tratta di qualcosa di unico, perché su quell’animale nessuno ancora è salito;
– è umile e pacifica;
– se il puledro è all’occorrenza una cavalcatura regale, si contrappone al cavallo, cavalcatura di guerra (cf Os 1,7; Sal 146,10; ecc.).
Il quadro evoca Zc 9,9, una delle rare profezie del Messia umile e pacifico.
La pace, come a Natale, si muove nella stessa direzione.
In altre parole, la scena delle Palme afferma il Messianismo e il suo carattere anti-trionfalista, entrambi nello stesso tempo. È proprio l’avvento del Messia, che non è né un conquistatore, né un capobanda rivoluzionario.

b) Gerusalemme
Gerusalemme e il tempio hanno un grande posto simbolico in Luca. Si vedano i vangeli dell’infanzia. Tutto parte dal tempio (1,9). Gesù sale due volte (e più) a Gerusalemme e al tempio (2,22-38 e 2,41-50). È il luogo dell’incontro con Dio e col popolo credente. È il luogo del conflitto e dell’avvento secondo la speranza di Israele. Ma oggi la speranza si allarga all’intera umanità.
L’entrata di Gesù lo conduce fin nel tempio. Non è più soltanto l’entrata simbolica del bambino riconosciuto dai profeti. È l’entrata nel conflitto già cominciato, con una autorità già pienamente in atto.
È l’annuncio supremo e l’inaugurazione d’un nuovo modo di presenza di Dio nel tempio.

B. LA MESSA DELLA PASSIONE

PRIMA LETTURA
Sui canti del Servo, si veda Venerdì Santo, 1ª lettura. Oggi leggiamo l’inizio del terzo canto.
– Il Servo non oppone resistenza a Dio. Al contrario, la sua attenzione alla Parola lo stimola. Egli si lascia istruire.
– Non si oppone con la violenza alla violenza degli uomini.
– Ripone tutta la fiducia in Dio, il quale, egli ne è convinto, viene in suo soccorso.
– Col suo comportamento incoraggia a sua volta chi non ne può più.

SALMO
Invocazione di aiuto rivolta a Dio da un uomo perseguitato. Non è un canto di disperazione. Gli ultimi versetti (20-32) sono un inno di riconoscenza. Nella sua fiducia in Dio, l’uomo, pur stremato, è già sicuro della salvezza. Gli ultimi tre versetti usati oggi (20.23.24) fanno parte di questa finale e ci orientano già verso la Risurrezione.

SECONDA LETTURA
Inno liturgico ripreso da Paolo. Uno dei testi cristologici più antichi che possediamo.
Cristo avrebbe potuto essere il Messia trionfatore, imponendo a tutti di riconoscerlo per ciò che era. Invece ha preferito mettersi del tutto al livello degli uomini, anzi s’è abbassato ancor di più: fino alla morte più umiliante. Egli è il Servo (Is 53).
Mentre la prima via non ci avrebbe insegnato né recato niente, la via dell’umiliazione ci rivela direttamente Dio.
Cristo innalzato sulla croce (Gv 12,32) è già innalzato nella gloria, diventato Signore ai nostri occhi. È il paradosso cristiano d’un Dio che si manifesta non nella potenza, ma nella pazienza, nel servizio, nell’umiltà, nel dono della propria vita, nell’amore.
Si può infine sottolineare che questo cammino di annientamento, che giunge fino al tempio della gloria, è proprio lo stesso presentato nel Vangelo di Luca. Salendo con decisione verso Gerusalemme, Gesù arriva al tempio dov’è la gloria di Dio, il che si realizza effettivamente nella Passione-Risurrezione.

VANGELO: LA PASSIONE

1. Lettura sintetica
a) La Passione nei quattro Vangeli è una parte importante del testo, quasi “sproporzionata”. E non è un fatto di per sé naturale. Infatti, perché nella luce della Risurrezione (che era il clima di partenza del Vangelo) non si sono lasciati in ombra i cattivi ricordi, come una breve e dolorosa parentesi, per sottolineare invece le opere meravigliose e la grandezza della dottrina di Gesù? Questo sarebbe stato un comportamento naturale.
Però avrebbe portato a un atteggiamento di evasione di fronte alle prove della vita e della condizione cristiane. Avviene quindi il contrario: la Passione, seguita dalla Risurrezione, reca la luce per la vita.
b) La Passione ha, nel complesso, la medesima struttura non solo nei Sinottici, ma in tutti e quattro i Vangeli.
Ciò significa che fin dall’inizio della predicazione si fissò uno schema ben preciso. Ognuno poi lo completò dandogli un parziale orientamento secondo le proprie fonti e i propri intendimenti: Marco: più kerigmatico; Matteo: più ecclesiale e dottrinale; Luca: più personale ed esortativo (Gesù traccia la via); Giovanni: sottolinea la libertà di Cristo e la sua regalità (vedi il Venerdì Santo).

2. Lettura analitica
a) L’arresto
– Luca descrive con più discrezione degli altri ciò che è sconcertante negli avvenimenti riguardanti Gesù.
– La formulazione delle parole di Gesù mette in guardia ogni discepolo infedele; Gesù conosce chi è infedele: “Con un bacio tradisci…”.
– Il rifiuto della spada è ugualmente una direttiva per la futura storia della Chiesa.
b) Il processo giudaico
– Comincia col sottolineare il comportamento del discepolo, il suo disagio durante la comparizione di Gesù (rinnegamento di Pietro). Al momento del rinnegamento, non siamo ancora arrivati agli oltraggi e ai crudeli trattamenti. Lo provoca già il solo esser portato in giudizio.
– Pietro però si pente e piange. Non è più dalla parte di coloro che lo insultano. È già sulla strada della partecipazione penitente alla Passione, anche se Gesù rimane solo a soffrire la passione che ci salva.
c) Il processo romano
Luca sottolinea l’innocenza riconosciuta di Gesù (opposto a Barabba) e ciò ha un valore esemplare. Se i cristiani vengono portati in giudizio e condannati, è necessario che siano innocenti.
d) Il Calvario
Luca scrive soprattutto il Vangelo del discepolo, per mostrargli i diversi comportamenti che gli convengono.
– Simone di Cirene viene “caricato” della croce (carico affidato e nello stesso tempo imposto come una pena).
– Le donne devono prendere coscienza di ciò che minaccia tutti i peccatori.
– Le folle “si battevano il petto”.
– Gesù perdona a coloro che l’hanno crocifisso.
– Le derisioni percorrono l’intera scala della volgarità per arrivare ai ladroni. Segue la conversione del buon ladrone.
– Gesù muore invocando il Padre.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

L’omelia si può tenere in diversi momenti della celebrazione. Può essere sostituita da brevi introduzioni, che richiamino la mente e il cuore sui diversi passi della Scrittura che oggi ci parlano di Cristo.
Qualora si preferisca una vera omelia, si abbia l’avvertenza di tenerla breve: ad esempio, si potrà con poche frasi introdurre ad un silenzio meditativo.

La gloria di Gesù
L’entrata di Gesù nella città di Gerusalemme in mezzo alle acclamazioni è stata per lui un “trionfo” modesto e subito contestato.
Per Gesù, la gloria piena è stata l’entrata nella Gerusalemme celeste il giorno dell’Ascensione.
Procedendo in processione, con le palme in mano, noi cerchiamo, in modo senz’altro modesto, di celebrare colui che oggi è il Signore della gloria. Più che un atto liturgico, ciò che da parte nostra glorifica il Signore è di fare realmente “Re” della nostra vita colui del quale osserviamo i comandamenti e di cui accettiamo lo Spirito.
Questo Spirito ci aiuta a far nostro il comportamento del Servo, che ogni giorno ascolta come uno che si lascia istruire (1ª lettura). E questo Spirito di Gesù ci porta ad accettare come Cristo lo spogliamento di noi stessi (2ª lettura). Tanto che glorificare Gesù vuol dire, paradossalmente, accettare come lui le umiliazioni e la croce e dirgli come il buon ladrone: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

Il cammino della croce
Nella 2ª lettura, s. Paolo mette implicitamente in opposizione il primo Adamo e il secondo, Gesù.
Il primo Adamo ha cercato la gloria “rivendicando l’uguaglianza con Dio”. Molti uomini (e spesso anche noi) cercano la pienezza della vita nell’affermazione orgogliosa di se stessi. Questo cammino porta inevitabilmente al fallimento perché non è il cammino dell’amore. Occorre riconoscere lucidamente in noi i segni di questo orgoglio che ci separa dalla pienezza della vita che è quella di Dio.
Per sé Cristo ha scelto il cammino dell’obbedienza, dello spogliamento. Ed ha affidato totalmente al Padre la cura di procurargli la gloria. Su questo cammino è diventato “il Signore” per tutto l’universo. La pienezza di vita alla quale Dio ci chiama passa per lo stesso cammino. Comunicando col Corpo “offerto per noi” col Sangue “versato per noi”, riceviamo la forza per percorrere tale cammino.

Al centro della sofferenza, l’Amore che perdona
Noi viviamo in un mondo crudele: torture, sevizie, assassinii; la cronaca ne trabocca. E rischiamo di farci l’abitudine, di diventare insensibili al dolore, alla sofferenza, alla morte degli uomini.
Ascoltando il racconto della Passione del Signore, possiamo liberarci da questa indifferenza. Dal momento che Dio ha preso su di sé simili sofferenze, ogni violenza ingiusta contro l’uomo si presenta col suo vero volto: un disprezzo di Dio. Non si tratta soltanto di commuoversi: “Non piangete su di me”, disse Gesù alle donne di Gerusalemme. Si tratta di vedere da che parte stiamo: se con coloro che sono capaci di soffrire con amore e senza odio, come Gesù, “il legno verde”, oppure con coloro, “il legno secco”, che fanno soffrire ingiustamente con comportamenti quotidiani provocati dalla vigliaccheria, dall’egoismo, dalla crudeltà.
Cristo, messo alla prova durante la Passione, perdona coloro che lo tradiscono, l’umiliano, lo mettono a morte. In forza di questo amore che giunge sino al perdono, la Passione è vittoria e fonte della nostra salvezza. Nelle prove che intessono la vita dell’uomo, dovunque c’è il perdono, il Signore trasforma la sofferenza in sorgente di vita. Occorre entrare in comunione con Cristo sulla croce per non sciupare tante sofferenze.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Le Palme C

FUORI DALLA CITTÀ
La risoluzione più opportuna e più necessaria, da prendere all’inizio di questa settimana di passione, è quella di rendere generosamente e coraggiosamente operante nel nostro comportamento l’esigente parola di Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mc 9,34). «Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, avessimo il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti» (Papa Francesco, omelia del 14 marzo 2013).


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

 

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5. Preghiere dei Fedeli – Le Palme C

La passione del Signore

Celebrante. La Passione del Signore Gesù ci ha ricordato che siamo stati amati senza misura. Con questa certezza ora ci rivolgiamo al Padre.

Lettore. Preghiamo insieme: Per la passione del tuo Figlio, ascoltaci, Padre.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Anch’essa in diverse parti della terra conosce la passione: incomprensioni, persecuzioni, a volte il martirio.
Perché sappia associarsi nella fede al mistero della morte di Cristo, e cogliere dall’albero della croce il frutto della salvezza per tutti, preghiamo.

2. Per la pace tra gli uomini. I rami d’ulivo che porteremo nelle nostre case ci ricordano che siamo chiamati dal Signore a vivere nella concordia.
Perché anche noi nel nostro piccolo sappiamo vivere la beatitudine evangelica «beati gli operatori di pace» proclamata dal Signore Gesù, preghiamo.

3. Per i cristiani che subiscono violenza a causa della loro fedeltà al Vangelo. La passione di Cristo continua oggi in tanti nostri fratelli e sorelle perseguitati.
Perché non cedano allo sconforto o al desiderio di vendetta, ma restino uniti in spirito alla croce di Cristo, e offrano amicizia e perdono, preghiamo.

4. Per coloro che sono «crocifissi» dal dolore, dalla prepotenza e dall’umiliazione. Sono tanti nel mondo che portano ingiustamente la croce, pesante e assillante.
Perché noi sappiamo scorgere in questi fratelli il volto del Cristo sofferente, farci solidali con loro, e offrire il nostro aiuto concreto, preghiamo.

5. Per gli infermi che sentono vicina la morte. Guardando al Crocefisso, sentano accanto a sé la presenza di Cristo «servo sofferente» che morendo ha affidato con piena fiducia al Padre il suo spirito.
Perché nel loro passaggio attraverso la morte alla vita eterna trovino anch’essi fiducia in quel Dio che ci ama e ci salva, preghiamo.

6. Per la nostra comunità (parrocchiale). Siamo invitati dalla Chiesa a rivivere in questa Settimana Santa i misteri di Cristo che muore e risorge per noi.
Perché la nostra partecipazione ai riti sia sincera, e ci avvicini sempre più al Signore e ai nostri fratelli, preghiamo.

Celebrante. Padre, tu ascolti il grido dell’umanità provata dal dolore. Ti preghiamo: rendi il nostro cuore capace di comprendere e compatire le sofferenze dei nostri fratelli, in unione con Cristo Gesù, nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Le Palme C

Raccolta di aforismi o di testi utili per la riflessione o l’approfondimento

[In alternativa all’omelia, si potrebbe accompagnare il Passio con una monizione iniziale e una finale consistenti, che orientino i fedeli all’ascolto, e alla riflessione personale. Si può dire:]
Ora, invece di un semplice brano del Vangelo, leggeremo per intero il racconto della passione del Signore Gesù. Quest’anno ascolteremo la narrazione che ne ha fatto san Luca.

Luca, evangelista della misericordia di Dio, spiega come l’amore del Signore, e la sua divina capacità di perdono, hanno trovato piena manifestazione nel momento cruciale della Passione e morte in croce.
Gesù risana il servo del sommo sacerdote ferito da Pietro con la spada, rivolge a Pietro dopo il tradimento uno sguardo di perdono, dimostra comprensione anche per il buon ladrone, per i giudei che lo scherniscono, e per il centurione che lo mette in croce.

Possiamo immaginare il racconto come articolato in sei capitoletti (più uno):

1. L’ora dell’amicizia: nell’Ultima Cena Gesù istituendo l’Eucaristia si dona ai suoi amici, svela con delicatezza la presenza tra loro di un traditore, conferma Pietro nel suo ruolo di capo degli apostoli.

2. L’ora dell’angoscia: Gesù in preghiera nell’Orto degli Ulivi assapora l’amarezza dell’abbandono. Intanto i suoi discepoli dormono.

3. L’ora del tradimento: Giuda con un bacio consegna Gesù ai suoi nemici, e Pietro rinnega tre volte il suo Signore.

4. L’ora del giudizio: Gesù il solo innocente è processato e condannato dagli uomini peccatori.

5. L’ora della morte: Gesù è messo in croce con due malfattori, promette il paradiso al buon ladrone, si abbandona con fiducia al Padre, e muore.

6. L’ora del silenzio: Gesù viene sepolto dai suoi amici in una tomba nuova, in attesa della risurrezione.

Ascoltiamo con attenzione, gratitudine e affetto, sapendo che il Signore Gesù è morto per ognuno di noi.

[Alla fine della lettura del Passio:]
Il racconto dell’evangelista Marco ha avuto il suo culmine nell’esclamazione del centurione romano «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!», che anche noi facciamo nostra. Ma il racconto non termina in una tomba. Seguirà un ultimo momento:
7. l’ora della risurrezione. E noi la vivremo con gioia domenica prossima, festa della Pasqua.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Le Palme C

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

QUANDO VENNE LA SUA ORA – Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 704 – Elledici)

1. Quando venne la sua ora
di passare dal mondo al Padre
volle amarci sino alla fine,
Cristo, nostra vita.

Rit. Dà la vita solo che muore,
ama chi sa perdere;
è Signore solo chi serve,
farsi schiavo è libertà.

2. Ha lavato le nostre piaghe,
disprezzato e umiliato,
fu respinto dalla sua gente,
Cristo, il Salvatore.

3. Mi chiamate Rabbì e Signore:
ho tracciato la vostra via.
Annunciate in tutta la terra,
questa mia parola.

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9. Narrazione – Le Palme C

L’UOMO NEL POZZO
Un uomo cadde in un pozzo da cui non riusciva a uscire.
Una persona di buon cuore che passava di là disse: «Mi dispiace davvero tanto per te. Partecipo al tuo dolore».
Un politico impegnato nel sociale che passava di là disse: «Era logico che, prima o poi, qualcuno ci sarebbe finito dentro».
Un pio disse: «Solo i cattivi cadono nei pozzi».
Uno scienziato calcolò come aveva fatto l’uomo a cadere nel pozzo.
Un politico dell’opposizione si impegnò a fare un esposto contro il governo.
Un giornalista promise un articolo polemico sul giornale della domenica dopo.
Un uomo pratico gli chiese se erano alte le tasse per il pozzo.
Una persona triste disse: «Il mio pozzo è peggio!».
Un umorista sghignazzò: «Prendi un caffè che ti tira su!».
Un ottimista disse: «Potresti star peggio».
Un pessimista disse: «Scivolerai ancora più giù».
Gesù, vedendo l’uomo, lo prese per mano e lo tirò fuori dal pozzo.

Il più grande bisogno del mondo
Un po’ più di gentilezza e un po’ meno avidità;
Un po’ più dare e un po’ meno pretendere;
Un po’ più sorrisi e un po’ meno smorfie;
Un po’ meno calci a chi è steso per terra;
Un po’ più «noi» e un po’ meno «io»;
Un po’ più risate e un po’ meno pianti;
Un po’ più fiori sulla strada della vita;
E un po’ meno sulle tombe.


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 287 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – Le Palme C, 14/4/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

VANGELO (Luca 22,14 – 23,56)
Il Vangelo racconta le ultime ore di Gesù. Tutti lo abbandonano: i suoi discepoli fuggono, la folla chiede la sua morte. Egli muore solo. Ascoltiamo questo racconto con speciale raccoglimento.

* Capire le parole
– Passione. Questa parola viene dal latino e vuol dire «soffrire». Indica le prove durissime che Gesù ha subito prima di morire in croce. Egli non voleva morire soffrendo così, ma ha desiderato vivere fino in fondo come un uomo. Ha accettato di donare la sua vita per amore, ha creduto che Dio non lo avrebbe abbandonato alla morte.
Capi dei sacerdoti, anziani e scribi. Sono i responsabili religiosi del popolo di Israele.
Pilato. Governatore romano e capo dei soldati che occupavano la Palestina.
Flagellare. Colpire con una frusta di corda.
Una splendida veste (di porpora). Era una stoffa che portavano gli alti funzionari romani e anche l’imperatore. I soldati romani vestono così Gesù.
Crocifiggere. Inchiodare qualcuno sulla croce di legno per farlo morire lentamente. Questo supplizio era riservato ai criminali e agli schiavi non romani.
Re dei Giudei. Al tempo di Gesù i Giudei attendevano un Messia, un re potente e liberatore. Chiamare Gesù “re dei Giudei” è beffarsi di lui.
Centurione. Ufficiale romano posto a capo di cento soldati.

PER RIASSUMERE… Oggi inizia la Settimana Santa. Si concluderà il giorno di Pasqua. La Domenica delle Palme ricordiamo Gesù acclamato dalla folla prima di essere condannato a morte. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era giusto!».

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1. Letture – 5 Quar. C,

PRIMA LETTURA
Ecco, io faccio una cosa nuova
e darò acqua per dissetare il mio popolo.

Dal libro del profeta Isaìa 43,16-21

Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 125(126)

R. Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

 

SECONDA LETTURA
A motivo di Cristo, ritengo che tutto sia una perdita,
facendomi conforme alla sua morte.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési 3,8-14

Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Parola di Dio

 

CANTO AL VANGELO Cf. Gl 2,12-13

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore,
perché io sono misericordioso e pietoso.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO
Chi di voi è senza peccato,
getti per primo la pietra contro di lei.

Dal Vangelo secondo Giovanni 8,1-11

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)