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3. Annunciare la Parola – Le Palme C, 14 apr ’19

PER COMPRENDERE LA PAROLA

A. L’ENTRATA MESSIANICA

Le Palme (Lc 19,28-40)
La domenica delle Palme ci introduce nella settimana della Passione. La prospettiva liturgica però non corrisponde esattamente alla prospettiva del Vangelo. Per Luca l’entrata a Gerusalemme non è l’inizio (profetico e glorioso) del racconto della Passione. Dopo questa entrata, vi è tutto il ministero di Gesù a Gerusalemme: 19,41-48; 20; 21. Il rapporto con la Passione esiste, naturalmente, ma dentro un contesto più vasto.

a) La salita a Gerusalemme
Una parte importante di Luca presenta la salita di Gesù a Gerusalemme (da Lc 9,22 [o 9,51] a 19,48).
1. Itinerario simbolico da una parte e, dall’altra, rivelazione di Cristo sul proprio destino, sulla natura del Regno che instaura e sul destino dei discepoli a lui legati: Gesù è il Messia aspettato. Egli viene a regnare dove regna Dio. Tuttavia il suo stile messianico è inatteso, sconcertante, scandaloso (1 Cor 1,23).
L’entrata a Gerusalemme è la conclusione della sua lunga marcia.
Due versetti importanti si corrispondono, sottolineandone la decisione: il mettersi in cammino: “Si diresse decisamente” (alla lettera: “Fece il viso duro per”) (9,51); all’inizio dell’ultima tappa: “Proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme” (19,28).
2. Questa entrata
– è messianica, in senso regale, con l’approvazione di Gesù (lui stesso ne prende l’iniziativa):
– la folla organizza un piccolo trionfo;
– le acclamazioni sono rivolte al Re, a colui che viene nel nome del Signore. Nel v. 38b è ripresa l’acclamazione degli angeli che annunciavano il Salvatore. L’asino è una cavalcatura usata anche per le personalità. Ma qui si tratta di qualcosa di unico, perché su quell’animale nessuno ancora è salito;
– è umile e pacifica;
– se il puledro è all’occorrenza una cavalcatura regale, si contrappone al cavallo, cavalcatura di guerra (cf Os 1,7; Sal 146,10; ecc.).
Il quadro evoca Zc 9,9, una delle rare profezie del Messia umile e pacifico.
La pace, come a Natale, si muove nella stessa direzione.
In altre parole, la scena delle Palme afferma il Messianismo e il suo carattere anti-trionfalista, entrambi nello stesso tempo. È proprio l’avvento del Messia, che non è né un conquistatore, né un capobanda rivoluzionario.

b) Gerusalemme
Gerusalemme e il tempio hanno un grande posto simbolico in Luca. Si vedano i vangeli dell’infanzia. Tutto parte dal tempio (1,9). Gesù sale due volte (e più) a Gerusalemme e al tempio (2,22-38 e 2,41-50). È il luogo dell’incontro con Dio e col popolo credente. È il luogo del conflitto e dell’avvento secondo la speranza di Israele. Ma oggi la speranza si allarga all’intera umanità.
L’entrata di Gesù lo conduce fin nel tempio. Non è più soltanto l’entrata simbolica del bambino riconosciuto dai profeti. È l’entrata nel conflitto già cominciato, con una autorità già pienamente in atto.
È l’annuncio supremo e l’inaugurazione d’un nuovo modo di presenza di Dio nel tempio.

B. LA MESSA DELLA PASSIONE

PRIMA LETTURA
Sui canti del Servo, si veda Venerdì Santo, 1ª lettura. Oggi leggiamo l’inizio del terzo canto.
– Il Servo non oppone resistenza a Dio. Al contrario, la sua attenzione alla Parola lo stimola. Egli si lascia istruire.
– Non si oppone con la violenza alla violenza degli uomini.
– Ripone tutta la fiducia in Dio, il quale, egli ne è convinto, viene in suo soccorso.
– Col suo comportamento incoraggia a sua volta chi non ne può più.

SALMO
Invocazione di aiuto rivolta a Dio da un uomo perseguitato. Non è un canto di disperazione. Gli ultimi versetti (20-32) sono un inno di riconoscenza. Nella sua fiducia in Dio, l’uomo, pur stremato, è già sicuro della salvezza. Gli ultimi tre versetti usati oggi (20.23.24) fanno parte di questa finale e ci orientano già verso la Risurrezione.

SECONDA LETTURA
Inno liturgico ripreso da Paolo. Uno dei testi cristologici più antichi che possediamo.
Cristo avrebbe potuto essere il Messia trionfatore, imponendo a tutti di riconoscerlo per ciò che era. Invece ha preferito mettersi del tutto al livello degli uomini, anzi s’è abbassato ancor di più: fino alla morte più umiliante. Egli è il Servo (Is 53).
Mentre la prima via non ci avrebbe insegnato né recato niente, la via dell’umiliazione ci rivela direttamente Dio.
Cristo innalzato sulla croce (Gv 12,32) è già innalzato nella gloria, diventato Signore ai nostri occhi. È il paradosso cristiano d’un Dio che si manifesta non nella potenza, ma nella pazienza, nel servizio, nell’umiltà, nel dono della propria vita, nell’amore.
Si può infine sottolineare che questo cammino di annientamento, che giunge fino al tempio della gloria, è proprio lo stesso presentato nel Vangelo di Luca. Salendo con decisione verso Gerusalemme, Gesù arriva al tempio dov’è la gloria di Dio, il che si realizza effettivamente nella Passione-Risurrezione.

VANGELO: LA PASSIONE

1. Lettura sintetica
a) La Passione nei quattro Vangeli è una parte importante del testo, quasi “sproporzionata”. E non è un fatto di per sé naturale. Infatti, perché nella luce della Risurrezione (che era il clima di partenza del Vangelo) non si sono lasciati in ombra i cattivi ricordi, come una breve e dolorosa parentesi, per sottolineare invece le opere meravigliose e la grandezza della dottrina di Gesù? Questo sarebbe stato un comportamento naturale.
Però avrebbe portato a un atteggiamento di evasione di fronte alle prove della vita e della condizione cristiane. Avviene quindi il contrario: la Passione, seguita dalla Risurrezione, reca la luce per la vita.
b) La Passione ha, nel complesso, la medesima struttura non solo nei Sinottici, ma in tutti e quattro i Vangeli.
Ciò significa che fin dall’inizio della predicazione si fissò uno schema ben preciso. Ognuno poi lo completò dandogli un parziale orientamento secondo le proprie fonti e i propri intendimenti: Marco: più kerigmatico; Matteo: più ecclesiale e dottrinale; Luca: più personale ed esortativo (Gesù traccia la via); Giovanni: sottolinea la libertà di Cristo e la sua regalità (vedi il Venerdì Santo).

2. Lettura analitica
a) L’arresto
– Luca descrive con più discrezione degli altri ciò che è sconcertante negli avvenimenti riguardanti Gesù.
– La formulazione delle parole di Gesù mette in guardia ogni discepolo infedele; Gesù conosce chi è infedele: “Con un bacio tradisci…”.
– Il rifiuto della spada è ugualmente una direttiva per la futura storia della Chiesa.
b) Il processo giudaico
– Comincia col sottolineare il comportamento del discepolo, il suo disagio durante la comparizione di Gesù (rinnegamento di Pietro). Al momento del rinnegamento, non siamo ancora arrivati agli oltraggi e ai crudeli trattamenti. Lo provoca già il solo esser portato in giudizio.
– Pietro però si pente e piange. Non è più dalla parte di coloro che lo insultano. È già sulla strada della partecipazione penitente alla Passione, anche se Gesù rimane solo a soffrire la passione che ci salva.
c) Il processo romano
Luca sottolinea l’innocenza riconosciuta di Gesù (opposto a Barabba) e ciò ha un valore esemplare. Se i cristiani vengono portati in giudizio e condannati, è necessario che siano innocenti.
d) Il Calvario
Luca scrive soprattutto il Vangelo del discepolo, per mostrargli i diversi comportamenti che gli convengono.
– Simone di Cirene viene “caricato” della croce (carico affidato e nello stesso tempo imposto come una pena).
– Le donne devono prendere coscienza di ciò che minaccia tutti i peccatori.
– Le folle “si battevano il petto”.
– Gesù perdona a coloro che l’hanno crocifisso.
– Le derisioni percorrono l’intera scala della volgarità per arrivare ai ladroni. Segue la conversione del buon ladrone.
– Gesù muore invocando il Padre.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

L’omelia si può tenere in diversi momenti della celebrazione. Può essere sostituita da brevi introduzioni, che richiamino la mente e il cuore sui diversi passi della Scrittura che oggi ci parlano di Cristo.
Qualora si preferisca una vera omelia, si abbia l’avvertenza di tenerla breve: ad esempio, si potrà con poche frasi introdurre ad un silenzio meditativo.

La gloria di Gesù
L’entrata di Gesù nella città di Gerusalemme in mezzo alle acclamazioni è stata per lui un “trionfo” modesto e subito contestato.
Per Gesù, la gloria piena è stata l’entrata nella Gerusalemme celeste il giorno dell’Ascensione.
Procedendo in processione, con le palme in mano, noi cerchiamo, in modo senz’altro modesto, di celebrare colui che oggi è il Signore della gloria. Più che un atto liturgico, ciò che da parte nostra glorifica il Signore è di fare realmente “Re” della nostra vita colui del quale osserviamo i comandamenti e di cui accettiamo lo Spirito.
Questo Spirito ci aiuta a far nostro il comportamento del Servo, che ogni giorno ascolta come uno che si lascia istruire (1ª lettura). E questo Spirito di Gesù ci porta ad accettare come Cristo lo spogliamento di noi stessi (2ª lettura). Tanto che glorificare Gesù vuol dire, paradossalmente, accettare come lui le umiliazioni e la croce e dirgli come il buon ladrone: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

Il cammino della croce
Nella 2ª lettura, s. Paolo mette implicitamente in opposizione il primo Adamo e il secondo, Gesù.
Il primo Adamo ha cercato la gloria “rivendicando l’uguaglianza con Dio”. Molti uomini (e spesso anche noi) cercano la pienezza della vita nell’affermazione orgogliosa di se stessi. Questo cammino porta inevitabilmente al fallimento perché non è il cammino dell’amore. Occorre riconoscere lucidamente in noi i segni di questo orgoglio che ci separa dalla pienezza della vita che è quella di Dio.
Per sé Cristo ha scelto il cammino dell’obbedienza, dello spogliamento. Ed ha affidato totalmente al Padre la cura di procurargli la gloria. Su questo cammino è diventato “il Signore” per tutto l’universo. La pienezza di vita alla quale Dio ci chiama passa per lo stesso cammino. Comunicando col Corpo “offerto per noi” col Sangue “versato per noi”, riceviamo la forza per percorrere tale cammino.

Al centro della sofferenza, l’Amore che perdona
Noi viviamo in un mondo crudele: torture, sevizie, assassinii; la cronaca ne trabocca. E rischiamo di farci l’abitudine, di diventare insensibili al dolore, alla sofferenza, alla morte degli uomini.
Ascoltando il racconto della Passione del Signore, possiamo liberarci da questa indifferenza. Dal momento che Dio ha preso su di sé simili sofferenze, ogni violenza ingiusta contro l’uomo si presenta col suo vero volto: un disprezzo di Dio. Non si tratta soltanto di commuoversi: “Non piangete su di me”, disse Gesù alle donne di Gerusalemme. Si tratta di vedere da che parte stiamo: se con coloro che sono capaci di soffrire con amore e senza odio, come Gesù, “il legno verde”, oppure con coloro, “il legno secco”, che fanno soffrire ingiustamente con comportamenti quotidiani provocati dalla vigliaccheria, dall’egoismo, dalla crudeltà.
Cristo, messo alla prova durante la Passione, perdona coloro che lo tradiscono, l’umiliano, lo mettono a morte. In forza di questo amore che giunge sino al perdono, la Passione è vittoria e fonte della nostra salvezza. Nelle prove che intessono la vita dell’uomo, dovunque c’è il perdono, il Signore trasforma la sofferenza in sorgente di vita. Occorre entrare in comunione con Cristo sulla croce per non sciupare tante sofferenze.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)