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2. Esegesi – 5 Quar. C,

SE NE ANDARONO

Isaia 43,16-21 – Ecco io faccio una cosa nuova
Filippesi 3,8-14 – Corro verso la meta
Giovanni 8,1-11 – Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra

Il nuovo che si impone
La liturgia ci mette davanti alla «cosa nuova» (v. 19), come dice Isaia; una cosa troppo nuova perché possa essere raggiunta da qualche generazione di credenti. È Il Signore che interviene nel corso della vita di ogni uomo per preparare sentieri sempre nuovi che lo conducano alla salvezza. In tutto l’Antico Testamento, a partire dalla creazione, l’opera di salvezza del Signore passa per la storia semplice e piccola dell’uomo: è lì che Egli fa germogliare cose nuove e compie azioni potenti. Le cose nuove sono dentro le azioni di Cristo Gesù. L’incontro con l’adultera avviene nel tempio, lì dove gli scribi e i farisei, quelli considerati grandi e santi, trascinano nell’umiliazione più grande una donna trovata in «flagrante adulterio». Per compire un adulterio bisogna essere in due: un uomo e una donna, ma l’uomo non compare, neanche viene menzionato. Questa donna derisa, umiliata in tutta la sua dignità di persona, di figlia amata, incontra Gesù, anch’Egli preda della falsità degli scribi e dei farisei, che lo cercano non per essere aiutati a capire, ma per «metterlo alla prova».

La legge vinta dalla speranza
Gli uomini religiosi e pii non avevano alcun dubbio: doveva essere uccisa, così tutto sarebbe tornato nella regola, e tutti avrebbero avuto un fatto preciso con cui confrontarsi. Ma Cristo Gesù non risponde a queste chiarezze, non vuole essere coinvolto in queste condanne a conferma di una legge. A Lui non interessa l’affermazione dell’accusa sulla vita di una persona, desidera creare la speranza in un Regno di Dio già presente, una fiducia che sostiene la speranza umana. La speranza del Regno è il rifiuto che l’angoscia possa avere il sopravvento. Questa speranza è la lacerazione di chi rimane in mezzo tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto. Al «Tu che ne dici» (Gv 8,5), Gesù non risponde, come non risponde alla domanda di Pilato «Cos’è la verità?» (Gv 18,38), l’amore non può mettere in mano al potere un’arma per uccidere qualcuno. Cristo Gesù si china, si inginocchia dinanzi alla debolezza e al dolore dei figli; non trascina nessuno in mezzo, si pone nel mezzo anche Lui per essere vicino. L’unico che avrebbe potuto giudicare mette in difficoltà non la donna, ma gli accusatori, con una domanda che è un invito, in qualche modo, a rientrare in se stessi. «Chi di voi è senza peccato…» (v. 7), cioè: guarda la tua vita, rientra in te stesso, sii onesto con te stesso, se riconosci di essere così puro, così perfetto, se non hai mai obbligato una donna a vendersi a te… allora, solo allora scaglia la prima pietra… «e se ne andarono uno per uno…» (v. 9).

L’orizzonte si apre
L’avvenire del Regno di Dio è più grande di quanto noi pensiamo, a volte finiamo per restringere gli orizzonti entro i limiti del nostro sguardo. Chiunque condanna un fratello o una sorella, troverà sempre sulla propria strada Gesù che interrompe il cammino verso il supplizio, libera e perdona il peccatore e rimanda gli accusatori. Non ci si deve solo preoccupare di distruggere il male, ma di costruire il bene. Gesù rimane nel mezzo con la donna, le ridona libertà, dignità, si alza e la guarda, sguardo di perdono e di tenerezza, di compassione e di vita. Il Signore risuscita, riapre strade nel deserto, riempie le steppe di fiumi di acqua viva. Restituisce alla creatura più umiliata e mortificata la sua piena dignità chiamandola «donna», come ha chiamato la madre sua sotto la croce.

La divisione superata
Da un esagerato desiderio di chiarezza è nata la necessità di dividere il mondo tra buoni e cattivi, tra credenti e non credenti, tra adulteri e persone perbene. Quella proposta da Cristo Gesù non è una giustizia che l’uomo possa vantare come una sua conquista personale, ma un dono di Dio. La comunione con Lui, come ci ricorda Paolo, porta alla liberazione. La donna non può morire, perché al suo posto muore Cristo Gesù. Si tratta di operazioni che si ricevono per grazia, perché si è conquistati da Cristo Gesù (Fil 3,12).

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Che cosa ti fa paura del nuovo?
– Sei capace di accogliere o ti è più normale dividere?

IN FAMIGLIA
Ogni famiglia per funzionare ha norme interne.
Normalmente non sono scritte ma circolano spontaneamente nei rapporti familiari.
Per non ritrovarci ai ferri corti nel decidere che cosa fare di fronte a decisioni importanti da prendere,
ritagliamoci un po’ di tempo per rivedere i rapporti e cercare che cosa può essere rinnovato.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 5 Quar. C

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
È una profezia tratta dal Secondo Isaia. Si rivolge agli esiliati. Comincia col ricordare le grandi opere del Signore durante l’Esodo: il mare diviso in due, il faraone e il suo esercito sommersi nelle acque; è Dio che ha fatto tutto ciò, e quindi ha l’autorità per parlare.
Questi avvenimenti, l’Israelita doveva ricordarli e ripeterli ai figli (cf Dt), eppure oggi Dio dice: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche!”. Dunque ciò che deve avvenire è ancor più meraviglioso: nel deserto, questa volta della Siria, una strada per il ritorno degli esiliati, fiumi per dissetare il popolo eletto del Signore.
All’origine di questi benefici: Dio ha scelto Israele perché fosse il suo popolo.
Lo scopo: un culto nuovo: “Il popolo celebrerà le mie lodi”.
Nella nuova Alleanza, il popolo di sacerdoti che siamo noi si aspetta più ancora di ciò che ha già ricevuto (2ª lettura): “Arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù”.

SALMO
Nella sua totalità, esprime: la gioia del ritorno degli esiliati, ai quali “sembra di sognare”; la meraviglia di fronte al Signore che l’ha reso possibile; un invito perché il ritorno non è terminato e i primi arrivati sono oppressi dal compito della ricostruzione; e una certezza: dopo le lacrime, il giubilo; dopo la semina, la mietitura.
Questi vari sentimenti, nei quali dominano la gioia e la speranza, sono sempre anche i nostri, “finché non siamo arrivati alla perfezione” (2ª lettura).

SECONDA LETTURA
Presenta un condensato dell’itinerario spirituale di s. Paolo e traccia anche a noi un cammino. “Una volta”, cioè prima del suo incontro con Cristo, Paolo era fiero dei molti “vantaggi” o privilegi del popolo eletto (cf il contesto immediato). Trovava la sua giustizia nell’obbedienza alla Legge giudaica…
Ma poi “la conoscenza di Cristo Gesù, [suo] Signore” l’ha “conquistato”. Di colpo, ha ritenuto “perdita e spazzatura” tutto il suo passato di orgoglio e di fiducia in sé: “dimentico del passato”, l’unica cosa che ormai conta è di crescere nella conoscenza di Cristo, non in modo razionale, ma vitale, attraverso la partecipazione al suo mistero: sofferenza, morte e risurrezione. Il cammino però non è terminato: arrivare sino a Cristo, “conquistarlo” a sua volta, e ricevere il premio è l’immagine familiare a s. Paolo: la corsa protesa in avanti.
Al centro dell’intera vita cristiana, anche se si è conosciuto Cristo fin dal principio, stanno necessariamente la rinuncia alla propria personale giustizia e l’impegno perseverante nella speranza e nell’umiltà.

VANGELO
Il racconto del perdono dell’adultera è in primo luogo un episodio della lotta dei farisei contro Gesù. I farisei, mossi dallo spirito che animava Saulo prima di incontrare Cristo, si richiamano alla Legge di Mosè, non tanto per farla rispettare, quanto per mettere in difficoltà Cristo, di cui conoscono la misericordia, in contrasto con la lettera della Legge.
Gesù rilancia la palla, mettendo loro in contrasto con la Legge, costringendoli a riconoscersi peccatori. Di qui il loro allontanarsi, mogi mogi, l’uno dopo l’altro. Nel profondo della coscienza chi oserebbe ancora accusare il vicino, per quanto esteriormente colpevole?
Si noti la pedagogia di Cristo in tre tempi: un ascolto silenzioso delle accuse degli avversari, un invito semplicissimo che conduce nell’intimo della coscienza, un lungo silenzio.
Soltanto allora Gesù dialoga con la donna. Fino a quel momento la sua presenza era stata soltanto un pretesto, anche se i farisei l’avevano umiliata e giudicata. Anche adesso il dialogo si svolge in tre momenti: una domanda per portare la peccatrice ad affermare che non conta il giudizio degli uomini: tutti sono solidali nel peccato; una dichiarazione di perdono: questa volta è il giudizio di Dio. Egli è misericordia e solidarietà con la peccatrice, non con il peccato; un ordine che spinge in avanti e trasforma il cuore.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Andare avanti con decisione
Anche se non ci piace confessarlo, ognuno di noi è in qualche misura “conservatore”. Si ha nostalgia del passato, che inconsciamente si vede come l’età dell’oro. Oppure, molto semplicemente, non si vede perché si debbano cambiare le proprie abitudini. Capita addirittura che, senza accorgersene, si guardi con indulgente compiacenza agli errori e alle colpe del passato: questi sono presenti come una montagna che non si sa come oltrepassare.
È vero che, in un certo senso, nella fede bisogna essere dei “conservatori”. La liturgia fa memoria del passato. Cristo ha vissuto la sua passione 2000 anni fa, eppure ancor oggi siamo salvati da essa.
Tuttavia la Parola ci invita ad andare avanti con decisione: nell’esilio, Israele non doveva più sognare il passato, per quanto fosse illuminato dai benefici di Dio. Paolo riteneva perdita e spazzatura ciò che pure l’aveva preparato a incontrare Cristo. Gesù invita la peccatrice a passar oltre il suo peccato: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”.
È necessario andare avanti con decisione, perché non siamo ancora arrivati alla conclusione. Se siamo ancora nella prova, fare di tutto per uscirne: Dio lo promette… il deserto fiorirà. Se siamo nel fervore della vita cristiana: affrettarsi verso la meta, progredire per “conquistare” Cristo. Se abbiamo la coscienza gravata dal peccato: non lambiccarsi il cervello su ciò che il perdono di Dio può eliminare.
A quindici giorni dalla Pasqua chiediamo questa leggerezza di cuore, questa umiltà: è Dio stesso che ci invita.

Entrare in comunione con Cristo
La conoscenza d’una persona non ha limiti; gli amici migliori, gli sposi ce lo confermano: non si è mai finito di scoprire l’essere amato. E ancor meno si è finito di cambiare se stessi per adattarsi all’altro.
Senza magari aver fatto l’eccezionale itinerario di Damasco, riteniamo con diritto di aver incontrato Gesù Cristo, di aver fatto qualche passo nella conoscenza di nostro Signore.
Noi ascoltiamo il Vangelo, nell’Eucaristia entriamo spesso in comunione con Cristo. Tuttavia, chiediamoci come s. Paolo: se siamo stati conquistati, abbiamo anche noi da parte nostra veramente “conquistato”?
Per s. Paolo, la conoscenza di Cristo va diritta al cuore del mistero: lui salva, lui solo. Spesso noi ci troviamo al di qua del mistero. Vogliamo trasformare noi stessi, renderci graditi a Dio coi nostri piccoli o grandi sforzi… è addirittura uno dei possibili pericoli della Quaresima. Oseremmo dire: senza Cristo tutto ciò è niente, è perdita, spazzatura?
Per s. Paolo, i progressi in questa conoscenza passano attraverso tre tappe: “partecipare alle sue sofferenze, diventargli conformi nella morte, sperimentare la potenza della sua risurrezione”. Può sembrare una spiritualità “passiva”, e tuttavia non è un comportamento di indifferenza!
Presto rivivremo queste tre tappe di Cristo. Non per farne l’occasione d’un “viaggio sentimentale”, ma per percorrere la stessa strada. Le nostre comunioni, ripetute nelle giornate della nostra vita, ci aiutino a diventare un solo essere con Cristo.

Chi getterà per primo la pietra?
Tutti i giorni ci sono scandali, piccoli o grandi. Conosciuti soltanto nell’ambito familiare o diffusi dalla stampa e dalla TV. Allora le chiacchiere si moltiplicano; anche se non si lapidano più i peccatori e le peccatrici, si protegge il proprio male segreto condannando colui che s’è fatto cogliere in pubblico. E tanto più quanto più forse siamo stati tentati e trattenuti da un filo sulla china del peccato.
Ciò che Gesù vuole insegnarci oggi è che siamo tutti solidali nel peccato. D’altra parte, non contano tanto i crimini esteriori, quanto le intenzioni del cuore. Per fortuna l’educazione ci ha aiutati a evitare misfatti troppo gravi; ma perché condannare coloro che non hanno ricevuto uguale educazione e non hanno avuto il controllo di persone per bene? A una certa profondità, peccatori e santi non sono poi molto lontani l’uno dall’altro. “Li separa una buccia di cipolla”, affermava un maestro spirituale.
Dobbiamo capire la Parola di misericordia: “Neanch’io ti condanno”, per trovarvi la gioia, la pace, lo slancio verso il bene (“Va’ e d’ora in poi non peccare più”), per ripeterla noi stessi ai nostri fratelli, causa di scandalo.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 5 Quar. C,

SE NE ANDARONO
Come il Signore aveva offerto una strada nel mare, così può aprire strade nei terreni più impervi per liberare i suoi figli. Nessuna condizione in cui l’uomo si possa trovare è troppo lontana o insuperabile da impedire al Signore di andargli incontro e mostrargli una via di riconciliazione con Lui. A volte per l’uomo sembra impossibile ritrovare la strada che porta al Signore, ma non è certo così per Lui: «Ecco, io sono il Signore Dio di ogni essere vivente, qualcosa è forse impossibile per me?» (Ger 32,27). Egli non manca mai di ricordarci il suo amore: «Ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni» (Is 43,1), Lui ci permette di «correre verso la meta» (Fil 3,14) dove ogni «condanna a morte» e ogni «giudizio mortale» sono assorbiti dalla morte di Cristo. Con Lui c’è solo un giudizio di risurrezione e di salvezza.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 5 Quar. C,

Gesù perdona la donna adultera

Celebrante. Il Padre è un mistero di amore che perdona. Ci ha mandato Gesù non per condannare il mondo, ma per salvarlo. Nella Preghiera dei fedeli gli diciamo il nostro desiderio di una vita d’ora in poi più degna.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Dio nostro Padre, liberaci dal male.

1. Per la santa Chiesa di Dio. I suoi ministri hanno dal Signore il compito di dire a chi ha peccato: «Va’, e d’ora in poi non peccare più».
Perché sappiano svolgere la divina missione del perdono con le parole di misericordia di Gesù e del suo Padre celeste, preghiamo.

2. Per le trasgressioni e i reati che si commettono nel mondo. Come gli antichi profeti avevano annunciato a Israele, Dio non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva.
Perché le strutture della pubblica giustizia, di fronte alla fragilità e miseria degli uomini, orientino le punizioni alla correzione che riabilita, e ricupera alla gioia della vita onesta, preghiamo.

3. Per i giovani, in cerca di esperienze forti e sovente trasgressive. Nella sete di vivere a volte oltrepassano senza scrupoli il limite del giusto e dell’onesto.
Perché, sull’esempio dell’apostolo Paolo, anch’essi vivano protesi verso il futuro per arrivare al premio che Dio destina a ogni uomo, preghiamo.

4. Per coloro che si trovano immersi senza speranza nel peccato. Ci sono uomini irretiti nella potenza disgregatrice dell’egoismo, presi dalla sfiducia, convinti di non potersi più rialzare.
Perché trovino nel sacramento della misericordia la gioia che fu della peccatrice perdonata, e la certezza che Dio cancellando il passato apre alla grazia ogni esistenza, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). A volte ci chiudiamo nelle nostre sicurezze, e giudichiamo e condanniamo quelli che ci vivono accanto.
Perché impariamo invece a guardare al male che si trova anche nelle nostre coscienze, e chiediamo al Signore anzitutto per noi il perdono, la chiarezza nel progettare la vita, e il coraggio di operare il bene, preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu ci doni il tempo di Quaresima perché impariamo ad accogliere la novità di vita che hai portato al mondo in Cristo. Suscita in noi il desiderio e la forza di un’esistenza cristiana libera dal male, e orientata alla costruzione del tuo Regno. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 5 Quar. C, 7 apr ’19

Raccolta di aforismi o di testi utili per la riflessione o l’approfondimento

Spunti per approfondire alcuni concetti-chiave dell’episodio.

LIBERI DA
– Fratelli, voi siete stati chiamati alla libertà. Paolo apostolo (Gal 5,13)
– Il mondo intero aspira alla libertà, eppure ogni creatura ama le sue catene. Gjosh Sri Aurobindo
– Nessuno è libero, se è schiavo del proprio corpo (Nemo liber est qui corpori servit). Seneca
– Si vive una sola volta. E qualcuno neppure una. Woody Allen
– Essere liberi significa possedersi. Antonin Lacordaire
– Essere libero è essere padrone di se stesso. Tommaso d’Aquino
– L’uomo gode vera pace e vera libertà, quando la carne è sottomessa allo spirito e lo spirito a Dio. Leone Magno

LIBERI PER
– L’essere «libero da» deve trasformarsi nella libertà di essere «libero per». Pavel Evdokimov
– Abbiamo una paura tremenda di essere liberi, perché essere liberi vuol dire assumere delle responsabilità. Denis Rougemont
– Il Grande Inquisitore: «Tutte le volte che abbiamo concesso un po’ di libertà, gli uomini, sentendosi deboli e incapaci, sono venuti a supplicarci così: “Per favore, salvateci dalla libertà”». Fedor Dostoevskij
– Ognuno costruisce la propria vita, e se materialmente ha un padre e una madre, spiritualmente non è figlio che di se stesso. Nino Salvaneschi
– Il principale compito dell’uomo nella vita, è dare alla luce se stesso. E. Fromm
– Ciò che siamo è il dono che Dio ci ha fatto. Ciò che diventiamo, è il dono che noi facciamo a Dio. André Maurois
– Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell’ospitalità. Paolo (Rm 12,12)
– Che Dio ti affascini, ed eccoti libero! Agostino
– Non tutti i boomerang ritornano. Alcuni scelgono la libertà. Stanislaw J. Lec


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 5 Quar. C, 7 apr ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

IL TUO AMORE, SIGNORE – L.Scaglianti
(Nella Casa del Padre, n. 497 – Elledici)

Rit. Il tuo amore, Signore, per noi
è un invito a tornare a te.

1. Sei lento all’ira, Signore, con noi:
grande sei tu nell’amore.

2. Conosci l’uomo e l’ansia che è in lui:
non abbandoni nessuno.

3. Ritorneremo, Signore, da Te:
sempre ci doni il perdono.

4. E canteremo, Signore, per Te:
sempre ci doni il perdono.

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9. Narrazione – 5 Quar. C, 7 apr ’19

SUL PATIBOLO
Il giorno delle nozze, un principe fece il suo ingresso nella capitale del suo regno accanto alla sposa novella.
I due sposi avanzavano in una splendida carrozza, mentre ai lati della strada due ali di folla applaudivano.
Ma, nella piazza davanti al castello, tutti ammutolirono.
Su un alto patibolo, un malfattore stava per essere impiccato.
Il condannato aveva già infilato la testa nel cappio.
La principessa scoppiò in lacrime.
Il principe chiese al giudice se era possibile annullare l’esecuzione, come dono di nozze alla sua sposa.
La risposta fu un secco «no».
«Ci sono dunque delitti che non possono trovare perdono?»,
chiese la principessa con un filo di voce.
Uno dei consiglieri del principe fece notare che, secondo un’antica consuetudine della città,
qualsiasi condannato poteva riscattarsi pagando la somma di mille ducati.
Una somma enorme. Dove si poteva trovare tanto denaro?
Il principe aprì la sua borsa, la svuotò e ne uscirono ottocento ducati.
La principessa, frugando nel suo elegante borsellino, ne trovò altri cinquanta.
«Non potrebbero bastare ottocentocinquanta ducati?», chiese.
«La legge ne vuole mille!», ribatterono.
La principessa scese e fece una colletta tra paggi, cavalieri e passanti.
Fece il conto finale: novecentonovantanove ducati.
E nessuno aveva più un ducato.
«Dunque per un ducato quest’uomo sarà impiccato?», esclamò la principessa.
«È la legge», rispose impassibile il giudice e fece cenno al boia di cominciare l’esecuzione.
A quel punto la principessa gridò: «Frugate nelle tasche del condannato, forse qualcosa ce l’ha anche lui».
Il boia ubbidì e da una delle tasche del condannato saltò fuori un ducato d’oro.
Quello che mancava per salvargli la vita.

Nel cuore di ognuno c’è quanto basta a salvargli la vita.
La bontà, l’amore, la felicità in molti sono come stoppini spenti.
Basta un piccolo fiammifero per accenderli.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 184 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 5 Quar. C, 7/4/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Isaia 43,16-21)
Israele è in esilio a Babilonia ed è tormentato tra il ricordo di un passato mai dimenticato, ma lontano, e la paura che il Signore non voglia ripetere i prodigi dell’Esodo. Il profeta Isaia rassicura e incoraggia il popolo: il Signore non vuole rinunciare a Israele e compirà un prodigio nuovo per liberare il suo popolo e ricondurlo a Gerusalemme.

* Capire le parole
Una strada nel mare: il riferimento è al passaggio del Mar Rosso, asciugatosi nel tratto di attraversamento del popolo eletto.
Il mio popolo: Dio per bocca del profeta esprime compiacimento per la sua opera e per aver stabilito un rapporto unico e speciale con il popolo di cui orgogliosamente rivendica appartenenza.
Deserto: luogo arido, privo di vie di comunicazione e di vita; con l’intervento di Dio diviene percorribile e abitabile e per questo motivo di lode; come l’animo arido di colui che è lontano da Dio e poi ne diviene amico e alleato.

SECONDA LETTURA (Filippesi 3,8-14)
Paolo, un tempo prigioniero della Legge, ha sperimentato la libertà dello spirito che deriva dalla conoscenza e dal rapporto di fede e di amore con il Signore Gesù. Con il battesimo è iniziato il cammino di avvicinamento al premio della vita eterna: è questo il suo desiderio più profondo, che gli infonde la forza per correre verso la meta finale della vita.

* Capire le parole
Signore: sovrano, re, padrone da cui si è totalmente dipendenti e a cui ci si affida totalmente, poiché lo si riconosce indiscutibilmente fonte di vita, senso e ragione dell’esistenza.
Spazzatura: secondo la sua esperienza, per san Paolo le cose di questo mondo, per quanto belle e attraenti, appaiono vuote e senza valore al cospetto di Dio e della conoscenza del suo Figlio Gesù.
Giustizia: quella “derivante dalla Legge” significa sentirsi a posto e in regola per aver messo in pratica le leggi di Dio, quindi per merito proprio, senza però aver conosciuto la misericordia e la bontà di Dio.

VANGELO (Giovanni 8,1-11)
Brano con una storia complicata. Quando Gesù manifesta perdono non va frainteso come un incentivo a perseverare nel peccato. Stupisce che anche in assenza di alcun segno di pentimento della donna, il Signore ugualmente non la condanna, concludendo con l’esortazione a non peccare più. Per noi è Vangelo della misericordia, affidata alla responsabilità di chi viene perdonato.

* Capire le parole
Scribi e farisei: i primi erano esperti in tutto ciò che riguardava la trasmissione dei testi sacri e delle tradizioni religiose di Israele; i secondi erano un vero e proprio partito religioso e politico di rigorosa osservanza della legge mosaica.
Lapidare: esecuzione di una condanna a morte particolarmente umiliante e dolorosa, tramite ripetuti lanci di pietre.
Scrivere col dito: la legge data a Mosè fu scritta col dito di Dio nella roccia; di ciò che Gesù può aver scritto nella sabbia (lettere, parole, segni, o forse la condanna) non rimane nulla, se non la misera e la Misericordia, l’amata e l’Amore.

PER RIASSUMERE… Gesù è venuto per rinnovare l’uomo, che era destinato alla morte a causa del peccato. Il dono della vita nuova è frutto dell’amore gratuito e misericordioso del Padre attraverso il Figlio incarnato. Chi si riconosce peccatore riceve il perdono ed è pronto per una vita da figlio di Dio. L’invito di Gesù a «non peccare più» ricorda a ciascuno di noi che il peccato resta sempre in agguato, ma che nessuno ci può strappare all’amore di Dio, se noi vogliamo decisamente restare fedeli.

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1. Letture – 4 Quar. C, 31 mar ’19

PRIMA LETTURA
Il popolo di Dio, entrato nella terra promessa,
celebra la Pasqua.

Dal libro di Giosuè 5,9a.10-12

In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 33(34)

R. Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

 

SECONDA LETTURA
Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 5,17-21

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Parola di Dio

 

CANTO AL VANGELO Lc 15,18

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te.
Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

VANGELO
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

Dal Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)