Pubblicato il

3. Annunciare la Parola – Pasqua C, 21 apr ’19

• At 10,34a.37-43 – Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
• Dal Salmo 117 – Rit.: Questo è il giorno di Cristo Signore: alleluia, alleluia.
• Col 3,1-4 – Cercate le cose di lassù, dove è Cristo; oppure: 1 Cor 5,6b-8 – Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Cristo, nostra Pasqua, è immolato: facciamo festa nel Signore. Alleluia.
• Gv 20,1-9 – Egli doveva risuscitare dai morti.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Il testo è un “kérygma”, una sintesi esatta del Vangelo, perfettamente conforme al piano dei sinottici.
È il primo annuncio ai pagani. Pronunciato a Cesarea, nella casa del centurione Cornelio, è inserito tra la visione di Giaffa (At 10,9-23) e la discesa dello Spirito sui pagani (At 10,44-47).
Pietro aveva cominciato il discorso manifestando la sua sorpresa: “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto” (v. 34). Di fatto, in tutto l’episodio Dio ha l’iniziativa.
Pietro riassume gli avvenimenti ai quali i Dodici hanno partecipato (cf At 1,21-22); sottolinea la missione di testimonianza affidata loro. Tale missione, però, secondo lui doveva interessare soltanto “il popolo” (v. 42), cioè il popolo ebraico. A Cesarea, invece, comincia a rendersi conto che la missione è molto più vasta.
La testimonianza è essenzialmente testimonianza della Risurrezione, fondata su un’esperienza molto concreta: “Abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (v. 41).
E Pietro amplia la sua testimonianza: “Egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio” (v. 42). Quest’affermazione non è più fondata sull’esperienza, ma è propriamente un atto di fede in senso forte: la risurrezione ha fatto nascere negli apostoli la fede nella divinità di Gesù: in una prospettiva biblica, giudicare i vivi e i morti appartiene solo a Dio.
Un’ultima affermazione conclude il discorso: il messaggio dei profeti converge su Gesù Cristo, che chiama alla fede per la remissione dei peccati (cf At 2,38).

SALMO
Usato per la festa dei Tabernacoli. Per i cristiani è il salmo pasquale per eccellenza.
– La festa dei Tabernacoli, festa del raccolto, celebrata all’origine sotto capanne di frasche, è diventata una grande festa popolare che evoca i ricordi religiosi di Israele.
Questo spiega le esclamazioni di vittoria e di ringraziamento del testo: evocazione dei benefici di Dio verso il suo popolo.
– Per noi, la vera vittoria è quella della Pasqua di Cristo, vittoria sulla morte, la sua e la nostra. Le immagini di guerra (“Mi avevano spinto con forza per farmi cadere”, v. 13; “La pietra scartata dai costruttori…”, v. 22) richiamano per noi la Passione che termina con la vittoria di Pasqua. Pasqua è per eccellenza “il giorno fatto dal Signore”.

SECONDA LETTURA (A SCELTA)

Lettera ai Colossesi
Questo brano si trova fra un richiamo contro alcuni errori (cap. 2) e l’esortazione morale (cap. 3). Per comprenderlo, è bene considerarlo come la conclusione del richiamo, più che come l’inizio dell’esortazione.
“(Dio Padre) ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (1,13); “Perché piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza” (1,18). Paolo fa queste affermazioni pensando a coloro che vorrebbero condurre i Colossesi a osservanze di cibo, di bevande, di noviluni (2,16). Il che vorrebbe dire condurli al livello di questo mondo. I Colossesi devono invece cercare le loro ricchezze solamente in Cristo, nelle “cose di lassù, non in quelle della terra” (v. 2). Con queste parole, Paolo vuol colpire tutto ciò che non è ispirato dalla fede in Cristo (cf 3,5ss).
Il credente è perciò alla ricerca delle “cose di lassù” (v. 1): “Risorto con Cristo” (v. 1), che vive nella gloria di Dio, egli già da ora partecipa a questa vita prima di condividerla pienamente un giorno.
Pasqua è la festa nella quale ogni cristiano mette la propria vita nella vita del Cristo Risorto.

Prima lettera ai Corinzi
– Nella comunità di Corinto, un uomo dà scandalo (2 Cor 5,1s). Paolo invita a emarginarlo in modo che non si corrompa “tutta la pasta” (v. 6).
– Per l’occasione, Paolo allude a un’usanza degli Ebrei: per celebrare la Pasqua con pane senza lievito, cominciavano col far sparire dalla casa tutti gli avanzi di pane lievitato.
– La traduzione parla di “lievito”, mentre si dovrebbe parlare di “fermento”. Il “lievito nella pasta”, di cui parla il Vangelo (cf Mt 13,33), ha infatti un senso positivo, mentre il fermento può essere utile o nocivo. Qui Paolo sottolinea appunto l’azione nociva del far fermentare. Il Cristo risorto è la causa della nostra purificazione: per mezzo di lui diventiamo uomini nuovi (cf Ef 4,24; Col 3,10).

VANGELO
Tutti gli evangelisti attribuiscono alle donne il primo annuncio della Risurrezione (Mt 28,5-6; Mc 16,6; Lc 24,5). Giovanni parla soltanto di Maria Maddalena. Dei discepoli fa intervenire unicamente Pietro e “quello che Gesù amava” (v. 2). La scena sembra raccontata come un ricordo personale molto preciso.
La tomba viene trovata vuota. Tre reazioni diverse di fronte a questa constatazione. Maria Maddalena “vide che la pietra era stata ribaltata” (v. 1). Si affretta a informare i discepoli. Sarà necessario che Gesù le appaia e la chiami per nome, perché lo riconosca vivo (Gv 20,11-18). Pietro constata che nella tomba vuota tutto è in ordine, ma non manifesta alcuna reazione immediata di fede. “L’altro discepolo… vide e credette” (v. 8). In lui la fede è presente già prima di avere incontrato il Cristo risorto (cf Gv 20,29).
Per ognuno di questi tre primi testimoni della Risurrezione, la fede autentica è quella nel Cristo risorto.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Credo in Gesù Cristo
Pasqua, festa dei credenti, festa della fede.
Quando parliamo di fede, pensiamo a coloro che credono in Dio e a coloro che non ci credono. Spesso la nostra riflessione non va oltre, perché la nostra fede rimane deista: noi crediamo al “Dio dei filosofi e dei pagani”, colui che spiega l’esistenza del mondo e che conosceremo… quando l’anima sarà separata dal corpo.
Nella luce della Pasqua, invece, dobbiamo approfondire e rettificare questa nostra fede. È un dovere tanto più vivo in quanto dobbiamo testimoniare la fede in Cristo di fronte a coloro che hanno soltanto una fede deista, molto statica.
Noi crediamo in Gesù Cristo. Una fede che non è solo ammirazione per la sua persona e il suo messaggio. La fede autentica va ben oltre.
Giovanni ha visto la tomba vuota e ha creduto. Immediatamente la fede ha acquisito una nuova dimensione: il Dio della Bibbia non era più qualcosa del passato, era il Signore-Dio della vita, sempre presente. Tutto, la storia, le profezie, acquistava il suo vero senso. Infine, Gesù diventava per lui il Cristo; persino Gesù crocifisso – la sua passione e la sua morte – non erano più assurdità. Dopo la notte, sorgeva l’alba. Anche noi dobbiamo ora seguire i suoi passi. In Pietro, Maria Maddalena e tutti gli altri il progresso nella fede sarà più lento, ma arriveranno allo stesso riconoscimento. Paolo lo dice chiaramente quando ricorda ai Colossesi lo scopo della loro vita: “Risuscitare con Cristo” (2ª lettura, Col).
Credere in Gesù Cristo significa anche credere nel mistero della nostra vita personale. La nostra vocazione personale è oggetto di fede.
Siamo stati invitati a riconoscerlo rinnovando le nostre promesse battesimali. “La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio” (2ª lettura), ma fin d’ora partecipiamo alla sua risurrezione e la sua gloria si manifesterà in noi.

Testimoni del Cristo vivo
Testimone: una parola usata spesso, troppo spesso, col rischio di logorarla…
Gli apostoli sono dei testimoni unici. Hanno “udito, visto, contemplato” Gesù (1 Gv 1,1). L’hanno accompagnato dal battesimo alla risurrezione (At 1,22).
Ma la fede va sempre ben oltre l’esperienza, la constatazione. Si può benissimo non aver visto e unirsi ai testimoni nella fede. A sua volta, la fede apporta un’esperienza e una conoscenza nuove. Tutti noi conosciamo così, nella fede, Gesù risorto: egli era morto e ora vive per sempre, è il Vivente.
Noi ci sforziamo di regolare la nostra vita su di lui: anche noi siamo chiamati ad essere testimoni della beatitudine, della speranza, della libertà, della gioia… Una vita totalmente orientata dalla risurrezione di Gesù (cf 2ª lettura, Col) è di per se stessa un messaggio.
L’amore della vita, il rispetto dell’uomo sono segni della fede. Dal momento che Dio non concede la vittoria alla morte, dobbiamo essere attenti alla vita che è in noi, negli altri, specialmente nei più minacciati. Bisogna rispettare la vita (1 Cor) e favorirla secondo lo spirito di Cristo (Col).

Vittoria!
– Si è giustamente rimproverato alla Chiesa di esser stata per molto tempo trionfalista. Ma possiamo dimenticare che porta in sé la vittoria di Gesù Cristo?
Il salmo 117 e la sequenza “Alla vittima pasquale…” conferiscono alla festa di Pasqua il tono che più le conviene. Pur nella loro sobrietà, le Scritture ci recano un’immensa liberazione. L’esistenza comporta un’angoscia proporzionata all’esperienza vissuta: sofferenze, fallimenti, assurdità, la morte che separa e che distrugge… L’uomo non può accettare tutto questo, non può ritenersi soddisfatto di fronte all’incertezza su tali problemi. La posta in gioco è la nostra vita e quella degli altri.
– Ma esiste una forza di vita alla quale possiamo unirci. “Morte e vita si sono affrontate… Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa” (Sequenza “Alla vittima pa¬squale”). È la luce che illumina tutte le nostre lotte di uomini, persino i conflitti più oscuri. In tal modo possiamo essere sempre “risorti con Cristo” (Col). Sicuri di vincere sempre fino alla vittoria definitiva, “quando anche noi saremo manifestati con lui nella gloria” (Col).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)