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6. Vignetta di RobiHood – 1 GIUGNO 2025 – ASCENSIONE DEL SIGNORE

1 GIUGNO 2025

ASCENSIONE DEL SIGNORE

(Giornata mondiale per le comunicazioni sociali)

DALLA RISURREZIONE ALLA CHIESA

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3. Commento alle Letture – 25 MAGGIO 2025 6ª DOMENICA DI PASQUA

25    MAGGIO

6ª DOMENICA DI PASQUA

IL DONO DEL DISCERNIMENTO

COMMENTO

Per capire bene il messaggio che Gesù ci rivolge oggi, dobbiamo soffermarci a riflettere sul versetto 23 del capitolo 14 di Giovanni: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
È un messaggio che rivoluziona il modo di vivere la fede. La dimora di Dio non sono le basiliche , le  cattedrali, i santuari, le chiese, le abbazie, i templi, le sinagoghe o le moschee.
È il cuore di chi ascolta e vive la Parola con libertà , coerenza  e coraggio.  Il Signore non ci vuole proni in adorazione, ma in piedi con l’intelligenza inserita , le orecchie tese, il cuore disposto all’ascolto e la volontà pronta a trasformare in condotta le Parola annunciata.
La sacralità non risiede nelle magnifiche infrastrutture , ma nelle persone che accolgono e vivono il messaggio evangelico che appartiene a tutta l’umanità. L’esistenza umana si realizza non nel vivere per Lui, ma di Lui. In ebraico la parola non è solo un mezzo per comunicare , ma è un impegno di vita. Essa diventa l’identikit che rivela il nostro essere più intimo. È lo strumento con cui dimostriamo la nostra vera natura. È la verifica della nostro impegno e responsabilità.
Al tempo di Gesù la presenza di Dio era imprigionata nel Santo dei Santi inaccessibile alle persone. Il Tempio era dominato dalla classe sacerdotale che si era appropriata della relazione del popolo con Dio appesantendola di dazi, tributi, sacrifici ed offerte destinate non al Padre ma alle capaci tasche degli addetti al culto.
Gesù fa piazza pulita di tutto questo ciarpame. Semplifica la relazione con Dio. La colloca non nei luoghi di culto ma nella coscienza dell’uomo.
Sacralizza non le infrastrutture  ma la persona umana. Il culto ha bisogno di segni e manifestazioni umane. La fede necessita solo della Parola e del cuore di chi è disposto ad ascoltarla, meditarla, farla propria per viverla nella coerenza alimentata  dalla misericordia , dall’amore, dalla collaborazione e dal coraggio della testimonianza visibile e verificabile nella vita di tutti i giorni.
Di fronte al brano evangelico odierno viene spontaneo richiamare quanto diceva San Girolamo: “Ignorare la Parola significa ignorare Cristo”.
Forse che alla base della nostra poca fede c’è una robusta non conoscenza del Vangelo?

MEDITAZIONE

Lo Spirito Santo è il grande protagonista della vita del credente oggi. È lo Spirito l’animatore della vita del credente. Vivere secondo lo Spirito non significa vivere disincarnati, indifferenti alle vicende della storia degli uomini. Lo Spirito non estrae il credente dalla storia, bensì ne abita il cuore ponendolo in relazione con Dio, mentre egli è e rimane immerso nella storia.

Le funzioni dello Spirito

Nel tratto di vangelo di questa domenica Gesù attribuisce allo Spirito due funzioni: «lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Poiché «insegnerà», lo Spirito inserisce la sua azione in continuità con l’insegnamento e con la rivelazione di Gesù: porta a comprenderla in profondità e in estensione. Poiché «ricorderà», lo Spirito non solo riporta alla memoria ma, insieme e oltre ciò, fa rivivere le parole di Gesù nel cuore del credente, rendendole vive nella sua vita, carne nella sua carne.

Gli effetti della presenza dello Spirito

Per mezzo dello Spirito la Trinità prende dimora nella vita del credente, inserendolo nella sua stessa relazione di amore e di vita (cf Gv 14,23). Il Dio Trinità è un Dio che abita nel credente, legandosi in una così intima solidarietà con esso da trasfigurarne la vita. Per mezzo dello Spirito l’uomo ama Dio nello stesso flusso d’amore con cui Dio lo ama. La vita religiosa così non è più un sommarsi di pratiche più o meno devote o morali, atti scollegati e posti per accumulare meriti, finendo in tal modo solo per aumentare l’ansia da prestazione dinnanzi a Dio. La vita religiosa diventa vita animata dallo Spirito (vita spirituale appunto). E quegli atti, che una volta erano mero accumulo di pratiche, diventano modalità dell’amore, occasioni in cui si manifesta l’amore, e strumenti di supporto al suo accrescersi. Ciò significa passare dalla prestazione all’osservanza della Parola (cf Gv 14,23) Non si tratta di fare qua e là qualcosa di cristiano. Si tratta di lasciar imbibire l’intera propria esistenza dalla Parola.
In secondo luogo la presenza dello Spirito nella vita del credente e nella comunità cristiana instaura la pace, non a caso il primo dono del Risorto. La pace portata dallo Spirito è diversa da quella conseguita dagli strumenti di negoziazione o d’imposizione della forza di cui sono capaci gli uomini. La pace portata dallo Spirito è dono di Dio, è il compimento delle promesse messianiche, è il complesso dei beni che porterà il Messia.
In terzo luogo, lo Spirito, presente e attivo nella vita dei credenti, trasforma le scelte e le decisioni in «discernimento». Un caso tipico lo si vede nella lettura degli Atti degli Apostoli, il cosiddetto «concilio di Gerusalemme».

Discernimento spirituale nel singolo e nella comunità

Alla comunità cristiana si presenta il problema di conciliare la propria origine ebraica e l’apertura missionaria ai pagani. È un problema culturale, oggi diremmo d’inculturazione. Soprattutto, però, si tratta di comprendere correttamente l’opera redentrice di Gesù e di non tradirla. Alla predicazione giudaizzante di alcuni (cf At 15,1) si oppongono in maniera netta Paolo e Barnaba.
È un punto di svolta nella comunità: la conclusione del cosiddetto concilio di Gerusalemme è un’apertura nella direzione della missionarietà di Paolo. Ma il lungo e travagliato processo per giungere alla decisione non è solo opera delle discussioni (aspre) fra i rappresentanti delle varie parti. È apertura dell’intelligenza alle ispirazioni dello Spirito Santo (At 15,28).
Il concilio di Gerusalemme è «tipico» perché in esso una riflessione, una scelta, una decisione, sono momenti del discernimento. E dal discernimento dipende la qualità spirituale della vita della Chiesa: quella di ogni credente e quella della comunità nel suo complesso.
Anche oggi non si può rinunciare a questa caratteristica. Ne verrebbe pregiudicata la qualità spirituale della vita di ciascuno e, di fronte alle sfide che la storia ci pone – esattamente come alla comunità dei discepoli, ma forse trovandoci meno preparati ed entusiasti –, ne verrebbe pregiudicata la nostra capacità missionaria. Avrebbe allora ancora senso pregare, con il Salmo 67: «Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti»?

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2. introduzioni – 25 MAGGIO 2025 6ª DOMENICA DI PASQUA

25    MAGGIO

6ª DOMENICA DI PASQUA

IL DONO DEL DISCERNIMENTO

C’è una saggezza del mondo e c’è una saggezza del Vangelo. La prima è una caratteristica che, quasi inevitabilmente, si acquisisce con l’età e sul cui statuto di virtù è lecito sollevare più di un dubbio (siamo proprio sicuri che non sia meglio chiamarla «disillusione»?).
La seconda è un dono dello Spirito e permette al credente di vedere il mondo con occhi nuovi, la cui vista è stata resa acuta dalla consapevolezza dell’amore del Padre, manifestatosi pienamente e inequivocabilmente nella croce e risurrezione del Figlio.

PRIMA LETTURA

È parso bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie.
Nelle liturgie delle scorse domeniche abbiamo udito di come Paolo e Barnaba abbiano fondato nuove comunità in tutto il Medioriente e di come la loro evangelizzazione si sia rivolta anche ai pagani. Oggi l’evangelista Luca ci narra di un problema sorto all’interno di queste comunità e di come reagisca la Chiesa delle origini di fronte a esso.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 66 (67)

Dio si manifesta agli uomini, fa sì che essi possano conoscere la sua volontà e abbiano motivo di gioirne.

SECONDA LETTURA

L’angelo mi mostrò la città santa che scende dal cielo.
La Chiesa non è il Regno, è in funzione del Regno. Nel tempo in cui tutte le promesse saranno portate a compimento, ella celebrerà le sue nozze con l’Agnello: fino ad allora rimane pellegrina sulla terra.

VANGELO

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
L’autorità che viene dal Padre e l’osservanza della Parola sono un tutt’uno. L’intimo rapporto tra queste due realtà si è incarnato in Gesù Cristo ed è testimoniato continuamente dall’azione dello Spirito. Quest’ultima porta poi i suoi frutti nella storia, attraverso la fede e le opere della Chiesa e di ciascun credente.

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4. Letture – 25 MAGGIO 2025 64ª DOMENICA DI PASQUA

25    MAGGIO

6ª DOMENICA DI PASQUA

IL DONO DEL DISCERNIMENTO

PRIMA LETTURA

È parso bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie.
Nelle liturgie delle scorse domeniche abbiamo udito di come Paolo e Barnaba abbiano fondato nuove comunità in tutto il Medioriente e di come la loro evangelizzazione si sia rivolta anche ai pagani. Oggi l’evangelista Luca ci narra di un problema sorto all’interno di queste comunità e di come reagisca la Chiesa delle origini di fronte a esso.

Dagli Atti degli Apostoli          At 15,1-2.22-29

In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.
Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda, chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli. E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli, ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico, sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi. Ci è parso bene perciò, tutti d’accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo. Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch’essi, a voce, queste stesse cose. È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl’idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 66 (67)

Dio si manifesta agli uomini, fa sì che essi possano conoscere la sua volontà e abbiano motivo di gioirne.

Rit. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio
e lo temano tutti i confini della terra.

SECONDA LETTURA

L’angelo mi mostrò la città santa che scende dal cielo.
La Chiesa non è il Regno, è in funzione del Regno. Nel tempo in cui tutte le promesse saranno portate a compimento, ella celebrerà le sue nozze con l’Agnello: fino ad allora rimane pellegrina sulla terra.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo                    Ap 21,10-14.22-23

L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.
È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte.
Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
In essa non vidi alcun tempio:
il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello
sono il suo tempio.
La città non ha bisogno della luce del sole,
né della luce della luna:
la gloria di Dio la illumina
e la sua lampada è l’Agnello.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 14,23

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.

Alleluia.

VANGELO

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
L’autorità che viene dal Padre e l’osservanza della Parola sono un tutt’uno. L’intimo rapporto tra queste due realtà si è incarnato in Gesù Cristo ed è testimoniato continuamente dall’azione dello Spirito. Quest’ultima porta poi i suoi frutti nella storia, attraverso la fede e le opere della Chiesa e di ciascun credente.

Dal vangelo secondo Giovanni         Gv 14,23-29

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 25 MAGGIO 2025 6ª DOMENICA DI PASQUA

25 M A G G I O

6ª DOMENICA DI PASQUA

IL DONO DEL DISCERNIMENTO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non siamo capaci di dirimere le dispute
    all’interno delle nostre comunità alla luce della tua Parola
    .
      Kyrie eleison.

  • Cristo, siamo chiamati a edificare il Regno e ci
    accontentiamo di riconoscerci in simboli vuoti
    .
     
    Christe eleison.

  • Signore, ci hai mandato il tuo Spirito, ma la nostra
    attenzione è rivolta solo alle nostre mancanze
    .
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha promesso
che lo Spirito ci avrebbe ricordato ogni cosa. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, donaci la tua sapienza.

• Perché, come cristiani, ci sentiamo responsabili per le cose di questa terra. Preghiamo.

• Perché, accogliendo il tuo Spirito, sperimentiamo la vera pace. Preghiamo.

• Perché l’ascolto della tua Parola ci ricordi che siamo chiamati a essere figli di Dio, salvati nella tua misericordia. Preghiamo.

• Perché, consapevoli di essere accomunati nel tuo amore, non abbiamo paura del confronto autentico coi fratelli. Preghiamo.

O Padre, in Cristo tuo Figlio, ci hai assicurato che chi accoglie la tua Parola e la mette in pratica, accoglie te. Aiutaci a udire la voce del tuo Spirito e a non
fingere di essere sordi.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 25 MAGGIO 2025 6ª DOMENICA DI PASQUA

25 M A G G I O

6ª DOMENICA DI PASQUA

IL DONO DEL DISCERNIMENTO

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Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 18 MAGGIO 2025 5ª DOMENICA DI PASQUA

1 8    A P R I L E

5ª DOMENICA DI PASQUA

UN AMORE SENZA LIMITI

COMMENTO

Il capitolo 13 del Vangelo di Giovanni è fondamentale per capire e fare nostra l’essenza del messaggio che Gesù vuole lasciarci al termine della sua vita. Il Signore è perfettamente conscio dei pericoli mortali che incombono su di lui. La sua missione tra gli uomini è giunta al suo termine. È arrivato il momento di trarre delle conclusioni e di soppesare i risultati ottenuti. Il bilancio finale ha il sapore amaro del fallimento: Giuda lo tradisce; Pietro lo rinnega; tutti gli altri sono paralizzati dal dubbio e dalla paura.
È l’ora del commiato definitivo. Lo fa durante l’ultima cena consumata insieme agli apostoli. Non conosciamo la località in cui avviene, .Giovanni non ce lo dice. Non è la cena pasquale, la Pesah ebraica, perché viene consumata prima della festa e non ne segue le rigide prescrizioni. È una cena di commiato che Lui vive con angoscia e che i discepoli consumano sorpresi. Sono seduti a tavola. Gesù compie un gesto che li spiazza e sorprende. Si alza, lascia cadere il mantello, cinge un grembiule, prende un catino con dell’acqua dentro, si inginocchia davanti, fa togliere loro i calzari e lava a tutti i piedi. Cala un silenzio gonfio di stupore muto. Rimangono impietriti e scandalizzati dalla sorpresa.
Il gesto compiuto nei loro confronti li sconvolge ed irrita. Mai un ebreo avrebbe lavato i piedi ad un altro ebreo. I piedi erano considerati  la parte più impura dell’intero corpo umano.
È un compito esclusivo riservato agli schiavi. L’atto  di Gesù è blasfemo. Lui, il Figlio di Dio, invece di farsi servire si mette a servizio di tutti, anche del traditore, di Pietro che lo rinnegherà e di tutti gli altri  paurosi e pusillanimi. Non Dio che si fa servire dagli uomini, ma che li serve.
Pazzesco! “Amatevi come io ho amato voi”. Questo significa per noi di amarci “perché io vi ho amato”.
La lavanda dei piedi è seguita dalla distribuzione del pane, che simboleggia l’eucarestia. Anche Giuda lo riceve direttamente dalle mani del Messia. Questo fa crollare un certo modo in cui ci e’ stato presentato il sacramento eucaristico. La comunione non è’ riservata ai santi, ma soprattutto ai peccatori, a tutti i Giuda nostrani. La morte di Gesù’ non è’ stata un sacrificio imposto da altri ma un gesto di amore, libero, cosciente e definitivo che abbraccia l’umanità intera.
Il credere in Cristo non comporta avere delle buone motivazioni per vivere coerentemente la carità ed il perdono vicendevole. Noi dobbiamo amare perché Cristo lo ha fatto senza se o ma. Chi crede non è uno che parla, esorta o predica l’amore vicendevole, ma uno che ama e basta nel silenzio di una condotta che fa della carità verso tutti, senza distinzione,  la sua unica ragione. La sola motivazione è’ dovuta alla trasparente testimonianza dataci da Gesù.
Tutto il resto non conta nulla.

MEDITAZIONE

Confrontarsi con questo brano di vangelo, come credenti, significa confrontarsi con il tema dell’amore cristiano. Farlo vuol dire principalmente due cose: contemplarlo in Gesù; praticarlo secondo il suo insegnamento.

Il contesto drammatico dell’ultima cena

Il contesto in cui vengono pronunciate queste parole è tutt’altro che romantico. È il momento tragico dell’ultima cena. L’estremo limite dell’amore fino al quale giunge Gesù, al compimento della sua «ora» (Gv 13,1), è illustrato da lui stesso con un gesto: la lavanda dei piedi. A questa segue il tradimento di Giuda. Uscito l’apostolo dal cenacolo Gesù pronuncia le parole con le quali lui stesso illumina tutto quanto sta per compiersi (cf Gv 13,31). La glorificazione reciproca di Padre e Figlio consiste nell’atto estremo dell’amore con il quale Gesù affronta la passione, offrendo se stesso per la salvezza dell’uomo, associando la sua volontà a quella del Padre.
Inserito in questo contesto il comandamento dell’amore assume un significato più preciso. «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri […]. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34;35). Comandamento impegnativo in sé, l’amore reciproco lo diventa ancor di più perché dalla sua attuazione dipende la credibilità della testimonianza dei credenti.

Gesù modello d’amore

Il riferimento normativo di questo comandamento è Gesù stesso: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). E dunque su quel «come» che bisogna soffermarsi.
In primo luogo il come dice l’esemplarità di Gesù. Il suo è un amore senza riserve, totale e totalizzante, capace del sacrificio radicale si sé. Gesù per amore affronta la passione. Il suo è amore che redime e che salva. Anche quando è capace di accogliere l’atto tragico di libertà di Giuda. Solo un amore capace di accettare la libertà dall’amato è anche capace di redimerlo. Allo stesso modo per tutti gli uomini. Infine, l’amore di Gesù è veramente esemplare perché è la via della glorificazione del Padre nella scelta compiuta dal Figlio della dedizione totale all’umanità.
L’esemplarità dell’amore di Gesù non si riduce a domandarsi banalmente: «Cosa farebbe Gesù qui al mio posto?». È una domanda alla quale non c’è risposta, perché Gesù non ha vissuto la maggior parte delle situazioni che ci troviamo a vivere noi. Il rischio è di stabilire che Gesù farebbe quello che noi faremmo. L’esemplarità sta nell’irristrettezza con cui Gesù ama l’umanità e il Padre. Il resto è conseguenza. Limitarsi a vedere nel come del Vangelo una semplice esemplarità morale, significa ridurre Gesù a modello etico. Cristologia piuttosto povera.

La Pasqua condizione di possibilità dell’amore cristiano

Perché questo passo di vangelo, storicamente collocato prima della passione, può essere letto in tempo di Pasqua? Gesù dice che lascia ai suoi discepoli un comandamento «nuovo» (cf Gv 13,34). Lo stesso evangelista Giovanni definisce tale comandamento «antico» e «nuovo» (cf 1 Gv 2,7-8). «Antico» perché era già conosciuto dalle prime comunità cristiane, in quanto risalente a Gesù. «Nuovo» perché vissuto integralmente per la prima volta da Gesù. E perché per le comunità è possibile ottemperare ad esso solo in virtù della Pasqua di Cristo. È la stessa passione e risurrezione di Gesù che rende possibile vivere l’amore come lo insegna il Vangelo. In altri termini, la dimensione pasquale di questo comandamento consiste nel fatto che l’amore con cui Gesù ama è la condizione di possibilità perché l’umanità redenta viva l’amore del comandamento «nuovo».
La novità del comandamento è da intendersi quindi in senso escatologico. È per il suo amore che la creazione intera entra in una nuova dimensione, profezia di quella realizzata totalmente alla fine dei tempi. La visione dell’Apocalisse riguarda la creazione integralmente rinnovata (cf Ap 21,1). Nella creazione nuova non c’è il mare, simbolo della sconfitta definitiva del male e del peccato. Al centro di questa nuova creazione vi è la Gerusalemme celeste, che non è la Chiesa storica, poiché la Chiesa storica non è il Regno, ma funzionale a esso. La santa Gerusalemme è la comunità di tutti gli uomini finalmente radunati dall’amore del Padre.
Il nostro amore, così come lo pratichiamo a partire dalla contemplazione di Cristo, è modellato sulla irristrettezza del suo; ed è reso possibile dal suo. L’amarci secondo il suo comandamento è anticipo e profezia del Regno dei Cieli. Forse tutto ciò è meno struggente di quello sceneggiato in Ghost, ma certamente apre prospettive di vita più significative.

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2. introduzioni – 18 MAGGIO 2025 5ª DOMENICA DI PASQUA

1 8    A P R I L E

5ª DOMENICA DI PASQUA

UN AMORE SENZA LIMITI

Per il credente, Gesù Cristo è modello e realizzazione perfetta dell’amore: non ha senso parlare dell’uno senza parlare anche dell’altro.Si tratta di un amore che rende dinamica ogni azione di evangelizzazione, come avviene nel caso di Paolo e Barnaba; che rinnova l’intera creazione, come è descritto nel libro dell’Apocalisse; che resiste a ogni tradimento ed è pronto ad affrontare il limite estremo della croce, come testimonia Gesù stesso durante l’ultima cena.

PRIMA LETTURA

Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.
Alla conclusione del primo viaggio missionario, Paolo e Barnaba rientrano ad Antiochia. Per tornare a far visita alle comunità che essi stessi avevano fondato, percorrono però la via più lunga, visitando i fratelli e rimanendo solleciti verso le difficoltà che essi vivono.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 144 (145)

La misericordia di Dio rigenera la creazione e le offre continuamente una nuova possibilità per lodare il suo creatore.

SECONDA LETTURA

Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Nella Gerusalemme celeste non v’è più alcun tempio. Dio stesso abita in mezzo agli uomini e la sua presenza è fonte inesauribile di un amore efficace, grazie al quale ogni cosa vecchia è rinnovata.

VANGELO

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
L’amore che Gesù ha vissuto per gli uomini è l’amore con il quale il Padre ci ha amati. È lo stesso amore che ha raccomandato alla sua Chiesa. È l’amore con il quale testimoniamo la bellezza dell’essere cristiani. Nell’amore reciproco consiste l’evidenza della nostra fede.