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4. Letture – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

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5ª DOMENICA DI PASQUA

UN AMORE SENZA LIMITI

PRIMA LETTURA

Riferirono alla comunità tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro.
Alla conclusione del primo viaggio missionario, Paolo e Barnaba rientrano ad Antiochia. Per tornare a far visita alle comunità che essi stessi avevano fondato, percorrono però la via più lunga, visitando i fratelli e rimanendo solleciti verso le difficoltà che essi vivono.

Dagli Atti degli Apostoli           At 14,21b-27

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba ritornarono a Listra, Icònio e Antiòchia, confermando i discepoli ed esortandoli a restare saldi nella fede «perché – dicevano – dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni».
Designarono quindi per loro in ogni Chiesa alcuni anziani e, dopo avere pregato e digiunato, li affidarono al Signore, nel quale avevano creduto. Attraversata poi la Pisìdia, raggiunsero la Panfìlia e, dopo avere proclamato la Parola a Perge, scesero ad Attàlia; di qui fecero vela per Antiòchia, là dove erano stati affidati alla grazia di Dio per l’opera che avevano compiuto.
Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 144 (145)

La misericordia di Dio rigenera la creazione e le offre continuamente una nuova possibilità per lodare il suo creatore.

Rit. Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Per far conoscere agli uomini le tue imprese
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.

SECONDA LETTURA

Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi.
Nella Gerusalemme celeste non v’è più alcun tempio. Dio stesso abita in mezzo agli uomini e la sua presenza è fonte inesauribile di un amore efficace, grazie al quale ogni cosa vecchia è rinnovata.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo            Ap 21,1-5

Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose».

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 13,34

Alleluia, alleluia.

Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Alleluia.

VANGELO

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
L’amore che Gesù ha vissuto per gli uomini è l’amore con il quale il Padre ci ha amati. È lo stesso amore che ha raccomandato alla sua Chiesa. È l’amore con il quale testimoniamo la bellezza dell’essere cristiani. Nell’amore reciproco consiste l’evidenza della nostra fede.

Dal vangelo secondo Giovanni            Gv 13,31-35

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 18 MAGGIO 2025 5ª DOMENICA DI PASQUA

18 MAGGIO

5ª DOMENICA DI PASQUA

UN AMORE SENZA LIMITI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, «amare» è un verbo che usiamo troppo e a sproposito.  Kyrie eleison.
  • Cristo, la nostra buona disposizione verso il prossimo non resiste alla prova della sofferenza.  Christe eleison.
  • Signore, riduciamo il tuo esempio a un invito a nutrire buoni sentimenti.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Ci è stato consegnato un comandamento nuovo. Vivendolo possiamo giungere alla nostra piena realizzazione di uomini e di Figli di Dio. Preghiamo insieme e diciamo:

Donaci, Signore, di vivere del tuo amore.

  • Perché la tua Chiesa sia testimone credibile nel mondo della bellezza di una vita spesa a servizio del tuo Vangelo. Preghiamo.
  • Perché siamo capaci di operare gesti di carità fraterna, amando come tu ci hai amati. Preghiamo.
  • Perché sappiamo vedere nei progressi della Parola un segno della tua vicinanza, da cui ricavare motivo di gioia e di lode. Preghiamo.
  • Perché il nostro cuore sia capace di giustizia e solidarietà, frutto dell’accoglienza della tua risurrezione e profezia del Regno. Preghiamo.

O Padre, hai amato ogni uomo perché abbia la vita e l’abbia in abbondanza. Donaci la tua forza perché, anche di fronte alle difficoltà, sappiamo costruire una comunità fraterna, sacramento di unità e concordia nel mondo.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 18 MAGGIO 2025 5ª DOMENICA DI PASQUA

18 MAGGIO

5ª DOMENICA DI PASQUA

UN AMORE SENZA LIMITI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

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4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

CUSTODITI NELLA FEDE

COMMENTO

Tutte le volte che Gesù si trova nel tempio di Gerusalemme i detentori del potere ecclesiastico lo braccano per metterlo in difficoltà. Nell’episodio narrato da Giovanni puntualmente questo fatto si rinnova.
Siamo in inverno e si celebra la festa che ricorda la dedicazione del Tempio avvenuta nel 165 a.C. per mano di Giuda il Maccabeo. Per l’occasione veniva acceso un grande Candelabro fulcro della “Festa delle Luci”. Il messaggio che Gesù predica è pieno di libertà , di amore e di solidarietà . Esso si pone in antitesi con la Legge del Tempio che obbliga, che punisce e che schiavizza. Questo rende inconciliabile la convivenza fra i due modi di vivere la fede in Dio.
I custodi del Tempio lo capiscono perfettamente. Gesù ed i rappresentanti del Tempio entrano in rotta di collisione. Costoro, schiumando rabbia, pongono una rabbiosa domanda. La traduzione italiana non la rende bene.
Infatti digrignano: “Perché ci togli il respiro?” E non “fino a quando terrai l’animo nostro sospeso?”. Sono malvagi, ma non sprovveduti. Si rendono conto che i due modi di concepire la fede sono antitetici ed incompatibili.
Gesù non si sottrae al duro confronto.li accusa di essere ciechi e di non vedere le opere di bene che compie, perché non fanno parte del suo gregge e non ascoltano e non riconoscono la sua voce. Comportandosi cosi, rinnegano il Padre che ha affidato al Figlio la cura e la custodia delle sue pecore. Gesù calca la mano e pronuncia una frase che fa scapocchiare i suoi interlocutori. “Io ed il Padre siamo uno “.
Nella mentalità’ di allora l’uno stava ad indicare Dio. Dicendo questo il Messia si proclamava Dio. Questo suonava a terribile bestemmia passibile di morte.
La discussione è finita. Deve morire per lapidazione. Gesù deve fuggire di gran carriera e rifugiarsi di corsa nel deserto aldilà del Giordano nei luoghi in cui il Battista aveva vissuto e battezzato i suoi seguaci. Dio è Parola.
E la Parola deve essere ascoltata e vissuta.
È il fulcro della fede cristiana. I nostri timpani come rispondono all’annuncio  del Vangelo?
Siamo degli attenti uditori o degli sbadati origlianti?. Chiediamocelo per alcuni istanti.

MEDITAZIONE

Uno dei motivi principali di difficoltà a comprendere il capitolo 10 del vangelo di Giovanni è che non riusciamo a penetrare nella dimensione profonda e affettiva che queste immagini evocano perché sono, per la maggior parte di noi, fuori dal nostro vissuto ordinario. Gesù, invece, proprio da questo vissuto concreto prendeva spunto per dire il rapporto fra pecore e pastore, e le sue conseguenze.

Le affermazioni di Gesù e lo scandalo dei Giudei

L’immagine del pastore non è inedita nella Bibbia. Si ricordi il profeta Ezechiele (cf Ez 34). Sommando le due cose: Gesù dice di essere lui il buon Pastore, compimento delle promesse dei profeti dell’Antico Testamento, che, in un rapporto di reciproco amore, conduce il gregge alla vita.
Nella prima parte del capitolo 10 del vangelo di Giovanni, Gesù, a partire dalla similitudine del pastore e da quelle a essa collegate, aveva già detto cose scandalose. Tutto ciò aveva provocato dissenso e ostilità negli uditori.
Finalmente gli viene rivolta la domanda cruciale: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente» (Gv 10,24). Domanda che rivela il vero nocciolo del problema: la fede.
La fede ci rende gregge di Gesù, immette in quel rapporto intimo di conoscenza reciproca resa dalle parole (cf Gv 10,27). La fede instaura il rapporto di reciproca appartenenza affettiva ed effettiva fra noi e Gesù. La fede consente a Dio di donare la vita eterna a chi crede, e al credente di non porre ostacoli a ricevere il dono.
La reciproca appartenenza generata dalla fede è sicura e affidabile, perché le pecore del gregge «non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10,28). La «mano» significa la potenza di Dio che si dispiega per la salvezza dell’uomo. È la mano di Dio (cf Gv 10,29), e perciò quella con cui agisce Gesù, è la stessa potenza di Dio (cf Gv 10,28).
Qui si giunge al centro teologico del brano. «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). L’affermazione di Gesù è insostenibile per i Giudei, lo accusano di blasfemia, e tentano di lapidarlo (cf Gv 10,31).

La fede operativa di Paolo e Barnaba

Nella potenza del Padre e nell’appartenere a Gesù sta la ragione della nostra sicurezza di fronte al pericolo. Solo questo senso di affidamento genera la solidità interiore che rende capaci di essere creativamente fedeli al Signore.
Quando Paolo e Barnaba entrano nella sinagoga di Antiochia, dopo esservi stati pure invitati, ricevono un’accoglienza avversa a causa della gelosia dei Giudei. Avrebbero potuto legittimamente spaventarsi. Per l’ostilità; perché erano ad Antiochia, una grande città che aveva già avuto un primo contatto con il cristianesimo, ma che rimaneva prevalentemente una città pagana. Paolo e Barnaba erano cacciati dalla sinagoga, l’unica presunta isola di sicurezza. Avrebbero potuto spaventarsi e invece reagiscono con fedeltà creativa di fronte all’ostacolo. Dopo aver annunciato il Vangelo ai loro connazionali, decidono di rivolgere il loro annuncio anche ai pagani. Lo fanno per fedeltà alla Parola di Dio (cf At 13,47). Luca cita Is 49,6, versetto che aveva già citato implicitamente per parlare di Gesù (Lc 2,32).

Accogliere le sfide del Vangelo

Cristo è il modello della Chiesa, non solo per il suo comportamento etico (troppo poco!), ma per la sua intera vicenda. La Chiesa modella il suo agire, la sua missione, in costante riferimento normativo a Cristo. Come Gesù, dopo la sua omelia nella sinagoga di Nazareth (cf Lc 4), era stato aggredito e andandosene cominciò a predicare per tutta la Palestina, così Paolo e Barnaba, rifiutati, trovano altri luoghi (fisici e culturali) a cui rivolgersi.
Qui sta l’interrogazione finale delle letture di oggi. Se siamo sicuri della protezione di Dio, se siamo, almeno nell’intenzione, fedeli alla Parola, perché si registra tanta perdita di creatività, tanta stanchezza a pensare e affrontare nuove sfide per l’annuncio del Vangelo? Perché da anni ripetiamo le stesse azioni senza l’entusiasmo di intraprendere nuove strade? Perché abbiamo perso lo slancio giovanile e la creatività fedele e coraggiosa della Chiesa apostolica? Pensiamo forse che Antiochia fosse meno problematica e sfidante dei panorami culturali e sociali di oggi?

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2. introduzioni – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

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4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

CUSTODITI NELLA FEDE

Di fronte a Dio non si possono accampare diritti. Frequentare più o meno assiduamente l’assemblea domenicale e riconoscersi sotto l’etichetta «Cristiano» non basta per essere dei suoi.
Anche i Giudei di Antiochia, di cui ci parla la prima lettura, nutrivano infatti aspettative simili e, credendosi già salvi in virtù della loro appartenenza al popolo eletto, rifiutarono gli inviti di Paolo e Barnaba a perseverare nella grazia di Dio (cf At 13,43-45). Per essere riconosciuti dal Padre occorre invece avere fede, amarlo e accettare di essere amati, rinnovandosi ogni giorno a immagine di Cristo.

PRIMA LETTURA

Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
Paolo e Barnaba riconoscono ai Giudei la loro primogenitura e si rivolgono innanzitutto a questi ultimi. Dopo aver ricevuto un rifiuto, essi non insistono, ma nemmeno si rassegnano. Fanno invece una cosa nuova, trasformando un ostacolo posto dagli uomini in un’opportunità concessa da Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 99 (100)

Il Signore ha un motivo semplice per interessarsi a noi: egli è buono e nella sua infinta bontà si prende cura delle sue creature.

SECONDA LETTURA

L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
Solo lavando le proprie vesti nel sangue dell’Agnello è possibile raggiungere la salvezza. Si tratta di un cammino che passa per tre scelte: affidarsi al suo sacrificio, aver fede che esso non sia stato inutile e imitarlo nella nostra vita.

VANGELO

Alle mie pecore io do la vita eterna.
Gesù si qualifica come buon pastore. La chiave per comprendere il rapporto tra lui e le sue pecore è un’immensa tenerezza, così profonda da resistere perfino di fronte alla morte.

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4. Letture – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

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4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

CUSTODITI NELLA FEDE

PRIMA LETTURA

Ecco, noi ci rivolgiamo ai pagani.
Paolo e Barnaba riconoscono ai Giudei la loro primogenitura e si rivolgono innanzitutto a questi ultimi. Dopo aver ricevuto un rifiuto, essi non insistono, ma nemmeno si rassegnano. Fanno invece una cosa nuova, trasformando un ostacolo posto dagli uomini in un’opportunità concessa da Dio.

Dagli Atti degli Apostoli          At 13,14.43-52

In quei giorni, Paolo e Bàrnaba, proseguendo da Perge, arrivarono ad Antiòchia in Pisìdia, e, entrati nella sinagoga nel giorno di sabato, sedettero.
Molti Giudei e prosèliti credenti in Dio seguirono Paolo e Bàrnaba ed essi, intrattenendosi con loro, cercavano di persuaderli a perseverare nella grazia di Dio.
Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo. Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”».
Nell’udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero. La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 99 (100)

Il Signore ha un motivo semplice per interessarsi a noi: egli è buono e nella sua infinta bontà si prende cura delle sue creature.

Rit. Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Acclamate il Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che solo il Signore è Dio:
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.

Perché buono è il Signore,
il suo amore è per sempre,
la sua fedeltà di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA

L’Agnello sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
Solo lavando le proprie vesti nel sangue dell’Agnello è possibile raggiungere la salvezza. Si tratta di un cammino che passa per tre scelte: affidarsi al suo sacrificio, aver fede che esso non sia stato inutile e imitarlo nella nostra vita.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo                  Ap 7,9.14b-17

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Gv 10,14

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

Alleluia.

VANGELO

Alle mie pecore io do la vita eterna.
Gesù si qualifica come buon pastore. La chiave per comprendere il rapporto tra lui e le sue pecore è un’immensa tenerezza, così profonda da resistere perfino di fronte alla morte.

Dal vangelo secondo Giovanni         Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

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4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata
mondiale di preghiera per le vocazioni)

CUSTODITI NELLA FEDE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, desideriamo far parte del tuo gregge, eppure non ti conosciamo.  Kyrie eleison.
  • Cristo, rifiutiamo i tuoi ammonimenti e perseguitiamo coloro che ci mettono di fronte alla verità.  Christe eleison.
  • Signore, la nostra vita è nelle tue mani, eppure il mondo ci fa ancora tanta paura.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha chiesto di fidarci di lui e del suo legame indissolubile con il Padre. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, portaci nella tua mano.

  • Perché, tra coloro che desiderano annunciare al mondo il tuo Vangelo, la virtù dell’obbedienza sia compagna del coraggio e non della stoltezza. Preghiamo.
  • Perché sappiamo riconoscere la nostra vita come frutto del tuo amore. Preghiamo.
  • Perché desideriamo condividere l’appartenenza alla tua Chiesa, senza considerarla un tesoro geloso. Preghiamo.
  • Perché, prima di testimoniare la tua Parola, sappiamo interiorizzarla e meditarla nella preghiera. Preghiamo.

O Padre, ci hai dato la sicurezza di una mano forte, che non ci abbandona mai. Fa’ che non sprechiamo questo grande dono, ma lavoriamo attivamente per camminare nella tua giustizia e raggiungere la santità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 11 MAGGIO 2025 4ª DOMENICA DI PASQUA

11 MAGGIO 2025

4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata
mondiale di preghiera per le vocazioni)

CUSTODITI NELLA FEDE

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Un anno straordinario

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