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1. Letture – XXXIII C, 17 nov ’19

PRIMA LETTURA
Sorgerà per voi il sole di giustizia.

Dal libro del profeta Malachìa 3,19-20a

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 97 (98)

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra.

Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.


SECONDA LETTURA
Chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési 3,7-12

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Lc 21,28)

Alleluia, alleluia.
Risollevatevi e alzate il capo,
perché la vostra liberazione è vicina.
Alleluia.


VANGELO
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Dal Vangelo secondo Luca 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere? ». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – XXXIII C, 17 nov ’19

IO VI DARÒ PAROLA E SAPIENZA

Malachia 3,19-20a – Sta per venire il giorno rovente
2 Tessalonicesi 3,7-12 – Chi non vuol lavorare neppure mangi
Luca 21,5-19 – Non sarà lasciata pietra su pietra

Lettura pessimistica della storia
Nella liturgia di oggi sembra che ci sia una visione pessimistica della storia, e invece tutte e tre le letture terminano con una parola di speranza. Il primo brano parla del giorno rovente e dell’incendio, ma poi dice: «Per voi sorgerà il sole di speranza»; san Paolo esorta a mangiare il proprio pane, lavorando in pace e nel Vangelo; e Cristo Gesù ci svela il senso della storia. Il testo di Malachia ci parla di questo «giorno» come del tempo del giudizio. Questo giorno è il tempo del Cristo, anzi è il Cristo stesso, e cioè la Parola evangelica nel suo affacciarsi e compiersi nella vicenda umana. La storia, per noi discepoli di Gesù, ha un «segreto», cammina verso una sua «fine», e tale adempimento e fine è Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, Giudizio ultimo sulla storia, rinnovamento radicale di tutto il creato, creazione nuova. Ha grande valore l’inserzione, nelle letture di oggi, del brano di Paolo. Egli esorta a imitarlo in una vita semplice che coglie nel Vangelo del Signore il volto nuovo di tutto, e che dunque vive la fine di tutto come fedeltà quotidiana, umile e operosa, a quella Parola Ultima che ormai è stata detta e data. Il lavoro senza sosta che Paolo predica non è fine a se stesso, ma umile mezzo per glorificare Dio e testimoniare il suo amore per tutti gli uomini (cfr. 1Cor 9,22).

Invito a considerazioni prudenti
Nel Vangelo Gesù immette due forti «correzioni» alle affermazioni dei suoi interlocutori. La prima riguarda l’esaltazione della bellezza del tempio. Ne approfitta per dire che anche la bellezza del tempio di Gerusalemme è destinata a finire, come tutte le cose di questo mondo. Anche se si tratta del tempio non c’è per esso una sorte diversa. La seconda «correzione» è la sua risposta alla domanda: «Quando dunque accadranno queste cose, quale sarà il segno…?» (v. 7). Cristo Gesù mette in guardia rispetto a prospettive apocalittiche clamorose. Egli mostra che «la fine» è già presente, ma non la fine caratterizzata da segni ed eventi cosmici prodigiosi. Per questo dice: «Badate di non lasciarvi ingannare» (v. 8). Tutta l’umanità cammina nella storia fatta di mistero, bellezza, tragedie, catastrofi. È nella storia che la vita dell’uomo può perdersi e spostare lo sguardo dalla verità alla menzogna, dalla pace all’odio.

Storia, laboratorio di Dio
Come ogni intervento di Dio anche la fine del mondo è in vista di un rinnovamento radicale. È la storia il luogo delle operazioni divine dove ricordiamo i segni della sua passione, morte e risurrezione. Ognuno di noi diventa tessitore di storia, perseverante nelle prove, perché è nella perseveranza, cioè nel rimanere lì dove tutto sembra sciagura, che il Signore viene, dimora con noi e ci salva. La fine del mondo per la Parola di Dio è la distruzione di ogni ingiustizia, è l’esaltazione e la manifestazione di ogni pienezza. Per questo, in ogni momento può venire la fine, perché può essere l’occasione di una manifestazione di Dio nella vita dell’umanità. Questa salvezza ci è data dalla certezza di essere figli amati da sempre e per sempre. L’evento della fine del mondo non è da considerare come punizione, ma come preparazione alla venuta definitiva del Signore, che ha promesso di tornare tra noi.

Stare nel limite per vedere la salvezza
Il v. 13, che non ha testi paralleli negli altri Vangeli, è il cuore della Parola di oggi: «Avrete allora occasione di dare testimonianza». La «testimonianza» suprema che i discepoli possono rendere al Signore Gesù è la testimonianza della sua Pasqua. Per questo, Cristo Gesù chiede ai discepoli di «non preparare prima la vostra difesa» (v. 14), che propriamente non è la difesa, ma «in quale modo risponderete» alle persecuzioni e ai tradimenti. Ci sono prezzi altissimi da pagare per questa testimonianza, fino ad essere, come Cristo Gesù, odiati e uccisi. La fine del mondo dovrà avvenire dentro ognuno di noi. Deve finire l’ingiustizia e l’odio che abbiamo verso i fratelli e verso noi stessi, deve finire il disgusto del mondo in cui Dio ci ha messi. Ma per vedere la fine dovremo rimanere in mezzo alle divisioni e ai contrasti, in mezzo alle persecuzioni e alle condanne, perché proprio in questo mondo si renderà presente la salvezza del Signore.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Prova a dire liberamente che cosa pensi del mondo di oggi.
– Hai qualche indicazione per migliorare qualcosa?


IN FAMIGLIA
Ognuno in famiglia ha un suo ruolo, un posto, una considerazione.
Ci sono momenti in cui tutti questi aspetti sembrano venir meno,
e il desiderio di lasciar perdere è più forte della volontà di mettersi in gioco.
Proviamo a rivisitare il nostro posto o ruolo per rimotivarci
e immettere il sapore di un nuovo che ci si può regalare insieme.
Ognuno dice in che cosa è disposto a rigiocarsi.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XXXIII C, 17 nov ’19

• Ml 3,19-20a – Sorgerà per voi il sole di giustizia.
• Dal Salmo 97 – Rit.: Vieni, Signore, a giudicare il mondo.
• 2 Ts 3,7-12 – Chi non vuol lavorare, neppure mangi.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Vegliate e state pronti, perché non sapete in quale giorno verrà il Signore. Alleluia.
• Lc 21,5-19 – Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il giudizio del mondo; non il suo carattere di sconvolgimento (indicato soltanto in Lc 21,11), ma una certezza: in questo giudizio i giusti saranno salvati.

PRIMA LETTURA
Testo profetico probabilmente anonimo (Malachia = messaggero) del secolo successivo al ritorno dall’esilio.
Dopo tre serie di rimproveri rivolti ai sacerdoti e al popolo per il rilassamento della loro fedeltà, l’autore annuncia il giudizio del Signore.
“Sta per venire il giorno del Signore”. Questa espressione indica sempre un giudizio accompagnato da fenomeni cosmici straordinari.
“Il sole di giustizia” è un’espressione rarissima nella Bibbia (cf Lc 1,78). “Sorgerà” fa già pensare al “Sol oriens”, al “Sol invictus” di Natale: nuova venuta del Signore.

SALMO
È più di acclamazione che di giudizio. Annuncia che il Signore viene e invita la creazione tutta a salutare, insieme coi giusti, Dio nostro giudice.

SECONDA LETTURA
Nella Chiesa primitiva molti ritenevano imminente il ritorno di Cristo. Talvolta anche Paolo sembra parlare in questo senso. Certi credenti perciò aspettavano vivendo oziosamente. Paolo reagisce con forza contro tale disordine: il suo insegnamento e il suo esempio si muovono in senso ben diverso; chiede quindi che tutti accettino gli obblighi della vita quotidiana e lavorino.

VANGELO
È il discorso nel quale Cristo annuncia lo sconvolgimento finale. Soltanto Luca, dei tre sinottici, pone questo insegnamento nel tempio e lo presenta come rivolto alla folla (v. 5).
Prendendo congedo dai Giudei, Gesù annuncia che il tempo è compiuto. Per l’ultima volta si reca al tempio. Ivi il Vangelo di Luca comincia, e ivi termina (24,53). La rovina del Tempio sarà il segno dell’inizio d’un mondo nuovo.
L’annuncio dato da Gesù si pone a tre diversi livelli di tempo:
– la rovina del tempio (vv. 5-6);
– i falsi messianismi e i conflitti di ogni tempo (vv. 9-10) e – per ciò che interessa i discepoli – le persecuzioni (vv. 12-19);
– i cataclismi della fine (v. 11). Vedere anche vv. 25-33.
Nell’epoca in cui scrive Luca, il tempio è già in rovina e le persecuzioni sono cominciate. Alcuni credono che il ritorno di Cristo sia imminente. Questo passo del Vangelo è un richiamo a preparare la venuta del Signore “con perseveranza”, attraverso tutti i difficili avvenimenti dell’esistenza.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Gesù Cristo prova, come col fuoco, la qualità della nostra vita
* L’immagine del fuoco
In noi e nel mondo tutto è mescolato, il bene e il male. Chi può separare l’uno dall’altro? Cresce il grano, ma con esso anche la zizzania (Mt 13,24-30).
Spesso il fuoco è presentato come il simbolo della purificazione che permette di separare il bene dal male.
Esso distrugge l’albero che non porta frutti (Lc 3,9) come pure la zizzania al momento del raccolto (Mt 13,40-42), come anche i rami secchi (Gv 15,6). Il grano è conservato nel granaio, mentre la paglia è gettata nel fuoco (Lc 4,17).
Soprattutto purifica: come l’oro viene provato col fuoco… (1 Pt 1,7), “come oro nel crogiuolo…” (Sap 3,6), “il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno” (1 Cor 3,13). Convertirsi significa già passare attraverso il fuoco.
In tal modo vengono ad essere chiarite certe espressioni di Malachia: “Il giorno rovente come un forno… Tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia”, “quel giorno venendo li incendierà” (1ª lettura).

La purificazione attuata da Gesù Cristo
* Nella storia del mondo
Gesù Cristo è venuto: ha purificato la religione giudaica. La distruzione del tempio – la seconda, sotto Tito, come la prima, al momento dell’esilio – è segno d’un cambiamento. Attualmente c’è l’alleanza eterna in Gesù Cristo, il tempio spirituale.
Gesù Cristo tornerà alla fine dei tempi, nel “giorno del Signore”, quando “sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia” (1ª lettura). Certe persone con la sola loro presenza ci spingono ad avanzare; Cristo, quando apparirà nella sua luce, sarà più efficace di qualunque persona.
Gesù Cristo viene per essere presente nella vita degli uomini. Mentre “si solleva popolo contro popolo” (Vangelo) egli opera per costruire il mondo nuovo nel quale permanga ciò che ha valore eterno e scompaia ciò che è caduco. Perciò, presente e operante, Cristo chiede ad ognuno di essere vigilante per saper distinguere ciò che passa e ciò che è eterno.
* Nella vita di ogni credente
Il Signore coinvolge il credente nella lotta: “Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno…” (Vangelo).
Non è possibile evitare questo combattimento della fede; dev’essere affrontato “a causa del nome del Signore”, che è la nostra unica forza.
Ciò invita a un realismo lucido e fiducioso: il Signore purifica ogni credente nella prova della verità.
Allo scopo, saper riconoscere il Signore presente: “Non lasciatevi ingannare” (Vangelo). Vigilanza e preghiera (Alleluia). Dimostrare anche coraggio perseverante: “Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime” (Vangelo).
Noi siamo sicuri della vittoria finale. In questa prospettiva, come possiamo oggi essere vigilanti in presenza del Figlio dell’uomo?

Come aspettare il giorno del Signore?
* Essere realisti
La speranza che distoglie dalla vita reale è falsa. Dopo l’Ascensione non possiamo “stare a guardare il cielo” (At 1,11), e nemmeno “cercare il buon Dio nelle nuvole”. Rimane sempre la tentazione dell’evasione: cercar rifugio in una falsa pietà, chiudersi nei sogni, in un’ideologia.
Paolo denuncia le deviazioni della comunità di Salonicco: si crede ormai immediato il ritorno del Signore e lo si aspetta senza far niente (cf 2ª lettura della 31ª domenica). Oggi l’apostolo disapprova con forza “coloro che vivono disordinatamente, senza far niente e in continua agitazione” (2ª lettura).
* Essere attivi
Il Signore ha chiamato gli apostoli mentre stavano lavorando (Lc 5,1-8.27-28). Non sopporta gli oziosi: gli operai della vigna (Mt 20,1-16). È come un padrone che vuole giornate piene (Lc 17,7-8). Paolo ha dato di persona l’esempio del lavoro, “notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno”; perciò può “ordinare, esortando nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace” (2ª lettura).
A causa di Gesù Cristo, il cristiano conosce la persecuzione, il giudizio, la condanna. Tutto ciò gli verrà anche da chi gli sta vicino: famiglia, amici. “Metteranno le mani su di voi… e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni”. Luca può riferire queste parole del Signore, perché le vede già attuarsi nelle prime comunità cristiane. Il suo richiamo è anche un messaggio di speranza. Il Signore veglia sui suoi: “Io vi darò lingua e sapienza… Nemmeno un capello del vostro capo perirà”.
“Andiamo a Gerusalemme” (Lc 18,31; 19,28)
“Il discepolo non è da più del maestro” (Lc 6,40). Fare lo stesso cammino di Gesù Cristo significa identificarsi con lui. Se siamo con lui, vivi “a causa del suo nome”, siamo sicuri che sarà sempre con noi: “Io vi darò lingua e sapienza…” (Vangelo).
Il cammino di Gesù conduce alla Pasqua, compimento della sua opera di Salvatore; il cammino di ogni credente conduce al Giorno del Signore, Pasqua eterna. Le ultime domeniche dell’anno liturgico ce lo ricordano in modo particolare.
Qual è oggi il nostro impegno di cristiani? Quali sono le lotte che spingono gli uomini a camminare dietro a Gesù? Quali strade prendono oggi gli uomini? E per arrivare dove?


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XXXIII C, 17 nov ’19

IO VI DARÒ PAROLA E SAPIENZA

Di fronte ai grandi sconvolgimenti e alle grandi violenze dei nostri tempi avvertiamo la potenza del giudizio evangelico che «mette a morte» con severità tutti gli atteggiamenti e gli strumenti di morte. Tutti questi eventi chiedono alla comunità cristiana una scelta severa e forte delle vie della luce e della pace del Signore Gesù, senza sconti né cedimenti. Ci fanno paura i cambiamenti, ma ogni cambiamento lascia spazio ad una nuova venuta del Signore che ci darà parola e sapienza.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XXXIII C, 17 nov ’19

Discorso sulla fine dei tempi

Celebrante. Il Signore Gesù è entrato nella storia di noi uomini, e ci invita a fare buon uso del tempo. Chiediamo nella Preghiera dei fedeli di saper operare il bene, per riempire la vita di ciò che è valido agli occhi di Dio.

Lettore. Preghiamo insieme: Guidaci, Signore, nel nostro cammino verso di te.

1. Preghiamo per la Chiesa di Dio, chiamata ad accompagnare gli uomini nel lungo viaggio per i sentieri contorti della storia.
Perché con il suo annuncio del Regno e la sua fedeltà al Vangelo diventi segno credibile dei tempi futuri annunciati dal Signore, preghiamo.

2. Per i giovani irrequieti di oggi, che con lo slancio degli anni verdi preparano i programmi arditi da realizzare nel futuro della loro vita.
Perché scoprano che solo nel Vangelo di Cristo, e nell’accoglienza alla Parola di Dio, troveranno le idee giuste per formulare progetti validi, e la forza necessaria per realizzarli, preghiamo.

3. Per gli uomini della scienza e della tecnica, che oggi sono così impegnati a scoprire e mettere a frutto i segreti della natura.
Perché ricordino che con il loro lavoro non solo trasformano il mondo, ma se si ispirano a valori di fede collaborano a preparare «i cieli nuovi e la terra nuova» promessi da Dio, preghiamo.

4. Per le persone anziane, che forse con apprensione vedono avvicinarsi il giorno del loro incontro con Dio.
Perché vivano la loro attesa nella pace e nella speranza, pronti ad accogliere con fiducia il Cristo che viene loro incontro come salvatore e datore di vita eterna, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Dobbiamo saper suscitare la speranza cristiana tra quelli che ci vivono accanto.
Perché ci siano nel nostro ambiente sempre più persone aperte agli uomini nel bisogno, e capaci di donare una parte del proprio tempo nella fraternità e nella condivisione, preghiamo.

Celebrante. O Padre, rendici forti nell’affrontare le difficoltà dell’esistenza, e capaci di testimoniare quei valori dello spirito che durano oltre la vita terrena. Così tutti insieme sapremo guardare verso te con fiducia, impegnarci per il Regno, e crescere nel tuo amore. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XXXIII C, 17 nov ’19

Raccolta di aforismi, aneddoti o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

DUNQUE TESTIMONI (con Paolo, Seconda Lettura)
Come rendere testimonianza? Lo ha spiegato bene san Paolo nella Seconda Lettura odierna. Rivolto ai cristiani della comunità di Tessalonica, oggi Salonicco, ha scritto: «Sentiamo che alcuni di voi vivono disordinatamente, senza far nulla, e in continua agitazione». Poi, con tono molto severo: «A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace». E ha ricordato: «Quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: “Chi non vuole lavorare, neppure mangi”».
– Perciò, lavorare in pace. La testimonianza passa attraverso l’impegno, il lavoro. Paolo ricorda il suo esempio: «Noi non abbiamo vissuto oziosamente tra voi, né abbiamo mangiato gratis il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno!». Il lavoro manuale nel mondo antico era disprezzato, considerato occupazione da schiavi; ma Paolo aveva una precisa professione, era tessitore di tende. Dovunque andasse la esercitava, giungendo perfino ad aiutare con i suoi proventi qualche cristiano sprovvisto di mezzi o di mestiere. Di solito si comportava così, almeno fino a quando qualche benestante della comunità non gli diceva: a mantenerti d’ora in poi ci penso io, tu pensa solo ad annunciare il Vangelo.
– In tal modo Paolo ci è stato di esempio su come occupare il tempo, mentre il Regno di Dio sbocciava nel mondo come il lievito fa fermentare la pasta. Il pensatore cristiano Teilhard de Chardin ha indicato chiaramente – a modo suo – il compito dei cristiani nel futuro: trasformare la realtà del mondo perché essa diventi «pronta per la parusia» (prèt pour la parousie). Pronta per la venuta del Signore alla fine dei tempi.

DUNQUE PERSEVERANTI
– I nostri compiti possono apparire modesti, però ha osservato sant’Agostino: «Le piccole cose sono veramente piccole, ma essere fedeli nelle piccole cose diventa una cosa grande».
– Un bel proverbio ci ricorda: «Perseverando, la lumaca raggiunse l’arca di Noè».

Tante volte si è così svagati nel fare il bene, che gli umoristi hanno fatto dell’ironia anche sulle nostre fragili virtù.
– La costanza dovrebbe essere virtù praticata da tutti. Invece: «Costanza: di questa parola si è fatto un nome proprio, forse perché non è comune» (François Véron).
– Sulla fede, e la fedeltà: «Fedele? Ahimé, oggi è appena il nome di un cane» (George De Portoriche).
– Sulla fermezza: «La fermezza oggi è la virtù caratteristica degli orologi comunali» (Ernesto Carletti).

Ma non bisogna aver paura dei nostri errori, delle nostre cadute.
Teresa d’Avila, santa, diceva di sé: «Cadendo e rialzandomi, ho imparato a salire».
– E Louis Veuillot: «La vita cristiana é fatta di ricominciamenti».
– L’Imitazione di Cristo, testo di alta spiritualità, suggerisce: «Ricomincia sempre!» (Semper incipe).


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XXXIII C, 17 nov ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

MUSICA DI FESTA – Sands-Iotti
(Nella Casa del Padre, n 680 – Elledici)

1. Cantate al Signore un cantico nuovo,
splende la sua gloria!
Grande è la sua forza, grande è la sua pace,
grande la sua santità!

Rit.: In tutta la terra, popoli del mondo,
gridate la sua fedeltà.
Musica di festa, musica di lode,
musica di libertà.

2. Agli occhi del mondo ha manifestato
la sua salvezza!
Per questo si canti, per questo si danzi
per questo si celebri!

3. Con l’arpa ed il corno, con timpani e flauti,
con tutta la voce!
Canti di dolcezza, canti di salvezza,
canti d’immortalità!

4. I fiumi ed i monti battono le mani
davanti al Signore!
La sua giustizia giudica la terra,
giudica le genti.

5. Al Dio che ci salva, gloria in eterno!
Amen! Alleluia!
Gloria a Dio Padre, gloria a Dio figlio,
gloria a Dio Spirito!

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9. Narrazione – XXXIII C, 17 nov ’19

LE MANI

Dopo la morte, un uomo si presentò davanti al Signore.
Con molta fierezza gli mostrò le mani:
«Signore, guarda come sono pulite le mie mani!».
Il Signore gli sorrise, ma con un velo di tristezza, e disse:
«È vero, ma sono anche vuote».

Riempi le tue mani di altre mani. E stringile forte.
Ci salveremo insieme. O non ci salveremo.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 183 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XXXIII C, 17/11/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Malachia 3,19-20a)
Nel paese ci sono coloro che non rispettano Dio e la Legge e prosperano, mentre i fedeli, poveri e disprezzati attendono l’intervento di Dio. Il profeta Malachia incoraggia il popolo e lo esorta a restare fedele, perché Dio interverrà per salvare i suoi fedeli.

* Capire le parole
Superbi. Coloro che sono assolutamente convinti della propria superiorità, vera o immaginata, sugli altri, e quindi abituati a trattarli con arroganza e disprezzo.
Sole di giustizia. La giustizia di Dio nella Bibbia viene immaginata come un sole splendente che disperde le tenebre degli operatori del male.


SECONDA LETTURA (2 Tessalonicesi 3,7-12)
Paolo, facendo riferimento a se stesso per come ha condotto la sua vita sul piano dell’autonomia economica attraverso il suo lavoro, richiama alcuni Tessalonicesi che, accogliendo la predicazione di alcuni fanatici che annunciavano prossima la fine del mondo, vivevano in agitazione e senza lavorare, creando forte disagio nella comunità.

* Capire le parole
Oziosi. Sono coloro che si astengono da ogni occupazione utile, per cui restano inattivi, inoperosi, per pura pigrizia, per necessità, o per bisogno di riposare.
Una vita disordinata. Colui che che conduce una vita senza regole dimostra mancanza di senso di responsabilità e immaturità.


VANGELO (Luca 21,5-19)
Quando Luca scrive il suo vangelo, ciò che il Signore dice in questo brano si è già verificato. Quindi egli non vuole attribuire a Gesù la previsione degli avvenimenti futuri, ma mettere in guardia i cristiani dai falsi profeti, che sono semplicemente dei fanatici, e incoraggiarli con la promessa che il Signore non abbandona mai i suoi discepoli, li sostiene nella lotta, li salva e dona loro la vita eterna.

* Capire le parole
Io vi darò parola e sapienza. Gli amici di Gesù sperimentano frequentemente l’avverarsi di queste parole di Gesù: la storia della Chiesa è ricca di esempi di martiri e di santi che in procinto di subire o di affrontare la morte sorprendono i persecutori col pronunciare parole e discorsi particolarmente ispirati dall’alto.
Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. I seguaci e i discepoli di Gesù potranno salvare la propria anima e riavere, un giorno, un corpo glorificato.


PER RIASSUMERE… Il Signore annuncia sconvolgimenti e persecuzioni, che nella storia della Chiesa non sono mai mancati. Lo smarrimento e gli scoraggiamenti sono in agguato anche nella vita di ciascun credente. Ma Gesù ha promesso di non lasciarci soli. Ci dona la sapienza per valutare e comprendere gli avvenimenti della storia e quelli personali. Ci dona anche la parola, che serve per difenderci dalle false accuse, ma anche perché nelle persecuzioni possiamo continuare ad annunciare il Vangelo.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”