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1. Letture – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

PRIMA LETTURA
Unsero Davide re d’Israele.

Dal secondo libro di Samuèle 5,1-3

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.


SECONDA LETTURA
Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 1,12-20

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia.


VANGELO
Signore, ricordati di me
quando entrerai nel tuo regno.

Dal Vangelo secondo Luca 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

OGGI SARAI CON ME

2 Samuele 5,1-3 Noi siamo tue ossa e tua carne
Colossesi 1,12-20 È lui che ci ha liberato dal potere delle tenebre
Luca 23,35-43 Costui è il re dei Giudei

Riconoscimento affettuoso
Le Scritture di oggi hanno il potere di comunicare una specie di meraviglia ammirata, di riconoscimento affettuoso. Israele si riconosce nel giovane Davide, e il malfattore si consegna a Gesù che gli appare così lontano dalla sua vita ferita e sbagliata, e insieme così vicino. Anzi è l’unico che può cogliere e accogliere il dramma di quell’ultimo istante. Tutto diventa ancora più sorprendente se si considera che tale abbandono fiducioso non è motivato da manifestazioni di potenza e da garanzie mondane di protezione. Davide è un giovane «in carriera» che non ha ancora avuto investiture ufficiali, le riceve in questo momento senza i timbri del tempio e della corte. Gesù adempie la piccolezza di Davide nell’obbrobrio della croce. La seconda lettura diventa l’ideale preghiera per questa solennità. L’inno è un ringraziamento per il grande dono del Regno. Presenta un itinerario dell’esistenza cristiana che passa dall’oppressione del male al perdono dei peccati per raggiungere l’eredità, cioè la nuova terra promessa. Si espande in una gioiosa celebrazione di Cristo e del suo Regno.

Relegato tra gli scarti
La nostra sorte è l’elezione da parte di Dio ad essere suo popolo per annunciare le meraviglie della sua opera e della sua misericordia in Cristo. Cielo e terra sono pacificati nell’offerta che Gesù ha fatto della propria vita con la croce; in questo modo infatti Egli ha distrutto in se stesso l’inimicizia (Ef 3,16). In Luca il Cristo re è Colui che si erge su un legno da schiavi, circondato da insulti, relegato tra gli scarti dell’umanità, proteso solo verso un gesto di perdono. Viene tratteggiata una qualità fondamentale del Regno di Cristo Gesù, esso è aperto a tutti, ma soprattutto a coloro che nello scacchiere politico delle nazioni terrene sono soltanto pedine emarginate. Il popolo stava a guardare, i capi e i soldati lo schernivano, il ladrone lo insultava. Certo la venuta di Cristo re è anche giudizio sul peccato, sulla falsa giustizia orgogliosa, sulla chiusura totale del cuore, ma le porte del Regno sono spalancate, ogni uomo è invitato ad entrarvi.

Siamo tue ossa e tua carne
La derisione dei capi nei confronti del Signore contiene il tema della salvezza. Il riferimento non può che essere a tutti quelli che nel corso del racconto evangelico Cristo Gesù ha incontrato, evangelizzato, curato. Il secondo elemento è l’elezione; che Luca aveva d’altra parte già citato, nella Trasfigurazione, nella voce che si udiva dalla nube: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo» (9,35). Quello che per i capi può diventare motivo di scherno perché esprime con evidenza l’irreparabile sconfitta dell’Uomo crocifisso, per il malfattore è l’insperata opportunità di legare la sua vita che si spegne alla grande luce che trova in Colui che entra innocente nella stessa morte. «Ci consideriamo come tue ossa e tua carne» (2Sam 5,1) dicono a Davide i figli di Israele, e così possono sperare anche i crocifissi di Pasqua. Sono nel segreto di Dio le vie che ognuno può percorrere per accedere al dono, non ci sono indicazioni particolari. Tant’è che in un momento così difficile, in cui ciascuno penserebbe a difendersi, Gesù tace.

Ricevete il Regno
Il trono di Cristo è la croce: giusto supplizio per i malfattori. La sua corona è un intreccio di spine e Lui è li senza neanche la possibilità di tergersi il sudore, perché su quella croce è inchiodato. Gli eredi del suo Regno sono gli ultimi, i poveri, gli afflitti, i miserabili. E chi vuole entrare in questo Regno ha una sola strada: spogliarsi di ogni cosa per diventare simile all’ultimo dei suoi figli; solo così si ricompone il sogno di Dio. Il Signore è crocifisso tra due malfattori e lì si incontra tutta l’umanità, quella che lo riconosce e quella che lo rifiuta. Lì, sul calvario, intorno a Cristo Gesù agonizzante, prende corpo il discorso dell’incredulità e il discorso della fede. Uno accoglie la verità del Cristo ed entra con Lui nella pace; l’altro resiste, beffeggia e rimane solo fino all’ultimo respiro. Il Regno di Cristo si costruisce attorno al primato dell’amore, è il Regno del «cuore di Gesù» che inizia nella vita delle persone (Rm 8,14) per assumere poi tutta la realtà. Non è un Regno esteriore, ma nemmeno intimistico. Prende storia nel segno dell’amore: gioia, perdono e pace dei cuori, ma anche armonia familiare, giustizia sociale, scelta dei poveri, cooperazione, ecumenismo, superamento delle divisioni a tutti i livelli. A chi fa questo dirà: «Ricevete il Regno» (Mt 25, 31-46).


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Al termine dell’anno liturgico cosa senti di aver acquisito?
– In che modo fai venire il Regno di Dio?


IN FAMIGLIA
Nessuno si salva da solo.
La vita in famiglia aiuta a capire che grazie al sostegno e alla collaborazione di tutti
si possono superare situazioni difficili.
Diciamo grazie per un aiuto ricevuto,
indichiamo un impegno per aumentare la solidarietà e la collaborazione in famiglia.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

• 2 Sam 5,1-3 – Unsero Davide re sopra Israele.
• Dal Salmo 121 – Rit.: Regna la pace dove regna il Signore.
• Col 1,12-20 – Dio ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: benedetto il suo regno che viene. Alleluia.
• Lc 23,35-43 – Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Le parole “re” e “regno” sono applicate al Messia e alla sua opera in forza della fede di Israele nella promessa, fatta dal Signore a Davide, di dare alla sua discendenza una regalità eterna… (2 Sam 7).
Il brano di oggi riferisce l’investitura di Davide da parte delle tribù di Israele, dopo che era già stato riconosciuto come re nel territorio di Giuda. Si tratta dunque di una adesione generale: un’immagine della riconciliazione ancora più vasta che realizzerà Cristo.
“Noi ci consideriamo come tue ossa e tua carne”. Il regno di Israele ha origini relativamente democratiche. In quella stessa epoca gli scritti degli altri popoli attribuiscono alle loro dinastie origini divine, fondate su una mitologia. Nella Bibbia Dio fa cercare un re “che segue le pecore”; un’adesione popolare ratifica tale scelta, e viene ricordato all’eletto: “Tu sei uno dei nostri”.
A Cristo, eterno Figlio di Dio, anche noi possiamo dire: “Noi siamo del tuo stesso sangue”.
“Tu pascerai Israele”. Per Davide, l’immagine del pastore s’impone. Un’immagine che tornerà nei profeti e nel Vangelo.
“Davide fece alleanza con loro”. Questo patto reciproco è ricco di valore religioso, perché il vero re di Israele è Dio e la sua alleanza con Israele domina e ingloba quella che può concludere il suo delegato. Da parte nostra ci troviamo l’annuncio della nuova ed eterna alleanza che Cristo-Re sigillerà col suo sangue.
“Essi unsero Davide”. Dopo il giuramento di fedeltà delle tribù, l’unzione significa l’intervento di Dio, che comunica al re il suo Spirito per renderlo capace di adempiere la sua missione. D’ora in avanti il re è l’“unto”, il “cristo”.

SALMO
Il 121 è uno dei “salmi delle ascensioni”, canti dei pellegrini che salgono a Gerusalemme, la città regale. Anch’esso evoca la riunione di tutte le tribù.
Soprattutto riconosce in Gerusalemme il luogo dove si trova la casa di Davide, dove si sale “secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore”. Significa definire nuovamente il significato religioso della regalità di Davide.
Queste parole vanno riferite alla nuova Gerusalemme, dove regna Cristo e verso la quale si incamminano tutti i popoli.

SECONDA LETTURA
Paolo ne parla non come d’un mondo straniero, d’un aldilà, ma come d’una realtà presente, nella quale siamo “trasferiti” e per la quale dobbiamo “ringraziare”.
Questo regno appartiene al Figlio, chiamato primogenito, perché esiste prima di ogni creatura e tutto è stato fatto “per mezzo di lui e in vista di lui”. In tal modo Cristo si trova collocato a capo dell’intero universo: delle cose visibili e invisibili, della nostra terra e degli spazi interplanetari fino alle nebulose più lontane. Della Chiesa, infine, presentata come suo corpo, e del mondo dei morti, dove pure regna come primogenito. In questo caso, l’espressione significa che egli è il primo risorto.
La storia trova in Cristo il suo compimento: tutto è in marcia verso una riconciliazione totale “per mezzo di lui e in vista di lui” e ciò che realizza “la pace” è il sangue della sua croce.

VANGELO
Dopo le prospettive universali della lettera ai Colossesi, il Vangelo disorienta: questo episodio della passione interessa pochi testimoni e riguarda una sola persona: il buon ladrone! Eppure, c’è un significato profondo che illumina l’intero mistero della regalità di Cristo. Il testo parla infatti di questa regalità, la quale:
– è il motivo della condanna di Gesù: l’iscrizione;
– è il “segno di contraddizione”; bisogna prender posizione, accettare questa regalità o rifiutarla: alcuni tacciono, altri sghignazzano, i soldati prendono in giro. Anche i due ladroni litigano sull’argomento. Uno solo gli si sottomette.
I capi alludono ironicamente a uno dei titoli del Messia: l’Eletto. È il titolo che Luca fa pronunciare dal Padre nella Trasfigurazione. Proviene dal primo canto del Servo (Is 42,1); il Servo “non griderà, né alzerà il tono…
non spezzerà una canna incrinata,
non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,2).
È ciò che constateremo col buon ladrone. Anche lui invoca la regalità di Cristo e si mette sotto la sua protezione.
– La risposta di Gesù: in questo modo Cristo esercita il suo ministero di riconciliazione e di pace.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Dove andiamo? Che cosa sperare dall’avvenire?
Progresso perpetuo o eterno ricominciamento?
“Sole dell’avvenire” o “crepuscolo degli dèi” in una distruzione atomica?
L’ultima domenica dell’anno liturgico ci presenta la storia in cammino verso il suo compimento. Questa storia è dominata da Cristo, primogenito di tutte le creature. “Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui”.
La storia si muove verso un “compimento totale”, una “riconciliazione”. La nostra vita quotidiana e gli sforzi che facciamo per costruire il mondo devono iscriversi in questo movimento.
Il dominio progressivo dell’uomo sull’universo, sull’atomo come sugli spazi, ci fa intravedere un aspetto della riuscita del mondo. “Tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1 Cor 3,23). Noi vediamo ciò che manca ancora al compimento di questo programma: l’umile sottomissione degli uomini a Cristo; come per Davide, il giuramento di sottomissione di tutte le tribù d’Israele.
Giorno dopo giorno Gesù è all’opera con noi per costruire il suo Regno.

Come riconoscere il Regno di Cristo?
Il papa Pio XI che istituì questa festa nel 1925 volle così sanzionare il programma pastorale del suo pontificato: “Ricapitolare in Cristo tutte le cose” (Ef 1,10), e pensava già a quello che sarebbe stato l’oggetto delle sue encicliche: il matrimonio cristiano, l’educazione cristiana, l’ordine sociale, ecc.
In seguito alle prove sofferte dalla Chiesa qualche anno più tardi in Messico e in Spagna, il vocabolo “regno” fu deviato dal suo senso spirituale per assumere un connotato partigiano e aggressivo in alcuni cristiani che sognavano un trionfo temporale della Chiesa.
Lo spostamento attuale della festa all’ultima domenica dell’anno elimina ogni equivoco: la regalità di Cristo è anzitutto “escatologica”. Non esiste un partito di Cristo-Re opposto ad altri: Cristo è un re crocifisso che non mobilita le sue legioni in difesa della propria causa. Si presenta nudo e crocifisso, esposto ai motteggi e agli scherni.
Per appartenere al suo Regno non v’è altra strada che quella del buon ladrone:
– l’umiltà: riconoscersi colpevoli: “Noi, giustamente”;
– la fede: “Egli non ha fatto nulla di male”;
– la preghiera: “Gesù, ricordati di me”.
Il prefazio della Messa descrive questo regno spirituale: Regno di verità e di vita, ecc…


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

OGGI SARAI CON ME
Cristo Gesù, che è proposto come re, entra in una via di silenzio, mitezza e accettazione di sconfitta, per manifestare la potenza di una salvezza che Egli non vuole solo «per sé» e non ottiene «da sé», ma per tutti gli uomini. Le uniche parole che Gesù dice non sono in sua difesa, ma per accogliere il malfattore in Paradiso, facendo a lui, per primo, il dono della salvezza. Spinge innanzi la storia della redenzione distruggendo il male che attenta allo splendore del progetto di Dio.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno

Celebrante. La descrizione che Gesù ha fatto delle realtà future è di incoraggiamento per quelli che cercano il bene. Nella Preghiera dei fedeli domandiamo al Signore che il suo Regno trovi – anche attraverso il nostro impegno – piena accoglienza e realizzazione.

Lettore. Preghiamo insieme: Padre, venga il tuo Regno.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Unita a Cristo, mite re di pace, essa ha il compito di promuovere la giustizia nuova promulgata dalla croce.
Perché la sua presenza nel mondo sia segno credibile della signoria di Cristo sulla storia, del suo regno di giustizia di amore e di pace, preghiamo.

2. Per i religiosi e le persone consacrate. Il Signore Gesù sia l’unico significato, il cuore e la meta della loro esistenza.
Perché sappiano vivere con fedeltà la loro consacrazione, e praticando in modo esemplare le Opere della misericordia testimonino in concreto che il Regno è già tra noi, preghiamo.

3. Per coloro che hanno responsabilità di governo. Per il cristiano l’autorità – dopo l’esempio dato da Cristo – non significa ricerca del potere ma servizio.
Perché i responsabili a ogni livello operino con la dovuta competenza nel loro campo, mettendosi a disposizione della giustizia e del bene comune, e preparando all’umanità l’avvento del Regno, preghiamo.

4. Per i poveri, gli affamati, gli emarginati della società. Gesù si è mostrato re così: nascosto in quelli che hanno fame e sete, che sono forestieri e malati e carcerati. E noi dobbiamo vedere il suo volto regale in loro.
Perché ci sia nella società chi li ama e li serve come fratelli del Salvatore, del Re, Giudice, e Signore degli ultimi tempi, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Il Regno di Dio non è un’illusione che sfuma tra le nuvole, ma comincia qui tra noi, anche nel nostro quartiere, quando ci occupiamo dei piccoli e dei poveri.
Perché sappiamo impegnarci contro il male che è in noi, e onorare con la carità la divina sovranità di Cristo, preghiamo.

Celebrante. O Padre, in Cristo tu hai inaugurato il tuo regno di amore e di pace. Ti chiediamo: sia Gesù il re di noi come persone, re delle nostre famiglie e della nostra comunità. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

Raccolta di aforismi, aneddoti o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

REGNO DI PECCATORI
Giovanni apostolo. Se diciamo: «Siamo senza peccato», inganniamo noi stessi, e la verità? di Dio non è in noi. (Prima lettera 1,8)
Gesù. Io non sono venuto a chiamare quelli che si credono giusti, ma quelli che si credono peccatori. (Matteo 9,13)
Gesù. Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione. (Luca 15,7)
Papa Giovanni XXIII. Gesù estende le sue braccia dalla croce per abbracciare tutti i peccatori.

REGNO DI PENTITI
– Il paradiso comincia solo nel momento in cui si ha il coraggio di riconoscere il proprio peccato. Fédor Dostoevskij
– Chi si pente ama. E amando, appartiene già a Dio. Fédor Dostoevskij
– L’uomo che si pente sinceramente e confessa i propri errori, è come un neonato. Chassid Yacov Yitzchak di Lublino
– Il pentimento non è forse il più divino di tutti gli atti umani? Thomas Carlyle

REGNO DI PERDONATI
– Quando Dio creò il mondo, non riusciva a farlo stare diritto, continuava a cadere. Allora Dio creò il perdono, e il mondo si resse in piedi. Racconto chassidico
– Dice il Signore: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve». (Isaia 1,18)
– Dio, se non avessimo peccati, che ne faresti del tuo perdono? Chassid Levi Yitzchak di Berditchev
– Mi sono stancata prima io di offenderlo, che Lui di perdonarmi. Teresa d’Avila
– Se Dio non perdonasse, il suo paradiso rimarrebbe vuoto. Proverbio berbero


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

UN SOLO SIGNORE – Deiss
(Nella Casa del Padre, n. 756 – Elledici)

Rit. Un solo Signore, una sola fede,
un solo Battesimo, un solo Dio e Padre.

1. Chiamati a conservare l’unità dello Spirito
con il vincolo della pace,
cantiamo e proclamiamo.

2. Chiamati a formare un solo corpo,
in un solo Spirito, cantiamo e proclamiamo.

3. Chiamati alla stessa speranza, nel Signore Gesù,
cantiamo e proclamiamo.

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9. Narrazione – XXXIV C, 24 nov ’19, Cristo Re

IL BUFFONE DEL RE
Un re aveva al suo servizio un buffone di corte che gli riempiva le giornate di battute e scherzi.
Un giorno, il re affidò al buffone il suo scettro dicendogli: «Tienilo tu, finché non troverai qualcuno più stupido di te: allora potrai regalarlo a lui».
Qualche anno dopo, il re si ammalò gravemente.
Sentendo avvicinarsi la morte, chiamò il buffone, a cui in fondo si era affezionato, e gli disse: «Parto per un lungo viaggio».
«Quando tornerai? Fra un mese?».
«No», rispose il re, «non tornerò mai più».
«E quali preparativi hai fatto per questa spedizione?», chiese il buffone.
«Nessuno!» fu la triste risposta.
«Tu parti per sempre», disse il buffone, «e non ti sei preparato per niente? To’, prendi lo scettro: ho trovato uno più stupido di me!».

Sono tanti quelli che non si preparano alla «grande partenza».
Per questo quel momento si riveste di penosa angoscia.
«State svegli, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora», dice Gesù (Matteo 25,13).
Ti stai davvero preparando?


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 183 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XXXIV C, 24/11/19, Cristo Re

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (2 Samuele 5,1-3)
Davide ha unificato Giuda e Israele, facendone un solo regno. Dopo Salomone, la restaurazione del regno di Davide resterà un sogno. La sua realizzazione sarà affidata al Messia. Gesù realizzerà un Regno ben diverso.

* Capire le parole
Noi siamo tue ossa e tua carne. Questa espressione indica il più stretto senso di appartenenza dei sudditi al loro re David e la loro totale sottomissione.
Ebron. Era una città della regione montuosa di Giuda. Si trova circa 30 km a SSO di Gerusalemme e a un’altitudine di oltre 900 metri sul livello del mare. Vanta la caratteristica di essere una delle più antiche località del Medio Oriente ancora abitate.


SECONDA LETTURA (Colossesi 1,12-20)
Si era diffuso nelle comunità cristiane il timore che esistessero degli spiriti che, sfuggendo al potere di Cristo, potevano condizionare in negativo la vita dei credenti. Paolo, in catene, reagisce con forza e innalza questo inno per celebrare la potenza divina del Signore Gesù, che domina su tutte le creature e che salva l’umanità intera.

* Capire le parole
Potere delle tenebre. È il male che si esprime nel peccato dell’uomo, ed è associato all’idea del buio.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Gesù è riconosciuto come l’architetto che è alla base della creazione e come il modello a cui guardare, come il progetto da seguire, come la finalità ultima da raggiungere.


VANGELO (Luca 23,35-43)
Il popolo guarda Gesù in croce senza capire, i capi lo insultano e i soldati li imitano, il primo ladrone cerca di strumentalizzarlo, il secondo lo dichiara innocente e si affida a lui. In questo brano Luca presenta la regalità autentica di Gesù e le reazioni che gli uomini possono avere nei suoi confronti.

* Capire le parole
Costui è il re dei Giudei. Questa frase scritta su legno al di sopra del capo di Gesù aveva un evidente intento di scherno (dissero poi a Pilato: non scrivere che Lui è…, ma che lui dice di essere…), ma finì per diventare involontariamente un riconoscimento della regalità di Gesù.


PER RIASSUMERE… È un po’ difficile che noi usiamo queste parole nella preghiera, perché sappiamo che il Signore non può dimenticarsi di noi. Ma per il buon ladrone, che le dice mentre condivide la croce con Gesù, è un bell’atto di fede. Possiamo usarle anche noi nella celebrazione eucaristica, quando vogliamo esprimere il nostro pentimento per esserci noi dimenticati di lui, e il nostro desiderio di sentirlo vicino a noi.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”