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7. Aforismi – XXX C, 27 ott ’19

Raccolta di aforismi, aneddoti o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

CHE COSA CI DICONO GLI STORICI SUI FARISEI
Nel brano evangelico i farisei non sono nominati, ma l’allusione di Luca è chiara, e i commentatori sono concordi nel ritenere che si parla di loro. Però i farisei non erano tutti come quello descritto dalla parabola. Il giudizio storico su di loro è più articolato.
Si sa che essi non erano molti, a quel tempo dovevano aggirarsi sui seimila. È già significativo il loro nome: fariseo significa separato, che tende a isolarsi dagli altri, elitario. Nel tessuto sociale costituivano un movimento di un certo peso e prestigio.
Tra loro non c’era solo zizzania, ma anche il buon grano. Compreso quel Nicodemo, per esempio, che in cerca di verità andò nottetempo da Gesù, poi lo difese nel sinedrio, e infine si prodigò per la sua sepoltura.
Ma c’era anche tanta zizzania. Altrimenti non si spiega la qualifica ricorrente – così viva nella Chiesa delle origini – di ipocriti. Il termine poco lusinghiero appare 17 volte nei Vangeli, sempre posto sulla bocca di Gesù, e sempre applicato a loro. Oggi verrebbe in mente anche il titolo di un famoso film: «Vizi privati e pubbliche virtù».
Ma nel contesto liturgico il giudizio storico sui farisei – articolato e con vari distinguo – è tutto sommato marginale: non aiuta a capire la parabola. Il cui significato resta legato alla caricatura del fariseo.

AUTENTICITÀ: CIOÈ?
Autenticità è parola moderna, è piaciuta ai filosofi esistenzialisti, Kierkegaard, Heidegger, eccetera. Essi ci ricordano che anche se tiriamo avanti in modo impersonale e superficiale, dovremmo vivere con passione l’avventura di conoscere il proprio io.
Questa esortazione ci viene già dalla notte dei tempi.
– L’imperativo «Conosci te stesso» era l’iscrizione nel marmo, incisa dagli antichi greci a Delfi sul frontone del tempio di Apollo. E Giovenale riteneva di sapere: «Dal cielo è disceso il conosci te stesso».
– Perché dovrei conoscermi? Diceva il filosofo cinese Lao Tzu: «Chi conosce gli altri è erudito, chi conosce se stesso è saggio».
– Ma conoscersi non è facile, si è distratti da mille cose. Diceva Agostino: «Gli uomini viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle. E passano accanto a se stessi, senza meravigliarsi».
Conferma lo psicologo Carl Gustav Jung: «I voli spaziali sono soltanto una fuga da se stessi, perché è più facile andare su Marte o sulla Luna che penetrare nel profondo del proprio io».
– E Pascal conosceva una verità inquietante: «L’uomo si fugge perché si teme».
– In realtà io sono un mistero a me stesso. Ha confessato Gibran K. Gibran: «Solo una volta rimasi muto. Fu quando un uomo mi chiese: “Chi sei?”».
– In conclusione, con un sorriso: «La cosa più importante per l’uomo? Conoscere se stesso. Tu però lascia perdere, potresti avere una brutta sorpresa» (Johnny Hart)


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XXX C, 27 ott ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di COMUNIONE

IL CIELO NARRA LA TUA GLORIA
(Nella Casa del Padre, n. 657 – Elledici)

1. Il cielo narra la Tua gloria,
le stelle parlano di Te,
la notte e il giorno senza fine
ritmano il loro canto a Te.

Rit. Rendiamo grazie a Te, o Padre
perchè riveli la Tua gloria,
a chi Ti cerca in umiltà.

2. Tu hai parlato a noi Signore,
la Tua parola è verità,
come una lampada
rischiara i passi dell’umanità.

3. La Tua parola scese in terra,
il verbo carne diventò,
pose la tenda in mezzo a noi,
e la Tua gloria ci svelò.

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9. Narrazione – XXX C, 27 ott ’19

LA VIRGOLA
C’era una volta una virgola seccata dalla poca considerazione in cui tutti la tenevano.
Perfino i bambini delle elementari si facevano beffe di lei.
Che cos’è una virgola, dopo tutto?
Nei giornali nessuno la usa più.
La buttano, a casaccio.
Un giorno la virgola si ribellò.
Il Presidente scrisse un breve appunto dopo il lungo colloquio con il Presidente avversario:
«Pace, impossibile lanciare i missili» e lo passò frettolosamente al Generale.
In quel momento la piccola, trascurata virgola mise in atto il suo piano e si spostò.
Si spostò solo di una parola, appena un saltino.
Quello che lesse il Generale fu: «Pace impossibile, lanciare i missili».
E scoppiò la Guerra Mondiale.


In una foresta del Colorado i turisti ammirano i resti di un albero colossale.
Aveva quasi cinquecento anni.
Quando Cristoforo Colombo era sbarcato sul continente americano era già una tenera pianticella.
Aveva sopportato bufere e terremoti, era sopravvissuto a migliaia di fulmini e slavine di neve.
Ci volevano venti uomini per circondare il suo tronco a braccia aperte.
Un giorno, un insetto quasi invisibile depose un po’ di uova microscopiche in un angolino della sua corteccia.
Ne nacquero minuscole larve da niente, dal robusto appetito.
In pochi mesi, il gigante della foresta, che aveva vinto secoli e tempeste, fu distrutto.


Fai attenzione alle piccole cose.
Sono il seme di quelle grandi.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 301 – Elledici 2016)

 

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XXX C, 27/10/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Siracide 35,15b-17.20-22a)
In un mondo in cui i malvagi corrompono i giudici ed essi si lasciano corrompere (solo al tempo del Siracide?), questa parola di Dio rimanda all’unico giudice giusto, che non ascolta i malvagi, non chiude gli occhi sulle ingiustizie e i soprusi dei potenti e soccorre i poveri e i deboli.

* Capire le parole
Supplica. È una tonalità della preghiera che si fa accorata richiesta di aiuto a Dio.
L’Altissimo. È uno dei nomi con cui viene invocato Dio, riconosciuto che Colui al di sopra del quale non vi è nessun’altra entità divina.


SECONDA LETTURA (2 Timoteo 4,6-8.16-18)
Paolo è in prigione, stanco e consapevole che la sua vita terrena è giunta alla conclusione. Tracciando un breve bilancio della sua vita, quasi come saluto all’amico e discepolo Timoteo, non si vanta, ma ribadisce che si è affidato totalmente al Signore, da cui solo aspetta il premio, e ha dedicato tutta la sua vita alla diffusione del Vangelo.

* Capire le parole
Essere versato in offerta. Paolo presagisce una morte violenta. Verrà difatti decapitato.
Ho conservato la fede. Ciò che più vale, nell’insegnamento di Paolo, alla fine della vita di una persona, è il presentarsi al cospetto di Dio con l’aver conservato la fiducia in lui nonostante le tante prove attraversate.


VANGELO (Luca 18,9-14)
Luca indirizza questa parabola ai cristiani che corrono il rischio di somigliare ai farisei, quando si ritengono migliori degli altri, perché con le loro buone opere hanno «meritato» la salvezza. La giustificazione non si merita, è un dono che Dio fa a tutti coloro che si presentano a lui e pregano con umiltà.

* Capire le parole
Fariseo. Erano un gruppo politico-religioso caratterizzato da disprezzo nei confronti delle nazioni pagane e idolatre che li circondavano. Veniva insegnato loro insistentemente a distinguersi dai propri vicini, da qui la fama di sentirsi superiori.
Pubblicano. Questo termine indica gli esattori delle tasse, che svolgevano tale compito per conto dei romani e abusando della propria autorità a danno della povera gente.
Tornò a casa giustificato. Abbiamo qui un termine proprio della teologia di san Paolo: la giustificazione. Per semplificare alla portata di un bambino: come dopo un’assenza a scuola occorre essere riammessi tramite la “giustifica” scritta con la firma del genitore che spiega al maestro il motivo dell’assenza, così Gesù dopo un peccato di cui ci si è pentiti “riammette” l’uomo all’amicizia con Dio dicendo a Dio Padre: lo giustifico io.


PER RIASSUMERE… I cristiani (in Italia una piccola percentuale) ogni domenica partecipano all’Eucaristia; come tornano a casa? Uguali a prima? Giustificati? O con un peccato in più? La parabola di oggi ci invita a dare una risposta che è determinata da una virtù non solo dimenticata ma disprezzata dalla cultura dominante: l’umiltà.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XXIX C, 20 ott ’19

PRIMA LETTURA
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva.

Dal libro dell’Èsodo 17,8-13

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 120 (121)

R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra.

Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.


SECONDA LETTURA
L’uomo di Dio sia completo
e ben preparato per ogni opera buona.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 3,14 – 4,2

Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Cf. Eb 4,12)

Alleluia, alleluia.
La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Alleluia.


VANGELO
Dio farà giustizia ai suoi eletti
che gridano verso di lui.

Dal Vangelo secondo Luca 18,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – XXIX C, 20 ott ’19

TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA

Esodo 17,8-13 – Quando Mosè alzava le mani Israele prevaleva
2 Timoteo 3,14–4,2 – Le Scritture possono istruirti per la salvezza
Luca 18,1-8 – Farà loro giustizia prontamente

Preghiera è potenza verso Dio
Fare della debolezza la nostra vera forza. Fare della preghiera la nostra potenza presso Dio. Fare della Sacra Scrittura il nostro orizzonte sapienziale. Fare dell’annuncio evangelico la nostra quotidiana comunicazione con le donne e gli uomini che incontriamo. Questi sono i temi di questa domenica, affidata alla silenziosa intercessione di Mosè, alla fede sapiente e feconda di Paolo e di Timoteo, e al grido sponsale della vedova del Vangelo. Amalek è termine collettivo. Sta ad indicare tribù nomadi che dimoravano nel deserto del Negheb, a nord del Sinai, e ne controllavano le piste carovaniere. A partire da questo primo scontro, la relazione con Israele fu sempre di aperta e reciproca inimicizia (cfr. Dt 25,17). Questo episodio segue immediatamente il miracolo della manna e dell’acqua scaturita dalla roccia. Prima di questi due episodi non si raccontano combattimenti del popolo, anzi in Es 14,14 era stato detto: «Il Signore combatterà per voi». Sono il pane celeste dunque, cioè la Parola di Dio, e l’acqua viva della sua sapienza che ci preparano a sostenere il combattimento spirituale, la buona battaglia della vita cristiana.

Essere sempre aperti
Mosè decide le sorti della battaglia con un gesto simbolico: le mani alzate. Questo uomo orante, con le braccia distese, è come un crocifisso che non abbasserà mai più le mani sulla terra, per cui la battaglia per il bene continuerà sempre. Un uomo che prega per la storia che sta vivendo, perché la preghiera non è una cosa avulsa dalla realtà, è unita alla battaglia. La vittoria, però non è affidata alla forza di Mosè, egli è un uomo povero e fragile che ha bisogno di aiuto per le sua braccia stanche. La preghiera è la potenza di Dio che si fa storia per l’amore e l’intercessione di un uomo per il suo popolo. La lettera a Timoteo continua l’esortazione ai responsabili della comunità perché come modello dei cristiani. Il compito dell’uomo di Dio è quello di annunciare in ogni tempo e circostanza la Parola di Dio che ha in sé l’efficacia per la salvezza. Il racconto lucano serve ad illustrare in modo paradossale l’agire di Dio nella storia. Il «pregare sempre» (v. 1), oltre che atto specifico, è prima di tutto una disposizione dell’animo. In quel «senza stancarsi mai» è compreso anche il «perdersi d’animo», lo scoraggiamento che può giungere. E anche semplicemente la stanchezza. Il credente è dunque fondamentalmente un orante, perché vive tutto in comunione con l’Amante-Amato, Colui che sempre guarda a lui e che anche lui, il credente, guarda.

Perseverare nella preghiera
Ogni mattino ognuno si ritrova davanti il suo Amalek minaccioso, imbattibile dalle nostre deboli forze. Così la vedova, immagine dell’orante, ma immagine anche di colei che crede nell’irrealizzabile, si muove e agisce. La sua preghiera diventa anima dell’azione di chi crede che a Dio tutto è possibile. Il giudice fa del suo potere la prepotenza della sua chiusura. Ma la vedova riesce a spuntarla per la sua perseveranza. Se un giudice iniquo può togliersi una scocciatura, quanto più Dio giusto interverrà a favore dei poveri e degli oppressi (v. 7). Dio che è giusto e fedele interviene per smascherare la prepotenza del male. Il Vangelo si chiude con un invito pressante a quelli che vivono nella prova. Quello che si chiede ad essi è la fedeltà perseverante che si esprime nella preghiera fiduciosa e costante. «Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (v. 8): non è un dubbio riguardo all’esistenza dei credenti fino alla fine, ma un invito alla salvezza nell’attesa della venuta del Giudice. La giustizia da parte di Dio è certa e decisa, ma si richiede da parte dei credenti l’attesa perseverante e fiduciosa.

Eseguire un compito
Perseverare nella fedeltà vuol dire eseguire il compito ricevuto da Dio, facendo affidamento a quella forza salvifica connessa con la sua Parola. Questo confronto con la Parola aiuta a capire che pregare non significa delegare a Dio le proprie responsabilità, vuol dire trovare la forza di resistere, lottando contro il male e la prepotenza. La preghiera è la forza dei non violenti che possono contare sulla giustizia o fedeltà di Dio, che va al di là delle scadenze storiche. Il subito di Dio è nell’ordine della certezza di fede, non nella cronologia storica. La giustizia di Dio non è rappresaglia e vendetta, ma pieno trionfo della bontà che vince anche il male.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Qual è la qualità della tua preghiera?
– Sei insistente nelle tue richieste o lasci che le cose «vadano»?

IN FAMIGLIA
Sicuramente c’è un momento in cui in famiglia ci si rivolge a Dio.
Può essere che ognuno lo compia individualmente, oppure che attenda che siano altri a sollecitare la preghiera.
Troviamo un momento comune in cui pregare e lo conserviamo nel corso di tutta la settimana.
Al termine proviamo a dirci che cosa ha significato per ognuno la preghiera condivisa.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XXIX C, 20 ott ’19

• Es 17,8-13a – Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte.
• Salmo 120 – Rit.: Il nostro aiuto viene dal Signore.
• 2 Tm 3,14–4,2 – Sia completo l’uomo di Dio e ben preparato ad ogni opera buona.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Spero nel Signore, spero sulla sua parola. Oppure: La parola di Dio è viva, efficace, e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. Alleluia.
• Lc 18,1-8 – Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Mosè e la vedova del Vangelo sottolineano l’efficacia della preghiera perseverante. “È necessario pregare sempre, senza stancarsi”.

PRIMA LETTURA
Un testo antichissimo della tradizione jahvista.
Nel deserto, Israele lotta contro alcune tribù nomadi. Una lotta per assicurarsi le sorgenti e i pascoli, una lotta per sopravvivere nel deserto. Forse Israele mira anche ad assicurarsi un passaggio per avvicinarsi alla Terra promessa.
Mosè sul colle, con le mani alzate. Non è un gesto di magia ma di fede: Dio guida e sorregge il suo popolo nella lotta contro gli Amaleciti. Il gesto di Mosè non è altro che il segno della presenza e della potenza di Dio in mezzo al suo popolo. Lui dà la vittoria, lui è il Salvatore. La preghiera è già nel gesto (che si oppone al nostro atteggiamento troppo disincarnato).
Colui che è chiamato ad essere l’espressione di Dio ha bisogno del sostegno degli altri. La missione di Dio supera l’individuo. Aronne e Cur sostengono le mani di Mosè.
Giù nella pianura, anche Giosuè è strumento della forza di Dio. Giosuè e Mosè, due ruoli complementari (come Marta e Maria: Lc 10,38-42).

SALMO
È un salmo di pellegrinaggio. È la preghiera fiduciosa del credente in cammino verso Dio (avrebbe potuto essere la preghiera di Mosè per il suo popolo).
Oggi è la preghiera della Chiesa, sempre sostenuta dal suo intercessore, Cristo.

SECONDA LETTURA
– 3,14-17. Paolo, che sa di essere ormai al termine del cammino, raccomanda a Timoteo di rimanere fedele all’insegnamento ricevuto fin dall’infanzia. Tale insegnamento gli è stato dato con i sacri testi. Paolo ricorda il ruolo e l’importanza della Bibbia nella vita cristiana: essa comunica la sapienza, conduce alla salvezza… Una frase importante sulla ispirazione della Parola di Dio: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio”.
– 4,1-2: Una raccomandazione a Timoteo perché comunichi e trasmetta la Parola di Dio. È la ragion d’essere dell’apostolo, qualunque cosa capiti e costi, in ogni occasione opportuna e non opportuna. Il v. 2 potrebbe richiamare la vocazione di Geremia (“… per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”, Ger 1,10).

VANGELO
Una parabola sulla preghiera, sull’efficacia della preghiera, “senza stancarsi”. È l’identico tema dell’“amico importuno” (cf Lc 11,5: 17a domenica). Vi è aggiunto un secondo tema: nonostante i ritardi, Dio farà giustizia. I ritardi del giudizio di Dio fanno temere che la fede si stanchi.
La mancanza di fede e di fedeltà dei suoi contemporanei sembrano preoccupare l’evangelista. Ecco allora l’ultima frase: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà troverà la fede sulla terra?”.
Il personaggio principale del brano è il giudice, che si lascia convincere dalle richieste insistenti della vedova. Fa pensare a Dio che ascolta “senza far aspettare”, la preghiera dei “suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui”.
Ma anche la vedova è un personaggio importante della parabola: la sua perseveranza e la sua insistenza diventano un modello del modo di pregare. Questa vedova è il povero per eccellenza, che non ha altra arma che la sua perseveranza. Un’arma che alla fine è efficace. Un invito a perseverare nella preghiera.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Importanza della preghiera
La preghiera è necessaria
L’uomo, affascinato dall’efficacia della propria azione, è sempre tentato di trascurare la preghiera. Mosè crede talmente nella necessità della preghiera da affidare il comando dell’esercito a Giosuè (1ª lettura). Si ricordi il ruolo degli apostoli nei confronti della preghiera (At 6,4).
L’uomo non è solo a lavorare nel mondo, egli è il collaboratore del “Signore che ha fatto cielo e terra” (cf salmo). Mediante la preghiera si pone di fronte a Dio in tutta la sua verità, e quindi valuta i propri limiti e la propria debolezza. Il Signore è sempre pronto a vegliare su coloro che si rivolgono a lui: “Alzo gli occhi verso i monti… Non lascerà vacillare il tuo piede… Il Signore è il tuo custode” (salmo).
Bisogna essere perseveranti nella preghiera
L’uomo si stanca presto della preghiera, e invece non bisogna aver paura di mostrarsi ostinati. La vedova del Vangelo è debole e senza difesa. Eppure il Signore sottolinea la forza della sua preghiera di fronte al giudice. La sua forza era la sua perseveranza. Il Signore finisce con l’esaudire perché “non si continui a importunarlo”; di fatto, non si potrebbe importunarlo. La parabola è raccontata per dimostrare “la necessità di pregare sempre senza stancarsi”.
Mosè sul colle è l’esempio d’una preghiera instancabile: “…mentre Aronne e Cur sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole”. Per perseverare nella preghiera, accettare l’aiuto degli altri.
Anche oggi bisogna pregare?
La preghiera di domanda è spesso contestata: gli increduli vi fanno dell’ironia, i fautori di una fede pura dubitano che Dio modificherà i suoi piani. Con la preghiera si può ottenere che il corso degli avvenimenti cambi?
Il Signore presenta la preghiera di domanda come un atteggiamento essenziale del credente. Il Vangelo e l’intera tradizione cristiana ne attestano l’importanza. Dio è un padre sensibile alle invocazioni di tutti i suoi figli. La preghiera di domanda purifica la nostra volontà e rinnova la nostra fede in Dio: non un Dio protettore che ci preserva dalle difficoltà, ma un Padre che aiuta ad affrontare con fiducia i pericoli della vita: “Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita” (salmo).
La preghiera di domanda ci mette d’accordo con Dio, ci rende più attenti ai suoi appelli, meglio disposti a collaborare alla sua opera. L’uomo che prega non lascia da parte le sue responsabilità, esprime soltanto la decisione di partecipare in una dipendenza amorosa; afferma il suo desiderio di comunione. La preghiera è efficace quando si prega non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

L’importanza della Parola nella vita del credente (2ª lettura)
“Rimani saldo in quello che hai imparato”
Timoteo s’è convertito molto giovane: deve quindi costruire tutta la sua vita sulla fede che lo anima. Deve nutrirsi della Parola di Dio perché essa penetri sempre più in lui e per lasciarsi afferrare dal dinamismo dello Spirito. Il ritorno costante alla sorgente della fede è per tutti la condizione d’un serio rinnovamento.
“Annunzia la Parola”
La fede non è un tesoro da conservare per sé: è una luce da trasmettere, e ciò richiede coraggio e perseveranza. Paolo sottolinea il comportamento apparentemente paradossale dell’apostolo: intervenire “in ogni occasione opportuna e non opportuna”, ma nello stesso tempo “con ogni magnanimità e dottrina”. Essere fedeli alla Parola mostrandosi impazienti, vuol dire mancare della elasticità propria dell’educatore; ma essere pazienti senza preoccuparsi della fedeltà al messaggio, vuol dire mancare di forza e di coraggio.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XXIX C, 20 ott ’19

TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA

È nell’invocazione che si scopre quanto sia vero quel che dice la parabola, e cioè che la risposta buona di Dio non si fa aspettare, viene in fretta; anzi è addirittura già venuta. Quando gridi a Dio e sei inchiodato sulla Croce di Gesù, e sei pieno della sua presenza, non c’è più altro che deve accadere. Lui che ha portato a pienezza le braccia profetiche di Mosè consegnando le sue braccia al legno della Croce, con la sua eterna intercessione crocifissa ci renderà giustizia.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XXIX C, 20 ott ’19

La parabola del giudice disonesto

Celebrante. Il Signore ci ha dunque invitati a pregare con insistenza senza stancarci mai, e ci ha anche indicato la preghiera del «Padre Nostro» come modello di supplica. Accogliamo questo suo invito nella Preghiera dei fedeli.

Lettore. Diciamo insieme: Padre nostro, ascoltaci.

1. Chiediamo che sia santificato il suo nome.
Perché Dio sia riconosciuto, accettato e amato in tutta la ricchezza del suo amore per noi, preghiamo.

2. Chiediamo che venga il suo Regno. Un Regno che non si trova sulle carte geografiche, ma si espande nel cuore degli uomini.
Perché esso si realizzi anche nel nostro cuore, preghiamo.

3. Sia fatta la sua volontà. Essa si esprime in concreto in un progetto di bene, che il Padre ha offerto a tutti gli uomini.
Perché questo atteggiamento costruttivo si diffonda nel mondo, preghiamo.

4. Per il pane quotidiano. Troppi sulla terra, soprattutto nel Terzo Mondo, non ne hanno a sufficienza.
Perché noi che abbiamo il necessario, e forse anche il superfluo, diventiamo capaci di condivisione con i nostri fratelli, preghiamo.

5. Per il perdono reciproco. Il Signore rimette le nostre colpe nella misura in cui anche noi sappiamo compatire la fragilità degli altri.
Perché troviamo la forza di perdonarci a vicenda, preghiamo.

6. Per la vittoria sulla tentazione. La nostra libertà comporta anche il rischio di compiere delle scelte sbagliate.
Perché sappiamo orientarci con chiara determinazione al bene, preghiamo.

7. Tutti siano liberati dal male. L’aspirazione a una vita onesta è un dono del Signore, che noi dobbiamo coltivare nel cuore.
Perché avvenga questa maturazione anche in noi, preghiamo.

Celebrante. O Dio, tu sei nostro Padre. Infondi in noi uno spirito di figli che sentono la gioia di parlare con te, e di chiederti con fiducia ciò di cui hanno bisogno. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)