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7. Aforismi – XXIX C, 20 ott ’19

Raccolta di aforismi, aneddoti o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

La preghiera è
– Pregare è guardare Dio con amore. Charles De Foucauld
– La preghiera è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio. Sant’Agostino

Perchè pregare.
– La preghiera purifica l’anima, regola gli affetti, dirige le azioni, corregge gli eccessi, riforma i costumi, esprime la bellezza e l’ordine della vita. San Bernardo di Clairvaux
– Il buon Dio ama essere importunato. Saint Jean-Baptiste Vianney

Quando pregare.
– La preghiera dev’essere la chiave del mattino e il catenaccio della sera. Owen Feltham
– È buona cosa pregare al mattino presto, prima che il mondo si riempia di sciocchezze. Chassid Pinchas di Korec
– Quando di notte non riesco a dormire, io non conto le pecore ma parlo col Buon Pastore. Anonimo
– Ogni sera affido le mie preoccupazioni a Dio. Egli, comunque, starà sveglio tutta la notte. Mary Crowley

Come pregare.
– In genere, quando gli uomini pregano, chiedono a Dio che due più due non faccia quattro. Anonimo
– Ciò che più spesso domandiamo a Dio non è che ci aiuti a fare la sua volontà, ma che approvi la nostra. Anonimo
– Meglio un cuore senza parole che parole senza cuore. Proverbio
– Se il cuore non prega, a poco serve la bocca. Proverbio

Preghiere peregrine.
– Signore, cambia il mondo! E ti prego, comincia da me.
– La mia vita è un’altalena, Signore. Dammi una spinta!
– Signore, fammi un portatore sano di buon senso e allegria.
– Signore, fammi diventare buono. Papà e mamma non ci riescono. Pierino
– O Signore, dammi la pazienza. Ma sbrigati!
– O Signore, fa’ che io apra gli occhi prima di chiuderli.
– Signore, ti prego: insegnami a donarmi a tutti e a vendermi a nessuno.
– Caro Dio, prenditi cura del mondo. E ti prego, prenditi cura anche di te stesso, altrimenti siamo fritti. Pierino

Preghiere di increduli.
– Padre nostro che sei nei cieli, / restaci. / E noi resteremo sulla terra / che a volte è così bella. Jacques Prévert (cantautore)
– O Signore (se c’è un Signore), salva la mia anima (se ho un’anima). Amen. Ernest Renan


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XXIX C, 20 ott ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di INIZIO

CHIESA DI DIO, POPOLO IN FESTA – E. Costa
(Nella Casa del Padre, n. 622 – Elledici)

Rit. Chiesa di Dio, popolo in festa,
canta di gioia, il Signore è con te!

1. Dio ti ha scelto, Dio ti chiama,
nel suo amore ti vuole con sé:
spargi nel mondo il suo vangelo,
seme di pace e di bontà.

2. Dio ti guida come un padre:
tu ritrovi la vita con lui.
Rendigli grazie, sii fedele,
finché il suo Regno ti aprirà.

3. Dio ti nutre col suo cibo,
nel deserto rimane con te.
Ora non chiudere il tuo cuore:
spezza il tuo pane a chi non ha.

4. Dio mantiene la promessa:
in Gesù Cristo ti trasformerà.
Porta ogni giorno la preghiera
di chi speranza non ha più.

5. Chiesa che vivi nella storia,
sei testimone di Cristo quaggiù;
apri le porte ad ogni uomo,
salva la vera libertà

6. Chiesa, chiamata al sacrificio
dove nel pane si offre Gesù,
offri gioiosa la tua vita
per una nuova umanità.

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9. Narrazione – XXIX C, 20 ott ’19

IL NAUFRAGO
Un povero naufrago arrivò sulla spiaggia di un’isoletta deserta aggrappato ad un piccolo relitto della barca su cui stava viaggiando, dopo una terribile tempesta.
L’isola era poco più di uno scoglio, aspra e inospitale.
Il pover’uomo cominciò a pregare.
Chiese a Dio, con tutte le sue forze, di salvarlo e ogni giorno scrutava l’orizzonte in attesa di veder sopraggiungere un aiuto, ma non arrivava nessuno.
Dopo qualche giorno si organizzò.
Sgobbando e tribolando fabbricò qualche strumento per cacciare e coltivare, sudando sangue riuscì ad accendere il fuoco, si costruì una capanna e un riparo contro le violente bufere.
Passò qualche mese.
Il pover’uomo continuava la sua preghiera, ma nessuna nave appariva all’orizzonte.
Un giorno, un colpo di brezza sul fuoco spinse le fiamme a lambire la stuoia del naufrago.
In un attimo tutto s’incendiò.
Dense volute di fumo si alzarono verso il cielo.
Gli sforzi di mesi, in pochi istanti, si ridussero a un mucchietto di cenere.
Il naufrago, che invano aveva tentato di salvare qualcosa, si buttò piangendo nella sabbia.
«Perché, Signore? Perché anche questo?».
Qualche ora dopo, un grossa nave attraccò vicino all’isola.
Vennero a prenderlo con una scialuppa.
«Ma come avete fatto a sapere che ero qui?» chiese il naufrago, quasi incredulo.
«Abbiamo visto i segnali di fumo» gli risposero.


Le tue difficoltà di oggi sono segnali di fumo per la grazia futura. Dio verrà a salvarti.
«Qual è la via più breve per incontrare Dio?».
«Vivere su una sedia a rotelle» rispose un uomo senza gambe.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 310 – Elledici 2016)

 

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XXIX C, 20/10/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Esodo 17,8-13)
Questa lettura ha sullo sfondo una battaglia con tanti morti “con l’aiuto di Dio”. Il Dio di Gesù non è così. Tuttavia lo Spirito, attraverso la narrazione di questo avvenimento, ci comunica che se vogliamo vincere contro gli avversari della nostra salvezza dobbiamo pregare con costanza, senza stancarci.

* Capire le parole
– Amalek. Personaggio discendente di Iram, figlio di Sem, figlio di Noè.
Quando Mosè alzava le mani. Questa raffigurazione della preghiera ne sta a indicare la potenza: quando le braccia sono elevate a Dio in preghiera, l’esercito degli israeliti riceve la forza da Dio, altrimenti viene sconfitto dall’avversario.


SECONDA LETTURA (2 Timoteo 3,14–4,2)
Paolo vede che nelle comunità cristiane si stanno insinuando idee e comportamenti non coerenti con il Vangelo. Per questo esorta Timoteo ad avere per sé come punto di riferimento la Sacra Scrittura e ad insegnarla con fedeltà e impegno costante agli altri fratelli.

* Capire le parole
Rimani saldo. La vita quotidiana e sociale, specie quella dal tono neo-pagano del nostro tempo, richiede al credente di conservarsi fedele.
La salvezza si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Chi crede in Gesù e lo riconosce Salvatore del mondo, di conseguenza è portato a vivere secondo i suoi insegnamenti contenuti nel Vangelo. Questa è la fede che si manifesta nelle opere e nella vita e non resta un puro esercizio teorico.
Insisti, ammonisci, rimprovera, esorta. Sono gli atteggiamenti tipici di un padre, di un maestro, di una persona che cerca il vero bene dell’altro, verso cui si ha il compito di educazione alla vita e alla fede.


VANGELO (Luca 18,1-8)
Quando Luca scrive, la Chiesa è perseguitata da un potere ingiusto che obbliga ad adorare l’imperatore. Questa parabola è un invito ai credenti a perseverare nella preghiera, unica arma possibile, e a rafforzare la fede nella presenza e nell’azione salvifica del Signore.

* Capire le parole
Un giudice che non temeva Dio. Spesso gli uomini potenti sono accostati a una condotta di vita autosufficiente che non si ritiene bisognosa di Dio.
Le farò giustizia. Qui non si tratta di alcuna “raccomandazione” o “favore”, ma soltanto di permettere che alla malcapitata sia riconosciuto il giusto.


PER RIASSUMERE… Fede e preghiera formano un binomio inscindibile. Purtroppo è possibile trovare tra i cristiani una preghiera senza fede, impossibile invece che ci sia una fede vera senza preghiera.  Quando ci chiediamo se Dio ascolta le nostre preghiere, perché non ci ha accontentati, vuol dire che la nostra fede è debole, solo interessata o immatura.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XXVIII C, 13 ott ’19

PRIMA LETTURA
Tornato Naamàn dall’uomo di Dio,
confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re 5,14-17

In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 97 (98)

R. Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!


SECONDA LETTURA
Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 2,8-13

Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (1 Ts 5,18)

Alleluia, alleluia.
In ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Alleluia.


VANGELO
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro
a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca 17,11-19

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – XXVIII C, 13 ott ’19

ALZATI E VA’

2 Re 5,14-17 – Natan scese e si immerse nel Giordano sette volte
2 Timoteo 2,8-13 – La Parola di Dio non è incatenata
Luca 17,11-19 – Non ne sono stati purificati dieci?

Stranieri guariti
La prima e la terza lettura parlano di stranieri che miracolosamente vengono guariti dalla lebbra. Nella Bibbia è sempre considerata la malattia simbolo del castigo di Dio per il peccato e, quindi, la guarigione diviene inevitabilmente simbolo della rinnovata amicizia di Dio con l’uomo. Paolo ci viene a dire che Cristo Gesù è venuto a rendere Dio proprietà di tutti perché «la Parola di Dio non è incatenata» (v. 9). I veri amici del Signore sono coloro che vivono nella certezza di essere da Lui accompagnati, ricevono i suoi doni, ne sono consapevoli e lo ringraziano. Anche se noi non siamo fedeli alle sue proposte, Lui rimane fedele (v. 13). La fedeltà è l’espressione piena dell’amore, e solo Dio ci rende capaci di amare. Nell’amore non ci sono diritti, il diritto ha sempre ucciso l’amore. L’amore ha solamente doveri. Per Gesù non costa nulla darci tutto, perché ci ama molto. L’amore è infatti la capacità di amare senza chiedere nulla, è segnato da fede.

Storia malata e salvata
La fede è quindi il riconoscimento e la relazione che si stabilisce con il Signore della nostra vita, a partire dal dato concreto della nostra storia. Una storia, nelle letture di oggi, simbolicamente presentata come malata e impura, e bisognosa di essere salvata. Nel Vangelo dieci lebbrosi in fila cercano un miracolo, dieci fratelli stanchi di soffrire, di essere esclusi chiedono al Signore «pietà» (v. 13). Essi guariscono lungo la strada, mentre vanno a presentarsi al sacerdote, a chi ufficialmente poteva constatare il miracolo. Però il Samaritano, lo straniero, ritorna, perché sente che quel miracolo invade tutta la sua persona. Egli è stato guarito e sanato ed è la sua salvezza che gli permette di dare lode a Dio. Sarà la fede a salvarci, non i miracoli, e quella fede si conferma ogni giorno nell’incontro con Cristo Gesù, in una preghiera silenziosa e attenta in cui viene svelato il mistero della gratitudine e della lode. Il solo straniero eretico, che torna da Gesù, riconosce la relazione preziosa nella quale la sua vita è stata collocata. Gesù infatti interpreta il suo gesto come «fede». È importante sottolineare questo, perché si vede bene come la fede sia innanzi tutto un’esperienza. La fede è un evento. La salvezza del Samaritano non sta solo né tanto nell’essere stato purificato dalla lebbra, ma nella relazione con Gesù che questo evento ha generato in lui. È decisivo in questo senso il v. 19: «E gli disse: Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Salvezza provata da uno solo
I nove sanati che non tornano indietro ci perdono. Solo lo straniero fa una vera esperienza di salvezza, perché solo lui arriva a sperimentare una nuova relazione positiva e profonda, mentre gli altri restano al livello di un «fatto», sia pure estremamente positivo. Il Samaritano entra anche in una relazione, in un’amicizia positiva. Per gli altri era scontato un intervento di predilezione da parte di Dio. E poi avevano le loro regole. Il Samaritano invece, che non era legato alla legge, risponde con la forza dell’amicizia e dell’amore. Non deve andare al tempio a presentarsi al sacerdote e così può tornare a ringraziare Cristo Gesù. Da questa sapienza della riconoscenza scaturisce uno stile della responsabilità, che è l’opposto del ricatto. La modalità del ricatto impone di fare ogni cosa per evitare un male e conquistare un bene. L’atteggiamento responsabile domanda di rispondere con gratitudine al grande bene che si riceve. Oltre a questo, la sapienza basata sul dono ricevuto promuove un atteggiamento di gratuità, e ricco di quell’esuberanza che caratterizza il moto della gratitudine.

Tutti invitati e oggetto di dono
La Samaria e la Galilea (v. 11) sono terre di stranieri che Gesù attraversa per evidenziare che nessuno è escluso dalla salvezza, e lo sguardo di Gesù è un tutt’uno con la sua misericordia. Tutto ciò capita a uno straniero forse per due motivi. Il primo è che Dio vuol far vedere come questo percorso del dono sia praticabile anche senza una precisa e corretta qualificazione «religiosa». Dio percorre le linee del cuore umano così com’è, lo trova malato e ferito e lo sana. Da qui, il moto della gratitudine. In secondo luogo lo «straniero», che non ha consuetudine con un orizzonte di doni, può rimanere positivamente colpito, e dunque può comprendere più profondamente la rilevanza di un evento che «quelli di casa» rischiano di collocare tra le cose di sempre, quasi fosse un diritto.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Il Dio che guarisce cosa ti suggerisce?
– Perché a volte la riconoscenza è difficile?


IN FAMIGLIA
Anche in famiglia succede che a volte qualcuno pensa che tutto sia dovuto: l’affetto, il cibo, il vestito, la salute… Mettiamo in atto un esercizio di ringraziamento reciproco per tutto quello che in questo periodo si è ritenuto ingiustamente come dovuto, e riscopriamo la bellezza di quanto ci è stato donato.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XXVIII C, 13 ott ’19

• 2 Re 5,14-17 – Ritornato Naaman dall’uomo di Dio, confessò il Signore.
• Dal Salmo 97 – Rit.: La salvezza del Signore è per tutti i popoli.
• 2 Tm 2,8-13 – Se con Cristo perseveriamo, con lui anche regneremo.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa: proclamate le grandezze di Dio, che vi ha chiamato dalle tenebre all’ammirabile sua luce. Oppure: In ogni cosa rendete grazie: questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Alleluia.
• Lc 17,11-19 – Non si è trovato chi tornasse a rendere gloria a Dio all’infuori di questo straniero.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Legame fra l’Antico Testamento e il Vangelo: il ringraziamento dello straniero.

PRIMA LETTURA
Uno dei miracoli di Eliseo, in favore d’uno straniero lebbroso. Come si sa, l’episodio era cominciato male: indirizzo sbagliato, nessuna “cerimonia” da parte di Eliseo, cattivo umore del generale siriano. Ma, una volta guarito, Naaman manifesta la sua riconoscenza
– col suo comportamento nei riguardi del profeta,
– con una professione di fede,
– con la volontà di unirsi al vero culto (su un altare in terra portata da Israele).
Spunto universalista.

SALMO
Acclamazione al Dio d’Israele, re universale.

SECONDA LETTURA
Il vangelo di Paolo si condensa totalmente in Gesù risorto.
Non si tratta però d’una verità astratta, bensì di una persona viva per la quale lotta e soffre (vedi il passo precedente 2,2-3 sul “buon soldato di Cristo Gesù”).
Questa testimonianza personale diventa la testimonianza di tutta la Chiesa, grazie alla citazione d’una specie di inno che richiama la teologia dell’unione con Cristo (Ef, Col) e l’obbligo di non rinnegare Cristo (vedi i Vangeli, Lc 12,8-9).

VANGELO
Gesù sale a Gerusalemme. Questo richiamo caratterizza la seconda parte del Vangelo di Luca, presentato come “il cammino” verso Gerusalemme (vedi Domenica delle Palme e 9,51; 17,11; 19,28).
In Lc 5,12-16 e paralleli si parla di un solo lebbroso. Qui i lebbrosi sono dieci. Episodio e valore diversi. Il racconto è proprio di Luca.
Vi notiamo:
1) la reintegrazione/purificazione. Con l’invio ai sacerdoti, come in Lc 5 e paralleli.
2) La riconoscenza, il ringraziamento.
3) La presenza d’uno straniero (o mezzo straniero, comunque un estraneo al culto di Gerusalemme). Su Samaria e i Samaritani, vedi 9,52 e 10,33 nella 13a e 15a domenica.
Apertura universalistica senza integrazione nella legislazione di Mosè; mediante il gesto di Cristo che si rivolge all’immondo così com’è, e il ringraziamento, che formano l’unica comunità valida, la comunità eucaristica totalmente aperta.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Il ringraziamento, espressione della fede
Gli uomini chiedono, più che ringraziare.
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo “tornò indietro lodando Dio”. Il Signore si meraviglia che sia solo e ammira la fede riconoscente del Samaritano (Vangelo).
Naaman proclama nella fede il Dio che l’ha guarito: “Non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele”. Vorrebbe offrire un dono di riconoscenza ad Eliseo, che rifiuta. Allora il generale siriano carica molta terra per innalzare un altare nel suo paese e celebrarvi i benefici che gli ha fatto il Signore.
Soltanto uno su dieci ringrazia dopo esser stato esaudito; un dato statistico che rivela non solo l’ingratitudine, ma più profondamente la mancanza di fede.
Il credente si prende il tempo necessario per ritornare indietro, per rivedere la propria vita e quella del mondo onde riconoscervi i benefici di Dio. In che modo il nostro sguardo di fede suscita il nostro ringraziamento, ci apre all’Eucaristia?

Lo straniero chiamato alla fede
L’unico che torna a ringraziare Gesù è un Samaritano, un uomo di dubbia religione. Il suo ritorno al Signore è una conversione: “Va’, la tua fede ti ha salvato”.
Naaman è uno straniero, un pagano; la malattia gli dà l’occasione di venire a contatto col Dio di Israele; fino a quel momento riteneva che gli dèi fossero legati a un popolo, a una terra. La guarigione ne determina la conversione, l’apre al Dio che supera le frontiere. È già un testimone dell’universalismo della salvezza: “La salvezza del Signore è per tutti i popoli” (ritornello del salmo).
Paolo, per tutta la vita, fin nella prigionia, è animato da una tenace volontà missionaria: “Sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch’essi raggiungano la salvezza” (2ª lettura).
Il Signore vuol essere il Salvatore di tutti. La fede non è riservata a razze scelte, a classi privilegiate, Dio chiama tutti gli uomini a far parte del suo popolo, aspetta la risposta di ognuno nella fede.

Il lebbroso purificato
Egli non è soltanto guarito; purificato, non è più l’impuro escluso dalla comunità, colui che vive ai margini senza poter partecipare alla vita del popolo, in particolare agli atti di culto. Il Signore, purificando i lebbrosi, li fa entrare nella comunità; l’andare “a presentarsi ai sacerdoti” vuol dire far riconoscere tale reintegrazione.
La nostra società, le nostre comunità cristiane tengono ai margini, escludono persone già colpite da disgrazie diverse: anormali, handicappati, piccoli, tutti coloro che turbano la quiete del nostro ordinamento. Il Signore, che annuncia a tutti la sua Buona Novella, sempre accoglie per primi i reietti.

Dio manifesta il suo potere ai credenti
I dieci lebbrosi “vanno incontro al Signore”, gli rivolgono una supplica fiduciosa: “Abbi pietà di noi”. Col suo potere Gesù Cristo li guarisce.
Naaman dichiara con sicurezza che l’acqua del Giordano non è migliore di quella dei fiumi di Damasco (2 Re 5,13), ma ha fiducia nell’uomo di Dio; si lava nel Giordano ed è guarito dalla lebbra.
Credere significa accettare di lasciare agire Dio che può tutto e che non tarda a manifestare il suo potere a coloro che credono in lui.
“Surrexit Dominus vere: Cristo è davvero risorto”. Canto ben conosciuto. Questa fede nel Cristo morto e risorto è, al termine della sua vita, “il vangelo di Paolo” (2ª lettura); la causa della sua prigionia, e ne è molto fiero; la forza dinamica della sua predicazione: “La Parola di Dio non è incatenata”; la certezza della sua preghiera: “Perché anch’essi raggiungano la salvezza”.
Questa fede è il principio della nostra giustificazione: “Vivremo anche con lui”, già sottolineato nella prima predicazione di Paolo, dopo la sua conversione: “Per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati, per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè” (At 13,38-39).
Questa fede è la base di tutta la predicazione missionaria, addirittura il cuore della credenza della Chiesa. Si vedano i discorsi di Pietro: il giorno di Pentecoste (At 1,22-24), nel Tempio (At 3,14), davanti al Sinedrio (At 4,10): “Non possiamo fare a meno di parlare di quelle cose che abbiamo visto e udito” (At 4,20).


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XXVIII C, 13 ott ’19

ALZATI E VA’

Il credente anche quando si trova nella povertà, o nel pericolo, o in qualsiasi prigionia di male e di morte, apre il suo rapporto con il Signore con la lode e con la benedizione. La sua supplica si basa sulla memoria riconoscente di quanto Dio ha fatto per lui nel passato, remoto o recente. È proprio questa memoria grata delle meraviglie di Dio che porta l’uomo a chiedere al suo Signore di rinnovare tali prodigi nell’ora presente. A noi è dato di chiedere e lodare.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XXVIII C, 13 ott ’19

Gesù guarisce dieci lebbrosi

Celebrante. Il Signore ci invita dunque a vivere la virtù della gratitudine, che trova una significativa espressione nella lode di Dio Creatore e Padre. Nella Preghiera dei fedeli facciamo nostri i sentimenti del lebbroso risanato, e tornato a ringraziare Gesù.

Lettore. Diciamo insieme: Ti ringraziamo, Padre, fonte di ogni bene.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Essa testimonia nel mondo i benefìci che Dio Creatore e Padre largisce alle sue creature.
Perché la Chiesa, elevando ogni giorno la sua liturgia di lode, esprima la riconoscenza dell’umanità al Dio che è grande nell’amore, preghiamo.

2. Per i cristiani sparsi nel mondo. Con il dono del Battesimo e del Vangelo essi sono diventati figli di Dio.
Perché vedano nella Parola di verità e nei Sacramenti i segni di salvezza offerti a tutti gratuitamente, e li accolgano con un grazie filiale e cordiale a Dio, preghiamo.

3. Per gli studiosi, gli uomini della ricerca. Il mondo ci è stato consegnato da Dio come uno scrigno misterioso contenente segreti stupendi da indagare.
Perché gli scienziati sappiano scoprire le meraviglie del creato a vantaggio di tutti, e imparino a renderne gloria a Dio, preghiamo.

4. Per gli uomini chiusi nell’egoismo, che vivono accaparrando per sé, ritengono di non dovere nulla a nessuno, e non sanno ringraziare.
Perché arrivino a comprendere che quanto possiedono nel corpo e nello spirito – vita, salute, beni materiali, pensiero, cultura, scienza, arte – tutto proviene loro dalla provvidenza di Dio, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Tra le persone che ci vivono accanto, molte sono cortesi con noi, ci sono di sostegno e di aiuto.
Perché anche noi sappiamo condividere con loro i nostri beni materiali, i valori dello Spirito e tutto ciò che il Signore ci dona, preghiamo.

Celebrante. Padre, per tua volontà «tutto è grazia». Aiutaci a comprendere i tuoi doni in tutta la loro bellezza, e a spartirli tra le persone che si trovano accanto a noi, con sincera gratitudine. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)