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7. Aforismi – XXXI C, 3 nov ’19

Raccolta di aforismi, aneddoti o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

UOMINI IN CERCA DI CRISTO
Chassid Nachman di Breslav: Dio si nasconde perché l’uomo lo cerchi.
Michel Quoist: Cristo si nasconde molto meno di quanto pensiamo: sono i nostri occhi che non sono abituati a vederlo.
Eugenio Montale: Si tratta di arrampicarsi sul sicomoro / per vedere il Signore / se mai passi. / Ahimé, io non sono un rampicante, / ed anche stando in punta di piedi, / io non l’ho visto.
Novalis: Chi vuol cercare Dio, lo trova dappertutto.
Farid Ed-Din Attar (poeta mistico persiano): Per anni sono andato in cerca di Dio, e quando al termine del mio cammino ho aperto gli occhi, ho scoperto che era là ad aspettarmi.
Tonino Bello: Se vuoi rinnovare la tua giovinezza, considera Gesù Cristo tuo contemporaneo.
Louis De Funés (attore cinematografico): Cristo è stato il radioso compagno della mia infanzia e adolescenza, e ora e sempre è il radioso compagno della mia vita familiare e professionale.
Blaise Pascal: Gesù Cristo è un Dio a cui ci si avvicina senza orgoglio, e sotto il quale ci si abbassa senza disperazione.
Léon Bloy: Gesù è al centro di tutto, assume tutto su di sé, porta e sopporta tutto. Non è possibile colpire un essere senza colpirlo, umiliare senza umiliarlo, maledire o uccidere senza maledire o uccidere Gesù.
Ibn Arabi (mistico musulmano): «Chi si ammala di Gesù, non può guarire».
Thomas Carlyle: Se Gesù Cristo venisse tra noi oggi, gli uomini non lo crocifiggerebbero: lo inviterebbero a cena, lo ascolterebbero, e riderebbero di lui.
Blaise Pascal: «Consòlati: non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato».
Paul Claudel: A me basta questo Dio appeso a quattro chiodi.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XXXI C, 3 nov ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di COMUNIONE

TU PERCORRI CON NOI – Berthier-Burzoni
(Nella Casa del Padre, n. 744 – Elledici)

1. Tu percorri con noi i sentieri del mondo:
da sempre nel tempo, ovunque ci segui.
Ti nascondi nel mondo,
nell’universo, in noi
e nei fratelli.

2. Tu ci segui e attendi paziente che ognuno
riscopra con gioia la tua parola,
da te sparsa abbondante
nei cuori e nelle menti
di tutti noi.

3. La tua voce udimmo ripetere dolce:
“Perché così triste tu corri lontano?
Sto bussando alla porta,
vorrei con te cenare,
se vuoi aprirmi”.

4. Ti preghiamo: rimani con noi, o Signore!
Già cade la sera sul nostro cammino!
Solo tu, vera luce,
diradi questo buio
che copre il mondo.

5. E spezzando ogni giorno con noi questo pane
rivela il tuo volto agli occhi di tutti:
ti sapremo scoprire
ovunque ti nascondi,
in ogni istante.

6. Correremo incontro ai nostri fratelli,
diremo a tutti che sei risorto.
Tu attendi con ansia
che ognuno ti accolga
nella sua vita.

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9. Narrazione – XXXI C, 3 nov ’19

Quando l’uomo inizia a guardarsi con gli occhi di Dio, cambia tutto!

IL VALORE

Era una signora che aveva comprato un copriletto orribile.
L’aveva comprato per disperazione, pagandolo cinque euro, a una vendita di articoli di seconda mano.
Ogni volta che rifaceva il letto, distendeva il copriletto con una smorfia di disgusto.
Poi, un giorno, sfogliando un catalogo di vendita per corrispondenza trovato per caso, vide lo stesso copriletto firmato da un notissimo stilista.
Costava trecento euro!
Non appena scoprì il prezzo del copriletto, esso acquistò tutta un’altra bellezza ai suoi occhi.
Qualunque cosa pensi di te stesso, agli occhi di Dio tu hai un prezzo altissimo.

Alcuni uomini non sanno
quant’è importante che essi ci siano.
Alcuni uomini non sanno
quanto faccia bene, anche solo vederli.
Alcuni uomini non sanno
quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso.
Alcuni uomini non sanno
quanto sia benefica la loro vicinanza.
Alcuni uomini non sanno
quanto saremmo più poveri senza di loro.
Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo.
Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 51 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XXXI C, 3/11/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Sapienza 11,22–12,2)
Il libro della Sapienza ha recepito l’insegnamento dei profeti e presenta il volto di un Dio misericordioso con tutti i popoli e con ogni persona. Infatti è lui il creatore di tutti e ama tutti, perché ama la vita, che è uscita dalle sue mani. Non vuole condannare nessuno e pazientemente aspetta il pentimento dei peccatori.

* Capire le parole
Compassione. È un sentimento per il quale una persona sente le difficoltà e la sofferenza altrui desiderando di alleviarla.
Pentimento. È il profondo dispiacere che consegue una cattiva azione, ed è il presupposto essenziale per poter ricevere efficacemente il perdono di Dio insieme al proposito di non ripetersi.
Indulgente. Lo è chi in modo abituale o anche occasionale usa comprensione, benevolenza o semplicemente è tollerante verso una persona o una situazione spiacevole.


SECONDA LETTURA (2 Tessalonicesi 1,11–2,2)
Nella Chiesa si era sparsa la voce che il ritorno di Gesù fosse imminente. Alcuni avevano diffuso quest’idea servendosi di false lettere di Paolo. L’apostolo invita i suoi amici a non lasciarsi confondere e a vivere con fedeltà la vocazione cristiana.

* Capire le parole
Non lasciarvi confondere. Nei primi ambienti cristiani era facile il rischio di deviare dagli insegnamenti degli Apostoli e quindi di Gesù, mettendo a rischio l’integrità della fede e la conseguente sua trasmissione in avanti nel tempo. Paolo chiede accoratamente di non lasciarsi contaminare dalle dottrine mondane.


VANGELO (Luca 19,1-10)
La parabola della pecora smarrita diventa realtà nel brano che racconta dell’incontro di Gesù con Zaccheo. Soltanto Luca parla di questo episodio, che per lui rappresenta la sintesi di ciò che il Signore è venuto a realizzare sulla terra: far sperimentare ai peccatori l’amore misericordioso del Padre e condurli a conversione.

* Capire le parole
Gerico. Al tempo di Gesù era tra le due-tre città più grandi e popolate del medio oriente, situata al centro tra le principali vie di comunicazione terrestre tra nord e sud e tra est e ovest. Gesù vi si recava per ottenere grande risalto alla sua predicazione.
Capo dei pubblicani. Zaccheo non era solo un esattore delle tasse tra altri, ma addirittura il loro influente e temuto capo. Anche per questo la sua conversione suscita un certo clamore.
«È entrato in casa di un peccatore!». Colui che entrava in contatto con persone di cui era nota la situazione di peccato era da evitare perché dalla loro frequentazione e dal contatto fisico che ne poteva derivare, si diventava altrettanto peccatori (impurità rituale) e ci si doveva poi sottoporre a dei riti religiosi di purificazione.


PER RIASSUMERE… Gesù, accusato di essere amico dei peccatori, non ha smentito, e ha semplicemente affermato di essere venuto proprio a cercare e salvare i peccatori. Con Zaccheo addirittura si autoinvita a casa sua. Questo desiderio del Signore arriva fino a ciascuno di noi, perché vuole abitare dentro di noi, e lo realizza nell’Eucaristia, come sacramento, e ogni giorno quando amiamo i fratelli.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XXX C, 27 ott ’19

PRIMA LETTURA
La preghiera del povero attraversa le nubi.

Dal libro del Siràcide 35,15b-17.20-22a

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 33 (34)

R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.


SECONDA LETTURA
Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 4,6-8.16-18

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Cf. 2 Cor 5,19)

Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.


VANGELO
Il pubblicano tornò a casa giustificato,
a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo Luca 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – XXX C, 27 ott ’19

CHI SI UMILIA SARÀ ESALTATO

Siracide 35,15b-17.20-22a – Il Signore ascolta la preghiera dell’oppresso
2 Timoteo 4,6-8.16-18 – Ho combattuto la buona battaglia
Luca 18,9-14 – Chiunque si esalta sarà umiliato

Dio è imparziale
La tesi globale dei testi di oggi potrebbe essere proprio quella che afferma un «trattamento» diverso da parte di Dio nei confronti delle persone. Anzi, non solo diverso, ma opposto a quello praticato abitualmente anche tra i credenti. La prima lettura parla dei poveri in modo incisivo. Dio non è parziale con nessuno, a meno che non sia un povero. Siamo incerti se Dio ascolti sempre la preghiera, ma certamente accetta la preghiera di un oppresso che si lamenta. Può dare fastidio questa insistenza verso i poveri, ma forse nasconde la nostra distanza da loro. Così i poveri hanno Dio che fa causa con loro e tiene la loro parte. La preghiera raggiunge le nubi, luogo dove abita Dio (v. 21). Da grido nella povertà e nell’oppressione la preghiera diventa occasione di comunione e di incontro, via semplice e potente che avvicina il cielo e la terra.

Valorizza la vita di ognuno
Poi c’è la povertà di Paolo, quella cioè di chi non solo è tra quei peccatori che Dio ha accolto nella sua misericordia, ma addirittura si investe della stessa misericordia divina. Dalla debolezza dell’Apostolo, soccorsa solo da Dio, nasce la potenza dell’Evangelo da lui predicato e la sua capacità di raggiungere tutte le genti. Il sangue che Paolo versa per la sua fedeltà al Vangelo si unisce a quello del Signore e costituisce la pienezza del suo discepolato. Alla fine della sua vita l’Apostolo può affermare di essere rimasto fedele al Signore. La fedeltà alla Parola della croce (cfr. 1Cor 1,17-18) conduce Paolo ad essere partecipe della Pasqua del Signore. Al nostro Signore non manca la fantasia di valorizzare correttamente la vita degli uomini. Nel Vangelo due uomini salgono al tempio; sono due soggetti ricchi, uno di se stesso, l’altro della sua piccolezza. Due uomini dinanzi allo stesso Dio, uno per adorare la sua perfezione, l’altro per implorare misericordia. Due facce di una realtà che sempre si ripete, due immagini di Dio che forse convivono dentro di noi.

Percezione sempre difforme
Il fariseo vede Dio come un giudice, pronto a contare digiuni e decime, il pubblicano invoca il Padre che guarda da lontano aspettando il figlio che ritorna per fare festa. È in questo atteggiamento di fiducia, di certezza che Dio ci accoglierà sempre, che alla fine della vita potremo dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede, ho terminato la corsa» (2Tm4,7). Allora la nostra stessa vita si fa preghiera. Il fariseo della parabola è colui che osserva talmente tutte le leggi e le tradizioni che nessuno può rimproverargli niente, neppure Dio. Ritiene quindi di non aver bisogno di nessuno. Il pubblicano è l’uomo che è cosciente del proprio peccato. Non ha la forza in sé di superare la propria situazione e spera nell’aiuto di Dio. Forse per colpa sua si sente abbandonato, ma chiunque è abbandonato e lasciato solo, anche se fosse per un giusto motivo, ha sempre Dio dalla sua parte, perché Dio non abbandona nessuno. La Chiesa è la Chiesa dei poveri non solo perché ne è la protettrice e la madre, ma perché sa che l’intima e profonda condizione dell’umanità ha bisogno di essere salvata. La Chiesa è chiamata a passare da una Chiesa di farisei a una di pubblicani.

Aiuto cercato da chi ha bisogno
Meno male che Dio ama in questo modo. La solitudine scava nella nostra vita delle profonde ferite, ma ci può rendere mendicanti della tenerezza di Dio e dei fratelli. È questo il dono che Dio fa al povero. II pubblicano che scopertamente e senza possibilità di alibi si trova davanti al fallimento della sua vita, e di questo è ben consapevole, non trova altra strada che quella di gridare aiuto. La sua preghiera «non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto», è potente e viene ascoltata; per Dio il peccatore è soprattutto un povero, e quando questo povero chiede misericordia, deve essere ascoltato come quei «giusti» del Siracide, per i quali si dice che la loro preghiera «penetra le nubi. E finché non sia arrivata, non si contenta, rendendo soddisfazione ai giusti». Si può pensare che il pubblicano si accorga di essere giustificato e questo sarebbe bello perché se non ci si accorge delle opere di Dio non si può neppure ringraziarlo. Si può pensare anche che entrambi tornino a casa senza aver capito: il fariseo credendo di essere a posto e il pubblicano credendo di essere ancora nel peccato. Sarà poi il Signore a trovare il modo di far luce in loro.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Quando ti capita di vedere trattamenti difformi come reagisci?
– Perché Dio è così attento ai poveri che lo cercano?


IN FAMIGLIA
Ognuno segna una lista di bisogni e la comunica a tutti.
Insieme li si prende in considerazione per fissare un ordine di priorità e per lasciar cadere quelli che non hanno significato.
Una volta fissati i bisogni più veri ci si impegna a pregare gli uni per gli altri per essere esauditi e sostenuti.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XXX C, 27 ott ’19

• Sir 35,12-14.16-18 – La preghiera dell’umile penetra le nubi.
• Dal Salmo 33 – Rit.: Giunge al tuo volto, Signore, il grido del povero.
• 2 Tm 4,6-8.16-18 – Mi resta solo la corona di giustizia.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli. Alleluia.
• Lc 18,9-14 – Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Dio ascolta l’umile preghiera del povero o del disprezzato.

PRIMA LETTURA
– Dio ascolta la preghiera del povero (vv. 12-14.16). È un tema fondamentale dell’Antico Testamento: Dio è colui che si prende cura dei poveri. Gesù accoglie sempre come suoi preferiti i poveri e i deboli (vedi Anno A, Tempo Ordinario: 4a domenica).
– Il povero è ostinato nella sua preghiera (vv. 17-18). La povertà conferisce forza e perseveranza alla supplica.

SALMO
Un saggio, rifacendosi alla sua esperienza personale, insegna agli altri che Dio è sempre accogliente con i poveri, con chi ha il cuore ferito, con gli spiriti affranti.

SECONDA LETTURA
Le lettere a Timoteo non sono totalmente di Paolo. Certi passi, però, presentano un accento talmente personale che è difficile non crederli scritti dall’Apostolo. È il caso del brano presente.
Paolo affronta sempre più a fondo il sacrificio che concluderà la sua vita; valuta il cammino percorso e intravede l’avvenire. È invecchiato, è prigioniero, si sente solo, ma sa che ben presto riceverà la ricompensa che si aspetta. Sta in questo la sua speranza, la forza che lo fa perseverante nel servizio del Vangelo.

VANGELO
Questa parabola, propria di Luca, può essere colta sotto due aspetti.
Un insegnamento sulla preghiera
Il fariseo ringrazia Dio, ed è bene. Ma si paragona agli altri e disprezza il pubblicano: nella preghiera mette al centro se stesso e il suo personale valore, ed è una strada sbagliata.
Il pubblicano riconosce il proprio peccato, si apre a Dio, l’unico che può perdonarlo.
Un insegnamento sulla giustizia
È il tema centrale, indicato subito all’inizio della parabola, che è rivolta ad “alcuni che presumevano di esser giusti”.
Il fariseo, con la sua preghiera, è un quadro vivo di questi uomini, mentre il pubblicano assume un atteggiamento del tutto contrario.
La conclusione non ci dice che una delle preghiere è stata esaudita, bensì che il pubblicano è stato giustificato, mentre non lo è stato il fariseo. In realtà, data la sua situazione, il pubblicano non poteva inserirsi nel mondo ritenuto onesto. Solamente Dio può giustificare, e lo fa gratuitamente.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Il grido del povero
Ci sono tanti che “gridano” e protestano. Molti pensano di dover reclamare diritti, pretendere giustizia, far valere i propri meriti, condannare gli imbroglioni e i disonesti, proclamare la propria innocenza e narrare le proprie virtù. È un coro quotidiano di “grida” che s’alza dalla terra ogni giorno: lamenti, brontolii, accuse, imprecazioni, rivendicazioni, condanne e recriminazioni. Spesso si tratta di gente veramente oppressa ingiustamente, sofferente, maltrattata; a volte però sembra che ad essa si associ tanta gente che si crede onesta, giusta, innocente e pretende levarsi a giudicare gli altri. Una recente indagine demoscopica sostiene che molti, pur non essendo cristiani praticanti, spesso pregano nel loro cuore. È su questo “grido” interiore, che è la preghiera, che vogliamo meditare con la guida delle letture liturgiche. Infatti spesso nella Bibbia la preghiera è chiamata un “gridare a Dio”.

La preghiera dell’oppresso
La 1ª lettura ci immerge immediatamente nel tema. Dio non accoglie i sacrifici accompagnati da un frutto di ingiustizia sociale. Infatti offrire a Dio dei sacrifici perché lasci passare impunemente la nostra ingiustizia equivale a tentare di corromperlo (Sir 35,14). Ma il Signore è un Dio giusto, che non può essere parziale (v. 15). Anzi, se proprio si vuole parlare di “parzialità” di Dio, allora bisogna dire che Dio si schiera sempre dalla parte del povero, dell’oppresso, dell’emarginato. Sembra parzialità, ma questa è la suprema giustizia. Fin dall’inizio della storia del popolo Dio ha fatto così. Quando il suo popolo era oppresso in Egitto sotto il faraone, “gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Allora Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero” (Es 2,23-25).
Nella sua storia, Israele è stato il povero che ha gridato al suo Signore. Il grido era una protesta: questa non può essere la situazione definitiva! Israele ha anche lanciato coraggiosamente il suo “perché?” (si pensi a Giobbe) al suo Dio, il quale non l’ha mai rimproverato per questo. Dio accoglie le nostre grida di protesta contro il male e non ci rimprovera se ci domandiamo “perché?”. Non ci rimprovera perché in quella domanda, a meno che ci sia la rivolta sterile, sta la stessa risposta di Dio: non può essere così! Dio è con il povero e con l’oppressore perché è contro ogni male. Anzi, Dio stesso ci ha insegnato, con molti salmi, a protestare contro ogni forma di male che c’è nel mondo.
La preghiera, che non sia né rivolta senza fiducia né grido disperato, può assumere il volto della protesta e del desiderio di giustizia. Allora, “la preghiera non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto, rendendo soddisfazione ai giusti e ristabilendo l’equità” (Sir 35,18). Finché preghiamo di essere liberati dalle ingiustizie non veniamo a patto con esse. Guai se cessassimo di gridare al Signore contro le oppressioni ingiuste!

Il Signore è vicino
La lettura “paolina” possiamo intenderla nella prospettiva del “povero” che viene oppresso e accusato ingiustamente. L’apostolo constata amaramente: “Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito: tutti mi hanno abbandonato”. Paolo non fa del vittimismo, non elemosina compassione né si rivolta contro i suoi fratelli o contro Dio. Anzi, proclama fieramente la sua certezza e l’esperienza spirituale che l’ha sostenuto: “Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza”. Paolo ha conosciuto la presenza di Dio nel momento dell’abbandono e della solitudine, della sofferenza e dell’oppressione. Più che perdere tempo a lamentarsi, a raccontare il proprio dolore, l’apostolo affronta decisamente il problema vero della sua esistenza: sono sulla strada giusta o su quella sbagliata? Fa un esame di coscienza profondo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede”. Invece di interrogarsi su chi sia il colpevole, a quali responsabili attribuire la propria sofferenza (Dio o gli uomini?), Paolo va diritto alla questione vera: qual è il mio rapporto con Dio? Qual è il senso del momento di sofferenza che sto vivendo di fronte a Dio? Sono in atteggiamento di fiducia e di speranza oppure volto le spalle al mistero di Dio?
Questo mi pare un modo di “pregare” nel momento della prova. Qui, nel passo della 2ª lettura, non è riportata nessuna preghiera. Eppure noi intravediamo tra le righe l’atteggiamento orante di Paolo. Egli si abbandona fiducioso al Signore, giusto giudice, che dispone della “corona di giustizia” da consegnare a chi spera in lui. La preghiera di Paolo oppresso è un canto di vittoria: “Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno”. Paolo non fa l’eroe, non si vanta delle sue forze, non si illude di essere forte e coraggioso; egli pone semplicemente la sua fiducia e la sua forza nel Signore. Così prega il credente nel dolore e nella miseria, nella prova e nella tribolazione.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XXX C, 27 ott ’19

CHI SI UMILIA SARÀ ESALTATO

Siamo grandi non quando siamo senza peccato, ma quando siamo pieni dell’amore di Dio che ci riconcilia tutti. Il mondo infatti non ha bisogno di una Chiesa forte ma di una Chiesa riconciliata nel proprio peccato e capace di riconciliare qualunque peccato. Il compito più difficile anche nella Chiesa è l’avvicinamento del fariseo e del pubblicano. La Chiesa ha il compito di accogliere chi torna, ma ancora più di convincere di amore chi resta.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XXX C, 27 ott ’19

Parabola del fariseo e del pubblicano

Celebrante. Nella Preghiera dei fedeli cerchiamo di fare nostro l’atteggiamento del pubblicano che si sente peccatore, e chiediamo al Padre che rinnovi in noi la gioia della riconciliazione, la volontà di far bene.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Rinnovaci, Padre, nella verità.

1. Preghiamo per la santa Chiesa. Sua missione è suscitare negli uomini i sentimenti della vera sincerità e autenticità di creature al cospetto di Dio.
Perché la Chiesa realizzi nel mondo, mediante il sacramento della riconciliazione, una comunità di uomini perdonati che perdonano, preghiamo.

2. Per tutti gli uomini, portati dalla loro coscienza a prendere posizione critica di fronte alla realtà del cuore umano, e a sentire rispettoso timore di
fronte alla trascendenza di Dio.
Perché riconoscano la situazione di peccato in cui si trovano anch’essi coinvolti, e sappiano accogliere con gioia la misericordia del Padre che vuole tutti salvi, preghiamo.

3. Per i sacerdoti, che nel sacramento della penitenza offrono ai loro fratelli nella fede – in nome di Dio – la misericordia e il perdono.
Perché, sull’esempio di Gesù che frequentava gente di cattiva reputazione, si mettano anch’essi al fianco di chi compie il male, per offrire ugualmente
a tutti la festa del perdono, preghiamo.

4. Per coloro che si lasciano vincere dal rispetto umano, e non osano più accostarsi al sacramento della riconciliazione.
Perché conoscendo meglio il dono della misericordia divina, sappiano trovare di nuovo in esso l’amicizia con Dio e con gli uomini, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Forse questo nostro venire insieme alla messa potrebbe portarci a guardare agli altri con sufficienza e superiorità.
Perché la nostra celebrazione dell’Eucaristia non si riduca per noi all’osservanza esteriore e compiaciuta di un precetto, ma sia un momento di sincera
comunione con Dio e tra noi, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, tu preferisci il peccatore pentito al giusto superbo e sicuro di sé. Rendici capaci di verità verso noi stessi, di gratitudine per i tuoi doni, di pentimento per gli errori, di perdono e solidarietà con tutti. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)