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3. Commento alle Letture – 25 AGOSTO XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 AGOSTO

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?»

COMMENTO

La folla ha partecipato al segno del pane che ha sfamato tutti, aveva inseguito Gesù e aveva interloquito nella prima parte del discorso. Poi erano subentrati i Giudei, che si sono opposti alla rivelazione che il Signore ha offerto loro. Finito il discorso nella sinagoga di Cafarnao, Gesù resta con i discepoli.
È questo il momento in cui l’evangelista rivela la sua vera intenzione: mettere i cristiani di fronte a Gesù e all’Eucaristia e sollecitare una risposta chiara e coerente.
Perché molti si separano da Gesù e dal gruppo dei discepoli? Che cosa li ha spinti a questo passo? Gesù ha chiesto due cose: credere in lui e mangiare e bere il suo corpo e il suo sangue. Al tempo in cui Giovanni scrive, i discepoli conoscevano bene il senso di entrambe le richieste e Giovanni ha visto alcuni che si sono allontanati. Ciò che fa difficoltà è accettare che un uomo porti la salvezza di Dio e chieda di aderire a lui, di condividere le sue scelte e amare i fratelli fino a dare la vita. Si tratta di rinunciare a ciò che la “carne” rivendica come cosa giusta e lecita: curare se stessi e i propri interessi in questo mondo, mettendo in secondo piano gli altri.
Gesù capisce le difficoltà e rispetta la coerenza di questi discepoli (se non credono, fanno bene ad andarsene, forse avranno un’altra occasione per credere davvero), ma non nasconde la propria amarezza. Sa chi sono quelli che non credono, che gli stanno attorno perché hanno visto i miracoli, ma non aderiscono a quello che rivela di sé e non sono disposti a spendere la propria vita per lui e per gli altri. Non sono riusciti a fare il passaggio dalla carne allo Spirito che dà la vita, e non si sono lasciati attirare dal Padre verso Gesù.
Il brano viene spezzato in due dalla domanda fatta ai dodici: «Volete andarvene anche voi?». Andarsene significa tornare alla vita vecchia, quella senza sbocchi, chiusa alla novità portata dal Verbo, che si è fatto lui carne, per donare lo Spirito che dà la vita, quella che non muore e risplende nella risurrezione.
Pietro presta la sua voce ai dodici e fa la sua professione di fede. Alcuni commentatori discutono se sia una professione perfetta, ma a noi questa discussione importa poco. Pietro dice a nome di tutti che decidono di restare con lui, perché il ritorno indietro porta alla morte, e loro hanno creduto che solo con Gesù possono avere accesso al Padre e alla vita eterna.
Anche per noi l’Eucaristia, con la fede e l’amore fraterno, è al centro della vita cristiana. Spesso, quando si parla dell’Eucaristia ai giovani e agli adulti, si sente fare la domanda: se è così, chi può fare la comunione? È una domanda seria che esige una risposta evangelica. Tutti, prima della comunione, diciamo nella liturgia: Signore, io non sono degno…, ed è vero. Nessuno è degno, ma allora, perché ci accostiamo all’altare? Anzitutto perché è il Signore stesso che ci invita, anzi ci ordina di «prendere e mangiare». E inoltre, Gesù ha detto che il suo sangue è versato e dato per il perdono dei peccati. È il sacramento dell’amore di Gesù per noi, deboli e peccatori, che abbiamo bisogno della sua forza e del suo perdono, per poter provare a vivere il Vangelo che lui ci ha insegnato.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Anche noi ci troviamo in difficoltà ad accogliere e vivere le esigenze del Vangelo. Da soli e con le sole forze umane non possiamo riuscirci. Ma il Signore non ci carica di un peso, lasciandoci soli. Ci dona il suo Spirito, perciò con la sua forza possiamo camminare sulle orme di Gesù.
  2. «Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». È una parola dura di Gesù, ma vera. Molti che si accostano all’Eucaristia non credono o si aspettano che il Signore conceda loro qualche miracolo. Ma non possiamo essere noi a giudicare le singole persone. Ci basta domandarci se noi crediamo davvero.
  3. «Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui». Gesù è morto in croce anche per questi ex-discepoli. Le porte del Signore sono sempre aperte per chi si accorge di aver sbagliato e decide di credere sul serio. Non sono anche queste “pecore smarrite”?
  4. «Signore, da chi andremo?». Con Pietro i cristiani di oggi possono comprendere che tutte le promesse di felicità di questo mondo sono false e si scontrano contro la morte.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Offriamo ogni giorno al Signore il nostro desiderio di essere con lui e di condividere il suo modo di pensare e di vivere.

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2. introduzioni – 25AGOSTO XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 AGOSTO

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?»

L’Eucaristia e la croce costituiscono un bivio per la fede: credere o andarsene. Gesù annuncia, insiste, non fa sconti o passi indietro: sono le due situazioni in cui egli si dona totalmente e chiede di imitarlo: farsi pane per gli altri, fino a dare la vita. Pietro per la croce si è ribellato, facendosi rimproverare aspramente; per l’Eucaristia, si affida completamente a Gesù.

PRIMA LETTURA

Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.
L’Esodo è finito, la Terra Promessa è conquistata, il Signore ha mantenuto le sue promesse con grandi prodigi, Giosuè, dopo Mosè, ha guidato il popolo e sa di non poter vantare nessun merito: tutto è stato opera del Signore. A Sichem Giosuè fa rinnovare al popolo l’impegno di servire solo il Signore, promessa fatta al Sinai.

 

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 33 (34)

Il Signore è buono e protegge i giusti. Per questo il salmista innalza il suo canto di lode e proclama la propria fede in lui.

SECONDA LETTURA

Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.
Le indicazioni morali della lettera in questo brano si concentrano sui rapporti tra i coniugi. Per le espressioni di sottomissione Paolo è stato accusato di misoginia. Certamente egli paga lo scotto alla cultura del suo tempo, ma il principio che cambia le cose è affermato: siate sottomessi gli uni agli altri. Inoltre ai mariti è detto che devono amare le mogli come Cristo ama la Chiesa: fino a dare la vita.

VANGELO

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Finalmente Giovanni mette in scena i veri interlocutori della catechesi di Gesù: i suoi discepoli. Questa pagina dell’evangelista è un capolavoro per la fede cristiana. Alcuni, avendo capito quello che chiede Gesù – entrare in comunione con lui e farsi dono per gli altri – non se la sentono e si allontanano. I dodici, anche se condividono le difficoltà e i dubbi, restano, perché si fidano di Gesù.

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4. Letture – 25 AGOSTO XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 AGOSTO

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?»

PRIMA LETTURA

Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.
L’Esodo è finito, la Terra Promessa è conquistata, il Signore ha mantenuto le sue promesse con grandi prodigi, Giosuè, dopo Mosè, ha guidato il popolo e sa di non poter vantare nessun merito: tutto è stato opera del Signore. A Sichem Giosuè fa rinnovare al popolo l’impegno di servire solo il Signore, promessa fatta al Sinai.

Dal libro di Giosuè                               Gs 24,1-2a.15-17.18b

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.
Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».
Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi! Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati. Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

. Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 33 (34)

Il Signore è buono e protegge i giusti. Per questo il salmista innalza il suo canto di lode e proclama la propria fede in lui.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.

Molti sono i mali del giusto,
ma da tutti lo libera il Signore.
Custodisce tutte le sue ossa:
neppure uno sarà spezzato.

Il male fa morire il malvagio
e chi odia il giusto sarà condannato.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia.

SECONDA LETTURA

Questo mistero è grande: lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.
Le indicazioni morali della lettera in questo brano si concentrano sui rapporti tra i coniugi. Per le espressioni di sottomissione Paolo è stato accusato di misoginia. Certamente egli paga lo scotto alla cultura del suo tempo, ma il principio che cambia le cose è affermato: siate sottomessi gli uni agli altri. Inoltre ai mariti è detto che devono amare le mogli come Cristo ama la Chiesa: fino a dare la vita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Ef 5,21-32

Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Gv 6,63c.68c)

Alleluia, alleluia.

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita;
tu hai parole di vita eterna.

Alleluia.

VANGELO

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Finalmente Giovanni mette in scena i veri interlocutori della catechesi di Gesù: i suoi discepoli. Questa pagina dell’evangelista è un capolavoro per la fede cristiana. Alcuni, avendo capito quello che chiede Gesù – entrare in comunione con lui e farsi dono per gli altri – non se la sentono e si allontanano. I dodici, anche se condividono le difficoltà e i dubbi, restano, perché si fidano di Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni                       Gv 6,60-69

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 AGOSTO

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, tante volte abbiamo dubitato del tuo amore.  Kyrie eleison.
  • Cristo, mangiamo il tuo corpo, ma dimentichiamo di imitarti. Christe eleison.
  • Spirito Santo, tu ci offri la vita, ma noi a volte non ci accorgiamo di percorrere sentieri di morte. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Riconoscenti al Padre per il dono della salvezza che oggi si realizza sull’altare, offriamogli la nostra preghiera per la nostra comunità, per la Chiesa e il mondo intero. Diciamo: Ascoltaci, o Signore.

  • Per il papa, i vescovi e i ministri della Chiesa: aiutino i cristiani a conoscere e comprendere la parola di Gesù e offrano per primi l’esempio di come viverla. Preghiamo.
  • Per i battezzati che non vivono il Vangelo: trovino testimoni che li aiutino a riscoprire la fede, la speranza e l’amore fraterno. Preghiamo.
  • Per gli sposi cristiani: vivano nell’unità e nell’amore e realizzino, nella loro casa e con i figli, la Chiesa domestica. Preghiamo.
  • Per la nostra comunità: viva con umile impegno la fede in Gesù e abbia fiducia nell’aiuto dello Spirito Santo. Preghiamo.

Padre, accogli con benevolenza le preghiere che ti abbiamo rivolto e aiutaci con il tuo Spirito a celebrare degnamente questa Eucaristia, per essere uniti a Gesù e ai fratelli. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 25 AGOSTO- XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 AGOSTO

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?»

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 15 AGOSTO ASSUNZIONE DI MARIA SS. IN CIELO

15 AGOSTO

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

«D’ORA IN POI TUTTE LE GENERAZIONI…»

Gesù è salito al cielo, ma è con noi «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Maria è stata assunta in cielo, accanto al Signore, ma anche lei, costituita madre nostra sotto la croce, è con noi tutti i giorni come «avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice» (LG, 62). Il Paradiso non è luogo di “riposo”, ma cantiere sempre aperto per la salvezza di tutti gli uomini. Maria è la prima collaboratrice della Trinità per la salvezza dei figli di Dio e suoi.

COMMENTO ALLE LETTURE

Maria ha appena detto “sì” all’angelo e ancora non si rende ben conto che l’annuncio di Gabriele le ha cambiato la vita. Sa solo di essere l’umile portatrice del più grande dono di Dio all’umanità, Gesù, suo figlio e Figlio di Dio. Luca narra una bella scena di vita di famiglia, ma la sua intenzione va molto più in profondità. È giusto, infatti, e anche commovente, ammirare la prontezza della carità di Maria, che affronta un viaggio faticoso e rischioso perché, avendo saputo dall’angelo che Elisabetta, ormai anziana, aspetta un bambino, è convinta che avrà bisogno del suo aiuto.
Il dialogo delle due madri in attesa, però, ci fa salire ad un piano profetico e teologico molto più denso e ricco. L’angelo ha detto a Maria che «nulla è impossibile a Dio» e le ha dato come segno la maternità di Elisabetta. Maria comprende allora che le due maternità sono collegate nel progetto di Dio e si muove proprio per leggere e realizzare questo collegamento, che il Signore le ha fatto conoscere.
Quando Maria offre il saluto di pace, Luca attira la nostra attenzione su due frutti immediati: Giovanni sussulta nel grembo ed Elisabetta viene riempita di Spirito Santo. Giovanni, feto di sei mesi, riconosce il suo Signore, cui dovrà preparare la strada; Elisabetta benedice Maria e il suo bambino e nello stesso tempo, animata dallo Spirito, esprime la grande gioia di inchinarsi umilmente davanti al figlio di Maria, perché è il Signore. Davvero Elisabetta profetizza e parla a nome di Dio, mentre dichiara “beata” Maria a motivo della sua fede: ha creduto nella completa realizzazione della parola del Signore.
Luca ci conduce così a comprendere che qui si incontrano i due Testamenti: il Primo, rappresentato da Elisabetta che porta l’ultimo e il più grande dei profeti, Giovanni; il Nuovo, rappresentato da Maria che porta il Messia atteso, colui che nel suo sangue inaugurerà la nuova ed eterna Alleanza.
Elisabetta testimonia che le profezie si sono compiute, che davvero Maria è la madre del Messia, il quale rende finalmente vero il Primo Testamento (senza Gesù, infatti, esso sarebbe incompiuto e in fondo portatore di promesse non realizzate).
Maria, da parte sua, nella testimonianza di Elisabetta, coglie il significato di quello che è avvenuto: al Signore è piaciuta la sua fede e per questo le è stata affidata la missione di essere madre del Salvatore. Tale beatitudine è sua per sempre e sarà confermata da Gesù quando, rispondendo a una donna, la quale aveva “beatificato” la madre, perchè gli aveva dato il latte, disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 1 ,28). A Maria, più di tutti, appartiene questa beatitudine, perché in lei la Parola si è fatta carne, e con la sua fede si è assimilata al Figlio, rendendo eterno il suo sì all’angelo. Proprio quel sì che, passando attraverso la croce (dove la maternità della nuova Eva si allarga a tutto il corpo del Figlio, la Chiesa), trova il suo compimento nell’abbraccio eterno con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Maria riceve certamente con gioia la beatitudine espressa da Elisabetta e, innalzando l’inno del Magnificat, rafforza la sua reale e profonda umiltà. Riconosce di non avere nessun merito, rispetto al diventare madre del Messia, ma la sua umiltà la spinge a riconoscere i grandi doni che il Signore le ha fatto e le farà, senza che abbia la benché minima tentazione di inorgoglirsi, perché sono tutti opera di Dio.
Infine, se Elisabetta ha parlato da profetessa, ancora di più Maria, fissando gli occhi nella storia dell’umanità, vede e proclama l’opera salvifica di Dio per tutti gli uomini.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Maria si muove in fretta, lascia il suo paese e i suoi programmi e corre per aiutare Elisabetta. È icona e vertice della Chiesa, la quale, portando Cristo, ha la missione di correre, per offrire aiuto e salvezza all’umanità bisognosa.
  2. Due bambini, ancora in gestazione, ai quali è affidata la profezia e la realizzazione della salvezza. Bambini: chiedono di nascere, di essere accolti e poi nutriti, educati, il tutto con amore. Chiedono molto e portano molto di più. Chi ci crede?
  3. Due madri, due figli: non più atteso uno, sconvolgente l’altro. Accolti nella gioia e nella fede. Ogni madre è un’arca dell’alleanza tra Dio e l’umanità. Ogni madre, benedetta e beata, perché portatrice di un figlio dell’uomo, sì, ma prima ancora di Dio.
  4. Giovanni coglie prima di sua madre la presenza del Messia. I bambini sono antenne della vita, non parlano, ma sono in sintonia con Dio e con la vita; comunicano solo con chi sa ascoltare con amore e con attenzione. I bambini indicano la strada per salvare questo nostro mondo.

PROPOSTA DI IMPEGNO

Andiamo in fretta da un parente o da un vicino che ha bisogno del nostro aiuto.

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3. Commento alle Letture – 18 AGOSTO XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

18 AGOSTO

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI MANGIA ME VIVRÀ PER ME»

COMMENTO

Ci troviamo di fronte alla conclusione della catechesi sul pane di vita, nel capitolo VI del vangelo di Giovanni. Gesù aveva moltiplicato i pani, aveva fatto raccogliere dodici canestri di pezzi “avanzati”, si era sottratto alla folla che lo voleva fare re, ha parlato alla folla di un altro pane, quello che dà la vita eterna.
Per tutta la prima parte del discorso Gesù si è collegato all’esperienza dell’Esodo. Gli Ebrei erano stati nutriti da Dio con la manna, pane che veniva dal “cielo” per la potenza di Dio e nutriva per un giorno. I rabbini nei loro commenti avevano collegato la manna alla parola di Dio che consideravano il vero nutrimento che il Signore ha offerto al popolo attraverso Mosè, lungo tutto l’Esodo.
Gesù si collega a questi insegnamenti, ben conosciuti, per affermare che lui offre un pane che veramente proviene dal cielo e dà la vita eterna e che lui pronuncia una parola che viene da Dio e comunica la vita eterna. La rivelazione centrale è questa: lui stesso è “fisicamente” la parola di Dio e il pane di vita eterna.
Il suo corpo poi sarà davvero spezzato e il suo sangue sarà davvero versato sulla croce, per comunicare la vita eterna a tutti e renderli figli di Dio.
Il discorso si fa inaccettabile per gli Ebrei quando Gesù parla di “masticare” il suo corpo e di “bere” il suo sangue. Noi per comprendere l’intenzione dell’evangelista dobbiamo distinguere gli Ebrei e i discepoli, quelli che dopo questo discorso se ne andranno, dai cristiani che leggono questo vangelo.
Gesù chiede agli Ebrei e ai discepoli di fidarsi della sua parola, perché hanno visto i segni già compiuti da lui e perché conoscono già dall’Esodo la potenza di Dio, che visibilmente è con lui. Giovanni non registra la reazione degli Ebrei alla conclusione del discorso, ma quella dei discepoli sì, e molti se ne vanno; invece Pietro e gli altri si fidano e rimangono.
Quanto ai cristiani lettori, dopo la prima parte del discorso, essi si chiedono: dove troviamo noi il pane da mangiare e il sangue da bere per avere la vita eterna? La risposta dell’evangelista non è diretta ma facilmente comprensibile: si trovano nella celebrazione dell’Eucaristia. Evidentemente anche al tempo di Giovanni qualcuno faceva fatica a credere che il pane e il vino fossero, in virtù della parola del Signore, realmente il suo corpo e il suo sangue.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Tutti noi abbiamo fame di vita e di felicità. Solo Gesù può saziare questa fame, ma noi cerchiamo altri cibi, ci accorgiamo che ci avvelenano, però continuiamo a mangiarli. Chiediamo allo Spirito intelligenza spirituale.
  2. «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Non significa semplicemente andare a Messa e “fare la comunione”, ma assimilare Cristo, decidere di rendere la propria vita simile alla sua e impegnarsi a farlo.
  3. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui». Ci insegnavano che l’ostia consacrata una volta mangiata rimane tale per poco tempo, ma Cristo continua ad abitare in noi; il segno sacramentale finisce, la realtà no. Noi portiamo Cristo in noi, e lui porta noi. Facciamo fatica a capire e a vivere questo Paradiso.
  4. «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me». Questo “per” ha un valore spirituale altissimo e può avere due significati: avrà la vita grazie a me; vivrà per mettere in pratica il mio insegnamento e realizzare la mia stessa missione.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Verifichiamo il nostro modo di partecipare all’Eucaristia.

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2. introduzioni – 18 AGOSTO XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

18 AGOSTO

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI MANGIA ME VIVRÀ PER ME»

PRIMA LETTURA

Mangiate il mio pane, bevete il vino che vi ho preparato.
L’autore scrive per dare buoni consigli, specialmente ai giovani e a coloro che si sono lasciati catturare dalla stoltezza. Questo brano è un piccolo elogio della Sapienza che offre, a chi la segue, stabilità, come una casa ben costruita, e cibo che porta la vita.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 33 (34)

Il salmista ha gustato la bontà del Signore e si è innamorato della sapienza che viene da lui, per questo offre ai fratelli i consigli per una vita serena e felice.

SECONDA LETTURA

Sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
Paolo, dopo aver elencato i vizi che rovinano le persone e le comunità, esorta i cristiani a verificare attentamente il proprio comportamento, con consigli sapienziali molto concreti.

VANGELO

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
I Giudei reagiscono aspramente all’affermazione del Signore sull’identificazione del pane della vita con la sua carne. Gesù insiste e conclude il suo discorso, rivolgendosi ormai, nell’intenzione dell’evangelista, ai cristiani. Chi mangia la sua carne ha la vita eterna, vivrà per Cristo e sarà risuscitato.

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4. Letture – 18 AGOSTO XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

18 AGOSTO

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«CHI MANGIA ME VIVRÀ PER ME»

PRIMA LETTURA

Mangiate il mio pane, bevete il vino che vi ho preparato.
L’autore scrive per dare buoni consigli, specialmente ai giovani e a coloro che si sono lasciati catturare dalla stoltezza. Questo brano è un piccolo elogio della Sapienza che offre, a chi la segue, stabilità, come una casa ben costruita, e cibo che porta la vita.

Dal libro dei Proverbi        Prv 9,1-6

La sapienza si è costruita la sua casa, ha intagliato le sue sette colonne.
Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino e ha imbandito la sua tavola.
Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città:
«Chi è inesperto venga qui!».
A chi è privo di senno ella dice:
«Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza». Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 33 (34)

Il salmista ha gustato la bontà del Signore e si è innamorato della sapienza che viene da lui, per questo offre ai fratelli i consigli per una vita serena e felice.

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.

Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?

Custodisci la lingua dal male,
le labbra da parole di menzogna.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca e persegui la pace.

SECONDA LETTURA

Sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
Paolo, dopo aver elencato i vizi che rovinano le persone e le comunità, esorta i cristiani a verificare attentamente il proprio comportamento, con consigli sapienziali molto concreti.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini               Ef 5,15-20

Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Gv 6,56)

Alleluia, alleluia.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue,
dice il Signore, rimane in me e io in lui.

Alleluia.

VANGELO

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
I Giudei reagiscono aspramente all’affermazione del Signore sull’identificazione del pane della vita con la sua carne. Gesù insiste e conclude il suo discorso, rivolgendosi ormai, nell’intenzione dell’evangelista, ai cristiani. Chi mangia la sua carne ha la vita eterna, vivrà per Cristo e sarà risuscitato.

Dal vangelo secondo Giovanni            Gv 6,51-58

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore.