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2. Letture e introduzioni – 24 gennaio 2021

24 gennaio

3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica della Parola di Dio

Pescatori di uomini

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»: è il messaggio che esce dalla bocca di Gesù all’inizio della sua vita pubblica. Un messaggio urgente, una proposta di rinnovamento personale aperto alla costruzione del regno di Dio. Sin dall’inizio Gesù condivide la sua proposta di vita con i suoi primi apostoli, che chiama a mettersi al suo seguito.

PRIMA LETTURA

I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.          

Alla predicazione di Giona l’intera città di Ninive si converte e cambia vita, dal più importante al più piccolo. Lo stesso re abbandona il trono, si toglie il mantello, si veste di sacco e anche lui fa penitenza. Dio cambia atteggiamento nei loro confronti e ottengono il perdono. 

Dal libro di Giona.                                                                                                        Gio 3,1-5.10

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 24 (25)

Il salmista supplica Dio, il solo che può indicargli la via della vita, di ricordarsi di lui, di fargli conoscere la strada della salvezza. Dio è la speranza degli umili.            

Rit. Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

SECONDA LETTURA        

Passa la figura di questo mondo.     

Il tempo è breve, dice Paolo agli abitanti di Corinto: passa la scena di questo mondo e dobbiamo vedere le cose in modo profondamente nuovo, dare importanza a ciò che è davvero importante.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                          1Cor 7,29-31

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!
Parola di Dio.

ALLELUIA

Alleluia, alleluia.

Il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo.

Alleluia.

VANGELO

Convertitevi e credete al Vangelo.                          

Inizia la lettura continua del Vangelo di Marco, il Vangelo più breve, quello che raccoglie i ricordi di Pietro, prigioniero a Roma. Gesù invita alla conversione, perché i tempi sono maturi e annuncia la venuta del regno di Dio. Poi chiama i primi apostoli a lasciare tutto, a seguirlo e a condividere la sua missione.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 1,14-20

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.
Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 24 gennaio 2021


24 gennaio

3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica della Parola di Dio

Pescatori di uomini

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Prosegue, dopo la pausa natalizia, la lettura continua del Vangelo di Marco. È l’anno liturgico secondo, chiamato per semplicità anno b. Quindici giorni fa abbiamo celebrato il battesimo di Gesù, che Marco racconta in modo sintetico. È in quel momento che Gesù cambia vita e comincia la sua predicazione itinerante. Predicazione che comincia nel momento più drammatico. Infatti il Battista è stato arrestato, e verrà incarcerato e ucciso. Gesù ne è certamente turbato, ma non cede alla paura e dà inizio alla sua predicazione.

I primi invitati a seguirlo

La predicazione di Gesù sin dall’inizio presenta il cuore del Vangelo: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
A questo annuncio è legato strettamente il gesto della chiamata dei primi quattro apostoli. Gesù non è un predicatore astratto, ma porta con sé un progetto che prevede delle esperienze di vita nuove e gli apostoli saranno i primi a ricevere la proposta di realizzarle. Gesù sceglie il modo più difficile per presentare il Vangelo: non lo fa proclamando una dottrina, ma attraverso la sua vita e quella della piccola comunità degli apostoli.
All’invito di Gesù, gli apostoli rispondono subito positivamente e si mettono immediatamente al suo seguito. L’avverbio «subito» è caratteristico in Marco, che lo usa una quarantina di volte.
Nel racconto di Marco la risposta positiva degli apostoli non nasce dalla pesca miracolosa, come leggiamo nel Vangelo di Luca, ma perché è Gesù che chiama, e proprio perché si tratta di Gesù, la risposta non può che essere positiva e pronta.
Gesù sceglie i suoi apostoli tra la gente comune, non tra gli scribi e i farisei o i dottori della legge. Sono lavoratori, semplici pescatori. Alcuni di loro si erano fatti discepoli del Battista.
Non sono loro a scegliere Gesù, ma è lui che chiama e sceglie. Sarà sempre così nella vita della Chiesa: chiunque chiamerà qualcuno per metterlo al servizio del Vangelo, potrà farlo soltanto in forza della parola e autorità di Gesù.

Il regno di Dio è vicino

Gesù dà inizio alla predicazione e, come dicevamo, sin dalle prime battute traccia il suo programma, inaugurare il regno di Dio. «Regno di Dio è un’espressione giudaica per dire che Dio è il signore della storia e si è fatto storia; e cammina con l’uomo sino alla caduta definitiva dei veli del tempo» (Enrico Masseroni). La storia prende un inizio nuovo con la comparsa sulla scena di Gesù, nuovo Adamo. Si tratta di costruire insieme un mondo così come lo sogna Dio, il nostro Creatore.
Una costruzione che ci coinvolge tutti, arruola tutti, è rivolta a ogni categoria di persone, chiamate a dare un senso nuovo alla propria esistenza e a cambiare il volto della nostra umanità.

Il tempo è compito, convertitevi

Sia il testo di Giona, sia le parole di Gesù, fanno riferimento all’urgenza del messaggio che viene annunciato. «Ancora 40 giorni e Ninive sarà distrutta», dice Giona. «Il tempo è compiuto», dice Gesù, dando al presente, a ogni giorno, un’importanza senza misura. La salvezza passa dall’oggi, da un impegno di conversione che non può essere rimandato.
Gli abitanti di Ninive si convertono. Sono pagani, sono Assiri e nemici storici degli Ebrei, ma il libro didascalico di Giona li propone come esempio di ascolto immediato e radicale della Parola di Dio. Lo stesso Giona si dirà deluso per la loro rapida conversione e si lamenterà con Dio, quasi per essere stato smentito come profeta avendo annunciato castighi che poi non si sono realizzati.
Quella della conversione è una proposta che la Chiesa oggi fa a noi, e che passa attraverso una parola più autorevole di quella di Giona, che invita a prendere sul serio la vita, dal momento che con la venuta del Figlio di Dio che si fa parola, i tempi sono giunti alla loro pienezza e tutto deve assume un colore nuovo, una finalità nuova, un’urgenza nuova.
Convertirsi non vuol dire recitare un atto di dolore o fare una confessione. A meno che non esprimano la volontà di collocarsi davvero dalla parte di Dio. Convertirsi vuol dire cambiare mente e cuore, sentire l’urgenza del momento presente (la seconda lettura), fare spazio a Gesù, accoglierlo, perché è lui il Vangelo e la vita nuova.
Ci si può convertire in un solo istante, come è capitato a Paolo, ma in generale questo avviene più lentamente. Per sant’Agostino è stato un cammino faticoso, anche se poi conserverà per tutta la vita la nostalgia del tempo perso.
Convertirsi vuol dire abbandonare qualcosa, com’è capitato in modo radicale per gli apostoli, che abbandonano tutto − le reti e la famiglia − affascinati dalla parola di Gesù. Ma vuol dire soprattutto trovare qualcosa che ti conquista e ti rende più consapevole: ti fa aprire gli occhi, e ti porta alla resa gioiosa, e a giocarti tutta la vita. 

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Uno dei protagonisti del romanzo La croce e il pugnale di David Wilkerson, racconta. «Qualche tempo fa incontrai un serpente gigantesco. Era grasso otto centimetri e lungo più di un metro e venti, e se ne stava lì al sole, incutendo terrore. Ebbi paura e non osai muovermi per molto tempo, e poi d’un tratto, mentre lo osservavo, assistetti a un miracolo. Vidi una nuova nascita. Vidi quel vecchio serpente mutare la sua pelle e lasciarla lì al sole, trasformandosi in un nuovo essere, veramente bello».

È LA DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

Dice papa Francesco nel Motu proprio Aperuit illis: «Stabilisco che la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio. Questa Domenica della Parola di Dio verrà così a collocarsi in un momento opportuno di quel periodo dell’anno, quando siamo invitati a rafforzare i legami con gli ebrei e a pregare per l’unità dei cristiani. Non si tratta di una mera coincidenza temporale: celebrare la Domenica della Parola di Dio esprime una valenza ecumenica, perché la Sacra Scrittura indica a quanti si pongono in ascolto il cammino da perseguire per giungere a un’unità autentica e solida.
Afferma inoltre papa Francesco che «le comunità troveranno il modo per vivere questa Domenica come un giorno solenne. Sarà importante, comunque, che nella celebrazione eucaristica si possa intronizzare il testo sacro, così da rendere evidente all’assemblea il valore normativo che la Parola di Dio possiede. In questa domenica, in modo particolare, sarà utile evidenziare la sua proclamazione e adattare l’omelia per mettere in risalto il servizio che si rende alla Parola del Signore. I Vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia. È fondamentale, infatti, che non venga meno ogni sforzo perché si preparino alcuni fedeli ad essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata, così come avviene in maniera ormai usuale per gli accoliti o i ministri straordinari della Comunione. Alla stessa stregua, i parroci potranno trovare le forme per la consegna della Bibbia, o di un suo libro, a tutta l’assemblea in modo da far emergere l’importanza di continuare nella vita quotidiana la lettura, l’approfondimento e la preghiera con la Sacra Scrittura, con un particolare riferimento alla lectio divina».

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4. Parola da Vivere – 24 gennaio 2021

24 gennaio

3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica della Parola di Dio

Pescatori di uomini

COMMENTO

La storia conosce tante guerre tra i popoli, originate o giustificate dalla religione. Anche il Primo Testamento le conosce e anche noi cristiani non ne siamo rimasti immuni. Il profeta Giona viene  progressivamente educato dal Signore, perché arrivi a comprendere che il Dio d’Israele è misericordioso e vuole salvare tutti i popoli. Gesù ci ha fatto conoscere che Dio è Padre misericordioso per tutti. Lui è salito sulla croce per ottenere la salvezza per tutti. L’umanità sta soffrendo la strumentalizzazione del nome di Dio per uccidere. I cristiani, proprio in questo tempo, sono chiamati a mostrare al mondo che il Signore ama tutti, rispetta la libertà di tutti e vuole salvare tutti.
L’attaccamento ai beni di questo mondo è la radice di tutti i contrasti e le guerre. San Paolo indica una strada di pace interiore e di armonia tra le persone e i popoli: riconoscere che i beni terreni passano e che tutti siamo chiamati alla vita eterna può aiutare persone, gruppi e popoli a trovare le strade della pace e della solidarietà.
Il vangelo porta la bella notizia della salvezza. L’arresto di Giovanni, per Marco, non è cronaca ma teologia: è il segno che è finita la sua missione e inizia quella di Gesù. Il modo con cui il Battista esce di scena è pure una chiara indicazione di come terminerà anche la missione di Gesù.
La predicazione di Gesù, dopo il battesimo al Giordano e le tentazioni nel deserto, inizia in Galilea. Con questo Marco sottolinea che il Vangelo è per tutti, anche per i pagani, presenti in Galilea e nei territori vicini. Infatti, le folle che seguono Gesù attorno al lago sono composte di ebrei e pagani.
Se il tempo è compiuto, vuol dire che l’attesa è finita, che colui che si attendeva è arrivato e così Dio ha mantenuto la sua promessa. Se il tempo è compiuto, vuol dire anche che non c’è tempo da perdere e bisogna decidere se credere e seguire Gesù o no, subito.
Il Regno di Dio si è fatto vicino, cioè è già presente, anche se non ancora compiuto; ma non è un territorio; invece, è un modo nuovo di esercitare la regalità, il modo proprio di Dio, che è molto diverso dal modo degli uomini; Gesù rappresenta proprio la regalità divina in azione: viene non per sottomettere gli uomini, ma per dare la propria vita per loro e salvarli.
«Convertitevi» è l’imperativo che dice l’assoluta necessità di cambiare modo di pensare e, di conseguenza, modo di agire e di vivere. È chiara la continuità con la predicazione del Battista, ma qui non è annunciato nessun castigo: la motivazione della conversione è positiva, è nella “vicinanza” del Regno, cioè di Gesù.
Inoltre, l’ultima frase, «credete nel Vangelo», offre la motivazione più forte per una vera conversione: ci è annunciata la bella notizia della vita nuova, quella che Gesù porta per tutti, è la salvezza. Il garante di questa bella notizia è Gesù stesso, anzi è proprio lui la bella novità che è entrata nel mondo, perché gli uomini diventino nuovi anch’essi.
La chiamata dei primi quattro discepoli avviene lontano da Gerusalemme, dal centro della vita religiosa degli Ebrei; i Galilei sono Ebrei di serie B. I quattro sono gente comune, pescatori, senza nessun titolo, culturalmente e religiosamente significativo, non ricchi, ma neanche in miseria. Marco attribuisce loro un solo titolo di merito: immediatamente lasciano tutto e seguono Gesù che li chiama. La promessa che Gesù fa è certamente legata alla loro professione e già annuncia la missione: «vi farò diventare pescatori di uomini». Ma la metafora è paradossale: infatti chi pesca i pesci li fa morire, gli apostoli invece pescheranno gli uomini per salvarli. È chiaro pure che per seguire Gesù bisogna lasciare qualcosa: i primi quattro apostoli lasciano lavoro e famiglia; Pietro in seguito dirà: «abbiamo lasciato tutto…».

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. «Il tempo è compiuto». La sindrome dell’immortalità ci tocca. Viviamo questa vita come se avessimo a disposizione l’eternità e, quando si avvicina la vecchiaia o una malattia seria, restiamo stupiti che tocchi proprio a noi. Oggi ci chiediamo se al tempo compiuto del Vangelo corrisponda una scelta “compiuta” di seguire Cristo e lasciare ciò che ci ostacola.
  2. «Il regno di Dio è vicino». Ci basta fare un passo e tocchiamo il Signore Gesù. Non dobbiamo andare lontano, né aspettare. Lui è qui. Ci chiediamo se crediamo davvero e se, in tutto ciò che facciamo e diciamo, è presente lui.
  3. «Convertitevi». Ma se siamo già battezzati, cresimati… ordinati…! Man mano che andiamo avanti nella vita spirituale, somigliamo a quegli scienziati che più sanno e più si accorgono che si allarga la loro ignoranza. Se seguiamo il Signore, sappiamo che non abbiamo finito di convertire i nostri pensieri, le nostre parole, azioni, sentimenti.
  4. «Credete nel Vangelo». La bella notizia è sempre nella prima pagina del nostro giornale. Perciò qualunque tristezza, per la presenza del male in noi, nelle persone che amiamo e frequentiamo, e nel mondo, non può durare a lungo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Quando ci rendiamo conto che il Signore ci chiede di fare qualcosa di buono, facciamolo subito.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 24 gennaio 2021

24 gennaio

3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica della Parola di Dio

Pescatori di uomini

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, aiutaci a prendere sul serio la tua parola che ci invita a convertirci e a credere nel Vangelo. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, tu vuoi che rispondiamo alla tua chiamata e ti seguiamo, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami a costruire il regno di Dio, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, Gesù ci chiama alla conversione, a diventare costruttori del regno di Dio. Preghiamo perché la nostra risposta sia generosa come quella degli apostoli.

Convertici a te, Signore!

  • Per la Chiesa, perché risponda alla chiamata di Gesù e annunci con l’entusiasmo degli apostoli la buona notizia, preghiamo.
  • Per la nostra umanità ancora oppressa da guerre e divisioni, perché non manchino mai costruttori di giustizia e di pace, preghiamo.
  • Per le nostre famiglie, perché nei rapporti reciproci realizzino il messaggio d’amore e di fraternità che ci è giunto dalla parola di Gesù, preghiamo.
  • Per tutti noi, per chi vive nella povertà, nella malattia, nel disagio, perché costruiamo insieme una società più a misura d’uomo e solidale, preghiamo.

Celebrante. O Padre, che ci hai resi figli nel tuo Figlio Gesù, vieni in nostro aiuto affinché, come lui, possiamo diventare annunciatori e costruttori del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 24 gennaio 2021

24 gennaio

3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica della Parola di Dio

Pescatori di uomini

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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2. Letture e introduzioni – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

(Giornata mondiale del migrante e del rifugiato)

Inizia il Tempo ordinario. Anche quest’anno nella seconda domenica ci viene proposto un brano dell’apostolo Giovanni, che si è incontrato per primo con Gesù insieme ad Andrea. Essi passano con lui tutto un pomeriggio e ricorderanno per sempre quest’incontro. Erano le 16, cioè l’ora decima, l’ora della pienezza. È adesso, con questo invito, che Gesù dà inizio alla vita pubblica, coinvolgendo i primi apostoli.

PRIMA LETTURA

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.           

È la nota chiamata di Dio a Samuele, destinato a diventare profeta nel popolo di Israele. La voce di Dio era rara in quel tempo. Samuele riceve una chiamata personale e diventa ambasciatore di Dio.

 Dal primo libro di Samuele.                                                                             1Sam 3,3b-10.19

In quei giorni, Samuèle dormiva nel tempio del Signore, dove si trovava l’arca di Dio.
Allora il Signore chiamò: «Samuèle!» ed egli rispose: «Eccomi», poi corse da Eli e gli disse: «Mi hai chiamato, eccomi!». Egli rispose: «Non ti ho chiamato, torna a dormire!».
Tornò e si mise a dormire.
Ma il Signore chiamò di nuovo: «Samuèle!»; Samuèle si alzò e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!». Ma quello rispose di nuovo: «Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!». In realtà Samuèle fino allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la parola del Signore. Il Signore tornò a chiamare: «Samuèle!» per la terza volta; questi si alzò nuovamente e corse da Eli dicendo: «Mi hai chiamato, eccomi!».
Allora Eli comprese che il Signore chiamava il giovane. Eli disse a Samuèle: «Vattene a dormire e, se ti chiamerà, dirai: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”».
Samuèle andò a dormire al suo posto.
Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: «Samuèle, Samuèle!». Samuèle rispose subito: «Parla, perché il tuo servo ti ascolta».
Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                         Dal Salmo 39 (40)

Il salmista si mette interamente nelle mani del suo Dio, che lo ha chiamato e lo ha mandato ad annunciare la sua giustizia. Ma è Gesù che può più di ogni altro immedesimarsi con le parole di questo salmo.

Rit. Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.

Allora ho detto: «Ecco, io vengo».
«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.

SECONDA LETTURA

I vostri corpi sono membra di Cristo.               

Per cinque domeniche la Chiesa ci invita a leggere alcuni brani tratti dalla lettera ai Corinzi. In quegli anni Corinto era una grande e sviluppata città greca, città evoluta, ma anche disinvolta e problematica nei suoi comportamenti morali.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                        1Cor 6,13c-15a.17-20

Fratelli, il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                               Gv 1,41.17b

Alleluia, alleluia.

«Abbiamo trovato il Messia»:
la grazia e la verità vennero per mezzo di lui.

Alleluia.

VANGELO

Videro dove dimorava e rimasero con lui.               

Giovanni Battista indica Gesù ad Andrea e Giovanni, due dei suoi discepoli, e li invita a seguirlo. I due entrano in dialogo con Gesù e passano l’intera giornata con lui. Giovanni ricorderà esattamente l’ora di questo primo incontro.  

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                       Gv 1,35-42

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 17 gennaio 2021


17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

PER RIFLETTERE E MEDITARE

L’evangelista Giovanni racconta il primo contatto che lui e Andrea hanno avuto con Gesù. Un episodio che ha tutta l’apparenza di una vicenda normale di conoscenza e di amicizia, ma che rappresenta invece l’inizio della predicazione del regno di Dio e la chiamata dei primi apostoli. È il primo incontro pieno di fascino con Gesù dei due futuri apostoli.

 Andrea e Giovanni, i primi due

«Che cosa cercate?». Sono le prime parole che Gesù dice nel Vangelo. Sono parole impegnative e che riguardano anche ciascuno di noi. «Che cosa cercate?»: i due apostoli, finora discepoli del Battista, vogliono dare un senso pieno alla loro vita, che è orientata all’attesa del messia. «Venite e vedrete»: stare con Gesù in questa forma amichevole per tutto un pomeriggio è stato certamente per i due apostoli un’esperienza indimenticabile. Basterebbe molto di meno per innamorarsi definitivamente di Gesù.
«Dove dimori?», chiedono Giovanni e Andrea. E la domanda fa pensare al desiderio di conoscerlo meglio, ma forse anche al bisogno di essere rassicurati, prima di passare dalla sequela di Giovanni Battista a quella con Gesù. Vogliono rendersi conto di persona, avere una conoscenza diretta di questo nuovo maestro a cui il Battista li indirizza. «Venite e vedrete», risponde Gesù. E passeranno insieme l’intero pomeriggio. Giovanni potrà scrivere a distanza di anni: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi» (1Gv 1,1-3).

 Il passaparola

Giovanni Battista manda due dei suoi discepoli a incontrare Gesù. Lo presenta a loro come l’«Agnello di Dio». È un’immagine che Isaia ha attribuito molti secoli prima al messia. L’agnello è un animale mite, veniva sacrificato quotidianamente nel tempio ed era icona dell’agnello pasquale, quando gli ebrei erano fuggiti dall’Egitto. L’agnello nel giorno del Kippur liberava il popolo dai peccati.
Non è propriamente adesso che Giovanni e Andrea diventano apostoli al seguito di Gesù, ma è già l’inizio di una sequela. Gli apostoli appaiono disponibili e interessati. C’è curiosità attorno alla persona di Gesù. Ben presto li inviterà a lasciare tutto per stare con lui.
Chiamata, sequela, vita di comunità e missione sono le caratteristiche principali della vita cristiana. Tutto ciò si ricava già da questo racconto: c’è la freschezza del primo incontro, c’è il clima che si respira quando ci si incontra con Gesù.
Ma questi due si confidano con i loro amici. Andrea parla di Gesù al fratello Simone. Erano pescatori. Più tardi  lo presenterà a Gesù, che gli cambierà il nome in Pietro, per indicare la nuova vita a cui viene chiamato.

 La chiamata di Samuele

La prima lettura racconta la chiamata di Samuele. È un brano molto conosciuto ed è uno dei più presentati ai ragazzi del catechismo. Samuele viene presentato un po’ come il modello per ogni ragazzo ben fatto, pronto e disponibile.
Figlio di Anna, Samuele è nato per intervento speciale di Dio. Si manifesta sin da subito un ragazzo docile e obbediente e sarà un profeta che vivrà interamente a servizio di ciò per cui Jahvè lo ha scelto. Sarà profeta-giudice in Israele e durante la sua vita si aprirà un nuovo capitolo della storia di Israele. Saul, il primo re, verrà indicato e consacrato da Samuele, e Israele passerà dall’essere una popolazione tribale a una monarchia.
La chiamata di Samuele è singolare e in qualche modo paradigmatica di ogni chiamata. Jahvè gli si fa vicino e gli confida ciò che in un certo senso lo angustia e che Samuele sarà invitato a riparare: la gestione religiosa di Eli e il cattivo comportamento dei suoi figli. Quella di Samuele è chiaramente una chiamata per un compito, una missione.
Anche oggi, come al tempo di Samuele e di Gesù, ogni battezzato è chiamato.
Ha scritto un giovane a un periodico cattolico: «Da quando ho capito che Dio esiste, ho anche capito e deciso che l’unica cosa che potevo fare era vivere per lui».
Al convegno lombardo su Educare i giovani alla fede ha detto il cardinal Martini: «Se volessimo interrogare i discepoli chiedendo: Cercate di descriverci l’esperienza che si è mossa dentro di voi, penso che insisterebbero sull’esperienza dell’andare un po’ fuori di sé, un po’ fuori di senno, spiegandola come un innamorarsi di qualcuno, un essere irresistibilmente attratti da qualcuno». E non stupisce che chiunque abbia fatto questa esperienza forte, ne ricordi spesso anche il momento preciso, il giorno, l’ora.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Un ragazzo ventenne, di nome Luigi Martin, si presentò al convento Grand Saint Bernard nelle Alpi francesi. Chiese al superiore di entrare nella congregazione. Il superiore, dopo aver conosciuto meglio il carattere e le capacità del ragazzo, disse: «Dovresti scegliere un’altra strada nella vita». Qualche anno più tardi, sempre in Francia, una giovane di nome Zelia Maria Guérin venne al convento delle Suore della Carità e chiese di poter entrare nella congregazione. Dopo un lungo colloquio la superiora, anche se aveva di fronte una ragazza buona e religiosa, le diede una risposta negativa: «II tuo posto non è qui. La tua vocazione è quella di mettere su una buona famiglia cristiana». Passò qualche anno. Luigi, che non era stato ammesso alla congregazione, conobbe Zelia Maria, s’innamorò di lei e la sposò. Ebbero cinque figlie che educarono con cura. Tutte e cinque divennero brave suore, e una anche santa: Teresa di Gesù Bambino. Anche Luigi e Zelia Maria sono stati proclamati santi nel 2015 da papa Francesco.

18-25 GENNAIO: SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI

Giovanni XXIII ai parroci di Roma (febbraio 1959): «Noi non cercheremo di sapere chi ha avuto torto, non cercheremo di sapere chi ha avuto ragione, diremo solamente: riconciliamoci!».
«Alcuni affermano: dato che da secoli siamo separati, ci vorranno secoli perché si realizzi l’unità in una sola chiesa. Ma possiamo dire di vivere il vangelo ritardando così l’unità della comunità dei battezzati? Noi siamo le vittime di un divorzio vecchio di quattro secoli e mezzo. Questa riconciliazione noi la vogliamo subito, a breve sca­denza. Non rassegniamoci mai allo scandalo della separazione fra cristiani» (Frère Roger Schultz, fondatore di Taizé).

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4. Parola da Vivere – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

COMMENTO

La chiamata di Samuele è una bellissima icona della vocazione di ciascuno di noi. Una buona predisposizione all’ascolto e una aperta disponibilità a mettersi a servizio del Signore e dei fratelli aprono la strada alla voce del Signore, che chiama per nome, per affidare una missione. Il Signore conosce il vero nome di ciascuno di noi e in esso è scritto tutto ciò che noi possiamo compiere come veri figli di Dio. E quando il Signore ci chiama e rispondiamo di sì, noi abbiamo la luce interiore sufficiente per comprendere chi siamo e quale bene siamo capaci di realizzare nella nostra vita. L’esperienza dei primi discepoli chiamati da Gesù ci aiuta ad allargare ulteriormente il tema della vocazione.
La meditazione può correre e approfondirsi, concentrandosi sui verbi. Il Battista sta, ha ormai concluso la sua missione, ma fissa lo sguardo su Gesù, che invece passa e ha molta strada da percorrere, e lo riconosce come «Agnello di Dio». L’evangelista, ponendo questo appellativo sulla bocca del Battista, anticipa l’opera salvifica di Gesù, che è chiamato a sostituire definitivamente gli agnelli pasquali degli ebrei, salvando l’umanità dalla schiavitù del peccato. I discepoli di Giovanni, accolto l’annuncio che il Messia atteso è ormai arrivato, senza indugio lasciano il Battista e seguono il vero e definitivo Maestro. Gesù, chiedendo «che cosa cercate?», li aiuta a riconoscere il loro desiderio più profondo ed essi lo esprimono con una nuova domanda: «dove dimori?». Questo verbo, che in greco suona “ménein”, è ripetuto qui tre volte (dimori, dimorava, rimasero), ma in Gv 15,4-10, è ripetuto dieci volte. Si traduce con abitare, dimorare, rimanere. È il verbo che Giovanni usa per dire che Gesù abita nel Padre e il Padre abita in lui…, che i discepoli devono abitare in lui…, che le sue parole devono abitare in loro…, che il Padre e lui abiteranno nei discepoli. Si capisce allora che i discepoli chiedono a Gesù di indicare non la sua casa di mattoni, ma la casa spirituale. E dal momento che escono da quell’incontro con la chiara convinzione che Gesù è il Messia, possiamo pensare che nelle ore passate con loro (Giovanni ricorda con precisione e forse con un po’ di nostalgia l’ora precisa dell’incontro) Gesù ha iniziato a farsi conoscere e a presentare loro il Padre.
Andrea appena vede suo fratello, che certamente condivideva con lui l’attesa, lo investe con una comunicazione esplosiva: abbiamo trovato. E Gesù, nel momento in cui vede Simone, fissa lo sguardo su di lui, come chi lo conosce profondamente, e gli dà un nome nuovo. Gesto che esprime il potere di Dio e del re, i quali nel Primo Testamento, dando un nome nuovo, conferivano una nuova identità e una nuova missione. È proprio quello che fa Gesù, che riassume in sé il potere del Figlio di Dio e del Messia-Re, nei confronti di Pietro. È chiaro che i cristiani che leggono il vangelo sanno benissimo che qui è prefigurata la missione di Pietro di guidare la Chiesa dopo la partenza di Gesù.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Il Battista indica Gesù e i suoi discepoli lo seguono È bello indicare ad altri che la risposta alla loro ricerca di vita si trova in Gesù.
  2. «Che cosa cercate?». È una domanda semplice e profonda. Proviamo a dire a noi stessi e al Signore cosa stiamo «cercando» in questo momento della nostra vita, in che cosa riponiamo la fiducia per una vita più piena e “utile” a noi e agli altri.
  3. «Venite e vedrete». È l’invito di Gesù a noi, per farci sperimentare l’amore del Padre. È l’invito che dobbiamo fare a chi cerca il Signore e poi condurlo a sperimentare nella nostra comunità cristiana l’amore fraterno, frutto dell’amore di Dio.
  4. «Tu sei Simone…; sarai chiamato Cefa». Pietro capirà questo nome, quando servirà la Chiesa. Il Signore ha un nome nuovo per noi, che indica la nostra vocazione e la nostra missione nella Chiesa e nel mondo. La strada per scoprirlo e per viverlo è il servizio ai fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Individuiamo il più forte desiderio che abbiamo ora e verifichiamo se corrisponde al vangelo.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 17 gennaio 2021

17 gennaio

2ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

«Venite e vedrete»

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, che ci inviti ogni giorno a seguirti per costruire il tuo regno, abbi pietà di noi.
  • Cristo Signore, perdona la nostra poca generosità nel fare la tua volontà, abbi pietà di noi.
  • Signore Gesù, che ci chiami a condividere la tua predicazione, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi. «Venite e vedrete», dice Gesù ai primi apostoli. Preghiamo, perché anche noi possiamo incontrarlo e diventare suoi discepoli.

Preghiamo insieme e diciamo: Rimani con noi, Signore.

  • Per la Chiesa, promuova per tutti occasioni di incontro e di conoscenza del Signore Gesù e della sua parola, preghiamo.
  • Per i giovani d’oggi: pur vivendo in una società dai mille condizionamenti, si rendano disponibili a scoprire la loro vocazione, preghiamo.
  • Per tutti i nostri ragazzi: come Samuele siano attenti e docili nell’ascolto della voce del Signore, preghiamo.
  • Per noi qui riuniti e per la nostra comunità, perché ci rendiamo assidui frequentatori di ogni iniziativa che ci dia l’opportunità di approfondire la persona del Signore Gesù, preghiamo.

Celebrante. O Padre, Giovanni ha mandato due dei suoi discepoli a incontrare Gesù: fa’ che anche noi sappiamo indicare la strada che conduce all’incontro con lui, che vive e regna nei secoli dei secoli.