Pubblicato il

1. ORAZIONI – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

Antifona

Come Gesù è morto e risorto,
così anche Dio, per mezzo di Gesù,
radunerà con lui coloro che sono morti.
E come in Adamo tutti muoiono,
così in Cristo tutti riceveranno la vita. (Cf. 1 Ts 4, 14; 1 Cor 15, 22)

Si dice il Gloria.

Colletta

Nella tua bontà, o Padre, ascolta le preghiere che ti rivolgiamo,
perché cresca la nostra fede nel Figlio tuo risorto dai morti
e si rafforzi la speranza che i tuoi fedeli risorgeranno a vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo,
tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te,
nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

—(oppure)—
O Dio, amante della vita, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, donaci di accoglierti con gioia nella nostra casa e aiutaci a condividere con i fratelli i beni della terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Guarda con benevolenza, o Padre, i nostri doni,
perché i tuoi fedeli defunti siano associati alla gloria del tuo Figlio,
che tutti ci unisce nel grande sacramento del suo amore.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione

«Io sono la risurrezione e la vita», dice il Signore.
«Chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me,
non morirà in eterno». (Gv 11, 25-26)

oppure
Zaccheo, scendi subito,
perché oggi devo fermarmi a casa tua. (Lc 19, 5)

Dopo la comunione

Fa’, o Signore, che i tuoi fedeli defunti,
per i quali abbiamo celebrato il sacramento pasquale,
entrino nella tua dimora di luce e di pace.
Per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

COMMENTO

IL Vangelo di questa domenica fa parte del lungo discorso di Gesù riportato nel capitolo 6 di Giovanni.
Viene tenuto a Cafarnao ai suoi discepoli ancora pieni di stupore per la moltiplicazione delle cinque pagnotte d’orzo e dei due pesci arrostiti che un generoso ragazzo aveva messo a disposizione degli apostoli per sfamare una moltitudine di persone (Gv 6, 9).
In un’epoca dove il cibo scarseggia e la fame  dilaga, questo crea stupore e meraviglia. La folla si esalta e vuole, a furor di popolo, proclamare re Gesu’ che, invece, di gran fretta fa perdere le sue tracce e si rifugia a pregare nella solitudine della notte. Gli apostoli visto che si trovano  a Tiberiade, mentre le loro abitazioni sono situate a Cafarnao, sul lato opposto del lago, salgono sulla loro barca, si mettono di buona lena a remare, nonostante che le acque siano mosse, senza preoccuparsi del fatto che il Maestro non sia con loro.
Sono quasi arrivati a destinazione quando il Signore li raggiunge camminando sulle acque,  facendo loro prendere un bel coccolone. Anche coloro che avevano mangiato la sera grazie al prodigio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, non trovando al loro risveglio gli apostoli, saltano su cinque barche trovate in riva al lago e si fiondano verso Cafarnao riuscendo così a aggregarsi di nuovo alla comitiva apostolica.
E qui il Maestro tenta di chiarire a tutti il vero significato di quanto avvenuto nel tardo  pomeriggio del giorno precedente. Chiaramente dice che il suo compito non consiste nell’essere il banco alimentare di tutti. Il suo pane non ha il sapore e la fragranza di quello che accompagna i nostri alimenti, ma profuma di eternità’. Il suo pane consiste nel non perdere nessuno che il Padre gli ha  affidato per sempre e per l’eternità. Il giorno della sua morte, questo significa “ultimo giorno”, tutti risorgeremo con Lui  in eterno.
Paolo, in una sua lettera, sintetizza il tutto in una frase densa di significato per ogni credente:”se Cristo non e’ morto e risuscitato, vana è la nostra speranza” ( cfr 1 Cor 15, 14).
È per questo che la commemorazione che oggi facciamo dei nostri cari che ci hanno preceduto nel segno della fede ed ora dormono nella pace  non ha nulla da dividere con il macabro carnevale di halloween.
Noi ricordiamo dei vivi nella preghiera,  senza scandalizzarci dei fanatici dei sabba infarciti di scaramanzia agli antipodi del nostro credere nella Risurrezione.

MEDITAZIONE

In questi giorni ancora in molti si recano al cimitero per compiere il pietoso gesto della memoria di amici o parenti defunti. È un gesto d’affetto e come tale è da guardare con rispetto. Può dare origine a vergognose speculazioni sulla sofferenza del lutto, ma anche, e a questo è opportuno porre attenzione, al ripristino di relazioni familiari interrotte, alla condivisione e alla trasmissione di memorie collettive, alla meditazione, a genuini atti di devozione. In questi giorni su tutti, anche su chi si accosta ai sepolcri illuminato dalla fede grava un’ombra: non si affronta la morte altrui senza pensare alla propria.

Reciprocità della visione della morte e della visione della vita

Un tempo l’argomento tabù era il sesso, e di morte si parlava forse troppo e male. Oggi di sesso si parla anche troppo e male, e la morte è diventato il nuovo tabù. Questi, invece, sono giorni in cui la liturgia e la tradizione portano a considerare il tema. Anche se il nostro tempo ha cercato di rimuovere e obliare la morte, non è riuscito a risolverne il problema. Per certi versi siamo stati espropriati della nostra stessa morte. Ormai è raro che si muoia in casa accompagnati dalle cure dei parenti: normalmente si muore in luoghi attrezzati per questo momento (ospedali o case di cura), assistiti da personale specializzato. Lo stesso vale per la sepoltura. Vi sono aspetti positivi: la maggior competenza. Altri meno: la professionalizzazione della morte rischia di spersonalizzarla. In ogni caso, pur tentando di anestetizzarci di fronte al problema della morte, continuiamo a sentirla problematica. La percepiamo come un’ingiustizia, come una rottura con le sicurezze che ci creiamo vivendo, come un distacco dagli affetti più importanti e che riempiono il nostro quotidiano.
Per quanto riguarda questa dimensione anche il cristianesimo non risolve il problema della morte. Emotivamente è impossibile non sentire il dolore del distacco, e non è neppure giusto chiedere di non piangere per il lutto di un affetto venuto meno, anche se il fatto è vissuto alla luce della fede. Altrettanto vale per il timore del dopo. La fede è veramente una scommessa: abbiamo motivi ragionevoli per credere, ma possiamo solo gettare i dadi. Sarebbe errato ridurre il cristianesimo a una scelta sul dopo morte, come se il motivo fondamentale della scelta di fede fosse una specie di polizza assicurativa sulla vita eterna. Ciò non significa, però, che l’alternativa tra fede e non fede sia priva di conseguenze nel modo di affrontare e vivere la morte, la propria e l’altrui. Il che implica, però, un certo e conseguente modo di affrontare la vita.

La risurrezione di Cristo: la visione cristiana della morte…

È la risurrezione di Cristo la lente attraverso la quale ogni cristiano legge la vita e la morte. E non è una lettura cristiana se non parte dalla risurrezione. Nelle parole del vangelo, Gesù si rivela partecipe della volontà salvifica del Padre per gli uomini (cf Gv 6,38). In lui, Gesù, si compie la salvezza dell’umanità, per mezzo della sua morte e della sua risurrezione. I misteri pasquali sono la sentenza di condanna della morte.
«E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39).

…e della vita.

Tuttavia è necessaria la fede in Cristo per ricevere la vita eterna e la risurrezione: «Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6,40). Da queste stesse parole di Gesù si comprende anche che la fede non è solo attesa della risurrezione, ma è già oggi partecipazione alla vita eterna.
Le feste di questi giorni portano dunque a guardare la vita in una prospettiva più ampia. L’importanza del presente è sostanziata dalla risurrezione. L’oggi che si vive non perde la sua consistenza. Anzi: sfugge all’appiattimento nel contemporaneo, nell’istante senza spessore, e si apre a un’interezza in cui il vivere di oggi tende, nel desiderio e nella speranza, a un «di più» che lo arricchisce di significato. La morte continua a rimanere problematica. Ma da tragedia si trasforma in momento che invera la vita e la pone nella prospettiva dell’eternità.

 

Pubblicato il

2. introduzioni – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

La morte è da sempre per l’uomo un mistero. Molti filosofi, scienziati e pensatori hanno tentato di penetrare questo mistero con la forza dell’intelletto, ma quella che costoro hanno percorso non è l’unica via che abbiamo a disposizione.
Un’altra scelta possibile di fronte alla morte è quella della contemplazione, che non mira a risolvere il mistero, ma a farlo vivere. Là dove il mistero vive, si apre poi lo spazio per la fede, che è relazione con Dio e con coloro che ci hanno preceduto nel contemplare lo stesso mistero, che in esso si sono immersi e che ci attendono già presso il Padre.

PRIMA LETTURA

Io lo so che il mio redentore è vivo.
Giobbe, sebbene si trovi in mezzo alle sofferenze e pur avendo sperimentato la perdita dei suoi cari, non rinuncia a rimanere in comunione con Dio e a sperare di vedere realizzata la sua giustizia.

SALMO RESPONSORIALE                

Rimanere presso il Signore è l’unico desiderio del salmista. Ottenuta questa grazia, nessun timore potrà farlo vacillare.

SECONDA LETTURA

Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dio ha redento il mondo anche quando non c’era nessuno che lodasse il suo nome. Per questo chi invoca la sua misericordia, rivolgendosi a lui come a un Padre, non può temere di rimanere deluso.

VANGELO

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Nell’amore di Gesù per l’umanità, manifestatosi nella sua pienezza sulla croce, possiamo intravedere la volontà salvifica di Dio nei confronti dell’uomo. Nessuno è destinato alla dannazione e fino all’ultimo il Padre celeste spera di poter salvare i suoi figli.

Pubblicato il

4. Letture – 2 NOVEMBRE – COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

PRIMA LETTURA

Io lo so che il mio redentore è vivo.
Giobbe, sebbene si trovi in mezzo alle sofferenze e pur avendo sperimentato la perdita dei suoi cari, non rinuncia a rimanere in comunione con Dio e a sperare di vedere realizzata la sua giustizia.

Dal libro di Giobbe.                  Gb 19, 1.23-27
Rispondendo Giobbe prese a dire:
«Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio

IN ALTERNATIVA:

Dal libro del profeta Isaìa              Is 25, 6.7-9
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».

oppure

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                Rm 8, 14-23
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

oppure

Dal libro della Sapienza                 Sap 3, 1-9 (III messa)
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici,
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là.
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità,
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

oppure

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo              Ap 21, 1-5. 6-7
Io, Giovanni, vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva:
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli abiterà con loro
ed essi saranno suoi popoli
ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio.
E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi
e non vi sarà più la morte
né lutto né lamento né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
E Colui che sedeva sul trono disse:
«Ecco, io faccio nuove tutte le cose.
Io sono l’Alfa e l’Omèga,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete
io darò gratuitamente da bere
alla fonte dell’acqua della vita.
Chi sarà vincitore erediterà questi beni;
io sarò suo Dio ed egli sarà mio figlio».

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore punisce i malfattori e ascolta i poveri. Anche noi, riconoscendoci come quei poveri che egli soccorre, possiamo dunque rendergli grazie.

Dal Salmo 26

RIT: Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?       R.

Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario.  R.

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. R.

SECONDA LETTURA

Giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui.
Dio ha redento il mondo anche quando non c’era nessuno che lodasse il suo nome. Per questo chi invoca la sua misericordia, rivolgendosi a lui come a un Padre, non può temere di rimanere deluso.

Dalla lettera di san Paolo ai Romani.               Rm 5, 5-11
Fratelli, la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

 Gv 6,40

Alleluia, alleluia.

Questa è la volontà del Padre mio:
che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna;
e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Nell’amore di Gesù per l’umanità, manifestatosi nella sua pienezza sulla croce, possiamo intravedere la volontà salvifica di Dio nei confronti dell’uomo. Nessuno è destinato alla dannazione e fino all’ultimo il Padre celeste spera di poter salvare i suoi figli.

Dal Vangelo secondo Giovanni             Gv 6, 37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Parola del Signore.

IN ALTERNATIVA:

Dal Vangelo secondo Matteo              Mt 25, 31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

oppure

Dal Vangelo secondo Matteo.          Mt 5, 1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore.

Pubblicato il

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 2 NOVEMBRE COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL VOLTO DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, la morte ci sembra ancora la fine di tutto.  Kyrie eleison.
  • Cristo, non orientiamo la vita al tuo servizio e ci condanniamo, già su questa terra, a un’esistenza di solitudine. Christe eleison.
  • Signore, viviamo nella paura del giudizio di condanna, ma non capiamo che la chiave per comprendere la tua Parola è la misericordia. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio ci ha mandato una speranza potente, contro la quale nemmeno la morte può avere il sopravvento. Preghiamo insieme e diciamo: Mostraci, Signore, il tuo volto misericordioso.

  • Perché ci ricordiamo che sei un Dio amico dell’uomo, più interessato a perdonare che a vendicarti. Preghiamo.
  • Perché la morte, inevitabile conclusione del nostro cammino su questa terra, ci aiuti a riflettere su quanto sia importante sfruttare bene il tempo che ci viene concesso, mettendoci a servizio della tua volontà. Preghiamo.
  • Perché proclamiamo beati non i superbi e i potenti, ma coloro che rimangono nel tuo amore e lo contraccambiano. Preghiamo.
  • Perché dove più intensa si fa la nostalgia per le persone care che ci hanno lasciato, più forte ancora sia la fede nel tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

O Padre, nella croce di Cristo hai redento l’uomo e non l’hai abbandonato alla schiavitù del peccato. Fa’ che, col tuo aiuto, manteniamo intatta la nostra fede e possiamo un giorno risorgere con te.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 2 NOVEMBRE 2025 – COMMEMORAZIONE DI TUTTI I FEDELI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

COMMEMORAZIONE DI
TUTTI I FEDELI DEFUNTI

CONTEMPLARE IL
VOLTO DI DIO

 

Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

1. ORAZIONI – 26 OTTOBRE – 30ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

Antifona

Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa’ che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che sempre ascolti la preghiera dell’umile,
guarda a noi come al pubblicano pentito,
e fa’ che ci apriamo con fiducia alla tua misericordia,
che da peccatori ci rende giusti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Guarda, o Signore, i doni che ti presentiamo,
perché il nostro servizio sacerdotale
renda gloria al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Esulteremo per la tua vittoria
e nel nome del nostro Dio alzeremo i vessilli. (Sal 19,6)

Oppure:

Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi,
offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. (Ef 5,2)
 
*C
Il pubblicano si batteva il petto dicendo:
«O Dio, abbi pietà di me peccatore».
E tornò a casa sua giustificato. (Lc 18,13-14)

Dopo la comunione

Si compia in noi, o Signore,
la realtà significata dai tuoi sacramenti,
perché otteniamo in pienezza
ciò che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 26 OTTOBRE – 30ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

COMMENTO

La Parola di Dio di questa domenica ci lancia un messaggio devastante verso il nostro diffuso ed elitario perbenismo religioso fatto più di parole e devozioni assortite che di testimonianza coerente e concreta. La prima lettura tratta dal Siracide ci presenta l’aspetto paterno di Dio verso coloro che, soprattutto oggi, sfuggono alla commedia dell’apparire e vivono tra le pieghe della nostra società, perbenista ed ipocrita, passando inosservati agli occhi accecati dal potere, dai soldi e dalla loro infinita autoreferenzialità. A differenza nostra Dio coglie i bisogni del povero, dell’orfano e della vedova che vivono ai margini della società nella povertà , nel silenzio e nel disinteresse dei detentori del potere e della ricchezza.
Costituiscono l’immensa schiera che la sociologia moderna etichetta come “drop out”. Non imprecano, non pretendono, non devastano. Si limitano a pregare, a supplicare, a chiedere giustizia avendo fiducia solo in Dio.
E Dio che capta e vede il disagio del povero, non tenendo conto dei suoi eventuali meriti ma dei suoi bisogni, ascolta, non parziale, interviene rendendo soddisfazione alla supplica che buca le nubi e colpisce il suo cuore.
La fede consiste nel calare e radicare  la misericordia divina nel nostro comportamento. Paolo, nella seconda lettura, testimonia un meraviglioso identikit del genuino cristiano: al termine della corsa della vita, l’unica cosa che conta si può sintetizzare nell’aver combattuto la buona battaglia e conservato la fede vivendo  quanto il Vangelo ci ha trasmesso.
Il brano evangelico ci presenta due modi opposti di rapportarci con Dio: quello del fariseo e quello del pubblicano.  Il fariseo fa sfoggio del suo perfettismo perbenista: digiuna, osserva tutti i 613 precetti e i 1521 divieti che appesantiscono il sabato, paga le decime non solo sul bestiame, come impone la legge, ma anche su tutti i suoi averi. Vive  ossessionato dall’osservanza nevrotica dei minimi dettagli imposti dalle leggi  ed e’ oppresso dalla paura dell’impurità legale.
È tronfio del suo perbenismo, dell’essere diverso dal prossimo e dal povero pubblicano esattore delle tasse e ladro compulsivo, incapace di riparare ai suoi furti, destinato, di conseguenza, alla Geenna. Conscio di questo,  il grande peccatore che si riconosce ladro, imbroglione, impuro perché a servizio dei romani e quindi adultero in quanto traditore del popolo d’Israele, con gli occhi bassi sussurra la sua supplica verso l’Altissimo: «O Dio abbi pietà di me sono un povero peccatore» (Lc 18, 13). Il Signore fulmina i farisei di allora ed i benpensanti moderni con una frase che annichilisce e disintegra tutti i perbenismi e moralismi di ogni epoca: «Vi assicuro che l’agente delle tasse tornò a casa perdonato: l’altro invece no» (Lc 18, 14).
Ritornando a casa ci riconosciamo, davanti a Dio e nel silenzio della nostra coscienza dove non possiamo mentire a noi stessi,  farisei o pubblicani?

MEDITAZIONE

La Scrittura, quando letta e interpretata nella fede, è rivelazione di Dio all’uomo e dell’uomo a se stesso. Nella Scrittura, lì dove essa è rivelazione che Dio fa dell’uomo all’uomo, troviamo anche le patologie dell’umanità: sia quelle che feriscono i rapporti dell’uomo con gli altri uomini, o con il creato; sia quelle che feriscono il rapporto dell’uomo con Dio.

Il rapporto uomo-Dio

Un esempio di quest’ultimo caso è dato dal versetto che precede quello con cui inizia la prima lettura di questa domenica: «Non corromperlo [Dio] con doni, perché non li accetterà, e non confidare in un sacrificio ingiusto» (Sir 35,14-15). Il Siracide ammonisce il credente che a nulla vale cercare di ingannare Dio. Egli non si lascia comprare da doni; non si lascia sedurre da un culto che offra qualcosa che non rispecchi la giustizia della vita. In termini moderni potremmo dire: Dio non apprezza un culto che dissoci rito e vita.
Il rapporto con Dio si dà nella verità. Nel giudicare, Dio osserva la vita nella sua sostanza, imparzialmente (cf Sir 35,15).
Per certi versi si potrebbe dire che nella sua giustizia Dio ha comunque delle preferenze: predilige il povero e l’umile; gli ultimi, coloro che non contano davanti agli uomini (cf Sir 35, 17;21).

Dalla vita alla preghiera

A questa attenzione alla sostanza della vita si rifà l’inizio del Vangelo di oggi che, insieme con la conclusione, è la prospettiva dalla quale leggere e interpretare la parabola narrata. Il testo è la continuazione della catechesi sulla preghiera già iniziata domenica scorsa sulla necessità di pregare sempre e fiduciosamente. La parabola del fariseo e del pubblicano aggiunge che la preghiera, per essere vera, richiede un’opportuna disposizione interiore. I due atteggiamenti, presunzione di giustizia e disprezzo del prossimo (cf Lc 18,9), si accompagnano non accidentalmente. Non vera giustizia, ma presunzione di essa; e chi presume di sé, si erge a giudice degli altri, almeno perché non conosce se stesso. Chiunque conosca bene se stesso sa che ha ben poco da giudicare.

Fariseo e pubblicano: atteggiamenti del corpo

La parabola del fariseo e del pubblicano richiama e sviluppa l’ultimo versetto del vangelo della scorsa settimana (cf Lc 18,8). La fede implica il rapporto con Dio, con se stessi e con gli altri. La preghiera non può che essere continuazione e conferma di questo rapporto, sano o patologico che sia. Fariseo e pubblicano rappresentano plasticamente due atteggiamenti che si esprimono sia con il corpo sia con le parole. L’atteggiamento del corpo del fariseo (cf Lc 18,11) è quello dell’autosufficienza, e la sua preghiera è autoreferenziale. Dio, nel pregare del fariseo, è un accidente. Uomo pio e ben istruito, inizia, certamente, con una benedizione, ma essa è solo l’avvio di un fastidioso monologo che al centro non ha Dio, bensì il pronome «io». Dio è mero spettatore delle prestazioni religiose del fariseo. Il suo atteggiamento esprime un radicale narcisismo, incapace di un io onesto e solidale. Le parole infatti, a partire dalla lode a Dio, scivolano nell’esaltazione di sé nel confronto con gli altri, meno meritori. Il fariseo non è un personaggio: è un tipo. È il tipo dell’esibizionista religioso, non certo dell’uomo di fede.
Il pubblicano, invece, è descritto come spaesato nel contesto. Sta con gli occhi bassi, si batte il petto, si ferma a distanza, consapevole della propria indegnità. Anche il pubblicano è un tipo: chi è degno di stare al cospetto del Santo, se non per benevolenza?

Fariseo e pubblicano: le parole

Le parole dei due protagonisti rivelano il loro cuore. Il fariseo vanta una vita corretta, addirittura supererogatoria rispetto alla legge in fatto di digiuno e decime. Eppure questo inventario di meriti, elencato soprattutto nel confronto con gli altri (cf Lc 18,11), fa del fariseo il perfetto tipo dell’ateo: è talmente narcisista che non ha bisogno di Dio; prega per elogiarsi; per lui la salvezza è ricompensa, non dono.
Il pubblicano, invece, riconosce la propria povertà, la propria indigenza radicale, quella che muove la preghiera che, secondo il già citato Sir 35,21, viene ascoltata dal Signore. Consapevole del proprio peccato prega, diversamente dal fariseo, rivolgendosi a Dio, perché da lui, con l’ammissione del proprio peccato, invoca il perdono, e attende – non pretende – la salvezza (cf Lc 18,14). Del fariseo Gesù non biasima la vita, ma la superbia. Del pubblicano non elogia la vita, ma l’umiltà.

 

Pubblicato il

2. introduzioni – 19 OTTOBRE – 29ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

Ogni azione del cristiano nasce da un rapporto autentico con Dio nella preghiera. Esso si concretizza poi in un’imitazione del Padre attraverso il Figlio e quindi in un sacrificio di sé in riscatto del grido degli oppressi.

Lo stile di vita del credente, infine, non si caratterizza per la superbia e la presunzione di salvezza ma conserva intatta la consapevolezza di essere peccatore tra i peccatori. Se così non è, Dio non è che un orpello: un ennesimo spettatore a cui mostrare i propri meriti, che pretendono di non passare dalla croce e, di conseguenza, dovranno fare a meno della risurrezione.

PRIMA LETTURA

La preghiera del povero attraversa le nubi.
Il Signore non si lascia influenzare dalle apparenze e predilige il debole. Il grido degli oppressi, che richiede giustizia, è per Dio la forma di preghiera più efficace lungo tutta la storia del suo rapporto col popolo eletto.

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore punisce i malfattori e ascolta i poveri. Anche noi, riconoscendoci come quei poveri che egli soccorre, possiamo dunque rendergli grazie.

SECONDA LETTURA

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Paolo stila un bilancio della sua vita, che sta per terminare. Egli si appresta a rendere testimonianza a Dio con la più grande dimostrazione di fede possibile: l’imitazione del sacrificio di Cristo. Riconoscendosi come peccatore convertito, Paolo dona inoltre la sua vita per tutti i fratelli, anche per quelli che lo hanno condannato e lasciato solo.

VANGELO

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
Gesù narra una parabola che, assieme a quella della vedova e del giudice iniquo che abbiamo udito la scorsa domenica, ha come scopo l’educazione alla preghiera. Il racconto ci pone di fronte due personaggi: un fariseo e un pubblicano che si relazionano a Dio in maniera molto diversa. Solo la preghiera di uno dei due sarà efficace.

Pubblicato il

4. Letture – 26 OTTOBRE 30ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

PRIMA LETTURA

La preghiera del povero attraversa le nubi.
Il Signore non si lascia influenzare dalle apparenze e predilige il debole. Il grido degli oppressi, che richiede giustizia, è per Dio la forma di preghiera più efficace lungo tutta la storia del suo rapporto col popolo eletto.

Dal libro del Siràcide              Sir 35,15b-17.20-22a

Il Signore è giudice
e per lui non c’è preferenza di persone.
Non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso.
Non trascura la supplica dell’orfano,
né la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre è accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
La preghiera del povero attraversa le nubi
né si quieta finché non sia arrivata;
non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore punisce i malfattori e ascolta i poveri. Anche noi, riconoscendoci come quei poveri che egli soccorre, possiamo dunque rendergli grazie.

Dal Salmo 43 (44)

R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.

Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosceR.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

SECONDA LETTURA

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Paolo stila un bilancio della sua vita, che sta per terminare. Egli si appresta a rendere testimonianza a Dio con la più grande dimostrazione di fede possibile: l’imitazione del sacrificio di Cristo. Riconoscendosi come peccatore convertito, Paolo dona inoltre la sua vita per tutti i fratelli, anche per quelli che lo hanno condannato e lasciato solo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo            2Tm 4,6-8.16-18

 Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone.
Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Cf. 2Cor 5,19)

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo.
Gesù narra una parabola che, assieme a quella della vedova e del giudice iniquo che abbiamo udito la scorsa domenica, ha come scopo l’educazione alla preghiera. Il racconto ci pone di fronte due personaggi: un fariseo e un pubblicano che si relazionano a Dio in maniera molto diversa. Solo la preghiera di uno dei due sarà efficace.

Dal vangelo secondo Luca       Lc 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.