Pubblicato il

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 26 OTTOBRE 2025- 30ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, le condizioni d’indigenza in cui vive gran parte della popolazione mondiale sono uno scandalo, di fronte al quale siamo tutti responsabili.  Kyrie eleison.
  • Cristo, la nostra fede si riduce a un’educata Cristo, la nostra capacità di testimoniare l’amore esita di fronte al sacrificio. Christe eleison.
  • • Signore, abbiamo la presunzione di poterci salvare da soli. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Il Signore è vicino a coloro che si accostano a lui con un cuore contrito e spirito libero.
Preghiamo insieme e diciamo:
O Dio, abbi pietà di noi peccatori.

  • Perché i diaconi, i sacerdoti, i vescovi e la Chiesa tutta siano fedeli non a loro stessi, ma al ministero affidatogli da Cristo. Preghiamo.
  • Perché, per quanto disastrata sia la nostra condizione, abbiamo il coraggio di pregare per chi sta peggio di noi. Preghiamo.
  • Perché, quando rendere testimonianza alla tua Parola significa andare incontro alla sofferenza, sappiamo che non dimentichi nemmeno il più piccolo tra i gesti
    d’amore. Preghiamo.
  • Perché la nostra vita spirituale non si basi sulle prestazioni, ma sull’onestà. Preghiamo.

O Padre, l’apertura alla tua presenza richiede il riconoscimento della nostra non autosufficienza. Aiutaci a essere sempre coscienti della nostra condizione di peccatori e desiderosi della tua misericordia.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 26 OTTOBRE 2025 – 30ª DOMENICA T.O.

26 OTTOBRE

30ª DOMENICA T.O.

BISOGNOSI DI DIO

 

Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

1. ORAZIONI – 19 OTTOBRE – 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

Antifona

Io t’invoco, o Dio, poiché tu mi rispondi;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi. (Sal 16,6.8)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
donaci di orientare sempre a te la nostra volontà
e di servirti con cuore sincero.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre, che hai accolto l’intercessione di Mosè,
dona alla Chiesa di perseverare
nella fede e nella preghiera
fino a quando farai giustizia ai tuoi eletti
che a te gridano giorno e notte.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Sulle offerte

Per questi tuoi doni concedi a noi, o Signore,
di servirti con cuore libero,
perché, purificati dalla tua grazia,
siamo rinnovati dai misteri che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. (Sal 32,18-19)

*C
«Dio farà giustizia ai suoi eletti», dice il Signore. (Cf. Lc 18,7)

Dopo la comunione

La partecipazione ai doni del cielo, o Signore,
ci ottenga gli aiuti necessari alla vita presente
nella speranza dei beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 19 OTTOBRE – 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

COMMENTO

Il brano evangelico, che la liturgia ci propone in questa domenica, è una esortazione ad ognuno di noi ad essere quotidianamente costruttori del Regno di Dio.
Esso non  una realtà da costruire nel futuro, ma un modo di essere nella nostra vita di cristiani.  All’apparenza la frase “bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai(Lc 18,1), suona come invito alla preghiera continua ed insistente. Bisogna precisare che per Gesù pregare non vuol dire limitarsi a ripetere formule o atti di devozione, piuttosto vuol dire, usando le parole di Isaia: «Lavatevi, purificatevi, basta con i vostri crimini, è ora di smetterla di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, aiutate gli oppressi, proteggete gli orfani e difendete le vedove» (Is 1, 16-17). È il caso del giudice fedifrago che rende giustizia, obtorto collo, alla vedova tenace di cui si parla nel brano odierno.
Dio è fedele alle sue promesse di realizzare già nella storia umana il suo Regno fondato sulla giustizia, sulla rettitudine, sul perdono e sulla pace. Lui conosce tutto quello di cui abbiamo bisogno per realizzarlo concretamente e ce lo provvede prima ancora che glielo chiediamo con la nostra verbosa petulanza.
Nella preghiera del Padre Nostro  troviamo la sintesi di tutto quello di cui abbiamo bisogno per essere autentici cristiani già oggi.
Il Regno non è una realtà da realizzare nel futuro , ma un modo di vivere attuale fondato sulla testimonianza del nostro vivere e credere.
Se un giudice disonesto risponde positivamente alle giuste richieste di una povera vedova indifesa, Dio che è giusto e legge nel silenzio del cuore di ognuno di noi, può restare indifferente alle suppliche oneste  delle persone?
Dalla risposta che diamo a questo interrogativo manifestiamo lo spessore della nostra fede.
Facendoci un serio esame di coscienza  chiediamoci : «Se Cristo in questo istante si materializzasse nel nostro cuore,  lo troverebbe ricolmo di fede o appesantito ed indurito dai nostri dubbi, dalle nostre falsità’ e dalle nostre ipocrisie?».

MEDITAZIONE

Da quando si sono diffusi i telefoni cellulari e l’uso delle e-mail, la nostra vita è tutto un clic e un drin. Se anche tutto questo ci ha facilitato le relazioni, non si può negare che abbia introdotto uno stile relazionale più frenetico e frettoloso. Questo si riverbera sulle relazioni con Dio. Noi preghiamo, ma Dio non risponde. Preoccupazione e sofferenza di molti, ma su cui è forse opportuno sollevare due sospetti. Il primo riguarda il significato dell’attesa, il secondo riguarda ciò che domandiamo.

Il significato dell’attesa

Il vangelo parla della «necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). Per insegnare questa necessità Gesù racconta una parabola che vede due protagonisti. Il primo è il giudice, iniquo per la sua inadempienza al proprio ruolo. Con grande finezza introspettiva la parabola lo descrive con il suo stesso monologo (cf Lc 18,4).
Non per benevoli motivi, ma semplicemente per togliersi una persona fastidiosa di torno, il giudice decide di intervenire (cf Lc 18,5).
La parabola è un’argomentazione a fortiori: se il giudice, che è iniquo, agisce a vantaggio della vedova mosso dalla di lei insistenza, a maggior ragione Dio sarà mosso a intervenire a vostro soccorso dall’insistenza della vostra preghiera.
Il secondo personaggio è la vedova. Insistente, petulante, non si scoraggia di fronte alla mancanza di soddisfazione delle sue richieste da parte del giudice. La sua preghiera è il grido del debole, così spesso menzionato nei Salmi, e che Dio ascolta con sollecitudine. In ordine alla motivazione della parabola (cf Lc 18,1), la vedova è esemplare per la sua tenacia e persistenza. «Pregare sempre» è pregare insistentemente, senza scoraggiarsi nella prova, in ogni occasione della vita.
L’insegnamento sulla preghiera di questa domenica, però, deve essere armonizzato con quanto il Vangelo dice sulla preghiera in altri passi. Per esempio: pregare sempre non è pregare con tante parole (cf Mt 6,7). Ciò che conta non è il numero delle parole inutili, quanto l’intensità e la verità della relazione che origina la preghiera.
La preghiera si appoggia su tale relazione. Sa attendere perché sa riconoscere che la preghiera stessa è uno spazio di attesa. Perché la preghiera non è una telefonata al cellulare di Dio; non è una mail a Dio. Non segue, né può seguire, le stesse logiche. E se la preghiera esige una disciplina delle relazioni a noi ormai inconsueta, non è un problema della preghiera: è un problema nostro.

Purificare la domanda

L’attesa non è dovuta al fatto che Dio è capriccioso e ha i suoi tempi, e si fa aspettare come le fidanzate al primo appuntamento. Forse Dio non risponde non perché non sente, ma perché sente bene. Forse quello che è domandato a Dio nella preghiera nasce dalla pancia degli umori umani, ma poco corrispondenti al Vangelo. Dunque l’attesa della preghiera è tempo per convertire la domanda.
Se la preghiera deve avere l’insistenza della richiesta della vedova, il suo contenuto deve essere plasmato dalla Scrittura. Solo se il pregare è assumere le parole della Scrittura e farle proprie la preghiera è espressione della fede e non semplicemente delle nostre proiezioni nevrotiche. È dunque la Scrittura che converte le domande, a volte anche negandone la legittimità. La meditazione della Scrittura, che richiede quel tempo che ci è così inconsueto, trasforma il tempo di attesa in spazio di conversione.
La seconda lettura richiama alla centralità della Scrittura nella vita del credente. Con la Scrittura il credente instaura un rapporto dialogico, in cui essa è norma di vita, pedagoga e strumento di educazione (cf 2 Tm 3,17). All’uomo di Dio è affidata una responsabilità sulla Parola: egli deve conoscerla rimanendo saldo in essa, annunciarla e testimoniarla.
La parabola della vedova e del giudice rimanda a questo complesso e fecondo intreccio di temi: al rapporto fra preghiera e Parola; fra Parola e vita; fra preghiera e vita; fra vita e fede. Gesù, infatti, su questo tema conclude dicendo: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). La conclusione del Vangelo sembra essere un monito di grande concretezza: non preoccupatevi di quello che fa Dio. Preoccupatevi piuttosto di custodire e avere cura della vostra fede.

Pubblicato il

2. introduzioni – 19 OTTOBRE – 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

La preghiera è una relazione a due posti: uno è occupato da Dio, l’altro dall’uomo. Affinché tale relazione sia possibile, ciascuno dei due deve possedere alcune caratteristiche. Per quanto riguarda Dio, il vangelo di oggi ci assicura che egli è dotato, in quantità infinita, di capacità d’ascolto e di misericordia.
Ma, per quanto essenziale, tutto ciò non basta. La domanda con la quale si conclude la parabola di Gesù pone infatti l’accento su una seconda condizione, quella che ci compete in quanto uomini e in quanto cristiani: la fede.

PRIMA LETTURA

Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva.
Mosè, simbolo vivente del rapporto tra Yahweh e Israele, prega il Signore durante la battaglia contro gli Amaleciti. È la sua perseveranza nell’invocare l’aiuto del Signore, più che la forza delle armi, a consegnare la vittoria nelle mani del popolo ebraico.

SALMO RESPONSORIALE                

Il salmo veniva cantato durante l’ascesa verso Gerusalemme e riconosce nel Signore un aiuto potente, un custode sicuro di cui ci si può fidare sempre.

SECONDA LETTURA

L’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Paolo esorta Timoteo a ricordare ciò che ha appreso dai suoi maestri, tra i quali figura egli stesso. L’apostolo invita poi il suo amico a divenire a sua volta maestro, insegnando e a diffondendo la parola di Dio.

VANGELO

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.
Come aveva fatto nel caso dell’amministratore disonesto (cf Lc 16,1-13), Gesù prende spunto dal comportamento di uomini deprecabili per insegnare qualcosa ai suoi discepoli. Il credente non può infatti tralasciare alcun espediente per cercare davvero di convertirsi: se non poteva fare a meno della scaltrezza, tanto meno può rinunciare alla perseveranza.

Pubblicato il

4. Letture – 19 OTTOBRE 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

PRIMA LETTURA

Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva.
Mosè, simbolo vivente del rapporto tra Yahweh e Israele, prega il Signore durante la battaglia contro gli Amaleciti. È la sua perseveranza nell’invocare l’aiuto del Signore, più che la forza delle armi, a consegnare la vittoria nelle mani del popolo ebraico.

Dal libro dell’Èsodo     Es 17,8-13

In quei giorni, Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm.
Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.
Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Il salmo veniva cantato durante l’ascesa verso Gerusalemme e riconosce nel Signore un aiuto potente, un custode sicuro di cui ci si può fidare sempre.

Dal Salmo 120 (121)

R. Il mio aiuto viene dal Signore.

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:
egli ha fatto cielo e terra. R.

Non lascerà vacillare il tuo piede,
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele. R.

Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte. R.

Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre. R.

SECONDA LETTURA

L’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Paolo esorta Timoteo a ricordare ciò che ha appreso dai suoi maestri, tra i quali figura egli stesso. L’apostolo invita poi il suo amico a divenire a sua volta maestro, insegnando e a diffondendo la parola di Dio.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo             2 Tm 3,14–4,2

Figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Cf. Eb 4,12)

Alleluia, alleluia.

La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.
Come aveva fatto nel caso dell’amministratore disonesto (cf Lc 16,1-13), Gesù prende spunto dal comportamento di uomini deprecabili per insegnare qualcosa ai suoi discepoli. Il credente non può infatti tralasciare alcun espediente per cercare davvero di convertirsi: se non poteva fare a meno della scaltrezza, tanto meno può rinunciare alla perseveranza.

Dal vangelo secondo Luca            Lc 18,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.

Pubblicato il

5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 19 OTTOBRE 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, vogliamo tutto e subito, non capendo che per
    avere frutti buoni bisogna lasciare che maturino. 
     Kyrie eleison.
  • Cristo, la nostra fede si riduce a un’educata
    abitudine e non si apre al grido di dolore per le ingiustizie del mondo. 
    Christe eleison.
  • • Signore, ci lamentiamo per la tua distanza, ma non
    dedichiamo del tempo a coltivare un rapporto autentico con te. 
     
    Kyrie eleison.

PRGHIERA UNIVERSALE

Dio è vicino a coloro che si rivolgono a lui senza menzogna e con l’animo aperto. Egli desidera avere un rapporto con l’uomo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, rendici giustizia.

• Perché ci accompagni la consapevolezza che tu ti curi delle nostre vicende e desideri la
nostra salvezza. Preghiamo.

• Perché sappiamo essere attenti ai bisogni dei fratelli, così come tu sei stato attento ai
nostri. Preghiamo.

• Perché la nostra fede non coinvolga solo il cuore o la nostra mente, ma tutto il nostro
essere. Preghiamo.

• Perché ci ricordiamo che nessun contesto è inadeguato alla tua presenza. Preghiamo.

O Padre, la tentazione di dividere in due il nostro tempo tra una parte che ti riguarda e una in cui non c’entri nulla è sempre presente. Aiutaci a pregare sempre e a condividere con te le fatiche e le gioie di ogni giorno. 

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 19 OTTOBRE 2025 – 29ª DOMENICA T.O.

19 OTTOBRE

29ª DOMENICA T.O.

LA PREGHIERA PERSEVERANTE

 

Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

1. ORAZIONI – 19 OTTOBRE 28ª – DOMENICA T.O.

12 OTTOBRE

28ª DOMENICA T.O.

DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

Antifona

Se consideri le colpe, o Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Con te è il perdono, Dio d’Israele. (Cf. Sal 129,3-4)

Si dice il Gloria.

Colletta

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, o Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che nel tuo Figlio
liberi l’uomo dal male che lo opprime
e gli mostri la via della salvezza,
donaci la salute del corpo e il vigore dello spirito,
affinché, rinnovati dall’incontro con la tua parola,
possiamo renderti gloria con la nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Sulle offerte

Accogli, o Signore, le preghiere dei tuoi fedeli
insieme all’offerta di questo sacrificio,
perché mediante il nostro servizio sacerdotale
possiamo giungere alla gloria del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

I leoni sono miseri e affamati;
a chi cerca il Signore non manca alcun bene. (Sal 33,11)

Oppure:

Quando il Signore si sarà manifestato,
noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. (1Gv 3,2)

ANNO C
Non ne sono stati purificati dieci?
E gli altri nove dove sono?
Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato! (Lc 17,17.19)

Dopo la comunione

Ti supplichiamo, o Padre d’infinita grandezza:
come ci nutri del Corpo e Sangue del tuo Figlio,
così rendici partecipi della natura divina.
Per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 12 OTTOBRE 28ª DOMENICA T.O.

12 OTTOBRE

28ª DOMENICA T.O.

DISPONIBILI ALLA SALVEZZA

COMMENTO

Nel Vangelo di domenica scorsa era contenuta la richiesta degli apostoli a Gesù di accrescere la loro fede. Ne avevano terribilmente bisogno. La loro formazione religiosa era imbalsamata in un formalismo nazionalista controllato dai cultori della tradizione e dal potere onnipresente del “clero” di allora,  annidato nel Tempio di Gerusalemme. Questa loro chiusura mentale li rendeva dei semplici origlianti della Parola e non degli ascoltatori.
Essi seguono il Messia, ma non lo accompagnano, per questo l’evangelista non li menziona facendo così risaltare la solitudine spirituale del Maestro nel suo camminare verso Gerusalemme. Luca nel suo racconto ci presenta uno svarione geografico. Ci narra che Gesù attraversa prima la Samaria e poi la Galilea. Questo è un “no sense” geografico. Scendendo da nord verso sud, prima bisogna attraversare la Galilea. Perché la Samaria come punto di partenza? L’errore geografico è intenzionale.
Con questo Luca, essendo la Samaria allora considerata la terra dei Samaritani considerati degli scomunicati perché adoravano Dio sul Garizim e non a Gerusalemme, vuole far risaltare che anche la fede dei suoi accompagnatori non si discostava molto dalla fede samaritana. Inoltre nella Scrittura, il villaggio significa il luogo in cui si privilegia la credulità devozionistica e tradizionale a scapito della fede viva e vera. In esso tutto è regolato dal “si è fatto sempre così “. Non c’è movimento.
Gli unici che danno segno di vita sono dieci disgraziati malati di lebbra condannati a vivere nella solitudine e nel degrado. Nella loro disperazione violano il divieto di avvicinarsi alle persone sane. Tenute le debite distanze, urlano la loro disperazione supplicando un po’ di pietà nei loro riguardi.
Gesù non li guarisce subito ma fa una cosa scandalosa. Parla a loro. Raccoglie il loro grido. Li considera persone degne della sua attenzione e ordina loro di andare e presentarsi dai sacerdoti. Ma questo non ha senso. Era un qualcosa che solo chi era guarito dalla lebbra era obbligato a fare per essere riammesso nella società civile del tempo. Eseguire l’ordine era illogico e pericoloso per la loro stessa vita. Nonostante la loro immensa perplessità si fidano, obbediscono, si dirigono verso i sacerdoti e durante il loro andare si ritrovano guariti. Erano in dieci. Solo uno ritorna per ringraziare. Si getta ai piedi del Signore. Non avrebbe dovuto permetterselo perché era samaritano a cui era severamente proibito avvicinarsi ad un ebreo. La legge, osservata dagli altri nove, è spazzata via dalla fede sotto forma di gratitudine riconoscente. Gesù ne prende atto e lo addita come modello ai suoi apostoli che di fede non ne hanno molta,  trasformandoli così da discepoli in semplici accompagnatori distratti.
E noi in relazione alla Parola siamo attenti ascoltatori che la trasformano in regola di vita o dei semplici origlianti svagati? Facciamo parte dei nove guariti ingrati ma osservanti della legge o ci riconosciamo nell’unico che per amore riconoscente è disposto a violare la legge.
La fede si radica solo nell’amore che non conosce limiti.

MEDITAZIONE

Luca esordisce ricordando, ogni tanto lo fa a partire dal capitolo 9, che Gesù era «lungo il cammino verso Gerusalemme» (Lc 17,11). È in viaggio verso il luogo dove egli compirà la sua missione di salvezza a vantaggio di tutta l’umanità. Su questa strada incontra dei bisognosi di salvezza di natura particolare: dei lebbrosi.
Si sa che la lebbra comportava una situazione particolarmente marginalizzante per chi ne era affetto. Considerati impuri, affetti da una malattia religiosamente connotata, i lebbrosi erano in condizione di totale esclusione, sia sociale sia religiosa. Nessuna speranza dunque per loro; tranne la guarigione, ovviamente.

L’invocazione di salvezza

Luca dice che i lebbrosi «si fermarono a distanza» (Lc 17,12), come prescrive la Legge. Tuttavia non sono altrettanto rispettosi della Legge con le loro parole. Il libro del Levitico impone di gridare «Impuro! Impuro!» (cf Lv 13,45). I dieci lebbrosi, invece, innalzano una preghiera d’invocazione: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi» (Lc 17,13). La Legge, anche se a scopo protettivo del benessere della comunità, comporta l’annuncio della condanna; l’uomo bisognoso, nella necessità, invoca salvezza. Nelle parole dei dieci lebbrosi, più che le parole della Legge risuonano i salmi d’invocazione. Ma sono proprio queste parole che esprimono sofferenza e bisogno che colmano la distanza creata dalla Legge. Sono le invocazioni che, nella preghiera, salgono dalla miseria della terra alla misericordia che è nei cieli.

Credere alla promessa, sottomettersi alla Parola

Proprio questo è l’effetto. Gesù si volge verso di loro. Lo sguardo di misericordia raggiunge chi è lontano. «Appena li vide» (Lc 17,14), dice il testo.
Gesù non tocca i malati (cf Lc 5,12-15); semplicemente, ancora in ossequio della Legge (cf Lv 14), ordina loro di andare dai sacerdoti. Tuttavia, quando Gesù li invia dai sacerdoti, essi non sono ancora guariti. Luca afferma, infatti, che «mentre essi andavano, furono purificati» (Lc 17,14). L’ordine di Gesù non è accompagnato da una guarigione immediata. Essa accade in modo oscuro, forse progressivo. Le parole di Gesù sono una promessa, non un miracolo. Perché la guarigione possa avvenire, essi devono fidarsi della promessa ma senza alcuna conferma che la promessa stessa. I dieci lebbrosi sono guariti perché si sottomettono alla Parola che li raggiunge.
L’atteggiamento dei lebbrosi è il medesimo di Naamàn. Il prode comandante dell’esercito arameo, lebbroso, per trovare la guarigione deve affrontare un lungo cammino. Al viaggio fisico si accompagna quello interiore di progressiva spogliazione. Una faticosa conversione che impone l’abbandono dell’orgoglio del nobile, delle richieste di appagamento estetico della propria religiosità, e l’accettazione dell’ordine del profeta. La guarigione avviene in virtù di questa conversione, più che in ragione dei gesti o dei lavacri. Il vertice della conversione di Naamàn è raggiunto quando egli perviene alla fede nel Dio di Israele, professata con le parole e celebrata nel culto (cf 2 Re 5,15;17).

Dalla guarigione alla salvezza

Se dunque la misericordia di Dio si offre a tutti, indipendentemente dalla nazionalità o dalla condizione, ma solo in ragione della fede, l’episodio dei dieci lebbrosi mostra che dinnanzi a tanta benevolenza le reazioni degli uomini possono essere diverse. Dei dieci solo uno torna a ringraziare. Qui è la vera fede, che prima crede e poi riconosce il beneficio ricevuto e ringrazia per esso.
La differenza sta nel fatto che tutti e dieci sono guariti, ma solo uno e salvato. «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato» (Lc 17,19).
La vicenda di questo unico lebbroso, per di più Samaritano, indica anche da chi viene la salvezza: non dalla Legge, bensì da Cristo, al quale si rivolge la fede del credente secondo la breve professione di fede scritta da Paolo a Timoteo (2 Tm 2,8). Poche parole con le quali l’apostolo lega messianicità, incarnazione e risurrezione di Gesù.
Solo in Cristo c’è salvezza. E deve far pensare che fra tutti solo un Samaritano giunga alla fede in lui. Non esistono credenziali nel cammino di fede; conta solo la disponibilità personale.