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3. Commento alle Letture – 26 APRILE – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

 

COMMENTO 1

La situazione sociale, al tempo di Gesù, si staglia su uno sfondo eminentemente agricolo-pastorale. L!allevamento e la cura degli ovini gioca un ruolo importantissimo per il vivere e sopravvivere quotidiano. La pastorizia è  vitale nell’economia di quel periodo storico.
Per questo il Signore, sempre molto attento a calare il suo messaggio nella realtà quotidiana,  non esita a presentare la sua missione come quella di un pastore attento e premuroso nei riguardi delle pecore a cui il Padre lo ha inviato. I pascoli verso cui guida sono pascoli di libertà . E gli ovili hanno sempre la porta aperta. Nel testo greco, Giovanni usa il termine nomè, per distinguerli dai pascoli offerti dai farisei inquinati dalla nomos (legge).
Per Gesù il Tempio di allora è un ovile dalle porte sbarrate da una liturgia ampollosa e da una legislazione asfissiante.
Il profeta Michea (3, 1-4) descrive bene i cattivi pastori che profanano l’ovile.
Anche Ezechiele nel capitolo 22 del suo libro di profezie denuncia lo squallore di coloro che tiranneggiano il gregge.
Il Buon Pastore non sfrutta il gregge, lo cura, lo conosce, lo guida e lo ama. L’indifferenza dei farisei contrasta con la sollecitudine attenta ed individualizzata del Signore. La denuncia del Messia nei loro riguardi è un’invettiva urticante e sferzante: “Sono dei ladri e briganti” (Gv 10,1).
Le pecore devono liberarsi dalla loro tirannia, devono uscire dal recinto trasformato in lager. Devono riprendersi la loro libertà soffocata dalla paura.
Questo loro uscire viene chiamato da Giovanni con lo stesso verbo usato nell’Antico Testamento per descrivere la liberazione del popolo dalla schiavitù egiziana.
Il Buon Pastore non infierisce e tiranneggia ma assicura: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna” (Ez 34,11).

Anche oggi l’ovile-chiesa deve caratterizzarsi per la carità di condotta, per la libertà di pensiero, per la fedeltà alla Parola, per la purezza ed essenzialità della liturgia, per il rifiuto del clericalismo, per la ricerca del servizio e non della carriera.
Papa Leone in questi giorni ci ha dato un esempio concreto di che cosa significhi essere tutelati e curati da un Buon Pastore.
Le pecore dell’ovile-chiesa sono libere di denunciare le prepotenze dei moderni lupi di cui non hanno paura. Camminano nel mondo guidati solo dalla Parola di Dio. Per questo affrontano fiduciose le sfide del futuro senza cadere nei servilismi e compromessi di un passato vissuto nella mediocrità di un credere più conclamato che testimoniato.
Il loro compito principale è testimoniare il Vangelo in un ovile aperto a tutti, impregnato dal profumo della libertà  che solo la misericordia, la carità ed il perdono reciproco possono offrire ad una società “sazia e violenta”.

COMMENTO 2 

Il Bel Pastore
O Signore nostro Gesù Cristo, Pastore fatto Agnello per la nostra salvezza, Ti ringraziamo perché hai offerto la Tua vita per noi, Tue pecorelle, popolo del Tuo pascolo e gregge che Tu conduci.
Hai sofferto per noi e ci hai redenti dalla schiavitù del peccato con il Tuo sangue preziosissimo, portando nel Tuo corpo sul legno della croce i nostri peccati, perché, non vivendo più per noi stessi, vivessimo come Te, nella lode del Padre e nell’amore misericordioso verso i fratelli.
Ti adoriamo perché dalle Tue sante piaghe gloriose noi siamo stati guariti dai morsi velenosi del nemico infernale. Vivente glorioso con i segni della passione, Tu ci hai condotto alle acque tranquille del fonte battesimale. Battezzati nella Tua morte e risurrezione, abbiamo ottenuto la remissione dei peccati, divenendo nuove creature in Te, Porta di salvezza, via di accesso all’intima comunione con il Padre, che ci ha voluto suoi figli adottivi in Te, Figlio Unigenito. Membra vive del Tuo Corpo mistico che è la Chiesa, Tu ci fai riposare sui pascoli erbosi delle Tue Scritture. Ascoltando la Tua voce soave, usciamo dai recinti mortiferi del male, della paura, dell’egoismo, della delusione, della sconfitta, percorrendo il sentiero della vita autentica.
La Tua Parola di verità, chiamandoci alla fede e alla conversione permanente, ci rende liberi, creando cieli nuovi e terra nuova.
Tu ci chiami a resistere saldi nella fede ai falsi messia, ladri-briganti, che vengono per cercare di rubarci l’amicizia con Te, distruggere la civiltà dell’amore, uccidere il popolo della vita.
Divino Maestro, Tu sei tutto per noi e desideri che noi siamo tutti per Te. Tu sei l’unico Pastore e guardiano delle pecore, venuto per darci la vita in abbondanza. Tu vai alla ricerca della pecorella smarrita, te la metti sulle Tue spalle e la riconduci al Padre. Tu ci scruti e ci conosci, ci chiami per nome, Ti prendi cura di noi, rinfrancando la nostra anima, guidandoci sul retto cammino del Tuo Vangelo. Con Te non temiamo alcun male, perché Tu sei il Dio con noi, l’Emmanuele. Della Tua bontà e della Tua fedeltà è piena la terra.
Signore della Chiesa, Tu ci prendi per mano nel pellegrinaggio verso la casa del Padre, dandoci sicurezza con il Tuo bastone e il Tuo vincastro nella valle oscura.
Ti benediciamo per aver unto nella Confermazione il nostro capo con il Sacro Crisma, abilitandoci a diffondere il buon profumo della Tua conoscenza e del Tuo amore nel mondo.
Oggi davanti a noi prepari la mensa eucaristica, rendendo attuale l’opera della nostra redenzione. Nutrendoci con il Tuo Corpo e Sangue in questa celebrazione pasquale, Tu ci colmi della Tua gioia, pegno della festa senza tramonto dei pascoli eterni del cielo. Ti supplichiamo: rendici Chiesa accogliente, piccola ed umile, impegnata a tutelare l’innocenza dal pericolo degli scandali.
O Buon Pastore, da Te impariamo a vincere il male con il bene, a chiamarci per nome, a prenderci cura gli uni degli altri, a sopportare con pazienza la sofferenza, a perdonarci scambievolmente, come il Padre ci ha perdonati in Te, sull’esempio del Tuo servo fedele, il Venerabile Card. Francois-Xavier Nguyen Van Thuan. Egli si è fatto in Te pane spezzato per tutti, amando i suoi nemici, pregando per i suoi persecutori, divenendo immagine viva di Te, Pastore e servo per amore, chicco di grano che, caduto in terra, porta molto frutto.
Tu continui a chiamarci, ad alzarci, a camminare sulla Tua Parola, senza temere.
Vogliamo consegnarti la nostra vita per annunciarti con la forza del Tuo Santo Spirito.

Vieni, Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria.
Gloria, lode e benedizione a Te. Amen. Alleluia!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

MEDITAZIONE

Questo è un brano complesso perché sovrappone due metafore legate a Gesù, la porta e il pastore, in rapporto alle pecore, a loro volta metafora del nuovo popolo di Dio, contrapposto ai ladri e ai briganti.
Il recinto delle pecore è l’assemblea del popolo di Dio, la Chiesa, la comunità dei salvati.
Gesù è il pastore che non si relaziona solo al popolo, ma a ciascuna persona, perché conosce il nome di tutti, li chiama uno per uno, per una relazione e una vocazione personale. Tutti conoscono il suo insegnamento e lo seguono volentieri e spontaneamente, perché hanno sperimentato che il pastore si prende cura amorevole di ciascuno e li conduce in luoghi in cui trovano tutto ciò di cui hanno bisogno, per gustare la pienezza della vita e della gioia.
Il pastore si preoccupa per il gregge, per questo lo mette in guardia dai mercenari, i quali, travestendosi da pastori, cercano solo il proprio interesse e si arricchiscono a spese del gregge, derubando e togliendo la vita.
Usando questa metafora, Gesù annuncia la realizzazione della profezia di Ezechiele: Dio, stanco e deluso dei pastori (re e sacerdoti), che si sono rivelati ladri e briganti, si prenderà cura personalmente del suo popolo e manderà un pastore, discendente di Davide, secondo il suo cuore.
La metafora della porta è molto diversa: indica un confine, una separazione tra casa e mondo, l’accoglienza o l’esclusione, la possibilità di entrare e di uscire. Gesù si definisce porta, indicando così la sua identità di mediatore tra il mondo di Dio e quello degli uomini. Chi passa attraverso lui trova casa accogliente, il luogo di vita fraterna della comunità, e può uscire per trovare nel mondo il luogo in cui manifestare la pienezza di vita ricevuta e annunciare l’amore del Padre che è per tutti. Passare attraverso questa porta vuol dire semplicemente decidere di avere Gesù come riferimento unico della propria vita, accogliere il suo insegnamento, vivere come lui ha mostrato, obbedendo al Padre e amando i fratelli. La porta chiusa indica anche protezione per chi è in casa ed esclusione per chi ha scelto di restare fuori e non riconosce in Gesù l’inviato del Padre, per dare la vita piena a tutti quelli che lo riconoscono Figlio di Dio.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù denuncia ladri e briganti. Ce ne sono nella Chiesa e ce ne saranno fino alla fine dei tempi. Colpiscono i più deboli. Chi è più forte ha dal Signore il dono e il compito di aprire bene gli occhi per anticipare il male, per vederlo quando si manifesta, per denunciarlo a chi può porre rimedio. È una lotta. Cristo l’ha vinta, offrendo la propria vita.
    2. Gesù ci conosce personalmente. Il nome con cui ci chiama indica la nostra identità di figli di Dio e la nostra vocazione personale. Noi abbiamo bisogno di allenarci a riconoscere la voce di Gesù che ci chiama?
  2. La voce degli estranei. Sono tanti quelli che ci invitano con voce suadente, dolce e falsa per condurci alle mille schiavitù che abitano la nostra cultura e la nostra società. Il vangelo e i richiami dei fratelli nella fede possono aiutarci a smascherare i falsi pastori.
  3. «… io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Quale vita in abbondanza? Amore, libertà nello spirito, comunità di fratelli, missione verso chi non conosce Cristo, perseveranza nelle difficoltà e nelle persecuzioni, paradiso.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Smascherare l’invito di un falso pastore e fuggire da lui, verso il Signore.

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2. introduzioni – 26 APRILE – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

È la domenica del Buon Pastore. Il Padre l’ha chiamato dall’eternità e lo ha mandato nel mondo per fare di tutta l’umanità la sua famiglia. Gesù ha realizzato la sua missione dando la vita. È la sua voce che oggi chiama ciascuno di noi ad appartenere a lui, a lasciarci nutrire con il suo corpo e il suo sangue e a collaborare con lui per l’unità dei credenti e per l’evangelizzazione del mondo.

PRIMA LETTURA

Dio lo ha costituito Signore e Cristo.

Pietro conclude il suo discorso alla folla il giorno di Pentecoste. Ha annunciato Gesù, ha accusato tutti, anche noi, di averne causato la morte in croce, ha affermato che solo Cristo è il Messia, salvatore del mondo. La folla, con una domanda decisiva, mostra il pentimento e la disponibilità a obbedire a Dio e Pietro risponde con l’invito a farsi battezzare, per ricevere il dono dello Spirito e la salvezza.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime.

Nell’istruzione ai battezzati Pietro si è rivolto ai servi, invitandoli a obbedire ai loro padroni, anche quando sono prepotenti. Indicazione difficile da accettare, per questo l’autore offre come modello Gesù, che ha subito ogni ingiustizia, e ha preso su di sé i peccati di tutti per salvarci, mettendo tutta la sua fiducia nel Padre.

VANGELO

Io sono la porta delle pecore.

Il profeta Ezechiele aveva annunciato un pastore, figlio di Davide, per il suo popolo. Giovanni nel capitolo 10 del suo vangelo, afferma che è Gesù il buon Pastore. All’inizio presenta Gesù come la porta del recinto: chi passa attraverso lui trova vita e salvezza in abbondanza.

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4. Letture – 26 APRILE – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

PRIMA LETTURA

Dio lo ha costituito Signore e Cristo.

Pietro conclude il suo discorso alla folla il giorno di Pentecoste. Ha annunciato Gesù, ha accusato tutti, anche noi, di averne causato la morte in croce, ha affermato che solo Cristo è il Messia, salvatore del mondo. La folla, con una domanda decisiva, mostra il pentimento e la disponibilità a obbedire a Dio e Pietro risponde con l’invito a farsi battezzare, per ricevere il dono dello Spirito e la salvezza.

Dagli Atti degli Apostoli        At 2,14.36-41

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».
All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».
E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».
Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 22 (23)

R. Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.  R.

SECONDA LETTURA

Siete stati ricondotti al pastore delle vostre anime.

Nell’istruzione ai battezzati Pietro si è rivolto ai servi, invitandoli a obbedire ai loro padroni, anche quando sono prepotenti. Indicazione difficile da accettare, per questo l’autore offre come modello Gesù, che ha subito ogni ingiustizia, e ha preso su di sé i peccati di tutti per salvarci, mettendo tutta la sua fiducia nel Padre.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo    1Pt 2,20b-25

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete
con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché
anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca;
insultato, non rispondeva con insulti,
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce, perché,
non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti al pastore
e custode delle vostre anime.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. (Gv 10,14)

Alleluia.

VANGELO

Io sono la porta delle pecore.

Il profeta Ezechiele aveva annunciato un pastore, figlio di Davide, per il suo popolo. Giovanni nel capitolo 10 del suo vangelo, afferma che è Gesù il buon Pastore. All’inizio presenta Gesù come la porta del recinto: chi passa attraverso lui trova vita e salvezza in abbondanza.

Dal Vangelo secondo Giovanni               Gv 10,1-10                

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 26 APRILE – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 26 APRILE 2026 – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, tu sei l’unica via verso il Padre. A volte abbiamo preferito altre strade. Kyrie eleison.
  • Cristo, tante volte abbiamo sentito la tua voce, ma ne abbiamo seguito altre.. Christe eleison.
  • Signore, siamo rimasti chiusi nel recinto e non siamo usciti per incontrare e condurre a te i figli di Dio dispersi. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù è la porta della vita e della salvezza, la sua voce ci invita a seguirlo verso il Padre.
Preghiamo insieme e diciamo: Signore, aiutaci a riconoscere la tua voce.

  • Perché, celebrando l’Eucaristia, rinnoviamo la nostra scelta di appartenere a te. Preghiamo.
  • Perché l’appartenenza alla tua Chiesa ci faccia gustare la vita fraterna. Preghiamo.
  • Perché la forza che viene da te ci aiuti ad affrontare ogni difficoltà e sofferenza. Preghiamo.
  • Perché, seguendo te, sappiamo smascherare le voci ingannatrici dei falsi pastori. Preghiamo.

Signore Gesù, ti ringraziamo perché non ti stanchi di chiamarci a te. Fa’ risuonare la tua voce nel cuore nostro e di tutti gli uomini e le donne che soffrono e non trovano aiuto.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

 

 

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1. ORAZIONI – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

Antifona

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode. Alleluia. (Sal 65,1-2)
Si dice il Gloria.
Colletta

Esulti sempre il tuo popolo, o Dio,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come ora si allieta per la ritrovata dignità filiale,
così attenda nella speranza il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che in questo giorno santo
raduni la tua Chiesa pellegrina nel mondo,
donaci di riconoscere il Cristo crocifisso e risorto
che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture
e si rivela a noi nello spezzare il pane.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, i doni della tua Chiesa in festa
e poiché le hai dato il motivo di tanta gioia,
donale anche il frutto di una perenne letizia.
Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla comunione

I discepoli riconobbero Gesù,
il Signore, nello spezzare il pane.
Alleluia. (Cf. Lc 24,35)

Dopo la comunione

Guarda con bontà, o Signore, il tuo popolo
che ti sei degnato di rinnovare con questi sacramenti di vita eterna,
e donagli di giungere alla risurrezione incorruttibile del corpo,
destinato alla gloria.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

 

COMMENTO

L’evangelista Luca, rispetto a Giovanni, è più dettagliato nell’elencare i primi testimoni del sepolcro vuoto.
Per “il discepolo che Gesù  amava”, l’unica presente è Maria di Magdala (Gv 20, 1).
Per  Luca, che conosce bene il fatto che la testimonianza di una sola donna non viene presa in considerazione dagli uomini, aggiunge la presenza di “Giovanna e Maria di Giacomo” (Lc 24, 10).
Nonostante la presenza sul luogo di tre donne, il loro racconto viene giudicato dagli apostoli e dagli altri presenti “come un vaneggiamento” (Lc 24, 11). Perché?
Il motivo si radica nella prospettiva dell’attesa messianica del  tempo. Il tanto atteso Messia che deve liberare il popolo ebreo dalla tirannia dei romani non può morire prima di aver concluso la sua missione.
Gesù  è morto. Questo è certo. Quindi non può essere il Messia. Tutte le loro attese sono azzerate. Grande è la delusione e la rabbia.
Cleopa ed il compagno non sfuggono allo scoramento più cupo.
La risurrezione del Signore aggiunge ulteriore delusione ed incredulità . Gesù è morto senza concludere nulla,  quindi non può essere l’Atteso. Camminano verso Emmaus rimuginando i loro pensieri e schiumando di delusione. Il loro pessimo umore attrae l’attenzione di un altro viandante che li affianca e camminando insieme a loro si informa sul perché del loro atteggiamento.
Nel conoscere i motivi del loro turbamento esclama: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti” (Lc 24, 25). Inizia a fare una precisa e dettagliata interpretazione della Scrittura che scioglie il gelo della delusione che li  ha pietrificati : “Non ci ardeva forse il cuore nel nostro petto mentre conversava con noi?” (Lc 24, 32).
La notte li costringe a pernottare nel villaggio di Emmaus. Sono a tavola . Durante la cena capita l’imprevedibile.
Lo sconosciuto compie lo stesso gesto di Gesù durante l’ultima cena. Spezza il pane e lo condivide con loro. In un attimo lo riconoscono rimanendo folgorati.
Lui non sparisce come dice la traduzione del testo italiano: solo gli oggetti spariscono!. Si allontana  lasciandoli basiti ma reattivi.
Dimenticando la fatica ed i i pericoli annidati nelle tenebre ritornano a Gerusalemme per testimoniare quanto hanno esperimentato.
Lo spezzare ed il condividere il pane incarnano il segno della Resurrezione.
Oggi sono molti  quelli che brancolano nel buio della paura e nel gelo della solitudine e vagano per il mondo sazi e disperati.
Noi testimoni della Risurrezione quale pane di vita e di speranza spezziamo vivendo la nostra condizione di “risorti”?

MEDITAZIONE

Piccolo capolavoro letterario di Luca, questo brano è una sintesi del vangelo della risurrezione e del suo senso.
Abbiamo due discepoli tristi (Cleopa e un altro senza nome: sono io, sei tu) che hanno perso la fede in Gesù e la speranza; rimane loro nel cuore solo il ricordo doloroso di un passato bello ma illusorio. Tornano a casa sconfitti. Un viandante che si aggrega e si mostra uomo «normale», forestiero ignaro. Lungo il cammino succedono molte cose. Cleopa rimprovera il viandante di non sapere e poi racconta sui fatti una versione personale che non corrisponde per niente alla verità di ciò che è accaduto: un passato perdente e un presente senza fede, dato che non hanno creduto alle donne. I fatti vissuti dal viandante non sono questi!
Luca ci ha avvisati che il viandante è Gesù, ma essi non possono riconoscerlo, perché la perdita della fede ha oscurato loro gli occhi e la mente. Luca fa capire così che il Risorto può essere riconosciuto solo da chi ha fede, chi non crede non può riconoscerlo; per questo Gesù non va dai Giudei, non lo avrebbero mai riconosciuto!
Dopo il racconto triste e rassegnato, il viandante li rimprovera a sua volta di non avere intelligenza né amore sufficienti per capire né la parola di Dio, né quella dei profeti e neanche quella che Gesù stesso aveva comunicato.
La spiegazione, che Luca fa dare da Gesù ai due discepoli sintetizza l’esperienza della Chiesa primitiva, che progressivamente ha riletto tutto il Primo Testamento alla luce della morte e risurrezione di Gesù e ne ha colto significati prima nascosti.
Intanto qualche cosa è successa nel cuore dei due: mentre Gesù parla, nel loro intimo si riaccende una fiamma, che essi non sanno spiegare, e li spinge a voler trattenere Gesù, che fa finta di andare oltre. Quando Gesù in casa fa il gesto e usa le parole abituali del pasto (gesti e parole che non appartengono solo all’ultima cena, che pure è stata unica), dopo l’amore si risveglia anche la fede ed essi diventano capaci di riconoscere Gesù, che sparisce, perché non c’è più bisogno della sua presenza fisica. Cleopa e l’altro hanno recuperato la fede e portano il risorto con sé, mentre tornano a Gerusalemme per dare la bella notizia dell’incontro che ha fatto rivivere in loro l’amore, la fede e la speranza del Regno di Dio e della liberazione non solo di Israele, ma di tutta l’umanità.
Il brano indica allora due luoghi permanenti in cui il Risorto è presente, riconoscibile e raggiungibile: la Parola di Dio e l’Eucaristia.

MEDITAZIONE

Signore Gesù,
mio compagno di cammino, proprio quando ho perso la speranza e ho dimenticato le parole tue, quelle che hanno illuminato la mia strada e riscaldato il mio cuore in tanti momenti e periodi del passato.
Oggi sono proprio io il compagno di Cleopa, non dico una parola, ma sono in ascolto attento di quello che tu mi stai dicendo attraverso i miei fratelli, risorti con te, che vedono il mio volto abbattuto e il mio passo pesante. A volte faccio fatica a riconoscere che in loro ci sei tu con il tuo Spirito, che suggerisci loro quello di cui io ho bisogno.
Oggi ti prego, illuminami, perché anch’io veda che «è necessario soffrire per entrare nella gloria». Su questo ho avuto le mie difficoltà: perché soffrire? perché accettare la sconfitta, i fallimenti? Ero confuso, lo capivo per te, ma non per me. Ora so che tu hai amato non la sofferenza, ma il dono della tua vita a ogni costo, per la mia salvezza, e che mi chiedi semplicemente di fare anche della mia vita un dono, senza mai tirarmi indietro, specialmente quando il dono di me non è semplice e gratificante, ma costoso e doloroso.
Ti chiedo anche di riscaldare il mio cuore fino a sentire il desiderio incontenibile di correre per comunicare ai miei fratelli, specialmente ai giovani e ai lontani, che tu sei risorto e che sei l’unica garanzia che niente della nostra vita è perduto, che neanche la più piccola briciola di amore sofferto sarà sprecata. Sì, perché la tua risurrezione è la porta della vita eterna, spalancata per noi, e lì solo l’amore sarà il nostro corpo e il nostro sangue e anche l’aria che respireremo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. I cristiani contemporanei di Luca erano tristi per le persecuzioni. Noi oggi possiamo essere tristi per altri motivi non meno dolorosi, che toccano tutta la Chiesa. La tristezza e la sfiducia ci chiudono gli occhi e ci impediscono di riconoscere Cristo che cammina con noi.
  2. «Stolti e lenti di cuore a credere…». Queste sembrano parole, più che di Gesù, di Luca, rivolte ai cristiani del suo tempo. Forse facevano fatica ad accettare che essere cristiani comporta seguire Gesù anche nella passione, per giungere alla gloria della risurrezione.
  3. «Non ardeva forse in noi il nostro cuore…?». La parola di Dio, ascoltata con cuore aperto, è capace di risvegliare amore e fede anche in chi ha perso i riferimenti ideali e spirituali ed è in crisi di fiducia e di speranza.
  4. L’Eucaristia è il luogo «naturale» dell’incontro con Cristo, dell’apertura degli occhi, dell’ardore del cuore, della comunione con i fratelli, del desiderio di diventare annunciatori del Vangelo.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Cercare nel vangelo la risposta a un problema che stiamo attraversando, anche facendoci aiutare.

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2. introduzioni – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

La prima comunità cristiana, dopo la risurrezione di Gesù, ha compiuto un lungo e impegnativo cammino, per comprendere e gustare i diversi modi della presenza del Risorto. Il racconto dell’esperienza dei due discepoli di Emmaus ne indica due in maniera particolare: la Sacra Scrittura e l’Eucaristia.

PRIMA LETTURA

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Nel discorso che Pietro rivolge alla folla, accorsa nel giorno di Pentecoste, c’è lo schema dell’annuncio (kérigma), utilizzato dai primi evangelizzatori, che invita alla fede in Gesù: Cristo, rifiutato e ucciso dagli uomini, è stato glorificato dal Padre con la risurrezione. Esaltato alla destra del Padre, ha fatto dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Continua la catechesi per i battezzati. Il dono ricevuto è immenso, ma richiede di essere vissuto con coerenza. È certamente utile ricordare in che modo Cristo ha ottenuto la salvezza per i peccatori: attraverso la sua passione, morte e risurrezione.

VANGELO

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Luca racconta l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, per incoraggiare i cristiani della sua comunità, provati dalle persecuzioni, e per indicare loro che possono incontrare realmente Gesù nella Sacra Scrittura, interpretata alla luce del Risorto, nella celebrazione eucaristica e nella comunità.

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4. Letture – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

PRIMA LETTURA

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.

Nel discorso che Pietro rivolge alla folla, accorsa nel giorno di Pentecoste, c’è lo schema dell’annuncio (kérigma), utilizzato dai primi evangelizzatori, che invita alla fede in Gesù: Cristo, rifiutato e ucciso dagli uomini, è stato glorificato dal Padre con la risurrezione. Esaltato alla destra del Padre, ha fatto dono dello Spirito Santo alla sua Chiesa.

Dagli Atti degli Apostoli          At 2,14a.22-33

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così:
«Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret – uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Dice infatti Davide a suo riguardo: “Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza”.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi. Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: “questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione”.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 15 (16)

R. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.  R.

SECONDA LETTURA

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Continua la catechesi per i battezzati. Il dono ricevuto è immenso, ma richiede di essere vissuto con coerenza. È certamente utile ricordare in che modo Cristo ha ottenuto la salvezza per i peccatori: attraverso la sua passione, morte e risurrezione.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo           1Pt 1,17-21

Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;
arde il nostro cuore mentre ci parli. (Cf. Lc 24,32)

Alleluia.

VANGELO

Lo riconobbero nello spezzare il pane.

Luca racconta l’esperienza dei due discepoli di Emmaus, per incoraggiare i cristiani della sua comunità, provati dalle persecuzioni, e per indicare loro che possono incontrare realmente Gesù nella Sacra Scrittura, interpretata alla luce del Risorto, nella celebrazione eucaristica e nella comunità.

Dal Vangelo secondo Luca                Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e con- versavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i ca- pi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi sperava- mo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si so- no recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tra- monto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli oc- chi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 19 APRILE – III DOMENICA DI PASQUA

19 APRILE

III DOMENICA DI PASQUA

LO RICONOBBERO ALLO SPEZZARE DEL PANE

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