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3. Commento alle Letture – 26 APRILE – IV DOMENICA DI PASQUA

26 APRILE

IV DOMENICA DI PASQUA

CRISTO CI CHIAMA PER NOME

 

COMMENTO 1

La situazione sociale, al tempo di Gesù, si staglia su uno sfondo eminentemente agricolo-pastorale. L!allevamento e la cura degli ovini gioca un ruolo importantissimo per il vivere e sopravvivere quotidiano. La pastorizia è  vitale nell’economia di quel periodo storico.
Per questo il Signore, sempre molto attento a calare il suo messaggio nella realtà quotidiana,  non esita a presentare la sua missione come quella di un pastore attento e premuroso nei riguardi delle pecore a cui il Padre lo ha inviato. I pascoli verso cui guida sono pascoli di libertà . E gli ovili hanno sempre la porta aperta. Nel testo greco, Giovanni usa il termine nomè, per distinguerli dai pascoli offerti dai farisei inquinati dalla nomos (legge).
Per Gesù il Tempio di allora è un ovile dalle porte sbarrate da una liturgia ampollosa e da una legislazione asfissiante.
Il profeta Michea (3, 1-4) descrive bene i cattivi pastori che profanano l’ovile.
Anche Ezechiele nel capitolo 22 del suo libro di profezie denuncia lo squallore di coloro che tiranneggiano il gregge.
Il Buon Pastore non sfrutta il gregge, lo cura, lo conosce, lo guida e lo ama. L’indifferenza dei farisei contrasta con la sollecitudine attenta ed individualizzata del Signore. La denuncia del Messia nei loro riguardi è un’invettiva urticante e sferzante: “Sono dei ladri e briganti” (Gv 10,1).
Le pecore devono liberarsi dalla loro tirannia, devono uscire dal recinto trasformato in lager. Devono riprendersi la loro libertà soffocata dalla paura.
Questo loro uscire viene chiamato da Giovanni con lo stesso verbo usato nell’Antico Testamento per descrivere la liberazione del popolo dalla schiavitù egiziana.
Il Buon Pastore non infierisce e tiranneggia ma assicura: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna” (Ez 34,11).

Anche oggi l’ovile-chiesa deve caratterizzarsi per la carità di condotta, per la libertà di pensiero, per la fedeltà alla Parola, per la purezza ed essenzialità della liturgia, per il rifiuto del clericalismo, per la ricerca del servizio e non della carriera.
Papa Leone in questi giorni ci ha dato un esempio concreto di che cosa significhi essere tutelati e curati da un Buon Pastore.
Le pecore dell’ovile-chiesa sono libere di denunciare le prepotenze dei moderni lupi di cui non hanno paura. Camminano nel mondo guidati solo dalla Parola di Dio. Per questo affrontano fiduciose le sfide del futuro senza cadere nei servilismi e compromessi di un passato vissuto nella mediocrità di un credere più conclamato che testimoniato.
Il loro compito principale è testimoniare il Vangelo in un ovile aperto a tutti, impregnato dal profumo della libertà  che solo la misericordia, la carità ed il perdono reciproco possono offrire ad una società “sazia e violenta”.

COMMENTO 2 

Il Bel Pastore
O Signore nostro Gesù Cristo, Pastore fatto Agnello per la nostra salvezza, Ti ringraziamo perché hai offerto la Tua vita per noi, Tue pecorelle, popolo del Tuo pascolo e gregge che Tu conduci.
Hai sofferto per noi e ci hai redenti dalla schiavitù del peccato con il Tuo sangue preziosissimo, portando nel Tuo corpo sul legno della croce i nostri peccati, perché, non vivendo più per noi stessi, vivessimo come Te, nella lode del Padre e nell’amore misericordioso verso i fratelli.
Ti adoriamo perché dalle Tue sante piaghe gloriose noi siamo stati guariti dai morsi velenosi del nemico infernale. Vivente glorioso con i segni della passione, Tu ci hai condotto alle acque tranquille del fonte battesimale. Battezzati nella Tua morte e risurrezione, abbiamo ottenuto la remissione dei peccati, divenendo nuove creature in Te, Porta di salvezza, via di accesso all’intima comunione con il Padre, che ci ha voluto suoi figli adottivi in Te, Figlio Unigenito. Membra vive del Tuo Corpo mistico che è la Chiesa, Tu ci fai riposare sui pascoli erbosi delle Tue Scritture. Ascoltando la Tua voce soave, usciamo dai recinti mortiferi del male, della paura, dell’egoismo, della delusione, della sconfitta, percorrendo il sentiero della vita autentica.
La Tua Parola di verità, chiamandoci alla fede e alla conversione permanente, ci rende liberi, creando cieli nuovi e terra nuova.
Tu ci chiami a resistere saldi nella fede ai falsi messia, ladri-briganti, che vengono per cercare di rubarci l’amicizia con Te, distruggere la civiltà dell’amore, uccidere il popolo della vita.
Divino Maestro, Tu sei tutto per noi e desideri che noi siamo tutti per Te. Tu sei l’unico Pastore e guardiano delle pecore, venuto per darci la vita in abbondanza. Tu vai alla ricerca della pecorella smarrita, te la metti sulle Tue spalle e la riconduci al Padre. Tu ci scruti e ci conosci, ci chiami per nome, Ti prendi cura di noi, rinfrancando la nostra anima, guidandoci sul retto cammino del Tuo Vangelo. Con Te non temiamo alcun male, perché Tu sei il Dio con noi, l’Emmanuele. Della Tua bontà e della Tua fedeltà è piena la terra.
Signore della Chiesa, Tu ci prendi per mano nel pellegrinaggio verso la casa del Padre, dandoci sicurezza con il Tuo bastone e il Tuo vincastro nella valle oscura.
Ti benediciamo per aver unto nella Confermazione il nostro capo con il Sacro Crisma, abilitandoci a diffondere il buon profumo della Tua conoscenza e del Tuo amore nel mondo.
Oggi davanti a noi prepari la mensa eucaristica, rendendo attuale l’opera della nostra redenzione. Nutrendoci con il Tuo Corpo e Sangue in questa celebrazione pasquale, Tu ci colmi della Tua gioia, pegno della festa senza tramonto dei pascoli eterni del cielo. Ti supplichiamo: rendici Chiesa accogliente, piccola ed umile, impegnata a tutelare l’innocenza dal pericolo degli scandali.
O Buon Pastore, da Te impariamo a vincere il male con il bene, a chiamarci per nome, a prenderci cura gli uni degli altri, a sopportare con pazienza la sofferenza, a perdonarci scambievolmente, come il Padre ci ha perdonati in Te, sull’esempio del Tuo servo fedele, il Venerabile Card. Francois-Xavier Nguyen Van Thuan. Egli si è fatto in Te pane spezzato per tutti, amando i suoi nemici, pregando per i suoi persecutori, divenendo immagine viva di Te, Pastore e servo per amore, chicco di grano che, caduto in terra, porta molto frutto.
Tu continui a chiamarci, ad alzarci, a camminare sulla Tua Parola, senza temere.
Vogliamo consegnarti la nostra vita per annunciarti con la forza del Tuo Santo Spirito.

Vieni, Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria.
Gloria, lode e benedizione a Te. Amen. Alleluia!

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

MEDITAZIONE

Questo è un brano complesso perché sovrappone due metafore legate a Gesù, la porta e il pastore, in rapporto alle pecore, a loro volta metafora del nuovo popolo di Dio, contrapposto ai ladri e ai briganti.
Il recinto delle pecore è l’assemblea del popolo di Dio, la Chiesa, la comunità dei salvati.
Gesù è il pastore che non si relaziona solo al popolo, ma a ciascuna persona, perché conosce il nome di tutti, li chiama uno per uno, per una relazione e una vocazione personale. Tutti conoscono il suo insegnamento e lo seguono volentieri e spontaneamente, perché hanno sperimentato che il pastore si prende cura amorevole di ciascuno e li conduce in luoghi in cui trovano tutto ciò di cui hanno bisogno, per gustare la pienezza della vita e della gioia.
Il pastore si preoccupa per il gregge, per questo lo mette in guardia dai mercenari, i quali, travestendosi da pastori, cercano solo il proprio interesse e si arricchiscono a spese del gregge, derubando e togliendo la vita.
Usando questa metafora, Gesù annuncia la realizzazione della profezia di Ezechiele: Dio, stanco e deluso dei pastori (re e sacerdoti), che si sono rivelati ladri e briganti, si prenderà cura personalmente del suo popolo e manderà un pastore, discendente di Davide, secondo il suo cuore.
La metafora della porta è molto diversa: indica un confine, una separazione tra casa e mondo, l’accoglienza o l’esclusione, la possibilità di entrare e di uscire. Gesù si definisce porta, indicando così la sua identità di mediatore tra il mondo di Dio e quello degli uomini. Chi passa attraverso lui trova casa accogliente, il luogo di vita fraterna della comunità, e può uscire per trovare nel mondo il luogo in cui manifestare la pienezza di vita ricevuta e annunciare l’amore del Padre che è per tutti. Passare attraverso questa porta vuol dire semplicemente decidere di avere Gesù come riferimento unico della propria vita, accogliere il suo insegnamento, vivere come lui ha mostrato, obbedendo al Padre e amando i fratelli. La porta chiusa indica anche protezione per chi è in casa ed esclusione per chi ha scelto di restare fuori e non riconosce in Gesù l’inviato del Padre, per dare la vita piena a tutti quelli che lo riconoscono Figlio di Dio.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù denuncia ladri e briganti. Ce ne sono nella Chiesa e ce ne saranno fino alla fine dei tempi. Colpiscono i più deboli. Chi è più forte ha dal Signore il dono e il compito di aprire bene gli occhi per anticipare il male, per vederlo quando si manifesta, per denunciarlo a chi può porre rimedio. È una lotta. Cristo l’ha vinta, offrendo la propria vita.
    2. Gesù ci conosce personalmente. Il nome con cui ci chiama indica la nostra identità di figli di Dio e la nostra vocazione personale. Noi abbiamo bisogno di allenarci a riconoscere la voce di Gesù che ci chiama?
  2. La voce degli estranei. Sono tanti quelli che ci invitano con voce suadente, dolce e falsa per condurci alle mille schiavitù che abitano la nostra cultura e la nostra società. Il vangelo e i richiami dei fratelli nella fede possono aiutarci a smascherare i falsi pastori.
  3. «… io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Quale vita in abbondanza? Amore, libertà nello spirito, comunità di fratelli, missione verso chi non conosce Cristo, perseveranza nelle difficoltà e nelle persecuzioni, paradiso.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Smascherare l’invito di un falso pastore e fuggire da lui, verso il Signore.

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