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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, preferiamo chiedere prove della tua esistenza che perseverare nella fede. Kyrie eleison.
  • Cristo, giungiamo impreparati all’incontro con te. Christe eleison.
  • Signore, troppo facilmente ci dimentichiamo della nostra dignità di figli di Dio e la barattiamo per avere in cambio cose di poco
    valore
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci propone
un’attesa che non si trasformi in ansia, una vigilanza che non tragga la sua
origine dalla paura del futuro. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, rendici
saldi nella fede.

• Perché il
nostro tesoro e il nostro cuore riposino presso di te. Preghiamo.

• Perché, nei
momenti di smarrimento, ci ricordiamo delle nostre promesse, dimostrandoci un
rifugio sicuro per i fratelli come tu lo sei stato per noi. Preghiamo.

• Perché sappiamo
essere cristiani adulti, capaci di sperare nel futuro senza rifiutarsi di
vivere il presente. Preghiamo.

• Perché,
cresciuti nella fede, sappiamo testimoniarla alle generazioni future.
Preghiamo.

O Padre, in
Cristo tuo Figlio, ci hai accolti nella tua misericordia e ci hai resi eredi
del Regno. Fa’ che la tua volontà ci trovi sempre pronti a eseguirla, così che
anche noi possiamo dirci beati. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA) 

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6. Vignetta di RobiHood – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA:
IL REGNO DEI CIELI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

 

Antifona

O Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare. (Sal 69, 2.6)

Si dice il Gloria.

Colletta

Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno C):

O Dio, fonte della carità,
che in Cristo tuo Figlio
ci chiami a condividere la gioia del Regno,
donaci di lavorare con impegno in questo mondo,
affinché, liberi da ogni cupidigia,
ricerchiamo il vero bene della sapienza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Santifica, o Signore, i doni che ti presentiamo
e, accogliendo questo sacrificio spirituale,
trasforma anche noi in offerta perenne a te gradita.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Ci hai mandato, Signore, un pane dal cielo,
un pane che porta in sé ogni dolcezza
e soddisfa ogni desiderio. (Cf. Sap 16,20)

Oppure (Anno C):
«Fatevi un tesoro sicuro nei cieli»,
dice il Signore. (Lc 12,33)

Dopo la comunione

Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

COMMENTO

  1. Due sono gli interrogativi che le letture dell’odierna domenica propongono alla nostra intelligenza: che cosa e’ la vita umana?; che differenza c’è’ tra essere ricchi ed essere signori?. La prima domanda e’ vecchia quanto il genere umano. “A che giova, a che serve, a che tende la vita?” si chiede Giacomo Leopardi nel suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. Nella prima lettura l’ignoto saggio autore del libro del Qohelet mette in bocca a Salomone una sintesi dell’esistenza umana agghiacciante: “vanità’ delle vanità’: tutto e’ vanità'”. Durante la sua esistenza l’uomo si spacca la schiena per guadagnare il più’ possibile per lasciare tutto, alla morte, ad un altro che non ha fatto niente. Assurdo e’ tutto il suo affannarsi durante il giorno; inquieto e’ il suo riposo notturno assediato dalle preoccupazioni che il vivere quotidiano gli riserva. Quest’ansia del possedere che inquina l’esistenza, nell’antico Israele e’ personificata in una specie di divinità’  denominata Mammona che significa ricchezza, patrimonio. I rabbini contemporanei di Gesù  distinguono tra la mammona menzognera, che e’ sempre negativa, e quella verace che è’ sempre positiva. Per Gesù’ la ricchezza fine a se’ stessa e’ sempre disonesta ed acquisita in maniera ingiusta. Essa non puo’ dare senso all’esistenza. Per esplicitare bene il suo pensiero ricorre alla parabola che la liturgia ci propone in questa domenica. In essa Gesù’ non condanna la ricchezza in quanto tale, ma la cupidigia umana che la inquina. San Paolo definisce lo sfrenato desiderio di possedere una “idolatria (Col 3,5; Ef 5,5). Gesù’ ridicolizza il ricco che fonda la sua felicità’ e la sua tranquillità’ sull’accumulo  dei beni fine a se’   stesso. La pudica traduzione del testo mette in bocca al Messia l’epiteto “stolto”, la traduzione piu’ corretta sarebbe “scemo”: ” questa notte stessa ti sarà’ richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà ?”. Questa domanda e’ rivolta soprattutto ai farisei che mascherano la loro smodata bramosia  di accaparrare dietro la maschera dell’ipocrita formalismo legale. Per loro contano i soldi non le relazioni. Anche oggi certe persone in chiesa cantano i salmi e contano i soldi, Ma questo e’ orribile.  Non si puo’ seguire Dio e Mammona allo stesso tempo. Per entrare nel Regno dei Cieli non basta essere ricchi, ma bisogna essere signori. Ricco, nell’insegnamento evangelico,  e’ chi e’ totalmente inquinato ed accecato dalla bramosia dell’avere; signore e’ chi usa  quanto ha come strumento per il bene suo e del pros

MEDITAZIONE

Interpellato da uno della folla (cf Lc 12,13), Gesù rifiuta di assumere il ruolo del giudice. Da questo diniego, però, si capisce la consapevolezza che Gesù ha di sé e dell’orizzonte in cui colloca il proprio insegnamento.
La prospettiva è sapienziale e rivolta alle realtà celesti. Una vera rivoluzione copernicana, un ribaltamento di prospettiva che dà senso a tutti i fenomeni e anche alle anomalie che nella precedente prospettiva non trovavano spiegazione.
Gesù pone il Regno dei Cieli al centro e tutto il resto in relazione a esso. Non è una svalutazione della storia dell’uomo con tutte le sue dimensioni. Tutti gli aspetti della vita dell’uomo sono riconosciuti ma riconsiderati alla luce del Regno.

Il pericolo della ricchezza

Nella parabola lucana il protagonista è un uomo generico, senza nome, senza volto: chiunque. È un uomo ricco, che onestamente si guadagna la propria ricchezza. È un uomo previdente. Non scialacqua i propri beni in una vita dissoluta, ma saggiamente provvede al proprio futuro. Questo però è il punto cruciale: egli fonda le proprie speranze di futuro sui suoi beni. Si eternizza nei propri beni. La questione è qui. Un comportamento umanamente saggio è, di fatto, ancora miope: riscontro della miopia è la morte.
Tutti sappiamo che il tema della morte è l’argomento tabù della nostra cultura. Di tutto si può parlare, ed anche straparlare, tranne che della morte.
Al cospetto della morte si possono assumere tre atteggiamenti. Il primo consiste nel considerare la vita come un continuo apprestarsi alla morte, come avviene in molte tradizioni filosofiche e in quelle religiose. C’è il rischio, però, di eccedere e di svalutare la vita a favore della morte.
Il secondo consiste nel coltivare una mistica della morte. Fu parte della cultura europea della prima metà del Novecento, i cui effetti si sono visti nella seconda guerra mondiale e, oggi, nel terrorismo suicida.
Infine la terza possibilità: considerare la morte come un evento che verifica l’autenticità della vita intera. Qui la morte è considerata come il punto di riscontro della validità della vita vissuta e dei valori per cui ci si è spesi. In questo senso la morte restituisce alla vita tutta la sua serietà, e la vita diventa preparazione alla morte nella ricerca dell’autenticità.
Alla luce di questo terzo atteggiamento si può collocare, non moralisticamente, il discorso sulla ricchezza. Ciò che nella parabola è denunciato della ricchezza, e per estensione di tutte le realtà mondane, è la loro vischiosità, la loro potenzialità seduttiva, capace di ridurre l’orizzonte dell’esistenza umana alla sola esperienza terrena, senza rimando a un ulteriore che, invece, è il suo orizzonte più vero (cf Lc 12,15).

Ricchezza, idolatria, vita nuova

Questa è la rivoluzione copernicana operata da Gesù: la centralità del Regno dà la misura e il valore a tutte le realtà mondane e a tutte le dimensioni della vita. Non squalifica nulla dell’umano esistere, bensì tutto pone nell’orizzonte del Regno. Il valore dei beni terreni sta nella loro relatività. Il vero rischio è di assolutizzarli fondando su di essi la propria sicurezza. In altri termini il rischio è di idolatrarli.
San Paolo stesso parla della cupidigia come di «idolatria» (cf Col 3,5). Ma prima di giungere alle indicazioni morali, Paolo parte da una considerazione teologica: «se siete risorti con Cristo» (Col 3,1). Questa è la nuova dignità del cristiano, effetto della risurrezione di Cristo e del sacramento del battesimo.
È una dignità che ha effetti concreti, una nuova prospettiva di vita (cf Col 3,2). La nuova dignità data dal battesimo trasforma la vita del credente in una realtà totalmente nuova. Un’esistenza che già nell’oggi si lascia informare dalla prospettiva del futuro, non per svalutare il presente ma per qualificarlo e sostanziarlo (cf Col 3,9-10). In questa prospettiva positiva si può cogliere il senso della conclusione del vangelo (cf Lc 12,21). Non minaccia, ma esortazione all’autenticità.

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2. introduzioni – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

Per continuare a vivere bisogna avere sicuramente qualcosa da mangiare, un luogo sicuro in cui dormire, un lavoro in cui riscoprire continuamente la propria dignità. Si tratta di condizioni necessarie.
Il necessario, per quanto importante, non dev’essere però confuso con l’essenziale, che per il cristiano è convertirsi per risorgere con Cristo. Distinguere le due dimensioni è un buon esercizio da praticare per due buone ragioni: non assolutizzare ciò che è e deve rimanere un mezzo; non ritrovarsi un giorno disperati di fronte all’ineluttabile realtà della sofferenza e della morte.

PRIMA LETTURA

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Questa pagina dell’Antico Testamento ci aiuta a riflettere su cosa sia la vita terrena, nella sua cruda materialità. Solo acquisendo una tale consapevolezza si può davvero comprendere quale grande dono sia stata la rivelazione di Dio in Gesù Cristo e la speranza aperta dalla sua risurrezione.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138) 

Il Signore non disprezza il saggio e ha cura dell’uomo che ripone in lui le sue speranze.

SECONDA LETTURA

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
L’apostolo Paolo fa partire le sue considerazioni da un dato teologico fondamentale: Cristo è risorto e, se siamo cristiani, anche noi siamo risorti con lui. Se non misuriamo l’importanza delle cose partendo da questa verità fondamentale, stiamo vivendo come se Gesù non ci fosse mai stato.

VANGELO

Quello che hai preparato, di chi sarà?
Invitato a dare il suo giudizio su una questione di ordine giuridico ed economico, Gesù risponde alzando il livello del discorso. Facendo uso d’una parabola, egli sposta l’attenzione su una domanda molto più fondamentale: cos’è più importante, la spartizione di un’eredità o l’amore fraterno?

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4. Letture – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

PRIMA LETTURA

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Questa pagina dell’Antico Testamento ci aiuta a riflettere su cosa sia la vita terrena, nella sua cruda materialità. Solo acquisendo una tale consapevolezza si può davvero comprendere quale grande dono sia stata la rivelazione di Dio in Gesù Cristo e la speranza aperta dalla sua risurrezione.

Dal libro del Qoèlet            Qo 1,2; 2,21-23

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato.
Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138) 

Il Signore non disprezza il saggio e ha cura dell’uomo che ripone in lui le sue speranze.

Rit. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

SECONDA LETTURA

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
L’apostolo Paolo fa partire le sue considerazioni da un dato teologico fondamentale: Cristo è risorto e, se siamo cristiani, anche noi siamo risorti con lui. Se non misuriamo l’importanza delle cose partendo da questa verità fondamentale, stiamo vivendo come se Gesù non ci fosse mai stato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi   Col 3,1-5.9-11

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mt 5,3)

Alleluia, alleluia.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Quello che hai preparato, di chi sarà?
Invitato a dare il suo giudizio su una questione di ordine giuridico ed economico, Gesù risponde alzando il livello del discorso. Facendo uso d’una parabola, egli sposta l’attenzione su una domanda molto più fondamentale: cos’è più importante, la spartizione di un’eredità o l’amore fraterno?

Dal vangelo secondo Luca           Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, pensiamo che l’opera delle nostre mani sia abbastanza per guadagnarci la salvezza. Kyrie eleison.
  • Cristo, fingiamo di chiamarti in causa per dirimere questioni terrene, ma non facciamo altro che utilizzare il tuo nome per
    perseguire i nostri interessi.
     
    Christe eleison.
  • Signore, non riponiamo nella tua croce e risurrezione la nostra speranza.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha chiesto di puntare in alto e di non lasciarci irretire dalle pastoie di questo mondo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, aiutaci a riconoscere ciò che vale veramente.

• Perché non ci culliamo nell’illusione di poterci proteggere dai pericoli accumulando ricchezze. Preghiamo.

• Perché sappiamo accompagnare alla lungimiranza lo slancio missionario del tuo Vangelo.
Preghiamo.

• Perché, in conseguenza della tua risurrezione, sappiamo essere creature nuove, capaci di scorgere nuovi orizzonti di speranza. Preghiamo.

• Perché riusciamo a lavorare, offrendoti i frutti del nostro lavoro e ricordandoci che sei più grande del nostro lavoro. 

Preghiamo.

O Padre, la fatica di ogni giorno e la paura del domani ci spingono a dimenticare la tua
promessa di vita eterna. Fa’ che, col tuo aiuto, riusciamo a resistere a questa
tentazione e a riscoprire la tua presenza nella preghiera. Te lo chiediamo per
Cristo nostro Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA) 

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6. Vignetta di RobiHood – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

 

Antifona

Dio sta nella sua santa dimora:
a chi è solo fa abitare una casa;
dà forza e vigore al suo popolo. (Cf. Sal 67,6.7.36)

Si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

Signore e creatore del mondo,
Cristo tuo Figlio
ci ha insegnato a chiamarti Padre:
invia su di noi lo Spirito Santo, tuo dono,
perché ogni nostra preghiera sia esaudita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Sulle offerte

Accetta, o Signore, queste offerte
che la tua generosità ha messo nelle nostre mani,
perché il tuo Spirito, operante nei santi misteri,
santifichi la nostra vita presente
e ci guidi alla felicità senza fine.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Benedici il Signore, anima mia:
non dimenticare tutti i suoi benefici. (Sal 102,2)

Oppure:

Beati i misericordiosi: troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore: vedranno Dio. (Mt 5,7-8)

*C
Chi chiede ottiene e chi cerca trova, a chi bussa sarà aperto. (Cf. Lc 11,10)

Dopo la comunione

O Dio, nostro Padre,
che ci hai dato la grazia di partecipare a questo divino sacramento,
memoriale perpetuo della passione del tuo Figlio,
fa’ che il dono del suo ineffabile amore
giovi alla nostra salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 27 LUGLIO 17ª DOMENICA T.O.

27     LUGLIO

17ª DOMENICA T.O.

PREGARE A IMITAZIONE DI CRISTO

COMMENTO

Il Mahatma Gandhi era solito dire che se i cristiani avessero vissuto e testimoniato, nella loro condotta, lo spirito della preghiera del Padre nostro si sarebbe fatto cristiano.
Questa preghiera ci è giunta in tre versioni: quella di Matteo; quella di Luca e quella della Didachè primo catechismo usato nelle prime comunità cristiane.
I biblisti ritengono la versione lucana la più vicina alla preghiera autentica di Gesù  il Messia, quando si raccoglieva in preghiera lo faceva all’aperto ed in solitudine. Era così concentrato da attirare l’attenzione e l’ammirazione dei discepoli che non erano soliti ad accompagnarlo in quei momenti di profonda concentrazione.
Uno di loro lo invita ad insegnargli a pregare  allo stesso modo. È importante sottolineare il fatto che Gesù  non pregava nelle sinagoghe o nel Tempio di Gerusalemme. Frequentava questi ambienti non per parlare con il Padre, ma per insegnare e predicare il Vangelo, pietra d’angolo per la costruzione in terra del Regno dei Cieli.
La sua relazione con Dio avveniva nel silenzio, nella solitudine non nei luoghi di culto di allora.
Nel culto Dio veniva invocato come l’ Onnipotente, l’Eccelso….
Era un Dio lontano. Per lui invece è un Padre vigile e premuroso che è vicino, che perdona e che ama tutti senza distinzione.
Nella mentalità di allora il padre era colui che trasmetteva la vita e si curava dei figli. Il suo nome doveva essere santificato, cioè fatto conoscere a tutti. La sua volontà era il faro-guida  nella vita. Per indicare la solerzia che il Padre celeste ha verso tutti, Luca usa un termine che non ha riscontro nella lingua greca. Non esiste, quindi è intraducibile. L’interprete per eccellenza della scrittura in Matteo interpreta questo termine fantasma come “pane che dà la vita” ed in Luca “come pane quotidiano”. Gli esperti dicono che la prima interpretazione è la più aderente al pensiero di Gesù. In un altro brano evangelico il Maestro, infatti, ricorda che il Padre che alimenta gli uccelli del cielo non si dimentica certo dei suoi figli.  Quindi questo pane non solo alimenta ma dà senso all’esistenza. ( Il termine in questione è epiousios).
Nel Padre nostro ci viene pure ricordato che l’immensa misericordia di Dio è condizionata  dalla nostra misericordia.  Quanto più la viviamo nei confronti del prossimo tanto più sperimentiamo sulla nostra pelle il perdono divino. La verifica di quello che crediamo trova la sua validità nel momento di passare dall’intenzione ai fatti concreti.
La condotta di tutti i giorni dimostra la serietà del nostro comportamento. Memore di questo il Padre, anche in questi momenti difficili e cruciali, non ci lascia soli e ci dà la forza di  superare qualsiasi  seduzione  maligna.
Il nostro Padre Nostro è per noi la sintesi del nostro dirci cristiani? Alla fine del brano evangelico odierno Gesù ci ricorda che pregare non vuol dire limitarsi a fare dei gargarismi spirituali , ma richiede costanza nel chiedere fino ad essere invadenti della  privacy divina.
Nell’ottica evangelica la determinazione nel chiedere porta sempre buoni risultati, se la richiesta è corretta e sensata.

MEDITAZIONE

Come le tessere di un mosaico, disposte pazientemente una a una, tutte insieme formano la figura che l’artista vuole rappresentare, così in queste ultime quattro domeniche, passo dopo passo, Luca illustra i temi con i quali delinea la figura del discepolo. Il discepolo si mette alla sequela di Gesù secondo le esigenze da lui enunciate, opera la misericordia, ascolta la Parola, prega.

Gesù in preghiera: la relazione con il Padre

Luca presenta spesso Gesù in preghiera. La considerazione dei passi relativi la preghiera di Gesù nel vangelo di Luca porta a riconoscere nel suo pregare l’espressione e la visibilità della sua relazione con il Padre.
Perciò i discepoli, vedendo Gesù in preghiera, si rivolgono al maestro chiedendogli: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). È la stessa preghiera di Gesù l’occasione e il contesto della domanda dei discepoli e dell’insegnamento del maestro.
La relazione con il Padre è il punto decisivo del discorso, non le parole con cui pregare che di tale relazione sono solo espressione. Altrimenti si ridurrebbe l’esperienza della preghiera a questione di formule e di tecniche.
La preghiera del cristiano ha nella relazione di Cristo con il Padre il suo modello e il suo ambiente. Ogni volta che un cristiano prega entra nella stessa relazione di Cristo con il Padre. Solo così il suo pregare è vera preghiera.
Il cristiano prega se e in quanto prega «in Cristo, per Cristo e con Cristo», per dirla con la formula liturgica. Tutto ciò che non si colloca in questo ambito è vaniloquio, ostentazione di sé, esercizio di narcisismo spirituale, ricerca di gratificazione estetica o emotiva, anche quando si ammanta di formule pie.

Pregare da figli nel Figlio

La preghiera cristiana è vera se è inserita in quella di Cristo perché, come insegna san Paolo nella seconda lettura, tutta la vita del cristiano per mezzo del battesimo è inserita in quella di Cristo (cf Col 2,12). In virtù della nuova identità donata dal battesimo anche la preghiera, come il resto dell’esistenza cristiana, viene assunta nella relazione che esiste fra il Padre e il Figlio. Non a caso, quando Gesù insegna a pregare, insegna a rivolgersi a Dio chiamandolo «Padre». È riduttivo interpretare quest’appellativo secondo la linea psicologico-emotiva, cioè come «paparino», «papà» o simili, pur essendo possibili e corrette traduzioni. Il punto qualificante non è nell’analogia con l’esperienza umana, che peraltro, sappiamo bene, può essere, come tutte le esperienze umane, tutt’altro che positiva. Ciò che si dice con la parola «Padre» è che, «in Cristo, con Cristo e per Cristo», al discepolo è data la stessa opportunità di relazione d’intimità e fiducia che ebbe Gesù con il Padre.

La preghiera di Abramo

L’episodio di Abramo è illuminante. Il patriarca può mercanteggiare con Dio perché con lui ha un rapporto interpersonale d’intimità, tanto che Dio stesso gli rivela i propri propositi. Abramo può condurre un dialogo ardito con Dio perché ha confidenza con lui; può sfidare Dio in merito alla sua giustizia (Gn 18,23) perché ha con lui una relazione confidente, fino a giungere a interrogare Dio su uno dei problemi maggiori della nostra esistenza di credenti: la sua giustizia.

Perseveranza e umiltà

Il discorso di Gesù sulla preghiera termina esortando alla preghiera perseverante, conseguenza della fiducia che la richiesta venga ascoltata, e promettendo il sovvenire di Dio alla preghiera del credente con l’elargizione del dono dello Spirito Santo. È lo Spirito il protagonista della nuova relazione fra il credente e Dio.
Precondizione di questo perseverante chiedere ed essenziale elargire è la capacità dell’uomo di riconoscere il proprio bisogno (cf Lc 11,9). Il chiedere, nella preghiera, è un atto di umiltà, è il riconoscimento della propria fragilità creaturale.
A quest’atteggiamento si può collegare l’ultima fra le richieste del Padre Nostro: «non abbandonarci alla tentazione» (Lc 11,4). È l’invocazione del credente che sa quanto sia faticosa la fedeltà al Vangelo e la perseveranza nella prova. È soprattutto in queste occasioni che più fortemente bisogna invocare «non abbandonarci alla tentazione», animati dalla fiducia che la nostra richiesta, umile ammissione di debolezza, sarà ascoltata.