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3. Commento alle Letture – IV DOMENICA DI QUARESIMA

10 MARZO

IV DOMENICA DI QUARESIMA

DOMENICA LAETARE

CRISTO È VENUTO PER SALVARE

 

COMMENTO

Il modo con cui Giovanni evangelista fa annunciare a Gesù la propria passione è molto diverso da quello dei sinottici.
Nella cacciata dei venditori, Gesù annuncia la distruzione del tempio, parlando del suo corpo, ma afferma che lui lo farà risorgere in tre giorni.
In questo brano collega se stesso al serpente di bronzo, che Mosè innalzò nel deserto dell’Esodo, perché chi fosse stato morso dai serpenti velenosi, guardandolo, si salvasse. Qui presenta la crocifissione come un innalzamento, che permetterà agli uomini di guardarlo e di essere salvati, cioè di essere ammessi a condividere la vita stessa di Dio, che lui è venuto a donare. Sembra che Giovanni voglia spogliare la passione di tutti gli elementi umilianti (erano già scritti nei sinottici), per affermare che sulla croce, oltre la debolezza, si rivela in tutto il suo splendore l’amore del Padre attraverso quello del Figlio: la croce, dunque, è nello stesso tempo la debolezza e la forza di Cristo, è la sua umiliazione e la sua gloria!
Per i cristiani (e per quelli che non credono), che si chiedono come mai il Padre ha permesso quella morte ignominiosa del Figlio, Giovanni proclama a voce alta e con forza che tutto quello che il Padre ha fatto ha una sola motivazione: il suo amore per il mondo, cioè per tutti gli uomini, che vuole salvare, rendendoli figli suoi, a immagine del Figlio eterno. E il Figlio è perfettamente d’accordo con il Padre e viene nel mondo proprio per realizzare il progetto di amore della Trinità, per fare di tutti gli uomini che credono la famiglia di Dio, radunando tutti i figli dispersi nell’unità della fede e dell’amore. Lo fa attraverso un segno di amore inimmaginabile: dona la sua vita sulla croce.
L’amore donato chiede amore e l’amore non esiste senza libertà. Il Figlio, innalzato per amore, non impone la salvezza, ma la dona a chi la accetta, credendo in lui. È questo che determina una divisione tra gli uomini: quelli che credono nel Figlio e quelli che non credono.
Giovanni ci tiene a chiarire a tutti che non è il Figlio a giudicare e condannare, ma sono gli uomini a scegliere da che parte stare.
La metafora del contrasto tra la luce e le tenebre è tipica di Giovanni. Tutto ciò che viene da Dio è luce, tutto ciò che si oppone a lui è tenebra. La luce è vita, la tenebra è morte. La luce è bene, la tenebra è male. Il bene risplende, perché è verità, il male e il peccato si nascondono, perché sono menzogna. Più avanti Giovanni fa dire chiaramente a Gesù chi è il padre della menzogna e chi sono i suoi figli (8,44). Dall’altra parte, il compito dei credenti in Cristo è far risplendere il loro volto di figli di Dio attraverso opere di bene, di verità e di misericordia, perché chi non crede ne sia illuminato, affascinato e anche conquistato.

 

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Essere innalzato. Per Gesù è il modo per dire che offre la sua vita, la spende tutta a servizio della vita e della felicità dei suoi fratelli. Tanti in questo mondo vogliono essere innalzati per stare al di sopra degli altri e sentirsi superiori. I santi sono stati, e sono ancora oggi, «innalzati» come Gesù.
  2. Gesù ha fatto l’esperienza di essere condannato. Se solo ci impegniamo un po’ a vivere il Vangelo, certamente daremo fastidio a qualcuno. Chiediamo al Signore di aiutarci a sopportare le critiche, le derisioni, le piccole persecuzioni, con la costanza nel testimoniare la nostra fede e con la gioia di somigliare a lui.
  3. Non per condannare ma per salvare. Noi siamo tra i cristiani che amano guardare agli altri per criticare, sparlare e condannare? Oppure ci mettiamo a servire nella comunità per contribuire a salvare ad ogni costo qualcuno?
  4. Credere alla luce, essere nella luce, diventare luce, significa: credere a Gesù, essere in Gesù, diventare Gesù. Non male come progetto di vita.

PROPOSTA DI IMPEGNO 

Scegliamo un ambiente di vita in cui far risplendere la nostra fede attraverso le opere buone.

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2. introduzioni – V DOMENICA DI QUARESIMA

17 MARZO

V DOMENICA DI QUARESIMA

«…ATTIRERÒ TUTTI A ME»

Chi ha fede sa che Gesù è stato mandato dal Padre nel mondo per salvare tutti gli uomini e fare di loro la famiglia di Dio. Resta strano e suscita sgomento il fatto che Gesù sia rifiutato, proprio da coloro che vuole salvare, eppure è così. Giovanni evangelista offre una spiegazione: chi rifiuta Cristo, preferisce le tenebre alla luce, perché non vuole abbandonare le opere cattive. Il dono di Dio è universale e gratuito, ma non si impone, richiede di essere accolto liberamente.

PRIMA LETTURA

Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.
Israele non è stato capace di essere fedele all’alleanza stipulata al monte Sinai. I suoi numerosi tradimenti l’hanno condotto alla separazione da Dio, alla divisione, alla sconfitta e al primo esilio. La Legge scritta sulla pietra non è bastata. Il Signore promette una nuova alleanza, con una legge scritta nel cuore, che alimenti dall’interno il desiderio della fedeltà.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 50 (51)

Davide, presa coscienza del proprio peccato, invoca da Dio il perdono e il rinnovamento del cuore e della vita.

SECONDA LETTURA

Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.

L’autore invita i cristiani a guardare a Gesù, non come un maestro che insegna teorie, ma come un fratello che ha attraversato la vita, affrontando le tentazioni e le difficoltà di tutti noi. Ha avuto paura e angoscia di fronte alla sofferenza e alla morte, si è affidato con totale abbandono all’amore del Padre, è rimasto fedele sulla croce e con la sua obbedienza ha ottenuto la salvezza di tutti i suoi fratelli.

VANGELO

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.
I Greci che desiderano vedere Gesù, passando per i discepoli, sono l’anticipo di tutti i pagani che conosceranno Gesù attraverso la Chiesa. Per Giovanni questo episodio, molto semplice, introduce la presentazione del volto autentico di Gesù: è il Messia che arriverà alla gloria, non con la potenza, ma con l’offerta della sua vita, che, come seme piantato, porterà il frutto della salvezza dell’umanità.

 

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4. Letture – IV DOMENICA DI QUARESIMA

10 MARZO

IV DOMENICA DI QUARESIMA

DOMENICA LAETARE

CRISTO È VENUTO PER SALVARE

PRIMA LETTURA

Con l’esilio e la liberazione del popolo si manifesta l’ira e la misericordia del Signore.
L’autore spiega l’esilio a Babilonia come una punizione di Dio per le numerose infedeltà del popolo. Questa immagine di un Dio che punisce, che sarà superata con Gesù, viene mitigata con la convinzione che Dio non abbandona il suo popolo, ma continua a prendersene cura anche in esilio, fino a quando, attraverso Ciro, ricondurrà i superstiti a Gerusalemme, per ricostruire il tempio.

Dal secondo libro delle Cronache                       2 Cr 36,14-16.19-23

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e
contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.
Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremìa:
«Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni».
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!”».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Dal Salmo 136 (137)

Dalla terra dell’esilio il salmista canta il suo amore per Gerusalemme ed esprime velatamente la speranza del ritorno.

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!».

Come cantare i canti del Signore in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra.
Mi si attacchi la lingua al palato se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia.

SECONDA LETTURA

Morti per le colpe, siamo stati salvati per grazia.
San Paolo ha ricordato che l’uomo, e lui ne ha fatto esperienza drammatica, è schiavo del peccato e da solo non può salvarsi. Dio è intervenuto in Gesù, per salvare tutti noi, non perché lo meritassimo, ma per il suo amore misericordioso, offerto gratuitamente. La fede, che ci ha permesso di accogliere il dono di Dio, ora richiede la coerenza della vita con le buone opere.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini                       Ef 2,4-10

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.
Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO       

Cf Gv 3,16

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO

Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Dopo aver riferito il dialogo tra Gesù e Nicodemo, l’evangelista commenta le parole di Gesù con una piccola sintesi del mistero della salvezza: sarà salvato chi alzerà lo sguardo a Cristo, innalzato sulla croce, trono di gloria regale; la salvezza è per tutti, ma la riceve chi crede in Gesù; chi non crede, non è condannato da Dio, ma si esclude da solo dalla salvezza.

Dal vangelo secondo Giovanni  Gv 3,14-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – IV DOMENICA DI QUARESIMA

10 MARZO

IV DOMENICA DI QUARESIMA

DOMENICA LAETARE

CRISTO È VENUTO PER SALVARE

RICHIESTE DI PERDONO

  • Padre, tu ci doni il tuo amore misericordioso, ma noi a volte lo rifiutiamo. Kyrie eleison.
  • Cristo, sei salito sulla croce per salvarci, ma noi facciamo difficoltà a convertirci.  Christe eleison.
  • Spirito Santo, tu ci offri la vera gioia, ma noi restiamo legati ai nostri egoismi.. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci ha insegnato e mostrato chiaramente che il Padre desidera la salvezza di tutti. Rivolgiamo a lui la nostra preghiera per il mondo intero e diciamo: Ascoltaci, o Signore

  • Affinché la nostra fede non venga meno di fronte alle difficoltà e alle derisioni degli altri. Preghiamo.
  • Affinché restiamo saldi nella speranza, anche quando ci sembra che tu non ci ascolti e non intervieni. Preghiamo.
  • Affinché abbiamo il coraggio di scegliere sempre il bene e la luce e rifiutiamo le tenebre del peccato. Preghiamo.
  • Affinché, anche quando siamo caduti, tu ci dia la forza di alzare lo sguardo a Gesù crocifisso, per invocare il tuo perdono. Preghiamo.

O Padre, ti ringraziamo perché in Cristo crocifisso ci hai mostrato il tuo infinito amore per tutti gli uomini. Donaci il tuo Spirito perché la nostra fede ci faccia camminare sulle vie del Vangelo. Per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobinHood – IV DOMENICA DI QUARESIMA

10 MARZO

IV DOMENICA DI QUARESIMA

DOMENICA LAETARE

CRISTO È VENUTO PER SALVARE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per domenica 18 FEBBRAIO2024 – I DOMENICA DI QUARESIMA anno B (COLORE VIOLA) 

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3. Commento alle Letture – III DOMENICA DI QUARESIMA

3 MARZO

III DOMENICA DI QUARESIMA

GESÙ, TEMPIO DI DIO

 

COMMENTO

Leggendo di questo episodio nei sinottici, molti cristiani pensano: «Ecco, anche Gesù si arrabbiava, quindi…». Ma è probabile che Giovanni non sia d’accordo, per lui non sarebbe uno scatto di ira.
Anzitutto sposta questo avvenimento dalla fine del ministero all’inizio. Nei sinottici i contrasti con i Giudei nascono sull’osservanza della Legge e in particolare sul sabato; partendo da questo, Gesù si presenta come figlio di Dio e suscita l’ira dei suoi avversari, che decidono di eliminarlo. Giovanni invece pone come inizio della polemica una discussione sul tempio. Per i Giudei il tempio era il luogo dell’abitazione di Dio; chi lo voleva incontrare, pregare e ricevere i suoi doni, doveva andare a Gerusalemme. Ma ciò che avrebbe dovuto alimentare l’autentico rapporto religioso con Dio, si era trasformato in un commercio, quasi che l’incontro con il Signore fosse determinato da un’offerta materiale, anzi dal “valore” dell’offerta. In questo modo il volto di Dio e il rapporto con lui venivano deformati.
Gesù, di fronte a questo modo rapportarsi a “suo” Padre, si indigna profondamente e reagisce con una certa violenza. Si tratta di ira? Per Giovanni no. Infatti tra lo sguardo sul “mercato” e l’intervento clamoroso, l’evangelista introduce una piccola pausa: Gesù si siede e confeziona pazientemente una frusta di cordicelle. Questo semplice particolare ci orienta a cambiare l’arrabbiatura in azione profetica. Gesù agisce con piena consapevolezza, come i profeti del Primo Testamento, per dare un segno che non passi inosservato e che la gente ricordi. Vuole affermare qual è il genuino senso del tempio e presentare il vero volto di Dio, insieme al corretto rapporto degli uomini con lui. Che sia un gesto profetico lo hanno capito anche i Giudei, i quali non arrestano Gesù, ma gli chiedono un segno che dimostri la sua qualifica di profeta.
Inoltre, Giovanni si serve di questo episodio per annunciare la sostituzione del tempio di Gerusalemme con il corpo di Gesù. Quando l’evangelista scrive, il tempio è già distrutto. I cristiani, ma anche i Giudei, devono sapere che quel tempio era solo il simbolo di una realtà molto più grande e più bella che l’avrebbe sostituito: Gesù stesso. Da quando si è fatto carne, è lui il vero tempio di Dio nel mondo e l’accesso al Padre non è condizionato né dal tempo né dal luogo. I Giudei distruggeranno questo vero tempio, ma lui lo «ricostruirà» in tre giorni e nessuno potrà più distruggerlo. Così l’accesso al Padre è sempre libero e “gratuito” per tutti coloro che lo cercano “in spirito e verità”, passando attraverso Gesù, via, verità e vita.
Gli apostoli capiranno dopo la risurrezione, i cristiani la risurrezione l’hanno già ”vista” e quindi hanno tutta la possibilità di accedere alla vera fede, ben diversa da quella di chi cerca i miracoli. Gesù non può fidarsi di chi lo segue per i miracoli, perché sa benissimo che la fede, che ha come radice il miracolo, alle prime difficoltà si dissolve. Con lui non abbiamo bisogno di raccomandazioni né di raccontargli mezze verità per giustificarci, lui ci conosce fino in fondo.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Chi ancora oggi fa della casa di Dio un mercato? Tutti coloro che usano la religione, per arricchirsi, per avere potere sugli altri, per discriminare i fratelli, per sentirsi migliori degli altri, per affermare se stessi…
  2. Gesù ci invita a un rapporto con Dio non basato su scambi di offerte e di favori, ma sull’amore filiale verso il Padre, fonte di ogni bene. La preghiera del cuore non ha bisogno di supporti materiali per essere accolta da Dio e per generare la pace interiore e la gioia profonda.
  3. I Giudei chiedono un segno e Gesù annuncia la sua passione. Noi abbiamo bisogno ancora di altri segni, per riconoscere l’infinito amore misericordioso del Padre e di Gesù per noi e per tutti?
  4. Gli apostoli ora non capiscono ma registrano e al momento opportuno ricordano e così possono interpretare correttamente gli avvenimenti. Noi abbiamo a disposizione il vangelo per leggere in profondità, alla luce dell’amore del Padre e di Gesù, tutto quello che succede nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO 

Questa settimana al Signore non chiediamo nulla per noi stessi, ma solo per gli altri.

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2. introduzioni – III DOMENICA DI QUARESIMA

3 MARZO

III DOMENICA DI QUARESIMA

GESÙ, TEMPIO DI DIO

È una domenica molto ricca di temi scritturistici. Le 10 Parole della Legge mosaica tracciano i confini del rapporto con Dio e con gli altri: chi li valica offende Dio e l’uomo e fa del male a se stesso e agli altri. Gesù si presenta come il vero tempio della presenza di Dio nel mondo e corregge il modo di rapportarsi a lui: non offerta di cose, ma preghiera. Paolo invita a guardare alla croce come fonte di sapienza e di potenza che salva.

PRIMA LETTURA

La legge fu data per mezzo di Mosè.
È il brano di quelli che noi conosciamo come i «dieci comandamenti». Il testo invece parla di dieci «parole», che non impongono obblighi e non minacciano castighi. Esprimono semplicemente la cura che Dio ha per i suoi fedeli, indicando loro la strada per una vita giusta e pacifica.

SALMO RESPONSORIALE   

Il salmista tesse l’elogio della legge di Dio. Chi la osserva è l’uomo veramente saggio che trova in essa la gioia.

SECONDA LETTURA

Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.
I Corinzi erano affascinati dalla sapienza e dalla potenza, ma Paolo li richiama al cuore della fede cristiana: la croce di Cristo è considerata pazzia e debolezza dagli uomini; per i credenti, invece, Cristo crocifisso manifesta la sapienza di Dio, che si fa conoscere nell’amore, e la potenza di Dio, che salva tutti con il dono di sé.

VANGELO

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.
Giovanni, diversamente dai sinottici, colloca la cacciata dei venditori dal tempio all’inizio della missione di Gesù. È la presentazione del Cristo come profeta, che compie un clamoroso gesto simbolico. Così prepara una rivelazione più alta: è lui in persona il luogo autentico della presenza di Dio Padre nel mondo. Gli apostoli lo capiranno solo dopo la risurrezione di Gesù.

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4. Letture – III DOMENICA DI QUARESIMA

3 MARZO

III DOMENICA DI QUARESIMA

GESÙ, TEMPIO DI DIO

PRIMA LETTURA

* TRA PARENTESI [ ] LA FORMA BREVE.

La legge fu data per mezzo di Mosè.
È il brano di quelli che noi conosciamo come i «dieci comandamenti». Il testo invece parla di dieci «parole», che non impongono obblighi e non minacciano castighi. Esprimono semplicemente la cura che Dio ha per i suoi fedeli, indicando loro la strada per una vita giusta e pacifica.

Dal libro dell’Esodo           Es 20,1-17

[In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole:
«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla  terra d’Egitto, dalla condizione servile:
Non avrai altri dèi di fronte a me.]
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
[Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo.] Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. [Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai.
Non commetterai adulterio.
Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo.
Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».]

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE   

Il salmista tesse l’elogio della legge di Dio. Chi la osserva è l’uomo veramente saggio che trova in essa la gioia.

Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile, rende saggio il semplice.
I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro, rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti.
Più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele
e di un favo stillante.

SECONDA LETTURA

Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio.
I Corinzi erano affascinati dalla sapienza e dalla potenza, ma Paolo li richiama al cuore della fede cristiana: la croce di Cristo è considerata pazzia e debolezza dagli uomini; per i credenti, invece, Cristo crocifisso manifesta la sapienza di Dio, che si fa conoscere nell’amore, e la potenza di Dio, che salva tutti con il dono di sé.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi                     1 Cor 1,22-25

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani;
ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci,
Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio.
Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO       

Cf Gv 3,16

Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna.

Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO

Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere.
Giovanni, diversamente dai sinottici, colloca la cacciata dei venditori dal tempio all’inizio della missione di Gesù. È la presentazione del Cristo come profeta, che compie un clamoroso gesto simbolico. Così prepara una rivelazione più alta: è lui in persona il luogo autentico della presenza di Dio Padre nel mondo. Gli apostoli lo capiranno solo dopo la risurrezione di Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni            Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero:
«Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.