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3. Commento alle Letture – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

COMMENTO

Il racconto di Matteo delle Beatitudini è ricco di sfumature fondamentali per decifrarne il denso messaggio. Esse sono otto. Questo numero, nelle primitive comunità cristiane, richiama il giorno della Risurrezione avvenuta il primo giorno dopo la settimana. Significativamente i primi battisteri  hanno tutti una forma ottagonale.
La fede nel Risorto fa da sfondo a tutta la narrazione e ne è la chiave interpretativa. Il racconto è formato da 72 parole. Questo numero richiama il racconto di Genesi 10 che elenca il numero dei popoli che abitano la terra dopo il diluvio. L’articolo determinativo che precede il sostantivo monte, nella Bibbia, identifica sempre il Sinai sulla cui cima a Mosè viene affidata la Legge.
La montagna evangelica non ha un’indicazione topografica e sulla sua sommità ai discepoli viene consegnata la costituzione cristiana del Regno dei Cieli: le Beatitudini.
La legge mosaica è fondata sull’osservanza legata solo al popolo ebreo, quella evangelica si radica nell’amore ed abbraccia tutti i popoli.
L’aggettivo “beati” le lega strettamente.  Ma cosa significa?
Per capirlo più, che dal termine greco “makarioi”, il senso profondo ci viene suggerito dal termine ebraico “ashrei”‘ che descrive non solo un momentaneo stato d’animo passeggero, ma una disposizione esistenziale spirituale costante che sgorga dalla certezza della perenne vicinanza divina che genera felicità, successo, benedizione  e protezione perenne.
La residenza di Dio si trova nel cuore di ogni persona.
Questa incrollabile certezza costituisce l’asse portante del “Regno dei Cieli”  da costruire nel presente del vissuto quotidiano e non nel sogno di un futuro che sfuma nell’utopia e sa di oppio alienante. In quest’ottica i poveri in spirito non sono i ritardati mentali, ma coloro che sono poveri di egoismo e ricchi di solidarietà’.  Gli afflitti sono sensibili alle sofferenze umane e, come il buon samaritano, se ne fanno carico. I miti usano come strumento di pace non le armi ma la giustizia.
I misericordiosi sono quelli che all’odio ed al risentimento preferiscono l’accoglienza ed il perdono. I puri di cuore, nell’alternativa di scelta fra bene e male, scelgono sempre il bene. I pacifici consci delle loro debolezze e dei propri limiti e peccati,  si astengono dal giudicare o condannare il prossimo.
Anche coloro che lottano per il bene e testimoniano la fede nel Cristo, nonostante le calunnie, le persecuzioni, le malignità e le torture, sono beati e grandi nel Regno dei Cieli.
Questi dovrebbero essere i veri cristiani. Noi lo siamo?

RIFLESSIONE

Questa pagina del vangelo è da contemplare più che da commentare. Tuttavia, siccome fa sorgere molte domande, richiede anche delle risposte non facili da comprendere  e soprattutto da accettare, specie se si ha una fede debole o vacillante. Chi non è credente potrebbe considerare le beatitudini il manifesto dell’«oppio dei popoli».
Per Matteo esse costituiscono il proclama che apre il discorso della montagna, il primo dei grandi discorsi, e che, in qualche maniera, annuncia una nuova creazione e una alleanza nuova, quella del nuovo popolo di Dio attorno a una Legge nuova, scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore di chi crede.
Sono elencate nove categorie di persone che Gesù di- chiara «beate», in contrasto con la mentalità corrente tra gli uomini, non solo del suo tempo. Sono beatitudini dichiarate, ma non sempre sperimentate dalle persone che vivono le situazioni descritte. È qui il primo proble- ma. I poveri di spirito e i perseguitati per la giustizia so- no beati nel presente perché il regno di Dio appartiene a loro. Tutte le altre situazioni troveranno una risposta nel futuro di Dio. È una promessa alienante? I credenti sono spinti a proiettare solo nel futuro il loro anelito alla felicità? Non è quello che dice Gesù. Chi crede ha la capacità di leggere ora la sua vita nella prospettiva evangelica e di sperimentare la beatitudine anche nelle situazioni di sofferenza citate da Gesù. Tutte le persone che appartengono a queste nove categorie possiedono il regno, ma Dio non interviene immediatamente e miracolosamente a cambiare le situazioni. I martiri hanno sperimentato la presenza di Dio, perché hanno avuto da lui la forza per affrontare vittoriosamente il martirio, conservando e testimoniando splendidamente la fede, e i santi non hanno avuto vita facile ma felice, man mano che si rendevano conto di somigliare sempre di più al Figlio di Dio e di collaborare con lui alla salvezza dei fratelli. Anche se le persecuzioni e le sofferenze continuano, la promessa di Dio rimane e i credenti sperimentano subito la consolazione della presenza di Dio e della somiglianza a Cristo e anticipano nella fede la felicità che gusteranno in questa vita, se è nella volontà di Dio, e certamente, in pienezza, nell’eternità. Capiscono e gustano tutto questo soltanto i poveri in spirito, cioè coloro che non mettono la loro felicità solo nelle cose di questo mondo, acquistando così una vera libertà interiore, e che gioiosamente riconoscono di dipendere da Dio, scelgono di fidarsi di lui e si aspettano solo da lui la vita piena e la vera felicità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1.  È facile ammirare le beatitudini, più difficile è credere che siano vere. Sono troppo in contrasto con la mentalità comune, anche dei cristiani. Ci provocano a una presa di posizione sulla fiducia da accordare a Gesù.
  2. Beatitudini e «oppio dei popoli». Coloro che Gesù proclama beati, non sono passivi nei confronti di Dio e, tanto meno, degli uomini o degli avvenimenti. Essi lot- tano con tutte le loro forze e con la forza della preghiera. Come ha fatto Gesù.
  3. Le beatitudini sono vangelo per la Chiesa, quando somiglia a Gesù e realizza la propria missione tra le persecuzioni. La mettono in crisi, quando deve annun- ciarle e mostrarle ai poveri e ai perseguitati del nostro mondo.
  4. Le beatitudini sono tutte al plurale. Chi soffre da solo, facilmente si avvicina alla disperazione. Nella sofferenza solo la comunione con i fratelli in una comunità viva porta sollievo, forza e speranza.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Riconosciamo una beatitudine che il Signore procla- ma per noi e in questa settimana la viviamo, rinnovando ogni giorno la fiducia nell’amore di Dio.

 

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2. introduzioni – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

Il Regno di Dio non è solo diverso dai regni di questo mondo, ma ne rovescia la logica: Dio predilige i poveri, il suo regno appartiene a loro. Gesù è venuto non tanto per affermare una contrapposizione, ma per rivelare la verità nascosta in Dio e così offrire ai potenti di questo mondo la possibilità di convertirsi, e convertire il loro potere di dominio in potere di servizio, e di provare a guardare i poveri e i deboli con gli occhi di Dio.

PRIMA LETTURA

Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.

Sofonia esercita il suo servizio profetico durante il regno di Giosia, che ha governato dal 640 al 609 a.C. Con lui inizia il cambio di significato della parola «povero». Se prima indicava la condizione di un uomo non benedetto da Dio, da ora in poi il povero è colui che si affida a Dio e realizza la sua volontà.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.

Dio ragiona diversamente dagli uomini. Alcuni nella comunità di Corinto non l’hanno capito bene e hanno creato divisione. Dio sceglie i poveri e i deboli per realizzare il suo progetto di salvezza e perché i sapienti e i potenti di questo mondo possano riconoscere la potenza e la sapienza di Dio, che si manifestano in Gesù, crocifisso e risorto.

VANGELO

Beati i poveri in spirito.

Per Matteo Gesù è il nuovo Mosè. Nel suo vangelo fa pronunciare a Gesù cinque grandi discorsi, che possono corrispondere ai libri del Pentateuco, attribuiti a Mosè. Le beatitudini costituiscono l’inizio del primo discorso. Possono essere considerate il prologo della nuova Legge portata da Gesù. Non sono promesse di felicità secondo la mentalità di questo mondo, ma dicono come la pensa Dio e come egli intende agire a difesa dei deboli. Non sono neanche un progetto morale, ma sono vangelo, bella notizia per tutti coloro che affrontano le prove della vita e le sofferenze causate da altri uomini.

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4. Letture – 1 FEBBRAIO 2026 IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

PRIMA LETTURA

Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero.

Sofonia esercita il suo servizio profetico durante il regno di Giosia, che ha governato dal 640 al 609 a.C. Con lui inizia il cambio di significato della parola «povero». Se prima indicava la condizione di un uomo non benedetto da Dio, da ora in poi il povero è colui che si affida a Dio e realizza la sua volontà.

Dal libro del profeta Sofonìa   Sof 2,33,12-13

Cercate il Signore
voi tutti, poveri della terra,
che eseguite i suoi ordini,
cercate la giustizia,
cercate l’umiltà;
forse potrete trovarvi al riparo
nel giorno dell’ ira del Signore.
«Lascerò in mezzo a te
un popolo umile e povero».

Confiderà nel nome del Signore
il resto d’Israele.
Non commetteranno più iniquità
e non proferiranno menzogna;
non si troverà più nella loro bocca
una lingua fraudolenta.
Potranno pascolare e riposare
senza che alcuno li molesti.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 145 (146)

R. Beati i poveri in spirito.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.  R.

SECONDA LETTURA

Dio ha scelto ciò che è debole per il mondo.

Dio ragiona diversamente dagli uomini. Alcuni nella comunità di Corinto non l’hanno capito bene e hanno creato divisione. Dio sceglie i poveri e i deboli per realizzare il suo progetto di salvezza e perché i sapienti e i potenti di questo mondo possano riconoscere la potenza e la sapienza di Dio, che si manifestano in Gesù, crocifisso e risorto.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi     1Cor 1,26-31

Considerate la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili.
Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio.
Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Rallegratevi ed esultate,
perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. (Mt 5,12a)

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Beati i poveri in spirito.

Per Matteo Gesù è il nuovo Mosè. Nel suo vangelo fa pronunciare a Gesù cinque grandi discorsi, che possono corrispondere ai libri del Pentateuco, attribuiti a Mosè. Le beatitudini costituiscono l’inizio del primo discorso. Possono essere considerate il prologo della nuova Legge portata da Gesù. Non sono promesse di felicità secondo la mentalità di questo mondo, ma dicono come la pensa Dio e come egli intende agire a difesa dei deboli. Non sono neanche un progetto morale, ma sono vangelo, bella notizia per tutti coloro che affrontano le prove della vita e le sofferenze causate da altri uomini.

Dal Vangelo secondo Matteo     Mt 5,1-12a

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

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1. ORAZIONI – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

Antifona

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. (Sal 105,47)
Si dice il Gloria.
Colletta

Signore Dio nostro,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare tutti gli uomini con la carità di Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te.
 
Oppure:

O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili
la gioia del tuo regno,
dona alla tua Chiesa
di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore
sulla via delle beatitudini evangeliche.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli con bontà, o Signore,
i doni del nostro servizio sacerdotale:
li deponiamo sull’altare
perché diventino sacramento della nostra redenzione.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Sul tuo servo fa’ splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
Signore, che io non debba vergognarmi
per averti invocato. (Cf. Sal 30,17-18)

*A
Beati i poveri in spirito: di essi è il regno dei cieli.
Beati i miti: avranno in eredità la terra. (Mt 5,3.5)

Dopo la comunione

O Signore, che ci hai nutriti con il dono della redenzione,
fa’ che per la forza di questo sacramento di eterna salvezza
cresca sempre più la vera fede.
Per Cristo nostro Signore.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Padre, tu prediligi i poveri e noi abbiamo esaltato e invidiato i ricchi.  Kyrie eleison.
  • Cristo, tu ci vuoi costruttori di pace e noi abbiamo seminato discordie. Christe eleison.
  • Signore, tu consoli  i sofferenti  e noi abbiamo cercato di evitarli.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Fratelli e sorelle, il Padre delle beatitudini ascolta la preghiera dei suoi figli.
Rivolgiamoci a lui con la fiducia dei figli. Ascoltaci, o Padre.

  • Tu che scegli i deboli per confondere i forti, sostieni con la forza del tuo Spirito la debolezza della tua Chiesa perseguitata dai potenti. Ti preghiamo.
  • Tu che chiami tuoi figli gli operatori di pace, manda il tuo Spirito perché ispiri pensieri e opere di pace in tutti gli uomini di buona volontà. Ti preghiamo.
  • Tu che doni la tua misericordia ai misericordiosi, converti anche i cuori di chi ha difficoltà a perdonare i fratelli. Ti preghiamo.
  • Tu che consoli coloro che piangono, suscita tra di noi persone caritatevoli che asciughino le lacrime di chi è malato e di chi è solo. Ti preghiamo.

O Padre, che sei tenero e forte con i tuoi figli, ti ringraziamo per il tuo amore misericordioso e fa’ che ci renda attenti alle necessità dei fratelli. Per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI
E DEBOLI: 
I PREDILETTI DEL SIGNORE

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 25 GENNAIO 2026 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 GENNAIO 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VANGELO È PER TUTTI

COMMENTO

La vita pubblica di Gesù inizia con una brutta notizia di cronaca: l’arresto di Giovanni il Battista. Questo semina paura e smarrimento fra i suoi discepoli. Il terrore ha il sopravvento.  I discepoli abbandonano le rive del Giordano, si disperdono o  ritornano da dove erano partiti.
Anche Il Messia risale la vallata del Giordano verso il nord di Israele. Lascia dietro le spalle la Giudea con Gerusalemme ed il suo Tempio e punta verso la Galilea.
La Giudea è la regione dell’osservanza della Legge. Sacerdoti, scribi e farisei esercitano un controllo asfissiante sul culto e sull’economia.
La Galilea, invece, viene da tutti considerata la terra dei miscredenti. Essere Galileo, nell’opinione pubblica del tempo, vuol dire essere ignorante, cafone e miscredente.
Non è un buon biglietto da visita. Il figlio di Maria fissa la sua residenza in un piccolo villaggio di pescatori, in riva al lago di Genezaret, sconosciuto alla toponomastica biblica: Cafarnao. Si guarda intorno, allaccia relazioni, stringe amicizie. La sua attenzione investe quattro pescatori locali. Uomini duri.
Per vivere quotidianamente affrontano le acque del lago, che sono ricche di pesci, ma anche infide e pericolose. Rustici, ignoranti e grossolani all’apparenza, ma genuini ed autentici nella sostanza. Si fida di loro. Propone loro di riorientare il loro mestiere: non più pescare pesci, ma uomini. Non più tirate fuori dall’acqua pesci per farli finire in padella, ma dedicarsi ai loro simili salvandoli dai marosi della vita. Propone una rivoluzione esistenziale. Non più la routine quotidiana della pesca, ma la libertà’ e gli inevitabili imprevisti dell’annunciare la Buona Notizia a tutti.  Essa consiste nel vivere e nel testimoniare che il Regno di Dio non è nei cieli ovattato in un futuro così  lontano da sembrare un’utopia, ma è dei cieli vivo, testimoniato e predicato già’ oggi  nella vita di tutti i giorni.
È interessante constatare che i quattro personaggi che formano la prima compagnia del Signore sono tutt’altro che stinchi di santo o bigotti. Sono Galilei veraci con molte virtù interiori ma con parecchi limiti caratteriali. Simone  viene soprannominato Pietro per la sua testardaggine. I figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, supportati dalla loro mamma, si dimostreranno degli arrivisti impuniti. Il più tranquillo, Andrea, non lascia sue tracce nei Vangeli. L’unica loro qualità che li rende colonne portanti del cristianesimo sta nel legame di profonda amicizia  ed assoluta dedizione che li lega al Messia.
La fede si radica nell’amore che si trasforma nell’unica molla che ci permette di andare oltre i nostri limiti caratteriali e comportamentali, imparando sempre dai nostri errori e dalle nostre cadute. La chiesa ha come colonne portanti non delle creature angeliche e senza alcuna macchia, ma uomini e donne che nella loro fragilità trovano la forza di fare dell’amore, con tutte le sue sfaccettature, la caratteristica del loro vivere e sperare.

RIFLESSIONE

Giovanni viene arrestato e così si conclude la sua missione che sarà completata con il martirio. Per Gesù è un’indicazione precisa: finito il compito del precursore, inizia la sua missione con la predicazione. È il passaggio di testimone, secondo la volontà di Dio. Per alcuni è strano che Gesù lasci la terra di Giuda e parta da una regione che nella Sacra Scrittura non è stimata per niente, anzi è terra impura per la mescolanza con i pagani. È comunque un fatto di cui la chiesa primitiva deve prendere atto: Gesù ha iniziato proprio in Galilea.

Questo impegna Matteo a darne una spiegazione teologica. In Isaia si trova una famosa profezia che parla di un popolo immerso nelle tenebre che vede una grande luce a causa della nascita di un bambino. La lettura messianica e cristologica di questo brano è immediata per i cristiani. Il profeta aveva visto questa luce partire dalla Galilea delle genti, terra in cui erano mescolati ebrei e pagani, che nel vangelo diventano il simbolo di tutta l’umanità, avvolta nelle tenebre del peccato e dell’incredulità, bisognosa di conoscere la verità e di essere salvata.
Questa salvezza inizia proprio con l’invito di Gesù a convertirsi, unito alla «bella e buona notizia» della presenza del Regno di Dio. In questo modo Gesù si ricollega alla predicazione del Battista e la arricchisce con l’annuncio della presenza del Messia in persona.
L’inizio della missione coincide con la necessità di formare un gruppo di discepoli che lo seguano, si lascino istruire e lo aiutino nella predicazione. Può sembrare strano che chiami non dei giovani studenti, ma dei pescatori adulti, ma lui non vuole fondare una scuola rabbinica di persone colte, vuole un gruppo di «apostoli», umili e credenti, da inviare nel mondo. Il fascino di Gesù è esaltato dalla semplicità della chiamata e dalla immediatezza della risposta dei primi quattro. Certamente essi hanno sentito parlare di Gesù e l’hanno ascoltato (Giovanni evangelista lo dice), ma Matteo vuole proprio sottolineare la novità della missione e la disponibilità di questi pescatori che vedono in lui qualcosa di molto più grande di quanto si aspettavano riguardo al messia. Predicazione e guarigioni sono le prime caratteristiche che essi vedono in Gesù; presto impareranno che è anche lo schema della loro missione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù inizia a evangelizzare in Galilea, terra di culture e religioni mescolate. Sembra che il vangelo attecchisca meglio che in una terra con un’unica religione (nella “pura” Giudea Gesù sarà crocifisso). Chi si spaventa oggi della necessità di portare il vangelo in una Italia multiculturale e multireligiosa?
  2. La prima bella notizia è questa: «…il regno dei cieli è vicino». Vicino vuol dire che è già arrivato e noi, cristiani del XXI secolo, ci siamo dentro. C’è solo una verifica da fare: se abbiamo accettato l’invito a convertirci. Il cambio di mentalità richiesto dalla conversione non è un atto compiuto una volta per tutte, ma un atteggiamento permanente che ogni giorno ci chiede di confrontarci con il vangelo e di aderire a Gesù.
  3. Gesù si muove, non ha una parrocchia. Camminando, incontra tante persone e chiama i suoi collaboratori. Può essere un invito alla conversione missionaria delle parrocchie, dei preti e dei cristiani?
  4. Gesù chiama, i quattro lo seguono. C’è un avverbio: «subito». Possiamo pensare a quante volte abbiamo capito bene ciò che il Signore ci chiedeva e gli abbiamo risposto: «aspetta un po’; ci devo pensare…».
  5. San Paolo ci esorta a combattere le divisioni. Ci sono parrocchiani che distruggono l’unità per affermare se stessi contro gli altri. Pastori e laici dovremmo avere due caratteristiche fondamentali: innamorati di Gesù e costruttori di comunione.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Appena mi rendo conto di avere la possibilità di fare una cosa buona, la faccio «subito».

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2. introduzioni – 25 GENNAIO 2026 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 GENNAIO 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VANGELO È PER TUTTI

Le nostre città sono sempre più multietniche, multiculturali e multireligiose. La nostra cultura sembra allontanarsi sempre più dal vangelo. La bella notizia di questa domenica è che Gesù inizia la sua predicazione in un ambiente, per gli aspetti citati, simile al nostro.

PRIMA LETTURA

Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.

È l’inizio della profezia messianica, che annuncia la nascita di un bambino, discendente di Davide. Il Signore realizza la salvezza del suo popolo, che passa dall’oppressione delle tenebre alla festa della luce. Gioia e letizia inonderanno i fedeli. La raccolta dei frutti della terra e la vittoria sui nemici, come quella di Gedeone, sono piccole anticipazioni della gioia che porterà la nascita del Messia.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.

Paolo scrive questa lettera per rispondere ai quesiti posti dalla comunità e per dare indicazioni circa i problemi che sono emersi dopo la sua partenza. La prima esortazione è per l’unità nella comunità. Le divisioni si creano quando, invece di mettere al centro Gesù Cristo, ci si lega agli uomini, fossero pure apostoli.

VANGELO

Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

Nel vangelo di Matteo la missione di Gesù inizia e finisce in Galilea. L’evangelista vede in questo la realizzazione delle parole profetiche del profeta Isaia: la luce portata dal Messia inizia a splendere in una terra considerata impura, per la presenza dei pagani, ma proprio per questo essa diventa il segno che indica l’universalità della salvezza.

Tra parentesi [ ] la forma breve.

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4. Letture – 25 GENNAIO 2026 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 GENNAIO 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VANGELO È PER TUTTI

PRIMA LETTURA

Nella Galilea delle genti, il popolo vide una grande luce.

È l’inizio della profezia messianica, che annuncia la nascita di un bambino, discendente di Davide. Il Signore realizza la salvezza del suo popolo, che passa dall’oppressione delle tenebre alla festa della luce. Gioia e letizia inonderanno i fedeli. La raccolta dei frutti della terra e la vittoria sui nemici, come quella di Gedeone, sono piccole anticipazioni della gioia che porterà la nascita del Messia.

Dal libro del profeta Isaìa    Is 8,23b9,3

In passato il Signore umiliò la terra di Zàbulon
e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa
la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti.
Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.ò

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 26 (27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.   R.

SECONDA LETTURA

Siate tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi.

Paolo scrive questa lettera per rispondere ai quesiti posti dalla comunità e per dare indicazioni circa i problemi che sono emersi dopo la sua partenza. La prima esortazione è per l’unità nella comunità. Le divisioni si creano quando, invece di mettere al centro Gesù Cristo, ci si lega agli uomini, fossero pure apostoli.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi          1Cor 1,10-13.17

Vi esorto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Infatti a vostro riguardo, fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo?
Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Gesù predicava il vangelo del Regno
e guariva ogni sorta di infermità nel popolo. (Cf. Mt 4,23)

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

Nel vangelo di Matteo la missione di Gesù inizia e finisce in Galilea. L’evangelista vede in questo la realizzazione delle parole profetiche del profeta Isaia: la luce portata dal Messia inizia a splendere in una terra considerata impura, per la presenza dei pagani, ma proprio per questo essa diventa il segno che indica l’universalità della salvezza.

Tra parentesi [ ] la forma breve.

Dal Vangelo secondo Matteo             Mt 4,12-23

[Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».]
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore

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1. ORAZIONI – 25 GENNAIO 2026 – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

25 GENNAIO 2026

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

IL VANGELO È PER TUTTI

Antifona

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. (Sal 95,1.6)
Si dice il Gloria.
Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che hai fondato la tua Chiesa
sulla fede degli apostoli,
fa’ che le nostre comunità,
illuminate dalla tua parola
e unite nel vincolo del tuo amore,
diventino segno di salvezza e di speranza
per coloro che dalle tenebre anelano alla luce.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli i nostri doni, Padre misericordioso,
e consacrali con la potenza del tuo Spirito,
perché diventino per noi sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Guardate al Signore e sarete raggianti,
non dovranno arrossire i vostri volti. (Sal 33,6)

Oppure:

Io sono la luce del mondo;
chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita. (Gv 8,12)

*A
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce. (Mt 4,16)

Dopo la comunione

O Dio, che in questi santi misteri
ci hai nutriti con il Corpo e il Sangue del tuo Figlio,
fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono,
sorgente inesauribile di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.