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2. Introduzioni – 26 aprile 2020

26 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

I discepoli di Emmaus

La prima lettura presenta già oggi il discorso che l’apostolo Pietro pronuncia il giorno di Pentecoste. È così diverso ora Pietro, profondamente coinvolto e così certo della risurrezione del Signore Gesù. Un discorso ricco di citazioni bibliche che si riferiscono al Messia. Ed ecco le prime conversioni, la nascita della Chiesa.

Il Vangelo riporta l’episodio dei due discepoli di Emmaus. La loro delusione, seguita dall’incontro con Gesù, aiuta anche noi ad accogliere con maggior convinzione il Cristo risorto e a vivere intensamente questi cinquanta giorni del tempo pasquale.

PRIMA LETTURA

Non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere.                           

Il giorno di Pentecoste è il giorno del riscatto dell’apostolo Pietro. A Gerusalemme c’è gran folla ed egli si alza insieme agli altri undici apostoli, prende la parola a voce alta e testimonia la risurrezione di Gesù.

 

Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                         At 2,14a.22-33

 

SALMO RESPONSORIALE                                                                     Dal Salmo 15 (16)

Il salmista è ben convinto che Dio non abbandona mai la vita dei suoi figli. Dio è un rifugio sicuro per chi confida in lui.

Rit. Mostraci, Signore, il sentiero della vita.

Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

 

SECONDA LETTURA

Foste liberati con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.

Il primo papa ricorda ai cristiani l’impegno della vita nuova, per essere pronti al giudizio del Padre. Dice: «Ricordatevi che siete stati riscattati con il sangue prezioso di Cristo». Ma li rassicura, dicendo che il Padre ha messo a fondamento della loro speranza la risurrezione di Gesù dai morti.

 

Dalle prima lettera di san Pietro apostolo.                                                             1Pt 1,17-21

 

VANGELO

Lo riconobbero nello spezzare il pane.                                               

È il notissimo episodio dei discepoli di Emmaus. I due abbandonano Gerusalemme, nonostante le molte testimonianze sul ritorno alla vita di Gesù. Loro non credono alle parole delle donne e degli altri, ma Gesù si affianca a loro, li aiuta a leggere le Scritture e li rende suoi testimoni.

 

Dal vangelo secondo Luca.                                                                                    Lc 24,13-35


 

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3. Annunciare la Parola – 26 aprile 2020


26 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

I discepoli di Emmaus

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Due discepoli delusi e frastornati lasciamo Gerusalemme e si dirigono verso il villaggio di Emmaus. Abbandonano gli altri, pur avendo sentito dire che Gesù si è ripresentato vivo. Ma come si fa a credere ancora a queste cose, dopo averlo visto morire in quel modo? Luca si serve di tutta la sua abilità di scrittore raffinato per presentare ogni particolare di questo straordinario dialogo tra i due discepoli in crisi e il viaggiatore sconosciuto. Si tratta di un magnifico racconto di Pasqua, la sintesi di ogni scelta di fede, che è sempre frutto di una faticosa ricerca, di un cammino che può essere difficile.

 

La delusione dei due discepoli

È la domenica di Pasqua, due discepoli nel pomeriggio decidono che l’esperienza vissuta con Gesù è finita in quel drammatico venerdì, con la crocifissione del loro Maestro. Abbandonano tutto, si mettono in viaggio verso Emmaus, tornano a casa. Un tempo questa pagina di Vangelo si leggeva il lunedì di Pasqua e la fuga dei due discepoli era vista come una scampagnata fuori porta, che si concludeva con l’incontro con il Risorto. In realtà niente di più serio della loro partenza.

Si aspettavano un Gesù diverso. «Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo di Israele!». Ma Gesù non è un liberatore politico e non rifiuta la passione. La sua è la vittoria della croce ed è difficile da capire e da accettare. Anche dopo duemila anni. Di fronte alle nostre prove personali, alla fatica e alle delusioni è difficile pensare che lì il Signore vince ed è presente risorto. Che la strada che ti fa soffrire è quella che ti salva.

La prova e la delusione spengono la generosità e l’amore. Ci si riprende ciò che si è donato, si bada ai fatti propri, alla propria felicità individuale, ai propri interessi. Hanno dato fiducia a Gesù, che è morto in croce. Hanno sentito che forse è avvenuto qualcosa di nuovo e di sorprendente, ma non vogliono essere nuovamente delusi. Paolo dice: «Se Cristo non fosse risorto noi saremmo i più miserabili degli uomini». Ed è esattamente quel che capita a questi due discepoli tentati dalla rassegnazione. Vogliono dimenticare e voltare pagina. Accontentarsi di una vita assolutamente feriale. È incredibile come si possa mettere tra parentesi tutto ciò che si visto e si è vissuto.

 

Gesù si affianca a loro

Ma ecco che un viandante, un uomo qualunque, si affianca a loro. Non è il Maestro autorevole della vita pubblica questa volta, ma un semplice “catechista” che aiuta i due discepoli a leggere le scritture e a capire il collegamento tra la Parola e gli avvenimenti capitati a Gerusalemme in quei giorni.

Lo riconoscono nello spezzare il pane… in un gesto probabilmente abituale di Gesù con i discepoli. Un gesto semplice e umano che li aiuta a credere. Gesù è presente anche quando scompare ai loro occhi. E anche oggi, come allora, in ogni chiesa, nello spezzare il pane della domenica. Fino alla fine del mondo.

Ed ecco che, stanchi com’erano – era ormai sera – si mettono a correre e ritornano sui loro passi. E la loro testimonianza si aggiunge a quella degli apostoli e di Pietro, a cui il Signore si è presentato vivo.

 

Sulle strade di Emmaus

La tristezza che ha preso i discepoli di Emmaus è così simile a ciò che proviamo noi quando qualcosa ci delude. E i loro dubbi e la loro diffidenza fanno così bene alla nostra fede! Non tanto perché ci ritroviamo in loro, quanto perché ci caricano di certezze sulla risurrezione di Gesù. Come avrebbero potuto inventarsi la risurrezione questi uomini che non vogliono credere e dubitato anche dopo che si è presentato risorto? Come loro, così Tommaso, ma anche Pietro e gli altri, che non si fidano delle donne e si spaventano, più che rallegrarsi.

Anche il nostro è a volte un cammino per una strada in terra battuta e assolata che da Gerusalemme conduce a Emmaus. Anche noi siamo in fuga, in ricerca, dubbiosi. Non crediamo più che le situazioni possano cambiare in meglio, che l’umanità possa una buona volta risorgere. Non ci fidiamo di ciò che dicono su Gesù gli altri, i cristiani, la Chiesa, i preti… Ma il Risorto si mette al nostro fianco: ci parla, ci dona il suo corpo e il suo sangue, è con noi, infonde la speranza nell’uomo, nella storia, nel presente e nel futuro.

 

UNA FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Oggi sono tre o quattro le località che si contendono il nome di Emmaus», dice Gianfranco Ravasi, ma aggiunge che è bene così: «La strada e il villaggio di Emmaus sono anche in ogni luogo dove i cristiani vivono la loro fede: l’incontro col Cristo risorto avviene infatti, per quei discepoli e per noi, quando la Scrittura è proclamata e ascoltata e quando il pane eucaristico è spezzato».

 

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4. Parola da Vivere – 26 aprile 2020

26 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

I discepoli di Emmaus

COMMENTO

Piccolo capolavoro letterario  di Luca, questo  brano  è una sintesi del vangelo della risurrezione e del suo senso.

Abbiamo due discepoli tristi (Cleopa e un altro senza nome: sono io, sei tu) che hanno perso la fede in Gesù e la speranza;  rimane  loro nel cuore solo il ricordo  doloroso di un passato  bello  ma illusorio. Tornano  a casa sconfitti. Un viandante che si aggrega e si mostra  uomo «normale»,  forestiero  ignaro.  Lungo il cammino succedono  molte cose. Cleopa rimprovera il viandante di non sapere e poi racconta sui fatti una versione personale che non  corrisponde per niente  alla verità di ciò che è accaduto: un passato perdente e un presente senza fede, dato che non  hanno creduto  alle donne. I fatti vissuti dal viandante non sono questi!

Luca ci ha avvisati che il viandante è Gesù, ma essi non  possono riconoscerlo, perché la perdita  della fede ha oscurato  loro gli occhi e la mente.  Luca fa capire così che il Risorto può essere riconosciuto solo da chi ha fede, chi non  crede non  può  riconoscerlo; per questo  Gesù non va dai Giudei, non lo avrebbero  mai riconosciuto!

Dopo  il racconto  triste e rassegnato,  il viandante li rimprovera a sua volta di non avere intelligenza né amore sufficienti per capire né la parola di Dio, né quella dei profeti e neanche quella che Gesù stesso aveva comunicato.

La spiegazione, che Luca fa dare da Gesù ai due discepoli sintetizza l’esperienza della Chiesa primitiva, che progressivamente ha riletto tutto il Primo Testamento alla luce della morte  e risurrezione di Gesù e ne ha colto significati prima nascosti.

Intanto qualche  cosa è successa nel cuore dei due: mentre  Gesù parla, nel loro intimo si riaccende una fiamma,  che essi non  sanno  spiegare, e li spinge a voler trattenere Gesù, che fa finta di andare oltre. Quando Gesù in casa fa il gesto e usa le parole abituali  del pasto (gesti e parole che non  appartengono solo all’ultima cena, che pure è stata unica),  dopo  l’amore si risveglia anche la fede ed essi diventano capaci di riconoscere Gesù, che sparisce, perché non  c’è più bisogno  della sua presenza fisica. Cleopa e l’altro hanno recuperato la fede e porta- no il risorto con sé, mentre  tornano a Gerusalemme per dare la bella notizia dell’incontro che ha fatto rivivere in loro l’amore, la fede e la speranza del Regno di Dio e del- la liberazione non solo di Israele, ma di tutta l’umanità.

Il brano  indica  allora due luoghi  permanenti in cui il Risorto è presente, riconoscibile e raggiungibile:  la Parola di Dio e l’Eucaristia.

 

MEDITAZIONE

Signore Gesù,

mio compagno di cammino, proprio quando ho perso la speranza  e ho dimenticato le parole tue, quelle che hanno illuminato la mia strada e riscaldato il mio cuore in tanti momenti e periodi  del passato.

Oggi sono proprio io il compagno di Cleopa, non dico una parola,  ma sono in ascolto attento di quello  che tu mi stai dicendo attraverso i miei fratelli, risorti con te, che vedono  il mio volto abbattuto e il mio passo pesante. A volte faccio fatica a riconoscere  che in loro ci sei tu con il tuo Spirito, che suggerisci loro quello di cui io ho bisogno.

Oggi ti prego, illuminami, perché  anch’io veda che «è necessario soffrire per entrare nella gloria». Su questo ho avuto le mie difficoltà: perché soffrire? perché accettare la sconfitta, i fallimenti?  Ero confuso,  lo capivo per te, ma non per me. Ora so che tu hai amato non la sofferenza, ma il dono  della tua vita a ogni costo, per la mia salvezza, e che mi chiedi  semplicemente di fare anche della mia vita un dono, senza mai tirarmi indietro, specialmente quando il dono  di me non è semplice e gratificante, ma costoso e doloroso.

Ti chiedo anche di riscaldare il mio cuore fino a sentire il desiderio  incontenibile di correre per comunicare ai miei fratelli, specialmente ai giovani e ai lontani, che tu sei risorto  e che sei l’unica garanzia  che niente  della nostra vita è perduto, che neanche la più piccola briciola di amore  sofferto sarà sprecata. Sì, perché la tua risurrezione è la porta della vita eterna, spalancata per noi, e lì solo l’amore sarà il nostro  corpo e il nostro  sangue e anche l’aria che respireremo.

 

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. 1. I cristiani contemporanei di Luca erano tristi per le Noi oggi possiamo essere tristi per altri motivi non meno  dolorosi, che toccano  tutta la Chiesa. La tristezza e la sfiducia ci chiudono gli occhi e ci impediscono  di riconoscere  Cristo che cammina con noi.
  2. 2. «Stolti e lenti di cuore a credere…». Queste sembra- no parole, più che di Gesù, di Luca, rivolte ai cristiani del suo Forse facevano fatica ad accettare che essere cristiani comporta seguire Gesù anche nella passione, per giungere alla gloria della risurrezione.
  3. 3. «Non ardeva forse in noi il nostro cuore…?». La parola di Dio, ascoltata con cuore aperto, è capace di risvegliare amore e fede anche in chi ha perso i riferimenti ideali e spirituali  ed è in crisi di fiducia e di speranza.
  4. 4. L’Eucaristia è il luogo «naturale» dell’incontro con Cristo, dell’apertura degli occhi, dell’ardore del cuore, della comunione con i fratelli, del desiderio di diventare annunciatori del Vangelo.

 

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Cercare nel vangelo  la risposta  a un problema che stiamo  attraversando, anche facendoci aiutare.


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2017

 

 

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 26 aprile 2020

26 aprile

3ª DOMENICA DI PASQUA

I discepoli di Emmaus

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, fa’ che ti sentiamo più vicino nei sentieri della nostra vita, abbi pietà di noi.

  • Cristo Signore, rendici più coraggiosi nel testimoniare la tua risurrezione, abbi pietà di noi.

  • Signore Gesù, ogni giorno della nostra vita sia illuminato dalla luce della tua presenza, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante.

Fratelli e sorelle carissimi, Il Signore risorto condivide il nostro cammino e, come i discepoli di Emmaus, ci accompagna e ci rivela il senso delle Scritture. Preghiamo:

Accompagnaci, Signore, con la tua Parola.

  • Per la Chiesa, chiamata a rinascere in ogni angolo del mondo dall’acqua e dallo Spirito, preghiamo.

  • Per i cristiani, chiamati a trasmettere agli uomini del nostro tempo, con le parole e con i fatti, la certezza della risurrezione, preghiamo.

  • Per i cristiani in crisi, per chi si rifiuta di crescere nella fede e ha smesso di ricercare, preghiamo.

  • Per noi qui riuniti e chiamati a formare una Chiesa nello spirito del Vangelo, perché ci impegniamo con gioia e semplicità di cuore, preghiamo.

Celebrante. O Padre, vieni a visitare la tua Chiesa. Continua a manifestarti a noi nella tua Parola e nell’Eucaristia, affinché la nostra gioia non conosca tramonto. Te lo chiediamo per Cristo, nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 26 aprile 2020

3ª domenica di Pasqua «A» – 26 aprile 2020 – colore bianco

Sull’altare come a Emmaus

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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8. Anche Noi Vogliamo Capire – 26 aprile 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

 


3ª domenica di Pasqua «A» – 26 aprile 2020 – colore bianco

Sull’altare come a Emmaus

 

Quante cose ci parlano di Dio: la bellezza e la gratuità della natura, l’esperienza e la storia di popoli e persone, la fantasia e la perfezione della vita… eppure tante persone non riescono a riconoscerlo, neanche davanti a un essere umano che è risorto dalla morte e ha mostrato la strada della pace: Gesù, suo Figlio!

 

 

PER CAPIRE

      • I loro occhi. Gesù è vicino a loro, spiega le Scritture con la consueta passione, ribadisce che il Messia ha compiuto la sua missione ed è tornato alla vita; ma i due discepoli non lo riconoscono ancora. Il problema sta nei loro occhi.
      • Prese il pane. I gesti che Gesù compie sono raccontati usando gli stessi verbi dell’ultima cena: prendere, benedire, spezzare e donare. Quando Luca scrive il suo Vangelo è ben chiaro che Gesù si rende presente spiritualmente alle comunità durante l’Eucarestia, in parola e pane.
      • Fecero ritorno. L’immagine capovolge la realtà descritta all’inizio del brano: delusione, tristezza, senso di fine si trasformano in entusiasmo, gioia, voglia di ricominciare. Tornando in comunione con gli Apostoli confermano la stessa esperienza di fede: Gesù è risorto davvero! La loro speranza è stata ben riposta e tutti lo devono sapere.

L’IMPEGNO

Per i ragazzi l’Eucarestia non è sempre un’attraente passeggiata. Soprattutto ora che l’unico modo è vederla in televisione o sul computer.  A volte non è facile capire alcune parole usate o ci si annoia per la ripetitività di certi gesti. Il trucco è quello di essere presenti a se stessi e di farsi spiegare ciò che ci è oscuro. Toglietevi i dubbi parlandone con catechisti e adulti, vi aiuteranno a sentirvi protagonisti di un momento speciale e – per i credenti – infinitamente bello.

 

 

 

Le parole da capire sono preparate da Pierfortunto Raimondo e sono presenti, insieme ad altro materiale, nella rivista Dossier Catechista – LDC”

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1. Letture e orazioni – 19 aprile 2020

19 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

San Tommaso, nostro fratello

Scarica il file in formato Word 01 letture e orazioni

 

ANTIFONA D’INGRESSO

Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale,
che vi faccia crescere verso la salvezza. Alleluia. 1 Pt 2,2

Oppure:

Entrate nella gioia e nella gloria,
e rendete grazie a Dio, che vi ha chiamato
al regno dei cieli. Alleluia.                     4 Esd 2,36-37

Colletta

Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo,
accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza
del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure

Signore Dio nostro,
che nella tua grande misericordia
ci hai rigenerati a una speranza viva mediante la risurrezione del tuo Figlio,
accresci in noi, sulla testimonianza degli apostoli, la fede pasquale,
perché aderendo a lui pur senza averlo visto riceviamo il frutto della vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA

Dagli Atti degli Apostoli At 2,42-47

[Quelli  che erano stati battezzati]  erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione,  nello spezzare il pane e nelle preghiere.
Un senso  di timore era in tutti, e prodigi  e segni avvenivano per opera degli apostoli.
Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano  con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano  cibo con letizia e semplicità  di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore  ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                Dal Salmo 1 7 (1  8)

Rendete grazie al Signore perché è buono:

il suo amore è per sempre.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze. La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.

Questo  è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo  è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

SECONDA LETTURA

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo              1 Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo.

Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco –, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.  Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Parola di Dio.

Sequenza facoltativa

Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato
noi peccatori col Padre.

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria:
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente,
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni,
il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea».

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

CANTO AL VANGELO                                                                     Gv 20,29

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni                   Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trova- vano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioi- rono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto  il mio  dito  nel segno  dei chiodi  e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie ma- ni; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso:

«Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti al- tri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono  stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo,  abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

 

Preghiera sulle offerte

Accogli con bontà, Signore.
l’offerta del tuo popolo [e dei nuovi battezzati]:
tu che ci hai chiamati alla fede e rigenerati nel Battesimo, guidaci alla felicità eterna.
Per Cristo nostro Signore.

 

PREFAZIO PASQUALE I

Cristo agnello pasquale

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
proclamare sempre la tua gloria, o Signore,
e soprattutto esaltarti in questo giorno
nel quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato.
È lui il vero Agnello
che ha tolto i peccati del mondo,
è lui che morendo ha distrutto la morte
e risorgendo ha ridato a noi la vita.
Per questo mistero,
nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria:

Santo…

 

Antifona di comunione

«Accosta la tua mano, tocca le cicatrici dei chiodi e non essere incredulo, ma credente». Alleluia.
Cf Gv 20,27

 

Preghiera dopo la comunione

Dio onnipotente,
la forza del sacramento pasquale che abbiamo ricevuto
continui  a operare nella nostra vita.
Per Cristo nostro Signore.

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2. Introduzioni – 19 aprile 2020

19 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

San Tommaso, nostro fratello

Ogni anno in questa «Domenica in albis» e «della divina misericordia» ci viene presentato san Tommaso, che tra gli apostoli è quello che ha fatto più fatica ad accettare la risurrezione di Gesù. Ognuno di noi può ritrovarsi nella sua fede difficile, alla quale Gesù risorto risponde pieno di misericordia. La prima lettura ci ricorda l’amore fraterno che ha caratterizzato la prima comunità cristiana nata dalla Pasqua.

PRIMA LETTURA

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune.

Ecco la nuova comunità cristiana nata dalla risurrezione di Cristo, che cresce di numero e si organizza. È animata dalla parola degli apostoli, vive la più schietta comunione fraterna, nella condivisione dell’Eucaristia («nello spezzare il pane») e nella preghiera comune. Tra loro avvengono anche prodigi e miracoli, sono stimati dal popolo, il clima è quello della gioia e della semplicità.

 

Dagli Atti degli Apostoli.                                                                                               At 2,42-47

 

 

SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 117 (118)

L’amore del Signore è per sempre. Il Padre esalta il Figlio Gesù, che è stato rifiutato, e con la sua risurrezione lo mette al centro della storia della salvezza.

Rit. Rendete grazie al Signore, perché è buono: il suo amore è per sempre.

 

SECONDA LETTURA

Ci ha rigenerati per una speranza viva, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.      

Pietro sembra parlare già da primo papa e incoraggia la comunità cristiana a perseverare nella vera fede e ad affidarsi a Cristo risorto. Del resto egli è certo dell’amore che i nuovi cristiani nutrono per Gesù, anche se molti di loro lo hanno conosciuto solo attraverso la testimonianza degli apostoli.

 

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo.                                                                1Pt 1,3-9

 

VANGELO

Otto giorni dopo venne Gesù.  

È domenica e Gesù sorprende gli apostoli presentandosi a loro vivo, mostrando le mani e il costato trafitti. Non c’è Tommaso tra di loro ed egli non crede alla loro testimonianza. Otto giorni dopo Gesù è di nuovo tra loro e questa volta c’è anche Tommaso, che, di fronte alle mani e al costato trafitti, compie un profondo atto di fede.

Dal vangelo secondo Giovanni.                                                                    Gv 20,19-31


 

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3. Annunciare la Parola – 19 aprile 2020


19 aprile

2ª DOMENICA DI PASQUA

Della divina misericordia

San Tommaso, nostro fratello

PER RIFLETTERE E MEDITARE

La Chiesa a otto giorni dalla Pasqua propone ogni anno l’esperienza di Tommaso e il suo rifiuto di credere «senza aver visto e toccato». Una fede difficile la sua che diventa funzionale al rafforzamento della fede dei credenti lungo i secoli. Ma testimonia anche quanto la risurrezione di Gesù ha sorpreso gli apostoli e quanto dovrebbe sorprendere anche noi, che non abbiamo visto, e tuttavia siamo chiamati a credere.

 

Domenica «in albis»

Oggi è l’«Ottava di Pasqua», la Domenica in albis (depositis). Nei primi secoli i nuovi battezzati, che avevano ricevuto il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia nella notte di Pasqua, deponevano proprio oggi la veste bianca ricevuta in quella notte e partecipavano nuovamente all’Eucaristia senza distinzioni, cristiani a pieno titolo insieme agli altri.

Il brano del Vangelo di Giovanni che riporta l’episodio di Tommaso, ritorna nei tre anni quasi a voler ricuperare, per chi ha vissuto distrattamente la Pasqua, la realtà del Cristo risorto.

Ci ritroviamo di domenica, Pasqua settimanale, in sostituzione del sabato ebraico, e lo faremo ogni domenica dell’anno, per celebrare insieme l’Eucaristia. I cristiani lo fanno sin dagli inizi della Chiesa, perché la tomba vuota è stata vista dalle donne e dagli apostoli di domenica, il primo giorno dopo il sabato; e perché Gesù si è presentato vivo agli apostoli e ai discepoli nel primo giorno della settimana, di domenica.

 

La provocazione di Tommaso

Al ripresentarsi di Gesù vivo, i discepoli passano dalla paura alla gioia. Gesù si presenta senza alcun rancore per la loro fede debole. Li saluta: «Pace a voi!». Mostra loro le mani e il costato, alita su di loro, e lo Spirito Santo creatore dà alla Chiesa nella loro persona il dono del perdono dei peccati. Saranno coraggiosi annunciatori del Vangelo e offriranno a ogni cristiano la possibilità di una nuova vita.

In quella domenica però manca Tommaso, uno dei dodici. Ed egli non presta fede al loro racconto, alla loro testimonianza.

Tommaso viene visto volentieri come un uomo moderno, razionale, critico, non facilmente influenzabile. Non ritiene credibile ciò che dicono gli apostoli, non gli basta. Qualcosa non funziona, qualcosa non lo convince. Ha troppo presente nella testa e nel cuore la tragica fine tra i tormenti di Gesù, quelle mani trafitte, quel petto squarciato dalla lancia del centurione, che toglie ogni dubbio sulla sua morte. Non vuole essere ingannato ancora una volta. Non vuole credere a poco prezzo. «Ma che cosa dite? Che Gesù è risorto? Che è vivo? Non facciamoci prendere da altre illusioni, non andiamo incontro ad altre delusioni!».

Tom­maso forse ha sentito più degli altri la sconfitta per questa morte in croce. Ma quando Gesù gli si presenta mostrando le piaghe aperte, le mani e il costato, egli si convince di non avere mai veramente dubitato. Ed esce nel più maturo atto di fede: «Mio Signore e mio Dio!». Alla fine sembra proprio Tommaso quello che esprime la fede più esplicita e matura. Gesù conclude, pensando ai futuri cristiani, e quindi a noi: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno».

 

Al centro Gesù risorto e vivo

Gesù accetta la sfida di Tommaso, ma accetta anche la sfida dell’uomo d’oggi. È il Gesù risorto che passa attraverso i muri, ma è anche il Gesù umanissimo e piagato, con i segni della passione. Il Gesù storico, che ha vissuto l’amicizia con Tommaso, che ha condiviso tutto con gli apostoli e porta nell’animo ciò che hanno vissuto insieme. «Toccatemi, datemi da mangiare», dice loro. Non li accusa, li accetta come sono e rinnova l’amicizia. È questo che può far crollare i Tommaso di ieri e di oggi.

Con la prima lettura siamo poi invitati a riflettere su quella Chiesa primitiva che comincia a esistere e che esprime nei rapporti reciproci uno spirito inedito. «È apparsa un’altra generazione…», scrive Gregorio di Nissa, riferendosi alla comunità nata dalla Pasqua, «un’altra maniera di vivere». È una comunità che vive la koinonìa, un’unione fraterna che condivide tutto, che si ritrova e si esprime nella frazione del pane. Ascoltano i racconti e la testimonianza di quegli apostoli che hanno vissuto con Gesù negli anni della vita pubblica e ai quali ha fatto il dono di ripresentarsi risorto. È una Chiesa che vive una fraternità che diventa normativa per la comunità cristiana di ogni tempo.

 

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Giovanni Paolo II ha voluto che l’ottava di Pasqua fosse la «Giornata della Misericordia», secondo la richiesta fatta da Gesù in una visione privata a Santa Faustina Kowalska, delle suore della Beata Vergine Maria della Misericordia a Varsavia, proclamata santa nel 2000. Il 22 febbraio 1931 Gesù ordinò a suor Faustina di dipingere un’immagine secondo un modello che le venne mostrato e le parlò della misericordia. Le disse: «Voglio che la prima domenica dopo Pasqua sia la festa della misericordia». Giovanni Paolo II ha consacrato nel 2002 a Cracovia il santuario dedicato proprio alla «Divina Misericordia». «La Provvidenza ha disposto che Giovanni Paolo II morisse proprio alla vigilia di questo giorno», ha detto Benedetto XVI, «nelle mani della Misericordia Divina. Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e di amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia».