Pubblicato il

1. Letture – I Avv A, 1° dic ’19

PRIMA LETTURA
Il Signore unisce tutti i popoli
nella pace eterna del suo Regno.

Dal libro del profeta Isaìa 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 121 (122)

R. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.


SECONDA LETTURA
La nostra salvezza è più vicina.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 13,11-14a

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (Sl 84,8)

Alleluia, alleluia.
Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.
Alleluia.


VANGELO
Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.

Dal Vangelo secondo Matteo 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

Pubblicato il

2. Esegesi – I Avv A, 1° dic ’19

VEGLIATE

Is 2,1-5 – Venite, saliamo al monte del Signore
Rm 13,11-14a – È ormai tempo di svegliarvi dal sonno
Mt 24,37-44 – Viene il Figlio dell’uomo

Di fronte a noi la pienezza della vita
Entriamo nel tempo dell’Avvento, tempo dell’attesa della venuta del Signore. Il giorno del Signore è stato annunciato da tutti i profeti e Gesù più volte ha parlato della sua venuta nella gloria quale Figlio dell’uomo, per porre fine a questo mondo e inaugurare un cielo nuovo e una terra nuova. L’immagine del diluvio può indurre a una concezione catastrofica della fine e del tempo, accentuando l’intreccio fra tempo e paura. Non è così. Il diluvio è piuttosto, secondo tutta la grande tradizione, profezia e immagine della Pasqua. Un mondo vecchio deve finire, e tutto, nell’arca e dall’arca, cioè in Cristo e da Cristo, deve risorgere nuovo. Questa è l’originalità assoluta che la fede cristiana assegna alla categoria del tempo e quindi alla prospettiva della storia. Non c’è davanti a noi la catastrofe della morte, ma la pienezza della vita (Is 2,4).

Verso una storia nuova
Se sappiamo che ci attende un giudizio divino, è importante sapere che tale giudizio farà riferimento alla responsabilità che abbiamo di fronte al compimento divino della storia (Mt 24,40-41). Noè rappresenta l’assunzione piena di questa responsabilità: egli «salva» la creazione accogliendola nell’arca di Cristo che è la Buona Notizia. Qui tutto «muore e risorge», tutto prende il nome nuovo, diventa segno e celebrazione del termine ultimo della storia che è «il Signore vostro» (Mt 24,42) e sta a indicare che Lui è il padrone della nostra casa e del nostro cuore. Il nostro sposo. Nel travaglio di questa storia ferita mortalmente, compito e responsabilità nostra è quello di «anticipare» la fine della storia, presentandola come realtà a cui tendere, anche se il compimento finale è nascosto. Così dobbiamo afferrare il futuro della pace finale attraverso parole, segni, e la vita stessa della nostra realtà. Anche se tutto è ancora buio, il nostro compito è provocare subito una manifestazione della luce, assumere in modo umile e trasparente la nostra condizione ferita, consolata e risanata da Dio. Questo si
ottiene rivestendoci di Cristo. Lui ricostruisce la dignità della persona, è il vestito nuovo per definire la creatura nuova.

Il presente, tempo di misericordia
Questa dignità nuova ci dona la consapevolezza del tempo presente e lo rende tempo opportuno, tempo di misericordia e di salvezza che accende la nostra attenzione. L’attenzione è il lievito del nostro vivere, è quell’atteggiamento che ci permette di riconoscere nell’arca una opportunità di salvezza, di essere «pronti» alla macina o nel campo per essere presi e non lasciati. È quel «di più», quell’essenziale, quell’oltre che ci dà il coraggio e la determinazione di spezzare le spade per costruire aratri e non imparare più l’arte della guerra, è la possibilità di svegliarci dal sonno, il germoglio da cui nasce la passione per ogni creatura, la gioia che ci permette di riconoscere che la salvezza è più vicina oggi di quando diventammo credenti.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Che cosa deve cambiare nella vita e nella storia di oggi?
– Che fare perché ci sia una manifestazione di segnali positivi?


IN FAMIGLIA
È importante essere pronti a cogliere ciò che capita e avviene.
Possiamo tenere viva e scrivere la parola “accorgersi”.
Accorgersi di ciò che avviene, delle persone che ci sono vicine,
accorgersi dei piccoli e grandi bisogni che si manifestano in famiglia.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

Pubblicato il

3. Annunciare la Parola – I Avv A, 1° dic ’19

• Is 2,1-5 – Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
• Dal salmo 121 – Rit.: Andiamo con gioia incontro al Signore.
• Rm 13,11-14 – La nostra salvezza è vicina.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza. Alleluia.
• Mt 24,37-44 – Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Le tre letture e il salmo illuminano, sotto diverse prospettive, il mistero dell’Avvento, quello della venuta del Signore.

PRIMA LETTURA
Il profeta riferisce una visione che annuncia il regno di Dio a Gerusalemme. Egli trasmette questa rivelazione agli abitanti della città e alla Giudea, ma tutti sono interessati da questa promessa, tutti sono invitati a questo raduno. Possiamo trovare la stessa rivelazione espressa in termini simili in Mic 4,1-3.
Questo raduno
– si terrà sul monte del Signore, a Gerusalemme, non più capitale politica, ma luogo elevato per eccellenza, poiché tutti gli altri sono scomparsi. Non ci si riunirà più per offrire sacrifici, ma per ascoltare la Parola del Signore;
– sarà universale: tutti gli uomini vi sono invitati e vi si recheranno insieme;
– sarà per tutti il giudizio di Dio, poiché sarà accettata da tutti la legge del Signore;
– allora si potrà instaurare la pace universale, finirà ogni guerra.
La stirpe di Giacobbe ha ricevuto questa promessa, l’ha accolta e ne ha vissuto, ma ormai ne è portatrice la Chiesa, che la ripete all’inizio dell’Avvento: tutti sono invitati a viverne, «camminando nella luce del Signore», in queste settimane che precedono il Natale.

SALMO
È un «salmo delle ascensioni», uno di quelli che gli Ebrei cantavano durante il loro pellegrinaggio alla città che accoglie la casa di Dio. Esso risponde alle parole di Isaia (1a lettura): Gerusalemme il luogo elevato di Dio, il Signore, il punto di convergenza in cui si radunano tutte le tribù; è la città della pace, quella pace che ogni pellegrino, al suo ritorno, dovrà portare agli altri. Gerusalemme è il segno della riunione definitiva di tutti gli uomini alla fine dei tempi. Gli uomini, in cammino per vie diverse, si raduneranno presso il Signore nella nuova Gerusalemme.

SECONDA LETTURA
Quest’esortazione morale deve essere situata nel contesto della lettera ai Romani. Paolo ha presentato la salvezza in Gesù Cristo come un passaggio dal peccato alla giustizia, dalla schiavitù della carne alla libertà secondo lo Spirito, dalla morte alla vita. Questo dinamismo cristiano si situa nella prospettiva del ritorno del Signore: Gesù Cristo ritornerà. Per esprimere questa certezza e trarne le conseguenze, Paolo si serve di tre serie di immagini ispirategli dal passaggio dalle tenebre alla luce.
Quando «il giorno è vicino», quando sorge l’alba, la notte volge alla fine; è il momento di uscire dal sonno: il cristiano sa che il Signore tornerà, come il sole che sorge («O Oriens…»); tutta la sua vita è illuminata da questa speranza e non può lasciarsi andare a una dolce sonnolenza.
Il cristiano non può essere l’uomo delle tenebre più oscure della notte: egli è «diventato figlio della luce» (Gv 12,36), deve quindi vivere «come in pieno giorno», rinunciando alle opere delle tenebre, alle sregolatezze di coloro che nascondono i loro vizi nella notte.
Il cristiano è così chiamato a uno sforzo costante, è impegnato in una lotta; per questo deve indossare le armi che gli assicurano la vittoria (cf Ef 6,11.13-17), «rivestirsi del Signore Gesù Cristo». Questo abito è per Paolo il segno della vita nuova del cristiano (Gal 3,27; Ef 4,24).
Il credente che aspetta così la venuta del Signore è già segno e testimone del mondo nuovo; è chiamato ad esserlo particolarmente in «questo tempo favorevole» di Avvento, mentre la Chiesa si orienta più risolutamente verso il ritorno di Gesù Cristo, e noi ci prepariamo a celebrare, la notte di Natale, il nostro Salvatore, Luce che viene a dissipare le tenebre della notte.

VANGELO
Matteo, nel suo discorso escatologico, come Marco e Luca, descrive dapprima la venuta del Figlio dell’uomo in una pagina apocalittica (Mt 24,1-36). Poi prolunga quest’annuncio del ritorno del Signore, ne precisa la descrizione per lasciare certi consigli illustrati da alcune parabole (24,36–25,46). Luca ha conservato alcuni consigli e alcune parabole; Marco non ne dice nulla. La pericope di questa domenica completa la descrizione (vv. 37-41) e riferisce alcune esortazioni morali (vv. 42-44).
La venuta del Figlio dell’uomo sarà improvvisa. Un paragone per sottolineare questo carattere repentino: il diluvio si è abbattuto su uomini spensierati, che vivevano senza sospettare nulla.
Al momento della sua venuta, il Signore eserciterà il suo giudizio definitivo; egli rivelerà le profondità del cuore di ciascuno. Anche se nessuna differenza esteriore appare fra due uomini o due donne occupati nello stesso lavoro, il giudizio finale rischia di separarli definitivamente, come le vergini stolte da quelle sagge. Al momento del giudizio, l’uomo sarà solo davanti a Dio.
Poiché lo spensierato non saprà far fronte a questo avvenimento che giungerà improvviso (cf la parabola delle vergini stolte), e il giudizio finale verterà sulla responsabilità personale di ciascuno (cf la parabola dei talenti), un consiglio s’impone: «Vegliate». La noncuranza sonnolenta è già un rifiuto di Cristo.
Il Signore viene: è una certezza, anche se egli sopraggiunge all’improvviso. Il paragone del ladro che agisce di notte illustra un secondo consiglio: «state pronti». «Se avessimo saputo… se fossimo stati avvertiti…», sono rimpianti che allora saranno inutili.
Vigilanza, disponibilità è l’atteggiamento del cristiano che aspetta il ritorno del Signore. Il credente deve preparare attivamente questa venuta, e lo fa restando fedele alla missione affidatagli (24,45-51). Egli si prepara al giudizio futuro, restando attento al presente (25,31-41); è questo l’atteggiamento del cristiano che vuole vivere l’Avvento della Chiesa.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La condizione del cristiano nel tempo
La settimana appena trascorsa si è svolta in modo del tutto simile alle altre, secondo lo stesso ritmo che si ripete ogni giorno. E poi? Qual è dunque il significato della nostra vita: dove andiamo? Domanda posta a tutta l’umanità: qual è il significato della storia del mondo? Un cammino progressivo… verso quale meta? L’Avvento è tempo di ripresa, l’ora del risveglio, il momento favorevole in cui la Chiesa ricorda la risposta di Cristo Gesù: egli sta per tornare e questo dà significato alla vita del cristiano e alla vita di tutta l’umanità.
Il Signore tornerà, è questa la nostra speranza
Quando tornerà? In che modo? Non sono queste le domande più importanti, è più urgente radicare nei nostri cuori la certezza di questa venuta di Cristo che rischia di sorprenderci (Vangelo). Questa certezza è affermata con forza da Paolo (2a lettura): «Il giorno è vicino… la nostra salvezza è più vicina ora». Paolo, ad un certo punto, dovette credere che il Signore non avrebbe tardato a tornare; ma per lui la certezza del ritorno è più importante della durata dell’attesa; egli annuncia sempre la Buona Novella nella prospettiva finale. Non esiste vita cristiana autentica se non è orientata verso questa meta: ecco una delle grandi differenze che separano i militanti cristiani dai non cristiani.
Il Signore, nel Vangelo, annuncia incessantemente la sua venuta: come è venuto una prima volta, egli ritornerà. Gesù nel suo messaggio promette il suo ritorno così come manifesta esplicitamente la sua vita in mezzo agli uomini. Allo stesso modo, dobbiamo sempre situare in una medesima prospettiva i due momenti di questa duplice venuta.
La vita cristiana acquista tutto il suo significato in questa prospettiva
Relativizzare le realtà di questo mondo: l’uomo non è soltanto una creatura terrena. Il cristiano non può limitarsi alle preoccupazioni terrene: «le opere delle tenebre»…, «la carne con i suoi desideri» (2a lettura); gli uomini prima del diluvio «non si accorsero di nulla…, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito». Preoccuparsi soltanto di queste cose, significa dar prova della spensieratezza condannata da Gesù (Vangelo). Per il cristiano, la preoccupazione del regno ha la priorità (Mt 6,24-33; Rm 14,17).
La lotta contro le tenebre (2a lettura) è possibile soltanto nella prospettiva luminosa e illuminante della venuta di Cristo. Per avanzare verso il «giorno del Signore» è necessario uscire dalla notte.
Noi siamo invitati a rimanere «svegli, vigilanti» (2a lettura, Vangelo). Si richiede spesso ai cristiani di essere uomini lucidi. Che cosa vediamo noi per prima cosa in una situazione, in un avvenimento, in un gruppo? Il nostro sguardo di redenti è illuminato dalla prospettiva del ritorno di Cristo?
Noi cogliamo il significato e il valore delle realtà di questo mondo nella speranza. Quali sono i nostri criteri abituali di valutazione? Il Signore sottolinea spesso la caducità di questo mondo per affermare l’importanza di ciò che ha un valore eterno: «La partecipazione a questo sacramento… ci sostenga, Signore, nel nostro cammino e ci guidi ai beni eterni» (orazione dopo la comunione).
Se siamo vigilanti, attenti, possiamo discernere in noi e attorno a noi i segni della presenza attuale del Signore. Egli è venuto e tornerà, ma viene anche nel nostro mondo di oggi, è questo il significato della celebrazione dell’Avvento e del Natale. Come preparare questa venuta del Signore? Come restare vigilanti, attenti?

La venuta del Signore è la riunione di tutti i popoli
Gli uomini aspirano a una riunione fraterna; i popoli cercano questi ravvicinamenti: la pace al di là delle lotte, la federazione al di là dei nazionalismi. È l’aspirazione di tutta l’umanità a diventare una comunità. Gli uomini vogliono celebrare questa vita comune; basta vedere il gusto per le grandi manifestazioni, tutti gli incontri delle feste di fine anno.
La storia della salvezza che si svolge nel tempo deve estendersi a tutta quanta l’umanità: «affluiranno tutte le genti» (1a lettura).
Dio stesso vuole radunare tutti gli uomini, è questo il fine della storia della salvezza.
I fallimenti nelle riunioni degli uomini dimostrano che l’uomo è incapace di realizzare da solo ciò a cui aspira maggiormente, e questo è vero a partire da Babele. La venuta del Signore è presentata come un raduno universale; cf Mt 25,31-32: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria… saranno riunite davanti a lui tutte le genti».
Il diluvio (2a lettura) non è soltanto un castigo esemplare, ma il segno di Dio che salva radunando coloro che gli sono rimasti fedeli. Alla dispersione di Babele corrisponde il raduno nella Chiesa, a partire dalla Pentecoste.
«Verranno molti popoli…»
È in primo luogo uno sguardo sulla storia degli uomini: tutti coloro che camminano, pur senza saperlo, verso la luce, coloro che vivono il Vangelo pur senza conoscerlo. Tocca ai credenti essere sensibili a questo cammino progressivo e rendere grazie per esso. Quali segni vediamo oggi di questo progresso verso il raduno universale?
È compito dei credenti affrettare questo cammino progressivo, rivelare che Dio vuole riunire tutti gli uomini.
La Chiesa che raduna i credenti è segno della convocazione universale alla fine dei tempi.
In che modo le nostre comunità sono segni della salvezza universale? Sono sufficientemente orientate verso gli altri? Verso la venuta di Cristo?


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno A, tempi forti – Elledici 2003)

Pubblicato il

4. Parola da Vivere – I Avv A, 1° dic ’19

VEGLIATE
Solo chi vive la «consapevolezza del tempo» (cf Rm 13,11) può accogliere l’invito di Gesù: «Vegliate, vigilate». Il cristiano è per definizione una persona vigilante, attenta, tesa verso la meta del suo cammino: l’incontro con il Signore che viene. La vigilanza richiede una grande capacità di preghiera e di lotta per non essere intontiti, in balia di falsi affanni, preda dello stordimento.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

Pubblicato il

5. Preghiere dei Fedeli – I Avv A, 1° dic ’19

Invito alla vigilanza

Celebrante. Cominciando il nuovo anno liturgico, il Signore ci sollecita alla vigilanza. Nella Preghiera dei fedeli gli chiederemo la consapevolezza della fede, e il dono della coerenza nella carità.

Lettore. Preghiamo insieme: Visita il tuo popolo, Signore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Pellegrina nel mondo, essa ha il compito di tenere desta negli uomini l’aspirazione ai valori dello spirito.
Perché sappia suscitare in tutti il desiderio di quel regno d’amore che il Signore Gesù è venuto a instaurare in terra, preghiamo.

2. Per il nuovo anno liturgico che oggi comincia. La Chiesa ci invita a viverlo come occasione per approfondire le verità della nostra fede, e per testimoniarle nell’impegno di ogni giorno.
Perché sappiamo trovare ogni domenica nella messa quel nutrimento dello spirito che ci occorre per amare di più il Signore e i fratelli, preghiamo.

3. Per la valorizzazione del tempo. Alcuni trovano il tempo troppo lungo, vorrebbero «ammazzarlo». Altri non hanno tempo per fare tutto e vivono in affanno. Chi vuole la settimana di 35 ore, e chi vorrebbe 35 ore al giorno.
Perché scopriamo il senso della nostra vita nel suo orientamento a Cristo, che è signore del tempo, preghiamo.

4. Per coloro che sono come prigionieri della civiltà del benessere. Molti vivono dai tetti in giù, preoccupati soltanto di conseguire una felicità terrena.
Perché il Signore che viene li porti a scoprire il valore della nostra esistenza nel suo progetto d’amore, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Non pochi accanto a noi, forse nella nostra stessa famiglia, tirano avanti nell’indifferenza, e con fede tiepida.
Perché la nostra attesa del Signore che viene sia vigile e operosa, e diventi testimonianza credibile per questi nostri fratelli, preghiamo.

Celebrante. O Padre, vogliamo camminare insieme verso di te. Ravviva in noi il desiderio di incontrarci personalmente nelle nostre chiese con il tuo figlio Gesù, per ricevere da lui un solido orientamento nella fede e l’impulso a operare nella carità. Per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

Pubblicato il

7. Aforismi – I Avv A, 1° dic ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

UN RILIEVO DI IGNAZIO SILONE
«Certi cattolici attendono la seconda venuta di Cristo
più o meno con la stessa indifferenza
con cui attendono l’arrivo dell’autobus alla pensilina».

«TENETEVI PRONTI»: GLI SCOUT E TUTTI QUANTI
Tenetevi pronti: così la CEI ha tradotto l’espressione latina «Estote parati», che si trova nel Vangelo di oggi (in Matteo 24,44 e anche in Luca 12,40). L’espressione condensa bene l’atteggiamento suggerito da Gesù ai suoi discepoli, per il tempo di attesa tra le sue due venute. Un programma, affascinante, e quasi inquietante. Il nostro non è tempo per dormire. Sir Robert Baden-Powell, il grande educatore, fondatore del Movimento Scout,
ha fatto proprio quel motto e lo ha proposto ai ragazzi di tutto il mondo. Gli piaceva molto già per una casuale fortunata coincidenza: nella formulazione inglese «Be Prepareted» esso presentava le sue iniziali.
Ma, si capisce, il motto gli piaceva perché da bravo cristiano vedeva nel motto un formidabile programma di vita da proporre ai ragazzi di tutto il mondo. E lo ha esplicitato così: «Siate pronti, in spirito e corpo, per compiere il vostro dovere».

Ecco un singolare commento proposto dal Movimento Scout agli scout d’Italia:
«Il motto scout racchiude – condensandola in poche parole – l’essenza stessa dello spirito scout e dei principi dello scautismo. Esso spinge anche lo scout alla messa in pratica del vivere coerentemente secondo i dettami della Promessa e della Legge scout.

Sii pronto!: È questo il motto che contraddistingue gli Scouts di tutto il mondo, che li accomuna e li accompagna nel quotidiano.
Sii pronto! non è solo un semplice motto… Il cappellone, i pantaloncini corti, la camicia con le maniche raccolte, i calzettoni, il fazzolettone, non rappresentano una semplice divisa per riconoscersi, per distinguersi dagli altri, ma sono una seconda pelle cucita sui valori e sui fondamenti del metodo educativo e formativo ideato da sir Robert Baden-Powell. Metodo sempre attuale, e in continua evoluzione.
Sii pronto! È vivere un semplice insegnamento: «lascia il mondo un po’ migliore di come lo hai trovato». Una promessa, un impegno, un servizio, una vocazione… é fratellanza, solidarietà, amore, carità… Lungimirante quasi quanto un altro insegnamento rivoluzionario: «ama il prossimo tuo».
Sii pronto! non è un motto fine a se stesso… Chi ricorda «la promessa scout» la vive comunque, nelle semplici azioni quotidiane: «una volta scout, sempre scout… Buona strada!».
Quanto al solito impertinente Pierino La Peste, riferiscono che per una piccola svista ha letto il motto latino così: «Estote pirati»


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

Pubblicato il

8. Canto Liturgico – I Avv A, 1° dic ’19

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

NOI VEGLIEREMO – Domenico Machetta
(Nella Casa del Padre, n. 690 – Elledici)

Rit. Nella notte o Dio noi veglieremo
Con le lampade vestiti a festa
Presto arriverai e sarà giorno

1. Rallegratevi in attesa del Signore
Improvvisa giungerà la sua voce
Quando Lui verrà sarete pronti
E vi chiamerà amici per sempre

2. Raccogliete per il giorno della vita
Dove tutto sarà giovane in eterno
Quando Lui verrà sarete pronti
E vi chiamerà amici per sempre

Pubblicato il

9. Narrazione – I Avv A, 1° dic ’19

IL DIAVOLETTO DISPETTOSO

C’era una volta un diavoletto vispo e malizioso che invidiava con tutte le sue forze e la sua cattiveria la felicità degli esseri umani.
Si divertiva a tormentare soprattutto i bambini, seminando litigi e baruffe nelle scuole.
C’era un periodo dell’anno che odiava in modo particolare: quello natalizio.
Un periodo in cui sulla terra viaggiavano soprattutto gli angeli, la gente si sentiva più buona e i diavoli venivano mandati al diavolo!
Così, un anno, escogitò un piano che definire diabolico è il meno che si possa dire.
Espose il suo malvagio disegno al gran capo dei diavoli, Satanasso in persona, che gli batté una gran manata sulle spalle squamate sghignazzando:
«Magnifico, ragazzo mio! Una vera diavoleria!».
Il piano del maligno diavoletto prevedeva un obiettivo: una famiglia felice scelta a caso.
La prescelta fu la famiglia Marchi.
L’ignara famiglia Marchi si era preparata al Natale con la consueta cura e una certa eccitazione:
sulla porta di casa troneggiava una ghirlanda verde e rossa, il calendario d’Avvento aveva tutte le finestrelle aperte da cui occhieggiavano santi e sante,
il presepio occupava praticamente tutto l’ingresso con decine e decine di statuette,
pecorelle, oche, galline, montagne di carta, laghetti di frammenti di specchio e una superba grotta sormontata da angioletti legati all’attaccapanni;
nel salotto, l’albero di Natale faceva piovere le sue luci colorate tra palline rosse e blu e cioccolatini;
i regali erano accuratamente ammucchiati in un angolo, mentre il profumo dei dolci e della pasta fatta in casa si diffondeva dalla cucina.

Una magnifica, grassa, serena vigilia di Natale, come tante altre.
Marta e Matteo, 7 e 10 anni, arrivarono dall’Oratorio, dove avevano provato i canti per la Messa solenne.
Erano passati davanti al Supermercato e discutevano con le guance arrossate dal freddo e gli occhi luccicanti.
«Era veramente Babbo Natale!».
«No. Babbo Natale è più grasso e più vecchio!».
«Era lui! E mi ha detto che stanotte verrà da noi… dopo Gesù Bambino».
«Ma se aveva la barba finta!».
«Adesso basta, bambini!» li interruppe la mamma, che trafficava in cucina.
«Questa è la notte di Natale. Andate a prendere la statuetta di Gesù Bambino e mettetelo sulla mangiatoia. Senza abbattere cascate e ponti come l’anno scorso…».
Proprio in quel momento entrò in azione il perfido diavoletto.
«Gesù Bambino non c’è più! È sparito!» gridarono i bambini.
«Guardate vicino al presepio».
«Il presepio non c’è più!».
La mamma si sporse dalla cucina: «Non dite stup… Accidenti! È vero!».
L’ingresso era desolatamente vuoto.
Mamma e bambini corsero in salotto: l’albero di Natale non c’era più.
E neanche i regali.

In quel momento arrivò il papà.
Aveva l’aria un po’ stupita e togliendosi il cappotto disse: «Perché avete spento le luci colorate e tolto la ghirlanda dalla porta?».
Si guardarono tutti e quattro allibiti. Ma che cosa stava succedendo?
Era sparito anche il calendario dell’Avvento e anche le lettere a Gesù Bambino sul comò non c’erano più.
Poi, in un attimo di panico, tutti e quattro si resero conto che un’altra cosa non c’era più: il profumo di cose buone.
Corsero in cucina: panettone farcito, spumante, arrosto, la panna, gli agnolotti… tutto sparito.
Anche la tovaglia rossa con le stelline d’oro, il centrotavola con le candele e i rametti di agrifoglio, il secchiello d’argento per lo spumante.
«Oh no!» esclamò Matteo «Anche il panettone!».
«Ma che razza di diavoleria…» sbottò il papà.
Senza saperlo aveva indovinato.
«Ormai tutti i negozi sono chiusi» disse la mamma sconsolata.
«Forse è rimasto qualche uovo per la cena…».
«E poi andiamo a dormire.. o guardiamo la tv…» disse il papà, ancora scombussolato dalla sorpresa.
«Ma è Natale!» gridarono Marta e Matteo con le lacrime agli occhi.
«Non abbiamo più la corona, il calendario, il presepio, l’albero…» protestò veemente Marta.
«E neanche i regali!» aggiunse Matteo.
«E il panettone farcito, gli agnolotti e lo spumante…» brontolò il papà.
Anche la mamma aveva le lacrime agli occhi, ma tentò un lieve sorriso:
«Però il Natale è un’altra cosa. C’è qualcosa che nessuno può portare via!».
«È vero, accidenti!» esclamò il papà. «Nessuno può rubare il nostro vero Natale!».
Allargò le braccia e strinse a sé moglie e bambini.
«Sapete che facciamo? Andiamo fuori e festeggiamo alla luce delle stelle. Copritevi bene e usciamo!».
Nel piccolo giardino arrivava solo la luce dei lampioni e delle finestre delle case vicine.
Come quattro naufraghi che si ritrovano salvi su un’isoletta, mamma, papà e bambini si abbracciarono stretti stretti.
«In fondo, quando Gesù è venuto non aveva neanche il piumino» disse il papà.
«Aveva l’asino e il bue» replicò Marta.
«Anche noi li abbiamo…» insinuò maliziosamente Matteo indicando la mamma e il papà. Scoppiarono a ridere, stringendosi ancora di più.
«Volevo dire Maria e Giuseppe» si corresse ridendo Matteo.
Erano insieme e si amavano e forse era quello il Natale.
In quel momento, una stella si dilatò e rivelò un lunga coda luminosa,
come una scia di luce che lasciò cadere sulla famigliola una pioggia di stille luminose.
Fu un attimo, ma la videro nettamente.
Improvvisamente furono inondati dalla gioia del vero Natale e si sentirono felici come non mai.
Dietro un cassonetto della spazzatura, il diavoletto dispettoso per la rabbia si rosicchiò gli unghioni fino a farli scomparire per sempre.

Contano le persone, non le cose.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 413 – Elledici 2016)