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2. Letture e introduzioni – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

Tutto l’Antico Testamento è preparazione e attesa di Gesù. Mosè inviterà gli ebrei ad attendere un nuovo liberatore, un altro come lui, perché Dio non abbandona il suo popolo. Sin dall’inizio della sua predicazione, Gesù si rivela come il profeta atteso. La sua parola colpisce chi lo ascolta: Gesù parla con autorità e trasmette insegnamenti nuovi. Lo fa attraverso le parole, ma anche e di più con la sua vita e i miracoli.

PRIMA LETTURA

Notti di affanno mi sono state assegnate.

Giobbe è un uomo diventato il simbolo dell’uomo che soffre, dell’uomo schiacciato dal dolore. Si lamenta con Dio per quanto gli sta capitando. Non sopporta più le notti insonni, i giorni che passano senza speranza, e prega che il Signore della vita gli usi misericordia e gli venga in aiuto. 

 Dal libro di Giobbe.                                                                                                     Gb 7,1-4.6.7

Giobbe parlò e disse:
«L’uomo non compie forse un duro servizio sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario, così a me sono toccati mesi d’illusione
e notti di affanno mi sono state assegnate. Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
I miei giorni scorrono più veloci d’una spola, svaniscono senza un filo di speranza.
Ricòrdati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                Dal Salmo 146 (147)

È bello lodare Dio. Egli conosce ogni cosa e le accompagna con la sua bontà e la sua sapienza. Abbassa gli empi e si compiace degli umili.

Rit. Risanaci, Signore, Dio della vita.

È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

Grande è il Signore nostro, grande nella sua potenza;
la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
ma abbassa fino a terra i malvagi.

 SECONDA LETTURA

Guai a me, se non annuncio il vangelo.

Paolo afferma di essere soprattutto un predicatore, un annunciatore del Vangelo, ma questo non lo inorgoglisce, perché ne sente la responsabilità. È questo infatti l’incarico che gli è stato affidato dal Signore. E proclama di predicare il Vangelo gratuitamente, con la massima disponibilità, facendosi servo di tutti, pur di «salvare a ogni costo qualcuno». 

 Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                              1Cor 9,16-19.22-23

Fratelli, annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo!
Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo.
Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Mt 8,17

Alleluia, alleluia.

Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie.

Alleluia.

VANGELO

Guarì molti che erano affetti da varie malattie.

L’evangelista Marco descrive una giornata di Gesù. Prima va in sinagoga, poi resta ospite a casa di Pietro e Andrea. Qui guarisce la suocera di Pietro e trascorre il pomeriggio con loro. A sera vengono tantissimi ammalati per essere guariti. All’alba del giorno dopo, quando è ancora buio, Gesù cerca un posto deserto per pregare. Cercato dagli apostoli, parte con loro per annunciare il Vangelo altrove.

Dal vangelo secondo Marco.                                                                                      Mc 1,29-39

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 7 febbraio 2021


7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Questo brano di Vangelo sembra presentare una giornata tipo di Gesù. Egli passa dalla sinagoga alla casa di Pietro e Andrea. Guarisce la suocera di Pietro e incontra una folla di ammalati, anzi, «tutti» gli ammalati e gli indemoniati della città, dice il Vangelo. È così diffusa la malattia! Gesù ne guarisce molti, preso dalla misericordia. Lo si vede qui e in tante altre circostanze in cui non riesce per così dire a frenare la sua compassione per l’uomo e la donna che soffrono.

Gesù guarisce
La prima lettura presenta il lamento di Giobbe. Dice: «La vita è un soffio». Tra le tante definizioni, questa sembra la più pessimistica, ma esprime tutta la brevità e l’inconsistenza del nostro esistere su questa terra. «I giorni scorrono più veloci di una spola». Il Vangelo presenta quasi una risposta a tanto pessimismo. Una parola di speranza espressa nei gesti di Gesù che compie miracoli. Un terzo del Vangelo di Marco presenta miracoli. I Vangeli domenicali di quest’anno ce li presentano fino alla nona domenica. Ma spesso si sospende prima, per l’inizio della Quaresima.
Gesù guarisce la suocera di Pietro. Le si avvicina, la solleva prendendola per mano. È una scena piena di umanità. Un rabbino non si sarebbe mai degnato di accostarsi a una donna e di prenderla per mano. Alla fine la suocera di Pietro si direbbe che ricambia e tutto appare singolarmente umano: appena non ha più la febbre, si mette a servire Gesù e gli altri.  

Noi e la malattia
Dobbiamo anzitutto toglierci due idee sbagliate, ma molto diffuse: la prima, che se stiamo male è per un castigo di Dio, o perché Dio non ci ama; la seconda, che sia facile avere fede quando si è ammalati. Perché non è così. Anzi, la malattia è una tentazione proprio contro la bontà di Dio. Non per niente, c’è un sacramento specifico per trovare la forza di sopportare la malattia grave.
Il senso della sofferenza ci sfugge. I tentativi di comprendere il dolore e la sofferenza si rivelano fallimentari anche per i cristiani. Non si può che tacere, come farà Giobbe di fronte al mistero del suo dolore. Sapendo che Dio è dalla nostra parte, perché vede la nostra sofferenza: in Gesù l’ha condivisa e l’ha salvata.
Ogni sofferenza è un invito a imparare ad amare, a scoprire la solidarietà. I miracoli di Gesù sono un appello a metterci a servizio dell’uomo, a mettere le risorse della scienza e della medicina a servizio dell’amore, anche se può sembrare utopistico.
La malattia ci rivela nella nostra piccolezza e fragilità. Pone interrogativi angoscianti sul senso della vita e del dolore. Ma la malattia aiuta anche ciascuno a entrare in se stesso, a vivere in modo meno superficiale, a dare un senso ai suoi giorni.

La preghiera di Gesù
Quella raccontata dal Vangelo di oggi è in qualche modo una giornata trionfale per Gesù, e avrebbe potuto lasciarsi prendere dall’entusiasmo. Invece appena può si ritira a pregare. Durante il giorno è stato preso dall’incontro con gli uomini, a contatto con la sofferenza e la malattia; di notte si incontra con il Padre e − non c’è dubbio − presenta al Padre le sofferenze dell’uomo.
Gesù anche in altre circostanze si alza prestissimo e si raccoglie in preghiera quando è ancora buio, in un luogo solitario. Sappiamo che la preghiera è di grande aiuto per comprendere il significato delle nostre sofferenze, ma anche per avere la forza e l’entusiasmo per portare il Vangelo ai nostri fratelli. Tutto questo è detto per noi. Se Gesù ha avuto bisogno della preghiera, è grave che noi ne facciamo così facilmente a meno. Qui si parla di preghiera vera, personale, di un dialogo intimo con il Padre.Tanti cristiani fanno solo l’esperienza della preghiera biascicata e di domanda, oppure si lasciano smuovere solo dallo straordinario, per il quale sono disposti ad affrontare anche lunghi viaggi e pesanti disagi. Mentre per la preghiera del cuore, quella che alimenta la fede quotidiana e attinge alla Parola di Dio, il tempo non lo si trova facilmente.

Guai a me se non evangelizzo
E poi c’è la predicazione. Quella di Paolo e degli apostoli, quella di Gesù. Egli predica dove c’è la gente: nella sinagoga, all’aperto, nelle piazze. Il mistero dell’incarnazione, cioè il fatto che Dio si è fatto uomo – “parola”, per incontrarci e parlarci – ci dice che la predicazione è parte integrante del messaggio cristiano. È questo il senso delle parole di Paolo, il significato del suo zelo missionario, la sua riconoscenza per essere stato chiamato a essere servitore della parola. Paolo è diventato veramente un uomo nuovo, ha un fuoco dentro ed è pieno di passione per il vangelo. Ci ricorda che annunciare il vangelo è una conseguenza dell’esserci incontrati con Cristo.
Dicevamo che nella Parola di Dio di quest’oggi viene tracciato un identikit di Gesù, ma in realtà anche del cristiano. Solidale e amorevolmente vicino a chi soffre; contemplativo anche all’interno della propria attività, annunciatore del Vangelo: così è il cristiano, che non interrompe il passaparola ricevuto dagli apostoli e continua nell’oggi la predicazione di Gesù.

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

«Il Dio vivo è un Dio nomade che cammina con i diseredati della Terra. Come diceva l’amico Turoldo, forse “anche Dio è infelice”, soffre con noi, con i perdenti della Storia. È il Dio che ha viscere di donna, viscere materne, che è toccato dalla sofferenza di Wangoi, di Njeri, di Minoo. È il Dio crocifisso, il Dio impotente. Sto forse bestemmiando? Ma anche Gesù ha bestemmiato nella sua vita: “Bestemmia”, dicevano i sacerdoti; e Lui, sulla croce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”» (Alex Zanotelli).

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4. Parola da Vivere – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

COMMENTO

L’autore del libro di Giobbe non trova una risposta di senso per il dolore dell’innocente, solo chiede di avere fiducia in Dio che tutto sa, anche ciò che l’uomo non può comprendere. Gesù, a questa domanda drammatica degli uomini di ogni tempo, non offre una risposta teorica, ma condivide la condizione dell’innocente perseguitato e ucciso e mostra che il Figlio di Dio soffre proprio come ogni uomo e con il suo sacrificio è causa di salvezza dell’umanità.
L’amore di Cristo è totalmente gratuito e non arretra di fronte alle difficoltà, alla persecuzione e alla morte. Da lui l’apostolo Paolo ha imparato la gratuità nel portare il Vangelo ai pagani, perché non c’è dono più grande di questo: offrire a tutti la strada della conoscenza di Dio e della salvezza eterna.
L’amore di Gesù si diffonde nella vita quotidiana. È questo che prova a mostrare Marco, presentandoci una giornata-tipo di Gesù.
La prima scena è familiare. Dopo l’ascolto della parola di Dio nella sinagoga, Gesù e i suoi primi discepoli si spostano in casa e lì trovano un problema: la suocera di Pietro ha la febbre. In quel tempo la febbre era considerata malattia in sé, non solo un sintomo. Probabilmente ella era la donna che “governava” la casa. Possiamo immaginare che, per la presenza di ospiti in casa, ci sia stato del disagio, per quanto piccolo e risolvibile diversamente. Ma Gesù la guarisce. Può sembrare un miracolo piccolo e semplice, invece è molto significativo: i discepoli, che non sanno come intervenire, pregano; Gesù si fa vicino all’inferma, la prende per mano e la “risuscita” (il verbo usato è quello della risurrezione); la donna riacquista la piena salute. Quindi Marco sottolinea la conclusione: ella si mette a servire. Il legame tra il dono della guarigione e il servizio ai fratelli è un elemento di non piccola importanza per la vita spirituale e la carità quotidiana di una comunità cristiana.
La seconda scena è collocata dopo il tramonto, quando, finiti gli obblighi del sabato, ci si poteva muovere liberamente. Gesù si reca nel luogo in cui la gente si raduna e così incontra “la città” e si prende cura di chi ha bisogno. Non aspetta, va dove ci sono le persone bisognose della sua parola e del suo aiuto. Ma non accetta pubblicità, tanto meno dai demòni che è venuto a scacciare, perché la conoscenza che hanno di lui non è legata alla fede e all’amore, ma alla paura. Egli vuole che la gente impari a riconoscerlo Messia da come lui parla e agisce, e non dalla paura rabbiosa dell’avversario.
La terza scena è più complessa. Gesù si alza di notte e si apparta per pregare. La preghiera per lui è il dialogo di amore con suo Padre, che gli serve come l’aria che respira e da cui trae chiarezza per la sua missione ed energia per portarla avanti. I discepoli invece non lo capiscono (è la prima di una lunga serie di incomprensioni), anzi sembra che lo rimproverino, dicendogli più o meno così: «Come mai sei qui, dal momento che tutti ti cercano? Ieri hai avuto molto successo, perché non ti preoccupi di utilizzarlo?». Ma Gesù, fresco di dialogo con il Padre, sa bene cosa deve fare: andare altrove per annunciare il Vangelo, libero da qualunque legame o interesse personale.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. La suocera. Il Signore ogni giorno ci fa dei doni, non principalmente per il nostro benessere psico-fisico, ma anzitutto per metterci in condizione di amare e servire i fratelli.
  2. Gesù va dove si raduna la gente e dove chi ha bisogno può incontrarlo. Certamente questo atteggiamento di Gesù interpella tutta la Chiesa: i vescovi, i preti, i diaconi, i laici impegnati, e ciascuno di noi.
  3. Gesù fa tacere i demòni, non vuole pubblicità da loro. Quanti, senza fede autentica, elogiano la Chiesa, i suoi insegnamenti e i suoi “valori” per interesse politico o ideologico, somigliano a quei demòni. Gesù li farebbe tacere.
  4. Gesù ha bisogno di pregare. Dall’incontro con il Padre riceve consapevolezza di sé, chiarezza per la missione e libertà assoluta da tutti i condizionamenti. Gli apostoli non sono ancora liberi dalla mentalità di questo mondo. E noi?

Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018

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5. Perdono e Preghiere dei Fedeli – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore Gesù, tu restituisci al peccatore la dignità di figlio di Dio, abbi pietà di noi.
  • Cristo, che risani nella tua misericordia le ferite del nostro peccato, abbi pietà di noi.
  • Signore, tu conosci la povertà del nostro cuore, ma anche ogni nostro gesto di amore, abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. Fratelli e sorelle carissimi, chiamati a seguire Gesù nella vicinanza solidale con gli ammalati, e nell’impegno dell’evangelizzazione, ci rivolgiamo al Padre pieni di fiducia, dicendo insieme:

Padre, ascoltaci.

  • Per la santa Chiesa, perché sappia rendersi sempre più sensibile a ogni sofferenza umana, preghiamo.
  • Per la società civile e per quanti ne hanno la responsabilità, perché promuovano iniziative di speranza e di solidarietà, preghiamo.
  • Per i ministri straordinari dell’Eucaristia, per i volontari della sofferenza e per chi si mette a servizio di chi è provato nel corpo e nello spirito, preghiamo.
  • Per la nostra comunità, che nel ritrovarsi ogni domenica fa esperienza di fraternità e di preghiera, perché come san Paolo cresca nella capacità di evangelizzare, preghiamo.

Celebrante. Signore Gesù, che se venuto tra noi a condividere la nostra vita e i nostri problemi, fa’ che ti imitiamo nel donare la nostra vita ai fratelli, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

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6. Vignetta di RobiHood – 7 febbraio 2021

7 febbraio

5ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Una giornata di Gesù

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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Recensione del libro “Dio al centro” di Vito Spagnolo

Dio al centro

Il cammino della preghiera

Dal mensile della Famiglia Paolina “Il cooperatore paolino”.

Il volume del prete paolino don Vito Spagnolo traccia un cammino non facile che mira a recuperare la presenza di un «Dio lontano» che, se coinvolto quotidianamente nelle nostre scelte e nelle nostre azioni, può trasformare radicalmente la nostra vita.

Mettere Dio al centro significa vivere non per se stessi, ma per Lui. Questa disposizione è indispensabile in colui che vuol pregare.

«Il centro più profondo dell’anima è Dio», dice San Giovanni della Croce. In questa verità si trova la giustificazione di tutte le forme di orazione intese come «preghiera del cuore». È nella preghiera che si fa esperienza dell’amore di Dio. Lui solo ci può cambiare, trasformare, trasfigurare. Dio è presente nel mondo in molteplici modi. E presente nel creato, nei sacramenti e in maniera speciale nell’Eucarestia. Ma, è anche in noi stessi.

«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?», dice Paolo ai Corinzi. Il cristiano può così sempre rientrare in se stesso e là troverà Dio.

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2. Letture e introduzioni – 31 gennaio 2021

31 gennaio

4ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, Parola di Dio che sorprende e libera

Tutto l’Antico Testamento è preparazione e attesa di Gesù. Mosè inviterà gli ebrei ad attendere un nuovo liberatore, un altro come lui, perché Dio non abbandona il suo popolo. Sin dall’inizio della sua predicazione, Gesù si rivela come il profeta atteso. La sua parola colpisce chi lo ascolta: Gesù parla con autorità e trasmette insegnamenti nuovi. Lo fa attraverso le parole, ma anche e di più con la sua vita e i miracoli.

PRIMA LETTURA

Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.

È Dio che sceglie i suoi profeti, e Mosè preannuncia per Israele un grande profeta, simile a lui. Egli parlerà a nome di Dio, che metterà sulla sua bocca le sue parole. In realtà Gesù è ben più grande di Mosè. 

Dal libro del Deuteronomio.                                                                Dt 18,15-20

Mosè parlò al popolo dicendo: «Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                                                                    Dal Salmo 94 (95)

Il salmista invita a riconoscere e ad adorare la bontà di Dio. Ed esorta ad ascoltarlo e a seguirlo, richiamandosi all’infedeltà del popolo durante la traversata del deserto.

R. Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA

La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.                   

Continua la lettera di Paolo ai Corinzi. A quella città moderna ed evoluta Paolo propone come valore non solo il matrimonio, ma anche la verginità per il regno dei cieli. Chi si sposa, dice Gesù, si preoccupa di piacere alla moglie o al marito, mentre chi rimane vergine si preoccupa prima di tutto delle cose del Signore.   

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi.                                            1Cor ,32-35

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO         Mt 4,16

Alleluia, alleluia.

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.

Alleluia.

VANGELO

Insegnava loro come uno che ha autorità.

Ancora un brano dal primo capitolo del Vangelo di Marco. Gesù parla nella sinagoga di Cafarnao e la gente prova per lui grande ammirazione. Gesù prende la parola come un semplice ebreo, ma lo fa con autorità e a titolo personale, non come i maestri della legge. E conferma ciò che dice con i miracoli.

Dal vangelo secondo Marco        Mc 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

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3. Annunciare la Parola – 31 gennaio 2021


31 gennaio

4ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù, Parola di Dio che sorprende e libera

PER RIFLETTERE E MEDITARE

Siamo agli inizi del Vangelo di Marco, Gesù si trova a Cafarnao. Sarà questa la sua città negli anni della vita pubblica. Più evoluta di Nazaret, posta presso il lago di Tiberiade, è a Cafarnao che si dà alla predicazione e compie molti dei suoi miracoli. È sabato ed entra nella sinagoga con gli apostoli. Forse Gesù questa volta è solo di passaggio, ma la sua presenza non passa inosservata.

Una parola che affascina

I primi otto capitoli di questo Vangelo, cioè metà del testo di Marco, sono un susseguirsi di interrogativi su Gesù: quest’uomo sorprende, stupisce e suscita domande su quello che dice, per quello che fa e per quello che è. In quella sinagoga Gesù non ha titoli particolari per predicare, non è un sacerdote, non è uno scriba. È un laico, un uomo adulto. Può parlare solo a questo titolo. Ma lo invitano a leggere un passo della Bibbia e a commentarlo e lui lo fa a modo suo, con autorità. La gente è colpita dal suo modo di insegnare e di parlare. Non conosciamo le parole che ha pronunciato, ma colpisce soprattutto il suo modo di insegnare, così diverso da quello degli scribi e dei farisei. Gesù parla a titolo personale, con l’autorità stessa di Dio e in questo caso conferma le sue parole con un miracolo straordinario, liberando un uomo dallo spirito impuro.
Il fascino della sua parola e la concretezza di ciò che dice nascono anche dal fatto che Gesù conosce molto bene le condizioni di vita di quella gente, di chi va ad ascoltarlo e lo segue. Le sue parole partono dalla vita e giungono al cuore. Sono messaggi accessibili, facili da capire.
Gesù non è solo un oratore brillante: interpreta la legge (la torah) in modo innovativo e provocatorio. Le sue parole sono piene di bontà e di comprensione nei confronti di un popolo che si aspetta finalmente una parola di speranza. Gesù rivela soprattutto un nuovo volto di Dio. Non di un Dio di cui si deve avere paura. Le sue sono parole di salvezza, di misericordia, di perdono incondizionato.

Una parola che libera

Come dicevamo, le parole di Gesù sono rafforzate da un gesto di liberazione. Infatti, non si sa come mai, in quella sinagoga vi è un uomo posseduto da uno spirito impuro. Egli non avrebbe dovuto trovarsi lì, perché gli immondi non venivano ammessi al culto, ma Gesù intesse con lui un dialogo incalzante e per più versi drammatico. Il testo di Marco ha la freschezza di un racconto, di un testo teatrale. Da una parte quell’ammalato rivela l’identità di Gesù («Io so chi tu sei: il santo di Dio»), dall’altra gli chiede di stare lontano da lui, di non rovinarlo. Anche in altre occasioni chi è impossessato dal demonio reagisce con isteria e paura di fronte a Gesù.
A quel tempo non era facile distinguere tra «possessione diabolica» e una grave malattia (epilessia, parkinson). Forse nemmeno oggi. Ma allora era più facile trovare persone schiacciate dalla paura dei demoni e da gravi malattie inguaribili.
Gesù restituisce a quell’uomo la piena dignità e lo libera. È un giorno di sabato, ma Gesù anche in questo modo insegna “con autorità”. Perché lui è signore anche del sabato.

Una parola alternativa

La parola di Gesù che libera quell’impuro ci coinvolge, ci riguarda. Anche noi, come quell’uomo, di fronte al nostro bisogno di liberarci e convertirci, come chiede Gesù sin dall’inizio della sua predicazione, ci difendiamo e vorremmo dirgli, come quel posseduto di Cafarnao: «Sei venuto a rovinarci?». Incredibilmente lo facciamo proprio per non consegnarci e arrenderci a lui, per paura che compia anche in noi il miracolo di renderci nuovi.
Oggi più che mai la parola autorevole di Gesù dovrebbe diventare per noi il punto fermo di riferimento. Di fronte ai numerosi pseudo maestri e ai tanti condizionamenti del nostro tempo, dovremmo ancorarci al “Santo di Dio”, a colui che dice “parole di vita eterna”, che danno un senso pieno alla nostra vita.
Se Cristo non ci affascina, non ci afferra, vuol dire che siamo cristiani semplicemente per motivi anagrafici, perché siamo stati battezzati. Ricordiamo ciò che diceva papa Benedetto XVI: «Dobbiamo parlare di Cristo non per fare proselitismo, ma perché abbiamo trovato Colui che cercavamo. Perché il nostro cuore ha trovato l’Amato. Perché la gioia che abbiamo nel cuore, che portiamo nel cuore, la vogliamo condividere con gli altri».

UN FATTO – UNA TESTIMONIANZA

Racconta un ragazzo coinvolto in una forte esperienza di fede: «Non so come sia accaduto. Non l’ho voluto io e non ho fatto nulla perché accadesse… Mi è accaduto qualcosa che mi ha reso diverso, l’unica cosa davvero grande da quando sono vivo. Mi sono incontrato con Gesù a tu per tu. Non avevo mai preso sul serio la sua presenza. Mi sento così bene davanti a Lui…».