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6. Vignetta di RobiHood – 15 GIUGNO 2025 SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 15 GIUGNO 2025 – SANTISSIMA TRINITÀ

15 GIUGNO 2025

SANTISSIMA TRINITÀ

TRE PERSONE, UNA SALVEZZA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, il nostro cuore non è aperto e non siamo
    pronti a comprendere la tua rivelazione.
      Kyrie eleison.
  • Cristo, non ci interroghiamo abbastanza sul contenuto
    della nostra fede e sulla ragione della nostra speranza. 
     
     
    Christe eleison.
  • Signore, siamo credenti fragili, pronti ad abbandonare
    la fede al sorgere delle prime difficoltà. 
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Nella relazione
d’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, siamo stati accolti e
salvati. Preghiamo insieme e diciamo:

Dacci di essere
partecipi alla tua rivelazione.

• Perché
riconosciamo nella conoscenza della tua Parola la vera Sapienza. Preghiamo.

• Perché,
modellando la nostra vita a immagine del Figlio, sappiamo rendere testimonianza
al Padre. Preghiamo.

• Perché, sostenuti
dallo Spirito, operiamo attivamente per coinvolgere sempre di più i fratelli
nel tuo progetto di salvezza. Preghiamo.

• Perché, forti
della tua misericordia che non abbandona, non temiamo le tribolazioni.
Preghiamo.

O Padre, nel tuo
Figlio Gesù Cristo ci hai resi eredi del Regno e nella voce dello Spirito ci
fai partecipi della tua promessa di salvezza. Aiutaci a progredire nella fede e
a perseverare nella contemplazione del tuo mistero. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.

 

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3. Commento alle Letture – 8 GIUGNO 2025 PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

COMMENTO

Al tempo di Gesù tre erano le Feste principali degli Ebrei. Tutte avevano una connotazione legata all’agricoltura ed erano accomunate dal numero simbolico sette.
La principale era Pesah (Pasqua) che ricordava la liberazione dalla schiavitù  egiziana e durava sette giorni.
Poi c’era la festa delle Settimane o Pentecoste che si celebrava cinquanta giorni dopo Pasqua (50 corrisponde a 7 per 7 più 1) in cui si ringraziava Dio nel bel mezzo del raccolto del frumento e alla fine del raccolto dell’orzo. Durava un solo giorno perché la mietitura del frumento era urgente.
La terza festa era la festa dei Tabernacoli o del Raccolto che segnava la fine di tutte le messi, indicata dalle raccolta dell’uva. Durava 7 giorni .
La discesa dello Spirito Santo avviene durante l’unico giorno della festa di Pentecoste. Gerusalemme brulica di gente attirata dal bisogno di avere braccia per la mietitura di frumento ed orzo fondamentali per l’alimentazione quotidiana. Anche i discepoli di Gesù fanno festa stretti attorno a Maria.  È una ricorrenza appesantita dalla tristezza perché il ricordo della Passione è bruciante e la paura pietrifica il cuore. Gesù li scuote e rincuora. Per la prima volta richiede espressamente di amarlo: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché rimanga sempre con voi” (Gv 14, 15-16).
Questa espressione segna l’inizio della Nuova Alleanza che soppianta l’Antica Alleanza o Berith veterotestamentaria. Essa si fonda sull’Amore e non sulla Legge. È incentrata sulla Carità  e non sul culto. Si radica nel Cuore e non nel Tempio.
Il Paraclito ( Colui che aiuta sempre) irrompe nella storia umana, soccorre perennemente tutti ogni giorno ed in ogni circostanza, non solo nel pericolo, nella malattia o nel bisogno. L’osservanza ossessiva della Legge e dei Comandamenti lascia il posto alla carità che abbraccia l’umanità.
Lo Spirito tocca il cuore ed illumina la mente. Finalmente anche gli Apostoli comprendono il messaggio di Cristo. Le parole ascoltate diventano la pietra d’angolo della nuova relazione con la Fede. Il Verbo si fa veramente carne.
Il Vangelo non è chiacchiera ma condotta concreta, tangibile  e coerente. Il cristiano si rende protagonista della storia umana. La Parola entra a far parte costitutiva del genoma dell’uomo. Gesù è, finalmente, tramite la nostra adesione a Lui, l’ Emanuele  ( Dio con noi) per sempre.

È questa la certezza che ci accompagna e dà senso alla nostra vita?

MEDITAZIONE

Domenica scorsa si è detto che lo Spirito Santo è il protagonista di quello che era stato definito il «tempo di mezzo», il tempo della storia incluso fra l’ascensione al cielo del Risorto e il ritorno del Figlio dell’uomo nella gloria. La domenica di Pentecoste è il giorno in cui riflettere su come lo Spirito Santo adempia questo ruolo.

L’inabitazione dello Spirito

La piccola comunità degli apostoli che si riunisce nello stesso luogo (cf At 2,1), altro non è che la prima piccola Chiesa, seme di quella futura sparsa in tutte le regioni del mondo. Ciò che accade a essa è inizio di un continuo ripetersi nei secoli.
Secondo la promessa di Gesù nel vangelo, lo Spirito inviato dal Padre coinvolge il credente in una relazione d’amore. Questa è così intima che non si tratta solo di amore vicendevole, ma più strettamente dell’inabitazione di Dio nella vita del credente (cf Gv 14,23).
San Paolo amplifica la riflessione su quest’esperienza e ne percorre gli effetti. Dopo aver opposto la vita secondo la carne e la vita secondo lo Spirito, Paolo ne trae le conseguenze. Vivere sotto il dominio della carne è vivere dominati dalla fragilità umana. Non si tratta di una condanna della corporeità umana. Tutto il nostro agire, tutto il nostro vivere, in bene e in male, passa necessariamente attraverso il nostro corpo.
I cristiani, per il battesimo, sono inseriti nel regime dello Spirito e non in quello della carne. E ciò consente loro di vivere in una nuova condizione, non per la morte ma per la giustizia da cui viene la vita (cf Rm 8,11).

Vivere la condizione di risorti

Secondo Rm 8,11 lo Spirito è lo Spirito di Dio; lo Spirito che ha risuscitato Gesù; ed è lo stesso Spirito che abita i cuori umani e apre gli uomini alla speranza della risurrezione. Di tale condizione di risorti si godrà certamente dopo la morte. Tuttavia essa ha già effetti nell’oggi. In primo luogo strappando e liberando dal dominio del peccato. In secondo luogo rendendo i credenti figli di Dio, cioè immettendoli in una nuova relazione con il Padre. Una condizione di figliolanza, e non di schiavitù, grazie allo Spirito «per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”» (Rm 8,15). Questa sintesi antropologica è illustrata richiamando tutte le persone della Trinità. La promessa del Vangelo (cf Gv 14,23) trova così la sua esplicitazione.

Pentecoste e missione

Oltre la dimensione personale la Pentecoste ne ha una ecclesiale. Luca descrive la Pentecoste con il linguaggio tipico delle teofanie. Scendendo lo Spirito sulla prima piccola comunità ecclesiale, i discepoli cominciano ad annunciare il Vangelo.
La missione della Chiesa inizia mossa e sorretta dallo Spirito, esattamente come accadde per Gesù (cf Lc 3 e 4). Con evidente parallelismo, lo stesso protagonismo dello Spirito agli esordi del ministero pubblico di Gesù si ripete agli albori della missione della Chiesa. E continua ancora oggi, tanto che, se la missione della Chiesa non è animata dallo Spirito, in nulla si distingue dalla propaganda.
La prima evidenza dell’azione dello Spirito si mostra nel fatto che una molteplicità di popoli sente parlare la propria lingua. È un dirsi dell’unico messaggio in modo comprensibile a tutti, di ogni cultura, niente a che fare con presunti fenomeni estatici (o semplici stati alterati di coscienza?) che oggi si pretendono effetto dello Spirito.
L’annuncio del Vangelo, traducendosi in diverse lingue ma rimanendo sempre uguale a se stesso, diventa annuncio di salvezza per tutti gli uomini, indicando dunque la via dell’universalità alla piccola comunità ancora ristretta nei confini, geografici e mentali, di Gerusalemme. La molteplicità delle lingue non è dunque solo un fenomeno stupefacente; è, per la comunità dei credenti, un compito: l’invio in missione.
L’annuncio dello stesso messaggio in lingue diverse ricompone la tragedia della scissione di Babele. La divisione delle lingue, origine di altre e spesso sanguinose divisioni, viene così superata. La separatezza ricomposta dallo Spirito crea di molti popoli un popolo solo. Il popolo dei redenti e dei salvati, sacramento di unità per l’umanità intera, fratelli fra loro perché figli, nel Figlio, dello stesso Padre.

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2. introduzioni – 8 GIUGNO 2025 PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

La vicenda di Babele, narrata nella liturgia della vigilia, racconta di come le lingue umane si divisero a causa di un atto d’orgoglio. Riguardo poi a quest’ultimo, si tratta della stessa condizione alla quale si riferisce san Paolo parlando di «carne»: è la vita umana che pretende di fare a meno di Dio.
Tutto ciò è esattamente il contrario di un’esistenza vissuta accogliendo lo Spirito, il cui primo segno, non a caso, è il dono delle lingue (cf At 2,1-11). In essa, Dio e l’uomo collaborano a un progetto di salvezza, che riguarda il singolo, ma si estende a tutte le genti e sta a fondamento della Chiesa.

PRIMA LETTURA

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Lo Spirito si manifesta all’inizio della missione della Chiesa, esattamente come era successo al Figlio in occasione del suo battesimo al Giordano (cf Lc 3,21-22). Il parallelismo non è casuale, poiché gli unici fondamenti dell’opera di evangelizzazione della Chiesa sono la vita e gli insegnamenti di Gesù di Nazaret.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 103 (104)

La vicinanza e l’attenzione del Signore sono fonte di continua e rinnovata creazione.

SECONDA LETTURA

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
Nella croce e risurrezione di Cristo, Dio ha liberato l’uomo da ogni schiavitù, anche da quella del suo stesso egoismo. I frutti di quest’opera di redenzione non sono riservati a una vita futura, ma si possono gustare, almeno in parte, già su questa terra.

VANGELO

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.
Desiderare con tutte le proprie forze di mettersi alla sequela del Figlio, significa proporsi di fare davvero la volontà del Padre e guadagnarsi l’aiuto dell’alleato più potente che si possa immaginare: lo Spirito.

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4. Letture – 8 GIUGNO 2025 PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

PRIMA LETTURA

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.
Lo Spirito si manifesta all’inizio della missione della Chiesa, esattamente come era successo al Figlio in occasione del suo battesimo al Giordano (cf Lc 3,21-22). Il parallelismo non è casuale, poiché gli unici fondamenti dell’opera di evangelizzazione della Chiesa sono la vita e gli insegnamenti di Gesù di Nazaret.

Dagli Atti degli Apostoli             At 2,1-11

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano:
«Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 103 (104)

La vicinanza e l’attenzione del Signore sono fonte di continua e rinnovata creazione.

Rit. Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Oppure:

Alleluia, alleluia, alleluia.

Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.

Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.

SECONDA LETTURA

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
Nella croce e risurrezione di Cristo, Dio ha liberato l’uomo da ogni schiavitù, anche da quella del suo stesso egoismo. I frutti di quest’opera di redenzione non sono riservati a una vita futura, ma si possono gustare, almeno in parte, già su questa terra.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 8,8-17

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

SEQUENZA

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

 CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,
riempi i cuori dei tuoi fedeli
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

.Alleluia.

VANGELO

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.
Desiderare con tutte le proprie forze di mettersi alla sequela del Figlio, significa proporsi di fare davvero la volontà del Padre e guadagnarsi l’aiuto dell’alleato più potente che si possa immaginare: lo Spirito.

Dal vangelo secondo Giovanni      Gv 14,15-16.23b-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 8 GIUGNO 2025 – PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non lasciamo che il tuo Spirito abiti in noi.  Kyrie eleison.
  • Cristo, non viviamo la nostra vita da figli di Dio e
    non condividiamo coi fratelli la gioia di essere stati redenti dalla tua croce
    e risurrezione
    .
     
    Christe eleison.
  • Signore, non ci accontentiamo della semplicità e della
    chiarezza della tua Parola e desideriamo assistere a manifestazioni
    spettacolari del soprannaturale che non hanno nulla a che fare con te
    .
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Nell’azione del Paraclito, Dio ci chiama ad assumerci la piena responsabilità della nostra condizione di uomini liberi e di suoi figli.

Preghiamo insieme e diciamo:

Spirito, prendi dimora presso di noi.

  • Perché abbiamo il coraggio di modificare il nostro linguaggio per mantenere inalterata la sostanza del tuo messaggio. Preghiamo.
  • Perché, rinnovati dall’ascolto della tua parola, sperimentiamo la libertà di rivolgerci a te chiamandoti Padre. Preghiamo.
  • Perché il nostro corpo e la nostra mente siano strumenti al servizio della tua pace. Preghiamo.
  • Perché la tua misericordia conquisti e trasformi le nostre vite. Preghiamo.

O Padre, nello Spirito Santo, dai ogni giorno nuova forza all’opera di evangelizzazione della tua Chiesa. Fa’ che, col tuo aiuto, sappiamo essere testimoni credibili di un’umanità nuova, ricostituita a tua immagine e somiglianza. 

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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1. 8 GIUGNO 2025 PENTECOSTE – MESSA DELLA VIGILIA

PENTECOSTE
MESSA DELLA VIGILIA
PROGETTI UMANI E DISEGNO DI DIO

Ogni impresa degna di lode nasce dalla collaborazione tra l’uomo e Dio. Quando
si parla di ispirazione da parte dello Spirito, infatti, non s’intende fare
riferimento a una forza estrinseca, che per raggiungere i suoi obbiettivi possa
prescindere dal nostro impegno e dalla nostra creatività.
Cooperando col Padre, a imitazione del Figlio, ciascuno di noi non fa altro che
ricercare la sua piena realizzazione.

ANTIFONA D’INIZIO  
L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito,
che ha stabilito in noi la sua dimora. Alleluia.
Rm 5,5; 8,11


PERDONO
• Signore, per portare a termine le nostre imprese ci affidiamo più ai nostri
idoli che alla fede in te. Abbi pietà di noi.
• Cristo, siamo credenti tiepidi e non perseveriamo nella fede. Abbi pietà di
noi.
• Signore, ci rivolgiamo ad altre fonti per placare la nostra sete. Abbi pietà
di noi.

COLLETTA
Dio onnipotente ed eterno,
che hai racchiuso la celebrazione della Pasqua
nel tempo sacro dei cinquanta giorni,
rinnova il prodigio della Pentecoste:
fa’ che i popoli dispersi si raccolgano insieme
e le diverse lingue si uniscano
a proclamare la gloria del tuo nome.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…
Oppure:
Rifulga su di noi, Padre onnipotente,
Cristo, luce da luce, splendore della tua gloria,
e il dono del tuo Santo Spirito
confermi nell’amore i tuoi fedeli,
rigenerati a vita nuova.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

PRIMA LETTURA
La si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra.
La scienza e la tecnica, da sole, non possono far conquistare all’uomo il
cielo. Senza l’azione efficace dello Spirito, senza la collaborazione di Dio,
la pretesa umana di compiere grandi opere si trasforma in orgoglio.

Dal libro della Genesi            
Gn 11,1-9
Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. Emigrando dall’oriente,
gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si
stabilirono.
Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il
mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: «Venite,
costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci
un nome, per non disperderci su tutta la terra».
Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano
costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un unico popolo e hanno tutti
un’unica lingua; questo è l’inizio della loro opera, e ora quanto avranno in
progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la
loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro».
Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire
la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la
lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
Parola di Dio.
 

SALMO RESPONSORIALE      Dal Salmo 32
(33)
Il Signore veglia sul suo popolo e trasforma i progetti di dominio dei
potenti in fallimenti.
Rit. Su tutti i popoli regna il Signore.
Il Signore annulla i disegni delle nazioni,
rende vani i progetti dei popoli.

Ma il disegno del Signore sussiste per
sempre,
i progetti del suo cuore per tutte le generazioni.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.

Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini.
Dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere.

SECONDA LETTURA
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.
Anche trovare le parole giuste per rivolgersi a Dio è un dono dello Spirito. Se
infatti, nella croce e risurrezione di Cristo, siamo stati destinati alla salvezza,
il nostro presente è spesso confuso e può essere compreso solo grazie
all’esercizio della perseveranza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm
8,22-27
Fratelli, sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del
parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello
Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del
nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati.
Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò
che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non
vediamo, lo attendiamo con perseveranza. Allo stesso modo anche lo Spirito
viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo
conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui
che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i
santi secondo i disegni di Dio.
Parola di Dio.
 

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.
Vieni, Spirito Santo,
riempi i cuori dei tuoi fedeli,
e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Alleluia.

VANGELO
Sgorgheranno fiumi di acqua viva.
La morte e risurrezione di Cristo segna l’inizio del tempo dello Spirito. Egli
è il grande protagonista di quel tempo di attesa vigile che sta tra
l’ascensione al cielo di Gesù e l’avvento del Regno.

Dal vangelo secondo Giovanni          Gv
7,37-39
Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò:
«Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la
Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui:
infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato
glorificato.
Parola del Signore.

PREGHIERA UNIVERSALE
Gesù non ci ha lasciati soli, ma ci ha assicurato che il Consolatore ci avrebbe
ricordato ogni cosa. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, sostieni e ispira il
tuo popolo.
• Perché la tua legge d’amore possa essere la lingua comune parlata da tutta
l’umanità. Preghiamo.
• Perché, quando la tua presenza nelle nostre vite ci sembra opprimente, ci
ricordiamo che, pur di non toglierci la nostra libertà, hai accettato una morte
di croce. Preghiamo.
• Perché la Chiesa oda sempre possente la voce del tuo Spirito. Preghiamo.
• Perché la tua Parola sia sostegno costante nel cammino verso il
Regno. Preghiamo.
O Padre, ci hai inviato lo Spirito affinché illuminasse la nostra mente e
rafforzasse l’opera delle nostre mani. Aiutaci ad accogliere questo dono e a
rinnovare la nostra vita alla luce del Vangelo. Te lo chiediamo per Cristo
nostro Signore.
 

ORAZIONE SULLE OFFERTE
Scenda, o Padre, il tuo Santo Spirito sui doni che ti offriamo
e susciti nella tua Chiesa la carità ardente,
che rivela a tutti gli uomini il mistero della salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
La Pentecoste epifania della Chiesa
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere
grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Oggi hai portato a
compimento il mistero pasquale
e su coloro che hai reso figli di adozione
in Cristo tuo Figlio hai effuso lo Spirito Santo,
che agli albori della Chiesa nascente
ha rivelato a tutti i popoli il mistero nascosto nei secoli,
e ha riunito i linguaggi della famiglia umana
nella professione dell’unica fede.
Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria: Santo…

ANTIFONA ALLA COMUNIONE
L’ultimo giorno della festa, Gesù si levò in piedi ed esclamò a gran voce: «Chi
ha sete, venga a me e beva». Alleluia.
Gv 7,37

DOPO LA COMUNIONE
Ci santifichi, o Padre,
la partecipazione a questo sacrificio,
e accenda in noi il fuoco dello Spirito Santo,
che hai effuso sugli apostoli nel giorno della Pentecoste.
Per Cristo nostro Signore.


Scarica le orazioni del Nuovo Messale romano 

 
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6. Vignetta di RobiHood – 8 GIUGNO 2025 – PENTECOSTE

8 GIUGNO 2025

PENTECOSTE

LO SPIRITO CI FA UOMINI E CHIESA

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Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 1 GIUGNO 2025 ASCENSIONE DEL SIGNORE

1 GIUGNO 2025

ASCENSIONE DEL SIGNORE

(Giornata mondiale per le comunicazioni sociali)

DALLA RISURREZIONE ALLA CHIESA

COMMENTO

Per sei domeniche la liturgia ci ha accompagnato, nel nostro cammino post-pasquale, con la lettura del Vangelo di Giovanni.
Alla settima tappa compie una svolta presentandoci la parte finale della narrazione evangelica di Luca.
Giovanni, fra gli evangelisti, è il fine teologo per eccellenza. Luca, invece, è’ un forbito letterato che sfoggia una magistrale padronanza della lingua e della cultura greca.
La narrazione dell’ascensione del racconto evangelico di questa domenica dobbiamo innestarla nella visione cosmologica  religiosa del tempo. Dio risiedeva nell’alto dei cieli, gli uomini abitavano la terra. Il divino scendeva dall’alto, l’umano saliva verso l’alto. Ascendere non voleva dire separarsi dall’imano piuttosto indicava rendere il divino una presenza costante nella storia.  Ascendendo Gesù non si allontana ma si radica per sempre, come Spirito Santo, nel nostro cuore
Questo momento importante non avviene in Gerusalemme, ma a Betania, poco distante dalla città santa, perché dopo la Risurrezione non è più la città di Davide, con il suo Tempio, con la sua Legge, con i suoi sacrifici e con la sua ossessiva e nevrotica osservanza del Sabato, ad occupare il centro della relazione con Dio, ma l’amore testimoniato e vissuto fino alla morte e alla Risurrezione dal Figlio di Dio.
Per questo Luca nel descrivere l’uscita di Gesù e dei discepoli verso Betania adopera lo stesso verbo (“condusse fuori”) usato nell’Esodo per narrare l’uscita dall’Egitto del popolo di Israele guidato da Mosè. Credere nella morte e risurrezione comporta uscire dal formalismo legale del culto, per camminare con intelligenza e libertà  nel mondo della carità del perdono, della giustizia e della pace.
Gli apostoli come al solito prendono fischi per fiaschi. Giulivi ritornano a Gerusalemme per  rifugiarsi sotto la protezione del Tempio, della Legge e della tradizione. Solo l’intervento diretto dello Spirito Santo scioglierà i loro blocchi mentali, vincerà le paure che li impietriscono e aprirà, finalmente, i loro occhi. Ma questo Luca ce lo racconterà negli Atti degli Apostoli al  capitolo 2 dove Pietro, finalmente convertito, sintetizza l’essere cristiano con queste parole: «Cambiate mentalità’ e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati e riceverete lo Spirito Santo» (Atti 2,38).
La discesa dello Spirito Santo è il sigillo e la garanzia dell’eterna nuova Alleanza tra il divino e l’umano che tocca a noi vivere ed incarnare nella storia.

MEDITAZIONE

Nella liturgia della Parola di questa solennità ciò che crea un po’ di disorientamento è che lo stesso evento, l’ascensione al cielo di Gesù, è narrato in due versioni leggermente differenti dallo stesso autore (cf Lc 24,51 e At 1,9-10). L’evento in sé è il medesimo: il Risorto è con i suoi discepoli e, salendo al cielo, scompare alla loro vista. Nei due racconti, però, il fatto accade secondo cronologie notevolmente diverse.

Due diverse intenzioni teologiche

Luca scrive due opere che concepisce in continuità. Gli Atti cominciano, infatti, con un richiamo al Vangelo. I due libri sono dedicati allo stesso lettore fittizio, Teofilo (cf Lc 1,3 e At 1,1), e narrano di due periodi storici diversi ma contigui. Il Vangelo, la vita di Gesù. Gli Atti, la storia successiva alla sua risurrezione (cf At 1,1-2).
Ritornando alla cronologia dell’ascensione, nel Vangelo essa avviene la sera dello stesso giorno di Pasqua, negli Atti degli Apostoli quaranta giorni dopo la sua risurrezione (At 1,3). La ragione di questa differenza consiste nel fatto che nel Vangelo l’attenzione è rivolta all’unità di risurrezione e ascensione. Con la risurrezione Gesù è già entrato nella sfera della gloria divina e non ritorna alla condizione di vita precedente alla passione. Ed essendo l’attenzione del vangelo rivolta alla vicenda di Gesù, dall’incarnazione alla sua risurrezione, l’ascensione, che è parte integrante di quest’ultima, è legata alla risurrezione. Negli Atti degli Apostoli, invece, l’attenzione è rivolta al periodo successivo alla risurrezione, al futuro della comunità cristiana. Il distanziamento temporale di risurrezione e ascensione (e successivamente ancora della Pentecoste) è, per Luca, un modo per inserire un importante elemento tematico in vista della missione della Chiesa: quello della preparazione a essa (cf At 1,3;6,7).
Da tutto ciò deriva una conclusione. Sia in una versione che nell’altra l’ascensione è il termine del tempo caratterizzato dalla presenza di Gesù e con essa inizia il tempo della Chiesa, il tempo della missione per la quale il Risorto deve abilitare la sua comunità.

Il tempo della Chiesa

La caratteristica fondamentale di questo tempo è di essere un «tempo di mezzo» perché sta tra la risurrezione-ascensione e la parusia, il ritorno del Figlio dell’Uomo, tra il ministero di Gesù che è compiuto e la fine dei tempi (cf At 1,11). Il «tempo di mezzo» è il nostro tempo.
Pensare la storia che viviamo in termini di «tempo di mezzo» dà a essa particolari connotazioni.
In primo luogo, significa che la storia di cui facciamo parte è orientata a un fine, l’incontro con il Risorto alla fine dei tempi. Questo dà un significato particolare alla parola progresso, che è lo sviluppo della storia intera verso un fine che non realizza ma che le viene incontro. D’altra parte, però, rende ragione della presenza del male. La storia ha un orientamento verso la pienezza, ma il percorso è interrotto e frammentato. L’esito è certo, il cammino, dove prevale il peccato, soggetto a interruzioni e ritorni indietro.
In secondo luogo il tempo di mezzo è il tempo della Chiesa. Questo significa che la Chiesa non è il Regno di Dio ma solamente funzionale a esso.
In terzo luogo il tempo di mezzo, essendo il tempo della Chiesa, è per essa tempo di responsabilità sulla storia e di missione. Le letture di oggi sul tema missione danno delle indicazioni. Sono detti esplicitamente: l’estensione della missione (cf At 1,8) e i suoi contenuti (cf Lc 24,46).
In quarto luogo il tempo di mezzo è il tempo dell’attesa vigilante e gioiosa (cf Lc 24,52) perché, come recita l’Orazione di Colletta, la risurrezione e ascensione al cielo non è un privilegio di Gesù, ma per mezzo di lui è il destino di ciascuno di noi. Di quest’orizzonte si nutre la speranza nella quale viviamo.
L’ultimo aspetto del tempo di mezzo è che Gesù, in entrambi i testi (Vangelo e Atti), prima di lasciare i discepoli fa loro una promessa. Gesù si sottrae alla vista dei discepoli, ma non li lascia orfani. Promette lo Spirito Santo. Questo è il punto che ci rimanda alla Pentecoste, e che unisce risurrezione, ascensione e Pentecoste. Il protagonista del tempo di mezzo, infatti, è lo Spirito Santo.