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3. Commento alle Letture – 14 DICEMBRE 3ª DOMENICA DI AVVENTO

14 DICEMBRE

3ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA REDENZIONE

COMMENTO

Il Messia è per eccellenza l’Atteso, ancora oggi, da tutte le persone che si riconoscono nella religione ebraica.
Per i cristiani, invece,  l’aspettativa messianica ha trovato la sua realizzazione nell’Incarnazione di Gesù. La persona attesa è la medesima. Ma le aspettative ad essa legate sono diametralmente opposte.
In Giovanni Battista convivono entrambe. Chiuso nella terribile prigione del Macheronte, immerso nella solitudine e nel silenzio della zona desertica, Giovanni, che aveva intravisto in Gesù di Nazaret l’Atteso delle genti,  rimane frastornato. Una domanda gli arrovella le meningi e lo inquieta. Gli vengono descritte e riportate, da coloro che lo considerano guida spirituale le azioni e le parole del Figlio di Maria. Esse lo turbano. Colui che soddisfa tutte le sue aspettative deve avere le sembianza di Mosè e di Elia. Uomini vigorosi e di azione. Pieni di coraggio e di forza. Pronti ad usare la violenza pur di realizzare la missione loro affidata da Dio. Per loro solo gli ebrei contano. Gli altri, i goim, vengono tollerati se si assoggettano senza fiatare altrimenti vengono spazzati via  e cancellati dal libro della vita.
Il Messia atteso da Giovanni ha tutti i tratti descritti dai profeti dell’Antico Testamento. Giusto e buono con gli ebrei osservanti, ma spietato, violento è vendicativo con gli ebrei infedeli e con gli stranieri non silenziosamente sottomessi.
Il comportamento che gli viene descritto dai suoi informatori, riguardanti le parole ed gli atti del Signore, lo deludono nelle sue attese messianiche ed un dubbio comincia ad inquietarlo: “Sei tu quello che deve venire oppure dobbiamo aspettare un altro?” (My, 11, 3).

A questo interrogativo Gesù non risponde a parole ma elenca i risultati della sua missione che sono gli stessi che caratterizzano l’azione del Messia  e sono  ben descritti nel capitolo 35 di Isaia.
Il Signore che non è un logorroico li sintetizza così : i ciechi vedono; gli zoppi camminano; i lebbrosi guariscono; i sordi odono; i morti risorgono; i poveri riprendono a sperare. Il Signore, che legge nel cuore buono e onesto di Giovanni, sa che Giovanni decodifera’ bene il messaggio.
Ammirato ne traccia l’identikit che diventa un modello anche per noi. Il cristiano non è una ondivaga canna del deserto sbatacchiata in ogni direzione ad ogni stormir di fronda; non è appesantito dalle gozzoviglie e sedotto dal lusso; non è un cortigiano che vive di adulazione e servilismo. Per lui Dio non è giudice, ma padre. I suoi passi poggiano sui sentieri tracciati dalla fede ed evidenziati dalla coerenza e dalla lealtà del suo vivere.
Il suo andare nel mondo profuma di intelligenza vissuta con la schiena ben dritta.  Solo così il suo cammino lo porterà verso il silenzio di Betlemme e non verso il frastuono ed i miraggi del bieco consumismo che lo circondano. In un mondo prono davanti ai tecnocrati carichi di soldi e tracotanza  contrappone la sua intelligenza critica, la sua sobrietà e, soprattutto, la sua fede trasparente ricca non di magismo e di devozionalismi, ma di spiritualità non conclamata ma vissuta.

RIFLESSIONE

Alcuni la chiamano «crisi dei quarant’anni». È la fase della vita nella quale ci s’interroga sul valore di ciò che si è fatto; sui risultati conseguiti; sull’effettiva importanza di ciò in cui si è esistenzialmente investito. Il dubbio è un’avventura rischiosa, potrebbe non trovare risposta. Il dubbio della crisi è una domanda aperta e comporta sempre l’interrogativo destabilizzante: se avessi sbagliato? Questo può rischiare di gettare nell’angoscia.

Purificare le attese

Ciò di cui è protagonista Giovanni Battista sembra proprio essere una crisi dei quarant’anni. Per questo è un modello dell’Avvento. Se l’Avvento è il tempo dell’attesa e della speranza, il rischio che tutti i credenti corrono è di costruirsi un Atteso a propria misura: per questo in Avvento bisogna seguire Giovanni anche nella crisi, nella purificazione delle attese, per giungere, con lui, a contemplare nella realtà il realizzarsi della promessa.

I modelli dell’Avvento: Giovanni Battista

Giovanni Battista è prigioniero a causa della sua predicazione profetica. Dal carcere, «avendo sentito parlare delle opere del Cristo» (Mt 11,2) manda a Gesù dei discepoli per chiedergli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Per uno che aveva investito tutta la propria esistenza sulla persona di Gesù, nell’attenderlo e nell’annunciarlo, e che ora è prigioniero, di fronte al quale si prefigura la morte, è un dubbio radicale e pericoloso. Se Gesù gli avesse risposto no? In tal caso Giovanni avrebbe ben gettato alle ortiche l’intera sua esistenza.
La risposta di Gesù non è di quelle che danno soddisfazione. Al posto di un semplice sì o no, lo invita a guardare i segni, e sono segni in codice (cf Mt 11,5). Annunciano una speranza. Sono effettivamente le opere del Messia. Ma fra esse ne manca una: la liberazione dei prigionieri, l’unica che personalmente avrebbe fatto piacere a Giovanni.
Gesù, infatti, conclude il suo discorso dicendo: «e beato colui che non trova in me motivo di scandalo» (Mt 11,6). La fede è una cosa seria, che non può basarsi solo sui nostri gusti e sulle nostre gratificazioni. A Giovanni è chiesta una fede eroica perché deve credere senza vedersi gratificato dall’unico segno che gli sarebbe piaciuto. Anche Giovanni deve purificare l’attesa.

Il compito dell’assunzione del principio di realtà

Il tempo di Avvento, tempo di attesa e di speranza, si propone anche come un tempo di austera pedagogia. Si deve passare per la crisi della speranza, perché a essa possono mescolarsi delle illusioni che debbono essere purificate. La speranza poggia solo sulla fedeltà di Dio alla sua promessa. Le illusioni pescano nel torbido dei nostri deliri di onnipotenza, o di vendetta, o di rivincita, o del nostro desiderio di evasione: l’illusione di un mondo migliore senza lotta, di un altro me stesso senza conversione.
La fede nel Dio della promessa anima la speranza, ma non legittima la fuga dalla realtà. Anzi, una fede che voglia essere adulta deve accogliere il principio di realtà. Questo perché il principio di realtà è conseguenza della logica dell’incarnazione, per la quale Dio ha scelto la realtà della situazione umana per poterla redimere e salvare. Ed anche perché è solo nella realtà che il credente può contemplare i segni della presenza di Dio. Ciò non significa accettare la realtà così com’è, che è sempre mescolanza di positivo e negativo, ma significa saper riconoscere in questa realtà la presenza salvifica di Dio.

L’atteggiamento della fede resistente

Il principio di realtà chiede al credente che voglia abitarla il discernimento ed una fede resistente. L’apostolo Giacomo, scrivendo a una comunità tribolata, esorta alla costanza «fino alla venuta del Signore» (Gc 5,7). Nel tempo dell’attesa il pericolo più grande è cessare di mantenere desto il senso della meta. Purificazione dalle illusioni e costanza nella fede consentono di permanere nell’attesa e di sopportare i limiti di una realtà segnata dall’imperfezione.
Seguendo ancora l’apostolo, la costanza consente di reggere l’imperfezione che si presenta davanti a noi nel volto del nostro fratello. La costanza si manifesta dunque anche come carità che crea la comunità, capacità di accoglienza del fratello e sospensione del giudizio su di lui. Anche questo è immergersi nel principio di realtà, purificazione della speranza dalle illusioni. Non esistono comunità perfette, ci sono solo comunità di peccatori che attendono il redentore.

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2. introduzioni – 14 DICEMBRE 3ª DOMENICA DI AVVENTO

14 DICEMBRE

3ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA REDENZIONE

PRIMA LETTURA

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Il dono della profezia permette a Isaia di andare al di là delle attese del resto del suo popolo. Nelle sue parole sono infatti contenuti alcuni dei segni distintivi che permetteranno di riconoscere non la venuta del capo militare che aspettava Israele, ma l’avvento nel mondo del Figlio di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore è degno di lode perché protegge gli ultimi, non lasciando che un solo istante di fedeltà nella sofferenza vada sprecato.

SECONDA LETTURA

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Giacomo invita i fratelli a essere pazienti nella speranza e nelle opere buone. Egli paragona la condizione del cristiano a quella del popolo d’Israele: come gli Ebrei hanno atteso con fedeltà il Messia continuando a osservare la legge di Mosè, così noi dobbiamo lavorare pazienti per il Regno dei cieli, rimanendo fedeli gli uni agli altri, sull’esempio di Cristo.

VANGELO

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
La risposta di Gesù alla domanda di Giovanni Battista è ambigua: da una parte, citando Isaia, si identifica come colui che il popolo d’Israele ha atteso; dall’altra mette in evidenza i limiti di quell’attesa. Gesù è colui che Giovanni aspettava ma è anche molto di più. Egli non è né un leader politico né un leader morale, è la porta del Regno dei cieli.

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4. Letture – 14 DICEMBRE – 3ª DOMENICA DI AVVENTO

14 DICEMBRE

3ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA REDENZIONE

PRIMA LETTURA

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Il dono della profezia permette a Isaia di andare al di là delle attese del resto del suo popolo. Nelle sue parole sono infatti contenuti alcuni dei segni distintivi che permetteranno di riconoscere non la venuta del capo militare che aspettava Israele, ma l’avvento nel mondo del Figlio di Dio.

Dal libro del profeta Isaìa      Is 35,1-6a.8a.10

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Il Signore è degno di lode perché protegge gli ultimi, non lasciando che un solo istante di fedeltà nella sofferenza vada sprecato.

Dal Sal 145 (146)

R. Vieni, Signore, a salvarci.
Oppure:
R. Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R.

SECONDA LETTURA

Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Giacomo invita i fratelli a essere pazienti nella speranza e nelle opere buone. Egli paragona la condizione del cristiano a quella del popolo d’Israele: come gli Ebrei hanno atteso con fedeltà il Messia continuando a osservare la legge di Mosè, così noi dobbiamo lavorare pazienti per il Regno dei cieli, rimanendo fedeli gli uni agli altri, sull’esempio di Cristo.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo       Gc 5,7-10
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Is 61,1 (cit. in Lc 4,18)

Alleluia, alleluia.

Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?
La risposta di Gesù alla domanda di Giovanni Battista è ambigua: da una parte, citando Isaia, si identifica come colui che il popolo d’Israele ha atteso; dall’altra mette in evidenza i limiti di quell’attesa. Gesù è colui che Giovanni aspettava ma è anche molto di più. Egli non è né un leader politico né un leader morale, è la porta del Regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo          Mt 11,2-11

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via».
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 14 DICEMBRE – 3ª DOMENICA DI AVVENTO

14 DICEMBRE

3ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA REDENZIONE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, tentando di combattere il male con le nostre sole forze, finiamo per farci contaminare dalla sfiducia.  Kyrie eleison.
  • Cristo, non abbiamo la pazienza di attenderti e cerchiamo di sostituirti con i nostri idoli.  Christe eleison.
  • Signore, pensiamo di renderti testimonianza e invece ricerchiamo solo ciò che più ci serve, dati i nostri interessi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio ci ha inviato il suo unico Figlio per redimere la nostra storia. Preghiamo insieme e diciamo:
Signore, aiutaci a riconoscerti nella verità.

  • Perché sappiamo guardare in faccia la realtà senza cedere alla disillusione e al cinismo. Preghiamo.
  • Perché vinciamo la nostra cecità e apriamo gli occhi sul dolore dei nostri fratelli. Preghiamo.
  • Perché il nostro cuore non si inorgoglisca di fronte ai risultati raggiunti, ma rimanga umile e coltivi il desiderio di costruire una vita semplice. Preghiamo.
  • Perché la frustrazione di fronte al disprezzo per la giustizia non offuschi la gratuità della nostra fede. Preghiamo.

O Padre, il popolo eletto è stato capace di attenderti per tanto tempo grazie alla grandezza della tua misericordia. Fai sorgere anche in noi il desiderio di incontrarti e donaci la costanza per coltivarlo.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 14 DICEMBRE – 3ª DOMENICA DI AVVENTO

14 DICEMBRE

3ª DOMENICA DI
AVVENTO

IL TEMPO DELLA
REDENZIONE

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 7 DICEMBRE – 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

Antifona

Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare le genti
e farà udire la sua voce maestosa
nella letizia del vostro cuore. (Cf. Is 30,19.30)
Non si dice il Gloria.
Colletta

Dio grande e misericordioso,
fa’ che il nostro impegno nel mondo
non ci ostacoli nel cammino verso il tuo Figlio,
ma la sapienza che viene dal cielo
ci guidi alla comunione
con il Cristo, nostro Salvatore.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Oppure:

O Padre, che hai fatto germogliare
sulla terra il Salvatore
e su di lui hai posto il tuo Spirito,
suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo,
perché portiamo frutti di giustizia e di pace.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Guarda con benevolenza, o Signore,
alle preghiere e al sacrificio
che umilmente ti presentiamo:
all’estrema povertà dei nostri meriti
supplisca l’aiuto della tua misericordia.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Sorgi, o Gerusalemme, sta’ in piedi sull’altura,
osserva la gioia che ti viene da Dio. (Bar 5,54,36)

*ABC
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri! (Mt 3,3Mc 1,3Lc 3,4)

Dopo la comunione

Saziati del cibo spirituale, o Signore,
a te innalziamo la nostra supplica:
per la partecipazione a questo sacramento,
insegnaci a valutare con sapienza i beni della terra
e a tenere fisso lo sguardo su quelli del cielo.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 7 DICEMBRE – 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

COMMENTO

La liturgia della Parola di questa seconda domenica di Avvento sovrabbonda di insegnamenti .
Per ovvia necessità mi limiterò a prendere in considerazione un solo aspetto per ognuna delle tre letture proposte alla nostra meditazione.
Nella prima lettura Isaia ci presenta un identikit del Messia che germoglierà dal tronco di Iesse, padre del re Davide. Egli vivrà i sei doni che lo Spirito Santo richiede al Messia venturo e a tutti coloro che crederanno in Lui. Essi radicano i doni,  che caratterizzano la Sapienza divina (cfr. Pro 8, 12,22), nella vita di  chi si professa credente.
Sono: Sapienza che ci porta a leggere gli avvenimenti con gli occhiali di Dio;  Intelletto che è lo strumento che ci aiuta ad approfondire la Parola; Consiglio che ci guida nel discernere ciò che è giusto; Fortezza spina dorsale della nostra resilienza contro le suggestioni maligne; Scienza che ci libera dal fideismo e dal sacralismo che corrodono la vera fede; Timor di Dio che non ha niente in comune con la paura ma incarna il rispetto profondo e la venerazione di fronte alla grandezza divina. A questi sei attributi venne aggiunta la Pietà che innesta la nostra fiducia in Dio ed rafforza la fraternità vicendevole.

San Paolo nella seconda lettura (Rom,15, 4-9), prendendole dalla vita terrena di Gesù, aggiunge ulteriori sfumature all’ identità cristiana. Il cristiano si preoccupa di approfondire lo studio della Scrittura che ci è stata tramandata perché  da essa sgorga la consolazione e la perseveranza che sostengono ed alimentano la nostra speranza. Questa è la linfa che alimenta i nostri sentimenti che devono essere modellati sui sentimenti che Egli ha vissuto e testimoniato. Solo così il cristiano vive la sua fede con un animo solo ed a una sola voce dando gloria al Padre.

Matteo riassume tutto questo nella figura paradigmatica di Giovanni Battista. Come profeta sente il fiato del tanto atteso Messia sul collo. Conosce la Scrittura. Sa che l’Atteso verrà’ nel silenzio e nella semplicità’. Modula la sua vita in maniera da non essere sorpreso impreparato. Vive nel silenzio; si nutre di quello che il deserto gli offre; veste come i nomadi che pascolano le greggi nelle zone brulle ed assetate; prepara la via e raddrizza i sentieri spirituali predicando la conversione del cuore che deve produrre frutti buoni non bacati dal fariseismo che trasforma tutto in inutile paglia da bruciare. Giunti alla seconda tappa del nostro cammino d’Avvento quale bilancio facciamo della nostra attesa del Bambinello di Betlemme?

Nel coacervo della nostra mente e del nostro cuore c’è posto per vivere i doni dello Spirito Santo? Al prossimo Natale come arriveremo?  La notte santa saremo carichi di  paglia o di frumento spirituale?

RIFLESSIONE

La predicazione del profeta Isaia muove dalla contestazione della situazione in cui si trova la monarchia in Giuda. Per Isaia la monarchia è ormai un tronco sterile. Tuttavia, egli annuncia che da quel ceppo sorgerà un «virgulto» (Is 11,1) di cui Dio è autore. Da questa novità viene un rinnovamento sia della figura del re sia del cosmo intero.

Le promesse del profeta

Sul virgulto di Iesse si poserà lo spirito del Signore con i suoi doni (cf Is 11,2) che plasmano le qualità del re messia. In relazione a questa novità del re anche il regno viene governato diversamente (cf Is 11,3-4). Il rinnovamento apportato dall’azione di Dio si estenderà al cosmo intero. Lì dove abitualmente regnano conflitto, contesa e pericolo, vi sarà armonia e pace (cf Is 11,6-8).
Due quadri poetici, quelli forniti da Isaia, che esprimono i desideri profondi del cuore di ogni uomo: giustizia e pace.
Il vangelo di Matteo di questa domenica presenta la figura del Battista dicendo che «egli è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa» (Mt 3,3). La tesi di Matteo è chiara: se Giovanni è colui di cui Isaia ha detto, ed è il precursore, colui che verrà dopo Giovanni è il realizzatore. Quel regno di giustizia e pace cui anela il cuore di ogni uomo il cristiano lo vede sorgere nella persona di Gesù. È lui l’Atteso.

I modelli dell’Avvento: Giovanni Battista 

L’Avvento è attesa, ma ciò non significa che sia inerte. La seconda figura dell’attesa presentata dalla liturgia di Avvento è Giovanni il Battista. Giovanni è modello dell’attesa non solo per il ministero che esercita, ma più radicalmente per ciò che egli è.
Matteo presenta la figura del Battista descrivendo il suo abbigliamento, la sua dieta, il luogo in cui abitava, la sua predicazione e la sua auto-coscienza.
Quello di Giovanni è un abbigliamento austero (cf Mt 3,4), tipico dei profeti (cf Zc 13,4), segnatamente di Elia (cf 2Re 1,8). Ed Elia avrebbe preceduto l’Avvento del Messia.
Anche la dieta di Giovanni è di grande austerità. Soprattutto, però, rimanda a quel passaggio del vangelo di Matteo in cui i discepoli di Giovanni vanno da Gesù chiedendogli perché loro digiunano e i suoi discepoli no. La risposta è lapidaria (cf Mt 9,15). Gesù è lo sposo, Giovanni no. Prima di Gesù non c’è la festa, solo con Gesù ci sarà.
Giovanni predica nel deserto. È un luogo significativo per la fede di Israele. È il luogo del primo amore, come nel libro dell’Esodo. Oppure quello nel quale il profeta Osea porta la sua sposa infedele per purificarla e rinnovare l’amore del fidanzamento.
Giovanni predica dicendo: «Convertiteti, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 3,1). Gesù esordirà nella sua predicazione dicendo le stesse parole (cf Mt 4,17).
Matteo, infine, presenta Giovanni dotato di chiara auto-consapevolezza. Egli sa chi è e perché è (cf Mt 3,11). Per Giovanni è chiaro il suo ruolo di precursore, la sua relatività all’Atteso.

Il compito della fedeltà alla Parola

Giovanni è esemplare in quanto la sua figura interpella chi legge questa pagina di vangelo. La sua predicazione così aspra, eppure così vera, costringe a fare autoanalisi (cf Mt 3,7). Egli invita a una fede autentica, che non poggi illusoriamente la propria fiducia su chissà quale privilegio e invece imponga una sincera e reale adesione alla volontà di Dio. Vivere l’Avvento come tempo di attesa e di preparazione dell’incontro significa avere Cristo come meta della propria tensione interiore, e perciò – per amore, non per timore – conformare la propria esistenza a lui, nella quotidiana fedeltà alla sua Parola, animati dalla speranza che Egli realizza i desideri profondi del cuore dell’uomo e che l’incontro con Lui sarà un incontro di gioia. Alla fine dei tempi, o nella storia che viviamo.

L’atteggiamento della conversione

Tale è il cammino di conversione cui ci dispone l’Avvento. La predicazione di Giovanni richiama a una conversione all’autenticità della vita cristiana che non può che partire dalla precisa conoscenza di sé. Anche quando essa comporti il doloroso giudizio della Parola sulla propria vita. La consapevolezza di sé aiuta all’identificazione dei luoghi concreti in cui sia necessario mobilitare risorse spirituali per prepararsi all’incontro. Ciascuno ha i suoi, tutti ne hanno qualcuno.

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2. introduzioni – 7 DICEMBRE 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

La liturgia di oggi, dopo l’introduzione al tempo d’Avvento rappresentata dalla prima domenica, ci chiede di compiere un passo molto faticoso sulla via che porta alla grotta di Betlemme.
La predicazione schietta e radicale di Giovanni Battista ci invita a prepararci per la venuta del Signore raddrizzando i suoi sentieri, sgombrando cioè il nostro cuore da tutto ciò che ostacola il rapporto con Dio. In questo abbiamo un aiuto enorme, decisivo, che ci viene da Gesù stesso, che ci raggiunge anche quando ci trova impreparati, e ci offre sé stesso come esempio e come salvezza.

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

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4. Letture – 7 DICEMBRE – 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

Dal libro del profeta Isaìa        Is 11,1-10

In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà
che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

Dal Sal 71 (72)

R. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri. R.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R.

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani     Rm 15,4-9

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
«Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.

Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,4.6)

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

Dal Vangelo secondo Matteo          Mt 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parola del Signore

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 7 DICEMBRE – 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA CONVERSIONE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, la confusione, la menzogna e il rumore ci impediscono di avere uno sguardo lucido sulle nostre miserie.  Kyrie eleison.
  • Cristo, lasciamo che l’inessenziale occupi proprio quello spazio che sarebbe necessario per accoglierti.  Christe eleison.
  • Signore, la nostra speranza risiede in altro da te e perciò si rivela illusoria. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

La preparazione al Natale del Signore deve svolgersi nell’essenzialità, esteriore e interiore. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, riportaci all’essenziale.

  • Perché i giusti non perdano fiducia nel futuro e continuino a lavorare per la pace. Preghiamo.
  • Perché la Chiesa, segno visibile della presenza di Dio nella storia, coltivi sempre al suo interno germi di rinnovamento spirituale. Preghiamo.
  • Perché, sull’esempio di Cristo, la nostra conversione inizi dalla carità verso i fratelli. Preghiamo.
  • Perché sappiamo combattere con forza e coraggio per annunciare, ma soprattutto per essere prova vivente della tua verità. Preghiamo.

O Padre, ci hai proposto di affidare a te la nostra speranza di salvezza, assicurandoci che non saremmo rimasti delusi. Aiutaci a fidarci di te e a trarne le conseguenze, distinguendo tra ciò che è utile al tuo progetto di salvezza e ciò che può essere abbandonato.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.