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3. Commento alle Letture – 15 FEBBRAIO 2026 – VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 FEBBRAIO 2026

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA LEGGE DI GESÙ È LIBERTÀ INTERIORE

COMMENTO

Presentare alla nostra riflessione ben venti versetti evangelici contemporaneamente non è da persone sagge. Troppa carne al fuoco.
Ci vorrebbero diverse domeniche per commentarli adeguatamente . Ma tant’è! La proclamazione delle beatitudini da parte di Gesù crea sconcerto. Tra i suoi seguaci, compresi gli apostoli .
Il primo annuncio del Regno dei  Cieli, aveva infiammato i cuori e riacceso infinite speranze. Sentire parlare di Regno significa riportare alla vita tutte le illusioni veicolate  dalla certezza che la potenza, la ricchezza, il lusso ed il dominio degli antichi re d’Israele ritornano ad essere realtà.
In quest’ottica le Beatitudini si pongono in tutt’altra prospettiva. Non accennano a ricchezze ma esaltano la sobrietà e la semplicità ; non parlano di potenza ma di servizio; non  inneggiano alla forza ma  proclamano la pace. Tutto questo fa evaporare gli entusiasmi e crea sconcerto e delusione.
Il Messia coglie questo stato d’animo. Non si meraviglia. Non retrocede. Anzi continua ad affondare il bisturi nel cancro di una relazione con Dio basata sul formalismo, sul ritualismo, sul concetto di giustizia inteso come parossistica osservanza della Thorah.
Mette le carte in tavola. Non è venuto a fare il Masaniello di circostanza. La Legge  è stata data da Dio e rimane intoccabile. Non è sua intenzione distruggerla, ma rianimarla . Era diventata , in mano agli scribi ed ai farisei , un terreno inaridito dal giuridismo e dal ritualismo che avevano finito per devitalizzarla rendendola  semplice osservanza letterale senza calore ed empatia.
La Thorah è amore, perdono, lealtà , trasparenza, accettazione, solidarietà ed inclusione.
Prima di pregare Dio bisogna accogliere le persone non perché sante ma perché figlie di Dio. Gesù ci dice che nella comunità cristiana non c’è posto per le relazioni deteriorate, per la calunnia, per l’indulto, per l’emarginazione. L’occhio non può essere strumento di lussuria, la mano non può essere adoperata per rubare o fare del male. Nel Regno dei Cieli non esiste  più il ripudio a senso unico dell’uomo rispetto alla donna. La sessualità, il più bel dono che Dio ha seminato nei nostri cuori, non può trasformarsi in porneia cioè in istinto puramente animale, in sopraffazione, sfruttamento, merce di divertimento parossistico.
Nel Regno dei cieli  quello che conta non è infrangere materialmente i comandamenti. È qualcosa di più . Essendo il regno dell’amore coinvolge non solo gli atti, ma, soprattutto, le intenzioni. E Dio giudica le intenzioni anche  le più segrete ed inconfessabili.
Il caso Epstein ne è la riprova. I grandi, i ricchi, i potenti, gli “opinion maker” tronfi e moralisti diventano  squallidi e bisognosi solo di perdono. Il cristiano è ben conscio di questo .
Per  questo si affida soprattutto alla misericordia ed al perdono di Dio. Il Regno dei Cieli non è utopia, ma vita che si fa condotta quotidiana.

RIFLESSIONE

Di fronte a questa pagina e a quella di domenica prossima tanti cristiani restano sconcertati e si chiedono se il Signore non abbia un po’ esagerato con questi precetti. Gli Ebrei avevano 613 regole da osservare e Gesù dice di essere venuto a dare compimento alla legge di Mosè. Ma aggiunge senza mezzi termini che non si tratta solo di meritare la benedizione di Dio in questo mondo, per sé e per il popolo, ma di entrare o essere esclusi dal regno di Dio e, quindi, dalla vita eterna.
In realtà il Signore non è interessato a dare nuovi precetti ma a offrire i punti di riferimento interiori dai quali partire per sapere in ogni circostanza come comportarsi. In questa sezione del discorso della montagna ne dà due: «se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli»; «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». La legge di Gesù è interiore e non si accontenta di una osservanza materiale delle regole, come fanno i farisei. Per questo il cristiano deve essere più «giusto» e cioè deve cercare e realizzare la volontà di Dio, il quale desidera che ogni suo figlio gli somigli.
Alcuni esempi vanno un po’ commentati per superare l’impressione di eccessiva severità.
La radice della violenza è nell’ira. E allora, non bisogna fermarsi solo davanti all’omicidio, ma davanti a ogni scatto di ira che spinge anche solo all’insulto del fratello, perché l’ira, non bloccata, conduce a qualsiasi violenza, anche all’omicidio (come dimostrano tanti assassini quando, dopo, dicono «ma che ho fatto? non volevo arrivare a questo…»).
La radice degli adultèri è il desiderio della donna degli altri (o dell’uomo delle altre). Il cristiano (e la cristiana) deve combattere tutti i movimenti interiori che, per il fascino della bellezza, lo spingono a considerare una persona dell’altro sesso come un oggetto da possedere e di cui godere, al di fuori delle regole dell’amore vero di una coppia. Il Signore quindi non limita i giusti e buoni sentimenti e desideri che fanno sbocciare, crescere e vivere l’amore di coppia, bensì combatte tutte le spinte interiori disordinate, che, purtroppo, si servono della sessualità per trasformare l’amore in egoismo. Ci tiene tanto Gesù a questo che usa delle espressioni molto forti: le immagini di tagliare la mano o cavarsi l’occhio dicono che di fronte al pericolo di perdere la vita eterna dobbiamo essere disposti al sacrificio di qualunque cosa, perfino della vita, come dirà in un’altra occasione.
Il perdono. Possiamo immaginare che quando litighiamo con un fratello dobbiamo presentarci al giudice, che è il Signore. Gesù dice di metterci d’accordo lungo il cammino, cioè di perdonarci, perché, se arriviamo di fronte a lui per accusare, magari a ragione, un fratello, egli ci presenterà il conto di tutti i nostri peccati contro lui e i fratelli. Se invece ci presentiamo rappacificati, allora lui perdona entrambi. Può succedere a volte che il fratello non accetti la riconciliazione. In questi casi ci tocca, imitando Gesù, perdonarlo lo stesso, non alimentare dentro di noi il risentimento, pregare per lui e trattarlo con buona educazione, anche se i rapporti non possono più essere tranquilli e sereni come prima.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. È una pagina che mette tutti in difficoltà. Il Signore ci chiede di essere più giusti di scribi e farisei e ci fa degli esempi che ci scuotono nel profondo, perché toccano la nostra vita quotidiana, i nostri rapporti con i fratelli, i pensieri che ci passano per la testa, i nostri istinti. Ci toglie anche tutte le facili giustificazioni, quelle che ci servono così bene per tranquillizzare la coscienza: non è colpa mia… mi ha fatto proprio arrabbiare… se l’è meritato… se il primo passo lo fa lui, allora…
  2. Ci chiediamo: ma cosa desideriamo davvero? Ho il forte desiderio di entrare nel regno di Dio? Possiamo correre il rischio di rimanerne fuori? Assolutamente no, pensiamo. Ma è necessario dare corpo e sangue a questo desiderio, perché non resti un fatto teoricamente scontato che a poco a poco si riduce solo a parole che non cambiano la vita.
  3. La scelta è nelle nostre mani: vogliamo seguire il Signore e somigliargli almeno un po’? E allora tutto quello che egli ci chiede, in fondo, è una semplice conseguenza di quello che abbiamo scelto.
  4. Semplice? Per molti cristiani non è per niente semplice. Eppure tutto si riduce all’amore per il Signore e per i fratelli: chi ama non si chiede quanto costa l’amore, ama con tutto se stesso e basta. Ecco allora la bella notizia: chi vive come ci chiede il Signore diventa persona veramente libera di amare, è figlio di Dio ed ha come ricompensa la vita eterna.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

La riconciliazione tra fratelli rende felice il Padre nostro. Facciamo un passo verso un fratello con cui non siamo in piena comunione.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 15 FEBBRAIO 2026 – VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 FEBBRAIO 2026

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA LEGGE DI GESÙ È LIBERTÀ INTERIORE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, spesso ci siamo sentiti in diritto di insultare e condannare i fratelli.  Kyrie eleison.
  • Cristo, per tutte le volte che ci siamo presentati al banchetto eucaristico senza esserci riconciliati con i fratelli. Christe eleison.
  • Signore, a volte abbiamo considerato le persone dell’altro sesso come oggetto di piacere.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Dio Padre ci ha chiesto un impegno nell’amore verso lui e i fratelli, ma non ci lascia soli. Chiediamo il suo aiuto con una preghiera fiduciosa.
Diciamo insieme: Padre, aiutaci a scegliere il bene.

  • Perché con la nostra fantasia spirituale troviamo delle soluzioni sempre nuove per mostrare al mondo la nostra fede in te. Preghiamo.
  • Perché ci apriamo all’ascolto della Parola di Gesù e la facciamo diventare vita vissuta con te e per te. Preghiamo.
  • Perché ci lasciamo istruire da Gesù e impariamo giorno per giorno a somigliare almeno un po’ a te. Preghiamo.
  • Perché gli sposi cristiani siano nel mondo testimoni di quell’amore coniugale che trova fondamento e solidità in te. Preghiamo.

O Padre, il tuo figlio Gesù ci ha mostrato la strada per giungere a te. Donaci il tuo Santo Spirito perché ci aiuti a camminare sui sentieri della giustizia, della pace e della gioia. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 15 FEBBRAIO 2026 – VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

15 FEBBRAIO 2026

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA LEGGE DI GESÙ È LIBERTÀ INTERIORE

 

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Un anno straordinario

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1. ORAZIONI – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

Antifona

Venite: prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il Signore, nostro Dio. (Cf. Sal 94,6-7)
Si dice il Gloria.
Colletta

Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, o Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che fai risplendere la tua gloria
nelle opere di giustizia e di carità,
dona alla tua Chiesa di essere
luce del mondo e sale della terra,
per testimoniare con la vita
la potenza di Cristo crocifisso e risorto.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Signore Dio nostro,
il pane e il vino, che hai creato
a sostegno della nostra debolezza,
diventino per noi sacramento di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Ringraziamo il Signore per il suo amore,
per le sue meraviglie a favore degli uomini,
perché ha saziato un animo assetato,
un animo affamato ha ricolmato di bene. (Cf. Sal 106,8-9)
 
Oppure:

Beati quelli che sono nel pianto:
saranno consolati.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia:
saranno saziati. (Mt 5,4.6)

*A
Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli. (Mt 5,16)

Dopo la comunione

O Dio, che ci hai resi partecipi
di un solo pane e di un solo calice,
fa’ che uniti a Cristo in un solo corpo
portiamo con gioia frutti di vita eterna per la salvezza del mondo.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

COMMENTO

Le Bratitudini rappresentano l’identikit del vero cristiano. Non sono un semplice assemblaggio di buone intenzioni. Sono il progetto concreto per un’esistenza incentrata sulla fede nel Risorto.
Il brano evangelico di oggi lo evidenzia senza lasciare spazio ad eventuali fraintendimenti o a farisaiche interpretazioni.
Essere cristiani non vuol dire mettere su un teatrino di buone intenzioni ipotetiche. La fede non significa essere affabulatori intrisi di buonismo e fariseismo. Non predicatori forbiti e logorroici  spacciatori di belle chiacchiere ed inutili proclami.
Cristo sintetizza l’essere cristiano in due termini che tutti comprendono.
Chi crede in lui deve essere sale e luce per tutti.
Nell’antichità il sale era tenuto in alta considerazione ed era un elemento prezioso che veicolava due significati fondamentali nelle società’del tempo. Era fondamentale per la conservazione del cibo, dava sapore ed impediva il deterioramento nel tempo di molti alimenti. Per questo quando veniva stipulato un contratto esso veniva cosparso di sale, simbolo di purezza degli intenti e di fedeltà a quanto sottoscritto.  Se queste sue qualità si degradavano il sale diventava inutile e lo si buttava.
L’altra caratteristica dell’identità cristiana è la luce. Oggi grazie al progresso viviamo in un mondo a forte inquinamento luminoso. Ai tempi di Gesù la luce scarseggiava e la vita era immersa e condizionata dalle tenebre. Il buio della notte rendeva lo spostarsi problematico e difficile. In esso si perdevano i punti di riferimento che tranquillizzavano l’esistenza. Nelle tenebre la luce orientava e cacciava le paure.
Il cristiano deve essere luce e sale. Esse fanno parte indispensabile del suo genoma. Se mancano, la fede perde ogni significato. Non sono degli optionals ma dei marcatori di precise identità.
Un comportamento di fede tiepido, insulso, incoerente, verboso ed intriso di inutili buone intenzioni e di vellutati moralismi serve a nulla. È meglio che sparisca dalla circolazione.
Una preghiera  , surgelata e statuaria in un ritualismo tronfio e rumoroso, è fiato sprecato ed indisponente.
Le beatitudini sono modelli che si incarnano nella coerenza di vita umile ed incisiva. Sono luce che genera speranza dove c’è rassegnazione, perdono dove regna il rancore, senso dove il qualunquismo omologa tutto ed il nichilismo desertifica  il cuore.
In un mondo che ha perso le sue coordinate esistenziali ed i suoi punti di riferimento quale contributo portiamo con il nostro essere cristiani?

RIFLESSIONE

Le due similitudini del sale e della luce continuano l’ultima beatitudine che riguardava i discepoli perseguitati, quindi il voi è certamente riferito ai discepoli.
Per comprendere la prima similitudine osserviamo a cosa serve il sale e quale significato assume nella Bibbia. Il sale dà sapore ai cibi, è indispensabile per la buona salute (la mancanza di sale provoca disturbi), purifica e conserva alcuni cibi. Nella Bibbia è utilizzato come simbolo della sapienza, il gusto delle cose che riguardano Dio, la conoscenza profonda di lui e della sua Parola. I discepoli del Signore dunque hanno una responsabilità precisa e grande nei confronti dell’umanità (è questa la terra di cui essi sono il sale). Senza i discepoli l’umanità è scipita, malata, si corrompe, non ha conoscenza profonda e vitale di Dio e del suo mondo. Il sale non può diventare scipito, ma i discepoli sì. Inoltre, se essi perdono la loro identità il danno non è solo per l’umanità, ma anche per loro stessi: diventano inutili e meritevoli di biasimo da parte di coloro che avrebbero dovuto «insaporire».
«Luce del mondo» è il titolo che Gesù dà a se stesso nel vangelo di Giovanni, ma qui è conferito ai discepoli. Nella Bibbia la luce è l’inizio della creazione e in termini universali è simbolo di vita, permette la visione e il contatto con persone e oggetti, apre alla conoscenza di Dio e del mondo. Se i discepoli sono luce, allora il mondo grazie a loro può vedere e conoscere Dio. La luce non ha bisogno di mettersi in mostra, basta che sia se stessa, così illumina. Perciò i discepoli non hanno bisogno di cercare visibilità, basta che vivano il vangelo. Infatti essi saranno riconosciuti come luce per le opere buone compiute, come una città sulla montagna è vista da tutti. Invece, un discepolo che nasconde la luce ricevuta nel battesimo (non vive la propria fede e la carità) è inutile e rinnega la propria identità cristiana.
Il Signore, concludendo, esprime il fine dell’essere e dell’agire dei discepoli: manifestare, rendendola visibile, la gloria del Padre; cioè, far riconoscere a tutti che il Padre è presente nella storia e si dona con amore misericordioso, attraverso il Figlio nello Spirito, per salvare gli uomini e renderli suoi figli.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Sale e luce per l’umanità: una responsabilità pesante, troppo. Ma non è un compito morale, un’altra missione, un altro «lavoro» da aggiungere a tutti gli altri. È un dono. L’abbiamo già ricevuto nel battesimo e porta frutti a causa della nostra scelta di credere e di seguire Gesù. Basta essere e vivere da cristiano, niente di più.
  2. Portare sapore in questo mondo. Avere e comunicare il gusto e il piacere di vivere sulla terra come cittadini del cielo; come fratelli di sangue divino; come pellegrini in cammino verso il Paradiso, che si aiutano, si incoraggiano e insieme cantano la gioia della vicinanza della meta.
  3. Preservare il mondo dalla corruzione. Ci tocca anzitutto non lasciarci corrompere dai fermenti del peccato. Anche noi abbiamo bisogno di chi ci preservi e ci liberi dal male: lo fa Gesù, se noi abitiamo in lui e lui in noi. Così possiamo collaborare con lui per fermare il diffondersi del male tra gli uomini.
  4. Illuminare il mondo. Molti uomini e donne camminano nel buio, non distinguono il bene dal male, non si rendono conto di andare verso il precipizio. Se incontrano un cristiano caritatevole, misericordioso e felice, anche in mezzo alle difficoltà, agli insulti e alle persecuzioni, allora possono aprire gli occhi e il cuore al vangelo che li salva.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Vivere e mostrare la gioia di essere cristiani e realizzare tutto il bene che possiamo.

 

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2. introduzioni – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

Il mondo è insipido e si corrompe: ha bisogno del sale del vangelo. Il mondo è nel buio del peccato: ha bisogno della luce del vangelo. Dio Padre, per essere riconosciuto dagli uomini, ha bisogno di persone che rendano visibile il suo amore. È stata questa la missione di Cristo. È questa la missione dei cristiani, ieri, oggi e sempre.

PRIMA LETTURA

La tua luce sorgerà come l’aurora.
Siamo nella terza parte del libro di Isaia. Il popolo sta sperimentando ingiustizie e oppressione dei poveri da parte dei potenti. Per sollecitare l’intervento del Signore non servono penitenze esteriori e formali come il digiuno dai cibi. Dio desidera il digiuno dalle violenze e la carità verso i poveri. Solo allora il Signore interverrà per salvare.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 111 (112)

SECONDA LETTURA

Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso.
L’apostolo Paolo, di fronte ai quei Corinzi che cercano la sapienza umana e l’eloquenza, presenta il vero motivo della diffusione della fede: è la potenza dello Spirito che suscita e consolida la fede in Gesù crocifisso.

VANGELO

Voi siete la luce del mondo.
I discepoli del Signore, accogliendo e vivendo le beatitudini, diventano sale della terra, città posta su di un monte e luce del mondo. Tre immagini per dire a tutti gli uomini, in maniera visibile, la presenza amorevole, misericordiosa e salvifica di Dio nel mondo.

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4. Letture – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

PRIMA LETTURA

La tua luce sorgerà come l’aurora.
Siamo nella terza parte del libro di Isaia. Il popolo sta sperimentando ingiustizie e oppressione dei poveri da parte dei potenti. Per sollecitare l’intervento del Signore non servono penitenze esteriori e formali come il digiuno dai cibi. Dio desidera il digiuno dalle violenze e la carità verso i poveri. Solo allora il Signore interverrà per salvare.

Dal libro del profeta Isaìa    Is 58,7-10

Così dice il Signore:
«Non consiste forse [il digiuno che voglio]
nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”.
Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 111 (112)

R. Il giusto risplende come luce.

Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia. R.

Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto.
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore. R.

Sicuro è il suo cuore, non teme,
egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria.  R.

SECONDA LETTURA

Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso.
L’apostolo Paolo, di fronte ai quei Corinzi che cercano la sapienza umana e l’eloquenza, presenta il vero motivo della diffusione della fede: è la potenza dello Spirito che suscita e consolida la fede in Gesù crocifisso.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi    1Cor 2,1-5

Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

 Parola di Dio

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Cf. Gv 8,12)

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Voi siete la luce del mondo.
I discepoli del Signore, accogliendo e vivendo le beatitudini, diventano sale della terra, città posta su di un monte e luce del mondo. Tre immagini per dire a tutti gli uomini, in maniera visibile, la presenza amorevole, misericordiosa e salvifica di Dio nel mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo    Mt 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, non abbiamo portato il sapore del vangelo nella vita degli altri.  Kyrie eleison.
  • Cristo, non abbiamo illuminato i fratelli con la luce che tu ci hai donato. Christe eleison.
  • Signore, troppo spesso per paura o timidezza abbiamo nascosto la nostra fede.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Ringraziamo il Padre per tutti i doni ricevuti e rivolgiamo a lui la nostra preghiera per la Chiesa e per il mondo.
Preghiamo insieme e diciamo: Ascoltaci, o Signore.

  • Perché la fede della Chiesa e di ogni cristiano illumini il mondo. Preghiamo.
  • Perché i cristiani sperimentino ogni giorno la tua presenza e il tuo aiuto. Preghiamo.
  • Perché la tua Parola sia la forza che ci sostiene nel testimoniare la fede in ogni luogo e circostanza. Preghiamo.
  • Perché, arricchita dalla tua sapienza, la nostra comunità sia sale e luce per le persone del nostro quartiere. Preghiamo.

O Padre, tu ci hai arricchiti dei tuoi doni. Donaci la gioia di portare frutti di bontà e di sapienza per le persone che ci fai incontrare.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 8 FEBBRAIO 2026 – V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

8 FEBBRAIO 2026

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

CRISTIANI: SALE E LUCE PER IL NOSTRO MONDO

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Un anno straordinario

Sorrisi divini

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Testi e i commenti proposti per la domenica 

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3. Commento alle Letture – 1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

1 FEBBRAIO 2026

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

POVERI, UMILI E DEBOLI:

I PREDILETTI DEL SIGNORE

COMMENTO

Il racconto di Matteo delle Beatitudini è ricco di sfumature fondamentali per decifrarne il denso messaggio. Esse sono otto. Questo numero, nelle primitive comunità cristiane, richiama il giorno della Risurrezione avvenuta il primo giorno dopo la settimana. Significativamente i primi battisteri  hanno tutti una forma ottagonale.
La fede nel Risorto fa da sfondo a tutta la narrazione e ne è la chiave interpretativa. Il racconto è formato da 72 parole. Questo numero richiama il racconto di Genesi 10 che elenca il numero dei popoli che abitano la terra dopo il diluvio. L’articolo determinativo che precede il sostantivo monte, nella Bibbia, identifica sempre il Sinai sulla cui cima a Mosè viene affidata la Legge.
La montagna evangelica non ha un’indicazione topografica e sulla sua sommità ai discepoli viene consegnata la costituzione cristiana del Regno dei Cieli: le Beatitudini.
La legge mosaica è fondata sull’osservanza legata solo al popolo ebreo, quella evangelica si radica nell’amore ed abbraccia tutti i popoli.
L’aggettivo “beati” le lega strettamente.  Ma cosa significa?
Per capirlo più, che dal termine greco “makarioi”, il senso profondo ci viene suggerito dal termine ebraico “ashrei”‘ che descrive non solo un momentaneo stato d’animo passeggero, ma una disposizione esistenziale spirituale costante che sgorga dalla certezza della perenne vicinanza divina che genera felicità, successo, benedizione  e protezione perenne.
La residenza di Dio si trova nel cuore di ogni persona.
Questa incrollabile certezza costituisce l’asse portante del “Regno dei Cieli”  da costruire nel presente del vissuto quotidiano e non nel sogno di un futuro che sfuma nell’utopia e sa di oppio alienante. In quest’ottica i poveri in spirito non sono i ritardati mentali, ma coloro che sono poveri di egoismo e ricchi di solidarietà’.  Gli afflitti sono sensibili alle sofferenze umane e, come il buon samaritano, se ne fanno carico. I miti usano come strumento di pace non le armi ma la giustizia.
I misericordiosi sono quelli che all’odio ed al risentimento preferiscono l’accoglienza ed il perdono. I puri di cuore, nell’alternativa di scelta fra bene e male, scelgono sempre il bene. I pacifici consci delle loro debolezze e dei propri limiti e peccati,  si astengono dal giudicare o condannare il prossimo.
Anche coloro che lottano per il bene e testimoniano la fede nel Cristo, nonostante le calunnie, le persecuzioni, le malignità e le torture, sono beati e grandi nel Regno dei Cieli.
Questi dovrebbero essere i veri cristiani. Noi lo siamo?

RIFLESSIONE

Questa pagina del vangelo è da contemplare più che da commentare. Tuttavia, siccome fa sorgere molte domande, richiede anche delle risposte non facili da comprendere  e soprattutto da accettare, specie se si ha una fede debole o vacillante. Chi non è credente potrebbe considerare le beatitudini il manifesto dell’«oppio dei popoli».
Per Matteo esse costituiscono il proclama che apre il discorso della montagna, il primo dei grandi discorsi, e che, in qualche maniera, annuncia una nuova creazione e una alleanza nuova, quella del nuovo popolo di Dio attorno a una Legge nuova, scritta non più su tavole di pietra ma nel cuore di chi crede.
Sono elencate nove categorie di persone che Gesù di- chiara «beate», in contrasto con la mentalità corrente tra gli uomini, non solo del suo tempo. Sono beatitudini dichiarate, ma non sempre sperimentate dalle persone che vivono le situazioni descritte. È qui il primo proble- ma. I poveri di spirito e i perseguitati per la giustizia so- no beati nel presente perché il regno di Dio appartiene a loro. Tutte le altre situazioni troveranno una risposta nel futuro di Dio. È una promessa alienante? I credenti sono spinti a proiettare solo nel futuro il loro anelito alla felicità? Non è quello che dice Gesù. Chi crede ha la capacità di leggere ora la sua vita nella prospettiva evangelica e di sperimentare la beatitudine anche nelle situazioni di sofferenza citate da Gesù. Tutte le persone che appartengono a queste nove categorie possiedono il regno, ma Dio non interviene immediatamente e miracolosamente a cambiare le situazioni. I martiri hanno sperimentato la presenza di Dio, perché hanno avuto da lui la forza per affrontare vittoriosamente il martirio, conservando e testimoniando splendidamente la fede, e i santi non hanno avuto vita facile ma felice, man mano che si rendevano conto di somigliare sempre di più al Figlio di Dio e di collaborare con lui alla salvezza dei fratelli. Anche se le persecuzioni e le sofferenze continuano, la promessa di Dio rimane e i credenti sperimentano subito la consolazione della presenza di Dio e della somiglianza a Cristo e anticipano nella fede la felicità che gusteranno in questa vita, se è nella volontà di Dio, e certamente, in pienezza, nell’eternità. Capiscono e gustano tutto questo soltanto i poveri in spirito, cioè coloro che non mettono la loro felicità solo nelle cose di questo mondo, acquistando così una vera libertà interiore, e che gioiosamente riconoscono di dipendere da Dio, scelgono di fidarsi di lui e si aspettano solo da lui la vita piena e la vera felicità.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1.  È facile ammirare le beatitudini, più difficile è credere che siano vere. Sono troppo in contrasto con la mentalità comune, anche dei cristiani. Ci provocano a una presa di posizione sulla fiducia da accordare a Gesù.
  2. Beatitudini e «oppio dei popoli». Coloro che Gesù proclama beati, non sono passivi nei confronti di Dio e, tanto meno, degli uomini o degli avvenimenti. Essi lot- tano con tutte le loro forze e con la forza della preghiera. Come ha fatto Gesù.
  3. Le beatitudini sono vangelo per la Chiesa, quando somiglia a Gesù e realizza la propria missione tra le persecuzioni. La mettono in crisi, quando deve annun- ciarle e mostrarle ai poveri e ai perseguitati del nostro mondo.
  4. Le beatitudini sono tutte al plurale. Chi soffre da solo, facilmente si avvicina alla disperazione. Nella sofferenza solo la comunione con i fratelli in una comunità viva porta sollievo, forza e speranza.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Riconosciamo una beatitudine che il Signore procla- ma per noi e in questa settimana la viviamo, rinnovando ogni giorno la fiducia nell’amore di Dio.