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6. Vignetta di RobiHood – 7 DICEMBRE – 2ª DOMENICA DI AVVENTO

7 DICEMBRE

2ª DOMENICA DI
AVVENTO

IL TEMPO DELLA
CONVERSIONE

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

Antifona

A te, Signore, innalzo l’anima mia,
mio Dio, in te confido: che io non resti deluso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
Chiunque in te spera non resti deluso. (Sal 24,1-3)Non si dice il Gloria.

Colletta

O Dio, nostro Padre,
suscita in noi la volontà
di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene,
perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria
a possedere il regno dei cieli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, che per radunare tutti i popoli nel tuo regno
hai mandato il tuo Figlio nella nostra carne,
donaci uno spirito vigilante,
perché, camminando sulle tue vie di pace,
possiamo andare incontro al Signore
quando verrà nella gloria.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Accogli, o Signore, il pane e il vino,
dono della tua benevolenza,
e concedi che il nostro sacrificio spirituale compiuto nel tempo
sia per noi pegno della redenzione eterna.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto. (Sal 84,13)

*A
«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore verrà». (Mt 24,42)

Dopo la comunione

La partecipazione a questo sacramento,
che a noi pellegrini sulla terra
rivela il senso cristiano della vita,
ci sostenga, o Signore, nel nostro cammino
e ci guidi ai beni eterni.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30     NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

COMMENTO

Nei progetti di Dio, Gerusalemme  ha una missione fondamentale da realizzare.  Isaia, nella prima lettura, la sintetizza in poche affermazioni. Suo compito è quello  di essere un polo di aggregazione per tutti i popoli; essere il monte santo; il luogo che ospita il Tempio di Dio; la sorgente da cui scaturiscono la Legge e la Parola;  la fucina di Pace dove le lance della morte si trasformano in falci per mietere il grano. In essa tutti  dovrebbero camminare alla luce del Signore.
Dovrebbe essere così . Ma  purtroppo non lo è .
Agli Apostoli  che, incantati e basiti,  enfatizzano lo splendore, la grandezza, lo sfarzo delle mura e delle suppellettili dedicate al culto, il Signore rifila una lavata di capo che, bruscamente, li riporta alla realtà.
Il Tempio non è la casa di Dio ma l’antro di Mammona; non vive la giustizia e la  verità ma il potere e la menzogna; il suo cuore  non pulsa d’amore ma è pietrificato  dall’odio, dalla gelosia e dall’arrivismo parossistico.
Avendo tradito la missione che Dio le ha affidato, la sua esistenza sta per finire. Di tutto ciò che appare non resteranno che le macerie.
In lontananza comincia a sentirsi l’avvicinarsi dei passi cadenzati delle legioni romane di Tito che lasceranno come ricordo ed ammonizione solo morte, distruzione e silenzio.
Il Messia si manifesterà in tempi brevissimi.
Il suo Regno è’ aperto a tutti ma non è per tutti. Non lo è per i narcotizzati dalle libagioni e gozzoviglie; non lo è per i buontemponi libertini e depravati; non lo è per coloro che hanno trasformato il loro cuore in una spelonca popolata da egoismo, individualismo, menefreghismo ed egotismo nevrotico, compulsivo e spietato.
Per vivere l’Avvento Paolo ci indica alcune piste da seguire per non trasformare il Natale in una gelida sarabanda di consumismo od in una squallida commedia di ipocrita buonismo. Dobbiamo scuoterci dal torpore esistenziale di una quotidianità senza senso. Dobbiamo eliminare i lati oscuri dei nostri pensieri e desideri. Dobbiamo riabituare i nostri polmoni a respirare l’aria fresca della libertà e  della intelligenza, purificandoli dai miasmi delle nostre ubriachezze, lussurie ed impurità .
In sintesi: dobbiamo rivestirci di Cristo. Solo Lui può darci forza e sostegno per essere non solo credenti ma anche cristiani.
Il Natale per noi segnerà’  il nostro incontro personale  con il Bambinello di Betlemme o sarà un  semplice appuntamento con la nostra pochezza esistenziale, da mimetizzare dietro un buonismo di facciata od un regalo formale privo di qualsiasi empatia umana e cristiana?

RIFLESSIONE

Un nuovo anno inizia, liturgicamente, non per segnare una discontinuità con il passato, bensì per continuare il cammino iniziato. L’Avvento è percepito principalmente come i giorni che precedono e preparano il Natale. Spiritualmente, però, l’Avvento è questo perché è altro. È preparazione a un incontro: quello fra Dio e uomo nella persona storica di Gesù, di cui facciamo memoria il 25 dicembre; quello fra Dio e l’umanità per mezzo della persona di Gesù Cristo; quello definitivo, alla fine dei tempi, con il Cristo Glorioso al suo ritorno. Il nuovo anno non è in discontinuità con quello precedente perché tutta la storia è in tensione verso il Regno. Tutta la storia nel suo complesso, tutta la vita cristiana è Avvento: tempo di preparazione e attesa.

I modelli dell’Avvento: Isaia

Le domeniche del tempo di Avvento propongono dei modelli in questo cammino. In questa prima domenica ci si può soffermare sulla figura del profeta Isaia. Egli, almeno il cosiddetto primo Isaia, opera in un tempo di grave crisi politica e religiosa del regno di Giuda. In questo contesto il suo ministero ha il suo centro nel tentativo di risvegliare la fede nell’unico Signore in cui confidare per la salvezza.
Isaia annuncia il convergere di tutti i popoli verso il monte di Sion (cf Is 2,2-3), un pellegrinaggio di tutta l’umanità al luogo da cui viene la salvezza. Dio è il Dio salvatore. Tutti gli uomini sono chiamati ad andare a lui perché nessuno è escluso dalla possibilità della relazione con lui.
Con forti immagini poetiche il tempo della salvezza è descritto come un tempo di pace (cf Is 2,4). I prodotti dell’ingegno dell’uomo non sono più posti al servizio della violenza e della guerra, della sopraffazione e della distruzione. Essi vengono convertiti da un uso per il male a un uso per il bene.

Il compito della profezia

Tutta la storia è cammino verso il Regno. In questo lungo Avvento i cristiani hanno un compito: hanno il dovere della profezia. Si può essere capaci di parola profetica solo quando ci si nutre abbondantemente della Parola della Scrittura. Così ci si può mettere al servizio di una parola altra rispetto a quella umana, continuando a proclamare, anche tra i travagli della storia, un annuncio di speranza. La parola profetica è giudizio del presente, crisi del presente. Essa perciò è capace di guidare il cammino verso il Regno.
L’Avvento, tempo liturgico che invita a riflettere su come la storia intera tenda all’incontro con un Atteso, esorta i cristiani a riscoprire il compito della profezia, animato da un profondo ottimismo ma capace di lucido giudizio. Perciò è necessaria la vigilanza, una delle virtù che qualificano il cammino dell’Avvento.

L’atteggiamento della vigilanza

Paolo esorta i cristiani di Roma dicendo: «Questo voi farete, consapevoli del momento» (Rm 13,11). Il «momento» è il tempo opportuno e qualificato della salvezza. È il tempo imperdibile della salvezza, il tempo da discernere per non lasciarselo sfuggire. È la vigilanza che abilita al discernimento.
Condanna i contemporanei di Noè perché facevano cose malvagie. Tuttavia, immersi e assorbiti in quelle azioni ordinarie, essi vivevano inconsapevolmente. È la vigilanza che consente di mantenersi desti, spiritualmente consapevoli, anche nelle azioni ordinarie della vita.
È la vigilanza che consente di persistere nel tempo, anche quand’esso sia tribolato. San Paolo afferma che «la notte è avanzata, il giorno è vicino». (Rm 13,12). È un’immagine di speranza. Si diradano le tenebre per l’avvicinarsi del momento del ritorno del Signore.
È ancora la vigilanza che consente, nel tempo, di non intiepidirsi nella fede e nella carità, poiché sapendo discernere il tempo ci si mantiene interiormente desti e tesi all’incontro (cf Mt 24,42).
La vigilanza è il presupposto per vivere una vita di sobrietà, di dominio di sé, di lotta contro i vizi, per riassumere quanto dice san Paolo. Sono modi per esemplificare il perfezionamento ascetico, aspetto necessario perché sorga nel cristiano l’uomo nuovo, in noi espresso dalla simbologia battesimale di Paolo (cf Rm 13,14).

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2. introduzioni – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

Oggi inizia il tempo di Avvento, e la liturgia ci invita quindi a riflettere sul vero significato di questo periodo d’attesa. Certo l’Avvento, come il Natale, è un tempo «speciale». La Parola ci suggerisce però che l’eccezionalità di questi giorni si comprende solo mettendoli in relazione col resto della nostra vita di uomini e di cristiani.

Sia Paolo, nella lettera ai Romani, sia Gesù, nel vangelo di Matteo, ci dicono che la chiave per comprendere ciò che accade sta in noi e nel nostro modo di affrontare l’attesa. Solo rivestendosi dell’armatura della luce, cioè compiendo opere degne di Dio, possiamo renderci degni e prepararci alla venuta nel mondo del Figlio dell’uomo.

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

Dal Sal 121 (122)

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

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4. Letture – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30     NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

PRIMA LETTURA

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.
Il profeta Isaia vive in anni difficili per il popolo eletto. Israele sembra dover scegliere tra la perdita della propria fede a favore di alleanze politiche o la difesa della propria identità e la distruzione. È proprio in mezzo a questo tempo di prova che il profeta annuncia l’avvento di un regno di pace.

Dal libro del profeta Isaìa    Is 2,1-5

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette
in visione su Giuda e su Gerusalemme.
Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Questo inno di lode veniva cantato dai pellegrini che salivano verso Gerusalemme e augura la pace a tutti coloro che confidano nel Signore.

Dal Sal 121 (122)

R. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide. R.

Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano;
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi. R.

Per i miei fratelli e i miei amici
io dirò: «Su di te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene. R.

SECONDA LETTURA

La nostra salvezza è più vicina.
Paolo invita i fratelli a mantenersi irreprensibili, per essere degni del regno di Dio. Egli paragona la situazione dei cristiani a quella di coloro che attraversano una notte tenebrosa, alla quale però, come ad ogni altra notte, seguirà un giorno pieno di luce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 13,11-14a

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento:
è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso
la nostra salvezza è più vicina di quando
diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo
via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno:
non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità,
non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.
Gesù ricorda ai suoi discepoli la vicenda di Noè e fa loro notare come gli uomini non fossero pronti all’arrivo del diluvio. Allo stesso modo la capacità di accogliere Cristo è frutto più di una costante preparazione interiore e di un’attesa pacata e fedele che dell’agitazione per un giorno speciale.

Dal Vangelo secondo Matteo    Mt 24,37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 30 NOVEMBRE – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, le opere delle tenebre ci impediscono di attendere degnamente la tua luce.  Kyrie eleison.
  • Cristo, la nostra vigilanza si riduce spesso a ripetizione di una routine.  Christe eleison.
  • Signore, non siamo capaci di spirito profetico e il presente ci sembra senza senso. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

L’inizio del tempo di Avvento deve coincidere con una conversione autentica, così da poter accogliere Cristo nella nostra vita. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, mandaci la tua salvezza e saremo pronti.

  • Perché la pace, condizione indispensabile per la tua presenza nel mondo, trovi spazio in ciascuno di noi. Preghiamo.
  • Perché sappiamo attendere serenamente e costruire attivamente un futuro migliore. Preghiamo.
  • Perché abbiamo il coraggio di rivalutare ogni aspetto della nostra vita alla luce della tua venuta nel mondo. Preghiamo.
  • Perché testimoniamo la nostra voglia di incontrarti con le scelte di ogni giorno. Preghiamo.

O Padre, ci hai concesso un tempo per prepararci degnamente alla venuta nel mondo del tuo Figlio Gesù. Aiutaci a non sprecarlo e a prendere ogni provvedimento necessario a modellare le nostre vite secondo la tua volontà.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 30 NOVEMBRE 2025 – 1ª DOMENICA DI AVVENTO

30 NOVEMBRE

1ª DOMENICA DI AVVENTO

IL TEMPO DELLA VIGILANZA

 

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1. ORAZIONI – 23 NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

Antifona

L’Agnello immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza, forza e onore:
a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. (Ap 5,12;1,6)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
che hai voluto ricapitolare tutte le cose
in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo,
fa’ che ogni creatura,
libera dalla schiavitù del peccato,
ti serva e ti lodi senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre
perché, seguendo le orme del tuo Figlio,
possiamo condividere la sua gloria nel paradiso.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Ti offriamo, o Padre, il sacrificio di Cristo
per la nostra riconciliazione,
e ti preghiamo umilmente:
il tuo Figlio conceda a tutti i popoli
il dono dell’unità e della pace.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione

Il Signore siede re per sempre:
benedirà il suo popolo con la pace. (Sal 28,10-11)

*C
«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
«Oggi sarai con me nel paradiso». (Lc 23,42-43)

Dopo la comunione

O Padre, che ci hai nutriti
con il pane della vita immortale,
fa’ che obbediamo con gioia
ai comandamenti di Cristo, Re dell’universo,
per vivere senza fine con lui nel regno dei cieli.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 23 NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

COMMENTO

Vari anni fa, la sonnolente tradizione cattolica venne squassata dall’uragano scatenato da un libro dello scrittore greco Nikos Kazantzakis intitolato “L’ultima tentazione di Cristo”.
Non si trattava certo di un libro di esegesi biblica ma di un romanzo attinente un argomento scottante ed intrigante.
Se il Messia era vero uomo, quali tentazioni aveva provato? L’autore, non certo un pio cattolico osservante, aveva avanzato delle ipotesi fantasiose azzardate, mandando in tilt molti  moralisti tanto da spingere, nel 1954, il Papa a proibirlo alla lettura dei credenti.
Nei Vangeli è Luca ad occuparsi dell’argomento. Ne parla all’inizio e alla fine della vita pubblica del Cristo. Subito dopo il battesimo, prima di iniziare la missione affidatagli dal Padre, il Signore viene messo alla prova.
Sono tre tentazioni che investono la natura umana, e che mietono, ancora oggi, parecchie vittime (Lc, 4, 1-13). Vengono superate brillantemente. È interessante notare che il diavolo, secondo Luca, si ritrae ma non scompare in quanto “si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc, 4, 13).
Oggi l’evangelista ci narra che il tempo fissato (kairos in greco) è giunto proprio al momento della crocifissione. A sottoporre alla prova non è più il diavolo ma uomini malvagi davanti ad una folla di guardoni sadici che indifferente assiste alla tragica esecuzione. I tentatori sono i capi che lo scherniscono dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio”  (23,35). Anche i soldati romani indossano i panni dei cinici provocatori porgendogli dell’aceto, che nel linguaggio evangelico  significa disprezzo mentre il vino simboleggia amicizia, urlandogli: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (23,37). Anche uno dei due malfattori lo  tormenta con astio sibilando ironicamente: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi»  (23, 39).
A questi atteggiamenti ostili il Crocifisso risponde con misericordia infinita che lo porta, in punto di morte, ad ammutolire la folla indifferente, i capi vendicativi, i soldati crudeli ed il malfattore ironico, con un atto d’amore infinito verso l’unica persona che lo riconosce come il Messia. «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (23,43).
È interessante sottolineare che il malfattore non compie nessun atto di pentimento per meritare questo. Basta un gesto di umanità per entrare nel Regno di Dio. È questo un insegnamento che non dobbiamo mai dimenticare se ci riconosciamo discepoli del Risorto.
Il perdono di Dio risponde sempre al bisogno dell’uomo al di là dei meriti acquisiti oltrepassando la nostra giustizia umana.
Ricordiamocelo quando siamo tentati di giudicare ed etichettare tutti e tutto.

 

RIFLESSIONE

L’anno liturgico si conclude con una solennità dalla forte dimensione contemplativa. «Il popolo stava a vedere» (Lc 23,35). Altra traduzione possibile è, però, «stava a contemplare». Davanti allo spettacolo della croce, l’atteggiamento del credente, al quale ci richiama la solennità di oggi, è la contemplazione, unica via di accesso alla comprensione della regalità di Gesù.

La proclamazione della regalità di Cristo

La croce è il luogo di manifestazione della regalità di Gesù. Sulla croce di Gesù è posta un’iscrizione con le motivazioni della condanna (cf Lc 23,38). Pilato, scrivendo il cartiglio, trasforma la croce di Gesù in un trono, inconsapevole e paradossale proclamazione di fede da parte di un pagano. La contemplazione della regalità di Gesù deve partire dall’ambiguità della croce: patibolo e trono.
Sulla croce Gesù è re, ma di una regalità alternativa a quella gloriosa e potente. L’incomprensione di questa differenza è la base di tutti gli scherni di cui è oggetto. Parole che vorrebbero essere dileggio di un condannato, ma che diventano bestemmie di un Dio non compreso. Parole che sono la ripresa delle tre tentazioni nel deserto (cf Lc 4,1-12). Sia le tentazioni sia gli scherni sotto la croce sono una proposta a Gesù di realizzarsi in autonomia dal Padre: «Salvati! Dimostra quanto vali! Dimostra che ciò che hai detto è vero!».
Gesù risponde con il silenzio a queste tentazioni, perché nel silenzio delle parole fiorisca la risposta della Parola. Se Gesù avesse accettato l’itinerario delle tentazioni avrebbe tradito la logica della kènosi che dall’incarnazione in poi aveva retto la sua esistenza, fino dunque alla passione. Se le avesse accettate avrebbe tradito la sua fedeltà all’uomo di cui ha assunto la fragilità fino all’estremo limite della morte. Se le avesse accettate avrebbe tradito la sua fedeltà al Padre. Se si fosse salvato, non avrebbe salvato.

L’eloquenza del silenzio

Il suo tacere, però, non è silenzio. Gesù ha risposto alle tentazioni essendo crocifisso fra due malfattori, estremo atto di conferma di tutta la sua esistenza. È il culmine della sua accettazione della condivisione dello stato dell’umanità; della sua ricerca continua dei peccatori, per annunciare loro il perdono; della sua condivisione con la sorte dell’umanità.
Al centro della scena oggetto di contemplazione vi sono i tre crocifissi. Fra essi si tesse un dialogo. Il primo malfattore dice parole di rabbia. Accusa, protesta un fallimento. Lui è un fallito, perché lo hanno arrestato e condannato. Gesù è un fallito, perché dopo aver tanto detto, ora muore come lui. È la rabbia impotente del disperato.
Ma c’è l’altro malfattore, quello che riconosce la giustezza della condanna che lui e il suo socio nel malaffare subiscono. Non chiede di essere schiodato ma di essere perdonato e ricordato (cf Lc 23,42). Ci vuole una grande intimità per essere sulla croce e chiamare Gesù per nome, stabilendo così un rapporto diretto senza negare la propria condizione. Sono le parole del vero credente.
Il momento estremo della debolezza e dell’impotenza di Gesù è quello in cui massimamente esprime la sua potenza salvifica. La sua croce, il suo dialogo, sono la rivelazione del senso di tutta la sua vita e la sua missione: giungere a quel definitivo annuncio che dal malfattore crocifisso si estende universalmente a tutti gli uomini. Tutti gli uomini sono malfattori. A tutti, dalla croce, viene estesa la promessa della speranza. La croce è la rivelazione della fedeltà mantenuta di Gesù a Dio, agli uomini, alla sua missione.

La regalità nel perdono

Dal trono della croce Gesù manifesta la sua regalità non nell’ostentazione della potenza, ma nel dono di sé e del suo perdono. Gli uomini di religione cercano un Dio potente ed elargitore di benefici e non accettano un Dio crocifisso. Gli uomini di fede riconoscono Dio nel volto sfigurato di un crocifisso e ne condividono la sofferenza. Ma questo non basta: ci si potrebbe trasformare in uomini di religione se si continuasse a pensare quello scoprire e quel condividere come merito, e a viverlo come protagonisti. Ci si mantiene uomini di fede solo se in quel crocifisso si vede Dio che annuncia il proprio amore sovrano e libero a tutti gli uomini. Anche a quelli che non lo riconoscono.

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2. introduzioni – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

Come proclama lo stesso Pilato (cf Gv 18,37), chiamato a giudicare della sua sorte, Gesù è un re il cui trono è la croce.
Questa regalità è la stessa che si è manifestata lungo tutto l’Antico Testamento, nella storia del popolo eletto e in quegli uomini che sono stati investiti da Dio per compiere la sua volontà. La sua dimensione è tuttavia ancora più vasta e si estende a tutto il cosmo, abbracciato idealmente da Cristo sulla croce. Come recita l’inno ai Colossesi, infatti, «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». Sta a noi scegliere se riconoscere l’azione salvifica di Cristo vivendo nell’amore o se chiuderci nell’egoismo, rifiutando la vista del suo volto sofferente.

PRIMA LETTURA

Unsero Davide re d’Israele.
Davide viene eletto re e unto nel nome del Signore, Dio d’Israele. Quest’ultimo, però, rimane l’unico vero sovrano del popolo eletto. Soltanto con Cristo tale sovranità avrebbe davvero assunto sembianze umane.

SALMO RESPONSORIALE                

Celebrando la grandezza della Gerusalemme terrena, il salmo apre alla contemplazione di ciò che sarà la Gerusalemme celeste.

SECONDA LETTURA

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.
Il brano è composto di due momenti. Il primo si sofferma sull’azione salvifica di Dio verso l’umanità. Il secondo rivela il mezzo tramite il quale quest’azione si compie: la venuta nel mondo di Gesù Cristo e la sua morte in croce.

VANGELO

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
I capi e i soldati non comprendono la gloria del Figlio di Dio nella sua debolezza e lo scherniscono, invitandolo a dimostrare la sua potenza con la forza bruta. Il primo a riconoscere nel Nazareno in croce un re sul suo trono è invece un malfattore crocefisso con lui, simbolo di tutti i poveri della storia che, soffrendo con Cristo, hanno riconosciuto in lui la salvezza.