3. Commento alle Letture – 11 OTTOBRE 2026 – XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

11 OTTOBRE 2026

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LA SALA DELLE NOZZE SI RIEMPÌ

COMMENTO 

Nella Sacra Scrittura il Regno dei Cieli viene descritto simile ad un banchetto. E’ interessante sottolineare che si parla di “Regno dei Cieli” e non di “Regno nei Cieli”.
Questo per enfatizzare il fatto che esso si deve realizzare non nell’aldilà, ma nell’aldiquà , nella vita di tutti i giorni.
Si tratta di un banchetto allestito non all’insegna del risparmio, ma dell’abbondanza al limite dell’eccesso.
Sia Isaia che il brano evangelico ci permettono di avere un’idea del menu: “Il Signore preparerà per tutti i popoli un banchetto di cibi grassi, un banchetto di vini invecchiati… Divorerà la morte per sempre, asciugherà le lacrime su ogni volto… Rimuoverà l’infamia del suo popolo” (Is 25, 6-8).
Alle orecchie di un popolo che sperimentava sulla propria pelle i morsi della fame e la perenne lotta contro l’indigenza e sopravviveva al limite della pura sussistenza, il messaggio divino suonava strano ma estremamente intrigante.
Il brano evangelico odierno si situa sulla stessa lunghezza d’onda apportando delle precisazioni importanti.
L’invito alla convivialità è libero, insistito e rivolto a tutti. Non solo agli abbienti che abitano i centri storici ma anche a coloro che frequentano i crocicchi.
A dire la verità il termine greco usato dall’evangelista non ha questo significato piuttosto indica il luogo di periferia dove le strade acciottolate dei villaggi di allora la sciavano posto ai sentieri sterrati della campagna. Essi segnavano il confine di vita tra abbienti ed indigenti.
Fuori dal villaggio vivevano i derelitti che campavano di accattonaggio.

Interessante è sottolineare che il re dà disposizione ai servi di invitare prima i cattivi e poi i buoni (Mt 22, 10). All’anfitrione non interessa la condotta, la fedina penale, la rilevanza sociale. Il re, così buono, si dimostra intransigente nei confronti di uno che non indossa la veste di nozze. Non si tratta di un indumento esterno, ma di una disposizione interiore.
La veste bianca richiesta è la conversione personale assolutamente essenziale per far parte del “Regno dei Cieli”.
Purtroppo essa non occupa il centro della nostra vita. Anche il re ne è cosciente quando mestamente riconosce che “molti sono chiamati ma pochi scelti”(Mt 22, 14).
La conversione non è imposta ma proposta. Non è figlia dei precetti. dei comandamenti o delle pie intenzioni. Scaturisce solo dalla nostra libera volontà ad un invito proposto e non imposto. Dio non urla, sussurra. Per raccogliere l’invito indispensabile è avere un cuore libero ed in pace.

Il nostro impregnato di desideri, aspirazioni, voglia di essere qualcuno, di possedere, di visibilità sociale, di divertirsi lascia spazio al sussurro di Dio?
Al banchetto finale ci ritroveremo graditi ospiti nel salone della festa oppure all’esterno gravati dal rimpianto di avere sprecato un’esistenza?

COMMENTO 2

Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A 

COMMENTO 3

La parabola di questa domenica fa parte della polemica tra Gesù e i capi dei sacerdoti e Matteo se ne serve, con qualche aggiunta rispetto a Luca, anche per istruire la sua comunità.
Gesù, utilizzando le metafore della festa di nozze e del banchetto, che nel Primo e nel Nuovo Testamento simboleggiano l’alleanza e la salvezza, dice ai capi che è arrivato il momento della nuova alleanza, annunciata dai profeti, e che il banchetto della salvezza è già pronto. Si tratta di accogliere l’invito di Dio a parteciparvi. Gli invitati non solo rifiutano, ma si comportano come i loro padri, che hanno maltrattato e ucciso i profeti, anzi peggio, perché i capi del popolo eletto del tempo di Matteo hanno rifiutato e ucciso il Figlio di Dio e i suoi missionari.
La reazione violenta del re ci sconcerta (Dio è così?), ma molto probabilmente Matteo sta dando una lettura teologica della distruzione di Gerusalemme e del tempio: il rifiuto del Messia ha preparato il terreno alla dissoluzione del vecchio Israele: gli Ebrei si sono combattuti e uccisi tra di loro e i Romani hanno completato l’opera.
L’invito rivolto a tutti, cattivi e buoni, dal terzo gruppo di servi, è quello che viene proclamato dagli apostoli e dai predicatori del Vangelo. Matteo a questo punto, prolungando il racconto di Luca, si rivolge ai cristiani della sua comunità per metterli in guardia: non basta essere entrati nella sala del banchetto, bisogna avere l’abito nuziale (cioè, essere nella Chiesa non è garanzia di salvezza).
E qui possiamo rimanere perplessi: non è normale che qualcuno, preso dalla strada, possa non possedere un abito nuziale? In realtà la veste nuziale era offerta agli invitati, perciò i contemporanei di Gesù e Matteo capivano benissimo che se uno non aveva questo abito, era perché l’aveva rifiutato. Però per comprendere il valore che Matteo dà a questo particolare, dobbiamo tener conto di un altro elemento: il tempo di attesa dell’ingresso del re. È il tempo della vita cristiana e quando entra il re siamo già al momento del giudizio. E allora, in cosa consiste l’abito nuziale? Inizialmente è la gratitudine per l’invito e la scoperta di essere anche noi figli di Dio (il Battesimo); alla fine è l’abito della fede e dell’amore fraterno vissuti concretamente, realizzando così la volontà di Dio. L’essere gettato fuori nelle tenebre è l’inevitabile conseguenza del rifiuto del dono della salvezza che Dio fa realmente a tutti.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Dio è Padre e suo unico desiderio è fare festa per sempre con tutti i suoi figli. Non si stanca mai di invitarli e non chiude la porta a nessuno che voglia entrare. Questo invito ci apre la porta alla realtà più grande e più bella della vita. Solo chi si lascia accecare dagli «affari» di questo mondo mette da parte Dio, diventa legge a se stesso e si autogiustifica per ogni egoismo e violenza.
  2. Il Padre non ha né desiderio né bisogno di punire chi non accetta il suo invito. Noi, invece, abbiamo studiato e inventato molti modi per punirci a vicenda e per estrometterci da soli dalla vita piena, in questo mondo, e dalla vita eterna, nell’altro.
  3. Nel regno e nella Chiesa entrano cattivi e buoni, e ci rimangono tutti, perché il Padre dà a tutti il tempo di conoscerlo, comprenderlo, accettarlo e convertirsi. Il giudizio finale spetta a lui e a nessun altro.
  4. Nel tempo della Chiesa i cristiani sono sarti di se stessi: si confezionano l’abito nuziale, dai colori e dalle fogge più diverse, ma tutti devono somigliare all’abito del Figlio, che è fatto di tre stoffe, che si intrecciano a meraviglia: l’obbedienza a Dio, la fede in Gesù e l’amore per i fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Portare a qualcuno l’invito del Signore.

 

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