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5. Preghiere dei Fedeli – 13 marzo 2022

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

RICHIESTE DI PERDONO

  • Signore, ti sei fidato di noi fin dall’eternità, eppure richiediamo ancora delle prove per credere alle tue promesse. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, tu ci inviti a reclamare la nostra eredità di Figli di Dio, ma noi preferiamo accettare il giogo del peccato. Abbi pietà di noi.
  • Signore, continuiamo a chiederci dove sia Dio, quando tu ti sei rivelato in Gesù Cristo. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. La nostra fragilità non è più un ostacolo che possa impedirci di conoscere il Padre, poiché egli si è fatto prossimo a noi in Gesù Cristo. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, mostraci il tuo volto.

  • Perché desideriamo conoscere le tue vie e non ci accontentiamo di una fede superficiale. Preghiamo.
  • Perché conserviamo il coraggio di dirti di sì, senza condizioni. Preghiamo.
  • Perché crediamo che cambiare il nostro cuore sia possibile e che le tue promesse di salvezza non sono utopie. Preghiamo.
  • Perché, sull’esempio di Cristo, ricerchiamo un rapporto persona- le con te nella preghiera. Preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu hai accompagnato  e protetto il popolo d’Israele lungo tutta la sua storia e, in Gesù Cristo, hai mantenuto la tua promessa di salvezza. Fa’ che, ricercandoti, conquistiamo la nostra piena umanità. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 13 marzo 2022

2ª DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della trasfigurazione)

CRISTO, RIVELAZIONE DEL VOLTO DEL PADRE

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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3. Annunciare la Parola – Le Palme C

PER COMPRENDERE LA PAROLA

A. L’ENTRATA MESSIANICA

Le Palme (Lc 19,28-40)
La domenica delle Palme ci introduce nella settimana della Passione. La prospettiva liturgica però non corrisponde esattamente alla prospettiva del Vangelo. Per Luca l’entrata a Gerusalemme non è l’inizio (profetico e glorioso) del racconto della Passione. Dopo questa entrata, vi è tutto il ministero di Gesù a Gerusalemme: 19,41-48; 20; 21. Il rapporto con la Passione esiste, naturalmente, ma dentro un contesto più vasto.

a) La salita a Gerusalemme
Una parte importante di Luca presenta la salita di Gesù a Gerusalemme (da Lc 9,22 [o 9,51] a 19,48). Modifica data e ora
1. Itinerario simbolico da una parte e, dall’altra, rivelazione di Cristo sul proprio destino, sulla natura del Regno che instaura e sul destino dei discepoli a lui legati: Gesù è il Messia aspettato. Egli viene a regnare dove regna Dio. Tuttavia il suo stile messianico è inatteso, sconcertante, scandaloso (1 Cor 1,23).
L’entrata a Gerusalemme è la conclusione della sua lunga marcia.
Due versetti importanti si corrispondono, sottolineandone la decisione: il mettersi in cammino: “Si diresse decisamente” (alla lettera: “Fece il viso duro per”) (9,51); all’inizio dell’ultima tappa: “Proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme” (19,28).
2. Questa entrata
– è messianica, in senso regale, con l’approvazione di Gesù (lui stesso ne prende l’iniziativa):
– la folla organizza un piccolo trionfo;
– le acclamazioni sono rivolte al Re, a colui che viene nel nome del Signore. Nel v. 38b è ripresa l’acclamazione degli angeli che annunciavano il Salvatore. L’asino è una cavalcatura usata anche per le personalità. Ma qui si tratta di qualcosa di unico, perché su quell’animale nessuno ancora è salito;
– è umile e pacifica;
– se il puledro è all’occorrenza una cavalcatura regale, si contrappone al cavallo, cavalcatura di guerra (cf Os 1,7; Sal 146,10; ecc.).
Il quadro evoca Zc 9,9, una delle rare profezie del Messia umile e pacifico.
La pace, come a Natale, si muove nella stessa direzione.
In altre parole, la scena delle Palme afferma il Messianismo e il suo carattere anti-trionfalista, entrambi nello stesso tempo. È proprio l’avvento del Messia, che non è né un conquistatore, né un capobanda rivoluzionario.

b) Gerusalemme
Gerusalemme e il tempio hanno un grande posto simbolico in Luca. Si vedano i vangeli dell’infanzia. Tutto parte dal tempio (1,9). Gesù sale due volte (e più) a Gerusalemme e al tempio (2,22-38 e 2,41-50). È il luogo dell’incontro con Dio e col popolo credente. È il luogo del conflitto e dell’avvento secondo la speranza di Israele. Ma oggi la speranza si allarga all’intera umanità.
L’entrata di Gesù lo conduce fin nel tempio. Non è più soltanto l’entrata simbolica del bambino riconosciuto dai profeti. È l’entrata nel conflitto già cominciato, con una autorità già pienamente in atto.
È l’annuncio supremo e l’inaugurazione d’un nuovo modo di presenza di Dio nel tempio.

B. LA MESSA DELLA PASSIONE

PRIMA LETTURA
Sui canti del Servo, si veda Venerdì Santo, 1ª lettura. Oggi leggiamo l’inizio del terzo canto.
– Il Servo non oppone resistenza a Dio. Al contrario, la sua attenzione alla Parola lo stimola. Egli si lascia istruire.
– Non si oppone con la violenza alla violenza degli uomini.
– Ripone tutta la fiducia in Dio, il quale, egli ne è convinto, viene in suo soccorso.
– Col suo comportamento incoraggia a sua volta chi non ne può più.

SALMO
Invocazione di aiuto rivolta a Dio da un uomo perseguitato. Non è un canto di disperazione. Gli ultimi versetti (20-32) sono un inno di riconoscenza. Nella sua fiducia in Dio, l’uomo, pur stremato, è già sicuro della salvezza. Gli ultimi tre versetti usati oggi (20.23.24) fanno parte di questa finale e ci orientano già verso la Risurrezione.

SECONDA LETTURA
Inno liturgico ripreso da Paolo. Uno dei testi cristologici più antichi che possediamo.
Cristo avrebbe potuto essere il Messia trionfatore, imponendo a tutti di riconoscerlo per ciò che era. Invece ha preferito mettersi del tutto al livello degli uomini, anzi s’è abbassato ancor di più: fino alla morte più umiliante. Egli è il Servo (Is 53).
Mentre la prima via non ci avrebbe insegnato né recato niente, la via dell’umiliazione ci rivela direttamente Dio.
Cristo innalzato sulla croce (Gv 12,32) è già innalzato nella gloria, diventato Signore ai nostri occhi. È il paradosso cristiano d’un Dio che si manifesta non nella potenza, ma nella pazienza, nel servizio, nell’umiltà, nel dono della propria vita, nell’amore.
Si può infine sottolineare che questo cammino di annientamento, che giunge fino al tempio della gloria, è proprio lo stesso presentato nel Vangelo di Luca. Salendo con decisione verso Gerusalemme, Gesù arriva al tempio dov’è la gloria di Dio, il che si realizza effettivamente nella Passione-Risurrezione.

VANGELO: LA PASSIONE

1. Lettura sintetica
a) La Passione nei quattro Vangeli è una parte importante del testo, quasi “sproporzionata”. E non è un fatto di per sé naturale. Infatti, perché nella luce della Risurrezione (che era il clima di partenza del Vangelo) non si sono lasciati in ombra i cattivi ricordi, come una breve e dolorosa parentesi, per sottolineare invece le opere meravigliose e la grandezza della dottrina di Gesù? Questo sarebbe stato un comportamento naturale.
Però avrebbe portato a un atteggiamento di evasione di fronte alle prove della vita e della condizione cristiane. Avviene quindi il contrario: la Passione, seguita dalla Risurrezione, reca la luce per la vita.
b) La Passione ha, nel complesso, la medesima struttura non solo nei Sinottici, ma in tutti e quattro i Vangeli.
Ciò significa che fin dall’inizio della predicazione si fissò uno schema ben preciso. Ognuno poi lo completò dandogli un parziale orientamento secondo le proprie fonti e i propri intendimenti: Marco: più kerigmatico; Matteo: più ecclesiale e dottrinale; Luca: più personale ed esortativo (Gesù traccia la via); Giovanni: sottolinea la libertà di Cristo e la sua regalità (vedi il Venerdì Santo).

2. Lettura analitica
a) L’arresto
– Luca descrive con più discrezione degli altri ciò che è sconcertante negli avvenimenti riguardanti Gesù.
– La formulazione delle parole di Gesù mette in guardia ogni discepolo infedele; Gesù conosce chi è infedele: “Con un bacio tradisci…”.
– Il rifiuto della spada è ugualmente una direttiva per la futura storia della Chiesa.
b) Il processo giudaico
– Comincia col sottolineare il comportamento del discepolo, il suo disagio durante la comparizione di Gesù (rinnegamento di Pietro). Al momento del rinnegamento, non siamo ancora arrivati agli oltraggi e ai crudeli trattamenti. Lo provoca già il solo esser portato in giudizio.
– Pietro però si pente e piange. Non è più dalla parte di coloro che lo insultano. È già sulla strada della partecipazione penitente alla Passione, anche se Gesù rimane solo a soffrire la passione che ci salva.
c) Il processo romano
Luca sottolinea l’innocenza riconosciuta di Gesù (opposto a Barabba) e ciò ha un valore esemplare. Se i cristiani vengono portati in giudizio e condannati, è necessario che siano innocenti.
d) Il Calvario
Luca scrive soprattutto il Vangelo del discepolo, per mostrargli i diversi comportamenti che gli convengono.
– Simone di Cirene viene “caricato” della croce (carico affidato e nello stesso tempo imposto come una pena).
– Le donne devono prendere coscienza di ciò che minaccia tutti i peccatori.
– Le folle “si battevano il petto”.
– Gesù perdona a coloro che l’hanno crocifisso.
– Le derisioni percorrono l’intera scala della volgarità per arrivare ai ladroni. Segue la conversione del buon ladrone.
– Gesù muore invocando il Padre.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

L’omelia si può tenere in diversi momenti della celebrazione. Può essere sostituita da brevi introduzioni, che richiamino la mente e il cuore sui diversi passi della Scrittura che oggi ci parlano di Cristo.
Qualora si preferisca una vera omelia, si abbia l’avvertenza di tenerla breve: ad esempio, si potrà con poche frasi introdurre ad un silenzio meditativo.

La gloria di Gesù
L’entrata di Gesù nella città di Gerusalemme in mezzo alle acclamazioni è stata per lui un “trionfo” modesto e subito contestato.
Per Gesù, la gloria piena è stata l’entrata nella Gerusalemme celeste il giorno dell’Ascensione.
Procedendo in processione, con le palme in mano, noi cerchiamo, in modo senz’altro modesto, di celebrare colui che oggi è il Signore della gloria. Più che un atto liturgico, ciò che da parte nostra glorifica il Signore è di fare realmente “Re” della nostra vita colui del quale osserviamo i comandamenti e di cui accettiamo lo Spirito.
Questo Spirito ci aiuta a far nostro il comportamento del Servo, che ogni giorno ascolta come uno che si lascia istruire (1ª lettura). E questo Spirito di Gesù ci porta ad accettare come Cristo lo spogliamento di noi stessi (2ª lettura). Tanto che glorificare Gesù vuol dire, paradossalmente, accettare come lui le umiliazioni e la croce e dirgli come il buon ladrone: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.

Il cammino della croce
Nella 2ª lettura, s. Paolo mette implicitamente in opposizione il primo Adamo e il secondo, Gesù.
Il primo Adamo ha cercato la gloria “rivendicando l’uguaglianza con Dio”. Molti uomini (e spesso anche noi) cercano la pienezza della vita nell’affermazione orgogliosa di se stessi. Questo cammino porta inevitabilmente al fallimento perché non è il cammino dell’amore. Occorre riconoscere lucidamente in noi i segni di questo orgoglio che ci separa dalla pienezza della vita che è quella di Dio.
Per sé Cristo ha scelto il cammino dell’obbedienza, dello spogliamento. Ed ha affidato totalmente al Padre la cura di procurargli la gloria. Su questo cammino è diventato “il Signore” per tutto l’universo. La pienezza di vita alla quale Dio ci chiama passa per lo stesso cammino. Comunicando col Corpo “offerto per noi” col Sangue “versato per noi”, riceviamo la forza per percorrere tale cammino.

Al centro della sofferenza, l’Amore che perdona
Noi viviamo in un mondo crudele: torture, sevizie, assassinii; la cronaca ne trabocca. E rischiamo di farci l’abitudine, di diventare insensibili al dolore, alla sofferenza, alla morte degli uomini.
Ascoltando il racconto della Passione del Signore, possiamo liberarci da questa indifferenza. Dal momento che Dio ha preso su di sé simili sofferenze, ogni violenza ingiusta contro l’uomo si presenta col suo vero volto: un disprezzo di Dio. Non si tratta soltanto di commuoversi: “Non piangete su di me”, disse Gesù alle donne di Gerusalemme. Si tratta di vedere da che parte stiamo: se con coloro che sono capaci di soffrire con amore e senza odio, come Gesù, “il legno verde”, oppure con coloro, “il legno secco”, che fanno soffrire ingiustamente con comportamenti quotidiani provocati dalla vigliaccheria, dall’egoismo, dalla crudeltà.
Cristo, messo alla prova durante la Passione, perdona coloro che lo tradiscono, l’umiliano, lo mettono a morte. In forza di questo amore che giunge sino al perdono, la Passione è vittoria e fonte della nostra salvezza. Nelle prove che intessono la vita dell’uomo, dovunque c’è il perdono, il Signore trasforma la sofferenza in sorgente di vita. Occorre entrare in comunione con Cristo sulla croce per non sciupare tante sofferenze.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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2. Letture – 6 marzo 2022

6 MARZO 2022
1ª DOMENICA QUARESIMA anno C

In rapporto col Padre

PRIMA LETTURA

Professione di fede del popolo eletto.

Solo grazie alla consapevolezza del lungo cammino compiuto insieme al Signore il popolo d’Israele può veramente lodarlo, offrendogli le primizie del suolo. Non è infatti possibile professare la propria fede in un Dio che non si conosce.

Dal libro del Deuteronomio                         Dt 26,4-10
Mosè parlò al popolo e disse: «Il sacerdote prenderà la cesta dalle tue mani e la deporrà davanti all’altare del Signore, tuo Dio, e tu pronuncerai queste parole davanti al Signore, tuo Dio: “Mio padre era un Aramèo errante; scese in Egitto, vi stette come un forestiero con poca gente e vi diventò una nazione gran- de, forte e numerosa. Gli Egiziani ci maltrattarono, ci umiliarono e ci imposero una dura schiavitù. Allora gridammo al Signore, al Dio dei nostri padri, e il Signore ascoltò la nostra voce, vide la nostra umiliazione, la nostra miseria e la nostra oppressione; il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso, spargendo terrore e operando segni e prodigi. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele. Ora, ecco, io presento le primizie dei frutti del suolo che tu, Signore, mi hai dato”. Le deporrai davanti al Signore, tuo Dio, e ti prostrerai davanti al Signore, tuo Dio». Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                           Dal Salmo 90 (91)
Le parole del Salmo, che, nel vangelo di oggi, Satana tenterà di utilizzare per i suoi scopi, presuppongono in realtà una totale fiducia nel Signore.
Rit. Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.
Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Sulle mani essi ti porteranno,
perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
Calpesterai leoni e vipere,
schiaccerai leoncelli e draghi.

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome.
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui,
lo libererò e lo renderò glorioso».

SECONDA LETTURA
Professione di fede di chi crede in Cristo.
Chi crede in Cristo con il cuore, proclama la sua fede con la bocca: tra le due cose, se vissute nella verità, non c’è contraddizione alcuna. Dalla fede, creduta e professata, vengono sia la giustizia che la salvezza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani                 Rm 10,8-13
Fratelli, che cosa dice [Mosè]? «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore», cioè la parola della fede che noi predi- chiamo. Perché se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza.
Dice infatti la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO                    Mt 4,4
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.
Il diavolo (la cui etimologia è il greco «diábolos», cioè «colui che divide»), tenta per tre volte di spezzare il legame fra Cristo e il Padre. Messo alla prova, Gesù resiste utilizzando strumenti che sono a disposizione di ciascuno di noi: la conoscenza della Parola e l’onestà nell’applicarla.

Dal vangelo secondo Luca                        Lc 4,1-13
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaran- ta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei gior- ni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diven- ti pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i re- gni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la lo- ro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Per- ciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affin- ché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle lo- ro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Ge- sù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Si- gnore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Parola del Signore.

 

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4. Per comprendere la Parola – 6 marzo 2022

6 MARZO 2022
1ª DOMENICA QUARESIMA anno C

In rapporto col Padre

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano, e prima di cominciare il ministero pubblico, Gesù, in tutti e tre i sinottici, passa un tempo significativo, quaranta giorni, in un luogo evocativo, il deserto.
Il deserto, luogo di rivelazioni
Il deserto, quello geografico ma il cui significato è paradigmatico, è il luogo dell’esperienza fondante di Israele, dove si conobbe popolo di Dio. La prima lettura è il celebrare nel culto questa esperienza. Il Deuteronomio prescrive di portare le primizie del suolo in segno di rendimento di grazie, e di accompagnare questo gesto con parole che esprimono la consapevolezza del dono ricevuto da Dio, parole che sono una professione di fede. Dio agisce nella storia a favore del suo popolo, non per i meriti di quest’ultimo, ma per benevolenza.
Tuttavia, nell’esperienza dell’esodo, il deserto è stato anche il luogo della prova in cui il popolo ha tradito la propria relazione con Dio, il luogo dove ha sperimentato il cedimento di fronte alla prova, la propria fragilità.
Anche oggi, al di là del luogo fisico (questo o quel deserto geografico), parliamo di deserto in modo duplice. Come esperienza di solitudine rigeneratrice, cui ambiamo. Ma anche in senso negativo: il deserto della folla, il deserto dei sentimenti, il deserto del cuore incapace di amare. Il deserto è un luogo di forte valenza esistenziale. È un’esperienza che talvolta desideriamo, ma quando ci troviamo in esso – basta pensare ai ritiri spirituali – è difficile che reggiamo il silenzio e la solitudine per un lungo periodo. Perché il deserto è il luogo della nudità di fronte a se stessi e di fronte a Dio. È il luogo dove è difficile fuggire l’implacabile verità su se stessi, e dove è possibile, come lo fu per Israele, scoprire la propria identità e misurare la propria fedeltà a essa.

Le tentazioni di Gesù
Gesù, dopo il battesimo, viene dallo Spirito Santo condotto nel deserto, e lì tentato dal diavolo (cf Lc 4,2). Luca descrive con precisione le tre tentazioni. Sinteticamente esse sono accomunate dal fatto di essere una proposta diabolica fatta a Gesù di perseguire la propria realizzazione rompendo la sua relazione con il Padre. Il dia- volo mette alla prova questa relazione subito dopo che essa è stata autorevolmente proclamata sulle rive del Giordano (cf Lc 3,22). Gesù, con le sue risposte, deve decidere di confermarla. Significativamente Luca, rispetto a Marco, inverte le ultime due tentazioni. L’ultima ha luogo a Gerusalemme. Mette in dubbio la figliolanza e la relazione di fiducia con il Padre. In ultima istanza getta il dubbio sulla sua missione messianica. E lo fa proprio nel luogo dove, sulla croce, Gesù realizzerà la sua identità e la sua missione di salvezza.
Il diavolo con ciò conferma la sua funzione: è il divisore fra uomo e Dio. Con Adamo aveva conseguito un successo, carico di conseguenze. Con Gesù, nuovo Adamo, fallisce, e anche questo è carico di conseguenze.

La nostra lotta contro le tentazioni
Nella vittoria di Gesù si apre la possibilità della nostra vittoria sulle tentazioni. Nella sua vittoria è la nostra speranza. Questo è il senso dell’ascesi. Principio di essa è Cristo e il rinnovamento operato in noi dallo Spirito Santo.
L’ascesi ha senso solo in quanto continuo esercizio di purificazione della vita per il ripristino della dignità di figli, perché si affermi in noi la vita nuova donata dal battesimo contro ogni tendenza a disconfermarla.
All’inizio della Quaresima ci si può volgere, illuminati da queste considerazioni, a una delle pratiche tipiche del deserto quaresimale: il digiuno. Esso non è privazione di qualcosa fine a se stessa. Non ha le stesse finalità salutistiche, narcisistiche o patologiche che può avere la dieta. È esercizio della libertà per affinare la propria statura interiore. Il solo digiuno dal cibo, però, potrebbe essere pura ipocrisia. A esso deve corrispondere il digiuno dai peccati. Così la Quaresima sarà tempo di deserto, riscoperta della propria dignità di figli, vero cammino di rinnovamento in preparazione della Pasqua.

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5. Preghiere dei Fedeli – 6 marzo 2022

6 MARZO 2022
1ª DOMENICA QUARESIMA anno C

In rapporto col Padre

RICHIESTE DI PERDONO

  • Signore, nella nostra fragilità, non seguiamo il tuo esempio e lasciamo che le cose di questo mondo ci dividano da te. Abbi pietà di noi.
  • Cristo, distorciamo la tua Parola e compiamo atti orribili nel tuo nome. Abbi pietà di noi.
  • Signore, vorremmo farti spazio nelle nostre vite, ma ci manca la disciplina. Abbi pietà di noi.

PREGHIERA UNIVERSALE

Celebrante. In Gesù, ogni uomo ha guadagnato la possibilità di mantenere la propria libertà di fronte al peccato. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, mantienici nella tua fedeltà.

  • Perché, anche in mezzo alla confusione e alle distrazioni di ogni giorno, sappiamo cogliere i segni della tua presenza. Preghiamo.
  • Perché la certezza che tu ci sei vicino anche nella sofferenza, non ci faccia dubitare di te di fronte all’ineludibile presenza del male. Preghiamo.
  • Perché non rifuggiamo la solitudine, ma abbiamo il coraggio di confrontarci con noi stessi e con te. Preghiamo.
  • Perché non crediamo a chi ci racconta che non ci ami come tuoi figli e che non desideri la nostra vera felicità. Preghiamo.
  • Per le popolazioni che sono in guerra, costrette a fuggire, a difendersi. Il Signore porti la pace che viene dal rifiuto del male, del potere, della forza. Preghiamo.

Celebrante. O Padre, se non lasciamo che altre forze offuschino la tua immagine, nessun sacrificio che ci chiedi è troppo grande da sopportare. Aiutaci a ricercare il tuo volto e a rimanere nel tuo amore. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

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6. Vignetta di RobiHood – 6 marzo 2022

6 MARZO 2022
1ª DOMENICA QUARESIMA anno C

In rapporto col Padre

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

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Un anno straordinario

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2. Letture – 20 febbraio 2022

20 FEBBRAIO 2022
7ª DOMENICA T.O.
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PRIMA LETTURA
Il Signore ti aveva messo nelle mie mani
   e non ho voluto stendere la mano.

Dal primo libro di Samuèle 26,2.7-9.12-13.22-23

In quei giorni, Saul si mosse e scese nel deserto di Zif, conducendo con sé tremila uomini scelti d’Israele, per ricercare Davide nel deserto di Zif. Davide e Abisài scesero tra quella gente di notte ed ecco, Saul dormiva profondamente tra i carriaggi e la sua lancia era infissa a terra presso il suo capo, mentre Abner con la truppa dormiva all’intorno. Abisài disse a Davide: «Oggi Dio ti ha messo nelle mani il tuo nemico. Lascia dunque che io l’inchiodi a terra con la lancia in un sol colpo e non aggiungerò il secondo». Ma Davide disse ad Abisài: «Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?».
Davide portò via la lancia e la brocca dell’acqua che era presso il capo di Saul e tutti e due se ne andarono; nessuno vide, nessuno se ne accorse, nessuno si svegliò: tutti dormivano, perché era venuto su di loro un torpore mandato dal Signore.
Davide passò dall’altro lato e si fermò lontano sulla cima del monte; vi era una grande distanza tra loro. Davide gridò: «Ecco la lancia del re: passi qui uno dei servitori e la prenda! Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, dal momento che oggi il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore».
Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE Sl. 102(103)

R. Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.

SECONDA LETTURA
Come eravamo simili all’uomo terreno,
   così saremo simili all’uomo celeste.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi 15,45-49

Fratelli, il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti.
E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.
Parola di Dio

CANTO AL VANGELO Gv 13,34
Alleluia, alleluia.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia.

VANGELO
Siate misericordiosi,
   come il Padre vostro è misericordioso.

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
Parola del Signore