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1. ORAZIONI – 23 NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

Antifona

L’Agnello immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza, forza e onore:
a lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. (Ap 5,12;1,6)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
che hai voluto ricapitolare tutte le cose
in Cristo tuo Figlio, Re dell’universo,
fa’ che ogni creatura,
libera dalla schiavitù del peccato,
ti serva e ti lodi senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre
perché, seguendo le orme del tuo Figlio,
possiamo condividere la sua gloria nel paradiso.
Egli è Dio, e vive e regna con te.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Ti offriamo, o Padre, il sacrificio di Cristo
per la nostra riconciliazione,
e ti preghiamo umilmente:
il tuo Figlio conceda a tutti i popoli
il dono dell’unità e della pace.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla comunione

Il Signore siede re per sempre:
benedirà il suo popolo con la pace. (Sal 28,10-11)

*C
«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
«Oggi sarai con me nel paradiso». (Lc 23,42-43)

Dopo la comunione

O Padre, che ci hai nutriti
con il pane della vita immortale,
fa’ che obbediamo con gioia
ai comandamenti di Cristo, Re dell’universo,
per vivere senza fine con lui nel regno dei cieli.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

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3. Commento alle Letture – 23 NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

COMMENTO

Vari anni fa, la sonnolente tradizione cattolica venne squassata dall’uragano scatenato da un libro dello scrittore greco Nikos Kazantzakis intitolato “L’ultima tentazione di Cristo”.
Non si trattava certo di un libro di esegesi biblica ma di un romanzo attinente un argomento scottante ed intrigante.
Se il Messia era vero uomo, quali tentazioni aveva provato? L’autore, non certo un pio cattolico osservante, aveva avanzato delle ipotesi fantasiose azzardate, mandando in tilt molti  moralisti tanto da spingere, nel 1954, il Papa a proibirlo alla lettura dei credenti.
Nei Vangeli è Luca ad occuparsi dell’argomento. Ne parla all’inizio e alla fine della vita pubblica del Cristo. Subito dopo il battesimo, prima di iniziare la missione affidatagli dal Padre, il Signore viene messo alla prova.
Sono tre tentazioni che investono la natura umana, e che mietono, ancora oggi, parecchie vittime (Lc, 4, 1-13). Vengono superate brillantemente. È interessante notare che il diavolo, secondo Luca, si ritrae ma non scompare in quanto “si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato” (Lc, 4, 13).
Oggi l’evangelista ci narra che il tempo fissato (kairos in greco) è giunto proprio al momento della crocifissione. A sottoporre alla prova non è più il diavolo ma uomini malvagi davanti ad una folla di guardoni sadici che indifferente assiste alla tragica esecuzione. I tentatori sono i capi che lo scherniscono dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio”  (23,35). Anche i soldati romani indossano i panni dei cinici provocatori porgendogli dell’aceto, che nel linguaggio evangelico  significa disprezzo mentre il vino simboleggia amicizia, urlandogli: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (23,37). Anche uno dei due malfattori lo  tormenta con astio sibilando ironicamente: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi»  (23, 39).
A questi atteggiamenti ostili il Crocifisso risponde con misericordia infinita che lo porta, in punto di morte, ad ammutolire la folla indifferente, i capi vendicativi, i soldati crudeli ed il malfattore ironico, con un atto d’amore infinito verso l’unica persona che lo riconosce come il Messia. «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso» (23,43).
È interessante sottolineare che il malfattore non compie nessun atto di pentimento per meritare questo. Basta un gesto di umanità per entrare nel Regno di Dio. È questo un insegnamento che non dobbiamo mai dimenticare se ci riconosciamo discepoli del Risorto.
Il perdono di Dio risponde sempre al bisogno dell’uomo al di là dei meriti acquisiti oltrepassando la nostra giustizia umana.
Ricordiamocelo quando siamo tentati di giudicare ed etichettare tutti e tutto.

 

RIFLESSIONE

L’anno liturgico si conclude con una solennità dalla forte dimensione contemplativa. «Il popolo stava a vedere» (Lc 23,35). Altra traduzione possibile è, però, «stava a contemplare». Davanti allo spettacolo della croce, l’atteggiamento del credente, al quale ci richiama la solennità di oggi, è la contemplazione, unica via di accesso alla comprensione della regalità di Gesù.

La proclamazione della regalità di Cristo

La croce è il luogo di manifestazione della regalità di Gesù. Sulla croce di Gesù è posta un’iscrizione con le motivazioni della condanna (cf Lc 23,38). Pilato, scrivendo il cartiglio, trasforma la croce di Gesù in un trono, inconsapevole e paradossale proclamazione di fede da parte di un pagano. La contemplazione della regalità di Gesù deve partire dall’ambiguità della croce: patibolo e trono.
Sulla croce Gesù è re, ma di una regalità alternativa a quella gloriosa e potente. L’incomprensione di questa differenza è la base di tutti gli scherni di cui è oggetto. Parole che vorrebbero essere dileggio di un condannato, ma che diventano bestemmie di un Dio non compreso. Parole che sono la ripresa delle tre tentazioni nel deserto (cf Lc 4,1-12). Sia le tentazioni sia gli scherni sotto la croce sono una proposta a Gesù di realizzarsi in autonomia dal Padre: «Salvati! Dimostra quanto vali! Dimostra che ciò che hai detto è vero!».
Gesù risponde con il silenzio a queste tentazioni, perché nel silenzio delle parole fiorisca la risposta della Parola. Se Gesù avesse accettato l’itinerario delle tentazioni avrebbe tradito la logica della kènosi che dall’incarnazione in poi aveva retto la sua esistenza, fino dunque alla passione. Se le avesse accettate avrebbe tradito la sua fedeltà all’uomo di cui ha assunto la fragilità fino all’estremo limite della morte. Se le avesse accettate avrebbe tradito la sua fedeltà al Padre. Se si fosse salvato, non avrebbe salvato.

L’eloquenza del silenzio

Il suo tacere, però, non è silenzio. Gesù ha risposto alle tentazioni essendo crocifisso fra due malfattori, estremo atto di conferma di tutta la sua esistenza. È il culmine della sua accettazione della condivisione dello stato dell’umanità; della sua ricerca continua dei peccatori, per annunciare loro il perdono; della sua condivisione con la sorte dell’umanità.
Al centro della scena oggetto di contemplazione vi sono i tre crocifissi. Fra essi si tesse un dialogo. Il primo malfattore dice parole di rabbia. Accusa, protesta un fallimento. Lui è un fallito, perché lo hanno arrestato e condannato. Gesù è un fallito, perché dopo aver tanto detto, ora muore come lui. È la rabbia impotente del disperato.
Ma c’è l’altro malfattore, quello che riconosce la giustezza della condanna che lui e il suo socio nel malaffare subiscono. Non chiede di essere schiodato ma di essere perdonato e ricordato (cf Lc 23,42). Ci vuole una grande intimità per essere sulla croce e chiamare Gesù per nome, stabilendo così un rapporto diretto senza negare la propria condizione. Sono le parole del vero credente.
Il momento estremo della debolezza e dell’impotenza di Gesù è quello in cui massimamente esprime la sua potenza salvifica. La sua croce, il suo dialogo, sono la rivelazione del senso di tutta la sua vita e la sua missione: giungere a quel definitivo annuncio che dal malfattore crocifisso si estende universalmente a tutti gli uomini. Tutti gli uomini sono malfattori. A tutti, dalla croce, viene estesa la promessa della speranza. La croce è la rivelazione della fedeltà mantenuta di Gesù a Dio, agli uomini, alla sua missione.

La regalità nel perdono

Dal trono della croce Gesù manifesta la sua regalità non nell’ostentazione della potenza, ma nel dono di sé e del suo perdono. Gli uomini di religione cercano un Dio potente ed elargitore di benefici e non accettano un Dio crocifisso. Gli uomini di fede riconoscono Dio nel volto sfigurato di un crocifisso e ne condividono la sofferenza. Ma questo non basta: ci si potrebbe trasformare in uomini di religione se si continuasse a pensare quello scoprire e quel condividere come merito, e a viverlo come protagonisti. Ci si mantiene uomini di fede solo se in quel crocifisso si vede Dio che annuncia il proprio amore sovrano e libero a tutti gli uomini. Anche a quelli che non lo riconoscono.

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2. introduzioni – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

Come proclama lo stesso Pilato (cf Gv 18,37), chiamato a giudicare della sua sorte, Gesù è un re il cui trono è la croce.
Questa regalità è la stessa che si è manifestata lungo tutto l’Antico Testamento, nella storia del popolo eletto e in quegli uomini che sono stati investiti da Dio per compiere la sua volontà. La sua dimensione è tuttavia ancora più vasta e si estende a tutto il cosmo, abbracciato idealmente da Cristo sulla croce. Come recita l’inno ai Colossesi, infatti, «Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui». Sta a noi scegliere se riconoscere l’azione salvifica di Cristo vivendo nell’amore o se chiuderci nell’egoismo, rifiutando la vista del suo volto sofferente.

PRIMA LETTURA

Unsero Davide re d’Israele.
Davide viene eletto re e unto nel nome del Signore, Dio d’Israele. Quest’ultimo, però, rimane l’unico vero sovrano del popolo eletto. Soltanto con Cristo tale sovranità avrebbe davvero assunto sembianze umane.

SALMO RESPONSORIALE                

Celebrando la grandezza della Gerusalemme terrena, il salmo apre alla contemplazione di ciò che sarà la Gerusalemme celeste.

SECONDA LETTURA

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.
Il brano è composto di due momenti. Il primo si sofferma sull’azione salvifica di Dio verso l’umanità. Il secondo rivela il mezzo tramite il quale quest’azione si compie: la venuta nel mondo di Gesù Cristo e la sua morte in croce.

VANGELO

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
I capi e i soldati non comprendono la gloria del Figlio di Dio nella sua debolezza e lo scherniscono, invitandolo a dimostrare la sua potenza con la forza bruta. Il primo a riconoscere nel Nazareno in croce un re sul suo trono è invece un malfattore crocefisso con lui, simbolo di tutti i poveri della storia che, soffrendo con Cristo, hanno riconosciuto in lui la salvezza.

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4. Letture – 23NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23 NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

PRIMA LETTURA

Unsero Davide re d’Israele.
Davide viene eletto re e unto nel nome del Signore, Dio d’Israele. Quest’ultimo, però, rimane l’unico vero sovrano del popolo eletto. Soltanto con Cristo tale sovranità avrebbe davvero assunto sembianze umane.

Dal secondo libro di Samuèle      2Sam 5,1-3

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Celebrando la grandezza della Gerusalemme terrena, il salmo apre alla contemplazione di ciò che sarà la Gerusalemme celeste.

Dal Sal 121 (122)

R. Andremo con gioia alla casa del Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme! R.

È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide R.

SECONDA LETTURA

Ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore.
Il brano è composto di due momenti. Il primo si sofferma sull’azione salvifica di Dio verso l’umanità. Il secondo rivela il mezzo tramite il quale quest’azione si compie: la venuta nel mondo di Gesù Cristo e la sua morte in croce.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési          Col 1,12-20

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mc 11,9.10)

Alleluia, alleluia.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.
I capi e i soldati non comprendono la gloria del Figlio di Dio nella sua debolezza e lo scherniscono, invitandolo a dimostrare la sua potenza con la forza bruta. Il primo a riconoscere nel Nazareno in croce un re sul suo trono è invece un malfattore crocefisso con lui, simbolo di tutti i poveri della storia che, soffrendo con Cristo, hanno riconosciuto in lui la salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca               Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore.

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5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 23 NOVEMBRE – 34ª DOMENICA T.O.

23NOVEMBRE

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO
(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero)

UN REDENTORE IN CROCE

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, ti consideriamo re in un ambito assai ristretto della nostra vita. Kyrie eleison.
  • Cristo, anche dopo la tua croce continuiamo a credere che la salvezza possa ottenersi con la forza della violenza. Christe eleison.
  • Signore, non sappiamo riconoscere nel tuo volto sofferente l’immagine di un redentore. Abbi pietà di noi.  Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

La regalità di Dio non è stata riconosciuta dai potenti di questo mondo, ma dai poveri e dai sofferenti. Preghiamo insieme e diciamo: Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno.

  • Perché tutti i governanti della terra ricordino che i popoli che sono chiamati a guidare non sono loro proprietà, ma sono loro affidati affinché se ne prendano cura. Preghiamo.
  • Perché il creato, di cui sei e rimani l’unico Signore, sia trattato con riguardo e protetto dall’egoismo dell’uomo. Preghiamo.
  • Perché la nostra ricerca di senso parta dalla consapevolezza del tuo amore che salva. Preghiamo.
  • Perché sappiamo riconoscerti nel nostro fratello sofferente. Preghiamo.

O Padre, tanti idoli scalpitano per essere al centro del nostro mondo. Fa’ che, nell’incertezza di questa vita terrena, sappiamo riconoscere in te il nostro unico re e Signore.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

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6. Vignetta di RobiHood – 23 NOVEMBRE 2025 – 34ª DOMENICA T.O CRISTO RE DELL’UNIVERSO

34ª DOMENICA T.O.

GESÙ CRISTO RE
DELL’UNIVERSO 

(Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del
clero)

 UN REDENTORE IN
CROCE

 

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

16 NOVEMBRE

33ª DOMENICA T.O.

(Giornata nazionale del ringraziamento)

FEDELI AL REGNO E ALLA STORIA

Antifona

Dice il Signore:
«Io ho progetti di pace e non di sventura.
Voi mi invocherete e io vi esaudirò:
vi radunerò da tutte le nazioni dove vi ho disperso». (Cf. Ger 29,11-12.14)

Si dice il Gloria.

Colletta

Il tuo aiuto, Signore Dio nostro,
ci renda sempre lieti nel tuo servizio,
perché solo nella dedizione a te, fonte di ogni bene,
possiamo avere felicità piena e duratura.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, principio e fine di tutte le cose,
che raduni l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio,
donaci di tenere salda la speranza del tuo regno,
perché perseverando nella fede
possiamo gustare la pienezza della vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

L’offerta che ti presentiamo, o Signore,
ci ottenga la grazia di servirti fedelmente
e ci prepari il frutto di un’eternità beata.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Il mio bene è stare vicino a Dio;
nel Signore ho posto il mio rifugio. (Sal 72,28)

Oppure:

«In verità io vi dico:
tutto quello che chiederete nella preghiera,
abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato»,
dice il Signore. (Cf. Mc 11,23.24)

*C
Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita. (Lc 21,18-19)

Dopo la comunione

Nutriti da questo sacramento,
ti preghiamo umilmente, o Padre:
la celebrazione che il tuo Figlio
ha comandato di fare in sua memoria,
ci faccia crescere nell’amore.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

16 NOVEMBRE

33ª DOMENICA T.O.

(Giornata nazionale del ringraziamento)

FEDELI AL REGNO E ALLA STORIA

COMMENTO

Il Tempio simboleggiava  da sempre, per il popolo di Israele, il fulcro della religione, del potere e della vita sociale. Era il segno della presenza di Dio. Era la sua dimora. Jahweh non avrebbe mai fatto mancare la sua protezione su di esso per sempre.
L’episodio odierno, nel Vangelo di Luca, segue quello dell’obolo della vedova in cui la monetina dell’offerta della povera donna , nel cuore di Dio, ebbe maggior apprezzamento del frusciare delle banconote dei ricchi.
Al tempo del Signore, come attestato dal racconto evangelico della scorsa domenica, il Tempio non era il centro della preghiera ma si era trasformato, come ai tempi di Malachia, in una sentina di malaffare e di corruzione. La sporcizia morale, l’ipocrisia , l’ingiustizia e la desolazione etica contrastavano con lo splendore dei marmi e lo sfavillio dell’oro che ne addobbavano le pareti. Tutto odorava di sotterfugio.
La fede basata sul lavoro, sull’onestà, sul guadagnare onestamente il proprio pane, come ci raccomanda Paolo nella seconda lettura di oggi, non passava nemmeno per la mente degli “osservanti” che affollavano i cortili del Tempio. SI lucrava su tutto. Anche sui sacrifici. Invece di offrire le primizie si bruciavano gli scarti. I pezzi pregiati delle carni degli animali finivano sulle tavole imbandite delle cicale canterine che, a vario titolo, vivevano a sbafo dei pii fedeli che osservavano tutte le prescrizione e pagavano tutte le tasse imposte loro da sommi sacerdoti, leviti, scribi… ben descritti dalla Scrittura come ingiusti e riprovevoli agli occhi di Dio: «Ecco io spezzerò il vostro braccio e spanderò sulla vostra faccia escrementi, gli escrementi immolati delle vittime immolate nelle vostre solennità  perché’ siate spazzati via insieme con essi»  (Mal 3,3).
Il Signore con le sue parole profetiche anticipa di qualche anno quello che si abbatterà sulle possenti mura, sulle ricchezze e sui lussi esagerati che avevano sigillato e deturpato la casa di Dio.  Tutto fu rasato al suolo e bruciato. La Menorah, il candelabro con sette braccia simbolo religioso per eccellenza, venne rubato e portato a Roma come bottino di guerra e visibile, ben scolpito, nell’arco di Tito che aveva diretto e progettato la distruzione di Gerusalemme. Tutto spazzato via.
Anche la gente, attraverso la diaspora, venne dispersa, per secoli, in mezzo alla moltitudine delle nazioni. È un monito, valido ancor oggi, per ogni credente. Abbiamo chiese e basiliche bellissime, tabernacoli che sono capolavori  di oreficeria, dipinti che sono capolavori ammirati da tutti, colonne, baldacchini e pavimenti che suscitano meraviglia, volute di incenso che profumano l’aria. Ma sono anche luoghi di preghiera?

L’interrogativo sorge spontaneo. Il monito : “non lasciatevi ingannare” e “non seguiteli” (Lc 21, 3) forse deve continuare a colpire le nostre orecchie ed allertare le nostre coscienze.
La shekinah, il vuoto ed il silenzio in cui Dio anche oggi parla e si manifesta, occupa il cuore del nostro pregare ed adorare?

RIFLESSIONE

Gli interlocutori di Gesù si fermavano all’ammirazione della bellezza del tempio. Il suo splendore diventava un diaframma che ostacolava il riconoscimento della sua relatività. Gesù, invece, nei confronti delle belle decorazioni è piuttosto disincantato (cf Lc 21,6). Eppure qualche tempo prima aveva scacciato i venditori dal tempio (cf Lc 20,45-46), mostrando zelo profetico nel ripristinare la funzione propria del luogo. Gesù dunque non condanna il tempio come inutile, negativo, intrinsecamente cattivo, non lo svaluta nel suo ruolo presente: solo afferma che altro è il caduco, altro è il definitivo.

L’attesa del compimento

Ciò che conta è il fine verso cui tutta la storia tende, e visione sapienziale è saper considerare tutto in questa prospettiva. Sia il tempio, sia la storia, anche nei suoi aspetti sconfortanti. Le parole riportate del profeta Malachia come prima lettura sono precedute da frasi che esprimono la disillusione del giusto in Israele (cf Ml 3,15-16). La constatazione della sofferenza e dell’ingiustizia fa fremere il cuore di ogni uomo. Specialmente quello di chi crede in Dio. Come risposta Malachia annuncia la venuta del «giorno» (Ml 3,19) del giudizio, quando Dio ristabilirà la giustizia e smaschererà gli empi. In quel «giorno» Dio porterà a compimento la storia, e in quel compimento sta il suo senso e il senso della vicenda della vita umana, per ora segnata dall’imperfezione.

Fedeli alla storia, fedeli al Regno

Quel «giorno» ha sempre suscitato la curiosità dei credenti, i quali, spesso, si sono persi in vani ragionamenti su date e segni con la stessa curiosità degli interlocutori di Gesù che chiedevano: «Quando?» (Lc 21,7). Domanda, come ha dimostrato la storia, impropria e inutile, che genera disordini di vita e agitazioni. È il contesto della lettera di Paolo: la convinzione di un imminente ritorno del Signore produce conflitti, e comportamenti scorretti e oziosi. La risposta di Gesù non indulge affatto a soddisfare la domanda sul «quando». Piuttosto, affermando la caducità del presente elencando i suoi segni, sposta il discorso sul senso della storia e sull’atteggiamento con cui vivere in essa.
Ciò di cui parla Gesù riguarda il come vivere questo tempo, il nostro tempo, orientandolo al fine in modo da viverne sapientemente la transitorietà e riconoscerne il significato. Verrà il giorno del suo ritorno nella gloria; ma non è giustificata alcuna preoccupazione, alcuna agitazione, alcun timore. Piuttosto, in questo lungo oggi che s’incammina verso il compimento è raccomandato il fervore e l’impegno.
Nel vangelo la meditazione sul futuro rimanda al presente. Si può essere fedeli al Regno solo essendo fedeli alla storia. E reciprocamente: si può essere fedeli alla storia solo essendo fedeli al Regno. Sbilanciare questa tensione su uno dei due estremi può produrre un totale appiattimento sul presente senza percepirne più il senso, come accade oggi; oppure, come accadeva nella chiesa di Tessalonica, spingere a false attese e fughe alienanti in avanti. Dalle due derive ci salva solo la doppia fedeltà, alla storia e al Regno.
Perciò Gesù fa anche delle raccomandazioni (cf Lc 21,8). Alle parole dei falsi cristi si oppone il discernimento critico delle loro parole sulla base dell’oggettività e della saldezza della Scrittura. Agli entusiasmi poetici delle rivelazioni dei falsi mistici è opportuno contrapporre la prosa oggettiva della Scrittura.

Perseveranza e responsabilità

Anche di fronte ai conflitti e alle persecuzioni si deve reagire con la serenità d’animo di chi riconosce in esse l’occasione per la testimonianza (cf Lc 21,13). La persecuzione non è segno straordinario: è la logica conseguenza della sequela di Cristo, che per primo è stato perseguitato e osteggiato. Ma anche in questo caso la raccomandazione è di rimanere pacati e saldi, fiduciosi nella garanzia dell’assistenza di Cristo (cf Lc 21,15).
In generale si può dire che Gesù raccomandi due atteggiamenti. Il primo è quello dell’attesa che non indulge né a illusioni, né ad angosce, né a svalutazioni della storia. Piuttosto è un’attesa animata dalla serenità e dalla fiducia.Il secondo atteggiamento generale è quello della perseveranza, che si configura nella forma della resistenza e della responsabilità: resistenza nel dimorare il presente conflittuale, sorretti dalla disciplina interiore e dalla tenacia; responsabilità sulla storia, esercitando il proprio impegno.

 

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2. introduzioni – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

16 NOVEMBRE

33ª DOMENICA T.O.

(Giornata nazionale del ringraziamento)

FEDELI AL REGNO E ALLA STORIA

Oggi la liturgia ci invita a riflettere sulla fedeltà dell’uomo, la nostra fedeltà, la quale a volte viene invece meno.
La misericordia del Padre si è manifestata nella storia in Gesù Cristo, ma la sua venuta non ha rappresentato la fine della storia. Il cammino dell’uomo continua nell’oggi, un oggi in cui anche noi siamo chiamati a scegliere tra inseguire ciò che è superfluo o lavorare con perseveranza e tranquillità per il giorno del Signore.

PRIMA LETTURA

Sorgerà per voi il sole di giustizia.
Il profeta Malachia assicura che Dio non rimarrà indifferente all’ingiustizia che si perpetra nel mondo e che la miseria dei malvagi verrà smascherata.

SALMO RESPONSORIALE                

Tutto il creato è invitato a lodare la grandezza di Dio. Egli è l’unico Signore capace di far incontrare giustizia e misericordia.

SECONDA LETTURA

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Paolo ammonisce alcuni membri della comunità di Tessalonica che, adducendo come scusa la vicinanza del giorno del giudizio, vivevano smodatamente e restavano in ozio. L’apostolo si propone come esempio di vita cristiana e esorta i fratelli a praticare già nell’oggi la giustizia del Regno.

VANGELO

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Gesù detta condizioni chiare per chi voglia essere suo discepolo. La vita che propone non è facile: richiede costanza, coraggio e discernimento. La fedeltà alla sua Parola è però l’unica via che permetta di sperare anche dopo l’inevitabile distruzione di ogni tempio, compreso quello del nostro corpo.

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4. Letture – 16 NOVEMBRE – 33ª DOMENICA T.O.

16 NOVEMBRE

33ª DOMENICA T.O.

(Giornata nazionale del ringraziamento)

FEDELI AL REGNO E ALLA STORIA

PRIMA LETTURA

Sorgerà per voi il sole di giustizia.
Il profeta Malachia assicura che Dio non rimarrà indifferente all’ingiustizia che si perpetra nel mondo e che la miseria dei malvagi verrà smascherata.

Dal libro del profeta Malachìa    Ml 3,19-20a

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Tutto il creato è invitato a lodare la grandezza di Dio. Egli è l’unico Signore capace di far incontrare giustizia e misericordia.

Dal Sal 97 (98)

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore. R.

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra. R.

Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine. R.

SECONDA LETTURA

Chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Paolo ammonisce alcuni membri della comunità di Tessalonica che, adducendo come scusa la vicinanza del giorno del giudizio, vivevano smodatamente e restavano in ozio. L’apostolo si propone come esempio di vita cristiana e esorta i fratelli a praticare già nell’oggi la giustizia del Regno.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési         2Ts 3,7-12

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.
Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(2Cr 7,16)

Alleluia, alleluia.

Risollevatevi e alzate il capo,
perché la vostra liberazione è vicina. (Lc 21,28)

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.
Gesù detta condizioni chiare per chi voglia essere suo discepolo. La vita che propone non è facile: richiede costanza, coraggio e discernimento. La fedeltà alla sua Parola è però l’unica via che permetta di sperare anche dopo l’inevitabile distruzione di ogni tempio, compreso quello del nostro corpo.

Dal Vangelo secondo Luca               Lc 21,5-19

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.