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3. Annunciare la Parola – Madre di Dio A, 1° gen ’20

GIORNATA DELLA PACE

Celebrando il Natale di Gesù, abbiamo salutato in lui il “Principe della pace”. Sulla grotta di Betlemme gli angeli hanno cantato: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Giunge quanto mai opportuno l’appello che il Papa ci rivolge in questo giorno, primo del nuovo anno, a meditare sulla pace, pregare per la pace, farci operatori di pace.

“La pace di Cristo regni nei vostri cuori”
È un augurio ed è un’esortazione che Paolo rivolge ai Colossesi, proponendo loro un programma di vita cristiana che dev’essere la risposta al disegno di salvezza che l’apostolo ha invitato a contemplare nella prima parte della lettera. Cosa dovete fare per “comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona” (Col 1,10)? Cosa fare per rispondere alla bontà di Dio che in Cristo ha operato la totale riconciliazione, “rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,20)?
È necessario, dice Paolo, ricordandoci che non c’è distanza fra uomo e uomo, di qualsiasi razza o religione o condizione sociale, poiché “Cristo è tutto in tutti”, realizzare, nell’interno e all’esterno, la piena concordia e armonia: “Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza”. È necessario sopportarci e perdonarci. Il primato, come aveva proclamato in altra occasione (cf 1 Cor 13), spetta alla carità: “Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione”. Frutto di questo sentimento e di questo comportamento, la pace: “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo”.
Ideale stupendo: ma non resterà sempre un’utopia? Eppure c’è stato un tempo in cui “la moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola”, e lo dimostravano spogliandosi d’ogni egoismo, mettendo tutto in comune (At 4,32-35; anche se non mancarono le incrinature nella comunione che caratterizzava la Chiesa primitiva).

“Effetto della giustizia sarà la pace”
La parola di Isaia è valida anche oggi, sarà valida sempre. La pace vera non può essere là dove nessuno osa contestare o ribellarsi perché un regime dispotico, la violenza legalizzata impone il silenzio – la pace dei cimiteri. “L’ordine pubblico”, ammonisce il Concilio, dev’essere “informato a giustizia” (Dignitatis humanae, 3). “La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita “opera della giustizia”” (Gaudium et spes, 78). Questo vale in tutti i rapporti tra gli uomini: nel campo del lavoro, nell’economia, nella politica. Vale nelle piccole e nelle grandi comunità, nella vita d’una nazione e nei rapporti internazionali.
Possiamo dire che questo avvenga nel mondo d’oggi? Non era certo del tutto affermativa la risposta data dal Concilio: “Mentre folle immense mancano dello stretto necessario, alcuni, anche nei paesi meno sviluppati, vivono nell’opulenza o dissipano i beni. Il lusso si accompagna alla miseria. E mentre pochi uomini dispongono di un assai ampio potere di decisione, molti mancano quasi totalmente della possibilità di agire di propria iniziativa o sotto la propria responsabilità, spesso permanendo in condizioni di vita e di lavoro indegne di una persona umana” (Gaudium et spes, 63).
Possiamo verificare queste situazioni a vari livelli, da lontano e da vicino. Giovanni Paolo II nella prima enciclica c’invita a un serio esame di coscienza a questo proposito: “Crescono davvero negli uomini, fra gli uomini, l’amore sociale, il rispetto dei diritti altrui – per ogni uomo, nazione, popolo – o, al contrario, crescono gli egoismi di varie dimensioni, i nazionalismi esagerati, al posto dell’autentico amore di patria, ed anche la tendenza a dominare gli altri al di là dei propri legittimi diritti e meriti, e la tendenza a sfruttare tutto il progresso materiale e tecnico-produttivo esclusivamente allo scopo di dominare sugli altri o in favore di tale o tal altro imperialismo? Ecco gli interrogativi essenziali, che la Chiesa non può non porsi, perché in modo più o meno esplicito se li pongono miliardi di uomini che vivono oggi nel mondo” (Redemptor hominis, 15).
È necessario che prendiamo coscienza di questa realtà per vederla nella luce del Vangelo. Non possiamo accettarla passivamente, ma dobbiamo adoperarci, ciascuno secondo la sua vocazione e le sue possibilità, per trasformarla, se vogliamo che la terra diventi, secondo la parola del profeta, “una dimora di pace”.

“Beati gli operatori di pace”
Nelle beatitudini Gesù ci propone un programma da realizzare per conseguire “il regno dei cieli”. Tutte dobbiamo tenerle presenti, perché tutte sono intimamente connesse fra loro. Accettazione della povertà e della sofferenza, bontà e mitezza, fame e sete di giustizia, misericordia e purezza di cuore preparano gli “operatori di pace”. Essi “saranno chiamati figli di Dio”, che è “il Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). Com’è Figlio di Dio colui che ha detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27); colui che “è la nostra pace”, che “è venuto ad annunziare la pace” (Ef 2,14.17).
Alla beatitudine degli “operatori di pace” segue quella dei “perseguitati per causa della giustizia”. Nessuna meraviglia se capita ai cristiani quello che è capitato a Gesù. Niente deve distoglierci dall’impegno ostinato di operare la pace nella giustizia, in tutti i campi: nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e della cultura, dell’economia e della politica.

“Domandate pace per Gerusalemme”
Dono di Dio, promesso da Gesù, la pace dev’essere implorata con l’incessante preghiera. A ciò ci esorta il salmo responsoriale (Sal 121). Vi ci richiama la liturgia della Messa: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la pace”.
Oggi celebriamo la festa di Maria SS.ma Madre di Dio. Quella maternità, ci ricorda il Papa nella prima enciclica, di una dignità “unica e irripetibile… nella storia del genere umano”, come “unica anche per profondità e raggio d’azione è la partecipazione di Maria, in ragione della medesima maternità, al divino disegno della salvezza dell’uomo, attraverso il mistero della Redenzione” (Redemptor hominis, 22). A lei, Regina della pace, chiediamo il dono della pace per noi e i fratelli, l’aiuto per essere “operatori di pace”.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno A, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Madre di Dio A, 1° gen ’20

VEGLIATE

Solo chi vive la «consapevolezza del tempo» (cf Rm 13,11) può accogliere l’invito di Gesù: «Vegliate, vigilate». Il cristiano è per definizione una persona vigilante, attenta, tesa verso la meta del suo cammino: l’incontro con il Signore che viene. La vigilanza richiede una grande capacità di preghiera e di lotta per non essere intontiti, in balia di falsi affanni, preda dello stordimento.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Madre di Dio A, 1° gen ’20

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino • Lc 2,16-21

Celebrante. Nella Preghiera dei fedeli, con l’intercessione di Maria madre di Dio e madre della Chiesa, chiediamo al Signore, per l’anno che oggi comincia, l’abbondanza dei suoi benefici. E in primo luogo il dono della pace.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Per intercessione di Maria, regina della pace, ascoltaci, Signore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa. La sua vocazione è di portare la pace di Cristo tra gli uomini nel mondo.
Perché le comunità cristiane in questo nuovo anno di grazia crescano sempre più nelle fede, nella speranza, e in quella carità operosa che è fonte di solidarietà e concordia tra gli uomini, preghiamo.

2. Per l’anno che oggi comincia. Gli auguri che ci scambiamo siano sinceri. Ma prima ancora ringraziamo Dio per il dono del tempo e della vita.
Perché giunti all’inizio di un nuovo anno, il Signore ci aiuti a trascorrerlo fino in fondo nella sua grazia, sotto il suo sguardo paterno, preghiamo.

3. Per i bambini che nasceranno in quest’anno. Le loro famiglie sentano su di sé la protezione di Maria, la madre benedetta del Signore.
Perché i papà e le mamme si preparino al compito delicato di sviluppare nei loro piccoli il senso del divino che già sonnecchia in loro, e attende solo di essere risvegliato, preghiamo.

4. Per i popoli sparsi sulla terra. A volte gli Stati, guidati da capi poco responsabili, si lasciano vincere dalla tentazione della violenza e della guerra.
Perché impegnino invece tutte le loro energie e risorse a costruire la concordia e a edificare una pace duratura, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Tocca a noi essere, sull’esempio di Maria santissima, strumenti di pace nelle famiglie, nel quartiere, nel mondo.
Perché il banchetto eucaristico che condividiamo nei giorni di festa ci arrechi gioia e pace, forza nelle prove, e disponibilità verso chi ci vive accanto, preghiamo.

Celebrante. O Padre, principio e fine di tutte le cose. Accogli dalle mani di Maria le preghiere che con piena fiducia, per sua intercessione, ti abbiamo rivolto. E rendici strumenti della tua pace, nelle nostre famiglie e nel mondo. Per Cristo, principe della pace, e Signore nostro.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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6. Vignetta di RobiHood – Madre di Dio A, 1° gen ’20

LA MAMMA DI DIO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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7. Aforismi – Madre di Dio A, 1° gen ’20

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

MADRE DI DIO
– Quando si abbandona la Madre, non si comprende più il Figlio. Columba Marmion
– Non può dirsi autentico un cristianesimo, che non sia cristianesimo mariano. Paolo VI
– Ogni essere ha una mamma. Anche un Dio non può essere orfano. Un Dio serio, poi, è anche un Dio spiritoso. E un Dio spiritoso non può avere che una madre vergine. Non sforzarti di capire come sia possibile. Il mistero non va capito, ma gustato. Gigi Avanti

PACE
– La pace non esiste. Esistono gli uomini pacifici. Rafaela Jotaele
– Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione. Primo Mazzolari
– Dare la pace ai morti è impegno di Dio. Fare la pace coi vivi è impegno nostro. Primo Mazzolari
– La pace bisogna costruirla nel proprio cuore. Maurice Zundel

ANNO NUOVO
– Se ne vanno gli anni come l’acqua che scorre (Eunt anni more fluentis aquae). Ovidio
– I minuti sono lunghi e gli anni sono brevi. M.me Amiel-Lapegne
– Anno: periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni. Ambrose Bierce


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Madre di Dio A, 1° gen ’20

Ecco a voi questa settimana un canto a Maria

PICCOLA DONNA DI NAZARETH – Giosy Cento

1. Piccola donna di Nazareth
parlami un po’ di Gesù,
dimmi la vita, la gioia che lui
ha preso dentro di te.
Era un mattino di sole e d’amore
ti alzavi e il cielo guardavi,
sentivi forte la voce, una luce:
parola del Signore.

Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.
Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.

2. “Sono una figlia del popolo
mi hai scelta tu, Signore:
ti dono tutta la mia povertà,
tu fanne quello che vuoi”.
In quel momento il Signore entrò
nella tua casa e tra noi,
fece una tenda e nel mondo abitò:
era il Dio con noi.

3. Nelle più piccole cose tu
incontri il tuo Signor,
e gridi forte la felicità
che senti dentro la vita.
In ogni istante tu vivi per lui,
che ti riempie di sè,
tu sei beata e credi al Signore
con gran semplicità.

4. Su strade ovunque ti porterà
sarai fedele tu,
e nel dolore dirai il tuo “Sì”,
ora appartieni a lui.
Oggi tu vivi, tu canti in noi,
sei una madre per noi:
in ogni casa ritorna e con te
rinascerà Gesù.

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9. Narrazione – Madre di Dio A, 1° gen ’20

COME MARIA

Una notte ho fatto un sogno splendido.
Vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell’aria,
fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo.
Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli,
cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro.
La gente camminava su quella strada a piedi scalzi.
I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti.
Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo.
Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso.
Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava.
Era anche lui a piedi scalzi.
Camminava lentamente, ma in modo risoluto.
E neppure una volta si ferì i piedi.
Gesù saliva e saliva.
Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato.
Guardava in giù, verso quelli che si sforzavano di salire.
Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava.
Subito dopo di lui, avanzava Maria, la sua mamma.
Maria camminava ancora più veloce di Gesù. Sapete perché?
Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù.
Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra.
Anche Maria si mise ad incoraggiare quelli che stavano salendo
e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei.
Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo.
Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso,
qualche volta desistevano del tutto e si accasciavano sul bordo della strada sopraffatti dalla tristezza.

Una mattina un professore di cardiologia condusse gli alunni al laboratorio di anatomia umana dell’università.
Stavano osservando alcuni organi, quando notarono un cuore smisuratamente grande.
Il professore chiese ai ragazzi se sapevano dire a chi fosse appartenuto,
intendendo quale malattia avesse causato la morte di quella persona.
«Io lo so» disse un ragazzo, in tono molto serio. «Era il cuore di una madre».


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 264 – Elledici 2016)

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1. Letture – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

PRIMA LETTURA
Chi teme il Signore onora i genitori.

Dal libro del Siràcide 3,3-7.14-17a (NV) [gr. 3,2-6.12-14]

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 127 (128)

R. Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie.

Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.

La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.

Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!


SECONDA LETTURA
Vita familiare cristiana,
secondo il comandamento dell’amore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 3,12-21

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre.
Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Col 3, 15a.16a

Alleluia, alleluia.
La pace di Cristo regni nei vostri cuori;
la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Alleluia.


VANGELO
Prendi con te il bambino e sua madre
e fuggi in Egitto.

Dal Vangelo secondo Matteo 2,13-15.19-23

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Parola del Signore.

(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – Santa Famiglia A

PRENDI CON TE IL BAMBINO

Sir 3,3-7.14-17a (NV) Chi onora il padre espia i peccati
Col 3,12-21 La parola di Cristo abiti tra voi
Mt 2,13-15.19-23 Fuggi in Egitto e resta là

La famiglia sostiene Gesù
Appena nato Gesù è osteggiato dai potenti di questo mondo, come avverrà lungo tutta la sua vita. In questo caso però egli non è in grado di pensare a sé in prima persona ed è solo grazie alle cure di Giuseppe e Maria che ha salva la vita. Dio, venendo tra noi, ha scelto di aver bisogno di una famiglia, ha scelto di entrare nella logica della storia fatta di bene e di male, di realtà umane difficili per dirci che niente di ciò che viviamo gli è estraneo. Nella narrazione evangelica non emerge tanto l’uno o l’altro componente, quanto i tre come famiglia. Per ciascuno Dio comincia l’opera di grazia dallo stato miserevole dell’uomo. Così è stato anche per il figlio di Dio, che ha voluto in tutto mettersi dentro la vicenda umana. Il suo ritorno si configura come quell’esodo che darà inizio al nuovo Israele. Quando Gesù entrerà nel tempio di Gerusalemme dirà espressamente che vi è entrato per condurre fuori dal recinto del tempio le pecore fedeli, il piccolo resto d’Israele: egli le conduce come JHWH conduceva Israele per il deserto. Il Signore si fa piccolo ed esule per riportarsi anche visibilmente sulle strade dell’uomo povero, debole e perseguitato.

Un comune destino
La via della salvezza è proposta dentro una famiglia che, se vanta un privilegio, è quello di far parte della schiera dei poveri. E nella persecuzione il destino di uno è il destino dei tre. L’unità del nucleo si fonda sull’unità del destino che non mortifica le ricchezze di ciascuno, ma le riporta a un unico progetto. Maria vive tutto in silenzio, Giuseppe gestisce le operazioni, il figlio è colui che porta il mistero. Il figlio, del resto, è sempre un mistero, perché quando nasce una vita è un mondo imprevedibile che prepotentemente entra nella sfera famigliare. Non è facile dire «vieni Signore Gesù» quando si sperimenta che Dio, invece di venire, sembra fuggire, perché impotente di fronte alla prepotenza. Cristo non aiuta in virtù della sua onnipotenza, ma in virtù della sua sofferenza Giuseppe obbedisce prontamente, prende con sé il neonato e Maria e si dirige in Egitto, terra in cui Israele aveva conosciuto la dura oppressione e la schiavitù: in tal modo Gesù ripercorre il cammino del popolo di Israele, chiamato da Dio stesso «figlio mio» (cf Es 4,22).
Il cammino dei tre: un doppio esodo Il viaggio di Maria e Giuseppe col Bambino si configura all’esodo di Mosè in terra di Madian per sottrarsi al potere persecutorio e all’esodo di tutto il popolo in terra di Canaan come cammino liberatore. Ma ora vi è una specie di inversione di ruolo: Gerusalemme è diventata la città del faraone persecutore, per cui la piccola famiglia perseguitata fugge in Egitto. In tutto il Vangelo di Matteo, Gerusalemme rimarrà sempre come il simbolo di una sinagoga che non riconosce il messia, la città di Davide che non riconosce il figlio di Davide e lo allontana. Questa fuga è dominata dall’evento tragico di una strage di bambini innocenti, come nella vicenda dell’infanzia di Mosè. In entrambi i casi Dio salva il piccolo resto d’Israele. È riproposta una storia dove l’uomo di fede si configura nell’immagine dell’ebreo errante che persegue la salvezza che JHWH gli propone. L’antico e il nuovo Israele si ritrovano nella stessa esperienza di vita.

L’approdo in terra pagana: Gesù è portato subito a tutti
Dopo qualche tempo dalla morte di Erode la famiglia di Gesù si trasferisce in Galilea. Si tratta di una terra abitata da pagani, ma recandosi proprio lì Giuseppe porta subito Gesù a tutti gli uomini, agli ebrei e alle genti. E Gesù «andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: “Sarà chiamato Nazareno”». Il nome della località porta l’evangelista a un duplice gioco di parole. Gesù, chiamato Emmanuele, Dio-con-noi dall’angelo, sarà chiamato anche «Nazareno», cioè abitante di Nazaret e al contempo «nazir», nazireo, cioè separato da Dio e a lui consacrato fin dal seno di sua madre (cf At 2,22; 3,6).


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– In che cosa ti senti di collaborare per far arrivare il Regno di Dio?
– Di che cosa hanno bisogno gli esuli di oggi?


IN FAMIGLIA
Prendersi cura è il modo migliore per stare vicini.
Ogni membro della famiglia cura un ambito che può far piacere a qualcun altro:
la preparazione del cibo e della tavola, la cura dei vestiti, la pulizia di un ambiente
e il riordino dello stesso per accogliere qualcuno.
In questi giorni possiamo prenderci «cura» anche di una persona che conosciamo e sappiamo in difficoltà.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)