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3. Annunciare la Parola – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

• Sir 3,2-6.12-14 – Chi teme il Signore onora i genitori.
• Dal Salmo 127 – Rit.: Vita e benedizione sulla casa che teme il Signore.
• Col 3,12-21 – Vita familiare cristiana, secondo il comandamento dell’amore.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. La pace di Cristo regni nei vostri cuori; la parola di Cristo dimori tra voi con abbondanza. Alleluia.
• Mt 2,13-15.19-23 – Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.


PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Il libro del Siracide è un trattato di sapienza, annoverato dalla Chiesa cattolica nel canone delle Scritture. Fu redatto in greco nel II secolo a.C.
Le prime sentenze del cap. 3 riguardano il modo di comportarsi con i genitori. Sono i principi di una società in cui la famiglia è la cellula base. Queste sentenze non sono ordini ma consigli: se tu agisci così otterrai la felicità. Sono un commento al comandamento: «Onora tuo padre e tua madre», anch’esso accompagnato da una promessa: «perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio» (Es 20,12).
– Parola chiave: onorare. Non si tratta soltanto di un comportamento rispettoso, ma soprattutto di un modo di vivere che onori coloro che ci hanno allevati. Il figlio onora i genitori perché è Dio che lo vuole.
– I consigli circa i genitori anziani sottolineano che essi non vanno considerati in funzione delle loro attuali qualità o dei servizi che possono ancora rendere. Vi è un diritto al rispetto e al riguardo che rimane valido anche nelle infermità della vecchiaia.

SALMO
È un «cantico delle ascensioni», un canto di pellegrinaggio dei pii Ebrei. Essi sono certi di avere in cambio la benedizione di Dio. Questa benedizione è in primo luogo di ordine familiare: prosperità, numerosi figli e lunga vita. In questa festa la sposa feconda per eccellenza è Maria.

SECONDA LETTURA
È tratta da un lungo discorso sull’«uomo nuovo», l’uomo morto e risuscitato con Cristo; contiene:
Consigli sulla vita di relazione con gli altri. Il modello è il comportamento di Dio con i suoi eletti: dobbiamo amare come egli ci ama, perdonare come egli perdona. L’amore che viene da Dio dà significato e coesione a tutte le virtù; unisce tutti i membri di Cristo in un solo corpo. E il frutto è la pace, che porta il cuore alla riconoscenza.
Consigli sulla vita più direttamente religiosa delle comunità: attenzione incessante alla Parola di Dio, istruzione reciproca, canti ispirati. Tutto ciò deve condurre a una specie di consacrazione di tutta la vita.
In questo passo sentiamo un’eco della vita liturgica delle prime comunità, in cui si esercitava la varietà dei doni dello Spirito (cf 2a e 3a domenica del Tempo Ordinario).

VANGELO
Il testo di Matteo riferisce la partenza per l’Egitto e, dopo la strage degli Innocenti, il ritorno a Nazaret.
Fedele alla linea adottata (cf l’annunciazione a Giuseppe letta nella 4a domenica di Avvento), Matteo continua a presentare Gesù nella sua dipendenza da Giuseppe, capo legale della Santa Famiglia, l’uomo giusto che compie la volontà di Dio, trasmessagli attraverso l’oscurità dei sogni. Ma la sua fede non ha esitazioni: sia per la partenza che per il ritorno, Giuseppe «destatosi, prese con sé il bambino e sua madre».
Il bambino occupa nella narrazione un posto primario, che non è naturale e sottolinea la sua dignità.
È un racconto teologico e tuttavia storico: è preciso riguardo al nome del figlio di Erode, e la menzione di Nazaret coincide con i dati di Luca, il cui racconto, per il Vangelo dell’infanzia, è tuttavia assolutamente indipendente da Matteo. Fedele al suo metodo, Matteo vuole fondarsi sull’Antico Testamento.
La prima citazione: «Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio» proviene da Os 2,1, in cui si tratta di Israele; Matteo riconosce quindi in Israele una figura del Messia. La seconda è più oscura: si tratta probabilmente del Nazir, l’asceta consacrato a Dio che non beve vino e non conosce il rasoio, di cui si parla in Gdc 13,5-7. Il nome «Nazareno» rimane legato a Cristo e ai cristiani negli ambienti giudaizzanti (cf At 24,5). Matteo lo mette in risalto con fierezza.


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La liturgia del Natale ci ha abbagliato con la sua luce sfolgorante. Noi tutti siamo stati attratti dalla Persona del Verbo di Dio fatto carne, protagonista del mistero della nostra salvezza. Egli è venuto ad abitare tra noi.
Ora la liturgia ci presenta i temi e le persone rimasti in penombra. Lo sguardo è indirizzato oggi sulla «abitazione di Dio fra gli uomini», sulla famiglia. È tra le mura domestiche e le persone che inseriscono pienamente e anagraficamente il Figlio di Dio tra gli uomini che noi possiamo riconoscerlo e accoglierlo. Di questa scuola siamo invitati a diventare allievi attenti e perspicaci.
La Famiglia di Nazaret, composta da Gesù, Giuseppe e Maria, è proposta dalla Chiesa come modello di vita, di relazioni e di comportamento. Essa è l’ideale con cui confrontarci e a cui ispirarci. È rileggendo l’avventura di questa famiglia singolare che noi cogliamo il valore, le speranze, le attese recondite che ogni famiglia umana custodisce nel cuore.

L’esodo del Figlio di Dio
La parola «esodo» ha una profonda risonanza nella storia umana. Per i più anziani sono gli «sfollamenti» del 1940-1945; per altri, è la fila dei rifugiati nei paesi in guerra, davanti all’invasione, ai bombardamenti. Per tutti noi è la marea di uomini che fuggono dal loro paese in cerca di una vita migliore e si avventurano nel mare con imbarcazioni precarie e clandestini sbarcano sulle coste di una nazione…
Gesù, secondo s. Matteo, ha voluto conoscere fin da piccolo questo genere di prova, che ha coinvolto i suoi genitori in un’avventura piena di insidie. È la prima apparizione della croce.
Per la Bibbia, l’esodo ha un’altra risonanza: la liberazione dall’Egitto, la traversata del deserto, la terra promessa. Richiamando il passo di Osea, Matteo suggerisce un’interpretazione più profonda dell’avvenimento che è la fuga in Egitto e il ritorno. Per lui è la chiave di tutta la missione di Gesù. Dio fa tornare dall’Egitto il suo Figlio Gesù, come ha fatto tornare il suo figlio Israele. Gesù vive personalmente l’esodo e assume in certo modo tutta la storia di Israele. È lui il vero Israele, poiché contiene in sé tutta l’umanità nuova. Più tardi, egli passerà nel deserto per superare vittoriosamente le tentazioni di Israele. Ma fin d’ora vive l’obbedienza che riscatta le molte disobbedienze di Israele.
L’obbedienza non è soltanto la sottomissione agli ordini ricevuti, che Giuseppe vive perfettamente. È anzitutto la sottomissione alla realtà, agli avvenimenti. Essa riguarda tanto gli adulti quanto i bambini. Tutti si ritrovano piccoli, limitati, dipendenti.
È una via per conoscere Dio e accoglierlo. Ritroviamo nella vita quotidiana l’itinerario di Gesù e di Israele. Gesù ha percorso questo cammino in una famiglia umana come la nostra. La sua presenza ha irradiato la serenità, l’obbedienza e l’amore.
Le nostre famiglie, come tutti i gruppi in cui viviamo, non raggiungono mai questa perfezione, anzi talvolta sono un deserto, lontano da Dio, occasione di prova e di tentazione. La grazia di Cristo ci aiuti a trasformare a poco a poco i rapporti che legano i diversi membri di questi gruppi, perché in essi si costituisca una vera cellula del popolo di Dio.

San Giuseppe tace ed opera
Il Vangelo in pochi e mirabili tratti ci presenta la figura e soprattutto il silenzio operoso di s. Giuseppe.1 In esso sono raccolte poche parole della Madonna, ma di Giuseppe nessuna. I suoi colloqui con gli angeli non hanno altra risposta che le opere. Gli angeli parlano, lui tace e fa.
Nello smarrimento di Gesù al Tempio, la Madonna è uno slancio di sentimenti. San Giuseppe tace. Il suo silenzio è il commento più perfetto alla sua fede, alla sua docilità, alla sua dedizione.
Qualche volta vorremmo conoscere una parola di questo santo Patriarca nei confronti di Gesù e di Maria. Possiamo solo immaginarne tante, ma non ne conosciamo nessuna. Questo fatto ci mette di fronte ad un insegnamento molto prezioso per la vita spirituale: il miglior commento a tutto ciò che il Signore fa e dice, a tutto ciò che il Signore vuole, è l’operoso silenzio.
S. Giuseppe è una creatura che ascolta, aperta alla voce di Dio. È troppo occupato nell’ascoltare il Signore, ha paura di interromperlo, di prevenirlo e così tace sempre. E come è fecondo questo silenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l’obbedienza di Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e s. Giuseppe fa. «Non temere…», e lui non teme, tutti i drammi sono finiti. «Alzati…», e lui si alza, eccolo già per strada. «Ritorna…», ed è già di ritorno. Questa immediatezza a tutti i cenni del Signore, è bella disposizione interiore!
Il silenzio dovrebbe essere una delle condizioni della fedeltà, della corrispondenza e della prontezza ai cenni di Dio. Non è solo mortificare la lingua. È assumere un atteggiamento di abbandono. È essere agili nelle mani di Dio. Egli troverà che la nostra risposta è immediata tra il suo cenno e il compiersi dei suoi disegni. Nulla, neppure un palpito del cuore gli opponga resistenza. Tutto in noi sia adesione, fiducia e, soprattutto, amore.

La vita di Nazaret
Giuseppe è accogliente, non è «padrone» né della propria vita né di quella degli altri. Lui accoglie e favorisce la vocazione di Gesù. Giuseppe è «colui che mette in salvo». La salvezza della famiglia è quella di mettersi in salvo.
Giuseppe è un uomo desto, in piedi, attento, deciso, pieno di iniziative, che si dà da fare, non si rassegna, non accetta l’ineluttabile, non sta a piangere contro i tempi e le crudeltà degli uomini. La salvezza viene da una famiglia che è «in movimento».
La famiglia cristiana è un vangelo vivente, una buona notizia che trasmette un forte messaggio di speranza all’umanità. Ci sono dei tratti fondamentali della vita di Nazaret a cui ogni famiglia può ispirarsi per realizzarsi e svilupparsi secondo il cuore di Dio. Nazaret:
– è vita di carità profonda che rende viva la presenza del Signore;
– è invito all’ospitalità;
– è vita di povertà laboriosa;
– è vita di nascondimento e di semplicità;
– è vita di ascolto attento e rispettoso (ubbidienza: dove c’è amore non c’è imposizione!);
– è vita di limpidità trasparente e libertà;
– è vita intima con Cristo e Maria;
– è vita di fede schietta;
– è vita che testimonia la gioia ed educa ad essa.
Nella gioia tutto è più facile, anche portare le croci pesanti. Donando gioia miglioriamo noi stessi, alleggeriamo i pesi nostri e altrui, comunichiamo in profondità con Dio e con i fratelli.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno A, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

PRENDI CON TE IL BAMBINO

Padre di Gesù secondo la legge, Giuseppe è veramente lo strumento di Dio per salvare Gesù: lo salva dal nascere senza un padre legale, lo salva dalla minaccia assassina di Erode, lo salva dall’esilio in terra straniera. Così il disegno di salvezza voluto da Dio si compie nonostante le opposizioni dei potenti. Conducendo Gesù in questo esodo, i suoi genitori gli narrano il Dio salvatore. Dio ha bisogno di uomini e donne che ascoltano la sua voce, che si alzano e predispongono tutto affinché sulla terra appaia la sua salvezza. Ecco quale deve essere il nostro impegno quotidiano, in modo che il buio delle nostre notti sia rischiarato dalla luce del Figlio di Dio. La relazione iniziale che abbiamo sperimentato agli albori del nostro esistere è un invito a vivere ogni relazione secondo la logica della vita che trova un luogo di apertura, di crescita e anche di difesa.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

Prendi con te il bambino e sua madre, e fuggi in Egitto • Mt 2,13-15.19-23

Celebrante. Ci uniamo ora nella Preghiera dei Fedeli come figli e fratelli, e chiediamo al Padre che ci faccia crescere nella carità vicendevole, sul modello della Famiglia di Nazaret.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Rinnova, Signore, le nostre famiglie.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Essa è la grande famiglia dei credenti che guardano a Dio come a loro padre.
Perché la comunità dei cristiani sappia esprimere al suo interno e nei rapporti con il mondo il volto di una vera famiglia che sa davvero amare, perdonare e donare, preghiamo.

2. Per i bambini e i fanciulli. I genitori, nel rispetto del mistero della loro persona in boccio, hanno il compito delicato di educarli nella fede e nella gioia.
Perché li aiutino a crescere e fortificarsi come il fanciullo Gesù a Nazaret, pieni anch’essi di sapienza e grazia davanti a Dio e agli uomini, preghiamo.

3. Per le famiglie dei profughi, baraccati, senza tetto. Per gli orfani delle guerre, del lavoro, dell’odio. Per quanti soffrono solitudine ed esclusione.
Perché l’accoglienza dei cristiani li aiuti a risolvere i loro gravi problemi e li faccia sentire accolti come persone e come figli di Dio, preghiamo.

4. Per le famiglie in crisi. Molte vivono disunite, senza pace, senza calore. E hanno bisogno di essere sostenute dalla solidarietà fattiva della Chiesa.
Perché gli sposi ritrovino in sé la capacità di perdono reciproco, e nelle comunità cristiane l’aiuto a ricostruire l’unità famigliare, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Anche sul nostro territorio e accanto a noi ci sono anziani trascurati, figli non amati, coppie in crisi, giovani frustrati e delusi.
Perché sappiamo uscire da noi stessi e guardarci attorno, identificare queste persone, e prenderci cura di loro con solidarietà sincera, preghiamo.

Celebrante. O Padre, tu hai voluto per il tuo Figlio una vera famiglia, in cui crescere in rapporti reciproci di affetto e donazione. Concedi che le nostre famiglie, nutrite alla tua mensa, sappiano vivere nella solidarietà e nell’amore. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

FARE FAGOTTO? MA È TUTTO NELLA NORMA

Noi uomini siamo tutti migranti? Pare condizione di vita per tanti…
– In simbolo, il concetto, ci è già stato anticipato nel racconto delle origini: Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre, e noi tutti siamo discendenti da quei primi migranti.
– Ora gli studiosi di paleontologia stanno ricostruendo a fatica gli spostamenti dei primi uomini esistiti sulla terra: partiti dal cuore dell’Africa nera, probabile culla dell’umanità, nella notte dei tempi avrebbero raggiunto l’Oriente asiatico, l’Europa, le terre australi del continente nero, le Americhe.
– La storia religiosa recente parte da Abramo pastore nomade che circa quattro millenni fa lascia Ur dei Caldei con destinazione Terra Promessa. E più tardi il Popolo Eletto, prima è trapiantato in Egitto, quindi nella lontana Babilonia…
– La storia più recente ha visto la Cristianità dapprima minacciata e poi trasformata, nel suo tessuto sociale, dalle invasioni un tempo dette barbariche.
– Ora le migrazioni si rinnovano – a livello globale – nei modi più impensabili. Con i trasferimenti sud-nord, le carrette del mare che sbarcano (quando ce la fanno) a Lampedusa, il confine degli Stati Uniti varcato da centinaia di migliaia di messicani, il boat people del Vietnam, i ricercatori italiani in ricerca di futuro nelle università straniere, i calciatori trasferiti da un club all’altro, i tanti rifugiati politici che sperano sopravvivenza e libertà oltre i patrii confini…
La Santa Famiglia, una famiglia col fagotto. Anch’essa dunque nella regola, nella normalità. Con il bisogno insopprimibile di sicurezza, solidarietà, amicizia. Con bisogno di fare famiglia. Nella grande Casa del Padre.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Santa Famiglia A, 29 dic ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di comunione

E CIELO E TERRA E MARE
(Nella Casa del Padre, n. 808 – Elledici)

1. E cielo e terra e mare invocano
la nuova luce che sorge sul mondo:
luce che irrompe nel cuore dell’uomo,
luce allo stesso splendore del giorno.

2. Tu come un sole percorri la via,
passi attraverso la notte dei tempi
e dentro il grido di tutto il creato,
sopra la voce di tutti i profeti.

3. Viviamo ogni anno l’attesa antica,
sperando ogni anno di nascere ancora,
di darti carne e sangue e voce,
che da ogni corpo tu possa risplendere.

4. Per contemplarti negli occhi di un bimbo
e riscoprirti nell’ultimo povero,
vederti pianger le lacrime nostre
oppur sorridere come nessuno.

5. A te che sveli le sacre Scritture
ed ogni storia dell’uomo di sempre,
a te che sciogli l’enigma del mondo
il nostro canto di grazie e di lode.

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9. Narrazione – Santa Famiglia A

IL PRANZO DELLA DOMENICA

Dalla cucina, come al solito, la donna disse: «È pronto!».
Il marito, che leggeva il giornale, e i due figli, che guardavano la televisione e ascoltavano musica,
si misero rumorosamente a tavola e brandirono impazientemente le posate.
La donna arrivò.
Ma invece delle solite, profumate portate, mise in centro tavola un mucchietto di fieno.
«Ma… ma!», dissero i tre uomini. «Ma sei diventata matta?».
La donna li guardò e rispose serafica: «Be’, come avrei potuto immaginare che ve ne sareste accorti?
Cucino per voi da vent’anni e in tutto questo tempo non ho mai sentito da parte vostra
una parola che mi facesse capire che non stavate masticando fieno».

Per festeggiare il decimo anniversario del matrimonio
una donna chiese alla rivista letta dal marito di pubblicare un messaggio per lui.
Eccolo: «Grazie, grazie amore mio, perché se oggi sono una donna, una moglie e una madre felice lo devo a te.
Grazie perché mi fai sentire sempre e dovunque l’unica donna al mondo per te.
Grazie perché mi fai sentire bella.
Grazie perché mi fai sentire importante.
Grazie per i tuoi sguardi d’amore quando siamo in mezzo alla gente.
Grazie per i tuoi “ti amo” lasciati qua e là quando e dove meno me l’aspetto.
Grazie perché ci sei.
Grazie per questi splendidi anni d’amore».

Abbiamo un potere immenso: decidere la felicità o l’infelicità delle persone che ci stanno accanto.
Di solito basta un «grazie» detto o dimenticato.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 57 – Elledici 2016)

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1. Letture – IV Avv A e Natale, 22 e 25 dic ’19

LETTURE della IV DOMENICA di AVVENTO “A”

PRIMA LETTURA
Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio.

Dal libro del profeta Isaìa 7,10-14

In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 23 (24)

R. Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.


SECONDA LETTURA
Gesù Cristo, dal seme di Davide, Figlio di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 1,1-7

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Mt 1,23

Alleluia, alleluia.
Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele: “Dio con noi”.
Alleluia.


VANGELO
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe,
della stirpe di Davide.

Dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore.

(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

LETTURE DELLA SOLENNITÀ DI NATALE

1. Alla Messa vespertina nella vigilia

[Queste letture vengono proclamate nella Messa che si celebra la sera del 24 dicembre, sia prima che dopo i Primi Vespri del Natale.]

PRIMA LETTURA
Il Signore troverà in te la sua delizia.

Dal libro del profeta Isaìa 62, 1-5

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 88 (89)

R. Canterò per sempre l’amore del Signore.

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide, mio servo.
Stabilirò per sempre la tua discendenza,
di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia.

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Gli conserverò sempre il mio amore,
la mia alleanza gli sarà fedele».


SECONDA LETTURA
Testimonianza di Paolo a Cristo, figlio di Davide.

Dagli Atti degli Apostoli 13,16-17.22-25

Paolo, [giunto ad Antiòchia di Pisìdia, nella sinagoga,] si alzò e, fatto cenno con la mano, disse:
«Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là.
Poi suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: “Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri”.
Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele.
Diceva Giovanni sul finire della sua missione: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”».
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.
Domani sarà distrutto il peccato della terra
e regnerà su di noi il Salvatore del mondo.
Alleluia.


VANGELO
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.

Dal Vangelo secondo Matteo 1,1-25

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.
Parola del Signore.

2. Alla Messa della notte

PRIMA LETTURA
Ci è stato dato un figlio.

Dal libro del profeta Isaìa 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 95 (96)

R. Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.


SECONDA LETTURA
È apparsa la grazia di Dio per tutti gli uomini.

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito 2,11-14

Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Lc 2,10-11

Alleluia, alleluia.
Vi annuncio una grande gioia:
oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore.
Alleluia.


VANGELO
Oggi è nato per voi il Salvatore.

Dal Vangelo secondo Luca 2,1-14

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
Parola del Signore.

3. Alla Messa del giorno

PRIMA LETTURA
Tutti i confini della terra
vedranno la salvezza del nostro Dio.

Dal libro del profeta Isaìa 52,7-10

Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 97 (98)

R. Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.


SECONDA LETTURA
Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

Dalla lettera agli Ebrei 1,1-6

io, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.
Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato.
Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio».
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.
Un giorno santo è spuntato per noi:
venite tutti ad adorare il Signore;
oggi una splendida luce è discesa sulla terra.
Alleluia.


VANGELO
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – IV Avv A e Natale, 22 e 25 dic ’19

IV di Avvento “A”:

NON TEMERE

Is 7,10-14 – Chiedi un segno dal Signore
Rm 1,1-7 – Grazia a voi e pace da Dio
Mt 1,18-24 – Giuseppe prese con sé la sua sposa

Il Signore si rivolge a tutti
Il Signore con la sua Parola ci consegna un orizzonte che esalta in modo straordinario la realtà e la fecondità di tutte le relazioni. Amplia il valore di ogni persona e l’insostituibile importanza della parte compiuta da ognuno. Dà valore a ogni assunzione di responsabilità e a ogni azione virtuosa. Pur di realizzare il suo progetto il Signore non si stanca di parlare, di rivolgere la sua parola, anche ad Acaz, un re che non fece ciò che è retto agli occhi del Signore suo Dio (2 Re 16,1-4). Il Signore anzi si serve di lui per fare un annuncio che è una grande profezia. Il re Acaz interpreta il chiedere come un tentare il Signore, ma in verità mostra di non conoscere Dio, il quale per primo rivolge la parola alla sua creatura e non disdegna di risponderle. Per di più proprio Dio aveva sollecitato il re attraverso il suo profeta a chiedere un segno. In questa prospettiva, il rifiuto narrato dal brano di Isaia è indice di un atteggiamento individualista e irresponsabile. Rivela tutta la pochezza della persona, come è sempre di chi, rifiutando di «mettersi in gioco», preferisce identificare il suo impegno con gli obiettivi più diretti del proprio tornaconto.

Incontriamo un Dio che è relazione
Il Vangelo annuncia l’adempimento delle antiche promesse e invita a lodare il Signore come «Dio della relazione». È significativo che in questo brano tutte le persone siano definite e presentate attraverso una relazione (sua madre Maria, sposa di Giuseppe, Giuseppe suo sposo). Il Signore, «Dio con noi», invita a celebrare la preziosità di tutte le relazioni e ad accogliere la sua volontà di salvarle. Dio è con noi, nella vita debole e indifesa che nasce in noi, attorno a noi e attraverso di noi. Dio sarà così sempre con noi. Lo Spirito Santo entra nella relazione tra Maria e Giuseppe e, attraverso l’annuncio della nascita del bambino, dona l’aiuto e il sostegno della grazia di Dio. I versetti successivi, vv. 18-20, mostrano che le prove che subito si presentano nel rapporto tra i due sposi sarebbero molto dure da superare da soli, se tutto non fosse salvato dalla grazia preveniente dello Spirito.

Ognuno è importante per gli altri
Paolo, nella sintetica presentazione che fa di sé, e Giuseppe nella memoria del suo mite sogno, rappresentano la nuova, meravigliosa umanità dove ciascuno è importantissimo per tutti gli altri, proprio a partire dalla disponibilità a farsi aiutare e dall’obbedienza al proprio «compito». Tale compito infatti non è né un’infatuazione né un progetto individuale, ma un’obbedienza, dove ciascuno trova se stesso e la sua parte all’interno di una storia complessa e insieme armonica.

Cristo Gesù ama tutto di noi
Proprio per la complessità degli eventi, Giuseppe medita nel suo cuore su quanto gli sta accadendo. Mentre dimora in quella condizione di silenzio che è spazio per il lavoro interiore e la preghiera, spazio per il dominio di sé e il discernimento nella fede, un angelo, un messaggero del Signore, attualizza per lui in sogno la parola di Dio: «Giuseppe, figlio di David, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito santo». Il Dio con noi ha bisogno dei miei dubbi, come quelli di Giuseppe, ha bisogno del suo silenzio e del mio, della sua fiducia e della nostra. Ha anche bisogno del nostro chiedere, del nostro voler capire, perché da quando è come noi ama tutto di noi.

I nostri sforzi sono da riporre in Lui
L’angelo aiuta Giuseppe a leggere l’intervento e la volontà del Signore e a riconoscere nell’altra persona che gli sta di fronte la Sua presenza. L’atteggiamento di Giuseppe descritto in questo Vangelo ci mostra la difficoltà di interpretare le vicende della storia con le sole forze e i ragionamenti umani. La figura di Giuseppe mostra che ogni sforzo umano non porta a nulla e invita a riconoscere il bisogno di essere illuminati dalla Parola di Dio. Come Maria egli ha fatto totalmente spazio in sé alla volontà di Dio, accettando di compiere anche ciò che forse non comprendeva pienamente. Non dice nulla, ma vive la buona notizia con il suo comportamento. Davanti al mistero della storia l’unica possibilità è la fede umile che sa ascoltare, quella che Giuseppe testimonia.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– L’essere in relazione quali attenzioni apre alla tua vita?
– Quando il dubbio è forte che strade percorriamo?


IN FAMIGLIA
In famiglia ci sono sempre cose nuove da affrontare e non sempre si ha la luce giusta per leggere ciò che succede.
Insieme ai figli dopo aver proclamato il brano evangelico possiamo accendere una candela per rischiarare il cammino.
Insieme si possono mettere in comune tutte le realtà che suscitano preoccupazione o paura e in un momento di preghiera affidarle al Signore.
Non temere il futuro.
Non temere per la crescita dei figli.
Non temere la fragilità.
Non temere ciò che non conosco.
Non temere…


NATALE – MESSA DELLA NOTTE:

DIO CON NOI
Is 9,1-6 Il popolo… ha visto una grande luce
Tt 2,11-14 È apparsa la grazia di Dio
Lc 2,1-14 Gloria a Dio nel più alto dei cieli

Il Signore diventa l’Emmanuele
Il Natale e la sua celebrazione suscitano nei cuori una gioia contenuta e mite; ci restituiscono un’atmosfera di familiare tenerezza. Oggi ricordiamo il fatto certo e situato nel tempo del Signore altissimo ed eterno che diventa l’Emmanuele, cioè il «Dio con noi». Dio è talmente grande nell’amore che è capace di farsi piccolo. È dunque la festa della riconciliazione tra l’umanità e il suo Creatore, che rimane fedele al suo disegno per le cose piccole, perché sa che ciò che è piccolo ci rende nuovi. Per questo oggi gli animi, i riti, le stesse consuetudini della gente sono pervasi da una grande gioia: «Vi annuncio una grande gioia – ha detto l’angelo ai pastori sbigottiti, e lo ripete anche a noi – che sarà di tutto il popolo: vi è nato un salvatore» (cf Lc 2,10-11). L’umanizzazione di Dio in Gesù ha reso possibile la visione del suo volto già qui sulla terra. Sì, il nostro Dio, può essere solo e unicamente il Dio da Lui narrato, perché l’uomo Gesù è l’ultimo e definitivo racconto di Dio e chi vede Lui, chi contempla la sua vita conosce il Padre.

La Buona Notizia è annunciata dalle cose semplici
Dio è con noi: questa è la Buona Notizia. Oggi, con il Figlio di Dio, nasce e si accende un’immensa speranza, più forte di ogni paura. E un’invincibile allegrezza torna a rifiorire sulle nostre tristezze. Ci viene restituito il gusto delle persone e delle cose semplici, come le persone che vanno a cercare il Signore nella notte di Betlemme, come tutte le cose della creazione e come la mangiatoia, il solo indizio che la nascita di Gesù è avvenuta in una stalla. In poche righe viene ricordata tre volte: «Lo depose in una mangiatoia» (Lc 2,7). «Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (Lc 2,12). «Trovarono il bambino che giaceva in una mangiatoia» (Lc 2,16). La mangiatoia è il segno e l’avvertimento che i più grandi prodigi divini prediligono i mezzi più miseri, quasi rivestendosi di povertà e di squallore.

Il regalo del Padre è stato rifiutato dagli uomini
Così siamo avvertiti che il Dio salvatore ama rivolgersi a coloro che sono «piccoli» – economicamente, socialmente, culturalmente – o almeno a coloro che non esitano a farsi piccoli e deboli nello spirito e nella vita, perché la grandezza e la potenza di Dio possa lavorare in loro e portarli alle ricchezze autentiche. Soprattutto la mangiatoia (e quindi la stalla) ci ricorda che per il Figlio di Dio venuto per la nostra salvezza «non c’era stato posto nell’albergo » (cf Lc 2,7) e in nessun’altra casa di Betlemme. E dunque ci dice che, prima del grande regalo natalizio del Padre celeste, c’era stato il rifiuto da parte degli uomini. Quel Dio che si offre a tutti, accetta il rischio di essere rifiutato: «Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11), osserva malinconicamente l’evangelista Giovanni; un rifiuto che proseguirà e condurrà colui che è nato a Betlemme fino alla condanna, da parte dei capi e dei dotti del suo popolo, e alla morte di croce.

L’oggi di Dio è carico di perennità
Già nel Natale c’è tutto il mistero della Pasqua: nascita e morte, inizio e compimento, chicco di grano e pane croccante, Cristo Gesù in una mangiatoia tra la paglia battuta. È sbocciato l’oggi di Dio, quell’oggi a cui hanno guardato tutte le promesse, quell’oggi unico a non essere più soggetto al tempo perché carico della perennità di Dio. Quest’oggi non finirà mai, perché la nascita di Gesù non è un fatto che si perde nel tempo, ma resta perenne come perenne nascita di Dio nel mondo.Dopo Gesù Cristo chi cerca Dio passa necessariamente per la ricerca del vero uomo, e la vita cristiana coincide con un cammino di umanizzazione nella potenza della grazia. Non è possibile cercare Dio senza cercare la vera umanità, né fare un cammino di salvezza senza aprire strade
di autentica umanizzazione per i piccoli.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Quali sono gli elementi di gioia di questo Natale?
– Che cosa porta di nuovo nella tua vita la nascita di Cristo Gesù?


IN FAMIGLIA
Crea un po’ di posto per il Signore.
Tra le tante cose che arrivano in casa in questi giorni, regali, cibo, auguri…
metti da parte qualcosa per offrirlo a chi non ha nulla.
In famiglia scambiatevi la pace dopo l’apertura dei regali o all’inizio del pranzo natalizio,
riconoscendo così che Gesù è in mezzo a noi.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)