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7. Aforismi – 26 gennaio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

GLI INGENUI CHE VEDONO TUTTO ROSA
– Tutto va nel migliore dei modi, nel migliore dei mondi possibili. Gottfried Wilhelm Leibniz
– Tutto è buono, tutto va bene, tutto va nel miglior modo possibile. Voltaire (in «Candido ovvero l’ottimismo»)
– Ottimista è uno che cade dal decimo piano, e giunto al secondo piano dice: «Fin qui tutto bene». Anonimo
– L’ottimista non sa quel che l’aspetta. Roberto Gervaso

GLI INGENUI CHE VEDONO TUTTO NERO
– Le leggi di Arthur Bloch. Se qualcosa può andar male, lo farà – Se sai che una cosa andrà male e prendi le precauzioni per evitare che accada, andrà male qualcos’altro – Sorridi… domani sarà peggio.
– Ci sono dei momenti in cui tutto va a gonfie vele, ma non bisogna impressionarsi. Passa presto. Jules Renard
– L’ottimista è uno che non ha ancora letto il giornale del mattino. Jean Valois
– Le cose vanno male prima di andare malissimo. Lily Tomlin
– L’ottimista guarda un’ostrica e si aspetta di trovare una perla. Il pessimista guarda un’ostrica e si aspetta un’epatite virale. Barbara Johnson
– Anche i chiaroveggenti possono vedere tutto nero. Stanislaw J. Lec
– Non chiedetevi dove andremo a finire. Perché ci siamo già. Ennio Flaiano
– L’ottimista vede una luce che forse non c’è. Ma perchè il pessimista corre subito a spegnerla? Michel Saint-Pierre

L’OTTIMISMO CRISTIANO
– Grazie Signore, per avermi invitato alla festa di questo mondo. Pino Pellegrino
– Se qualcuno presenta novantanove lati difettosi e uno solo buono, preferisco considerarlo da quest’ultimo. San Francesco di Sales
– Il pessimista in ogni opportunità vede una difficoltà. L’ottimista in ogni difficoltà vede un’opportunità. Winston Churchill
– Il cristiano in un certo senso è prigioniero della speranza: non siamo noi ad avere speranza, è la speranza che ha noi. Joergen Moltmann
– Il mondo è degli ottimisti: i pessimisti non sono che degli spettatori. François-Pierre Guizot
– In me la conoscenza è pessimistica, ma il volere e la speranza sono ottimistici. Albert Schweitzer
– La speranza è una sorgente di gioia, e la gioia una sorgente di forza. Henry Edward Manning
– I pessimisti vedono difficoltà in tutte le occasioni; gli ottimisti vedono occasioni in tutte le difficoltà. Eugéne Tisserant
– L’ottimista ha spesso torto quanto il pessimista, ma è più felice. Anonimo
– Ottimisti e pessimisti sono ambedue utili alla società: i primi inventano l’aeroplano, e i secondi il paracadute. Anonimo
– La speranza vede ciò che ancora non è. Charles Péguy
– L’ottimismo è una scelta intellettuale. Diana Schneider
– I pessimisti ci ricordano che i gigli appartengono alla famiglia delle cipolle, e gli ottimisti che le cipolle appartengono alla famiglia dei gigli. Yolaine Dippenweiler
– Se nonostante tutto io sono ottimista, è perché Cristo è risorto. Francesco Delpiano


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 26 gennaio 2020

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

PANE VIVO SPEZZATO PER NOI – J. Akepsimas, E.Costa
(Nella Casa del Padre, n. 699 – Elledici)

Rit. Pane vivo, spezzato per noi,
a te gloria, Gesù!
Pane nuovo, vivente per noi,
tu ci salvi da morte!

1. Ti sei donato a tutti, corpo crocifisso;
hai dato la tua vita, pace per il mondo.

2. Hai condiviso il pane che rinnova l’uomo;
a quelli che hanno fame tu prometti il regno.

3. Tu sei fermento vivo per la vita eterna.
Tu semini il Vangelo nelle nostre mani.

4. Venuta la tua ora di passare al Padre,
tu apri le tue braccia per morire in croce.

5. Per chi ha vera sete cambi l’acqua in vino.
Per chi si è fatto schiavo spezzi le catene.

6. A chi non ha più nulla offri il vero amore:
il cuore può cambiare se rimani in noi.

7. In te riconciliati, cielo e terra cantano!
Mistero della fede: Cristo, ti annunciamo!

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9. Narrazione – 26 gennaio 2020

IL SANTO

Un sant’uomo passeggiava per la città quando si imbatté in una bambina dagli abiti laceri che chiedeva l’elemosina.
Rivolse il pensiero al Signore: «Dio, come puoi permettere una cosa del genere? Ti prego, fa’ qualcosa».
Alla sera il telegiornale gli mostrò scene di morte, occhi di bambini moribondi e corpi straziati.
Di nuovo pregò: «Signore, quanta miseria. Fai qualcosa!».
Nella notte, il Signore gli disse chiaramente: «Io ho già fatto qualcosa: ho fatto te!».

Tocca a te.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 231 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 26 gennaio 2020

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola 

 

 

PRIMA LETTURA (Is 8,23b–9,3)
Il profeta scrive in un momento critico per le tribù del nord di Israele, attraversate dagli eserciti invasori e che hanno conosciuto l’esilio per opera degli Assiri. Ma annuncia che «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce», la libertà dagli oppressori e la pace.

Capire le parole
* Zabulon e Neftali. Neftali è il quinto figlio di Giacobbe-Israele, Zabulon il decimo. Nei loro territori erano stati commessi peccati raccapriccianti. Il messaggio che Gesù porta è straordinario: Dio ti si è fatto vicino, convertiti! Non è nel sontuoso tempio di Gerusalemme che si incontra Dio, ma là dove qualcuno accoglie l’inaudito annuncio del Signore.


SECONDA LETTURA (1 Cor 1,10-13.17)
Un ambiente difficile quello di Corinto, anche per la predicazione del Vangelo e la vita dei nuovi cristiani. Paolo condanna le divisioni che si sono create a favore dei vari predicatori, che danno adito a simpatie ideologiche e a schieramenti. Egli afferma di essere stato inviato a predicare, ma si vanta di non fare «un discorso sapiente», di mettere al centro la croce di Cristo, crocifisso per tutti.

Capire le parole
* Discordie. Letteralmente significa “disunione dei cuori”. Gesù nell’Ultima Cena si raccomanda molto e prega che gli apostoli restino uniti e Paolo trasmette lo stesso sentimento a tutte le comunità.


VANGELO (Mt 4,12-23)
Gesù comincia la sua predicazione pubblica nella Galilea, dove è vissuto finora. Sceglie Cafarnao, la cittadina più importante presso il lago di Tiberiade, nel territorio di Zabulon e Neftali, realizzando le parole del profeta Isaia. Qui proclama il regno di Dio, invita a cambiare vita e a convertirsi e costituisce il gruppo dei suoi primi discepoli.

Capire le parole
* Insegnando nelle loro sinagoghe. La sinagoga era ed è abitualmente il luogo dello studio e della preghiera della Parola di Dio.
* E guarendo ogni sorta di malattie. La predicazione di Gesù è accompagnata e confermata da miracoli di guarigione.


IN SINTESI… Abbiamo cominciato domenica scorsa il primo anno del tempo ordinario, che per semplicità viene chiamato anno A, e oggi inizia la lettura continua del Vangelo secondo Matteo. Gesù ha appena ricevuto il battesimo e lo Spirito lo conduce nel deserto, dove supera le tentazioni. Quindi comincia la vita pubblica, proclama il regno di Dio, invita tutti alla conversione e sceglie i suoi primi apostoli.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2020 – LDC”

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1. Letture – 19 gennaio 2020

PRIMA LETTURA
Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza.

Dal libro del profeta Isaia Is 49,3.5-6

Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza Fino all’estremità della terra».
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 39 (40)

Rit. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Ho sperato, ho sperato nel Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.

Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto,
non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia
nella grande assemblea;
vedi: non tengo chiuse le labbra,
Signore, tu lo sai.


SECONDA LETTURA
Grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 1 Cor 1,1-3

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO Gv 1,14a.12a

Alleluia, alleluia.
Il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e a quanti lo hanno accolto
ha dato il potere di diventare figli di Dio.
Alleluia.


VANGELO
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo.

Dal vangelo secondo Giovanni Gv 1,29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Parola del Signore

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2. Esegesi – 19 gennaio 2020

ECCOLO

Is 49, 3.5-6 – Ti renderà luce delle nazioni
1 Cor 1,1-3 – Grazia a voi e pace
Gv 1,29-34 – Ecco l’agnello di Dio

Una vocazione per incontrare tutti
Il fine primo della vocazione del servo, e di ogni nostra chiamata, è affermato nella prima lettura: la manifestazione della gloria di Dio. Il mio giudizio è con il Signore: il servo non vede alcun effetto della sua opera e la sua speranza è posta solo nel suo Dio. Così, Colui che lo ha chiamato è Colui che gli dà la forza di adempiere l’opera. La vocazione dal seno della madre (cf Ger 1,5 e Sal 109,3) ci reimmerge nelle feste appena trascorse e ci ricorda la predilezione di Dio per i suoi piccoli. La missione del servo, poi, è universale: cf Gv 11,51-52, Gesù doveva morire… non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Questa missione viene presentata dal Battista. Gesù era per Giovanni colui che viene dietro a me (Gv 1,27) e ora viene verso di lui. È successo qualcosa di nuovo, che cambia l’ordine dell’attesa e il naturale compiersi degli avvenimenti. Giovanni Battista sembra rimanere meravigliato di questo incontro, che fa ripensare all’incontro delle loro mamme incinte, nella casa di Zaccaria ed Elisabetta. È un momento che scioglie l’incertezza e l’ansia dell’attesa, nella consapevolezza della presenza di Gesù, che era stato tanto desiderato.

Essere voce per un altro
Giovanni nel suo presentarsi non si definisce mai. E quando usa l’espressione «io sono», lo fa solo per definirsi «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (Gv 1,23; Is 40,3), voce che sa obbedire senza indugio, voce prestata a chi l’ha mandato. Giovanni non pretende alcuna attenzione alla propria persona, ma è tutto teso a indicare un altro. Raccoglie tutta la sua attenzione sull’azione che l’Agnello di Dio viene a compiere. Nell’agire di Gesù diventa importante il verbo «togliere»: non è un gesto magico! Né si può pensare di togliere semplicemente cacciando via o facendo cadere. Giovanni inconsapevolmente profetizza la morte in croce di Gesù; egli ha in mente i canti del servo di Isaia, che, ripieno di Spirito Santo, avrebbe ricondotto Israele alla conoscenza di Dio: questi canti parlano delle sofferenze del servo del Signore come quelle di un agnello condotto muto al macello.

Ecco l’agnello di Dio
Per definire Gesù si serve di un titolo che in aramaico indica sia l’Agnello che il Servo e che pertanto riveste tre significati: Gesù è l’agnello-servo del Signore descritto da Isaia (Is 53,7), è l’agnello immolato a Pasqua come segno di alleanza (cf Gv 19,14) ed è l’agnello del sacrificio per la remissione dei peccati (cf 1 Sam 7,8-9). C’è un senso preciso e obbligato: «togliere» vuol dire e implica un «prendere su», «prendere via» e «portare» che dice tutta l’assunzione su di sé, da parte di questo Agnello, del carico e del peso del peccato del mondo. Il peccato del mondo è la solitudine, la divisione, la frantumazione del vincolo, l’essere a sé, il vivere per sé; è questo peccato, che potremmo dire dunque al singolare, come il peccato dei peccati o, con un altro lessico, «la madre di tutti i peccati».

Totalmente dato per il bene di ognuno
La creatura umana, sia per una sua misteriosa incompiutezza, sia per una sorta di tensione, ha in sé, come per una sua naturalità, il suo essere per l’altro e con l’altro. Ogni individuo è dunque nativamente un dramma che attende la sua risoluzione; questa risoluzione-liberazione non può che essere lo svincolarsi dalla prigione della propria mortale solitudine. Questo è il compito dell’Agnello di Dio: l’Agnello è il «totalmente dato» perché nessuno sia più solo. «Totalmente dato» implica quell’amore appassionato fino alla Passione che contraddice radicalmente la potenza mortale dei figli di Caino ed esalta ogni forma di dedizione che spinge a dedicare la vita e a donarla. L’Agnello è il creatore e il protagonista di una giustizia «ingiusta». Nell’impero della solitudine prevale il diritto del più forte, e quindi la legge primordiale della foresta. Ad essa l’Agnello si oppone in modo singolare: non con la pretesa, che sarebbe illusione, di realizzare l’equità, ma assumendo su di sé ogni prevaricazione e quindi facendo scaturire la pace dalla sua totale mitezza davanti al carnefice: «Contempleranno colui che hanno trafitto» (Zac 12,10).

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– C’è qualcuno che ti aiuta a riconoscere presente e operante Cristo Gesù?
– Che cosa devi fare perché Cristo Gesù prenda veramente posto nella tua vita?

IN FAMIGLIA
In questa settimana raccogliamo ogni giorno la cosa più piccola che troviamo in casa e ci chiediamo:
– a che serve;
– cosa ricorda;
– che valore ha;
– quale attenzione le diamo.
Mi fermo anche ad ascoltare e ricordare quelle «voci» che mi hanno parlato dell’Amore di Dio.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 19 gennaio 2020

• Is 49,3.5-6 – Ti renderò luce delle nazioni, perché tu porti la mia salvezza.
• Dal Salmo 39 – Rit.: Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà.
• 1 Cor 1,1-3 – Grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi. A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio. Alleluia.
• Gv 1,29-34 – Ecco l’agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo!


PER COMPRENDERE LA PAROLA

Nell’anno A, il legame fra la 1a lettura e il Vangelo mette in risalto la figura del Servo, scelto dal seno di sua madre per essere «luce delle nazioni», il Figlio di Dio sul quale si posa lo Spirito, l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Il testo di s. Paolo sottolinea la gratuità e l’efficacia della chiamata del Signore.

PRIMA LETTURA
È tratta dal secondo canto del Servo (da confrontare con la seconda parte del primo: 42,5s):
Vocazione predestinata
– «Mi ha plasmato (suo servo) dal seno materno» (due volte, vv. 1 e 5): esprime molto concretamente il modo in cui Dio conduce la storia di coloro che sceglie, in funzione della missione che destina loro. L’ideale è che la libertà dell’individuo collabori con questa attesa.
– «Ero stato stimato», da accostare al «Figlio mio prediletto» nel Vangelo del Battesimo. Dio punta su questa libertà filiale e dà fiducia.
Duplice missione
– Compimento della storia d’Israele attraverso la sua conversione: «Per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele» (al v. 3, «Mio servo tu sei, Israele», è forse un’aggiunta; il servo altrove è presentato come distinto dal popolo).
– Estensione universale della salvezza: «luce delle nazioni». L’attività dell’eletto deve essere a misura del desiderio divino.

SALMO
Può applicarsi a ogni uomo pio e fedele a Dio:
– si ispira al ritratto del Servo, o l’illumina;
– prepara il Vangelo: «ho annunziato la tua giustizia»;
– ha per noi una risonanza cristologica, fondata su Eb 10,10: «Noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre».

SECONDA LETTURA
Inizio della lettura continua che arriverà fino al cap. 4 (7a domenica del Tempo ordinario). Paolo ricorda ancora una volta di essere stato chiamato (legame con la 1a lettura e Vangelo). Ma egli è chiamato «ad essere apostolo di Gesù Cristo», mentre il Servo è chiamato «per restaurare le tribù di Giacobbe».
Definizione di una comunità cristiana: dei fratelli che costituiscono localmente – la Chiesa di Dio,
– un corpo santificato per mezzo di Cristo,
– un popolo santo, chiamato per invocare il nome del Signore Gesù.

VANGELO
Giovanni Battista è testimone
È uno dei temi più importanti del Vangelo di Giovanni (cf prologo: Gv 1,7-8.15.19-28). L’evangelista racconta come Giovanni il Battista sia stato orientato verso Gesù, e come gli abbia fatto conoscere Gesù. L’evangelista risponde alle accuse di essere stato infedele al suo primo maestro, il Battista.
Giovanni Battista afferma l’essenziale della sua missione: annunciare la superiorità, l’autorità divina («era prima di me») di Gesù, e indicarlo ai suoi discepoli («Ho visto lo Spirito… posarsi su di lui»).
L’Agnello di Dio
Agnello pasquale (Es 12) ripreso da Gv 19,31-36: «Non gli sarà spezzato alcun osso». Agnello di espiazione: «senza difetto», offerto «secondo il rito» (Lv 4,32; 14,10-20); «si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca» (Is 53,7); «dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24).
La rivelazione di Gesù a Giovanni Battista
«Io non lo conoscevo». Giovanni Battista ha avuto una rivelazione particolare (vv. 32-34). «Lo Spirito scendere… e posarsi» (cf Is 11,2).
«Come una colomba»: lo Spirito «aleggiava» (Gn 1); lo Spirito «investì» Sansone (Gdc 14,19); non un uccello da preda, ma segno di semplicità (Mt 10,16), o di pace (Gn 8,11).


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La chiamata di Dio
Personalizzata, a volte lungamente preparata, la scelta di Dio assume forme diverse. Agli esempi di Giovanni Battista, preparato fin dalla sua concezione (Lc 1), e di Paolo, atterrato inaspettatamente (At 9), noi potremmo paragonare molti altri: Isaia, chiamato in una visione sfolgorante (Is 6), Samuele, sollecitato fin dalla sua prima fanciullezza (1 Sam 3), Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, favoriti da un incontro personale (Gv 1,35ss) e tutti i personaggi non biblici che costellano l’intera storia della Chiesa. Rivolta all’intelligenza e al cuore, questa chiamata non avviene senza contrasto. «Ohimè! Sono perduto» (Is 6,5); «Saulo intanto infuriava contro la Chiesa» (At 8,3); Giovanni Battista dice: «Io non lo conoscevo» (Vangelo). Esige una conversione, richiede una risposta netta e senza mezzi termini.
Essa porta a un servizio spirituale che supera l’individuo, e non avviene senza sacrificio. Isaia è il predicatore della conversione del cuore; per ricostruire l’unità del popolo, egli predica la sottomissione a Dio, la speranza nella sua bontà, la fiducia nella sua potenza. Il suo messaggio supererà le frontiere di Israele per raggiungere le nazioni pagane, e far risplendere «la salvezza di Dio fino alle estremità della terra». Giovanni Battista, asceta del deserto, annuncia «la scure alla radice degli alberi» e la cernita del grano (Lc 3). Egli si eclissa davanti a «colui… (che) era prima di me» e offre a Gesù i suoi discepoli migliori. «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,30). «Questi è il Figlio di Dio» (Vangelo).
Paolo, ardente persecutore, diventato ardente missionario, accumula su di sé le persecuzioni (2 Cor 11,23-28), ma moltiplica le fondazioni (Gal 1,15-24) e rivela «la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani» (Col 1,27).
Ciascuno di noi è stato scelto, mediante il battesimo, per essere «Servo», «luce» (1ª lettura), santo (2ª lettura), per testimoniare a proposito di Cristo che «questi è il Figlio di Dio» (Vangelo).
La nostra vita cristiana è una vocazione in cui «lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio» (Rm 8,16), per farci capire la parola del Padre e suscitare la nostra risposta filiale. Dobbiamo interrogarci sulla nostra fedeltà alla chiamata del Signore.
La Chiesa, stabilita in ogni luogo, è essa stessa il «Servo» che porta la salvezza all’estremità della terra (1ª lettura). Costituita da santi (2ª lettura), ha sempre bisogno di essere purificata dall’Agnello; la sua testimonianza è la nostra.

L’Agnello di Dio
La parola nella lingua corrente esprime l’idea di dolcezza, di candore, di debolezza. Ma è veramente ciò che ha voluto sottolineare Giovanni Battista il quale, da parte sua, attendeva una purificazione violenta: «Egli raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile» (Mt 3,12)?
Annunciava forse la sottomissione e la rassegnazione del giusto perseguitato, che Geremia (11,19) paragonava a «un agnello mansueto che viene portato al macello»? Che ebbe tanta forza d’animo da tacere davanti ai membri del sinedrio (Mt 26,63) o davanti a Pilato (Gv 19,9) «come pecora muta di fronte ai suoi tosatori» (Is 53,7; 1 Pt 2,22). La parola è anche simbolo di purezza. Soltanto la purezza totale poteva farsi carico del male. È l’interpretazione di s. Agostino e di s. Girolamo. «Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo» (Vangelo).
Il sacrificio di un agnello per la Pasqua ebraica ha fatto nascere nella tradizione cristiana l’idea d’immolazione volontaria. Giovanni Battista, messo a morte prima di Cristo, non ha forse intuito il significato di questa profezia, ma l’evangelista Giovanni e gli apostoli hanno vissuto e meditato la passione. La comunità dei primi tempi sarà nutrita da questo sacrificio che redime.
«Dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24). Il diacono Filippo convertì il funzionario della regina d’Etiopia con la spiegazione dei versetti di Isaia (At 8,31). Paolo (1 Cor 5,7) invita i fedeli a essere come «azzimi di sincerità e di verità, infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato».
Vi è ancora un altro modo di intendere l’«Agnello di Dio», quello dell’Apocalisse: l’Agnello e capo delle pecore «guiderà alle fonti delle acque della vita… coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione» (Ap 7,14-17). Agnello nella sua morte redentrice, Cristo è anche «il leone» che «ha vinto» (5,5), «il Signore dei signori e il Re dei re» (17,14). Egli combatte contro le potenze del male ed «è venuto il gran giorno della loro ira e chi vi può resistere?» (6,17). Ma ritroverà la sua dolcezza per celebrare le nozze con la Gerusalemme celeste (19,7), che è la Chiesa.
Ad ogni modo, l’Agnello, che noi invochiamo tre volte nella celebrazione eucaristica, è per noi «luce e salvezza» (1a lettura). Avendo annientato se stesso (Fil 2,7), non vi è sofferenza fisica o morale o spirituale in cui egli non possa esercitare la sua misericordia. «Imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,8-9).

La Chiesa di Dio
La Chiesa, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, ha la preoccupazione di non presentarsi trionfalisticamente come la sola parte dell’umanità spiritualmente viva; si purifica da una certa sufficienza, per cui diventerebbe fine a se stessa, e vuole essere invece la Chiesa nel mondo e per il mondo. Ma anche le vie dell’umiltà e del servizio sono pericolose. S’insinua il dubbio sulla necessità della Chiesa, sul suo carattere unico. E quando la nostra fede è mal formulata, ci facciamo l’idea di una Chiesa che non si espande più nel mondo per servirlo, ma si dissolve in una realtà unicamente umana.
No, la Chiesa è molto di più. È lo strumento voluto da Dio per riunire il mondo e insieme l’abbozzo dai contorni misteriosi di questa riunificazione in corso. In Cristo e come Cristo, la Chiesa è il Servo che riconduce a Dio il suo popolo. È il popolo sacerdotale che invoca il Signore a nome di tutti. Fraternità immensa, responsabilità che tutti insieme portiamo. La nostra unità, la nostra coesione deriva dalla nostra comune vocazione, servizio inseparabile di Dio e del mondo. Sparsi in tutto il mondo, dobbiamo vivere esattamente l’opposto di una diluizione. La fedeltà al Signore eviterà questo dramma a noi credenti e all’umanità verso cui siamo debitori di essere la Chiesa una, santa e cattolica.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno A, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 19 gennaio 2020

ECCOLO

La grandezza di Giovanni sta nella sua capacità di farsi piccolo, di «diminuire affinché Cristo cresca» (cf Gv 3,30), di condurre gli altri a Cristo e poi di ritrarsi. Noi cristiani siamo invitati a fare altrettanto, senza trattenere presso di noi chi deve essere condotto a Gesù Cristo, senza attentare alla signoria del Figlio di Dio. Solo così potremo testimoniare in modo credibile che egli è realmente il Signore delle nostre vite.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 19 gennaio 2020

L’Agnello di Dio

Celebrante. Gesù, Agnello senza macchia, ha preso su di sé le nostre colpe. Nella Preghiera dei fedeli gli chiediamo il coraggio dell’impegno cristiano, per vivere liberi dal male, operando ciò che è bene sotto lo sguardo di Dio.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Agnello di Dio, preservaci dal male.

1. Preghiamo per la santa Chiesa. I cristiani di ogni tempo sono impegnati nell’annuncio del Vangelo, sull’esempio di Giovanni Battista che presentò con franchezza ai suoi contemporanei Gesù come l’Agnello di Dio.
Perché la Chiesa sappia ricordare al mondo che solo Cristo può portare in maniera piena la liberazione degli uomini dal peccato, preghiamo.

2. Per i predicatori, i catechisti, gli insegnanti di religione, gli educatori cristiani. Anch’essi sono precursori chiamati ad annunciare il Signore alle nuove generazioni.
Perché come Giovanni Battista sappiano indicare soprattutto ai giovani il Cristo, che libera dall’egoismo e apre all’amore verso Dio, preghiamo.

3. Per i responsabili della cosa pubblica. Non pochi di loro a volte usano male del potere di cui godono, e sono sordi alla voce interiore della coscienza.
Perché sensibili al richiamo morale perseguano nella società solo ciò che è giusto, sapendo di dover rendere conto un giorno al Signore, preghiamo.

4. Per i cristiani che si trovano in situazioni di peccato. Forse molti persistono nel male, perché non avvertono ancora la presenza liberatrice del Signore.
Perché docili all’ascolto della Parola, scoprano in Cristo colui che toglie i peccati del mondo, e trovino nel sacramento del perdono la gioia di affidarsi alla sua misericordia, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Siamo chiesa, comunità di peccatori perdonati, e sollecitati dal Signore a perdonare i loro fratelli.
Perché il saperci salvati nel sangue dell’Agnello ci suggerisca nella vita di ogni giorno comportamenti di perdono e di amicizia fondati sulla fede, la speranza e l’amore, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, siamo stati rinnovati dal sacrificio in croce del tuo Figlio, Agnello immacolato. Aiutaci a comprendere la nostra fragilità, e rendici tenaci nella volontà di compiere il bene. Te lo chiediamo per lo stesso Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)