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6. Vignetta di RobiHood – Madre di Dio A, 1° gen ’20

LA MAMMA DI DIO

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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7. Aforismi – Madre di Dio A, 1° gen ’20

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

MADRE DI DIO
– Quando si abbandona la Madre, non si comprende più il Figlio. Columba Marmion
– Non può dirsi autentico un cristianesimo, che non sia cristianesimo mariano. Paolo VI
– Ogni essere ha una mamma. Anche un Dio non può essere orfano. Un Dio serio, poi, è anche un Dio spiritoso. E un Dio spiritoso non può avere che una madre vergine. Non sforzarti di capire come sia possibile. Il mistero non va capito, ma gustato. Gigi Avanti

PACE
– La pace non esiste. Esistono gli uomini pacifici. Rafaela Jotaele
– Il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace: fare la pace è la sua vocazione. Primo Mazzolari
– Dare la pace ai morti è impegno di Dio. Fare la pace coi vivi è impegno nostro. Primo Mazzolari
– La pace bisogna costruirla nel proprio cuore. Maurice Zundel

ANNO NUOVO
– Se ne vanno gli anni come l’acqua che scorre (Eunt anni more fluentis aquae). Ovidio
– I minuti sono lunghi e gli anni sono brevi. M.me Amiel-Lapegne
– Anno: periodo fatto di trecentosessantacinque delusioni. Ambrose Bierce


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – Madre di Dio A, 1° gen ’20

Ecco a voi questa settimana un canto a Maria

PICCOLA DONNA DI NAZARETH – Giosy Cento

1. Piccola donna di Nazareth
parlami un po’ di Gesù,
dimmi la vita, la gioia che lui
ha preso dentro di te.
Era un mattino di sole e d’amore
ti alzavi e il cielo guardavi,
sentivi forte la voce, una luce:
parola del Signore.

Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.
Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria.

2. “Sono una figlia del popolo
mi hai scelta tu, Signore:
ti dono tutta la mia povertà,
tu fanne quello che vuoi”.
In quel momento il Signore entrò
nella tua casa e tra noi,
fece una tenda e nel mondo abitò:
era il Dio con noi.

3. Nelle più piccole cose tu
incontri il tuo Signor,
e gridi forte la felicità
che senti dentro la vita.
In ogni istante tu vivi per lui,
che ti riempie di sè,
tu sei beata e credi al Signore
con gran semplicità.

4. Su strade ovunque ti porterà
sarai fedele tu,
e nel dolore dirai il tuo “Sì”,
ora appartieni a lui.
Oggi tu vivi, tu canti in noi,
sei una madre per noi:
in ogni casa ritorna e con te
rinascerà Gesù.

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9. Narrazione – Madre di Dio A, 1° gen ’20

COME MARIA

Una notte ho fatto un sogno splendido.
Vidi una strada lunga, una strada che si snodava dalla terra e saliva su nell’aria,
fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo.
Ma non era una strada comoda, anzi era una strada piena di ostacoli,
cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro.
La gente camminava su quella strada a piedi scalzi.
I chiodi si conficcavano nella carne, molti avevano i piedi sanguinanti.
Le persone però non desistevano: volevano arrivare in cielo.
Ma ogni passo costava sofferenza e il cammino era lento e penoso.
Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava.
Era anche lui a piedi scalzi.
Camminava lentamente, ma in modo risoluto.
E neppure una volta si ferì i piedi.
Gesù saliva e saliva.
Finalmente giunse al cielo e là si sedette su un grande trono dorato.
Guardava in giù, verso quelli che si sforzavano di salire.
Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava.
Subito dopo di lui, avanzava Maria, la sua mamma.
Maria camminava ancora più veloce di Gesù. Sapete perché?
Metteva i suoi piedi nelle impronte lasciate da Gesù.
Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra.
Anche Maria si mise ad incoraggiare quelli che stavano salendo
e invitava anche loro a camminare nelle orme lasciate da Gesù, come aveva fatto lei.
Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo.
Gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso,
qualche volta desistevano del tutto e si accasciavano sul bordo della strada sopraffatti dalla tristezza.

Una mattina un professore di cardiologia condusse gli alunni al laboratorio di anatomia umana dell’università.
Stavano osservando alcuni organi, quando notarono un cuore smisuratamente grande.
Il professore chiese ai ragazzi se sapevano dire a chi fosse appartenuto,
intendendo quale malattia avesse causato la morte di quella persona.
«Io lo so» disse un ragazzo, in tono molto serio. «Era il cuore di una madre».


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 264 – Elledici 2016)