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6. Vignetta di RobiHood – 5 e 6 gennaio 2020

IL VERBO E LA SUA EPIFANIA

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

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7. Aforismi – 5 e 6 gennaio 2020

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

II DOPO NATALE – 5 GENNAIO

IL VERBO VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI
– I due mondi da sempre separati, il divino e l’umano, sono entrati in collisione in Cristo. Una collisione non per un’esplosione, ma per un abbraccio. Soeren Kierkegaard
– Cristo è la risposta totale di Dio alla domanda totale dell’uomo. André Manaranche
– Cristo ha talmente fatto sua la nostra umanità, da imparentarsi con ogni uomo. Yve de Montcheuil
– Gesù di cognome si chiamava Dio. [titolo di libro curato da Tullio De Mauro]
– Gesù è Dio con la pelle sopra. [bambina del catechismo]
– In mezzo a voi c’è uno che voi non conoscete. Giovanni Battista (Gv 1,26)

LA CURIOSA TESTIMONIANZA DI NAPOLEONE
In esilio a Sant’Elena, meditando sulle vere e false grandezze umane, scrisse: «Io conosco gli uomini, e perciò vi dico che Gesù non è un uomo. Gli spiriti superficiali trovano della rassomiglianza tra lui e i fondatori di imperi, i conquistatori, e gli dèi di altre religioni, ma questa rassomiglianza non esiste. Tra il cristianesimo e qualsiasi altra religione c’è la differenza dell’infinito: «Cristo è unico». Approfondendo la sua indagine, Napoleone ha precisato: «Chi è quel morto che può conquistare la terra con un esercito fedele e devoto alla sua memoria? Chi può contare su soldati senza paga, senza brame di gloria terrena, votati solo a ogni rinuncia? (…) L’unico che abbia osato affermare categoricamente: «Io sono Dio» – che è ben diverso dal dire: «Io sono un dio» – è soltanto Gesù».


EPIFANIA – 6 GENNAIO

TRE O QUATTRO DONI PER IL «RE DEI GIUDEI»
«Videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra». Doni sontuosi, che i Magi estraggono dalle loro borse da viaggio. Matteo usa il termine scrigni: sono racchiusi in piccoli forzieri, adatti a custodire denaro, gioielli, oggetti preziosi.
* L’oro, metallo prezioso, è il dono che a suo tempo la regina di Saba aveva offerto con larghezza a Salomone, e quindi degno di un re.
* L’incenso, nobile e costoso: una resina aromatica estratta in oriente da diversi alberi. Bruciato, espande un profumo di uso sia profano che nel culto.
* La mirra è un’altra resina, ricavata dalla Comniphora Abyssinica (arbusto spinoso della famiglia delle Brusacee). Veniva mescolata con olio; il miscuglio risultante, detto olio per le unzioni, era versato sulle persone come segno di ossequio e di rispetto. E impiegato anche per l’imbalsamazione dei cadaveri.
Questi doni offerti a Gesù risultano tipici prodotti dell’Arabia e in genere dell’Oriente, da cui i Magi dovevano provenire. E poiché erano tre, la tradizione popolare concluse che fossero tre anche i Magi. Quei doni, di indubbio valore intrinseco, ma indicati dall’evangelista senza spiegazioni, sono poi stati interpretati dai Padri della chiesa secondo un preciso significato simbolico. Gesù era degno dell’oro più di ogni altro, perché re non solo dei Giudei ma dell’universo. Il fumo dell’incenso simboleggiava per gli ebrei la nube, segno della presenza di Dio. E la mirra è stata associata alla passione del Signore, perché come si apprende da Giovanni fu utilizzata nella sepoltura di Gesù. Insomma il Signore è riconosciuto re con l’oro, Dio con l’incenso, e uomo con la mirra. Ma il dono più prezioso che i Magi offrirono al Bambino Gesù, forse fu il loro gesto di adorazione. Quel gesto (inchino profondo, prostrazione) era allora inteso anzitutto come atto di sottomissione rivolto a persona di grande dignità o autorità. Quindi appropriato per il misterioso bambino re dei Giudei. Ma adorazione era anche – specie presso gli ebrei – l’atteggiamento degli uomini davanti a Dio. E questo sembra il senso che l’evangelista Matteo intende suggerire.


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno A – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – 5 e 6 gennaio 2020

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE

È NATO UN BIMBO IN BETLEHEM
(Nella Casa del Padre, n. 476 – Elledici)

1. È nato un bimbo in Betlehem, alleluia,
e l’universo giubila, alleluia, alleluia.

Rit. Insieme agli angeli
adoriamo il Redentore con lieto cantico.

2. Il Figlio dell’Altissimo, alleluia,
è nato dalla Vergine, alleluia, alleluia.

3. Pastori e re contemplano, alleluia,
il Salvator degli uomini, alleluia, alleluia.

4. I popoli s’allietino, alleluia,
al Verbo eterno plaudano, alleluia, alleluia.

5. O Trinità santissima, alleluia,
sia gloria a te nei secoli, alleluia, alleluia.

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9. Narrazione – 6 gennaio 2020

IL RE NERO

I tre Re Magi provenivano da punti diversi del mondo.
Due erano bianchi, il terzo era nero.
I tre re seguivano la stella che li guidava dall’alto del cielo.
Ma una notte, la persero.
Invano scrutavano il cielo:
quell’astro splendente che li aveva guidati per notti e notti non c’era più.
I due Re Magi bianchi, saggi e matematici insigni della Mesopotamia,
subito cominciarono a tracciare linee e cerchi nella sabbia con i loro bastoni.
Poi si immersero in calcoli ed equazioni, sempre più sottili e complicati.
Tenevano lontano il Re nero.
Secondo loro, nulla sapeva della vera scienza.
Il Re nero approfittò della pausa imprevista.
I cammelli erano stanchi e assetati.
«Dovremmo pensare anche ai poveri animali» pensò.
Si procurò un secchio e cercò l’acqua alla fonte di un villaggio.
Poi tornò e porse il secchio al primo cammello.
Mentre teneva il secchio sotto il muso dell’animale, ritrovò la stella.
Si rispecchiava nell’acqua del secchio.
Danzava in silenzio, sull’acqua che il cammello avidamente beveva.
Così i tre Re Magi ritrovarono la strada per Betlemme.

I Padri del deserto raccontano la storia di un anziano che digiunò per settanta settimane mangiando una volta alla settimana.
Voleva una risposta da Dio a proposito di un passo delle Scritture e Dio continuava a non svelargliene il significato.
Allora si disse: «Ecco, ho fatto tanta fatica e non m’è servito a nulla; andrò a chiederlo a un fratello».
Appena chiuse la porta per andarsene, gli fu inviato un angelo del Signore, che gli disse:
«Le tue settanta settimane di digiuno non ti hanno avvicinato a Dio,
ma ora che ti sei umiliato al punto da andare dal tuo fratello
ti sono stato inviato a spiegarti il senso del passo della Scrittura».
Gli svelò il senso di ciò che chiedeva, e poi si allontanò da lui.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 1, pag. 12 – Elledici 2016)

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1. Letture – Madre di Dio A, 1° gen ’20

PRIMA LETTURA (Nm 6, 22-27)
Porranno il mio nome sugli Israeliti, e io li benedirò.

Dal libro dei Numeri

Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro:
Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.
Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».
Parola di Dio


SALMO RESPONSORIALE (Sal 66)
Rit: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.


SECONDA LETTURA (Gal 4,4-7)
Dio mandò il suo Figlio, nato da donna.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.
Parola di Dio


Canto al Vangelo (Ebr 1,1.2)
Alleluia, alleluia.
Molte volte e in diversi modi nei tempi antichi
Dio ha parlato ai padri per mezzo dei profeti;
ultimamente, in questi giorni,
ha parlato a noi per mezzo del Figlio.
Alleluia.


VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore.

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2. Esegesi – Madre di Dio A, 1° gen ’20

BENEDIRE

Numeri 6,22-27 Ti benedica il Signore
Galati 4,4-7 Dio mandò suo Figlio
Luca 2,16-21 Maria custodiva tutte queste cose

La pace benedetta
Ancora una volta cominciamo l’anno nuovo nel nome della pace. In effetti, tra i molti auguri che in questi giorni fioriscono sulle nostre labbra, quello della pace appare il più necessario e il più urgente. La pace è anelito davvero diffuso in questo tempo inquieto, è aspirazione universalmente condivisa da parte di
un’umanità oggi insidiata da mille ricatti e violenze, ferita e terrorizzata dagli eccessi di un fanatismo inaudito, sconvolta da nuove e sempre rinascenti divisioni. Dove c’è Dio, c’è sempre novità.
L’evangelo di oggi propone l’annuncio e la maturazione di un mondo nuovo, anche se a tempi lunghi. Il mondo di Dio è sempre profezia, dice quello che c’è già, ma ancora non si vede. Noi siamo abituati a una lunga serie di tensioni, di sopraffazioni, assistiamo spesso al trionfo della violenza. Abbiamo scandito le epoche della storia all’insegna dei grandi conflitti armati, che hanno imposto l’assetto dei popoli. Senza rendercene conto, abbiamo assimilato una cultura e una sensibilità di violenza. I potenti che affermano di volere la pace, mentono, perché di fatto si stanno preparando a distruggerla.

Figlie e figli della pace
La pace del cuore che ci rende benedizione viene dall’incontro con il volto di Dio. In quest’anno il Signore si volgerà, si chinerà su di noi, ci benedirà e ci custodirà. Essere custoditi nel cuore di Dio come un gioiello, incontrare il suo sguardo come i pastori incontrarono gli occhi di Gesù Bambino nella mangiatoia, ci rende come Maria custodi dei segreti di Dio, ci rende come i pastori capaci di «dire» ciò che abbiamo visto e udito. E cosa mai possiamo «vedere» e «udire» nella pace del cuore? Che siamo figlie, figli, perché nell’incontro il cuore si inonda di luce, perché quell’incontro ci rende capaci di alzarci e di risplendere, di rivestirci dei gioielli della figlia di Sion. Quell’incontro in cui diventiamo icona del volto di Dio ci ricolma di forza, di speranza e ci fa gridare senza sosta «Abbà Padre». Chi sono allora gli operatori di pace? Dio, alla nascita del messia Gesù, non annuncia la pace né a Erode né a Pilato, neppure a Caifa e ad Anna, perché essendo uomini potenti non riuscirebbero a capire la pace di Gesù. Dio annuncia la pace ai pastori, uomini perduti, non considerati, senza importanza, questi capiscono il messaggio di Gesù e sanno accogliere la pace.

Una pace cercata
Un’altra domanda può essere d’aiuto in questo giorno: con chi fare la pace? Innanzitutto ognuno deve fare la pace con se stesso. È la mancanza di pace con se stessi l’origine di ogni guerra e di ogni violenza. Ci vorremmo diversi da quello che siamo. Forse non abbiamo fatto ancora pace con la nostra vita passata, con la nostra vita sbagliata, e per questo abbiamo paura della nostra vita futura. Le persone più difficili da amare siamo noi stessi. Non amiamo il nostro corpo, che sfruttiamo all’inverosimile quando è in salute, e che curiamo come un robot quando siamo ammalati. Non amiamo la nostra sensibilità, il nostro carattere, i nostri gusti. Forse qualche volta abbiamo pensato che Dio si sia sbagliato a farci in questo modo, e che se fossimo noi Dio, saremmo riusciti a farci meglio di come Lui ci ha fatto.

La pace dono di cristo Gesù
La pace, già annunziata dal cielo alla terra al momento della nascita di Gesù Cristo a Betlemme, è la sua eredità. Lui la offre«Non come la dà il mondo» (Gv 14,27). Il Signore non introduce a caso questa precisazione nel suo dire. Quella mondana non va confusa con la pace di Cristo, anche se la proposta di pace del mondo non è sempre deplorevole e non è tutta da rifiutare. Esige però da parte del cristiano un libero discernimento e una valutazione non condizionata dalle ideologie né intimidita dal chiasso delle mode culturali. Cristo è la nostra pace. La pace nasce da un cuore che partecipa alla risurrezione di Cristo. La pace non è il silenzio delle cose non dette, è il faticoso dialogo del pluralismo e del confronto, dove si è conservato intatto il rispetto per l’uomo e l’accoglienza anche nelle tensioni e nella diversità delle scelte. La pace non ha vita facile in una realtà troppo spesso alterata dall’egoismo, dalla menzogna e dal desiderio di dominare. Ma il discepolo di Gesù resta sereno e non perde mai la speranza. «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). La pace è un dono che non sostituisce ma raccoglie e sublima tutti i semi di distinzione, di amore, di superamento di dialogo che ognuno ha seminato nei giorni della speranza. Il trionfo della pace è in questo mondo, ma non appartiene all’esperienza personale di questo mondo.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Perché c’è sempre tanto bisogno di pace?
– Come favoriamo il cammino di pace e verso dove ci conduce?


IN FAMIGLIA
Provate a darvi tempo perché in famiglia ci si possa donare la pace.
Ognuno esprime una preghiera e offre una benedizione perché ogni membro della famiglia possa iniziare il nuovo anno sentendosi chiamato a fare un cammino nuovo e a mantenerlo vivo.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – Madre di Dio A, 1° gen ’20

GIORNATA DELLA PACE

Celebrando il Natale di Gesù, abbiamo salutato in lui il “Principe della pace”. Sulla grotta di Betlemme gli angeli hanno cantato: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. Giunge quanto mai opportuno l’appello che il Papa ci rivolge in questo giorno, primo del nuovo anno, a meditare sulla pace, pregare per la pace, farci operatori di pace.

“La pace di Cristo regni nei vostri cuori”
È un augurio ed è un’esortazione che Paolo rivolge ai Colossesi, proponendo loro un programma di vita cristiana che dev’essere la risposta al disegno di salvezza che l’apostolo ha invitato a contemplare nella prima parte della lettera. Cosa dovete fare per “comportarvi in maniera degna del Signore, per piacergli in tutto, portando frutto in ogni opera buona” (Col 1,10)? Cosa fare per rispondere alla bontà di Dio che in Cristo ha operato la totale riconciliazione, “rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,20)?
È necessario, dice Paolo, ricordandoci che non c’è distanza fra uomo e uomo, di qualsiasi razza o religione o condizione sociale, poiché “Cristo è tutto in tutti”, realizzare, nell’interno e all’esterno, la piena concordia e armonia: “Rivestitevi dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza”. È necessario sopportarci e perdonarci. Il primato, come aveva proclamato in altra occasione (cf 1 Cor 13), spetta alla carità: “Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione”. Frutto di questo sentimento e di questo comportamento, la pace: “E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo”.
Ideale stupendo: ma non resterà sempre un’utopia? Eppure c’è stato un tempo in cui “la moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola”, e lo dimostravano spogliandosi d’ogni egoismo, mettendo tutto in comune (At 4,32-35; anche se non mancarono le incrinature nella comunione che caratterizzava la Chiesa primitiva).

“Effetto della giustizia sarà la pace”
La parola di Isaia è valida anche oggi, sarà valida sempre. La pace vera non può essere là dove nessuno osa contestare o ribellarsi perché un regime dispotico, la violenza legalizzata impone il silenzio – la pace dei cimiteri. “L’ordine pubblico”, ammonisce il Concilio, dev’essere “informato a giustizia” (Dignitatis humanae, 3). “La pace non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; essa non è effetto di una dispotica dominazione, ma viene con tutta esattezza definita “opera della giustizia”” (Gaudium et spes, 78). Questo vale in tutti i rapporti tra gli uomini: nel campo del lavoro, nell’economia, nella politica. Vale nelle piccole e nelle grandi comunità, nella vita d’una nazione e nei rapporti internazionali.
Possiamo dire che questo avvenga nel mondo d’oggi? Non era certo del tutto affermativa la risposta data dal Concilio: “Mentre folle immense mancano dello stretto necessario, alcuni, anche nei paesi meno sviluppati, vivono nell’opulenza o dissipano i beni. Il lusso si accompagna alla miseria. E mentre pochi uomini dispongono di un assai ampio potere di decisione, molti mancano quasi totalmente della possibilità di agire di propria iniziativa o sotto la propria responsabilità, spesso permanendo in condizioni di vita e di lavoro indegne di una persona umana” (Gaudium et spes, 63).
Possiamo verificare queste situazioni a vari livelli, da lontano e da vicino. Giovanni Paolo II nella prima enciclica c’invita a un serio esame di coscienza a questo proposito: “Crescono davvero negli uomini, fra gli uomini, l’amore sociale, il rispetto dei diritti altrui – per ogni uomo, nazione, popolo – o, al contrario, crescono gli egoismi di varie dimensioni, i nazionalismi esagerati, al posto dell’autentico amore di patria, ed anche la tendenza a dominare gli altri al di là dei propri legittimi diritti e meriti, e la tendenza a sfruttare tutto il progresso materiale e tecnico-produttivo esclusivamente allo scopo di dominare sugli altri o in favore di tale o tal altro imperialismo? Ecco gli interrogativi essenziali, che la Chiesa non può non porsi, perché in modo più o meno esplicito se li pongono miliardi di uomini che vivono oggi nel mondo” (Redemptor hominis, 15).
È necessario che prendiamo coscienza di questa realtà per vederla nella luce del Vangelo. Non possiamo accettarla passivamente, ma dobbiamo adoperarci, ciascuno secondo la sua vocazione e le sue possibilità, per trasformarla, se vogliamo che la terra diventi, secondo la parola del profeta, “una dimora di pace”.

“Beati gli operatori di pace”
Nelle beatitudini Gesù ci propone un programma da realizzare per conseguire “il regno dei cieli”. Tutte dobbiamo tenerle presenti, perché tutte sono intimamente connesse fra loro. Accettazione della povertà e della sofferenza, bontà e mitezza, fame e sete di giustizia, misericordia e purezza di cuore preparano gli “operatori di pace”. Essi “saranno chiamati figli di Dio”, che è “il Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). Com’è Figlio di Dio colui che ha detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27); colui che “è la nostra pace”, che “è venuto ad annunziare la pace” (Ef 2,14.17).
Alla beatitudine degli “operatori di pace” segue quella dei “perseguitati per causa della giustizia”. Nessuna meraviglia se capita ai cristiani quello che è capitato a Gesù. Niente deve distoglierci dall’impegno ostinato di operare la pace nella giustizia, in tutti i campi: nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e della cultura, dell’economia e della politica.

“Domandate pace per Gerusalemme”
Dono di Dio, promesso da Gesù, la pace dev’essere implorata con l’incessante preghiera. A ciò ci esorta il salmo responsoriale (Sal 121). Vi ci richiama la liturgia della Messa: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci la pace”.
Oggi celebriamo la festa di Maria SS.ma Madre di Dio. Quella maternità, ci ricorda il Papa nella prima enciclica, di una dignità “unica e irripetibile… nella storia del genere umano”, come “unica anche per profondità e raggio d’azione è la partecipazione di Maria, in ragione della medesima maternità, al divino disegno della salvezza dell’uomo, attraverso il mistero della Redenzione” (Redemptor hominis, 22). A lei, Regina della pace, chiediamo il dono della pace per noi e i fratelli, l’aiuto per essere “operatori di pace”.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno A, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – Madre di Dio A, 1° gen ’20

VEGLIATE

Solo chi vive la «consapevolezza del tempo» (cf Rm 13,11) può accogliere l’invito di Gesù: «Vegliate, vigilate». Il cristiano è per definizione una persona vigilante, attenta, tesa verso la meta del suo cammino: l’incontro con il Signore che viene. La vigilanza richiede una grande capacità di preghiera e di lotta per non essere intontiti, in balia di falsi affanni, preda dello stordimento.


(tratto da R. Paganelli – Entrare nella domenica dalla porta della Parola, anno A, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – Madre di Dio A, 1° gen ’20

I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino • Lc 2,16-21

Celebrante. Nella Preghiera dei fedeli, con l’intercessione di Maria madre di Dio e madre della Chiesa, chiediamo al Signore, per l’anno che oggi comincia, l’abbondanza dei suoi benefici. E in primo luogo il dono della pace.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Per intercessione di Maria, regina della pace, ascoltaci, Signore.

1. Preghiamo per la santa Chiesa. La sua vocazione è di portare la pace di Cristo tra gli uomini nel mondo.
Perché le comunità cristiane in questo nuovo anno di grazia crescano sempre più nelle fede, nella speranza, e in quella carità operosa che è fonte di solidarietà e concordia tra gli uomini, preghiamo.

2. Per l’anno che oggi comincia. Gli auguri che ci scambiamo siano sinceri. Ma prima ancora ringraziamo Dio per il dono del tempo e della vita.
Perché giunti all’inizio di un nuovo anno, il Signore ci aiuti a trascorrerlo fino in fondo nella sua grazia, sotto il suo sguardo paterno, preghiamo.

3. Per i bambini che nasceranno in quest’anno. Le loro famiglie sentano su di sé la protezione di Maria, la madre benedetta del Signore.
Perché i papà e le mamme si preparino al compito delicato di sviluppare nei loro piccoli il senso del divino che già sonnecchia in loro, e attende solo di essere risvegliato, preghiamo.

4. Per i popoli sparsi sulla terra. A volte gli Stati, guidati da capi poco responsabili, si lasciano vincere dalla tentazione della violenza e della guerra.
Perché impegnino invece tutte le loro energie e risorse a costruire la concordia e a edificare una pace duratura, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Tocca a noi essere, sull’esempio di Maria santissima, strumenti di pace nelle famiglie, nel quartiere, nel mondo.
Perché il banchetto eucaristico che condividiamo nei giorni di festa ci arrechi gioia e pace, forza nelle prove, e disponibilità verso chi ci vive accanto, preghiamo.

Celebrante. O Padre, principio e fine di tutte le cose. Accogli dalle mani di Maria le preghiere che con piena fiducia, per sua intercessione, ti abbiamo rivolto. E rendici strumenti della tua pace, nelle nostre famiglie e nel mondo. Per Cristo, principe della pace, e Signore nostro.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)