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1. ORAZIONI – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

 

Antifona

Volgi lo sguardo, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare per sempre la vita dei tuoi poveri.
Alzati, o Dio, difendi la mia causa,
non dimenticare la supplica di chi ti invoca. (Cf. Sal 73, 20.19.22)

Si dice il Gloria.

Colletta

Dio onnipotente ed eterno,
guidati dallo Spirito Santo, osiamo invocarti con il nome di Padre:
fa’ crescere nei nostri cuori lo spirito di figli adottivi,
perché possiamo entrare nell’eredità che ci hai promesso.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

—(oppure)—
O Dio, fedele alle tue promesse,
che ti sei rivelato al nostro padre Abramo,
donaci di vivere come pellegrini in questo mondo,
affinché, vigilanti nell’attesa, possiamo accogliere il tuo Figlio
nell’ora della sua venuta.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Accetta con bontà, o Signore, i doni della tua Chiesa:
nella tua misericordia li hai posti nelle nostre mani,
con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore

Antifona alla comunione

Celebra il Signore, Gerusalemme!
Egli ti sazia con fiore di frumento. (Sal 147, 12.14)

Oppure (Anno C):
Siate pronti, simili a quelli che aspettano il loro padrone
quando torna dalle nozze. (Lc 12, 35-36)

Dopo la comunione

La partecipazione ai tuoi sacramenti ci salvi, o Signore,
e confermi noi tutti nella luce della tua verità.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

COMMENTO

 

MEDITAZIONE

Gesù pose al centro il Regno di Dio, e tutto il sistema di valori e gli altri aspetti della vita dell’uomo in relazione a esso. Con questo modello copernicano tutte le dimensioni della vita umana mantengono la loro importanza, ma nessuna di esse prende il sopravvento, rischiando così di estenuare l’esistenza nell’orizzonte limitato della sua dimensione terrena.

La centralità del Regno

La premessa del brano di vangelo proposto dalla liturgia è il versetto precedente a quello con cui oggi si inizia: «cercate il suo [di Dio] regno, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Lc 12,31).
Il Regno è l’elemento di trasvalutazione dei valori umani. Domenica scorsa l’attenzione andava al rapporto con i beni materiali. Questa domenica il discorso si amplia, e l’attenzione si dirige al rapporto dell’uomo con il suo futuro. Perché il presente non esaurisca in sé tutto il suo potenziale, ha bisogno di essere costantemente vissuto come apertura al futuro.
Quando il Regno è il centro dell’interesse del credente, l’intera esistenza è vissuta come tensione verso di esso. Questo motiva alcuni atteggiamenti spirituali del cristiano su cui si focalizzano le letture di oggi.
Innanzitutto la considerazione della vita come costante attesa. Attesa che invita a un più intenso coinvolgimento nel presente, non attesa che logora il presente. È l’attesa che spinge a vivere per ciò che veramente conta. In tal modo si giustifica il richiamo all’elemosina, oggi considerata non come esercizio della carità o forma di ripristino dell’equità sociale, bensì come esercizio di libertà. Se veramente si crede che lì «dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34), e il tesoro è il Regno, allora la vita non sarà passata nello sterile tesaurizzare beni e ricchezze, bensì sarà volta a rendere beni e ricchezze strumenti, che mani sapienti sapranno usare con libertà e distacco (cf Lc 12,33).
È la prospettiva dell’attesa che porta a considerare la vigilanza come virtù. Essa comporta piena attenzione alla storia che si vive e a se stessi, consapevolezza, intensità di presenza, tensione verso l’incontro e preparazione ad esso. Non timore della morte dunque, bensì intensa immersione nella vita per essere preparati e pronti all’incontro.

La fede di Abramo e Sara

A questo proposito, però, ci si deve anche interrogare su quale immagine di Dio stia a fondamento della nostra fede. Parlare d’incontro con il Signore, il Risorto, il Figlio dell’Uomo, suscita in noi la paura del giudizio e della condanna, come se si trattasse di un incontro impietoso, o invece la trepidazione e la serenità dell’amore, alla luce del Vangelo (cf Lc 12,37)?
Nella lettera agli Ebrei lo scrittore sacro affronta il tema della fede, la virtù principale del credente. Fede da intendersi, nel contesto della liturgia di oggi, non come insieme di verità da ritenere, bensì come atteggiamento verso Dio e verso il suo Regno.
Su questa fede fondarono la loro esistenza i grandi personaggi della Bibbia menzionati nel cap. 11 della lettera. La liturgia di oggi ritaglia i versetti che parlano di Abramo a Sara, che in virtù della loro fede affrontarono il distacco dalla loro patria natia, vissero come stranieri la loro vicenda terrena, ricevettero la promessa e la caparra del suo adempimento, si protesero alla ricerca di una patria che non abitarono, ma che indicarono a noi come mèta. Il nome di questa patria, nel Vangelo di Gesù, è divenuto il Regno di Dio.

Tre parabole: la tensione al Regno

Tutta la vita del credente è tensione verso il Regno. Del modo di vivere questa tensione parlano le tre parabole conclusive del vangelo. Nella prima vi è un invito alla vigilanza, non per timore dell’incontro ma per essere trovati pronti.
Nella seconda s’insiste sull’imprevedibilità della venuta del Regno. Ciò significa che il Regno non è fatto dall’uomo con le sue azioni. Ma con la propria vigilanza e le proprie azioni bisogna mantenersi preparati a riceverlo come dono.
La terza è una parabola che, nuovamente, nella prospettiva del Regno restituisce valore e senso al presente. In questo presente che viviamo ci sono affidate responsabilità. La fedeltà a esse è il nostro ordinario e feriale compito. Non ambiguo senso del dovere ma assunzione libera del compito che ci è affidato come senso della nostra esistenza.

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2. introduzioni – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

Da un po’ di domeniche a questa parte, la liturgia ci aiuta a mettere a fuoco l’immagine del discepolo di Cristo delineata dall’evangelista Luca. Il discepolo: si fa prossimo ai fratelli in difficoltà; ascolta la Parola e la mette in pratica; prega; non fa dei beni materiali il senso ultimo della sua esistenza.
Scopriamo oggi altre due caratteristiche, tra loro legate, che vanno a comporre questo identikit: la capacità di perseverare in un attesa vigile, e la fede coraggiosa. Entrambe queste virtù possono manifestarsi a una sola condizione: tutta la propria vita deve essere riorientata in funzione della promessa del Regno.

PRIMA LETTURA

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.
La fedeltà dell’uomo giusto non è vana. Dio non si dimentica, infatti, di chi non rinnega il suo nome nell’ora della prova e lo ricompensa con la sua amicizia.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 32(3) 

L’anima di colui che ha la fiducia del Signore non subisce il logorio del tempo. Rit. Beato il popolo scelto dal Signore.

SECONDA LETTURA

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
È la fede ad aver determinato le sorti del popolo eletto. Senza di essa il patriarca Abramo sarebbe rimasto a Ur, la sua città d’origine, e sarebbe morto senza lasciare discendenti. Allo stesso modo, la vita del cristiano e le sue speranze per il futuro si fondano sulla scelta di considerarsi un pellegrino sulla strada verso il Regno.

VANGELO

Anche voi tenetevi pronti.
Come ci si può mantenere sempre pronti all’avvento del Regno? La risposta non può essere: fingendosi cristiani. Ogni maschera è infatti destinata, prima o poi, a cadere. L’invito di Gesù alla vigilanza ha dunque come presupposto una conversione autentica: una fede che non si manifesti una volta ogni tanto, ma informi l’intera vita del credente.

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4. Letture – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

PRIMA LETTURA

Come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te.
La fedeltà dell’uomo giusto non è vana. Dio non si dimentica, infatti, di chi non rinnega il suo nome nell’ora della prova e lo ricompensa con la sua amicizia.

Dal libro della Sapienza.                      Sap 18, 6-9
La notte [della liberazione] fu preannunciata ai nostri padri,
perché avessero coraggio,
sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà.
Il tuo popolo infatti era in attesa
della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici.
Difatti come punisti gli avversari,
così glorificasti noi, chiamandoci a te.
I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto
e si imposero, concordi, questa legge divina:
di condividere allo stesso modo successi e pericoli,
intonando subito le sacre lodi dei padri.

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 32(3) 

L’anima di colui che ha la fiducia del Signore non subisce il logorio del tempo. Rit. Beato il popolo scelto dal Signore.

RIT: Beato il popolo scelto dal Signore.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.  RIT

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.   RIT

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.       RIT

SECONDA LETTURA

Aspettava la città il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
È la fede ad aver determinato le sorti del popolo eletto. Senza di essa il patriarca Abramo sarebbe rimasto a Ur, la sua città d’origine, e sarebbe morto senza lasciare discendenti. Allo stesso modo, la vita del cristiano e le sue speranze per il futuro si fondano sulla scelta di considerarsi un pellegrino sulla strada verso il Regno.

Dalla lettera agli Ebrei           Eb 11,1-2.8-19

Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra. Chi parla così, mostra di essere alla ricerca di una patria. Se avessero pensato a quella da cui erano usciti, avrebbero avuto la possibilità di ritornarvi; ora invece essi aspirano a una patria migliore, cioè a quella celeste. Per questo Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio. Ha preparato infatti per loro una città.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: “Mediante Isacco avrai una tua discendenza”. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Parola di Dio.

FORMA BREVE (Eb 11,1-2.8-12)

Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Vegliate e tenetevi pronti,
perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Anche voi tenetevi pronti.
Come ci si può mantenere sempre pronti all’avvento del Regno? La risposta non può essere: fingendosi cristiani. Ogni maschera è infatti destinata, prima o poi, a cadere. L’invito di Gesù alla vigilanza ha dunque come presupposto una conversione autentica: una fede che non si manifesti una volta ogni tanto, ma informi l’intera vita del credente.

Dal vangelo secondo Luca           Lc 12,32-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.
Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”.
Il Signore rispose: “Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.

Parola del Signore.

 Forma breve     Lc 12, 35-40
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
“Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”.

Parola del Signore.

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5. Preghiere di perdono e dei fedeli – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA: IL REGNO DEI CIELI

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, preferiamo chiedere prove della tua esistenza che perseverare nella fede. Kyrie eleison.
  • Cristo, giungiamo impreparati all’incontro con te. Christe eleison.
  • Signore, troppo facilmente ci dimentichiamo della nostra dignità di figli di Dio e la barattiamo per avere in cambio cose di poco
    valore
     
    Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù ci propone
un’attesa che non si trasformi in ansia, una vigilanza che non tragga la sua
origine dalla paura del futuro. Preghiamo insieme e diciamo:

Signore, rendici
saldi nella fede.

• Perché il
nostro tesoro e il nostro cuore riposino presso di te. Preghiamo.

• Perché, nei
momenti di smarrimento, ci ricordiamo delle nostre promesse, dimostrandoci un
rifugio sicuro per i fratelli come tu lo sei stato per noi. Preghiamo.

• Perché sappiamo
essere cristiani adulti, capaci di sperare nel futuro senza rifiutarsi di
vivere il presente. Preghiamo.

• Perché,
cresciuti nella fede, sappiamo testimoniarla alle generazioni future.
Preghiamo.

O Padre, in
Cristo tuo Figlio, ci hai accolti nella tua misericordia e ci hai resi eredi
del Regno. Fa’ che la tua volontà ci trovi sempre pronti a eseguirla, così che
anche noi possiamo dirci beati. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

Testi e i commenti proposti per domenica 3 dicembre 2023- I DOMENICA DI AVVENTO anno B (COLORE VIOLA) 

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6. Vignetta di RobiHood – 10 AGOSTO 2025 19ª DOMENICA T.O.

10 AGOSTO 2025

19ª DOMENICA T.O.

UNA NUOVA PATRIA:
IL REGNO DEI CIELI

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Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

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1. ORAZIONI – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

 

Antifona

O Dio, vieni a salvarmi,
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Tu sei mio aiuto e mio liberatore:
Signore, non tardare. (Sal 69, 2.6)

Si dice il Gloria.

Colletta

Mostra la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce creatore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Oppure (Anno C):

O Dio, fonte della carità,
che in Cristo tuo Figlio
ci chiami a condividere la gioia del Regno,
donaci di lavorare con impegno in questo mondo,
affinché, liberi da ogni cupidigia,
ricerchiamo il vero bene della sapienza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Sulle offerte

Santifica, o Signore, i doni che ti presentiamo
e, accogliendo questo sacrificio spirituale,
trasforma anche noi in offerta perenne a te gradita.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

Ci hai mandato, Signore, un pane dal cielo,
un pane che porta in sé ogni dolcezza
e soddisfa ogni desiderio. (Cf. Sap 16,20)

Oppure (Anno C):
«Fatevi un tesoro sicuro nei cieli»,
dice il Signore. (Lc 12,33)

Dopo la comunione

Accompagna con la tua continua protezione, o Signore,
i tuoi fedeli che nutri con il pane del cielo,
e rendi degni della salvezza eterna
coloro che non privi del tuo aiuto.
Per Cristo nostro Signore.

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3. Commento alle Letture – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

COMMENTO

  1. Due sono gli interrogativi che le letture dell’odierna domenica propongono alla nostra intelligenza: che cosa e’ la vita umana?; che differenza c’è’ tra essere ricchi ed essere signori?. La prima domanda e’ vecchia quanto il genere umano. “A che giova, a che serve, a che tende la vita?” si chiede Giacomo Leopardi nel suo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. Nella prima lettura l’ignoto saggio autore del libro del Qohelet mette in bocca a Salomone una sintesi dell’esistenza umana agghiacciante: “vanità’ delle vanità’: tutto e’ vanità'”. Durante la sua esistenza l’uomo si spacca la schiena per guadagnare il più’ possibile per lasciare tutto, alla morte, ad un altro che non ha fatto niente. Assurdo e’ tutto il suo affannarsi durante il giorno; inquieto e’ il suo riposo notturno assediato dalle preoccupazioni che il vivere quotidiano gli riserva. Quest’ansia del possedere che inquina l’esistenza, nell’antico Israele e’ personificata in una specie di divinità’  denominata Mammona che significa ricchezza, patrimonio. I rabbini contemporanei di Gesù  distinguono tra la mammona menzognera, che e’ sempre negativa, e quella verace che è’ sempre positiva. Per Gesù’ la ricchezza fine a se’ stessa e’ sempre disonesta ed acquisita in maniera ingiusta. Essa non puo’ dare senso all’esistenza. Per esplicitare bene il suo pensiero ricorre alla parabola che la liturgia ci propone in questa domenica. In essa Gesù’ non condanna la ricchezza in quanto tale, ma la cupidigia umana che la inquina. San Paolo definisce lo sfrenato desiderio di possedere una “idolatria (Col 3,5; Ef 5,5). Gesù’ ridicolizza il ricco che fonda la sua felicità’ e la sua tranquillità’ sull’accumulo  dei beni fine a se’   stesso. La pudica traduzione del testo mette in bocca al Messia l’epiteto “stolto”, la traduzione piu’ corretta sarebbe “scemo”: ” questa notte stessa ti sarà’ richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà ?”. Questa domanda e’ rivolta soprattutto ai farisei che mascherano la loro smodata bramosia  di accaparrare dietro la maschera dell’ipocrita formalismo legale. Per loro contano i soldi non le relazioni. Anche oggi certe persone in chiesa cantano i salmi e contano i soldi, Ma questo e’ orribile.  Non si puo’ seguire Dio e Mammona allo stesso tempo. Per entrare nel Regno dei Cieli non basta essere ricchi, ma bisogna essere signori. Ricco, nell’insegnamento evangelico,  e’ chi e’ totalmente inquinato ed accecato dalla bramosia dell’avere; signore e’ chi usa  quanto ha come strumento per il bene suo e del pros

MEDITAZIONE

Interpellato da uno della folla (cf Lc 12,13), Gesù rifiuta di assumere il ruolo del giudice. Da questo diniego, però, si capisce la consapevolezza che Gesù ha di sé e dell’orizzonte in cui colloca il proprio insegnamento.
La prospettiva è sapienziale e rivolta alle realtà celesti. Una vera rivoluzione copernicana, un ribaltamento di prospettiva che dà senso a tutti i fenomeni e anche alle anomalie che nella precedente prospettiva non trovavano spiegazione.
Gesù pone il Regno dei Cieli al centro e tutto il resto in relazione a esso. Non è una svalutazione della storia dell’uomo con tutte le sue dimensioni. Tutti gli aspetti della vita dell’uomo sono riconosciuti ma riconsiderati alla luce del Regno.

Il pericolo della ricchezza

Nella parabola lucana il protagonista è un uomo generico, senza nome, senza volto: chiunque. È un uomo ricco, che onestamente si guadagna la propria ricchezza. È un uomo previdente. Non scialacqua i propri beni in una vita dissoluta, ma saggiamente provvede al proprio futuro. Questo però è il punto cruciale: egli fonda le proprie speranze di futuro sui suoi beni. Si eternizza nei propri beni. La questione è qui. Un comportamento umanamente saggio è, di fatto, ancora miope: riscontro della miopia è la morte.
Tutti sappiamo che il tema della morte è l’argomento tabù della nostra cultura. Di tutto si può parlare, ed anche straparlare, tranne che della morte.
Al cospetto della morte si possono assumere tre atteggiamenti. Il primo consiste nel considerare la vita come un continuo apprestarsi alla morte, come avviene in molte tradizioni filosofiche e in quelle religiose. C’è il rischio, però, di eccedere e di svalutare la vita a favore della morte.
Il secondo consiste nel coltivare una mistica della morte. Fu parte della cultura europea della prima metà del Novecento, i cui effetti si sono visti nella seconda guerra mondiale e, oggi, nel terrorismo suicida.
Infine la terza possibilità: considerare la morte come un evento che verifica l’autenticità della vita intera. Qui la morte è considerata come il punto di riscontro della validità della vita vissuta e dei valori per cui ci si è spesi. In questo senso la morte restituisce alla vita tutta la sua serietà, e la vita diventa preparazione alla morte nella ricerca dell’autenticità.
Alla luce di questo terzo atteggiamento si può collocare, non moralisticamente, il discorso sulla ricchezza. Ciò che nella parabola è denunciato della ricchezza, e per estensione di tutte le realtà mondane, è la loro vischiosità, la loro potenzialità seduttiva, capace di ridurre l’orizzonte dell’esistenza umana alla sola esperienza terrena, senza rimando a un ulteriore che, invece, è il suo orizzonte più vero (cf Lc 12,15).

Ricchezza, idolatria, vita nuova

Questa è la rivoluzione copernicana operata da Gesù: la centralità del Regno dà la misura e il valore a tutte le realtà mondane e a tutte le dimensioni della vita. Non squalifica nulla dell’umano esistere, bensì tutto pone nell’orizzonte del Regno. Il valore dei beni terreni sta nella loro relatività. Il vero rischio è di assolutizzarli fondando su di essi la propria sicurezza. In altri termini il rischio è di idolatrarli.
San Paolo stesso parla della cupidigia come di «idolatria» (cf Col 3,5). Ma prima di giungere alle indicazioni morali, Paolo parte da una considerazione teologica: «se siete risorti con Cristo» (Col 3,1). Questa è la nuova dignità del cristiano, effetto della risurrezione di Cristo e del sacramento del battesimo.
È una dignità che ha effetti concreti, una nuova prospettiva di vita (cf Col 3,2). La nuova dignità data dal battesimo trasforma la vita del credente in una realtà totalmente nuova. Un’esistenza che già nell’oggi si lascia informare dalla prospettiva del futuro, non per svalutare il presente ma per qualificarlo e sostanziarlo (cf Col 3,9-10). In questa prospettiva positiva si può cogliere il senso della conclusione del vangelo (cf Lc 12,21). Non minaccia, ma esortazione all’autenticità.

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2. introduzioni – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

Per continuare a vivere bisogna avere sicuramente qualcosa da mangiare, un luogo sicuro in cui dormire, un lavoro in cui riscoprire continuamente la propria dignità. Si tratta di condizioni necessarie.
Il necessario, per quanto importante, non dev’essere però confuso con l’essenziale, che per il cristiano è convertirsi per risorgere con Cristo. Distinguere le due dimensioni è un buon esercizio da praticare per due buone ragioni: non assolutizzare ciò che è e deve rimanere un mezzo; non ritrovarsi un giorno disperati di fronte all’ineluttabile realtà della sofferenza e della morte.

PRIMA LETTURA

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Questa pagina dell’Antico Testamento ci aiuta a riflettere su cosa sia la vita terrena, nella sua cruda materialità. Solo acquisendo una tale consapevolezza si può davvero comprendere quale grande dono sia stata la rivelazione di Dio in Gesù Cristo e la speranza aperta dalla sua risurrezione.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138) 

Il Signore non disprezza il saggio e ha cura dell’uomo che ripone in lui le sue speranze.

SECONDA LETTURA

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
L’apostolo Paolo fa partire le sue considerazioni da un dato teologico fondamentale: Cristo è risorto e, se siamo cristiani, anche noi siamo risorti con lui. Se non misuriamo l’importanza delle cose partendo da questa verità fondamentale, stiamo vivendo come se Gesù non ci fosse mai stato.

VANGELO

Quello che hai preparato, di chi sarà?
Invitato a dare il suo giudizio su una questione di ordine giuridico ed economico, Gesù risponde alzando il livello del discorso. Facendo uso d’una parabola, egli sposta l’attenzione su una domanda molto più fondamentale: cos’è più importante, la spartizione di un’eredità o l’amore fraterno?

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4. Letture – 3 AGOSTO 2025 18ª DOMENICA T.O.

3 AGOSTO 2025

18ª DOMENICA T.O.

NECESSARIO ED ESSENZIALE

PRIMA LETTURA

Quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica?
Questa pagina dell’Antico Testamento ci aiuta a riflettere su cosa sia la vita terrena, nella sua cruda materialità. Solo acquisendo una tale consapevolezza si può davvero comprendere quale grande dono sia stata la rivelazione di Dio in Gesù Cristo e la speranza aperta dalla sua risurrezione.

Dal libro del Qoèlet            Qo 1,2; 2,21-23

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.
Chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato.
Anche questo è vanità e un grande male.
Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità!

Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Salmo 137 (138) 

Il Signore non disprezza il saggio e ha cura dell’uomo che ripone in lui le sue speranze.

Rit. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi:
sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.

SECONDA LETTURA

Cercate le cose di lassù, dove è Cristo.
L’apostolo Paolo fa partire le sue considerazioni da un dato teologico fondamentale: Cristo è risorto e, se siamo cristiani, anche noi siamo risorti con lui. Se non misuriamo l’importanza delle cose partendo da questa verità fondamentale, stiamo vivendo come se Gesù non ci fosse mai stato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi   Col 3,1-5.9-11

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO

(Mt 5,3)

Alleluia, alleluia.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

Alleluia, alleluia.

VANGELO

Quello che hai preparato, di chi sarà?
Invitato a dare il suo giudizio su una questione di ordine giuridico ed economico, Gesù risponde alzando il livello del discorso. Facendo uso d’una parabola, egli sposta l’attenzione su una domanda molto più fondamentale: cos’è più importante, la spartizione di un’eredità o l’amore fraterno?

Dal vangelo secondo Luca           Lc 12,13-21

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.