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4. Parola da Vivere – 25 aprile 2021

25 aprile

4ª DOMENICA DI PASQUA

(Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni)

Io sono il Buon Pastore

COMMENTO

Il Primo Testamento aveva annunciato, soprattutto con il profeta Ezechiele, la venuta di un pastore che si sarebbe preso cura del popolo di Dio, anzi, questo pastore sarebbe stato Dio stesso.
Giovanni, partendo dalla figura del pastore «bello», perché «buono», rivela il cuore della missione di Gesù, il modo con cui essa si realizza e il frutto della sua opera, che consiste nella salvezza di tutti coloro che il Padre gli ha affidati e nella costituzione del nuovo popolo di Dio.
Anzitutto, Gesù, dicendo «io sono il pastore», quello “bello”, mentre realizza la profezia di Ezechiele, collega se stesso a Dio, prendendo il suo stesso nome.
Subito ne dà anche la prova: «sono il buon pastore, perché io do la mia vita».
Per sottolineare la verità di ciò che rivela, evidenzia la diversità con i pastori prezzolati, che si mettono alla guida degli altri solo per i propri interessi e che di fronte all’assalto dell’avversario, Satana, fuggono. Lui invece non solo non fuggirà, ma affronterà il nemico degli uomini e si consegnerà alla morte, per raccogliere i figli di Dio dispersi e riunirli in un solo popolo.
Perché il pastore si comporta in questo modo? Perché il Padre ama gli uomini, li vuole rendere suoi figli ad immagine del Figlio unigenito, per questo manda proprio il Figlio nel mondo, per salvarlo, e mette nelle sue mani tutti gli uomini da riscattare, i quali per questo gli appartengono, sono parte di lui, suoi fratelli. E lui li conosce, li ama, condivide con loro la sua vita, quella che il Padre gli ha dato.
Non basta. Gesù stabilisce un paragone tra il rapporto che lui ha con il Padre e quello che ha con i suoi fratelli: è un rapporto della stessa natura, un rapporto di amore che condivide tutto, anzi il rapporto di amore di Gesù con il Padre è anche la causa dell’amore per i fratelli.
I primi appartenenti alla famiglia di Dio provengono dal recinto di Israele, ma anche i pagani appartengono a Gesù: lui ha il compito di rivelarsi anche a loro, affinché essi credano in lui, lo seguano ed entrino così a far parte del nuovo popolo di Dio, che è uno perché ha un solo pastore.
Il Signore Gesù opera tutto questo in obbedienza al Padre e in piena libertà personale di fronte agli uomini: non sono essi a “consegnare” Gesù alla morte (come preferiscono dire i sinottici), ma è lui stesso che “consegna” la sua vita per poi “riprenderla”, passando attraverso la croce, e per farne dono ai suoi fratelli.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. L’immagine del pastore può essere piacevole, di meno quella del gregge e della pecora. Ma noi facciamo l’esperienza di lasciarci guidare da Gesù?
  2. Il Signore dice di conoscerci. E chi appartiene a lui lo conosce. Noi crediamo di conoscere il Signore, ma san Giovanni ci mette in guardia: «Chi dice: “Lo conosco”, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo…» (1 Gv 2,4). Solo chi ama i fratelli conosce Gesù e gli appartiene.
  3. Non tutti gli uomini sono nella Chiesa, ma tutti appartengono al Signore. Gesù desidera che noi gli prestiamo mente, cuore, mani e piedi, per condurre a lui quelli che non lo conoscono.
  4. «In questo abbiamo conosciuto l’amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3,16). Ce ne dobbiamo ricordare quando abbiamo la tentazione di pensare: «ho già fatto fin troppo… e quindi ora ho diritto di pensare a me»

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Ogni cristiano ha Cristo buon pastore come modello concreto. Il Signore ci sta chiedendo di guidare a lui un nostro fratello?


Tratto da: Messale delle domeniche e delle feste – Elledici – 2018