8 NOVEMBRE 2026
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LO SPOSO VERRÀ
COMMENTO
Il capitolo 25 del Vangelo di Matteo, da cui è tratta l’odierna parabola, ci presenta l’ultimo dei 5 grandi discorsi di Gesù in esso riportati.
Parla di due parabole, quella delle dieci vergini e quella dei talenti. Si conclude elencando le domande, tutte incentrate solo sulla carità, a cui dovremo rispondere a Dio al termine del nostro cammino terreno.
Durante il primo grande discorso (cfr Mt 7,21 ss) Gesù paragona il saggio credente a colui che costruisce la propria casa sulla roccia e definisce stolto quello che la fonda sulla sabbia.
Oggi chiama sagge le giovani ragazze che si dotano di olio in abbondanza e stolte quelle che non ne hanno a sufficienza. Perché proprio l’olio è così importante? Per capirlo dobbiamo calarci nella vita di allora.
Nella Bibbia l’olio occupa un ruolo fondamentale. Serve per illuminare, come dimostrano le lampade della parabola; viene usato per curare le malattie; per ungere durante la consacrazione di una persona chiamata ad un compito importante (Messia); è segno di abbondanza e di benedizione; è indice di vigilanza spirituale, è alla base, con il pane, dell’alimentazione.
Nel messaggio di Gesù è simbolo di colui che non si limita ad origliare la sua Parola ma la incarna in una vita coerente. Costituisce la chiave di accesso al Paradiso.
Per il cristiano il vivere non vuol dire vagabondare in una triste valle di lacrime in preda alla rassegnazione, al continuo pessimismo o alla nevrotica agitazione per sfuggire al pensare.
Vivere da cristiano vuol dire essere saggio costruttore del regno dei cieli nella quotidianità della vita illuminata dalla Parola , che come ci ricorda la prima lettura tratta dal libro della Sapienza, è leggera, feconda, forte, discreta, gioiosa, pacifica, saggia, santa.
Solo la Parola può introdurci nel mistero della Risurrezione che Cristo ci ha promesso. Essa non si impone, ma si propone nella libertà più assoluta di accoglierla o rifiutarla.
Per questo richiede silenzio, attenzione, vigilanza , prudenza. Soprattutto volontà di viverla nella coerenza, nello studio e nella testimonianza concreta.
La nostra lampada di quanto olio dispone per renderci visibili in un mondo buio e freddo? È il lubrificante fondamentale dei complessi ingranaggi che animano il nostro vivere e la nostra fede?
COMMENTO 2
Incamminati verso la festa nuziale del cielo
O Cristo Gesù, potenza e sapienza di Dio, ti ringraziamo perché ci chiami amici rivelandoci quanto ricevi dal Padre.
Tu fai sempre il primo passo verso di noi, donandoti a noi come Parola e Pane di vita. La tua Presenza eucaristica è affascinante e ci libera dalla paura.
Ti lasci trovare da quanti ti cercano, ti amano ed ascoltano docilmente la tua voce soave.
Tenendo lo sguardo fisso su di te, diventiamo saggi e sapienti, camminando speditamente alla luce dei tuoi insegnamenti senza affannarci e senza stancarci.
Dal mattino alla sera, giorno e notte desideriamo benedirti, perché sei il nostro aiuto, sorgente d’acqua viva che zampilla per la vita eterna.
Esultiamo di gioia all’ombra delle tue ali, o Signore, che porgi continuamente l’orecchio alla nostra preghiera.
Ti glorifichiamo per averci chiamati a dedicarci al tuo santo servizio, che dà pace alla mente e al cuore di ciascuno di noi.
Ti adoriamo con viva fede, unico Sposo della Chiesa Sposa.
Ti supplichiamo umilmente: purificaci rendendoci sempre più vergine casta per essere pronti alle nozze definitive con te nella Gerusalemme celeste.
Facci progredire nel pellegrinaggio della fede alimentando la lampada della nostra vita con l’olio della tua Parola,
perché possiamo essere luminosi, rendendoti testimonianza con le opere buone della carità misericordiosa, nell’attesa della tua venuta gloriosa.
Insegnaci a vegliare saggiamente ed operosamente per prepararci seriamente, serenamente e gioiosamente all’incontro definitivo con te nella festa nuziale del cielo.
Crediamo fermamente in te, morto e risorto per la nostra salvezza, fondamento della nostra speranza nella vita eterna e nella risurrezione futura.
Crediamo che il Padre celeste nell’ora della nostra morte ci radunerà con lui per mezzo tuo, nostro Fratello Salvatore.
Vieni, Signore Gesù! Ti aspettiamo, accogliendoti già da oggi nella celebrazione eucaristica,
partecipazione alla tua passione, morte e risurrezione e sorgente della perenne effusione dello Spirito Santo,
che trasforma la nostra vita a tua immagine, rendendoci con te pane spezzato per tutti nella continua ricerca della maggior gloria del Padre.
Amen. Alleluia!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Nella Chiesa dei primi tempi si era diffusa la convinzione che Gesù sarebbe tornato presto e avrebbe realizzato la parola dei profeti sugli ultimi giorni: sconfitta e castigo dei malvagi e premio per i buoni.
All’epoca in cui Matteo scrive, qualcuno era rimasto sconcertato e deluso per il «ritardo» di Gesù. Questa parabola risponde a quella delusione e istruisce i cristiani sull’attesa e sulla vigilanza, per essere sempre pronti al ritorno di Gesù alla fine dei tempi o, e questo riguarda sicuramente tutti, alla fine della vita terrena di ciascuno.
Il regno di Dio non è un luogo riconoscibile sulla terra, ma una condizione dello spirito, vi appartengono coloro che credono in Gesù e vivono da figli di Dio. Per questo Gesù non lo definisce ma lo descrive con molte parabole.
Quella delle dieci ragazze è piuttosto complessa perché, mentre dà un insegnamento preciso, richiede anche la spiegazione di alcuni elementi simbolici.
È chiaro che lo sposo che deve venire è Gesù, per inaugurare il banchetto eterno nel regno del Padre, e che le ragazze rappresentano gli invitati di tutti i tempi, i quali sanno che devono essere pronti. Il ritardo dello sposo e il sonno degli invitati rappresentano la vita quotidiana dei credenti, che si svolge nelle occupazioni ordinarie, le quali a volte fanno dimenticare chi e che cosa essi stanno aspettando.
All’arrivo dello sposo inizia il dramma: l’olio delle stolte finisce e le sagge non gliene danno del proprio. Ma quell’olio è ciò che consente di partecipare alla festa eterna, cioè la realizzazione della volontà di Dio, che è costituita dalla fede e dall’amore concreto per Gesù e per i fratelli. È evidente che quest’olio non si può prestare, dato che nessuno può presentarsi a Dio con la vita e le opere di un altro.
Se lo sposo dice di non conoscere le stolte, è perché in Paradiso possono entrare solo quelli che, vivendo il Vangelo, si sono impegnati a somigliare al Figlio di Dio, gli altri sono sconosciuti.
Matteo sta dicendo ai suoi lettori, e anche a noi, che tra i battezzati ci sono alcuni che sono stolti: pensano di entrare in Paradiso perché fanno parte della Chiesa. Non basta. Bisogna attuare la volontà di Dio, altrimenti il Signore alla fine non ci riconoscerà, anche se siamo andati a messa tutte le domeniche.
L’insegnamento chiaro di Gesù è questo: ogni giorno bisogna vivere da cristiani, perché solo così possiamo essere pronti quando il Signore ci chiamerà, difatti non sappiamo (ed è meglio!) quando lui verrà.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- «Si assopirono tutte e si addormentarono». La debolezza e la fragilità umana appartengono a tutti. Non sono esse a renderci incapaci di accogliere il Signore che viene.
- «Dateci un po’ del vostro olio…». Abbiamo tutta la vita per imparare la saggezza del Vangelo e conosciamo tante persone che ci danno il buon esempio. Aspettare l’ultimo momento per rimediare è da stolti e presuntuosi.
- «In verità io vi dico: non vi conosco». Sentirsi dire questa frase è la tragedia più grande. Alcuni hanno detto che a 40 anni uno ha il volto che si merita. La stessa cosa vale per lo spirito, senza arrivare a 40 anni. Chi cerca di vivere il Vangelo ogni giorno, nonostante le proprie debolezze, senza accorgersene, assume le fattezze del volto di Cristo, in certi periodi quello della Sindone, in altri quello del Risorto.
- Noi, cristiani di questo tempo, forse pensiamo poco al Paradiso. Eppure è questa certezza che ha sostenuto i martiri e ha alimentato la capacità dei santi di affrontare difficoltà, sofferenze, persecuzioni e di servire in tanti modi i fratelli bisognosi. Magari questo ricordo ci può aiutare a diventare saggi.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Quando al mattino ci guardiamo allo specchio, chiediamoci in che cosa, lungo la giornata, possiamo somigliare a Gesù.