27 SETTEMBRE 2026
XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
«IL MIO CIBO È FARE LA VOLONTÀ DEL PADRE» (Cf Gv 4,34)
COMMENTO
All’apparenza la parabola che la liturgia propone alla nostra riflessione sembra semplice e lineare. È lo è!
Molto più difficile ed impegnativa è la risposta che l’interrogativo che Gesù richiede non soltanto ai sommi sacerdoti e agli anziani, che tiranneggiano tutto quello che è connesso con il Tempio, ma anche ad ognuno di noi: «Ora, ditemi il vostro parere: chi dei due ha fatto la volontà del Padre?» (Mt 21,31). La risposta è unanime: «Il primo!» (Mt, 21, 31).
Ma così si scavano la fossa sotto i piedi.
Infatti il comportamento del primo figlio è esattamente l’opposto del loro, e del nostro, modo di essere. Il suo non è un atteggiamento conformista intriso di ipocrisia . Anzi!
All’invito del Padre risponde con un diniego. Si ribella. Non è garbato né rispettoso nella forma.
Nella pratica, invece, esegue e realizza il desiderio paterno. La condotta smentisce l’apparenza. Il secondo risponde rispettando tutti i dettagli dell’ipocrisia, ma compie la sua santa volontà dimenticandosi della parola data.
Troppo scaltri e smaliziati sono gli addetti al culto del Tempio per non cogliere tutta l’ironia del messaggio che li ha come bersaglio.
Perfetti, curatissimi ed elegantissimi nella forma, rispettosi di ogni minimo dettaglio dei comandamenti ma compulsivi e blindati nell’egoismo e nell’agire.
Il cristianesimo non è apparenza ma vita vissuta, come ci ricorda Paolo nella seconda lettura.
La comunità, che si definisce cristiana, attinge alle sorgenti dell’amore che genera perdono, solidarietà, misericordia e concordia. Inculca nei cuori gli stessi sentimenti di Gesù obbediente solo al Padre, vivendo coerentemente la propria fede fino alla morte.
L’odierna liturgia è un invito, comunitario ed individuale, a riflettere sul nostro modo di vivere il nostro essere credenti. Lo siamo nella forma o nella sostanza.
Il Vangelo per noi è semplice galateo o Parola di vita.
La nostra preghiera incide sulle nostre intenzioni o è un semplice belletto ed addobbo al nostro look spirituale.
Siamo sicuri di essere migliori delle prostitute e pubblicani che ci precederanno nel Regno dei cieli a motivo del loro cuore buono anche se incartato e ferito dalle debolezze umane?(cfr Mt 21,31).
La risposta risiede solo nel silenzio più intimo della nostra coscienza dove non possiamo barare in alcun modo.
COMMENTO 2
La Domenica della responsabilità che genera vita
O Dio Padre, onnipotente nell’amore,
ti ringraziamo per averci convocati nella tua Casa, locanda della tua misericordia
che ci spinge alla conversione. Umili e pentiti, bussiamo alla porta del tuo cuore tenerissimo
per implorare la grazia del perdono dei nostri peccati.
La tua bontà ci indica la strada giusta da seguire, il tuo Figlio Gesù Cristo, che tu hai inviato in mezzo a noi per la nostra salvezza.
Tu vuoi che crediamo nel tuo Figlio e che ci amiamo gli uni gli altri come lui ci ha amati.
O Cristo Gesù sacrificato e glorificato, tu sei il Buon Pastore e noi desideriamo ascoltare la tua voce e seguirti.
Divino Maestro, tu ci guidi e ci istruisci nella tua fedeltà, chiamandoci a credere al tuo Vangelo.
Tu ci insegni che non chi dice: “Signore, Signore”, ma chi fa la volontà del Padre tuo entrerà nel Regno dei cieli.
Oggi ci inviti a lavorare nella tua vigna, ad aderire a te con la mente e con il cuore
per imitare il tuo amore gratuito verso tutti, la tua accoglienza universale, la tua pazienza compassionevole,
la tua capacità di prenderti cura di ogni uomo e di ogni donna.
Liberaci dall’illusione di amare te e i fratelli con la lingua e con le parole, e donaci la forza di amarti nei fratelli con i fatti e nella verità.
Amarti significa vivere in pienezza la vita; lontani da te siamo morti interiormente.
Chi ti segue non cammina nelle tenebre della malvagità, ma ha la luce della vita.
Non permettere che siamo mai separati da te. Suscita in noi il disprezzo del male e l’amore per la verità, la giustizia, il bene.
Afferrati dalla tua misericordia che ci salva, possiamo camminare nella concordia, nell’umiltà, senza mai giudicare i nostri fratelli, perché tutti bisognosi della tua compassione.
O Spirito Santo, alla mensa della Parola e del Pane di vita, rinnovaci nel corpo e nell’anima
e donaci i sentimenti di Cristo Gesù, servo umile e ubbidiente al Padre, sino alla morte di croce.
Da te illuminati, riconosciamo che Gesù crocifisso e risorto è il Signore del creato,
che in questa Eucarestia, memoria viva della sua beata passione, ci dona il pegno della gloria futura e la pienezza di ogni benedizione.
O Beata Vergine Maria, Madre di misericordia, Rifugio dei peccatori e Regina del Rosario di Pompei,
ottienici dal tuo Figlio il dono della conversione permanente e fa’ che le nostre comunità cristiane
siano oasi di misericordia, cenacoli di unità, case eucaristiche, laboratori di pace.
O Santa Teresa del bambino Gesù, patrona delle missioni, seguendo il tuo esempio, riscopriamo il fondamento della missione,
la contemplazione, che ci abilita a guardare i poveri con gli occhi misericordiosi di Gesù per amarli con il suo stesso cuore.
A Te, Padre, che mediante il tuo Figlio Gesù Cristo nella potenza dello Spirito Paraclito fai vivere e benedici il mondo con la tua misericordia,
lode, onore e gloria oggi e nei secoli eterni.
Amen. Alleluia
!
Commento a cura di don Francesco Dell’Orto, parroco di San Lorenzo in Bisceglie, Per crescere nella conoscenza e nell’amore di Gesù Cristo. Preghiere e catechesi mistagogiche domenicali ciclo A
COMMENTO 3
Torino, alcuni anni fa, chiesa di San Francesco di Sales a Valdocco, catechesi sul vangelo, aperta a tutti, si legge questo brano. Un adulto, forse cinquantenne: «Io non accetterò mai di stare in Paradiso con una prostituta». Non si rendeva conto di aver scelto di rimanere fuori.
«In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». È una dichiarazione solenne di Gesù, uno schiaffo ai capi dei sacerdoti e agli anziani. Ma Gesù non condanna nessuno prima del tempo, tutto quello che dice è sempre un invito alla conversione o un richiamo, anche duro e forte, a chi ancora non si è convertito.
La prima parte di questo brano è una lettura semplice, e anche attuale, della storia del rapporto tra Dio, Israele e il resto dell’umanità. Può aiutare la comprensione e la meditazione il fatto di notare la notevole somiglianza di questi figli con i due del Padre misericordioso nella parabola di Luca.
Gesù è entrato trionfalmente a Gerusalemme, ma i capi stanno programmando la sua fine; lo scontro si fa acceso, prima nelle parole, poi nei fatti. Per capire il significato della parabola e della domanda di Gesù, dobbiamo ricordare che i profeti avevano definito Dio come padre, ma solo di Israele. Gli Ebrei non potevano neanche pensare che altri popoli potessero ambire a essere riconosciuti da Dio come figli. Ma Gesù qui ne presenta due. Subito i capi, sulla scorta di Isaia, comprendono che il padrone della vigna è Dio. Così pure danno la risposta esatta: chi ha realizzato la volontà del padre è il figlio che ha risposto «no» e ha fatto «sì». Quando Matteo scrive, le comunità sono ormai formate da ex-Ebrei ed ex-pagani. Tutti però sanno bene che ciò che conta non è la provenienza etnica o religiosa, ma la sincerità della conversione. Non basta aver detto sì alla predicazione e neanche essere stati battezzati; per fare la volontà di Dio, essere veri cristiani ed entrare in Paradiso è necessario lavorare nella vigna del Signore, cioè mettere in pratica il Vangelo.
Il giudizio sul popolo di Israele, non sui singoli, è definitivo: non ha accolto il Messia, quindi non ha fatto la volontà di Dio e per questo non è più la vigna del Signore, come Matteo dirà nella parabola dei vignaioli omicidi, che ascolteremo domenica prossima. Il regno di Dio ora è affidato alla Chiesa.
Non è difficile adattare questo discorso ai nostri tempi. Il regno di Dio appartiene ai peccatori che si convertono, coloro che per diversi motivi ed errori hanno vissuto lontano o contro il Vangelo, ma una volta che si sono accorti di sbagliare e di correre il pericolo di perdersi, hanno cambiato strada, hanno preso la loro croce e si sono messi sulle orme di Gesù. Non sono i titoli di merito che ci salvano, ma il fare concretamente la volontà di Dio. Quelli che credono di essere a posto perché dicono di credere, ma a modo proprio fuori dalla comunità, quelli che, perché vanno a messa e ogni tanto fanno un po’ di elemosina, si credono migliori degli altri e anche autorizzati a giudicarli, non appartengono al Regno e corrono lontano dalla salvezza.
SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA
- Ogni tanto Gesù fa delle domande ai discepoli e agli avversari. Non sono mai domande neutre, richiedono una risposta che coinvolge la vita e le scelte. Possiamo chiederci: quale domanda oggi Gesù fa a me? E alla mia comunità? Troviamola e, rispondendo, faremo un passo avanti nella fede e nell’amore.
- Potremmo trovarci molto in imbarazzo, se provassimo a contare quante volte abbiamo detto «sì» al Signore e poi abbiamo fatto «no». Il Signore ci lascia il tempo di cambiare atteggiamento nei confronti della sua parola.
- Se ci guardiamo attorno, troveremo facilmente tante persone che ci faranno pensare: «in fondo credo di essere migliore di loro», e così potremo continuare a ritenerci «abbastanza» giusti da non aver bisogno di conversione.
- Non eravamo né Ebrei né pagani, siamo stati battezzati. Possiamo però avere i difetti di Ebrei e pagani insieme. La conversione, di cui parla Gesù, non si fa una volta per tutte, ma è un atteggiamento permanente di coloro che credono in lui e si confrontano con il Vangelo.
PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA
Realizzare subito qualcosa che sicuramente il Signore ci sta chiedendo.