Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

 

COMMENTO

Tutta la  liturgia della Parola di questa quarta domenica di Quaresima sottolinea l’importanza di vedere e di non lasciarsi suggestionare dalle apparenze esterne.
La prima lettura, tratta dal primo libro di Samuele, ci invita a non lasciarci influenzare dalle apparenze  nel giudicare il valore delle persone.
Paolo, nel brano tratto dalla lettera agli Efesini, ci ammonisce che vedere attraverso gli occhi della fede in Cristo, significa sintonizzare la vita sulle lunghezze d’onda della bontà , della giustizia e della verità .
Il brano evangelico di Giovanni ci ricorda che l’unico faro che dissolve le nostre cecità e tenebre non può essere che il Cristo. Il Salvatore, all’uscita della sua visita al Tempio, si imbatte in un povero disgraziato cieco dalla nascita. In quei tempi la cecità non era considerata frutto della malattia, ma del peccato. Essere non vedenti voleva dire esseri impuri, quindi non potevano entrare nel  Tempio. Venivano visti come testimonianza concreta dell’ira di Dio nei confronti di coloro che non osservavano i comandamenti. Erano un ammonimento per chi non rigava dritto.
Il Signore non lo evita come gli imponevano di fare le norme da osservare per non macchiarsi di impurità . Sente su di sé il peso di tanti sguardi inquisitori e curiosi. Affronta la situazione di petto. Con grande scandalo si relaziona con il cieco nato alla faccia di tutti i pregiudizi e di tutte le proibizioni rituali. È di sabato. Son ben 1521 le azioni che non si debbono fare in quel giorno. Fra queste curare gli infermi o lavorare la terra, come impastarla con i liquidi. Lui viola qualsiasi cavillo rituale, pur di soccorrere un povero disgraziato.
Gli ridona la vista.
Questo scatena la reazione di coloro che antepongono l’osservanza legale alla carità. Loro si scandalizzano, giudicano il  guarito e lo cacciano.
Gesù lo accoglie, si manifesta a lui: “Credi tu nel Figlio dell’uomo?” (Gv 9, 35).
La risposta è fulminante: “Credo, Signore” (Gv 9,38).
È la stessa professione di fede che ognuno dovrà fare, nella propria coscienza,  il giorno della Resurrezione ormai vicina.
Sarà essa sintetica e  trasparente come, quella dell’ex cieco nato, oppure confusa e bisognosa di qualche buon oculista spirituale?
La vista che il Signore ci assicura ci abiliterà ad anteporre, sempre ed in qualsiasi circostanza, la coscienza alla osservanza delle leggi, delle tradizioni e dei pregiudizi?

MEDITAZIONE

Gesù si definisce «luce del mondo». E inizia a illuminarci su una questione angosciante: malattie e sventure sono una punizione di Dio per i nostri peccati? La sua risposta è no! La condizione umana è all’origine dei malanni di ogni genere di cui l’umanità fa esperienza. Dio si adopera instancabilmente per salvarci non dai malanni (qualche volta lo fa e sa lui perché), ma nei malanni (questo lo fa sempre perché ci ama). Nelle nostre difficoltà normalmente il Signore ci mette vicino dei fratelli che possano prendersi cura di noi, così qualunque situa- zione, per chi la vive, diventa occasione di crescita nel- l’amore ricevuto e donato. Nel caso del cieco nato, Dio ha mandato Gesù perché quest’uomo guarito diventi l’annuncio della nuova creazione che il Signore sta rea- lizzando per tutta l’umanità.
Fango e saliva richiamano l’atto creatore di Dio, rac- contato nella Genesi. L’ex-cieco che torna dalla piscina di Siloe (significa «inviato», il cieco ha davvero incontrato l’inviato del Padre) è l’uomo che ha ricevuto in dono la capacità di «vedere» la verità, anche se deve ancora fare un percorso faticoso e doloroso per giungere alla fede.
Mentre è costretto a raccontare più volte la sua straordinaria esperienza, egli si scontra con la curiosità perplessa della gente, con i sillogismi teologici dei farisei (schiavi delle loro sicurezze ideologiche e volontariamente ciechi di fronte alla realtà dell’opera di Dio), con la paura dei suoi genitori di essere «scomunicati», con l’opposizione farisaica che perde la bussola tra il rispet- to del sabato e il dono della vista, con la scelta finale di fidarsi dei farisei ciechi o credere a Gesù che lo ha guarito.
Il suo cammino è lineare: ha fatto l’esperienza di ve dere per la prima volta grazie all’uomo chiamato Gesù, anche se di lui non sa nulla, poi, rifiutando di considerarlo peccatore, lo riconosce come profeta e si considera suo discepolo, diventa testimone della verità, affrontando la persecuzione e la scomunica, infine arriva alla fede vera, riconoscendo in Gesù il Figlio di Dio e inginocchiandosi davanti a lui.
In stridente contrasto è il percorso di chiusura dei Giudei che, sicuri di vederci bene, chiudono gli occhi del cuore e della mente di fronte all’opera di Dio. Credendo essi di essere fedeli a Mosè, in realtà lo rinnegano, perché egli aveva riconosciuto la presenza di Dio che liberava il suo popolo dal Faraone, loro invece non riconoscono in Gesù l’inviato del Padre per illuminare l’umanità nella vera conoscenza di Dio e per liberarla dalla schiavitù del peccato.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gli apostoli sono prigionieri dei pregiudizi umani riguardo all’opera di Dio. Gesù li illumina. Anche noi abbiamo delle domande su di lui, sul suo insegnamento, sul senso degli avvenimenti e dell’intera nostra vita. Basterebbe avere il coraggio di chiedere e dedicare un po’ di tempo ad ascoltare la risposta di chi ci può aiutare, per vedere bene e riconoscere la verità che ci libera.
  2. Gesù prende l’iniziativa, il cieco obbedisce e acqui- sta la vista. Anche con noi il Signore prende iniziative, attraverso persone o avvenimenti, per la nostra guarigione dalle malattie dello spirito e ci ordina di vivere il van- gelo. Ma quante volte, per pigrizia o presunzione, abbiamo preferito restare ciechi! Quando invece obbediamo, sperimentiamo sempre la luce e spesso la guarigione.
  3. I farisei si rifiutano di prendere atto di un’opera di Dio e tormentano il cieco guarito, i suoi genitori e tutti coloro che li contraddicono. Preghiamo perché nella Chiesa non si trovi chi, per difendere il proprio ruolo o potere, dimentichi il vangelo e tratti male coloro che cercano la verità e la misericordia di Dio.
  4. La situazione di bisogno e di dipendenza dagli altri in tutto ha reso il cieco umile, attento e riconoscente verso chi gli prestava cura e assistenza. Chi non ha bisogno degli altri, spesso è incapace di rapporti veri con gli altri e con Dio. Verifichiamo se abbiamo valorizzato le situazioni di difficoltà e di sofferenza per crescere nell’umiltà, nell’apertura e nella riconoscenza verso Dio e i fratelli.

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

Se abbiamo delle domande importanti sulla fede e sulla vita, cerchiamo una persona «spirituale» a cui chiedere una risposta.

Pubblicato il

2. introduzioni – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

I catecumeni sono chiamati «illuminandi», perché si preparano a ricevere nel battesimo la luce di Cristo, che li renderà luce del mondo. I battezzati sanno che credere in Gesù comporta l’adesione del cuore, l’impegno quotidiano e concreto di offrire la propria testimonianza e la perseveranza anche nella persecuzione.

PRIMA LETTURA

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.

Dio pensa e agisce in modo diverso dagli uomini. Il profeta Samuele è un uomo e ragiona da uomo, crede che il nuovo re sia il più grande e il più forte, ma Dio gli dice che ha sbagliato. Lui sceglie Davide, il più piccolo, quindi il più debole, perché riceva la sua forza, per realizzare la missione di salvare il popolo di Israele. L’uomo si lascia convincere dalle apparenze, ma Dio guarda il cuore.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Il contrasto luce-tenebre ha sempre rappresentato la lotta tra bene e male. Paolo, dopo aver ricordato ai cristiani che con il battesimo sono diventati luce, li esorta alla coerenza di vita e, in concreto, a stare lontani da tutte le opere del male e anche a denunciarle apertamente.

VANGELO

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

L’evangelista Giovanni presenta nell’esperienza del cieco fin dalla nascita, guarito da Gesù, la rivelazione di Cristo come luce del mondo, la risposta di fede e la testimonianza di un israelita «onesto» e capace di riconoscere l’opera di Dio e il suo Messia, l’opposizione cieca e testarda di chi pensa di possedere la verità e condanna e perseguita i credenti in Cristo

Pubblicato il

4. Letture – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

PRIMA LETTURA

Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.

Dio pensa e agisce in modo diverso dagli uomini. Il profeta Samuele è un uomo e ragiona da uomo, crede che il nuovo re sia il più grande e il più forte, ma Dio gli dice che ha sbagliato. Lui sceglie Davide, il più piccolo, quindi il più debole, perché riceva la sua forza, per realizzare la missione di salvare il popolo di Israele. L’uomo si lascia convincere dalle apparenze, ma Dio guarda il cuore.

Dal primo libro di Samuèle       1Sam 16,1b.4.6-7.10-13

In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 94 (95)

R.  Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia. R.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincàstro
mi danno sicurezza. R.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.  R.

SECONDA LETTURA

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.

Il contrasto luce-tenebre ha sempre rappresentato la lotta tra bene e male. Paolo, dopo aver ricordato ai cristiani che con il battesimo sono diventati luce, li esorta alla coerenza di vita e, in concreto, a stare lontani da tutte le opere del male e anche a denunciarle apertamente.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni    Ef 5,8-14

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Io sono la luce del mondo, dice il Signore;
chi segue me, avrà la luce della vita. (Cf. Gv 8,12)


Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

L’evangelista Giovanni presenta nell’esperienza del cieco fin dalla nascita, guarito da Gesù, la rivelazione di Cristo come luce del mondo, la risposta di fede e la testimonianza di un israelita «onesto» e capace di riconoscere l’opera di Dio e il suo Messia, l’opposizione cieca e testarda di chi pensa di possedere la verità e condanna e perseguita i credenti in Cristo

Dal Vangelo secondo Giovanni     Gv 9,1-41

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

Forma breve:
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Dal Vangelo secondo Giovanni     Gv 9,1.6-9.13-17.34-38 

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

 

Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica 

Pubblicato il

5. PREGHIERE PERDONO E FEDELI – 15 MARZO 2026 – IV DOMENICA DI QUARESIMA

15 MARZO 2026

IV DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della cieco guarito)

CRISTO LUCE DEL MONDO E DI OGNI UOMO

RICHIESTA DI PERDONO

  • Signore, abbiamo pensato di poterci ritenere cristiani solo perché osserviamo il precetto della messa domenicale. Kyrie eleison.
  • Cristo, abbiamo ricevuto tanti doni da te, ma non siamo stati capaci di difenderti da quelli che parlano male di te. Christe eleison.
  • Signore, vediamo tanto male nel mondo e negli ambienti che frequentiamo, ma non abbiamo il coraggio di denunciarlo con fermezza. Kyrie eleison.

PREGHIERA UNIVERSALE

Gesù è venuto  nel mondo per aprire i nostri occhi sull’amore del Padre. Sicuri di questo amore gli presentiamo le nostre necessità. Preghiamo insieme e diciamo: Padre, esaudisci la nostra preghiera.

  • Perché il timore della persecuzione non ci impedi- sca di schierarci dalla parte della verità e della giusti- zia. Preghiamo.
  • Perché la luce di Gesù rischiari il cammino della Chiesa anche in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni. Preghiamo.
  • Perché la verità e l’amore che Cristo ha portato nel mondo liberi i popoli e le persone dalle menzogne e dalle violenze. Preghiamo.
  • Perché riconosciamo i limiti della nostra ragione e ci apriamo alla rivelazione del tuo amore che supera ogni intelligenza. Preghiamo.

O Padre, ti ringraziamo per aver mandato il tuo figlio a dissipare le tenebre del peccato. Manda oggi il tuo Spirito, che ci guidi alla verità che viene da te. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

 

 

Pubblicato il

1. ORAZIONI – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

Antifona

I miei occhi sono sempre rivolti al Signore:
egli libera dal laccio il mio piede.
Volgiti a me e abbi pietà, perché sono povero e solo. (Cf. Sal 24,15-16)
Non si dice il Gloria.
Colletta

O Dio, fonte di misericordia e di ogni bene,
che hai proposto a rimedio dei peccati
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna,
accogli la confessione della nostra miseria
perché, oppressi dal peso della colpa,
siamo sempre sollevati dalla tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Oppure:

O Dio, sorgente della vita,
che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia,
concedi al tuo popolo di confessare
che Gesù è il salvatore del mondo
e di adorarti in spirito e verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Si dice il Credo

Sulle offerte

Per questo sacrificio di riconciliazione, o Padre,
rimetti i nostri debiti
e donaci la forza di perdonare ai nostri fratelli.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona alla comunione

«Chi berrà dell’acqua che io gli darò», dice il Signore,
«avrà in sé una sorgente che zampilla per la vita eterna». (Cf. Gv 4,14)

Oppure:

Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio.
Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi                                                                                                                                                                                                    . (Sal 83,4-5)

Dopo la comunione

O Dio, che ci nutri in questa vita
con il pane del cielo, pegno della tua gloria,
fa’ che manifestiamo nelle nostre opere
la realtà presente nel sacramento che celebriamo.
Per Cristo nostro Signore.

ORAZIONE SUL POPOLO

Guida, o Signore, i cuori dei tuoi fedeli:
nella tua bontà concedi loro la grazia
di rimanere nel tuo amore e nella carità fraterna
per adempiere la pienezza dei tuoi comandamenti.
Per Cristo nostro Signore.

Pubblicato il

3. Commento alle Letture – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

COMMENTO

Al tempo della vita pubblica del Signore Israele era diviso in tre regioni: la Galilea al nord ricca di acqua e di verde con una fiorente agricoltura ed aperta alle novità culturali del tempo; la Samaria che godeva di una situazione di benessere ma macchiata dalla eresia samaritana tanto odiata e disprezzata dall’ebraismo tradizionale; infine c’era la Giudea terra povera ed arida arroccata attorno al culto del Tempio e strettamente controllata e sfruttata da coloro che tiranneggiavano la religione e tutto l’indotto legato all’osservanza maniacale della Legge.
Giovanni il Battista era già stato neutralizzato e rinchiuso nella solitudine della prigione del Macheronte.
In compenso la fama della prima predicazione del Nazareno aveva già turbato i detentori dell’ortodossia ufficiale che avevano attivato tutti i mezzi di controllo e di repressione. Il Signore fiuta il pericolo e decide di ritornare nella sua Galilea ad aspettare tempi migliori.
Stranamente decide di farlo passando attraverso la Samaria che per un ebreo era notoriamente un terreno pericoloso a motivo dell’odio profondo che covava fra ebrei e samaritani.
La radice che lo  alimentava era la più radicale e pericolosa di tutte perché affondava su motivazioni religiose. I samaritani accettavano solo il Pentateuco ed inoltre adoravano Jahweh sul Garizim in compagnia di altre cinque divinità , con relativi templi e culti, su altri cinque monti della Samaria. Erano quindi idolatri da disprezzare e da eliminare.
Il Signore è consapevole di questo, ma affronta il rischio. Evita i villaggi, perché troppo pericolosi,  e si ferma per riposare nella località di Sichar dove da secoli c’era la cosiddetta sorgente di Giacobbe da cui si disseta e presso cui ha uno dei più belli incontri descritti dai Vangeli.
Arriva una samaritana. È donna, adultera e scismatica. Tre motivi che la rendono esecrabile, impura e da evitare. Gesù, invece, intesse un dialogo con lei di fronte ai discepoli allibiti. La sua empietà religiosa, la sua condotta immorale non hanno spento nel suo cuore il desiderio di attingere al pozzo della tradizione riempiendo la giara della sua esistenza con qualcosa di stagnante, come l’acqua del pozzo , pur di avere un qualcosa a cui aggrapparsi per sopravvivere.
Gesù non la respinge anzi le propone di cambiare l’acqua essenziale per continuare a vivere. Le offre non acqua stagnante ma quella zampillante che sgorga da un cuore innamorato che le ridona la sua dignità di essere donna.
Nel Vangelo di Giovanni questo termine ricorre solo tre volte e significa “moglie”. La prima volta viene pronunciata a Cana nei riguardi di Maria additata come moglie fedele. La seconda a Sichar  nei riguardi della samaritana per simboleggiare la sposa che si redime. La terza ha per soggetto Maria Maddalena la sposa del dopo Resurrezione che diventa testimone ed annunciatrice del Regno.
Nella Scrittura il ruolo di moglie compete ad Israele perché accettando l’Alleanza ha contratto matrimonio co Dio.
Ad una donna, ritenuta da tutti abominevole, il Signore annuncia che è anche lei figlia di un Padre buono, che non può essere incapsulato nei precetti di una legge, né tumulato fra le mura di un tempio o di un culto senza anima, ma solo in un cuore, magari ferito ed umiliato dal peccato, ma sempre riscaldato dalla speranza di una conversione alimentata  e sostenuta solo dalla certezza dell’Amore. Un amore che abbraccia tutti e non è di proprietà esclusiva di nessuno.
Esso sgorga dal cuore di un Padre che ci ama al di là dei nostri meriti, condotte sbagliate o debolezze.
Il perdono di Dio c’è sempre. Basta volerlo.

MEDITAZIONE

Commentando solo parzialmente questo brano ricchissimo, ci fermiamo su alcuni aspetti. Iniziamo con due premesse.
La prima. Nel vangelo di Giovanni i «fatti» raccontati nascondono una rivelazione «profonda». Il brano della samaritana racconta l’incontro tra Gesù e una donna di Samaria, ma dice anche chi è Dio e cosa desidera, chi è Gesù, quale dono è venuto a portare, cosa sono chiamati a fare gli apostoli, a chi è destinato il messaggio evangelico e il dono di Gesù, quale cammino bisogna fare per arrivare alla fede…
La seconda. Questo racconto va compreso in tre tem- pi: l’incontro di Gesù con la samaritana; la predicazione del vangelo fatta ai samaritani e ai pagani e la loro risposta di fede al tempo degli apostoli; il messaggio evangelico che arriva a noi oggi.
Nel primo momento dell’incontro, Gesù rivela la sua missione ma la donna non capisce affatto il messaggio del Signore sul dono che è venuto  a portare a tutti: l’acqua viva (per la samaritana è la rivelazione su Dio; per i primi cristiani e per i credenti di oggi è lo Spirito Santo che agisce in noi) che estingue la sete di Dio e di vita piena in questo mondo. Lei si preoccupa solo di chiedere la soluzione del suo problema materiale: non essere più costretta a venire al pozzo. La fede è ancora lontana.
Poi Gesù segue un’altra strada: la provoca sulla sua situazione irregolare, come quella dell’umanità che ha voluto come mariti tanti idoli, rimanendo delusa. La donna allora approfitta per chiedere la soluzione di un problema secolare tra Giudei e Samaritani: dove abita Dio, a Gerusalemme o sul Garizim (il monte del loro santuario)? Gesù quindi le rivela Dio e l’uomo: Dio è Padre, è spirito e abita dovunque, perciò gli uomini possono incontrarlo sempre e in ogni luogo a patto che vogliano somigliargli e realizzare il suo progetto di salvezza, adorando «in spirito e verità». La donna rimane perplessa e rimanda la sua risposta di fede alla venuta del Messia. E a questo punto Gesù rivela se stesso: sono io il Messia. L’umanità non deve aspettare nessun altro, il Messia è venuto ed è lo stesso Figlio di Dio. Possiamo facilmente intuire come questa risposta di Gesù risuonasse nel cuore dei primi cristiani, specialmente quelli provenienti dall’ebraismo. Noi, cristiani di oggi, possiamo meditare su quanti mariti-idoli ha oggi l’umanità e anche su quanti possono averne le comunità cristiane locali e anche ciascuno di noi.
La donna lascia la sua anfora. Questo particolare ha sempre colpito i commentatori. È il simbolo dell’abbandono della vita vecchia per iniziarne una nuova. Dice perciò che la fede ha fatto breccia nel cuore della samaritana e lei inizia a muovere i primi passi concreti di una credente.
Così andare a chiamare i compaesani è la sua prima risposta di fede. Ella annuncia la propria esperienza e pone una domanda essenziale, in questo modo accende la curiosità dei Samaritani che subito vengono a incontrare direttamente Gesù. Dopo due giorni, non di miracoli ma di ascolto della sua parola, essi arrivano a una professione di fede che supera i loro confini: Gesù è il salvatore del mondo intero. È fede vera. L’evangelista così ha fatto dei Samaritani i rappresentanti di tutti i credenti autentici, quelli che credono non per i miracoli, ma per l’ascolto della Parola.
Gli apostoli, da parte loro, proseguono il faticoso cammino di crescita nella conoscenza di Gesù e nella risposta di fede. Ancora legati agli aspetti materiali della vita, non capiscono qual è il cibo che sostiene il Signore nella sua missione e non riescono a vedere i frutti dell’azione di Gesù verso i Samaritani. Anzi, non possono neanche pensare che essi, considerati eretici dai giudei, possano rappresentare i veri credenti. Gesù invita loro, e tutti i pastori futuri, ad alzare lo sguardo, per vedere i frutti dell’azione di Dio nel cuore degli uomini e delle donne di ogni tempo e rendersi conto che ogni pastore ha un duplice compito: raccogliere i frutti delle fatiche di chi li ha preceduti e seminare gratuitamente per il raccolto di chi erediterà la loro missione.

SPUNTI PER L’ATTUALIZZAZIONE E LA PREGHIERA

  1. Gesù si presenta nella debolezza della sua umanità: stanco e assetato. Chiede qualcosa, ma offre molto di più. Ogni vita spirituale autentica deve fare i conti con l’umanità di Gesù. Chi lo considera lontano, sopra le nuvole, irraggiungibile nella concretezza della propria vita, non lo incontra e non può capire e accogliere i suoi doni.
  2. Gesù vuole incontrare la samaritana e l’aspetta non al tempio, ma al pozzo, un luogo della sua vita quoti- diana. Con questo, l’evangelista vuole forse suggerire qualcosa ai pastori del XXI secolo?
  3. Gesù ha un comportamento strano con la samaritana. Le offre un dono, che lei non desidera perché non lo conosce, non si scoraggia per l’incomprensione, non emette nessuna condanna morale, elogia la sincerità, affida la rivelazione di se stesso a una peccatrice eretica che non ha manifestato volontà di conversione, ma solo l’attesa di un Messia «lontano»… Possiamo chiederci come ci muoviamo noi verso i peccatori e i credenti di altre religioni.
  4. La samaritana somiglia ai primi apostoli: appena incontra Gesù e ha capito qualcosa di lui, immediatamente va ad annunciarlo ai paesani, che forse la emarginavano per la sua condotta di vita. A quante persone parliamo del nostro incontro con Gesù?

PROPOSTA DI IMPEGNO DELLA SETTIMANA

In famiglia o sul lavoro, proviamo a creare o a coglie- re un’occasione per parlare di Gesù.

Pubblicato il

2. introduzioni – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

Inizia oggi con la samaritana il trittico dei vangeli battesimali, che continuerà con il cieco guarito e l’amico Lazzaro risuscitato. L’incontro personale e sincero con Cristo porta come frutto la conoscenza più profonda di sé, l’accoglienza del dono dell’acqua viva, che spegne ogni altra sete, e un nuovo rapporto con il Padre, in spirito e verità.

PRIMA LETTURA

Dacci acqua da bere.

Il cammino del popolo d’Israele nel deserto è paradigmatico di ogni cammino di fede. Dopo l’entusiasmo e l’esaltazione iniziale, il popolo sperimenta  le difficoltà. La mancanza di acqua diventa l’occasione per mettere Dio alla prova. In realtà alla prova è la fede di Israele, che in questo episodio viene meno.

SALMO RESPONSORIALE                

SECONDA LETTURA

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

L’apostolo Paolo invita i cristiani a non perdere mai la speranza. Il fondamento della speranza cristiana non risiede nelle opere buone compiute da noi, ma nella fedeltà dell’amore di Dio. Infatti egli ci ha amati quando eravamo peccatori e continua ad amarci, perché è fedele. Il sigillo della fedeltà di Dio è il dono dello Spirito Santo.

VANGELO

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù incontra una donna samaritana. L’evangelista fa di questo incontro uno stupendo simbolo del rapporto tra Dio e l’umanità in Gesù. La samaritana può rappresentare il popolo di Israele, che ha stipulato una alleanza sponsale con Dio, ma non gli è stato fedele. Gesù si presenta nella debolezza di un assetato, che però ha due doni da fare: l’acqua della vita e la rivelazione di sé.

Pubblicato il

4. Letture – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

PRIMA LETTURA

Dacci acqua da bere.

Il cammino del popolo d’Israele nel deserto è paradigmatico di ogni cammino di fede. Dopo l’entusiasmo e l’esaltazione iniziale, il popolo sperimenta  le difficoltà. La mancanza di acqua diventa l’occasione per mettere Dio alla prova. In realtà alla prova è la fede di Israele, che in questo episodio viene meno.

Dal libro dell’Èsodo         Es 17,3-7

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».
Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».                                                
Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».
Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE                

Dal Sal 94 (95)

R. Ascoltate oggi la voce del Signore:
     non indurite il vostro cuore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia. R.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce. R.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere». R.

SECONDA LETTURA

L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

L’apostolo Paolo invita i cristiani a non perdere mai la speranza. Il fondamento della speranza cristiana non risiede nelle opere buone compiute da noi, ma nella fedeltà dell’amore di Dio. Infatti egli ci ha amati quando eravamo peccatori e continua ad amarci, perché è fedele. Il sigillo della fedeltà di Dio è il dono dello Spirito Santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani    Rm 5,1-2.5-8

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

 Parola di Dio

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Signore, tu sei veramente il salvatore del mondo;
dammi dell’acqua viva, perché io non abbia più sete. (Cf Gv 4,42.15)


Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù incontra una donna samaritana. L’evangelista fa di questo incontro uno stupendo simbolo del rapporto tra Dio e l’umanità in Gesù. La samaritana può rappresentare il popolo di Israele, che ha stipulato una alleanza sponsale con Dio, ma non gli è stato fedele. Gesù si presenta nella debolezza di un assetato, che però ha due doni da fare: l’acqua della vita e la rivelazione di sé.

Dal Vangelo secondo Giovanni    Gv 4,5-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.
Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

Forma breve:
Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni   Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore

Pubblicato il

6. Vignetta di RobiHood – 8 MARZO 2026 – III DOMENICA DI QUARESIMA

8 MARZO 2026

III DOMENICA DI QUARESIMA

(Domenica della Samaritana)

INCONTRARE CRISTO E PORTARLO AGLI ALTRI

 

Per scaricare sul tuo pc l’immagine in formato grande e colorabile,

cliccaci sopra col tasto destro del mouse e scegli “Salva immagine con nome

 

Pubblicazioni di Roberto Benotti (RobyHood) presso Elledici:

Laudato sii

Ancilla Domini

Un anno straordinario

Sorrisi divini

I Love Francesco

Testi e i commenti proposti per la domenica