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8. Canto Liturgico – 3 Quar. C, 24 mar ’19

Ecco a voi questa settimana un canto di MEDITAZIONE/RINGRAZIAMENTO
o per la COMUNIONE

IO VERRÒ A SALVARVI – D. Machetta
 (Nella Casa del Padre, n. 496 – Elledici)

1. Io verrò a salvarvi tra le genti,
vi condurrò nella vostra dimora.
Spargerò su voi torrenti d'acque:
da ogni colpa sarete salvati.

Rit. Dio ci darà un cuore nuovo,
porrà in noi uno spirito nuovo.

2. Voglio liberarvi dai peccati,
abbatterò ogni falso dio.
Tolgo il vostro cuore di pietra
per regalarvi un cuore di carne.

3. Voi osserverete la mia legge
e abiterete la terra dei padri.
Voi sarete il popolo fedele
e io sarò il vostro Dio per sempre.

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9. Narrazione – 3 Quar. C, 24 mar ’19

L’ALBERO DEL PERDONO
C’era una volta un uomo perduto.
Da anni viveva di razzie, rapine, massacri e furti.
Era ferocemente crudele, senza pietà, divorato da una rabbia folle.
Era un uomo perduto, un uomo maledetto.
Un giorno, mentre vagabondava in preda a pensieri di cenere e tormento,
gli venne l’idea di far visita all’eremita che viveva in una baracca in cima alla pietraia.
Là non c’era nulla da rubare se non un pagliericcio di foglie secche,
ma l’uomo perduto cercava una speranza, un perdono.
Il vecchio eremita lo ascoltò.
Infine gli sorrise e gli mostrò un albero morto dal tronco contorto
e calcinato da un fulmine e gli disse:
«Vedi quell’albero morto? Sarai perdonato quando rifiorirà».
«Sarebbe come dire mai! Allora a che serve, sant’uomo? Tanto vale che io torni alle mie rapine».
Il malvivente ridiscese, imprecando, verso il piano, prendendo a calci le pietre.
Ricominciò la vita di saccheggi e violenze, perché era l’unica cosa che sapeva fare.
Per anni ancora seminò paura, odio e disperazione.
Una sera, mentre cercava un luogo isolato e nascosto per consumare la cena, vide una baracca malandata.
Si affacciò cautamente ad una finestrucola
e vide una donna che aveva raccolto i suoi bambini intorno ad una malandata pentolaccia.
La donna cantava una specie di ninna-nanna:
«Dormite, piccoli miei.
Dormite fino a domani.
Mamma vi fa la zuppa.
Dormite ancora un po’.
Dormite fino a domani».
Il bandito entrò e sollevò il coperchio della pentola.
C’erano solo radici e foglie che bollivano nell’acqua.
L’uomo scosse le spalle poderose, afferrò la pentola e buttò tutto il contenuto dalla finestra.
Tagliò a pezzi la tenera carne dell’agnello che aveva rubato proprio quel giorno.
Ravvivò ben bene la fiamma sotto la pentola e se ne andò, piangendo su tanta miseria.
Quel giorno, l’albero morto fiorì.

A volte si affonda nelle sabbie mobili del risentimento, della rabbia, dell’odio, della violenza insensata.
Più si gesticola e ci si agita, più si affonda.
Solo la mano di chi ha bisogno di noi può tirarci fuori.
Anche l’uomo.


(tratto da: B. Ferrero, 365 Piccole Storie per l’anima, Vol. 2, pag. 186 – Elledici 2016)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – 3 Quar. C, 24/3/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Es 3,1-8a.13-15)
Il popolo di Israele è schiavo in Egitto e soffre, Mosè è in esilio. Il testo sacro narra l’amore di Dio, che si premura di liberare il popolo che egli ha scelto come suo, e prende l’iniziativa. Chiama Mosè e gli affida la missione di guidare il popolo verso la libertà e la terra promessa. La rivelazione del nome è il segno decisivo per l’autenticità della visione e della missione.

* Capire le parole
Mosè, Mosè!: la ripetizione del nome da parte di Dio indica la chiamata ad una missione speciale e la volontà di Dio di legarsi in maniera del tutto speciale a quella persona.
Oreb: è una montagna dell’Egitto che si trova nella parte meridionale della penisola del Sinai.
Io Sono: è il nome con cui Dio si presenta; «Io sono colui che sono!» indica la non necessità di alcuna descrizione o aggettivo, Dio è semplicemente Colui che esiste, senza riferimenti (né limitazioni) di tempo e di luogo.

SECONDA LETTURA (1 Cor 10,1-6.10-12)
Paolo porta l’esempio di quegli israeliti che pur avendo ricevuto i doni di Dio nella liberazione dalla schiavitù, non entrarono nella terra promessa a causa dei loro peccati. La stessa sorte può essere riservata ai cristiani di Corinto (e anche a quelli di oggi) i quali, pensando che bastasse il battesimo per essere salvi, erano tornati ai comportamenti peccaminosi del passato.

* Capire le parole
I nostri padri: gli antenati nella fede, coloro a partire dai quali si svolge la storia del popolo eletto.
Ammonimento: severo avvertimento volto alla prudenza dinanzi a un pericolo spirituale e in vista della scelta più giusta.

VANGELO (Lc 13,1-9)
Gli Ebrei erano abituati a legare avvenimenti dolorosi e tragici ai peccati commessi dalle vittime. Gesù lo nega decisamente qui e altrove. Invita tutti, piuttosto, ad approfittare di questi avvenimenti e a renderli invito pressante alla conversione del cuore, perché chi non si converte corre verso la morte senza salvezza. Non c’è tempo da perdere. Ma Dio conosce il cuore degli uomini e, attraverso Gesù, fa sapere che concede a tutti il tempo di ravvedersi e convertirsi.

* Capire le parole
Sacrifici: uccisione di esseri animali per offrirli a Dio. In realtà, Dio più volte ribadisce di gradire il sacrificio “spirituale”, che si esprime nell’offerta di se stessi a Dio e nel dono della propria vita ai fratelli.
Tre anni: all’inizio del primo anno, all’inizio del secondo e all’inizio del terzo il proprietario della vigna (Dio) viene a vedere se l’uomo ha prodotto frutti buoni, ma lo trova pigro e indolente; ecco perché il vignaiolo chiede di aspettare “ancora un anno”; alla fine del terzo anno (quarta visita) si vedrà se ci saranno finalmente frutti buoni nella persona a cui è stato accordato più tempo.

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1. Letture – 2 Quar. C, 17 mar ’19

PRIMA LETTURA
Dio stipula l’alleanza con Abram fedele.

Dal libro della Gènesi 15,5-12.17-18

In quei giorni, Dio condusse fuori Abram e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
E gli disse: «Io sono il Signore, che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questa terra». Rispose: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?». Gli disse: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un colombo».
Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli. Gli uccelli rapaci calarono su quei cadaveri, ma Abram li scacciò.
Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco terrore e grande oscurità lo assalirono.
Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un braciere fumante e una fiaccola ardente passare in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse quest’alleanza con Abram:
«Alla tua discendenza
io do questa terra,
dal fiume d’Egitto
al grande fiume, il fiume Eufrate».
Parola di Dio

 

SALMO RESPONSORIALE Sl. 26(27)

R. Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

SECONDA LETTURA
Cristo ci trasfigurerà nel suo corpo glorioso.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési 3,17–4,1

Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra.
La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi!
Parola di Dio

CANTO AL VANGELO Mc 9,7

Lode e onore a te, Signore Gesù!
Dalla nube luminosa, si udì la voce del Padre:
«Questi è il mio Figlio, l’amato: ascoltatelo!».
Lode e onore a te, Signore Gesù!

VANGELO
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

Dal Vangelo secondo Luca (9,28b-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)

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2. Esegesi – 2 Quar. C, 17 mar ’19

SALÌ SUL MONTE

Genesi 15,5-12.17-18 – Conta le stelle, se riesci a contarle
Filippesi 3,17–4,1 – La nostra cittadinanza è nei cieli
Luca 9,28b-36 – Il suo volto cambiò d’aspetto

La voglia dell’alleanza
Dopo la prima chiamata di Abramo (cap. 12), inizio del mistero di elezione di un uomo e di un popolo, è ancora Dio a prendere l’iniziativa per stringere con Lui un’alleanza definitiva e confermare la promessa della discendenza e della terra. I discendenti di Abramo vengono paragonati, nel capitolo 13, alla polvere della terra e qui alle stelle del cielo. L’immagine di questa domenica, «Guarda in cielo e conta le stelle» (v. 5), accanto all’ampiezza infinita della discendenza allude alla gloria e alla luce di cui saranno rivestiti i cittadini del cielo. Ogni azione divina inizia sempre dal Signore, è Dio che invita, è Dio che giura fedeltà ad Abramo attuando l’alleanza con l’uomo. In questa occasione Dio dà se stesso ad Abramo come compagno. Di fronte all’azione di Dio, l’uomo non può fare altro che divenire spettatore, fissare in Lui il suo cuore, contemplare il suo volto, ed abbandonarsi nell’attesa dei doni del Creatore.

Il lasciarsi prendere e sorprendere
La trasfigurazione è questa contemplazione, è continuazione dell’attenzione di Dio verso l’uomo. Dice la possibilità di «vedere» persone e cose così come sono, liberate dalle opacità e dalle alienazioni che impediscono di cogliere la realtà come Dio stesso la vede. La prima cosa per raggiungere il Tabor è lasciarsi prendere, non opporre resistenza al Signore che chiama, che invita, che incalza. Lasciarsi prendere per lasciarsi amare. Con loro «salì» (Lc 9, 28). Qui comincia la fatica dell’uomo, la risposta all’abbandono. Salire la montagna, forse con passi lenti, lasciando piano piano la vita di sempre e scoprire che più si sale e più l’orizzonte si allarga, più si fa fatica perché la salita si fa ripida, più si vede lontano, più l’aria si purifica. Trasfigurazione vuol dire dunque non-rassegnazione, non-accettazione a che la morte abbia l’ultima parola. Trasfigurazione è tener fermo che c’è un «al di là della morte»; una «vita che non può essere tolta» e che non è solo la certezza che dopo la morte risorgeremo, ma anche l’impegno a operare in ogni «morte» dello spirito e della storia, perché ad ogni realtà sia restituita la strada della vita. La salita verso la vita piena non la si fa da soli… salì con loro! «E mentre pregava» (v. 29) si trasfigura. Non è mentre parlano, mentre pensano… no, è mentre pregano, mentre non c’è altro nel cuore e nella mente che la relazione con un Dio sempre presente e amante, che il volto si trasfigura e le vesti diventano candide.

Il rapporto di amicizia
Nella trasfigurazione cogliamo che Dio si manifesta all’uomo sempre in un momento di amicizia, anzi crea prima l’amicizia con l’uomo per potergli poi rivelare la profondità dei suoi segreti. Gesù si trasfigura davanti agli amici, come si manifesterà dopo la risurrezione alle persone che lo amano e non ai suoi avversari. In questo modo la manifestazione di Dio non è mai un’imposizione, e la conversione della vita avverrà sempre in un clima di amore e non di forzatura. Tutte le rivelazioni più grandi, inoltre, vengono accompagnate dalla prescrizione del silenzio, quasi a non violare il clima d’intimità che viene creato da questi eventi straordinari. L’incontro con Dio non viene gridato sulle piazze, ma trasmesso nell’intimità di un contatto personale, discreto e tranquillo.

La visione ampia
Per vivere la trasfigurazione tutto dev’essere trasformato, perché significa vedere Dio con gli occhi del cuore, non con gli occhi dell’intelligenza, a meno che non si tratti di un’intelligenza di amore: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio» (Mt 5,8). Ciò significa giudicare il mondo con la stessa giustizia di Dio, disporre di spazi infiniti, per cogliere che la verità di Dio non viene ristretta a quella che noi possediamo. Da parte di Paolo vi è la condanna di chi pone la propria fiducia nell’osservanza della legge, di coloro che credono di conquistarsi la salvezza. Il fondamento della conversione è invece vedere Dio, accettando di incontrarlo e di ammirarlo, meglio ancora è lasciarsi cercare da Dio. Accettare che Dio agisca per primo è il passo verso la conversione, scoprendo che «la nostra patria è nei cieli» (Fil 3,20).

PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Da che cosa ti piacerebbe fuggire?
– In che cosa ti senti pronto per essere dono?

IN FAMIGLIA
Per i discepoli è bello stare con il Signore sul monte.
In famiglia ci sono momenti che regalano il gusto dello stare insieme.
Perché il bello che si vive non rimanga chiuso negli spazi ristretti della propria casa,
provate ad affrontare la cosa che in questo tempo vi costa maggiormente:
un rapporto alterato, una condivisione difficile con qualche parente,
la fatica educativa, la noia della quotidianità…


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – 2 Quar. C, 17 mar ’19

PER COMPRENDERE LA PAROLA

PRIMA LETTURA
Con Abramo ci viene presentata la prima tappa del Mistero della salvezza. “L’Arameo errante”, padre di Israele, di cui si è parlato nella 1ª domenica, riceve la doppia promessa d’una discendenza e d’un paese.
La promessa della discendenza è assolutamente gratuita. Nel contesto immediato, Abramo si era lamentato col Signore: “Io me ne vado senza figli”. Per questo motivo la sua fede nella promessa è particolarmente meritoria: questo comportamento lo rende giusto davanti a Dio.
Per la promessa di possesso del paese, Abramo chiede un segno: “Come potrò saperlo?”. E il Signore risponde con un antico rito di alleanza. Egli si impegna, e, sotto la forma di un forno fumante e di una fiaccola ardente, passa in mezzo agli animali divisi. Il contratto è unilaterale, il dono è gratuito: soltanto Dio passa.
Questa alleanza è anteriore all’Esodo, ma il suo racconto fu redatto più tardi. Lo si nota da molti segni: la calata dei rapaci sui cadaveri è interpretata come l’annuncio dell’emigrazione e della schiavitù d’Egitto. Le tenebre rievocano quelle che coprirono il Sinai (le ritroveremo nel Vangelo della Trasfigurazione). Il forno fumante e la fiaccola rievocano la nube e la colonna di fuoco che guidarono Israele nel deserto.
Il dono gratuito di Dio, la discendenza, la Terra promessa, il sacrificio, la presenza invisibile di Dio sono tutti elementi che ritroviamo nella nuova Alleanza di cui quella è figura.

SALMO
Esprime una fede, una certezza analoga a quella di Abramo. Però il salmista si aspetta di vedere Dio, contemplare la bontà del Signore, come ricompensa della sua ricerca di Dio. “Il tuo volto, Signore, io cerco”, cioè cerco di vivere alla tua presenza, secondo la tua Parola.
Il giorno della Trasfigurazione, nella luce del Tabor, gli apostoli ebbero come un’anticipazione di questa visione di Dio.
La nostra Quaresima: cercare il volto di Dio, camminare verso la Terra promessa.

SECONDA LETTURA
Presenta, nel cuore della fede, il mistero di Cristo:
– di Cristo crocifisso, glorificato, investito della Potenza (la triade: passione, risurrezione, ascensione);
– di Cristo che salva gratuitamente, contrariamente a ciò che pensano i “nemici” della croce di Cristo che pongono la loro fiducia nella fedeltà alle prescrizioni alimentari della Legge, nella circoncisione (il ventre, il che è vergognoso) e che quindi sono “della terra”;
– di Cristo che ci ha destinati a condividere la sua gloria.
Egli trasfigurerà i nostri poveri corpi. (La Trasfigurazione fu una prima manifestazione del corpo glorioso di Gesù). Noi siamo “cittadini del cielo”.
Prendere Paolo come modello vuol dire semplicemente porre la propria fede in Cristo e fare affidamento soltanto su di lui per essere salvati.

VANGELO
È una scena d’una particolare densità e d’una grande ricchezza di richiami.
Abitualmente vi si vedono:
– Un’anticipazione della gloria di Cristo (cf in Gv 12,28 la voce del Padre: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò”). Il suo volto “cambiò d’aspetto” come più tardi il volto del Risorto, che richiederà del tempo per essere riconosciuto.
– Un sostegno alla fede degli apostoli: sono gli stessi tre che saranno poi testimoni dell’agonia. In entrambi i casi dormono… Il peso della sofferenza come quello della gloria li schiaccia, e tuttavia è questa la funzione degli apostoli nella Chiesa: vedere il Cristo risorto.
– Una conferma della natura di Gesù e della sua missione di Profeta: “Figlio mio… ascoltatelo”.
Una lettura più approfondita presenta Gesù come
– L’erede di tutto l’Antico Testamento: presenza di Mosè (la Legge) e di Elia (i profeti). Gesù è “il Figlio”, la discendenza promessa ad Abramo.
– Il Servo (presentato nel Secondo libro di Isaia) è “il Santo di Israele, che era disprezzato” (Is 49,7). Soltanto Luca usa questo termine: “colui che ho scelto”, “l’eletto”, sia per la Trasfigurazione, sia per la Passione; proviene dal secondo canto del Servo.
– In procinto di preparare la nuova Pasqua. Mosè ed Elia parlano del suo “esodo” (dipartita); il “monte”, la nube che sopraggiunge, la paura che provoca, ricordano il Sinai. Le tende che Pietro vorrebbe fare evocano anche il deserto.
– L’intimità con Dio, che lo trasfigura nella preghiera. Gesù infatti aveva portato con sé gli apostoli sul monte “a pregare”.

PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

Cercare il volto di Dio
È uno degli scopi della nostra Quaresima: l’elemosina, il digiuno, la preghiera.
Oggi la liturgia ci presenta molti “cercatori del volto di Dio”.
Non solo il salmista che lo confessa esplicitamente, ma anche Abramo, il padre dei credenti, e Mosè ed Elia, che sono vissuti quaranta giorni nella sua intimità sul Sinai, e così Gesù, recatosi sul monte “a pregare”. In questa situazione, gli apostoli che l’accompagnano fanno senz’altro una magra figura: dormono, come dormiranno durante l’agonia di Cristo, oppressi tanto dalla gloria che dalla sofferenza.
Per guidare il nostro sforzo di preghiera, alcune costanti da rispettare:
– Il deserto, il monte: un certo distacco, allontanamento da realizzare nella nostra vita. Una “partenza”, un esodo sempre doloroso.
– La fede: convinzione che Dio la vuol dare, gratuitamente (cf il sacrificio di alleanza). Convinzione che soltanto essa, anche nelle tenebre e nell’oscurità, ci dà la salvezza (cf 2ª lettura).
– La Parola: “Ascoltatelo”: chi vuole incontrare il volto di Dio deve scrutare la Parola, la vita di Cristo, Parola di Dio.
Tale studio non è un’evasione dalla vita; cercare il volto di Dio nella preghiera porta a vivere alla sua presenza in ogni circostanza, a realizzare la sua parola giorno dopo giorno.

Salvati da Cristo
Noi camminiamo verso la Pasqua. È la nostra Quaresima; noi accettiamo di fare a nostro modo l’esperienza dell’Esodo, del duro cammino attraverso il deserto. Per entrare nella Terra promessa, conoscere la “gloria” dell’incontro con Dio.
Tuttavia si deve sempre diffidare di se stessi, anche delle proprie penitenze e dei propri sforzi. Non sono essi che ci salveranno. S. Paolo provava dolore pensando ai nemici della croce di Cristo: che non sono, come si potrebbe credere, dei dissoluti, ma dei buoni Ebrei che confidavano nella loro sottomissione alle prescrizioni alimentari, si gloriavano della loro appartenenza carnale al popolo di Dio mediante la circoncisione. Paolo li rimprovera di dimenticare l’essenziale: la croce di Cristo.
Cerchiamo di non meritare lo stesso rimprovero. La “croce di Cristo”, seguita dalla sua risurrezione e dalla sua ascensione, trasfigurerà i nostri poveri corpi e procurerà loro la gloria alla quale ci orienta la Pasqua. Essa può progressivamente “sottomettere a sé tutte le cose” che in noi sono contro Dio.
Per prima cosa perciò dobbiamo fissare il nostro sguardo in Cristo, nel suo mistero pasquale, accettare umilmente di trovare in lui la salvezza.
Allora anche noi saremo capaci di portare la croce di Cristo nella fedeltà quotidiana, più ancora che mediante sacrifici che ci esalterebbero ai nostri occhi. Soltanto quest’umile fedeltà trasfigurerà la nostra vita e la porterà a diffondere in qualche modo la gloria di Gesù.

Cittadini del cielo
Chi oserebbe mettere queste parole sulla propria carta di identità? Passeremmo per mattacchioni o per patetici sognatori. S. Paolo non era né l’uno né l’altro e tuttavia questa è la sua qualifica. Vi ritorna più volte: “Stranieri e pellegrini su questa terra” (Eb 11,13).
A noi l’idea del cielo fa paura. La nostra fede non è come quella del nostro padre Abramo e, più o meno coscientemente, dubitiamo delle promesse di Dio. Assomigliamo piuttosto agli apostoli presi da paura di fronte all’anticipo del cielo sperimentato sul Tabor.
E tuttavia, se è vero che Gesù è colui che “ascoltiamo” (Vangelo), sappiamo con Mosè ed Elia che bisogna parlare della “sua dipartita”, del suo passaggio attraverso la morte per raggiungere il Padre e ricevervi quel “potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose”. Il cammino che anche noi dobbiamo fare è proprio quello di Cristo.
Ritrovare nella fede il senso di meraviglia e la sicurezza del salmista: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”. Ma dov’è questa terra dei viventi che chiamiamo cielo? Essa non è quaggiù, dove la morte svolge la sua opera. È accanto al Padre.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 1, anno C, tempi forti – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – 2 Quar. C, 17 mar ’19

SALÌ SUL MONTE
Il cuore di questa liturgia domenicale è la conferma che ogni persona, vicenda e terra contengono un segreto positivo, un’istanza di vita e di pace, una potenzialità di speranza e di bene. La luce di Dio si immerge nella carne dell’uomo sino al mistero della morte. Questo è ormai il «luogo» dove ci si incontra con Dio. Gesù viene oggi indicato dalla voce di Dio come questo «luogo» dove tutto Dio si raccoglie. Per incontrare Dio occorre mettersi in cammino come il popolo, stare sotto la nube (Es 13,21), salire il monte (Is 2,2-3), fidarsi di Lui (2Cor 12,9) e scoprire che è bello.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – 2 Quar. C, 17 mar ’19

La Trasfigurazione del Signore

Celebrante. Nella Trasfigurazione di Cristo gli apostoli Pietro Giacomo e Giovanni hanno acquisito per primi la certezza che il Padre celeste ci ama, e ci salva. Con la Preghiera dei fedeli gli presentiamo ora i sentimenti del nostro cuore.

Lettore. Preghiamo insieme: Mostraci, Signore, lo splendore del tuo volto.

1. Preghiamo per la santa Chiesa di Dio. Sul monte Tabor tre apostoli smarriti trovarono nel fulgore del Cristo quei motivi di fede che li sosterranno di fronte allo scandalo della croce.
Perché anche i cristiani di oggi, soprattutto nei momenti difficili, sappiano guardare al Cristo trasfigurato, e irrobustire la loro fiducia nel progetto di salvezza che Dio realizza con la Chiesa nel mondo, preghiamo.

2. Per coloro che si sono consacrati al Signore nella vita religiosa. Nella contemplazione di Cristo salvatore e amico essi trovano il senso della loro missione.
Perché sappiano condurre anche gli altri lungo le vie dello spirito, fino a quell’incontro con Cristo che dà pieno significato all’esistenza, preghiamo.

3. Per coloro che non riescono a trovare un senso al vivere e al morire. Cristo, vincitore della morte, deve diventare anche per loro la ragione della speranza.
Perché trovino in sé il desiderio di incontrare il Signore, rafforzino la loro volontà di cercarlo, e conoscano infine la gioia di trovarlo, preghiamo.

4. Per coloro che vivono nello scoraggiamento e nello sconforto. Molte persone anche accanto a noi sono travagliate da situazioni esistenziali difficili, che le portano rinchiudersi nella solitudine e nel dolore.
Perché come gli apostoli sul Tabor sappiano guardare al volto luminoso di Cristo, e riceverne forza spirituale per riprendere il cammino, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Il nostro stile di vita sincero e coerente dovrebbe essere per gli altri un valido motivo per accogliere il Vangelo.
Perché chi ci vive accanto possa scorgere d’ora innanzi nella nostra testimonianza la luce del Cristo risorto, preghiamo.

Celebrante. O Dio nostro Padre, trasfigura anche noi, che crediamo in te e nel tuo progetto di salvezza. Donaci la forza di operare, al di là di ogni dubbio e crisi, ciò che è bene in mezzo ai fratelli. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – 2 Quar. C, 17 mar ’19

LA TRASFIGURAZIONE
Il singolare episodio è riportato dai tre sinottici (Mc 9,2-8; Mt 17,1-8; Lc 2,28-36) e anche da Pietro in 2 Pt 1,16-18.

Che cosa accadde.
– Vi si racconta che Gesù venne trasfigurato, ebbe una visione di Mosè ed Elia, e ud? una voce parlare dal cielo. Per Gesù fu un’anticipazione della gloria che un giorno sarà sua, «alla destra del Padre».

Quando avvenne.
– «Sei giorni dopo» è la confessione di Pietro. I due episodi sono collegati non solo nel tempo, ma pure per il loro significato.

Il luogo.
– Secondo la tradizione (risalente a Origene, inizio del terzo secolo), fu il monte Tabor, anche se non risulta proprio «un alto monte». Ma non viene escluso il monte Carmelo o l’Ermon. Il fatto per? che nessuno dei narratori si sia premurato di precisare il nome del monte, dice che per la Chiesa delle origini era importante non tanto il luogo quanto il significato dell’avvenimento. Il Tabor è un grosso panettone alto 588 metri sul livello del mare, coperto di verde, e sovrastato dalla Basilica della Trasfigurazione rivolta a oriente. La sua facciata è «a tre cappelle» in ricordo delle tre tende che Pietro voleva costruire. Accanto, «l’antico monastero benedettino crociato dalle spesse mura».

Destinatari.
– I tre apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Direttamente a loro si rivolge la «voce dal cielo».

Testimoni.
– Quanto a Mosè ed Elia, nel mondo ebraico rappresentavano le due parti fondamentali dell’Antico Testamento: la Legge e i Profeti. La loro presenza indica che la loro lunga storia si sta ora compiendo in Gesù.

Il messaggio.
– È la rivelazione agli apostoli di Gesù come Figlio di Dio. È il balenare della gloria che attende Gesù dopo la prova. È la conferma che la strada su cui è incamminato Gesù è quella giusta. Quell’«Ascoltatelo!» venuto dall’alto è per gli apostoli invito alla fiducia piena nel Signore, a rinsaldare l’adesione che hanno dato alla sua persona e alla sua missione di salvezza. Ci? risulta particolarmente significativo per Pietro, che poco prima aveva collocato Gesù, Mosè ed Elia allo stesso livello («facciamo tre tende…»), e prima ancora – scandalizzato – aveva contraddetto il Maestro sulla predizione della sua morte in croce. In sostanza, la Trasfigurazione diventa un invito a Pietro perché ritorni alla sua precedente proclamazione di fede: «Tu sei il Cristo».


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)