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2. Esegesi – XIV C, 7 lug ’19

NON PASSATE DI CASA IN CASA

Isaia 66,10-14c – Voi sarete allattati e portati in braccio
Galati 6,14-18 – Non ci sia altro vanto che nella croce del Signore
Luca 10,1-12.17-20 – Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi

Agnelli tra lupi
Essere cristiani significa testimoniare in un mondo di lupi comportandosi da agnelli. Da parte di Gesù il rifiuto della violenza non è frutto di debolezza personale, Egli sa che solo l’amore è una forza che costruisce e una ricchezza che fa crescere di più e meglio. Dio è amore, per questo è dono inesauribile, dono che ha fatto un mondo di cose per gli uomini, dono che si è fatto uomo sino in fondo per gli uomini. L’uomo vive finché è progetto di vita, e di una vita che arriverà ad essere comunione completa ed attiva con tutti gli uomini, con tutto il cosmo. Il Signore sa che questa comunione si costruisce gradualmente e si raggiunge solo oltre le barriere del tempo. Per questo si sente sempre personalmente e preziosamente chiamato a camminare oltre, a far camminare tutto il mondo oltre.

Completamente implicati
Cristo Gesù ci offre come garanzia il crocifisso (seconda lettura). Solo buttandosi dentro fino al sacrifico completo si può arrivare a quella rigenerazione di se stessi e dell’intero mondo che costituirà la comunione completa con tutti. Essere cristiani è testimoniare offrendo pace e contestazione insieme, come fa Paolo, che parla di pace, di misericordia, di creature nuove, e proprio per questo contesta usanze anche sacre e inveterate. Diventando operai, cioè impegnati con tutta la nostra inventività e iniziativa nella situazione per risolvere i problemi concreti. Operai vivificati da Dio, cioè da un amore che non conosce rallentamenti di fronte al rifiuto, non conosce condanne di fronte alla constatazione dei limiti e dei difetti. Nel Vangelo il Signore ci indica i punti chiave dell’annuncio: non si fa da soli… li mandò a due a due (v. 2). La dilatazione del compito missionario dai Dodici ai Settantadue si spiega con la destinazione universale della Parola di salvezza, del Vangelo di Gesù. Settanta, o settantadue, erano considerate dalla tradizione biblica le nazioni del mondo. La misura sterminata della messe non è più definita dalle folle di Israele, ma dal mondo stesso. Ciò è confermato dalla presenza delle città straniere, Tiro e Sidone (vv. 13-14).

Accompagnati da Lui
La «geografia» della missione dei discepoli corrisponde a quella di Gesù stesso. Questo sta a significare che il vero evangelizzatore è Lui e chi lo annuncia dispone gli elementi di quell’opera di salvezza che solo il Cristo compie. La rilevanza e la relatività dell’opera missionaria dell’annuncio evangelico stanno nella assoluta connessione con l’opera salvifica compiuta dal Signore Gesù, in totale comunione con il Padre. E poi si deve annunciare in povertà senza nulla, ricchi e forti solo della Parola. Come agnelli in mezzo ai lupi…: la non violenza assoluta, custodendo nel cuore la pace di Dio con il creato, con i fratelli. La povertà personale è importante per chi deve testimoniare la povertà del Figlio di Dio. Questa caratteristica non va considerata un incidente ma la fisionomia «cristiana» dell’annunciatore cristiano. L’essere piccolo e debole, e dunque povero di mezzi e di protezioni, non è un consiglio morale, è la prima «epifania» del Cristo e della sua povertà fino alla Croce.

Compiendo gesti concreti
Tutti siamo annunciatori di pace andando di casa in casa, di città in città. L’annuncio fatto insieme, nella povertà, nella non violenza non verrà sciupato e la pace ritornerà in ogni casa. La destinazione prima dell’annuncio sembra essere la casa, dunque la dimensione domestica; e la prima parola è la pace: essa significa e porta il dono essenziale di Dio, cioè la pacificazione tra il cielo e la terra. Tale annuncio non è in se stesso il dono di Dio, ma una strada, un orizzonte, un’apertura di attesa e di accoglienza nei confronti del Signore. La fede, propriamente, non si trasmette. Se ne trasmettono i contenuti, con l’annuncio e la testimonianza. Ma la fede è sempre e solo dono di Dio. Questo non toglie niente alla necessità di tale opera. I discepoli ritornano pieni di gioia perché hanno riscosso molti successi. I potenti e i demoni della terra si sono sottomessi. Gesù li riporta alla sua logica: non è il successo dell’apostolato che conta, ma l’essere nel cuore di Dio. Solo vivendo nella profonda certezza di essere in questo cuore amato e amante il nostro annuncio sarà il suo e non il nostro, costellato di parole che «ci piacciono» sentire perché ricche del nostro autocompiacimento.


PER IL CONFRONTO NEL GRUPPO
– Che cosa annunci a chi incontri o conosci?
– La forza del tuo annuncio su cosa si fonda?


IN FAMIGLIA
Ritagliamo casualmente titoli di giornali, quando ne abbiamo un numero discreto formiamo due gruppi, da una parte collochiamo titoli con notizie positive, e dall’altra tutto quello che ha elementi di negatività. Componiamo per ciò che è bello una preghiera di ringraziamento, e per tutte le criticità facciamo una preghiera di richiesta.


(tratto da: R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C – Elledici 2015)

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3. Annunciare la Parola – XIV C, 7 lug ’19

• Is 66,10-14c – Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume, la prosperità.
• Dal Salmo 65 – Rit.: Grandi sono le opere del Signore.
• Gal 6,14-18 – Porto le stigmate di Gesù nel mio corpo.
• Canto al Vangelo – Alleluia, alleluia. Dio ha riconciliato il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione. Oppure: La pace di Cristo regni nei vostri cuori; la Parola di Cristo dimori tra voi con abbondanza. Alleluia.
• Lc 10,1-12.17-20 – La vostra pace scenderà su di lui.

PER COMPRENDERE LA PAROLA

Il legame fra la profezia di Isaia e il Vangelo sta nell’annuncio della salvezza e della pace: ciò che il profeta promette, Gesù lo realizza mandando in missione gli apostoli.

PRIMA LETTURA
Profezia d’un lirismo gioioso. Può essere collocata al momento del ritorno a Gerusalemme, quando, dopo l’editto di Ciro, si comincia a ricostruire la città santa. È il ritorno alla terra materna.
La città ripopolata evoca l’immagine d’una madre di famiglia numerosa, di cui i figli godono il latte e la tenerezza.
Spesso i profeti si rivolgono a Gerusalemme come a una persona, sia per compiangerla, sia per consolarla (Bar 2,30) e invitarla alla gioia (Is 54). Ciò dipende dal fatto che il suo destino, devastazione o ricostruzione, s’identifica con quello del popolo tutto intero.
La pace evocata dal nome di Gerusalemme riassume tutti i doni di Dio al suo popolo: salute, fecondità, prosperità, amicizia con Dio e con tutti gli uomini.

SALMO
È un canto di ringraziamento, che associa tutta la terra alle opere compiute da Dio in favore del popolo da lui scelto, soprattutto il passaggio del mar Rosso e del Giordano.

SECONDA LETTURA
È la conclusione della lettera, scritta di propria mano da Paolo (6,11). Di fronte ai giudaizzanti che vogliono imporre la circoncisione ai pagani convertiti, Paolo ripete l’essenziale: non conta la circoncisione, bensì la fede in Cristo crocifisso. Questa fede impegna profondamente: è una nuova creazione.
L’apostolo quindi è un uomo nuovo che ha rotto col mondo antico, perché il mondo ha rotto con Gesù mettendolo in croce. Di qui la formula sorprendente: “Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”. Paolo “partecipa alle sofferenze (di Gesù), diventandogli conforme nella morte” (Fil 3,10). Egli è veramente morto con lui e, nella speranza, già risorto con lui. Si veda Rm 6,4; Col 2,12; Ef 2,6.

VANGELO
Luca è l’unico a riferire di questa missione.
Le consegne di Gesù sono in parte quelle che Matteo e Marco indicano parlando della missione dei Dodici (Mt 9,37-38 e 10,7-16.40; Mc 6,7-11).
Luca riporta questa tradizione per dimostrare che la missione non è riservata ai Dodici, mentre il numero dei discepoli – quello che Gn 10 attribuisce ai popoli pagani, discendenti dai figli di Noè – simboleggia la missione verso i pagani, sulla quale insiste il suo Vangelo.
La missione è limitata: preparare la venuta dello stesso Gesù, annunciare l’arrivo del Regno.
La prima consegna riguarda la preghiera perché aumenti il numero dei messaggeri. È forse il segno d’una penuria di evangelizzatori già al tempo di Luca?
I rischi della missione: agnelli in mezzo ai lupi; il servo non è da più del padrone.
Il comportamento dei missionari: distacco, discrezione, semplicità. Nessuna vergogna a ricevere il necessario per vivere.
I segni della missione: l’annuncio del Regno viene fatto con parole e con segni: guarigione dei malati, potere sugli spiriti maligni. Tali segni però sono di per se stessi relativi: non è di essi che bisogna rallegrarsi.
Il contenuto della missione, in conformità all’annuncio del profeta, è la pace e le beatitudini.
La dignità del missionario: uguale a quella di colui che lo manda. “Chi ascolta voi ascolta me” (v. 16 omesso).
Infine, l’annuncio del Regno determina un giudizio che anticipa l’escatologia. Alcuni accolgono la pace, altri la rifiutano. Come nella Storia sacra, alcune città sono benedette per la loro accoglienza, altre condannate per il loro rifiuto.
La pericope liturgica omette i versetti che applicano queste sentenze a città determinate, ma conserva il castigo della polvere scossa contro le città ribelli (v. 11)


PER ANNUNCIARE LA PAROLA (piste di omelia)

La gioia o la croce?

Riflettendo sulle letture di questa domenica è difficile sottrarsi all’impressione d’un certo contrasto fra i vari insegnamenti che ci dà la Parola di Dio. Nella 1ª lettura il profeta c’invita alla gioia, promette consolazione e prosperità. Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi, ma li incarica di portare la pace; minaccia il castigo a chi non li accoglierà; al ritorno, li invita a rallegrarsi perché i demoni sono loro sottomessi. Paolo si vanta nella croce del Signore, dichiara d’essere crocifisso per il mondo e di portare le stigmate di Gesù nel suo corpo, invoca pace e misericordia e conchiude augurando ai fratelli la grazia del Signore nostro Gesù Cristo. Se è vero che Dio “rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2 Tm 2,13), bisognerà pur trovare una spiegazione di queste apparenti contraddizioni.

“Rallegratevi… sfavillate di gioia”
Dopo il lungo esilio di Babilonia gli Ebrei potevano finalmente ritornare in patria. La parola del profeta è un messaggio di consolazione e di gioia, è promessa di pace, di abbondanza, di prosperità. Egli presenta il Signore come una madre piena di tenerezza verso i suoi figli. È un preludio all’annunzio che portano i 72 discepoli a nome di Gesù: “È vicino a voi il regno di Dio”: anch’essi annunziano la liberazione, guarendo i malati, recando la pace ai “figli della pace” che accolgono il dono. Soprattutto le promesse di consolazione e di gioia si avvereranno, come ci ricorda la colletta, nella “gioia pasquale”, nell’attesa che, “liberati dall’oppressione della colpa, possiamo partecipare alla felicità eterna”.
Crediamo veramente che il Vangelo è Vangelo, cioè buona novella, annunzio e dono di liberazione, di pace e di gioia? Crediamo all’amore di Dio che si manifesta nel Figlio che egli ci ha dato come Salvatore? “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1 Gv 3,1). Come non bastasse questa gioiosa ed esaltante rivelazione, il Signore si presenta qui con la tenerezza di una madre: “Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò”. E prima, a Sion che aveva detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato”, egli aveva dichiarato solennemente: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,14-15). È un invito a credere, a confidare in Dio che ci ama: “Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1 Gv 4,16). È un invito a coloro che il Signore manda “avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi” perché portino il messaggio di misericordia, di pace e d’amore.

La croce e le stigmate
In tutta la lettera ai Galati Paolo ha spiegato che il regno di Dio non consiste nell’osservanza della legge mosaica, di cui la circoncisione era il segno caratteristico che discriminava Israele dagli altri popoli. “In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione, ma la fede che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6). Come Dio aveva liberato il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto e dall’esilio di Babilonia, “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi” (5,1). Ma la libertà vera non consiste nel lasciarsi dominare dalle passioni: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne”; la libertà è ordinata all’amore: “Mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso” (5,13-14). “Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri” (5,24).
Ciò che Paolo esige dai cristiani egli ha coscienza di praticarlo: questo ci dice nella lettura di oggi. Cosa significhi gloriarsi della croce e portare le stigmate di Gesù, lo spiega s. Girolamo: “Può gloriarsi nella croce di Cristo solo chi se ne carica e segue il Salvatore (Mc 8,34 e par.), che ha crocifisso la sua carne con le passioni e i suoi desideri, che è morto e fissa lo sguardo non nelle cose che si vedono, ma in quelle che non si vedono (cf 2 Cor 4,18)”. E ancora: “Colui che subisce percosse su percosse, è gettato spesso in prigione, tre volte battuto con le verghe, una volta lapidato, e tutto il resto che è scritto nell’elenco dei suoi vanti (cf 2 Cor 11,17-33), questi porta nel suo corpo le stigmate del Signore Gesù. Forse anche chi macera il suo corpo e l’assoggetta a servitù per non essere riprovato mentre predica agli altri (cf 1 Cor 9,27), questi porta le stigmate del Signore Gesù”.
Lezione dura, ma lezione chiara e vincolante per chiunque voglia prendere sul serio il Vangelo, essere discepolo di Gesù, testimoniarlo davanti al mondo e recare il suo messaggio di pace. Inviando i Dodici, il Maestro non ha predetto loro il successo, ma ha dichiarato di mandarli “come agnelli in mezzo ai lupi”, poveri e liberi. Così i cristiani porteranno “il frutto dello Spirito Santo”, indicato poco prima dall’Apostolo: “Amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22).
Benvenute le vacanze – per quelli che se le possono concedere – come un periodo di riposo e di svago: ma che cristiano sarebbe chi credesse lecito dimenticarsi, perché si è in vacanza, della “norma” che l’apostolo propone a nome di Cristo, dando libero corso alle “opere della carne” (Gal 5,19)? Quello che conta è “l’essere nuova creatura”: è ciò che chiediamo nella preghiera sull’offerta che presentiamo alla Messa: che “ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo”.


(tratto da: M. Gobbin, Omelie per un anno – vol. 2, anno C, tempo ordinario – Elledici 2003)

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4. Parola da Vivere – XIV C, 7 lug ’19

NON PASSATE DI CASA IN CASA

La polvere da scuotere dai sandali sta a significare il non portarsi via neanche un granello da colui che non ha accolto il Vangelo (come non deve pensare di avere assolto l’appello all’accoglienza del Vangelo chi ha dato non più di qualche «granello di polvere» a colui che lo ha visitato). L’annuncio è «giudizio», relativamente alla sua accoglienza o al suo rifiuto. L’annuncio è dato a tutti, e opera il «giudizio» nei confronti di chi lo riceve.


(tratto da R. Paganelli – Vivere la domenica aprendoci alla Parola, anno C, Elledici 2015)

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5. Preghiere dei Fedeli – XIV C, 7 lug ’19

Gesù invia 72 discepoli in missione

Celebrante. Gesù ha voluto aver bisogno di noi uomini per la diffusione del Vangelo. Nella Preghiera dei fedeli domandiamogli che invii buoni operai alla sua messe, e renda anche noi messaggeri credibili del suo Regno.

Lettore. Preghiamo insieme e diciamo: Fa’ di noi, Signore, i testimoni del tuo Vangelo.

1. Preghiamo per la santa Chiesa, la comunità dei figli di Dio che il Signore vuole raccogliere intorno a sé.
Perché in questo tempo di scristianizzazione la Chiesa si ricordi sempre che sua unica missione è annunciare al mondo l’amore che Dio nutre per le sue creature, preghiamo.

2. Per il Papa, i vescovi, i sacerdoti, le suore, chiamati a svolgere compiti particolari nella Chiesa di Dio.
Perché sappiano rendere credibile la proclamazione del Vangelo con la testimonianza di una vita coerente con la parola che annunciano, preghiamo.

3. Per i cristiani che nelle strutture politiche e sociali sono costituiti in autorità. La loro presa di posizione in favore o contro Cristo ha di fatto un grande influsso sulla società.
Perché scorgano nell’insegnamento ed esempio di Cristo il loro giusto stile di vita, e l’orientamento per la loro azione concreta, preghiamo.

4. Per i cristiani che dubitano, per gli increduli che vorrebbero credere, e quelli che cercano con passione sincera la verità.
Perché tutti gli uomini in ricerca si imbattano nella testimonianza convinta dei discepoli di Cristo, e illuminati dalla grazia, giungano a dare il loro assenso pieno al Signore, preghiamo.

5. Per la nostra comunità (parrocchiale). Forse niente è più difficile e contrario al nostro egoismo, della testimonianza che passa attraverso il servizio generoso agli altri. Ma questa è la strada che ha percorso per primo il Signore Gesù.
Perché troviamo il coraggio e la forza di percorrerla anche noi, negli ambienti della nostra vita quotidiana, preghiamo.

Celebrante. O Padre, come sarebbe più bello il mondo, se tutti vivessero i princìpi del Vangelo. Ti chiediamo: fa’ che la tua Chiesa e tutti noi sappiamo operare in piena solidarietà nella nostra parrocchia, nelle scuole, negli uffici, nei campi, nelle attività di ogni giorno. Per Cristo nostro Signore.


(tratto da: E. Bianco, Preghiera dei fedeli, proposte per le domeniche e feste degli anni A-B-C – Elledici 2002)

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7. Aforismi – XIV C, 7 lug ’19

Raccolta di aforismi o testi utili per la riflessione o l’approfondimento

MANDARE, INVIATI, MISSIONE. CIOÈ?

– Il termine missione proviene dal latino mittere: mandare, inviare.
– La missio designa anzitutto ogni atto di invio, grazie al quale si riceve un particolare incarico da adempiere (per es. una missione diplomatica, o di pace).
– In senso cristiano la missione di cui si parla nel Vangelo non è un incarico affidato a qualche gruppo specializzato di inviati (i missionari): essa è parte integrante di ogni vita cristiana, in quanto esistenza di Battezzato. Quindi in quanto esistenza immersa in Cristo e nel suo Spirito, partecipe della sua missione, che è poi anche la missione di tutta la Chiesa. Come Cristo e lo Spirito sono stati inviati dal Padre, così anche la Chiesa e il singolo battezzato (secondo il suo ambito di vita) sono inviati con una missione sacerdotale, profetica e regale.
– In teologia trinitaria poi il termine «missio» ha un significato particolare: designa l’invio ad extra – ossia al di fuori della vita trinitaria, nell’economia della storia della salvezza -, da parte del Padre, delle persone del Figlio e dello Spirito Santo.
(riflessioni di Umberto Proch)


(tratto da: E. Bianco, All’altare di Dio – Anno C – Elledici 2009)

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8. Canto Liturgico – XIV C, 7 lug ’19

Ecco a voi questa settimana un canto per la COMUNIONE/RINGRAZIAMENTO
(va bene anche come canto di INIZIO)

QUELLO CHE ABBIAMO UDITO – A.M. Galliano, F. Buttazzo – M. Deflorian
(Nella Casa del Padre, n. 710 – Elledici)

Rit. Quello che abbiamo udito
Quello che abbiam veduto
Quello che abbiam toccato
dell'amore infinito l'annunciamo a voi.

1. Grandi cose ha fatto il Signore! Del suo amore vogliamo parlare:
Dio Padre il suo Figlio ha donato, sulla croce l'abbiamo veduto.

2. In Gesù tutto il cielo si apre ogni figlio conosce suo Padre;
Alla vita rinasce ogni cosa e l'amore raduna la Chiesa.

3. Nello Spirito il mondo è creato e si apre al suo dono infinito;
Il fratello al fratello dà mano per aprire un nuovo cammino.

4. Viene il Regno di Dio nel mondo e l'amore rivela il suo avvento
Come un seme germoglia nell'uomo che risponde all'invito divino.

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9. Narrazione – XIV C, 7 lug ’19

LE MANI DI DIO

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello.
Una sera, arrivati a una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.
«Mio Dio – pregò coricandosi -, prenditi cura del cammello: te lo affido».
Il mattino dopo il cammello era sparito.
«Dov’è il cammello?», chiese il maestro.
«Non lo so», rispose il discepolo. «Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo. È Lui il responsabile. Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?».
«Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello», rispose il maestro. «Perché Dio non ha altre mani che le tue».

Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza. Dio solo può dare la speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli. Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare. Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato. Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri. Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti. Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
egli, però, preferisce contare su di te.
(Canto brasiliano)


(tratto da “365 Piccole Storie per l’anima”, Vol. 1, pag. 204 – Bruno Ferrero, Elledici)

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10. Anche Noi Vogliamo Capire – XIV C, 7/7/19

Per aiutare i nostri piccoli a vivere meglio la Liturgia della Parola

PRIMA LETTURA (Is 66,10-14c)
Il popolo eletto è in esilio a Babilonia, e molti sono sfiduciati. Il Profeta però invita tutti coloro che credono nella fedeltà di Dio a rinnovare la loro fiducia, perché le promesse del Signore saranno mantenute e Gerusalemme tornerà ad essere una madre premurosa, grazie alla benedizione del Signore.

* Capire le parole
Lutto. L’esilio del popolo in terra straniera è vissuto come una terribile morte.
Farò scorrere. L’annuncio di una situazione totalmente nuova e persino migliore della libertà precedentemente vissuta, serve a infondere coraggio e speranza nel popolo esiliato. Dio mantiene sempre le sue promesse.


SECONDA LETTURA (Gal 5,1.13-18)
Paolo giunge alla conclusione della sua lettera. Ha fiducia che i Galati sapranno rispondere bene, rinnovando la loro fede in Cristo. Ai Galatoi offre la testimonianza di un vero discepolo, che porta nella sua carne i segni visibili dell’adesione piena e totale al Signore Gesù.

* Capire le parole
Vanto. L’atteggiamento di vanità è tipico di chi si inorgoglisce della propria bravura, capacità o bellezza. Ma tutto in questo mondo è destinato a sfiorire. Solo chi si vanta della propria fede in Gesù, come san Paolo, ha tra le mani qualcosa di prezioso che non tramonterà e non lo deluderà mai.
Nessuno mi procuri fastidi. Qualcuno aveva provato a mettere in dubbio l’autenticità della sua predicazione. Paolo si appella alle sue sofferenze vissute a causa del Vangelo.


VANGELO (Lc 9,51-62)
Luca scrive ai fedeli che devono confrontarsi con coloro che provengono dall’ebraismo, i quali devono accettare l’annuncio del Regno ai pagani. Tutti i popoli sono ammessi alla salvezza. Troviamo qui un incoraggiamento per continuare nella missione anche di fronte alle opposizioni, ai rifiuti o alla scarsità dei risultati.

* Capire le parole
Pace! Il primo dono di Gesù Risorto agli apostoli è la pace. La serenità dell’animo fiducioso del discepolo di Gesù apre la strada agli altri doni divini.
Non vi accoglieranno. Gesù non promette che tutto andrà bene. C’è pur sempre la libera scelta e adesione di coloro ai quali si porterà il Vangelo.
Rallegratevi piuttosto… Il discepolo non deve inorgoglirsi per l’eventuale verificarsi di fenomeni eccezionali connessi alla potenza di Dio, quanto gioire, rallegrarsi e confidare nella salvezza che Dio gli dona.


PER RIASSUMERE… Il Signore manda i suoi discepoli nel mondo ad annunciare il Regno di Dio. Il primo dono che portano è la pace. Anzitutto essi sono figli della pace, perché l’hanno ricevuta e la portano agli altri. Chi accoglie questo dono diventa figlio della pace, perché accetta di gustarla nella propria vita e a sua volta può portarla ai fratelli che incontra.


Le parole da capire sono curate dall’autore del sito liturgico; le parti in corsivo sono un libero adattamento da “Messale delle Domeniche e feste 2019 – LDC”

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1. Letture – XIII C, 30 giu ’19

PRIMA LETTURA
Eliseo si alzò e seguì Elìa.

Dal primo libro dei Re 19,16b.19-21

In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.
Parola di Dio.


SALMO RESPONSORIALE
Dal Salmo 15(16)

R. Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.


SECONDA LETTURA
Siete stati chiamati alla libertà.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati 5,1.13-18

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Parola di Dio.


CANTO AL VANGELO (1 Sam 3,9; Gv 6,68c)

Alleluia, alleluia.
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta:
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.


VANGELO
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino
verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

Dal Vangelo secondo Luca 9,51-62

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Parola del Signore


(tratto da: Nuovo Messale della comunità, Domeniche e feste – Elledici 2008)